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San Giovanni Bosco, la psichiatra, gli usurai e i finti pazzi della Camorra. Parla il pentito Teodoro De Rosa

C’è una zona grigia, nel ventre di Napoli, in cui il confine tra la cura e il crimine si dissolve fino a scomparire. Non si spara, non si spaccia alla luce del sole, ma si muovono fili altrettanto potenti. È il mondo dei “colletti bianchi” a disposizione dei clan, professionisti stipendiati non per uccidere, ma per salvare i boss dalla galera usando l’arma più affilata: la scienza medica.

L’epicentro di questo terremoto giudiziario è l’Ospedale San Giovanni Bosco, un presidio che per anni ha rappresentato non solo un luogo di cura, ma una vera e propria dependance amministrativa e logistica dell’Alleanza di Secondigliano. Al centro delle carte dell’ordinanza cautelare, che la scorso settimana ha scoperchiapto il coperchio delle collusioni, emerge, in tutta la sua drammatica chiarezza, la figura di una psichiatra che figura nell’elenco dei 76 indagati.

Prima in servizio al San Giovanni Bosco e successivamente trasferita in un altro ospedale cittadino. La sua storia non è solo il resoconto di un’infiltrazione criminale, ma la radiografia di una discesa agli inferi, un patto col diavolo firmato a suon di referti compiacenti, debiti a strozzo e banchetti nuziali al tavolo dei boss.

La “visita al buio” e il patto originario

Per capire come un medico varchi la linea di non ritorno, bisogna riavvolgere il nastro fino al 2012. Le indagini individuano con precisione chirurgica il momento in cui l’adesione della dottoressa al progetto criminale di Salvatore De Rosa – figura chiave del clan – prende forma.

È il 6 settembre del 2018. Le microspie degli inquirenti registrano una lunga e densa conversazione tra la dottoressa e una sua collega psicologa. La psichiatra, sentendosi al sicuro, si confessa. Racconta di come, anni prima, aveva iniziato a socializzare con De Rosa e la sua famiglia.

Un’amicizia all’apparenza innocua, che si trasforma presto in una trappola psicologica. La dottoressa racconta di essersi lasciata convincere a seguire De Rosa in macchina per effettuare una visita a domicilio. Una “visita al buio”: niente nome del paziente, nessuna indicazione del luogo.

Quando l’auto accosta, la scena che si para davanti agli occhi del medico è inequivocabile. L’edificio è circondato da volanti della Polizia di Stato. Il paziente non è un cittadino qualunque, ma un detenuto agli arresti domiciliari. La dottoressa ne traccia alla collega una descrizione fisica meticolosa, che gli investigatori sovrappongono perfettamente a quella di Giovanni Cesarano, capo indiscusso dell’omonimo clan egemone nella zona di via del Cassano a Secondigliano, e imparentato con gli stessi De Rosa.

È il battesimo del fuoco. Da quel giorno, il nome della dottoressa circola negli ambienti che contano. Inizia a redigere perizie per calibri da novanta dell’Alleanza di Secondigliano, come Alfredo De Feo e Gennaro Trambarulo. Documenti scottanti di cui la psichiatra, con un misto di zelo e imprudenza, conserva un archivio personale segreto direttamente a casa sua.

 Il cappio dell’usura e il bancomat del clan

Ma il vero salto nel buio, quello che la trasforma da professionista compiacente a pedina ricattabile, avviene per una questione di soldi. Siamo nel luglio del 2018. La psichiatra deve affrontare le spese per le nozze della sorella, un impegno economico che ne decreta il tracollo finanziario. La dottoressa è asfissiata dalla mancanza di liquidità, fatica a far fronte anche alle spese più banali.

È in questo momento di estrema vulnerabilità che Salvatore De Rosa si insinua con la scaltrezza del predatore. Si offre di “aiutarla”. Le apre le porte del credito illegale, rivolgendosi ai pericolosi referenti del Rione Amicizia. Ottenuto il denaro, la trappola scatta. La dottoresa è coartata, stretta in una morsa asfissiante.

De Rosa si rivela un esattore intransigente: esige il rispetto maniacale delle scadenze e le nega nuovi prestiti se prima non vengono estinti i debiti pregressi, facendole pesare in ogni istante la caratura criminale dei soggetti a cui si è rivolta.

Il San Giovanni Bosco smette di essere un ospedale e diventa il palcoscenico di un macabro mercato. I corridoi si trasformano in luoghi di procacciamento d’affari per i clan. L’usura prolifera proprio lì dentro, gestita da intermediari come lo stesso De Rosa, Nunzio De Luca e Maurizio Scapolatiello.

Incapace di gestire il denaro, la dottoressa sprofonda in una spirale di disperazione: chiede soldi a colleghi, amici e familiari. Ma quando i debiti raggiungono cifre insostenibili, è sempre lui, Salvatore De Rosa, a presentarsi come l’unica “soluzione” possibile.

 L’ospite d’onore al tavolo della Camorra

Leggendo l’ordinanza, i magistrati sono chiari su un punto fondamentale: la dottoressa non può essere dipinta semplicemente come una vittima soggiogata dall’intimidazione. C’è consapevolezza. C’è collusione.

Il rapporto con De Rosa si evolve in una frequentazione assidua. La dottoressa entra a far parte del cerchio magico della famiglia criminale. Viene invitata all’anniversario di nozze di Salvatore De Rosa, al matrimonio della figlia Maria, persino alle sfarzose nozze di diamante dell’anziano patriarca, Teodoro De Rosa, classe 1946.

A questi eventi non si presenta da sola, ma accompagnata dai genitori, dalla sorella e dal cognato. Non è una comparsa: è l’ospite d’onore. Viene fatta accomodare al tavolo più in vista, fianco a fianco con l’avvocato Salvatore D’Antonio (uno dei 4 arrestati nel blitz) e altri legali della cerchia del clan, accompagnati dalle rispettive consorti.

È l’istituzionalizzazione di un rapporto sinallagmatico. Uno scambio di favori in piena regola. Il clan ottiene l’arma fine dei referti medici per truccare i processi; in cambio, la dottoressa viene pagata. Il tariffario prevede 500 o 1000 euro a certificato.

Eppure, la psichiatra sa benissimo quanto pesa il suo ruolo. A un certo punto, valuta che quella cifra è insufficiente rispetto al rischio di finire in galera. Sovverte le posizioni, minaccia di fermare la catena di montaggio dei certificati falsi se il “prezzo” non salirà. De Rosa, che nelle intercettazioni la chiama la “prelibata”, si trova a dover gestire questo pericoloso stallo e usa la figlia Maria per riavvicinare il medico, riuscendo nell’intento non senza fatica.

Parla la gola profonda: i verbali di Teodoro De Rosa

A far luce definitivamente su questo sistema incancrenito è la “gola profonda” del clan, il collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa. Le sue dichiarazioni, che partono dal 2015, sono i pilastri su cui si regge l’intera inchiesta. Non usa mezzi termini quando si siede di fronte ai PM.

«I dottori a disposizione del clan sono diversi», dichiara a verbale il 5 febbraio 2015. «C’è un chirurgo… E poi c’è … psichiatria, che fa anche i certificati falsi per gli affiliati. E non finisce qui: il padre …omissis…ha fatto certificati falsi per il clan».

Il pentito svela l’esistenza di un vero e proprio “reparto camorra” all’interno degli ospedali:
«Io stesso ho fatto ricoverare persone del clan: si trattava di finti ricoveri, utili all’occorrenza, e chiaramente lo facevo perché sia l’ufficio amministrativo sia i medici erano a disposizione. Ultimamente ho fatto ricoverare un certo …omissis…, gestisce una società a Castelvolturno ed è tra i tanti riciclatori dei Contini, passato ora ai Licciardi».

