Scafati. La difesa al contrattacco nel processo Aliberti+ altri alla ricerca di elementi che possano scalfire l’accusa di scambio di voto politico mafioso tra l’ex sindaco e la moglie consigliere regionale di Forza Italia, Monica Paolino e il clan Loreto Ridosso. Stamane, il controesame di uno dei testi più importanti dell’accusa, il capitano della Dia Fausto Iannaccone ha visto gli avvocati di Monica Paolino, Andrea Ridosso e Ciro Petrucci passare al setaccio le dichiarazioni di uno degli investigatori dell’inchiesta Sarastra. Non sono mancate le richieste di acquisizione da parte della difesa, in particolare l’avvocato Cardiello – difensore di Monica Paolino – ha chiesto di mettere agli atti alcuni post di Facebook relativi agli incontri elettorali della campagna per le regionali del 2015 in cui sostiene la difesa la Paolino avrebbe preso pochissimi voti nella sua città d’origine Scafati e tanti, invece, nei comuni del circondario. L’avvocato Giordano per conto di Ciro Petrucci, l’ex vicepresidente dell’Acse, nominato per volere del clan – secondo l’accusa – ha depositato i verbali della nomina del suo assistito presso la municipalizzata per dimostrare che la nomina fu fatta in un periodo antecedente ad una serie di intercettazioni telefoniche e contatti che dimostrerebbero il forte legame tra Petrucci e alcuni membri della cosca, in particolare Luigi Ridosso. Il controesame del capitano Fausto Iannaccone è durato poco più di tre ore. L’avvocato Cardiello per Monica Paolino, ha sottolineato nelle sue domande la circostanza che il presunto patto politico-mafioso non ha avuto una collocazione spazio-temporale definita, almeno per quanto riguarda le elezioni Regionali nelle quali è stata eletta Monica Paolino, nei confronti della quale la Procura antimafia di Salerno ipotizza l’appoggio del clan Loreto-Ridosso dimostrato da una riunione elettorale organizzata a casa di Anna Ridosso, sorella di Romolo e parente di alcuni degli imputati.
Nel corso del controesame dell’avvocato Roberto Acanfora difensore di Andrea Ridosso, inoltre estate sottolineata la circostanza da parte della difesa che l’imputato – fratello di Luigi, ritenuto uno dei promotori dell’associazione criminale – non è stato mai assunto dal Piano di Zona. Ridosso, aspirante candidato al consiglio comunale nelle liste di Aliberti alle amministrative del 2013, – secondo l’accusa – sarebbe stato favori da Aliberti in cambio del sostegno elettorale della sua famiglia. L’avvocato Acanfora ha chiesto al capitano Iannaccone di specificare alcune circostanze relative all’incarico del suo assistito nell’ambito della cooperativa sociale che aveva vinto una gara d’appalto presso il piano di zona. Ed ha evidenziato la circostanza che lo stesso investigatore aveva definito il giovane incensurato, fratello di Luigi e figlio di Salvatore Ridosso Piscitiello, un ‘bravo ragazzo’.
“Siamo solo all’inizio dell’istruttoria dibattimentale e qualsiasi considerazione appare prematura ed inopportuna – ha detto l’avvocato Roberto Acanfora -. Quello che è certo, è che il Collegio sta procedendo con imparzialità e speditezza. Inoltre, è emersa una verità storica incontestabile: Andrea Ridosso non ha mai lavorato per il Piano di Zona” ha concluso il difensore.
Il processo continuerà lunedì 14 gennaio, dinanzi ai giudici del tribunale di Nocera Inferiore – presidente Raffaele Donnarumma -. Il collegio difensivo dovrà completare il controesame del capitano Fausto Iannaccone, e il pm della Dda Vincenzo Montemurro potrà completare l’esame con alcune specificazioni, poi comparirà in aula un altro teste della pubblica accusa, la giornalista Valeria Cozzolino. (r.f.)


Di Redazione
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