

Pompei. Si difende in aula uno dei titolari dell’azienda “Saco Strade” a processo per la morte di Nunzia Cascone e Anna Ruggirello che il 21 novembre 2013 persero la vita a seguito di un impatto con l’auto di un finanziere, Catello D’Auria, lungo via Ripuaria. La Fiat Panda con a bordo le due donne sfondò il guardarail e finì nel Fiume Sarno in piena. Mamma e figlia morirono quasi subito, la salma della giovane fu recuperata nell’auto mentre quella della madre fu trovata, dopo qualche mese, lungo le coste della Sardegna. “Avevo segnalato al Comune già a giugno che il parapetto era danneggiato ed era stato annotato nel registro degli uffici comunali a settembre. Con la ditta – dice – non siamo intervenuti perché non era nostra competenza”. L’azienda nel 2013 si era aggiudicata dal comune mariano il servizio di manutenzione ordinaria delle strade. A processo ci sono il finanziere Catello D’Auria che stava percorrendo a folle velocità via Ripuaria e i due titolari della ditta di manutenzione Antonio Salzillo e Antonietta Coppola. L’accusa nei loro confronti è omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio.
“Dovevamo occuparci solo della riparazione delle buche – afferma Antonio Salzillo – e del monitoraggio del territorio. Annotavo tutto su un registro che poi veniva consegnato agli uffici. Per le strade dovevamo subito intervenire ma per il parapetto serviva l’incarico. Gli interventi da fare venivano anche comunicati verbalmente. Non toccava a noi il ripristino del parapetto”. Certo, il guardrail era danneggiato e si sapeva. Due settimane prima un’altra auto era finita nel fiume ma il Sarno non era in piena e furono salvate.
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