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L’impero della Vanella Grassi: il triumvirato dei Girati, le mesate d’oro e la droga via drone

Napoli– Non sono più i “Girati” di una volta, quelli che nel 2011 scatenarono la scissione interna ai Di Lauro e agli Amato-Pagano per conquistare un pezzo di cielo sopra le Vele di Scampia.

Oggi la Vanella Grassi è un’azienda criminale matura, con una struttura piramidale d’acciaio, una rete diplomatica che arriva fino in Spagna e un sistema di “welfare” interno che non conosce crisi. L’ultima ordinanza cautelare, che ha disarticolato i quadri direttivi del clan tra il 2019 e il 2024, restituisce l’immagine di una consorteria capace di rigenerarsi nonostante decenni di arresti e collaborazioni con la giustizia.

Al centro dell’indagine l’associazione di stampo mafioso. Ma tra le pieghe dei faldoni emerge molto di più: una disponibilità illimitata di armi, il controllo ferreo del territorio tra San Pietro a Patierno e Secondigliano e una capacità di intimidazione che soffoca ogni anelito di legalità.

Il Triumvirato: il ritorno dei “Colonelli”

La data spartiacque è il 6 maggio 2020. Quel giorno, quasi in contemporanea, tornano in libertà i tre uomini che avrebbero ripreso in mano le redini del clan: Gaetano Angrisano, Antonio Coppola (noto come “Mille Lire”) e Giuseppe Corcione (detto “Ciccio ’o macellaio”).

Secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Roselli, il primo atto della nuova reggenza fu una missione diplomatica. Angrisano e Corcione si recarono a Mugnano per presentarsi a Marco Liguori, allora vertice degli Amato-Pagano.

«Gaetano Angrisano si presentò come il capo della Vanella – racconta il pentito – e chiarì subito che Antonio Coppola era la stessa cosa sua, stavano allo stesso livello». Era la nascita del nuovo triumvirato. Per sancire l’alleanza, fu organizzato un pranzo al Lotto O, un vertice tra i maggiorenti dei due clan per spartirsi affari e zone di influenza.

Le piazze di spaccio: il monopolio delle Vele e i droni

Il “core business” rimane il traffico di stupefacenti. La Vanella Grassi controlla i punti nevralgici dello spaccio: il Lotto G, il Lotto P (le tristemente note “Case dei Puffi”) e il Lotto M (le Vele).

L’inchiesta documenta l’evoluzione tecnologica del narcotraffico. Nel carcere di Secondigliano, la droga non entra più solo con i metodi tradizionali. Tra luglio e dicembre 2023, il gruppo guidato da Nico Grimaldi, sotto la protezione della Vanella, utilizzava droni per consegnare dosi direttamente nelle celle. Un sistema coordinato dalla madre di Grimaldi, Rita Pitirollo, che dimostra la capacità del clan di infiltrare anche le strutture di massima sicurezza.

Il Welfare della camorra: mesate da 6.000 euro

Ciò che tiene unito il clan non è solo la violenza, ma la “cassa comune”. La Vanella Grassi garantisce ai propri affiliati, liberi o detenuti, uno stipendio fisso: la “mesata”. È un sistema meritocratico al rovescio: più alto è il grado, più ricca è la busta paga.

I collaboratori di giustizia, tra cui Luigi Esposito e Luca Chianese, hanno svelato cifre da capogiro. I vertici del clan percepiscono 6.000 euro al mese. Solo per la famiglia dello storico leader Salvatore Petriccione (detto “Totore ’o marenaro”), il clan sborsa ogni mese 24.000 euro, ripartiti tra il capoclan, i figli Gaetano e Salvatore Jr, e il genero Gaetano Angrisano. Un impegno economico enorme che serve a garantire la “fedeltà criminale” e a evitare nuove defezioni o collaborazioni con lo Stato.

La “Guerra Fredda” interna e l’ascesa di Iazzetta

Non tutto, però, è filato liscio. L’ordinanza ricostruisce tensioni altissime tra Gaetano Angrisano e Paolo Esposito (soprannominato “Paoluccio ’o Porsche”). Esposito avrebbe persino tentato di far uccidere Angrisano per prenderne il posto.