I certificati della dottoressa erano chiavi in grado di aprire le celle di mezza Campania. Il 10 luglio 2015, De Rosa entra nel dettaglio di operazioni chirurgiche a livello giudiziario:
«Conosco bene un soggetto dei Licciardi soprannominato ‘o sciacallo. […] Ha avuto diversi benefici e scarcerazioni grazie ai certificati falsi che gli ho fatto fare dai medici compiacenti dell’Ospedale San Giovanni Bosco, in particolare dalla dottoressa, la psichiatra. Gli ho fatto avere persino un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio, ndr), tutto costruito su carte false. E il medico sapeva benissimo che faceva carte false per il clan».

Non era l’unico. Il pentito cita anche un altro pezzo da novanta, un ricettatore di preziosi ad alto livello legato alla famiglia Esposito: «C’è poi uno detto ‘o comparone della Stadera. Anch’egli è stato favorito dai certificati falsi della dottoressa Masella per ottenere scarcerazioni grazie a me».

Incontri e strategie che non si tenevano solo negli ambulatori asettici, ma nei ritrovi storici della criminalità. Come il “Bar…omissis..”, il cui titolare — racconta il pentito in un verbale del gennaio 2015 — aveva nascosto per oltre un anno il superboss Patrizio Bosti.
«In quel periodo, parliamo del 2005/2006, proprio al bar  ho preso più volte appuntamento con la dottoressa», conclude De Rosa. Un bar, un caffè, una bustarella e un referto psichiatrico. Il destino giudiziario dei vertici della malavita napoletana si decideva così, tra i tavolini di un bar e il tradimento silenzioso del giuramento di Ippocrate.

 

Caivano, boom di donazioni: folla al Parco Verde per il sangue salvavita

Caivano – Una mattinata all’insegna della solidarietà e del senso civico ha trasformato la Parrocchia di San Paolo Apostolo, nel cuore del Parco Verde, in un punto di riferimento per la donazione del sangue.

L’iniziativa straordinaria organizzata da DonatoriNati – Polizia di Stato, in collaborazione con la Misericordia di Napoli Sanità, ha registrato un’affluenza straordinaria fin dalle prime ore, con code di cittadini, volontari abituali e nuovi donatori decisi a contribuire al bene comune.

Il sostegno del parroco e il messaggio di legalità e altruismoAl centro della giornata c’è stata la presenza di don Maurizio Patriciello, parroco della comunità e figura simbolo di impegno civile e spirituale nel territorio.

Il sacerdote ha voluto testimoniare di persona l’importanza del gesto del dono, sottolineando come la solidarietà rappresenti uno dei pilastri per il riscatto e la crescita di una comunità spesso provata da difficoltà.

Fin dall’alba, l’autoemoteca posizionata nel sagrato ha accolto un flusso continuo di persone. L’entusiasmo dimostrato dai caivanesi ha confermato la radicata cultura della donazione nel quartiere e la fiducia verso le associazioni che ogni giorno si spendono per garantire scorte ematiche sufficienti agli ospedali.

«Chi dona sangue dona vita»: l’appello del presidente Delli Paoli«Chi dona sangue dona vita». È questo lo slogan ripetuto con forza da Tommaso Delli Paoli, presidente di DonatoriNati Campania, che ha voluto evidenziare il valore profondo di un gesto apparentemente semplice ma capace di salvare vite umane.

«Ogni donazione è un atto di altruismo e responsabilità civile – ha dichiarato Delli Paoli –. Dobbiamo continuare a diffondere questa consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, perché solo così possiamo costruire una società più unita e solidale».

Un modello di collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e volontariato

L’evento ha visto il coinvolgimento attivo di rappresentanti della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco, a conferma di quanto la sinergia tra enti pubblici, forze dell’ordine, parrocchie e associazioni di volontariato sia essenziale per rispondere alle continue emergenze trasfusionali.

Gli organizzatori si dicono entusiasti della risposta della cittadinanza: «Un piccolo gesto che si traduce in un grande atto d’amore – commentano –. Donare il sangue significa contribuire in modo concreto al bene comune e rafforzare il tessuto sociale del territorio».Un segnale positivo per Caivano, che grazie a giornate come questa continua a dimostrare di saper rispondere con generosità alle chiamate della solidarietà.

Sal Da Vinci: «Ho vinto partendo dal basso. Dedico la vittoria a Geolier».

Sanremo –  La “napolitudine” si riprende l’Ariston. Trentotto anni dopo il successo di Massimo Ranieri, il Festival di Sanremo 2026 parla nuovamente napoletano grazie a Sal Da Vinci. Con il brano “Per sempre sì”, l’artista ha sbaragliato la concorrenza, trasformando la sua vittoria in un riscatto collettivo che affonda le radici nella gavetta, nel teatro e in una tenacia d’altri tempi.

Dalla strada al gradino più alto

«Questa è la vittoria di un popolo, di chi come me ha sempre perseverato nei propri sogni», ha dichiarato un commosso Sal Da Vinci all’indomani del trionfo. Un successo che arriva da lontano, iniziato a soli 7 anni e passato per ben 13 tentativi falliti prima del debutto nel 2009. «Non è stato facile, ma chi la dura la vince. Dedico questo premio a chi viene dal basso».

Il cantante ha voluto omaggiare i grandi della musica italiana anche nel look: «Ieri ho indossato un papillon come quello di Ranieri e una giacca modello Modugno. Sentirmi accostato a Massimo mi onora, anche se lui resta inarrivabile».

Il tributo a Geolier e il peso del televoto

Un passaggio fondamentale della conferenza stampa è stato il pensiero rivolto a Geolier. Due anni dopo le polemiche che videro il rapper secondo classificato nonostante il plebiscito popolare, Sal Da Vinci ha sentito l’amico al telefono: «Mi ha chiamato stamattina. Voglio condividere questo premio con lui: sento che la mia vittoria porta a compimento quella che, due anni fa, per lui fu un’opera rimasta incompiuta».

Un risultato reso possibile anche dal nuovo regolamento del televoto (un solo voto per ogni utenza), che ha permesso alla spinta di Napoli e del Sud di convergere in modo decisivo sul suo nome.

Da “Troppo Forte” all’Eurovision

Tra i primi a complimentarsi c’è stato Carlo Verdone, che nel 1986 lo scelse per il cult Troppo Forte. L’attore romano ha pubblicato sui social uno scatto dell’epoca: «Cercavo il più giovane del gruppo, si presentò un ragazzetto sveglio e professionale. Caro Sal, oggi “Troppo Forte” sei tu».

Ora per Sal Da Vinci, nato a New York ma viscerale interprete della tradizione partenopea, si aprono le porte dell’Europa. Alla domanda sulla partecipazione all’Eurovision Song Contest, la risposta è stata immediata: «È una sfida enorme, ma portare la musica italiana nel mondo è un onore che mi invade. La musica è aggregazione e pace. Quindi, per l’Eurovision, dico: per sempre sì».

L’ancora di una vita: la dedica alla moglie

In chiusura, un pensiero alla donna che lo accompagna da oltre quarant’anni. «Paola è la mia compagna di vita, mi ha aiutato a sopravvivere nella tana dei lupi», ha confessato l’artista ricordando il primo bacio a Posillipo nel 1984. «Non ci parlammo molto quel giorno, ci guardammo negli occhi. Da lì non ci siamo più lasciati».

Curti, lite furiosa in un bar: minacce al titolare e porta sfondata

Notte di tensione a Curti, in provincia di Caserta. I carabinieri della Sezione Radiomobile di Santa Maria Capua Vetere sono intervenuti in un bar di via Vittorio Veneto per una violenta lite segnalata al 112, conclusasi con minacce al proprietario e danni alla porta d’ingresso.

