Inchiesta Consip, il legale del padre di Renzi: ”Vicenda eversiva”

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La procura di Roma esaminerà all’inizio della prossima settimana i nuovi documenti inviati a piazzale Clodio dal Consiglio superiore della magistratura sul caso Consip che contengono il verbale dell’audizione della procuratrice di Modena Lucia Musti nella quale il magistrato punta il dito contro l’ex ufficiale del Noe Gian Paolo Scafarto e il colonnello Ultimo per aver fatto presunte pressioni anti Renzi.In quella sede i responsabili del procedimento decideranno se inserire i materiali, arrivati ieri via pec, in uno dei fascicoli già aperti sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione o farne un’indagine separata.LEGALE TIZIANO RENZI: VICENDA INQUIETANTE ED EVERSIVA – Da quelle carte “viene fuori una realtà in cui in un’indagine si punta al presidente del Consiglio, ma non perché era già indagato: si parte da altro per puntare a lui”, sottolinea Federico Bagattini, legale di Tiziano Renzi, indagato nel fascicolo per traffico di influenze.”Mi sembra una cosa inquietante. Non stento a dire che è eversiva”, prosegue Bagattini che, per quanto riguarda la posizione del padre del segretario Pd, aggiunge: “Quello che c’è per me è gia sufficiente a richiedere l’archiviazione, a prescindere da ulteriori inattendabilità e inaffidabilità degli atti compiuti”.Nei diversi filoni dell’inchiesta Consip coordinata da piazzale Clodio, rispondono di rivelazione di segreto d’ufficio il ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette e il generale di brigata dell’Arma Emanuele Saltalamacchia. Sono indagati per traffico di influenze oltre al padre dell’ex premier Tiziano Renzi, il suo amico imprenditore Carlo Russo, e l’ex parlamentare e consulente di Alfredo Romeo, Italo Bocchino. Mentre è indagato per falso e rivelazione del segreto istruttorio il maggiore Gian Paolo Scafarto, e risponde di depistaggio il vice comandante del Nucleo operativo ecologico, Alessandro Sessa.Sono invece accusati di concorso in violazione del segreto d’ufficio, in riferimento alle notizie pubblicate sulla stampa di atti riservati, il pm di Napoli Henry John Woodcock e la conduttrice di ‘Chi l’ha visto’ Federica Sciarelli.  LA PRIMA SENTENZA: UN ANNO E 8 MESI A GASPARRI – Ieri, con la pena a un anno e otto mesi di carcere patteggiata dall’ex funzionario Consip Marco Gasparri, è arrivata la prima sentenza sul procedimento nato dall’inchiesta sugli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione.Intanto resta fissata per il 19 ottobre la prima udienza del processo ad Alfredo Romeo, l’imprenditore accusato di corruzione insieme a Gasparri.Al centro del fascicolo che ha portato, il primo marzo scorso, all’arresto di Romeo è la gara FM4, di ‘facility management’, ovvero servizi per la Pa, del valore di 2,7 miliardi, bandita dalla centrale acquisti della pubblica amministrazione nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L’imprenditore prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici.Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo quanto detto da Marco Gasparri ai pm, e ribadito in sede di incidente probatorio, avrebbe corrotto il dirigente Consip con 100mila euro in tre anni, affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti. 




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