In questo clima di sospetto, emerge la figura di Fabio Iazzetta. Per anni è stato l’uomo nell’ombra, il gestore delle piazze delle Vele e delle Case dei Puffi insieme a Luigi Rosas (“Gino ’o Zuppone”). Iazzetta attendeva il suo momento, sperando che gli arresti dei capi gli aprissero la strada. L’investitura ufficiale è arrivata il 13 dicembre 2023, dopo l’arresto spettacolare di Angrisano, catturato durante la festa di compleanno del figlio. A conferire il comando a Iazzetta è stato, direttamente dal carcere, Salvatore Petriccione Junior: «In quel momento non era rimasto nessuno fuori con il cognome», spiegano i pentiti.

La pista spagnola e lo sgarro ai calabresi

L’inchiesta ha anche una dimensione internazionale. Angrisano si era spinto fino in Spagna per stringere contatti con grossi narcotrafficanti, in particolare con Simone Bartiromo (nickname “Jet”).

Ma l’episodio che meglio descrive la potenza di fuoco e l’arroganza della Vanella Grassi è la rapina di Casavatore. Nell’aprile 2023, i sodali del clan hanno rapinato 20 chili di cocaina a due corrieri calabresi legati alle potenti ‘ndrine della Locride (i Nirta e i Romeo). Quando i calabresi, tramite il clan Contini, hanno chiesto la restituzione del carico, Angrisano si è opposto con forza. Un atto di sfida che poteva innescare una guerra tra cartelli, ma che ha dimostrato come la Vanella si sentisse abbastanza forte da non temere nessuno, nemmeno i giganti della ‘ndrangheta.

Un clan a base familiare

L’ordinanza chiude il cerchio sottolineando come la forza della Vanella Grassi risieda nei legami di sangue. Le relazioni di parentela tra gli Angrisano, i Petriccione e i Coppola non sono solo legami affettivi, ma la spina dorsale di un’organizzazione che la Cassazione ha già definito più volte come una delle più pericolose della Campania. Con disponibilità di armi custodite nei sottoscala dei Lotti e una schiera di spacciatori pronti a essere “stipendiati”, il clan continua a esercitare il suo strapotere criminale, nonostante l’incessante pressione della Procura Antimafia.

Napoli, misura cautelare per il consigliere regionale Zannini e due imprenditori

I militari del Nucleo Investigativo del Gruppo di Aversa stanno dando esecuzione a misure cautelari personali nei confronti di tre indagati nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, diretta dal procuratore Pierpaolo Bruni.

L’operazione e i destinatari

La misura riguarda il consigliere regionale Giovanni Zannini e gli imprenditori Luigi Griffo e Paolo Griffo, padre e figlio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre sarebbero indiziati, a vario titolo, dei reati di:
corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Il contesto investigativo

L’indagine della Procura sammaritana — riferita al territorio di Santa Maria Capua Vetere — ipotizza un sistema di relazioni tra pubblico ufficiale e operatori economici finalizzato all’ottenimento indebito di finanziamenti pubblici, attraverso atti ritenuti falsificati o irregolari.

Le misure cautelari eseguite in questa fase si fondano sul quadro indiziario raccolto dagli investigatori e dovranno essere vagliate nelle successive fasi giudiziarie.

Tragedia a Casoria: perde il controllo dell’auto e si schianta contro un palo, morto 52enne

Casoria – Ancora sangue sulle strade del napoletano. Nel pomeriggio di ieri, un drammatico incidente ha spezzato la vita di Sergio Caccavallo, 52 anni, residente nel capoluogo. L’uomo stava percorrendo via Sannitica in direzione Afragola alla guida della sua Citroen Xsara quando, per cause ancora in fase di accertamento da parte dei Carabinieri della stazione locale, ha improvvisamente perso il controllo del veicolo.

L’impatto contro un palo della rete elettrica Enel è stato violentissimo, non lasciandogli scampo: Caccavallo è deceduto sul colpo. Sul posto, oltre ai militari dell’Arma per i rilievi del caso, sono intervenuti i sanitari, che hanno solo potuto constatare il decesso.