La rissa scoppia per alcol e provocazioni

Tutto è iniziato intorno alla mezzanotte tra un 31enne di Santa Maria Capua Vetere e un 42enne di Caserta, entrambi visibilmente ubriachi. La discussione, nata all’interno del locale, ha rapidamente degenerato nonostante l’intervento del titolare, che ha invitato i due a uscire per ristabilire la calma.

Minacce e danni: il titolare chiama i soccorsi

Invece di calmarsi, i protagonisti si sono scagliati contro il proprietario con minacce verbali e hanno sfondato la porta d’ingresso. Accortisi che il barista aveva già allertato i carabinieri, uno dei due è fuggito a piedi, mentre l’altro è stato bloccato sul posto dai militari dell’Arma.

Denunce per danneggiamento: indagini in corso

Il fuggitivo è stato identificato poco dopo e entrambi gli uomini, deferiti in stato di libertà per danneggiamento, attendono le valutazioni dell’Autorità Giudiziaria informata dal reparto operante. Nessun ferito, ma l’episodio riaccende l’allarme sulla movida notturna nel Casertano.

Napoli celebra Sal Da Vinci, Manfredi: «Talento e cuore, vittoria della città»

«Napoli vince quando il talento incontra il cuore». Con queste parole il sindaco Gaetano Manfredi ha celebrato sui social il successo di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo con il brano Per sempre sì. Un trionfo che, per il primo cittadino, «premia passione, preparazione tecnica e amore per le proprie radici».

«Un esempio per Napoli»

Manfredi ha ricordato l’artista come «un uomo dai valori veri», rievocando la celebrazione dei 40 anni di carriera in Piazza del Plebiscito: «Ho visto in lui la sintesi della passione sentimentale della nostra città e di una grande competenza professionale». Da qui l’invito ufficiale: «A nome mio e della città, sei stato grande. Hai emozionato milioni di persone: ti aspettiamo in Comune per festeggiare».

Napoli città della musica

Il sindaco ha infine esteso l’orgoglio cittadino a Stefano De Martino, indicato come prossimo conduttore della kermesse: «Napoli sempre più città della musica».

Da Rossetto e caffè a Sanremo: così Sal Da Vinci è entrato nel cuore di tutti

Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026 con la sua nuova canzone, ma la verità — quella che si legge negli occhi lucidi dell’artista — è che nemmeno lui si aspettava un abbraccio così potente. Sul palco dell’Ariston è apparso emozionato, quasi sorpreso da un affetto che negli ultimi mesi è cresciuto in modo silenzioso ma inarrestabile.

Per capire davvero questa vittoria bisogna fare un passo indietro. Perché il successo di oggi non nasce solo dalla canzone portata in gara — intensa, sentita, capace di arrivare dritta al cuore — ma da un percorso emotivo che ha trasformato Sal Da Vinci in qualcosa di più di un semplice cantante.

Il “miracolo” di Rossetto e caffè

C’è un prima e un dopo “Rossetto e caffè”.

Quel brano ha fatto qualcosa di raro: è entrato nella quotidianità degli italiani. Non solo un successo radiofonico, ma una vera abitudine emotiva, di quelle che ti accompagnano mentre guidi, mentre lavori, mentre pensi. Un po’ come è successo negli anni ai grandi evergreen di Morandi, Celentano e degli altri big della musica italiana.

Con “Rossetto e caffè”, Sal Da Vinci è entrato nelle case. E quando un artista entra nelle case, succede qualcosa di potentissimo: diventa familiare.

Diventa — metaforicamente — uno di famiglia.

Uno zio.

L’effetto Ariston: pubblico già conquistato

E infatti a Sanremo si è visto chiaramente.

Quando Sal Da Vinci veniva presentato, introdotto proprio dalle note di “Rossetto e caffè”, il pubblico era già caldo, già pronto, già coinvolto. Un clima che non si costruisce in una settimana di Festival, ma in mesi — anzi anni — di connessione emotiva con le persone.

La nuova canzone ha fatto il resto: bella, intensa, capace di trasmettere con forza. Ma la verità è che Sal era già entrato nel cuore trasversale del Paese.

Prima di “Rossetto e caffè” era amatissimo, sì — ma soprattutto dal suo pubblico storico, dai fan che lo seguivano da anni. Dopo quel brano, invece, è successo qualcosa di diverso: anche chi non lo conosceva davvero ha iniziato ad ascoltarlo, a cantarlo, a sentirlo vicino.

Una vittoria che parla al cuore

Per questo la vittoria di Sanremo 2026 ha un sapore speciale. Una vittoria “popolare”

Non è solo il trionfo di una canzone riuscita. È il punto di arrivo di un percorso umano e artistico che ha reso Sal Da Vinci una presenza familiare nella musica italiana.

E forse è proprio qui la chiave di tutto: mentre lui non credeva di essere così amato, il pubblico lo aveva già adottato.

Il potere di una canzone, a volte, cambia il destino di un artista.
E nel caso di Sal Da Vinci, lo ha portato dritto sul gradino più alto dell’Ariston.

San Giorgio, tenta di allagare la casa dell’ex moglie: arrestato 70enne

San Giorgio a Cremano – Un uomo di 70 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di atti persecutori e danneggiamento dopo una notte di paura in un’abitazione di San Giorgio a Cremano.

Secondo quanto ricostruito, l’anziano, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, avrebbe tentato di entrare con la forza in casa e poi di allagare l’appartamento utilizzando un tubo da giardino inserito da una finestra.

Le urla e i colpi alla porta

In casa, al momento dei fatti, si trovavano l’ex moglie 69enne e le figlie. Le donne, spaventate dalle urla e dai pugni sferrati contro la porta, non avrebbero aperto. A quel punto l’uomo avrebbe iniziato a colpire l’ingresso con il casco della moto, aumentando la tensione e il timore che la situazione potesse degenerare.

I danneggiamenti e la chiamata al 112

Sempre stando alla ricostruzione, il 70enne avrebbe poi afferrato una mazza di ferro e infranto il vetro dell’auto della donna. Nel frattempo, le donne avevano già contattato il 112 e sono rimaste in linea chiedendo aiuto, mentre l’uomo continuava a colpire e a minacciare.

Il tubo in cucina e il tentativo di allagamento

Poco prima dell’arrivo dei carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano, l’uomo avrebbe preso dal giardino un tubo per l’irrigazione, lo avrebbe infilato nella finestra della cucina e avrebbe aperto il rubinetto nel tentativo di allagare l’abitazione.

I militari lo avrebbero trovato ancora all’esterno, intento a colpire la porta anche con alcune sedie di plastica. A quel punto è scattato l’arresto.

I precedenti raccontati nel contesto familiare

Nel testo si riferisce inoltre che l’uomo conviveva con la moglie nonostante la fine del rapporto e che, in passato, non sarebbero mai state presentate denunce, segnalazioni o accessi in pronto soccorso. Vengono citati anche episodi di presunte violenze avvenute in precedenza, attribuiti all’abuso di stupefacenti.

Caserta, rissa tra ragazze nel cuore della movida: bottiglie lanciate e ciocche di capelli a terra

Caserta— Una lite nata per futili motivi e degenerata in pochi minuti in una violenta rissa tra giovanissime. È accaduto nella notte tra sabato e domenica tra via del Redentore e piazza Ruggiero, nel pieno centro cittadino, dove l’intervento dei carabinieri ha posto fine allo scontro tra quattro ragazze, tre delle quali minorenni.

Erano da poco passate le 3 quando alla centrale operativa del Numero Unico Europeo di emergenza 112 sono arrivate diverse segnalazioni che riferivano di una rissa in corso tra più persone, accompagnata anche dal lancio di oggetti e bottiglie di vetro.

L’intervento dei militari e la ricostruzione dei fatti

Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Caserta, che hanno trovato ancora numerosi gruppi di giovani presenti nell’area.

