E’ stato fissato per il 16 luglio prossimo il processo a carico dei boss dell’area flegrea Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce, accusati del duplice omicidio dei capi clan rivali Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore, avvenuto il 19 giugno del 1997. Dopo 21 anni si cercherà di fare luce su quel duplice omicidio che diede origine all’ascesa di Longobardi e Beneduce nella camorra flegrea e portò alla faida che ha seminato per anni morte e terrore nella zona. A processo ci sarà anche  “l’ala quartese” del clan puteolano ovvero Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata” e Salvatore Cerrone, alias “Totore o biondo”. Sono state le dichiarazioni del peneito del clan Polverino, Roberto Perrone che hanno svelato quel duplice omicidi “Cold case” di camorra.”Dopo il duplice omicidio di Sebastiano e Bellofiore la gran parte degli affiliati del loro clan passò con noi alle dirette dipendenze di Cerrone e Longobardi”. Aveva raccontato Perrone ai magistrati della Dda.

Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori il duplice omicidio avvenne nel famigerato rione Toiano a Pozzuoli. Il commando dei quattro killer era a bordo di un furgone rubato pochi giorni prima a Gaeta. Idue capi clan rivali furono trucidati a colpi di fucili a pompa e mitra. Il pentito Roberto Perrone ha raccontato: “Giuseppe Polverino quando seppe nel dettaglio come erano andate la cose si arrabbiò molto perché Gennaro Longobardi, dopo avere colpito con il fucile a pompa una delle due vittime sfigurandola, si alzò il passamontagna e gli sputò in faccia”. Prima di quell’agguato, che segnò l’apice dello scontro tra le due fazioni della camorra flegrea c’era stata, come ricostruito da Il Mattino, l’omicidio di  di Rosario Ferro, fratello di Beneduce (quest’ultimo porta il cognome del secondo marito della madre) il 7 dicembre del 1988. L’anno dopo quella che verrà ricordata come la strage del Molosiglio. Il 7 dicembre del 1989, in quattro vennero trucidati all’interno del Circolo canottieri di Napoli: tra di loro il boss Giovanni Di Costanzo. Nel 1995 toccò a Salvatore Di Maria, mentre due anni dopo venne ammazzato Gennaro Festante. Il 7 maggio del 95, Domenico Sebastiano rimarrà soltanto ferito al collo da una pallottola sparata mentre andava in commissariato a Pozzuoli.


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