Come da prassi in questi casi, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro del mezzo e il trasferimento della salma presso l’istituto di medicina legale per l’esame autoptico, necessario a escludere un eventuale malore improvviso prima dell’urto.

Un’emergenza senza fine tra strade insicure e fatalità

L’incidente di Casoria rappresenta l’ennesimo capitolo di una strage silenziosa che sta martoriando Napoli e la sua provincia. Sebbene la dinamica specifica di via Sannitica sia ancora al vaglio degli inquirenti — tra ipotesi di distrazione, guasto meccanico o malore — il dato oggettivo resta l’altissima frequenza di impatti mortali sul territorio.

Le arterie di collegamento dell’hinterland, spesso caratterizzate da volumi di traffico elevati e criticità strutturali, si confermano tra le più pericolose d’Italia. Questa nuova vittima riaccende il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla necessità di interventi urgenti, poiché dietro ogni “perdita di controllo” si cela spesso un mix letale di infrastrutture da revisionare e una fatalità che non perdona.

Caso Domenico, battaglia sull’imparzialità del collegio: la famiglia nomina Angelini

Napoli — La partita decisiva sul caso del piccolo Domenico si gioca, prima ancora che in sala settoria, sul terreno tecnico e procedurale. A poche ore dall’incidente probatorio fissato per martedì, la famiglia del bambino morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore non riuscito completa il proprio collegio di consulenti e contemporaneamente chiede l’esclusione di uno dei periti nominati dal giudice.

Due mosse che fotografano il clima di forte contrapposizione attorno a un procedimento che vede sette sanitari indagati per omicidio colposo e che ruota attorno a un punto centrale: stabilire se il cuore trapiantato, proveniente da Bolzano, fosse già compromesso al momento dell’impianto o se il danno sia intervenuto in altre fasi della catena clinica e logistica.

Il collegio della famiglia: arriva il cardiochirurgo Angelini

La famiglia Caliendo ha scelto di rafforzare il proprio fronte tecnico con un nome di peso internazionale: Gianni Davide Angelini, professore emerito di cardiochirurgia all’Università di Bristol e fondatore del Bristol Heart Institute.

La sua nomina completa un collegio multidisciplinare già composto dal medico legale Luca Scognamiglio, dall’anestesista trapiantologa D’Amico e dall’anatomopatologo Iacobelli.
Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, l’ingresso di Angelini garantisce «un’analisi rigorosa, indipendente e scientificamente fondata» dei fatti che saranno oggetto dell’accertamento irripetibile disposto dalla Procura di Napoli.

La strategia è evidente: presentarsi all’autopsia con competenze integrate — medico-legali, anestesiologiche, anatomo-patologiche e cardiochirurgiche — in grado di contestare eventuali conclusioni del collegio peritale nominato dal giudice.

La ricusazione del perito Rinaldi: “Non è imparziale”

Parallelamente, la difesa dei genitori ha chiesto la ricusazione di Mauro Rinaldi, cardiochirurgo torinese inserito tra i tre periti del gip per l’incidente probatorio.
L’istanza poggia su due profili ritenuti incompatibili:
l’essersi già espresso pubblicamente sulla vicenda;
la co-firma di una pubblicazione scientifica con uno dei medici indagati.

A questi elementi si aggiunge ora un nuovo documento che la difesa intende depositare: una nota interna della Società italiana di Chirurgia cardiaca, di cui Rinaldi è vicepresidente, contenente espressioni di solidarietà ai sanitari del Monaldi coinvolti nell’indagine.
Per l’avvocato Petruzzi si tratterebbe di «una scelta di campo» incompatibile con il ruolo di perito terzo.

La nota Sicch e la “second victim syndrome”

Nel documento associativo, diffuso ai soci dopo l’esplosione mediatica del caso, la società scientifica esprime vicinanza ai colleghi napoletani e richiama il concetto di “second victim syndrome”, cioè il trauma psicologico che può colpire i sanitari coinvolti in eventi avversi.
La presa di posizione — pur senza entrare nel merito clinico — viene letta dalla famiglia come un segnale di schieramento a favore degli indagati, rafforzando la richiesta di sostituzione del perito prima dell’avvio dell’accertamento autoptico.