Dalle prime verifiche è emerso che poco prima, nei pressi di un esercizio commerciale di via del Redentore, era scoppiato un acceso diverbio tra alcune ragazze. La discussione sarebbe rapidamente degenerata in una colluttazione, proseguita poi con particolare violenza fino a piazza Ruggiero.

Le attività di identificazione, supportate dalle testimonianze raccolte tra i presenti, hanno consentito di individuare le partecipanti allo scontro: una 19enne e tre minorenni, tutte residenti tra Caserta e i comuni limitrofi. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, il litigio iniziale tra due giovani avrebbe coinvolto successivamente anche le altre due, trasformandosi in una vera e propria rissa.

Ciocche di capelli e vetri infranti sull’asfalto

Durante il sopralluogo i carabinieri hanno rinvenuto numerose ciocche di capelli sparse a terra, frammenti di bottiglie di vetro infrante e uno smartphone riconducibile a una delle ragazze coinvolte, elementi che testimoniano la violenza dello scontro.

Ad avere la peggio è stata la 19enne, rimasta ferita durante la colluttazione e soccorsa dal personale del 118. La giovane è stata trasportata all’ospedale civile di Caserta, dove è rimasta in osservazione per le cure del caso. Un’altra ragazza ha lamentato dolori alla testa ma ha rifiutato il trasferimento in ospedale.

Denunciate per rissa: informate le Procure

Tutte le coinvolte sono state accompagnate negli uffici della Compagnia Carabinieri di Caserta, in via Laviano, per le formalità di rito. Le giovani sono state informate delle facoltà di legge e invitate a nominare un difensore.

Per le tre minorenni sono stati immediatamente avvisati i genitori, ai quali sono state successivamente affidate al termine degli accertamenti.

Dell’accaduto è stata informata sia la Procura per i Minorenni di Napoli sia la Procura della Repubblica competente per la posizione della maggiorenne.

Le quattro ragazze sono state denunciate in stato di libertà per il reato di rissa. La loro posizione resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Giugliano, come in un film: in auto col figlio e la pistola di «Indiana Jones»

Giugliano – Non era un set cinematografico e non c’erano le strade di Shanghai a fare da sfondo, ma la realtà incrocia la finzione in un modo bizzarro quanto pericoloso. I Carabinieri della stazione di Licola hanno tratto in arresto un 32enne del posto, sorpreso con un arsenale illegale durante un normale controllo stradale.

Un controllo tutt’altro che ordinario

La scena che si è presentata ai militari nella tarda serata di ieri ha richiamato alla memoria le celebri sequenze d’apertura di “Indiana Jones e il tempio maledetto”.

Se nella pellicola di Spielberg il giovane Shorty guidava l’auto mentre l’archeologo rispondeva al fuoco con una calibro 38, nella frazione di Licola la situazione era decisamente meno eroica: l’uomo era alla guida della propria vettura con a bordo il figlio minorenne, ma con una pistola identica a quella di Harrison Ford nascosta addosso.

I Carabinieri hanno rinvenuto l’arma carica e pronta all’uso, insieme a una scorta di proiettili: 16 colpi totali, alcuni dei quali già infilati nelle tasche dell’uomo.

Il secondo revolver sotto la cucina

Il controllo non si è fermato alla strada. La perquisizione è stata estesa immediatamente all’abitazione del 32enne, rivelando una gestione sistematica di armi clandestine. Sotto la zoccolatura della cucina, abilmente occultata, i militari hanno scoperto una seconda arma:

Modello: Colt Trooper;

Caratteristiche: Matricola abrasa;

Stato: Clandestina.

Per il 32enne sono scattate immediatamente le manette. L’uomo è stato trasferito in carcere con l’accusa di detenzione di armi clandestine e ricettazione, in attesa di giudizio davanti all’Autorità Giudiziaria. Resta da chiarire la provenienza delle armi e il motivo per cui l’uomo circolasse armato, specialmente in presenza del figlio piccolo.

Napoli, minorenne in scooter senza patente: i Carabinieri gli trovano un coltello in tasca

Napoli- Aveva solo 13 anni ma già un coltello da lancio nella tasca del giubbotto e la convinzione di doversi “difendere” per le strade della città. A notarlo, ieri sera, sono stati i Carabinieri del Nucleo Radiomobile in via Foria, durante un controllo di routine che ha svelato una situazione ben più grave di una semplice infrazione al codice della strada.

Scooter e patente, un’equazione impossibile

Il giovanissimo è stato fermato mentre percorreva via Foria in sella a uno scooter di 150 cilindrata. Per lui, ovviamente, nessuna patente: per mettersi alla guida dovrà attendere almeno altri cinque anni. Il mezzo, invece, è risultato in regola con la copertura assicurativa.

La scoperta choc: un coltello da lancio nascosto

Ciò che ha trasformato un normale controllo in un episodio di cronaca è stato il成功o ritrovamento. Insospettiti dall’atteggiamento del ragazzo, i militari hanno deciso di approfondire l’accertamento, scoprendo che il tredicenne nascondeva gelosamente un coltello da lancio. La lama era di 8 centimetri, per una lunghezza totale di 15.

“Mi serve per difendermi”: la giustificazione e le conseguenze

Alla domanda sull’uso di quell’arma, la risposta del minore è stata secca e, purtroppo, prevedibile: “mi serve per difendermi”. Una frase che riecheggia come un preoccupante campanello d’allarme, già sentita in numerosi episodi analoghi che vedono coinvolti giovanissimi.

Al termine degli accertamenti, il coltello è stato immediatamente sequestrato. Il tredicenne, non essendo imputabile per la sua età, è stato riaffidato ai genitori. Nei suoi confronti, tuttavia, è scattata la segnalazione alla Procura per i Minorenni, che valuterà la situazione e l’eventuale percorso di recupero da intraprendere.

Salerno, intercettato drone che portava droga nel carcere di Fuorni

Nel corso di mirate attività di prevenzione condotte nella giornata di ieri, gli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Salerno hanno messo a segno un importante colpo contro l’introduzione di materiale illecito all’interno della struttura. L’operazione ha portato al sequestro di droga e di un telefono cellulare, destinato ai contatti con l’esterno.

Inizialmente, il personale ha rinvenuto e sequestrato due involucri contenenti hashish e cocaina, abilmente occultati nell’area parcheggio del penitenziario. Contemporaneamente, gli agenti addetti alla vigilanza hanno intercettato un drone che trasportava altri due pacchi contenenti ulteriore sostanza stupefacente e un dispositivo mobile. Il carico illecito è stato lanciato nell’area del campo sportivo dell’istituto o, presumibilmente, nella zona adiacente all’aula bunker.

Il plauso dell’OSAPP

Vincenzo Palmieri, Segretario Regionale OSAPP, ha espresso il proprio encomio per l’operato degli agenti, sottolineando il loro senso del dovere e l’alta professionalità dimostrata nonostante le difficoltà operative. Un plauso particolare è stato rivolto al Comandante facente funzione e a tutto il personale che, nonostante l’esiguità degli organici, garantisce quotidianamente la sicurezza, condizione imprescindibile per il trattamento detentivo.

Criticità e sfide per il sistema penitenziario

Palmieri ha evidenziato come l’operazione sia avvenuta in concomitanza con iniziative promosse dalla Direzione e dall’associazione Antigone, volte a premiare i detenuti meritevoli e a promuovere la tutela della salute. Tuttavia, il Segretario OSAPP ha sottolineato che, se permangono condotte illecite e manca un reale ravvedimento da parte di alcuni detenuti, gli sforzi dell’amministrazione rischiano di risultare vani.

Il sovraffollamento, la carenza di personale e la presenza di circuiti misti di detenzione, secondo Palmieri, ostacolano il raggiungimento del fine costituzionale della pena. Si prefigura il rischio concreto che, anziché migliorare, le persone ristrette possano uscire peggiorate al termine della loro pena.

