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Cronaca Giudiziaria

Sconto di pena e perizia psichiatrica per l’infermiera killer casertana

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Rito abbreviato e condizionato a perizia psichiatrica per l’infermiera 46enne di Ciorlano in provincia di Caserta che uccise un anziano ricoverato nel Reparto di Lungodegenza di   somministrandogli acido cloridrico. Il Gup del Tribunale di , Arlen Picano, ha accolto la richiesta del difensore di e fissato il 4 ottobre prossimo l’udienza per la nomina del perito. I fatti risalgono a due anni fa secondo quanto ricostruito dai carabinieri l’infermiera uccise , 76enne di Pratella in provincia di Caserta, per vendicarsi della figlia dell’uomo che aveva conservato il suo posto da infermiera a per via dell’infermita’ del padre, mentre la Minchella era stata trasferita all’ospedale di . Per uccidere il 76enne la donna utilizzo’ una siringa a spruzzo per iniettargli nel cavo orale l’acido cloridrico. L’anziano fu trasferito a dove mori’ alcuni giorni dopo. Determinanti per l’arresto dell’infermiera da parte dei carabinieri furono le immagini acquisite dal sistema di sorveglianza di un negozio, a pochi metri dell’ospedale di , che mostrano la Minchella mentre sceglie e acquista l’acido lo stesso giorno dell’omicidio.

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Cronaca Giudiziaria

Caso Consip: a giudizio Scafarto e Sessa. Il primo si dimette da assessore a Castellammare

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Caso Consip: a giudizio Scafarto e Sessa. Il primo si dimette da assessore a Castellammare.

 

Ribaltata la decisione dell’ottobre del 2019: l’ex maggiore del Noe, Giampaolo Scafarto e il colonnello dell’Arma, Alessandro Sessa, andranno a processo nella vicenda Consip. Lo hanno deciso i giudici della corte d’Appello di Roma che hanno disposto per i due il rinvio a giudizio accogliendo la richiesta della Procura generale. Il 3 ottobre dello scorso anno Scafarto e Sessa erano stati prosciolti dal gup Clementina Forleo dalle accuse, a seconda delle posizioni, di rivelazione del segreto, falso e depistaggio. La procura aveva pero’ impugnato l’archiviazione. I giudici di secondo grado hanno fissato il processo al prossimo 9 dicembre davanti alla seconda sezione collegiale.

Nel chiedere il rinvio a giudizio, il pm Mario Palazzo, applicato in questo procedimento alla procura generale, aveva affermato nel corso della requisitoria che “le ”prove acquisite a carico dei due imputati sono granitiche” e sussiste ”l’esigenza e la necessita’ di un processo nei confronti dei due imputati per il quale e’ assolutamente necessario il vaglio dibattimentale”. Per il difensore di Scafarto, l’avvocato Giovanni Annunziata, “l’esigenza di celebrare il dibattimento non mi induce a ritenere che ci siano profili di responsabilita’ penale a carico del maggiore Scafarto. Io resto fermo sulle considerazioni e ricostruzioni difensive svolte finora”.

Nell’ottobre scorso il giudice aveva prosciolto l’ex Noe da tutti e sette i capi di imputazione. Per il gup non ci fu ‘alterazione’ di una informativa con l’obiettivo di arrestare Tiziano Renzi. Nella sentenza, con riferimento all’accusa di falso, il giudice affermava che “si tratta di errore sicuramente involontario, presumibilmente dovuto a una omessa correzione dell’informativa al momento della sua ultima stesura a meno di non voler attribuire all’imputato comportamenti del tutto illogici e anzi ‘schizofrenici'”. Il passaggio “incriminato” del documento e’ quello in cui la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” viene attribuita all’imprenditore Romeo, mentre a parlare e’ l’ex deputato di An Italo Bocchino.

“Se Scafarto – sottolineava Forleo nelle motivazioni – avesse comunque voluto ‘inchiodare’ Renzi avrebbe sicuramente avuto gioco facile nella correzione dell’errore che era stato da altri compiuto e non avrebbe ripetutamente sollecitato tutti i suoi collaboratori a risentire le conversazioni, a chiedere di eventuali incontri tra Tiziano e Alfredo Romeo e soprattutto a invitare tutti i predetti a una rilettura dell’informativa, evidentemente finalizzata a scongiurare errori”. Non e’ escluso che le posizioni di Scafarto e Sessa possano essere riunite nel procedimento principale, all’attenzione dei giudici della ottava sezione, e che vede imputati tra gli altri l’ex ministro Luca Lotti e il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia.

“A seguito del rinvio a giudizio disposto oggi dalla Corte di Appello di Roma – a cui aveva fatto ricorso la Procura alla sentenza di non luogo a procedere pronunciata nei miei confronti dal gup il 3 ottobre 2019 – ho deciso di rimettere la mia carica di assessore nelle mani del Sindaco”. Così Gianpaolo Scafarto, assessore alla Sicurezza del Comune di Castellammare di Stabia.

“Il mio senso di responsabilità nei confronti delle istituzioni – prosegue Scafarto – e, ancor più, il profondo rispetto che nutro verso il Sindaco, che ha puntato su di me e mi ha sempre sostenuto sin dal primo giorno, mi impongono questa scelta che effettuo a malincuore ma con la piena consapevolezza di aver svolto sempre il mio dovere con il massimo impegno e con grande senso del dovere nella città in cui sono nato e tuttora vivo con la mia famiglia. Rispetto la decisione della Corte d’Appello, che ha ritenuto che il procedimento in questione avesse bisogno di un approfondimento dibattimentale, e sono certo che saprò dimostrare l’infondatezza delle accuse nei miei confronti in fase processuale”.

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