Il verbale del 30 dicembre: “Cuore integro e trapianto corretto”

Ulteriore elemento di tensione è un verbale interno dell’Azienda dei Colli relativo a una riunione del 30 dicembre, sette giorni dopo il trapianto.
Secondo la ricostruzione della difesa dei genitori, in quell’incontro il primario Oppido avrebbe sostenuto la piena correttezza dell’intervento: cuore «perfettamente prelevato e integro» e trapianto senza perdite ematiche nelle anastomosi.

Sempre nello stesso contesto, il primario avrebbe dichiarato che — in caso di decesso — avrebbe richiesto personalmente un riscontro autoptico «a tutela della propria reputazione».

Per la madre del bambino, Patrizia, tali affermazioni rendono necessario chiarire la reale valutazione clinica espressa dai sanitari nei giorni immediatamente successivi all’intervento.

Il nodo del cuore danneggiato: Bolzano o Napoli?

Sul piano investigativo resta aperta la questione cruciale: dove e quando il cuore sarebbe stato compromesso.

La difesa della cardiochirurga Gabriella Farina — responsabile dell’équipe che eseguì l’espianto a Bolzano — invita a considerare la posizione del personale di sala operatoria altoatesino, ipotizzando che durante il trasporto dell’organo sia stato utilizzato ghiaccio secco (anidride carbonica solida) anziché ghiaccio tradizionale, con possibile danno da congelamento.

Una tesi che la famiglia contesta, chiedendo «silenzio e decoro invece che difese arraffazzonate», e che sarà verosimilmente uno dei punti centrali dell’incidente probatorio.

La decisione del gip e i tempi dell’autopsia

Il giudice per le indagini preliminari è atteso a breve sulla ricusazione del perito Rinaldi: una decisione che inciderà direttamente sul calendario dell’autopsia e quindi sull’intero iter dell’accertamento irripetibile.

Solo dopo la definizione del collegio peritale potrà iniziare l’esame autoptico destinato a chiarire se la morte del piccolo Domenico sia dipesa da un organo già danneggiato, da errori chirurgici o da criticità nella gestione perioperatoria.

È su questo snodo tecnico-scientifico che si giocherà la prima vera verifica probatoria di un caso destinato a segnare la giurisprudenza sui trapianti pediatrici e sulla responsabilità lungo la filiera del prelievo e del trasporto d’organo.

Portici, trovato con marijuana, crack e cocaina: 39enne arrestato dai carabinieri

Portici– Arresto per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio a Portici. I carabinieri della stazione locale hanno fermato Emanuele Palma, 39 anni, già noto alle forze dell’ordine, nel corso di un controllo effettuato in via Bellucci Sessa.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo è stato trovato in possesso di diverse sostanze: marijuana, crack, hashish e cocaina. La droga, già suddivisa in dosi, per un totale complessivo di 16 grammi, sarebbe stata pronta per la vendita al dettaglio. Addosso al 39enne anche materiale ritenuto utile al confezionamento.

Dopo le formalità di rito, Palma è stato trasferito in carcere: dovrà rispondere all’autorità giudiziaria dell’ipotesi di reato contestata.

Ladri in fuga dalla polizia investono e uccidono famiglia di tre persone

Doveva essere un normale controllo su strada, si è trasformato in una tragedia che ha sconvolto la periferia est di Roma. Una famiglia composta da padre, madre e figlio ha perso la vita in un violento incidente avvenuto lungo via Collatina, al termine di un inseguimento tra le forze dell’ordine e un’auto in fuga.

Secondo una prima ricostruzione investigativa, tutto è iniziato nella zona del Quarticciolo, dove una pattuglia dei Carabinieri aveva intimato l’alt a un veicolo sospetto. Il conducente, però, avrebbe ignorato l’ordine accelerando e tentando di dileguarsi tra le strade del quadrante orientale della Capitale.