Richiesta di riconoscimenti

L’OSAPP ha annunciato l’intenzione di proporre ai vertici del PRAP (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) un riconoscimento ufficiale per il personale della Polizia Penitenziaria. Tale proposta si fonda sulle molteplici operazioni di contrasto, eseguite anche in altre circostanze, che hanno permesso di bloccare l’introduzione illegale di cellulari e droga, spesso veicolati tramite l’utilizzo di droni o lanci dall’esterno.

Tragedia a Lettere, ambulante muore schiacciato dal suo furgone

Una mattinata di lavoro come tante si è trasformata in tragedia alle pendici dei Monti Lattari. Un ambulante molto conosciuto in paese ha perso la vita dopo essere stato travolto e schiacciato dal furgoncino utilizzato per la sua attività quotidiana.

L’incidente si è verificato nel primo pomeriggio di giovedì in via San Nicola, dove l’uomo si era fermato per una consueta sosta legata al lavoro.

La dinamica ancora da chiarire

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, il 67enne si sarebbe fermato per controllare il mezzo con cui ogni giorno raggiungeva strade e piazze dei comuni limitrofi per la vendita ambulante di frutta.

Per cause ancora in corso di accertamento, il furgoncino avrebbe improvvisamente iniziato a muoversi in avanti. L’uomo avrebbe tentato di fermarlo, rimanendo però travolto e schiacciato dal veicolo.

Saranno gli accertamenti tecnici e le testimonianze raccolte nelle prossime ore a chiarire cosa sia accaduto in quei pochi istanti che hanno cambiato tutto.

Un volto noto e stimato in paese

La vittima era molto conosciuta a Lettere. Mancava poco alla pensione, ma continuava a lavorare con costanza, portando avanti un’attività diventata nel tempo più una passione che una necessità.

La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente tra i residenti, lasciando sgomento e dolore in una comunità abituata ai ritmi lenti della quotidianità e improvvisamente scossa da una tragedia inattesa.

Napoli, massacrato di botte a Scampia per un «no»

Napoli– Un diniego che si trasforma in un incubo di violenza. È questa la pista che seguono i Carabinieri della stazione di Scampia per spiegare il brutale pestaggio ai danni di un 33enne salernitano, attualmente ricoverato all’ospedale Cardarelli con ferite che raccontano la ferocia del branco.

L’agguato e le lesioni

L’allarme è scattato quando i militari sono giunti nel presidio ospedaliero partenopeo, allertati dai sanitari per l’arrivo di un uomo con evidenti segni di percosse. Il referto medico non lascia spazio a interpretazioni: trauma cranico e fratture multiple a entrambi i polsi. Una punizione in piena regola, inflitta con una violenza tale da rendere necessario il ricovero prolungato, sebbene la vittima non sia fortunatamente in pericolo di vita.

Il ricatto delle SIM

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti e in attesa di riscontri oggettivi, l’uomo sarebbe stato avvicinato da tre individui nel cuore del quartiere Scampia. La richiesta dei tre era chiara: utilizzare i suoi documenti per l’intestazione fittizia di alcune schede SIM, una pratica spesso utilizzata dalla criminalità per schermare comunicazioni illecite. Al rifiuto del 33enne, la discussione è degenerata in pochi istanti in un pestaggio selvaggio.

Indagini a tutto campo

I Carabinieri stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica e, soprattutto, la matrice dell’aggressione. Restano da verificare i dettagli del racconto della vittima e l’identità dei tre aggressori, dileguatisi subito dopo il raid. Al momento non si escludono altre piste, ma il focus resta sulla gestione del sottobosco illegale legato ai prestanome nel quartiere.

Napoli, 19enne accoltellato per difendere lo scooter: il ritorno delle «paranze» a Secondigliano

Napoli – Tre fendenti alla coscia, la paura che corre lungo il filo della notte e il rumore di un motore che, per pochi istanti, ha rischiato di valere una vita umana.

È l’ennesimo sabato di sangue quello che si è consumato nelle periferie a nord di Napoli, dove la violenza sembra essere l’unica legge applicata tra i casermoni di cemento e le strade poco illuminate che collegano la città alla provincia.

L’aggressione al “Limitone”

Vittima dell’agguato un giovane di 19 anni originario di Minturno, nel basso Lazio. Il ragazzo stava percorrendo via Limitone d’Arzano, una terra di nessuno che segna il confine labile tra il quartiere di Secondigliano e il comune di Arzano. Secondo una prima ricostruzione, il giovane sarebbe stato affiancato da un commando di ignoti – probabilmente coetanei – decisi a portargli via lo scooter. Al tentativo di resistenza, o forse per pura gratuita ferocia, sono spuntate le lame.

Tre coltellate hanno raggiunto il ragazzo alla coscia, lasciandolo a terra mentre i malviventi si dileguavano nel dedalo di vie adiacenti. Il diciannovenne è stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso del CTO, dove i medici hanno escluso il pericolo di vita, pur mantenendo la prognosi riservata.

 La notte nera di Secondigliano

L’episodio riaccende i riflettori su una ferita mai rimarginata: la sicurezza nelle aree periferiche. Via Limitone d’Arzano non è un luogo qualunque; è storicamente una delle arterie del malaffare, un corridoio strategico per i traffici illeciti dove lo Stato fatica a far sentire la propria presenza costante dopo il tramonto.

Il “Rito” della Rapina: Non si tratta più solo di microcriminalità. Il furto di scooter è diventato un rito di passaggio o una fonte rapida di guadagno per le “paranze” che controllano il territorio.

La violenza gratuita: Ciò che preoccupa gli inquirenti è l’escalation della ferocia. Un tempo la minaccia bastava; oggi si colpisce prima ancora di chiedere, per annichilire la vittima e prevenire ogni reazione.

L’isolamento delle periferie: Di notte, queste strade diventano zone franche. L’illuminazione carente e la scarsa videosorveglianza rendono il lavoro dei Carabinieri della Stazione di Secondigliano una sfida contro l’omertà e il buio.

Indagini in corso

I militari dell’Arma stanno setacciando la zona alla ricerca di telecamere private che possano aver ripreso la fuga degli aggressori. Si scava nel sottobosco della criminalità locale, cercando di capire se l’ordine sia partito dai ranghi di qualche clan emergente o se si tratti della spregiudicatezza di cani sciolti pronti a tutto per un bottino da pochi euro.

Oroscopo di Paolo Tedesco per domenica 1 marzo 2026

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Il cielo di questo primo giorno di marzo è carico di emozioni e introspezione. La Luna si trova in un aspetto che invita a bilanciare i desideri personali con i bisogni affettivi, mentre Venere ci spinge a cercare armonia e bellezza. È una domenica perfetta per rallentare e ascoltare ciò che il cuore ha da dirci.

Ariete (21 marzo – 19 aprile)

  • Amore: La giornata è ideale per chiarimenti di coppia. Se sei single, un incontro casuale in un contesto culturale potrebbe accendere la tua curiosità.

  • Lavoro: Mente fervida e progetti in ebollizione. Usa questa domenica per pianificare la settimana lavorativa senza stress.

  • Salute: Energia vitale in ripresa. Un po’ di attività fisica all’aria aperta ti rigenererà.

  • Finanze: Evita acquisti impulsivi. La tentazione è forte, ma la ragione ti consiglia di aspettare.

  • Consiglio del giorno: “Non correre, Ariete. A volte la vittoria più grande è godersi la pausa.”

Toro (20 aprile – 20 maggio)

  • Amore: Atmosfera intima e sensuale. Con il partner cerchi contatto fisico e coccole. Per i single, una persona del passato potrebbe farsi risentire.

  • Lavoro: Ottima giornata per organizzare le idee e fare ordine tra le scartoffie in sospeso.

  • Salute: La gola è il tuo punto debole in questi giorni. Proteggiti dagli sbalzi di temperatura.

  • Finanze: Qualche piccolo rimborso o vecchia pratica finanziaria si sblocca positivamente.

  • Consiglio del giorno: “La stabilità si costruisce un mattone alla volta, anche nel giorno di riposo.”

Gemelli (21 maggio – 20 giugno)

  • Amore: La comunicazione è al centro. Una chiacchierata profonda con la persona amata vi farà sentire più uniti. Single, la vostra parlantina vi renderà irresistibili.

  • Lavoro: Progetti creativi bussano alla tua porta. Lasciati ispirare, anche se è domenica.

  • Salute: Nervi un po’ a fior di pelle. Ritagliati momenti di silenzio e meditazione.

  • Finanze: Attenzione a non fare il passo più lungo della gamba con spese per hobby o corsi.

  • Consiglio del giorno: “Ascolta più di quanto parli. Le risposte che cerchi sono già nell’aria.”

Cancro (21 giugno – 22 luglio)

  • Amore: La famiglia e gli affetti sono la tua priorità. Una giornata dedicata alla casa e alle persone care ti ricaricherà. Per i single, l’amore potrebbe essere più vicino di quanto pensi, forse in un amico.

  • Lavoro: Momento di riflessione sulla tua carriera. Ti stai chiedendo se la strada che stai percorrendo è quella giusta.

  • Salute: Benessere emotivo legato all’armonia domestica. Crea un ambiente confortevole intorno a te.

  • Finanze: Gestione oculata delle risorse. Ottimo momento per rivedere il budget familiare.

  • Consiglio del giorno: “Il vero lusso è il tempo trascorso con chi ami. Rendilo sacro.”

Leone (23 luglio – 22 agosto)

  • Amore: Passione e un pizzico di gelosia potrebbero agitare le acque. Cerca di non trasformare una sciocchezza in un dramma. Single, il carisma è alle stelle: usatelo con saggezza.

  • Lavoro: Desiderio di emergere e di essere riconosciuti. Anche nel tempo libero, progetti ambiziosi ti frullano in testa.

  • Salute: Schiena e colonna vertebrale vanno protette. Attenzione alla postura.

  • Finanze: Piccole spese per il tempo libero o per concederti un lusso che ritieni di meritare.

  • Consiglio del giorno: “Ricorda che il palcoscenico più bello è quello dove puoi essere te stesso senza maschere.”

Vergine (23 agosto – 22 settembre)

  • Amore: Giornata all’insegna della concretezza. Con il partner programmate il futuro. Per i single, un approccio diretto e sincero sarà vincente.

  • Lavoro: Mente analitica e produttiva. Potresti avere un’illuminazione su come risolvere un vecchio problema lavorativo.

  • Salute: Tutto nella norma. Presta attenzione all’alimentazione, scegli cibi leggeri e genuini.

  • Finanze: Tendenza al risparmio. Potresti rivedere le tue spese e trovare dei modi per ottimizzarle.

  • Consiglio del giorno: “La perfezione non esiste, ma l’amore per i dettagli sì. Applicalo a ciò che ti rende felice.”

Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)

  • Amore: Giornata romantica e all’insegna dell’equilibrio. Cerchi complicità e gesti d’affetto. Single, un incontro raffinato potrebbe far battere il cuore.

  • Lavoro: Ottima giornata per il networking informale. Un contatto preso oggi potrebbe rivelarsi utile in futuro.

  • Salute: Benessere generale. L’armonia che cerchi fuori la trovi dentro di te.

  • Finanze: Qualche tentazione per l’armadio o la casa. Conceditela, ma con moderazione.

  • Consiglio del giorno: “La bellezza salverà il mondo, ma inizia col salvare la tua domenica con ciò che ami.”

Scorpione (23 ottobre – 21 novembre)

  • Amore: Intensità e profondità. Con il partner, un confronto onesto su un tema “tabù” vi avvicinerà. Single, magnetismo alle stelle, ma potresti essere tu a volere un po’ di mistero.

  • Lavoro: Indagini e ricerche interiori. Potresti capire meglio le dinamiche di potere che ti circondano.

  • Salute: Energie psichiche forti. Utilizza questa carica per attività creative o di introspezione.

  • Finanze: Occhio a investimenti troppo rischiosi o poco chiari. Meglio la trasparenza.

  • Consiglio del giorno: “La tua profondità è un dono. Usala per esplorare i tuoi desideri più veri, non i segreti altrui.”

Sagittario (22 novembre – 21 dicembre)

  • Amore: Voglia di avventura e di novità. Una gita fuori porta con il partner ravviva la fiamma. Single, l’orizzonte si allarga: potresti flirtare con qualcuno di diverso dal solito.

  • Lavoro: Nuove idee e voglia di espansione. Progetti all’estero o legati alla formazione ti chiamano.

  • Salute: Attenzione agli eccessi a tavola o con l’alcol. Movimento e aria aperta sono i tuoi alleati.

  • Finanze: Desiderio di libertà finanziaria, ma evita scommesse o azzardi oggi.

  • Consiglio del giorno: “La fretta è cattiva consigliera. Assapora il viaggio, anche se oggi è solo un giro in periferia.”

Capricorno (22 dicembre – 20 gennaio)

  • Amore: Giornata dedicata alla solidità e alla responsabilità affettiva. Con il partner costruisci basi sicure. Per i single, sei alla ricerca di qualcuno di affidabile e serio.

  • Lavoro: Organizzazione e disciplina. Anche nel riposo, la tua mente pianifica la scalata ai prossimi obiettivi.

  • Salute: Ossa e articolazioni chiedono attenzione. Un po’ di stretching o yoga ti farà bene.

  • Finanze: Gestione oculata e previdente. Potresti pensare a un piccolo investimento a lungo termine.

  • Consiglio del giorno: “Concediti di sognare senza calcolatrice in mano. I sogni sono il carburante dell’anima.”

Acquario (21 gennaio – 19 febbraio)

  • Amore: Amore libero e anticonformista. Con il partner, spazio alla sperimentazione e alle idee folli. Single, sei attratto da persone eccentriche e fuori dagli schemi.

  • Lavoro: Originalità e innovazione. Un’idea geniale potrebbe sorgere mentre sei rilassato sul divano.

  • Salute: Circolazione e sistema nervoso. Evita luoghi troppo affollati e rumorosi, cerca il tuo spazio.

  • Finanze: Guadagni inattesi o idee per incrementare le entrate in modo alternativo (es. vendita online).

  • Consiglio del giorno: “La tua unicità è la tua firma. Non avere paura di mostrarla al mondo, anche oggi.”

Pesci (20 febbraio – 20 marzo)

  • Amore: Giornata di forte empatia e romanticismo. Con il partner, telepatia e gesti d’amore silenziosi. Per i single, l’anima gemella potrebbe avere uno sguardo sognante come il tuo.

  • Lavoro: Intuito alle stelle. Fidati delle tue sensazioni per prendere decisioni importanti della settimana entrante.

  • Salute: Piedi e sistema linfatico. Una camminata sull’erba o una pediluvio rilassante sono l’ideale.

  • Finanze: Qualche piccola spesa impulsiva dettata dal cuore o dalla voglia di aiutare qualcuno.

  • Consiglio del giorno: “Nuota nelle tue emozioni, ma ricordati di tenere la testa fuori dall’acqua per non perdere di vista la realtà.”

 Cosa ci riservano le stelle per domenica 1 marzo 2026?

Cari amici, questa domenica inaugura marzo con un’energia decisamente lunare e riflessiva. Le stelle ci sussurrano di lasciare fuori dalla porta lo stress della settimana lavorativa e di concentrarci sul nutrimento emotivo.