All’inseguimento si è unito un secondo equipaggio dell’Arma, che avrebbe successivamente perso il contatto visivo con la vettura. Gli agenti della Polizia di Stato hanno invece proseguito il monitoraggio mantenendo una distanza di sicurezza.

Lo schianto e le vittime

La corsa è terminata in maniera drammatica all’altezza di via Collatina, quando l’auto in fuga ha improvvisamente invaso la corsia opposta di marcia. L’impatto frontale con un’altra vettura è stato devastante.

Due componenti della famiglia sono morti sul colpo tra le lamiere distrutte, mentre il terzo passeggero è deceduto poco dopo nonostante i tentativi di soccorso. Una scena drammatica quella che si è presentata ai primi soccorritori, con i veicoli completamente distrutti dall’urto.

Arrestati i tre fuggitivi

A bordo dell’auto in fuga viaggiavano tre uomini di nazionalità sudamericana, arrestati con accuse pesantissime: omicidio stradale, resistenza a pubblico ufficiale, violazione degli obblighi verso funzionari e agenti e porto di oggetti atti allo scasso.

Durante la perquisizione dell’abitacolo, gli investigatori hanno sequestrato diversi cacciaviti e un jammer, dispositivo utilizzato per disturbare segnali elettronici, elementi che rafforzano l’ipotesi di attività criminali in corso prima del controllo.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del Fuoco per estrarre le vittime dalle lamiere, i sanitari del Servizio sanitario di emergenza 118 e le forze dell’ordine, impegnate nei rilievi tecnici e nella ricostruzione dettagliata della dinamica. Le indagini sono ora concentrate su ogni fase dell’inseguimento per chiarire responsabilità e tempi dell’intervento.

L’oroscopo di Paolo Tedesco del 2 marzo 2026

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Salve a tutti, cari amici e amiche delle stelle. Oggi la Luna attraversa il segno del Leone, portando con sé un’ondata di coraggio e voglia di mettersi in mostra. È una giornata in cui il cuore vuole essere protagonista, ma attenzione a non esagerare con l’orgoglio. Scopriamo insieme come sfruttare al meglio questa energia vibrante.

Ariete (21 Marzo – 19 Aprile)

Amore: La Luna nel Leone infiamma la tua vita di coppia. Se sei single, potresti fare colpo grazie al tuo entusiasmo contagioso. Per i fidanzati, è il momento ideale per organizzare una cena fuori o un’attività divertente.
Lavoro: Ottima giornata per la creatività e per proporre nuove idee. I superiori noteranno la tua iniziativa. Evita solo di essere troppo impulsivo nelle email.
Salute: Energia alle stelle. Sfruttala per fare sport, ma senza strafare per evitare infortuni muscolari.
Finanze: Qualche piccola spesa impulsiva è dietro l’angolo. Pensaci due volte prima di acquistare l’ultimo gadget tecnologico.

Toro (20 Aprile – 20 Maggio)

Amore: Oggi cerchi stabilità e coccole. La Luna in Leone ti spinge a voler proteggere chi ami. Se sei single, potresti sentire il bisogno di riallacciare i contatti con una vecchia fiamma.
Lavoro: Giornata produttiva se ti dedichi a questioni pratiche e domestiche. Potresti ricevere buone notizie riguardo a una pratica burocratica in sospeso.
Salute: Presta attenzione alla gola e alla cervicale. Il cambio di stagione si fa sentire, proteggiti con sciarpe leggere.
Finanze: Gestisci con cura il budget familiare. Oggi è un buon giorno per fare un po’ di conti e pianificare il futuro.

Gemelli (21 Maggio – 20 Giugno)

Amore: La tua comunicatività è al top e con la Luna in Leone farai breccia nel cuore di chi ti ascolta. Serata perfetta per un appuntamento in un locale trendy o per una chiacchierata profonda con il partner.
Lavoro: Scambi e contatti favorevoli. Le tue idee vengono apprezzate e potresti ricevere complimenti inaspettati. Ottimo per chi lavora nel marketing o nelle vendite.
Salute: La mente è vivace, ma il fisico potrebbe essere stanco. Concediti una pausa rigenerante lontano dagli schermi.
Finanze: Occhio a non fare promesse che riguardano denaro che ancora non hai. Meglio tenere i piedi per terra.

Cancro (21 Giugno – 22 Luglio)

Amore: La Luna in Leone illumina il settore della famiglia e delle radici. È il giorno giusto per chiedere scusa o per riappacificarsi dopo un litigio. Dedicati ai tuoi cari.
Lavoro: Potresti sentirti un po’ sotto pressione per via delle richieste della famiglia. Cerca di mantenere un equilibrio tra dovere e affetti. Non portare i problemi di casa in ufficio.
Salute: Sistema digestivo delicato. Preferisci cibi leggeri e fai attenzione agli eccessi a tavola.
Finanze: Potrebbe arrivare un piccolo rimborso o un regalo inaspettato. Accettalo con gratitudine.

Leone (23 Luglio – 23 Agosto)

Amore: La Luna nel tuo segno ti regala fascino e magnetismo. Sei irresistibile! Approfittane per dichiararti o per riaccendere la passione. Il mondo è tuo.
Lavoro: Sei al centro dell’attenzione. Un progetto che porti avanti da tempo potrebbe finalmente decollare. Mostra sicurezza, ma senza diventare arrogante.
Salute: Vitalità alle stelle! Ti senti in forma e pronto a traslocare le montagne. Sfrutta questa carica.
Finanze: Tendenza allo sperpero per auto-gratificarti. Va bene concedersi un lusso, ma senza buttare via i risparmi.

Vergine (24 Agosto – 22 Settembre)

Amore: Giornata all’insegna dell’introspezione. Preferisci momenti tranquilli e intimi. Se hai un partner, condividi con lui le tue paure. Se sei single, ascolta il tuo intuito.
Lavoro: Ottimo momento per lavorare in solitaria e mettere ordine. La tua precisione sarà apprezzata, ma attenzione a non trasformarti in un perfezionista tedioso.
Salute: Accumuli stress. Trova uno sfogo sano: una camminata nella natura o dello yoga ti faranno bene.
Finanze: Giornata no per gli investimenti. Meglio tenere i soldi al sicuro e rimandare decisioni importanti.

Bilancia (23 Settembre – 22 Ottobre)

Amore: La Luna in Leone accende la vita sociale. Siete la coppia più ammirata del gruppo. Per i single, un’amicizia potrebbe trasformarsi in qualcosa di più profondo grazie a una serata spensierata.
Lavoro: Collaborazioni vincenti. Lavorare in team oggi porta grandi soddisfazioni. Potresti conoscere una persona che si rivelerà fondamentale per un progetto futuro.
Salute: Attenzione alla pelle e alla circolazione. Muoviti di più e bevi acqua per depurarti.
Finanze: Qualche piccolo guadagno extra potrebbe arrivare da un’attività secondaria o da un hobby.

Scorpione (23 Ottobre – 21 Novembre)

Amore: Passione e intensità. Con la Luna in Leone, non accetti mezze misure. Vuoi tutto e subito. Attenzione a non essere troppo possessivo con il partner. Per i single, sguardi magnetici.
Lavoro: Ambizione in primo piano. Vuoi scalare la vetta e oggi hai la grinta giusta per iniziare. Gestisci con diplomazia eventuali conflitti di potere.
Salute: Energia concentrata. Ottima per attività che richiedano forza e resistenza. Sfogati in palestra.
Finanze: Potresti ricevere notizie riguardanti un’eredità, una tassa o un finanziamento. Leggi le clausole con attenzione.

Sagittario (22 Novembre – 21 Dicembre)

Amore: Voglia di evasione e di novità. Trasforma una semplice uscita in un’avventura. Se sei in coppia, stupisci il partner con un programma fuori dal comune. Single: l’amore potrebbe essere… straniero!
Lavoro: Idee innovative e visionarie. Oggi sogni in grande, e qualcuno potrebbe credere in te. Ottimo per chi deve fare un viaggio di lavoro o stipulare contratti con l’estero.
Salute: Attenzione agli infortuni agli arti inferiori (caviglie, ginocchia) se fai sport. Riscaldati bene.
Finanze: Viaggi e formazione sono spese che oggi sembrano necessarie. Valuta se sono realmente sostenibili.