L’elemento che accomuna tutti i segni, seppur in declinazioni diverse, è la necessità di rallentare il ritmo. Che si tratti di amore, di progetti o di semplice relax, l’invito del cielo è a fare spazio all’introspezione. Paolo Tedesco, nei suoi consigli, sottolinea l’importanza di riscoprire il valore delle piccole cose: una chiacchierata intima per i Gemelli, la casa per i Cancro, un gesto creativo per gli Acquario.

In amore, il leitmotiv è la ricerca di autenticità. Si abbandonano le maschere sociali per cercare un contatto più vero e profondo. In coppia si gettano basi solide (Capricorno) o si pianifica il futuro (Vergine); per i single, l’occasione di incontri significativi è alta, ma solo se ci si presenta per quello che si è.

Sul fronte lavoro e finanze, la parola d’ordine è pianificazione senza ansia. Non è il giorno delle azioni concrete, ma delle idee e delle strategie. I segni di Terra (Toro, Vergine, Capricorno) eccellono in questo, ma anche i segni d’Aria (Gemelli, Acquario) possono avere intuizioni geniali proprio nel relax domenicale.

In definitiva, questa domenica ci regala una tregua. È un’isola felice nel fluire del tempo, dove possiamo prenderci cura di noi stessi e di chi amiamo. Le stelle ci ricordano che la vera ricchezza non si misura in denaro, ma in benessere e serenità.

Che le stelle vi accompagnino in questa dolce domenica di marzo.

Festival di Sanremo 2026, trionfa Sal Da Vinci: «La vittoria alla mia Napoli»

Con la voce incrinata dall’emozione, Sal Da Vinci alza il trofeo della 76ª edizione del Festival, dedicandolo «alla mia Napoli e alla mia famiglia». Il cantante napoletano, tornato in gara all’Ariston dopo 17 anni, domina la competizione: vince il Festival, conquista la platea del teatro e si impone nettamente anche al televoto.

Alle sue spalle, nel testa a testa finale, il rapper ligure Sayf, mentre il terzo posto va a Ditonellapiaga. Completano la top five Arisa (quarta) e la coppia ex aequo Fedez–Marco Masini (quinti). Fischi dalla sala per l’esclusione dalla cinquina di Serena Brancale.

Nato a New York come Salvatore Michael Sorrentino e cresciuto nella tradizione della sceneggiata napoletana accanto al padre Mario Da Vinci, il vincitore si conferma mattatore assoluto dell’ultimo Sanremo firmato Carlo Conti.

L’ultima serata tra musica e appelli globali

La finale si apre con un momento di forte attualità: Conti, affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, richiama il pubblico alle tensioni internazionali e agli attacchi in Iran, lanciando un appello per la protezione dei bambini nelle zone di guerra.

Il tema della pace attraversa gli interventi degli artisti in gara: dal coro spontaneo «Pace, pace» levato dalla platea, alla scritta Give peace a chance sull’abito di Martina “Cleo” Ungarelli delle Bambole di pezza. «Abbasso le guerre e le tirannie», afferma Leo Gassmann; «pace e felicità sono un lavoro collettivo», aggiungono Maria Antonietta & Colombre.

L’omaggio di Bocelli e il cerchio che si chiude

Superospite della serata è Andrea Bocelli, protagonista di un ingresso scenografico a cavallo bianco sulle note del Gladiatore. Il tenore esegue al pianoforte Il mare calmo della sera e poi, al centro del palco, Con te partirò, il brano lanciato proprio a Sanremo nel 1995.
L’esibizione diventa anche un omaggio a Pippo Baudo, a cui il Festival 2026 è dedicato: fu lui a intuire il talento del giovane artista toscano, oggi star mondiale.

Passaggio di consegne: De Martino verso Sanremo 2027

La finale segna anche la chiusura dell’era Conti. In diretta dall’Ariston, il conduttore investe Stefano De Martino come direttore artistico e padrone di casa della prossima edizione. Il Festival guarda già al 2027, mentre l’edizione appena conclusa consegna alla storia il trionfo di Sal Da Vinci e la sua dedica alla città partenopea.

Sanremo 2027 Stefano De Martino prende il timone del Festival

Sanremo guarda al futuro e lo fa con un nome che, negli ultimi anni, ha saputo conquistare pubblico e addetti ai lavori. Stefano De Martino sarà il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal palco dell’Ariston il 28 febbraio, in un momento destinato a restare nella storia della kermesse.

A comunicarlo è stato Carlo Conti, in quella che è stata definita una “prima volta” assoluta: un vero e proprio passaggio di testimone tra l’attuale guida del Festival e il suo successore, avvenuto mentre era ancora in corso la serata finale. Conti è sceso in platea per uno scambio di battute con il conduttore di Affari Tuoi, sancendo simbolicamente il cambio generazionale.

Per il giovane conduttore napoletano si tratta di un riconoscimento enorme, che premia professionalità, crescita costante e una presenza televisiva sempre più solida. In pochi anni De Martino è riuscito a trasformarsi da volto emergente a protagonista della nuova televisione italiana, diventando uno dei simboli più evidenti del ricambio generazionale in atto nel piccolo schermo.

Il suo stile affonda le radici nella migliore tradizione della TV italiana. Non è un mistero che Stefano De Martino si ispiri molto all’eleganza e al ritmo di Renzo Arbore — come molti hanno notato già ai tempi di Bar Stella, programma che richiamava chiaramente quell’impronta raffinata e musicale — ma allo stesso tempo il conduttore partenopeo ha saputo assorbire anche la versatilità e la capacità di intrattenimento totale di showman del calibro di Fiorello.

Proprio questa combinazione tra tradizione e modernità potrebbe rappresentare la chiave del suo futuro Sanremo. L’attesa è già altissima: il Festival 2027 si preannuncia come uno dei più osservati degli ultimi anni, con gli occhi puntati su un conduttore chiamato a dimostrare di poter reggere il peso del palco più importante della musica italiana.

Una sfida enorme, ma anche l’occasione perfetta per consacrare definitivamente Stefano De Martino tra i grandi della televisione italiana.

Caso Domenico, lo scontro tra legali: «Equipe denigrata». La famiglia del bimbo: «Difesa goffa, silenzio»

Non solo un’indagine giudiziaria destinata a scandagliare ogni passaggio medico e organizzativo del trapianto di cuore conclusosi con la morte del piccolo Domenico Caliendo. Ora attorno alla vicenda esplode anche uno scontro pubblico tra avvocati, fatto di comunicati, accuse e repliche durissime, che rischia di trasformare una tragedia sanitaria in un caso nazionale carico di tensioni e polemiche.

Da un lato i difensori della cardiochirurga Gabriella Farina, responsabile dell’équipe del Monaldi incaricata dell’espianto dell’organo a Bolzano. Dall’altro il legale della famiglia del bambino, Francesco Petruzzi, che invita al “silenzio e al decoro” accusando la controparte di tentare una difesa tardiva e inadeguata.

Sul fondo resta la tragedia di un bambino morto il 21 febbraio scorso, due mesi dopo il trapianto effettuato il 23 dicembre 2025 nell’ospedale napoletano.

La difesa della cardiochirurga: “Equipe ingiustamente denigrata”

I legali Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano intervengono per respingere quella che definiscono una rappresentazione “ingiusta e ingenerosa” dell’équipe napoletana.

Secondo i difensori, negli ultimi giorni si sarebbe affermata una narrazione pubblica capace di contrapporre la presunta efficienza delle strutture sanitarie del Nord Italia e dell’Austria all’impreparazione dei medici del Sud, una lettura che — sostengono — non renderebbe giustizia alla professionalità dei sanitari del Monaldi e più in generale delle strutture meridionali.

Un passaggio che lascia intravedere anche il rischio di uno scontro mediatico su base territoriale.

Per gli avvocati della dottoressa Farina, vicende di questa delicatezza imporrebbero prudenza e soprattutto ricostruzioni fondate sugli elementi già accertati, evitando versioni parziali che potrebbero influenzare l’opinione pubblica e lo stesso lavoro della magistratura.

Il richiamo è esplicito: rispetto per la memoria del bambino e per il dolore della famiglia, ma anche per i professionisti coinvolti.

Il nodo dell’espianto a Bolzano

Nel comunicato la difesa entra nel merito di uno dei punti più discussi dell’intera vicenda: le modalità con cui il cuore sarebbe stato conservato e trasportato verso Napoli.

Secondo quanto sostenuto dai legali, i medici dell’équipe di Innsbruck avrebbero confermato che, al netto di alcune incomprensioni iniziali, l’espianto si sarebbe svolto in un clima collaborativo e nel rispetto dei protocolli sanitari.

Il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo — sostengono — sarebbe stato conforme alle norme vigenti.

Non solo. I sanitari napoletani, sempre secondo la ricostruzione difensiva, non sarebbero stati informati dell’esistenza di contenitori più moderni o alternativi, circostanza che avrebbe impedito scelte diverse rispetto alla prassi operativa.

Altro passaggio centrale riguarda le immagini diffuse online relative a un frigorifero dell’ospedale di Bolzano con l’etichetta “ghiaccio secco”.

Secondo la difesa si tratterebbe di elementi fuorvianti, capaci di suggerire erroneamente che la cardiochirurga non avrebbe letto le indicazioni sul materiale refrigerante.

I legali spiegano invece che il materiale sarebbe stato prelevato dal personale locale e portato in sala operatoria mentre la dottoressa Farina era impegnata nelle operazioni di confezionamento dell’organo per accelerarne la partenza verso Napoli.

La questione del ghiaccio secco e le responsabilità operative

Uno dei punti più delicati riguarda proprio la fornitura del materiale refrigerante.

Secondo i difensori, meriterebbe attenzione anche la posizione del personale di sala dell’ospedale altoatesino che, a fronte della richiesta di ghiaccio necessario al trasporto, avrebbe fornito anidride carbonica allo stato solido — il cosiddetto ghiaccio secco — indistinguibile visivamente dal ghiaccio tradizionale ma dotato di effetti ustionanti.

Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi su eventuali responsabilità condivise nella gestione dell’intera operazione.

Gli avvocati ribadiscono comunque fiducia nella magistratura, chiamata ad accertare eventuali responsabilità senza condizionamenti mediatici.

La replica della famiglia: “Servono silenzio e rispetto”

Durissima la risposta dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico.

Il professionista parla apertamente di “difese arraffazzonate e goffe”, chiedendo invece rispetto e silenzio davanti al dolore della famiglia.

Nel suo intervento, Petruzzi elenca una lunga serie di contestazioni che — sottolinea — emergerebbero dagli atti dell’inchiesta e dalle valutazioni dei sanitari stranieri coinvolti nelle operazioni.

Tra queste, presunte difficoltà linguistiche nei rapporti con il team austriaco, la gestione logistica del trasferimento tra Verona e Bolzano, alcune scelte cliniche successive all’espianto e la gestione del drenaggio post operatorio che, secondo quanto riferito, avrebbe provocato una grave congestione multiorgano poi risolta dall’équipe di Innsbruck.

Contestazioni che investono anche la gestione del contenitore per il trasporto del cuore e la presunta mancata distinzione tra ghiaccio tradizionale e ghiaccio secco.

Il silenzio di quaranta giorni e il dolore dei genitori

Particolarmente duro l’ultimo passaggio della replica.

Secondo il legale della famiglia, sarebbe stato mantenuto il silenzio per oltre quaranta giorni sui fatti accaduti, senza fornire spiegazioni ai genitori del bambino.

Una circostanza che, sostiene Petruzzi, aggraverebbe ulteriormente la posizione morale di chi oggi interviene pubblicamente sulla vicenda.

Parole che segnano un evidente salto di tensione nello scontro tra le parti.

L’inchiesta giudiziaria e i nodi ancora aperti

Nel frattempo resta centrale il lavoro della Procura, chiamata a ricostruire ogni fase della catena sanitaria: dall’espianto a Bolzano al trasporto dell’organo, fino all’intervento chirurgico e al decorso clinico successivo al Monaldi.

Gli accertamenti dovranno chiarire se vi siano stati errori tecnici, incomprensioni organizzative o responsabilità individuali.

Un’indagine complessa, destinata inevitabilmente a coinvolgere più strutture sanitarie e diversi sistemi sanitari nazionali.

Mentre il confronto mediatico si accende, resta una certezza: al centro della vicenda non c’è solo uno scontro tra versioni, ma la ricerca della verità su una tragedia che ha segnato una famiglia e acceso interrogativi profondi sulla gestione dei trapianti internazionali.

Pompei, sparano a un gatto randagio con una pistola a piombini: salvato e operato

Un gatto randagio accudito e conosciuto dai residenti di Pompei è stato ridotto in gravi condizioni dopo essere stato colpito da un colpo esploso con una pistola a pallini. L’animale, chiamato “Pallino” dai cittadini, è stato ritrovato lo scorso giovedì dalla volontaria animalista Giancarla Gilardi, che lo ha trasportato d’urgenza in una clinica veterinaria.

L’operazione: pallino nella mascella

In clinica il gatto è stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’estrazione del piombino, rimasto conficcato nella mascella, e alla sutura delle ferite. “Con l’aiuto di un’altra persona l’ho portato subito dal veterinario – racconta Gilardi –. Ora dovrà seguire una terapia antibiotica per due settimane e restare a riposo”. Dopo le prime cure, l’animale è stato sistemato temporaneamente presso l’abitazione di un parente della volontaria, in attesa di completare la terapia.

La segnalazione a Borrelli

La volontaria ha riferito di essersi rivolta al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, chiedendo un intervento perché l’episodio non resti impunito. Borrelli ha annunciato l’intenzione di recarsi a Pompei per verificare le condizioni del gatto e ringraziare la volontaria.

“Violenza vile, va punita”

“Ci troviamo davanti a un atto di violenza vile e inaccettabile – dichiara Borrelli –. Sparare a un animale indifeso è un segnale di pericolosità sociale che non può essere sottovalutato”. Il parlamentare chiede che i responsabili vengano individuati “al più presto” e perseguiti “con la massima severità”, ribadendo che i reati contro gli animali “sono crimini a tutti gli effetti” e che bisogna tutelare “gli esseri più fragili” e chi, come i volontari, presta soccorso sul territorio.

Hojlund dopo Verona: «Stanco, ma felice per il gol e per i tre punti»

Stanchezza nelle gambe, lucidità nelle parole e la soddisfazione di aver lasciato il segno. Dopo il successo per 2-1 sul campo dell’Hellas Verona, l’attaccante del Napoli Rasmus Højlund racconta ai microfoni di DAZN una partita vissuta fino all’ultimo respiro.

«Sono stanco, perché anche oggi ho giocato novanta minuti», ammette senza filtri. «Sono contento per i tre punti e di aver segnato: a livello di prestazione, probabilmente potevamo fare meglio». Una vittoria arrivata soffrendo, ma fondamentale per la corsa azzurra, costruita anche attraverso il sacrificio di chi resta in campo fino all’ultimo secondo.

Nel racconto di Hojlund c’è spazio anche per l’intesa offensiva e per l’elogio al compagno che ha deciso il match nel finale. «Sono felicissimo per il gol di Lukaku», dice riferendosi a Romelu Lukaku. «Nell’amichevole contro il Giugliano di mercoledì avevamo già provato a giocare assieme. Da lui imparo ogni giorno: mi piacerebbe saper proteggere il pallone come fa lui e arrivare a fare tutti i gol che ha fatto lui nella sua carriera».