Capricorno (22 Dicembre – 19 Gennaio)

Amore: La Luna in Leone ti spinge a mostrare il tuo lato più tenero, che di solito tieni nascosto. Regala un gesto concreto al partner. Per i single, la stabilità è ciò che cercate.
Lavoro: Questioni finanziarie e burocratiche in primo piano. La tua serietà viene premiata. Potresti ottenere un incarico di responsabilità. Occhio ai dettagli nei contratti.
Salute: Stanchezza fisica dovuta allo stress lavorativo. Concediti un massaggio o una serata di relax totale.
Finanze: Attenzione alle spese folli del partner o dei figli. Tieni sotto controllo il conto corrente condiviso.

Acquario (20 Gennaio – 18 Febbraio)

Amore: La Luna in Leone porta aria di festa nella coppia. L’intesa è ai massimi livelli. Per i single, è la giornata giusta per flirtare online o in contesti non convenzionali.
Lavoro: Collaborazioni e partnership al centro. Un socio o un collega ti darà una dritta importante. Ascolta i consigli, anche se vengono da chi è meno esperto di te.
Salute: Benessere generale. La tua energia nervosa è ben incanalata. Approfittane per iniziare un corso di meditazione.
Finanze: Qualche piccolo introito potrebbe arrivare da internet o da vecchi progetti. Non disprezzare le piccole somme.

Pesci (19 Febbraio – 20 Marzo)

Amore: Oggi sei particolarmente sensibile e romantico. Sogni l’amore perfetto. Con il partner, evita di fare film mentali e chiedi direttamente quello che vuoi. Single: ascolta la musica che ami, ti metterà in sintonia con l’anima gemella.
Lavoro: Attenzione ai colleghi. La Luna in Leone ti rende un po’ permaloso. Non prendere sul personale le critiche, anche se costruttive. Lavoro di routine sotto controllo.
Salute: Sistema immunitario un po’ basso. Riposati e non trascurare i primi sintomi di malessere.
Finanze: Fai attenzione a prestiti e piccole truffe. Controlla sempre il resto e le ricevute.


💫 Il Consiglio Astrologico di Paolo Tedesco

Oggi, cari amici, la Luna nel Leone ci ricorda l’importanza di brillare senza bruciare. L’energia di oggi è come una fiamma: può illuminare il cammino o incendiare un ponte. Il consiglio è di usare il calore del cuore per avvicinare le persone, non per allontanarle con l’arroganza. Concedetevi di essere generosi con i complimenti, con il vostro tempo e con il vostro affetto. Lasciate che gli altri si scaldino alla vostra luce, e vi accorgerete che, così facendo, la vostma luce diventerà ancora più forte.

✨ Commento Finale: Cosa ci riservano le stelle?

Lunedì 2 marzo 2026 si apre all’insegna del coraggio e della generosità. L’influenza della Luna in Leone ci spinge tutti a uscire dal guscio, a reclamare il nostro posto nel mondo e a farlo con il sorriso. Non è una giornata per le mezze misure: l’Universo ci chiede di essere autentici, anche a costo di sembrare un po’ teatrali.

C’è un’aria di sana competizione, ma anche di grande calore umano. Le stelle ci dicono che il modo migliore per ottenere ciò che vogliamo è dimostrare quanto ci teniamo. Che si tratti di amore, lavoro o un progetto personale, oggi l’entusiasmo è la chiave che apre tutte le porte.

Attenzione solo a non cadere nella trappola dell’ego: il Leone sa essere magnanimo, ma anche terribilmente orgoglioso. Scegliamo la magnanimità. Buon lunedì a tutti e che le stelle vi accompagnino!

Sanremo 2026, la mancata vittoria di Sayf: canzone più profonda che può vincere nel tempo

La finale del Festival di Sanremo 2026 ha incoronato il suo vincitore: Sal Da Vinci ha trionfato alla 76ª edizione con il brano Per sempre sì. Una vittoria costruita serata dopo serata, tra standing ovation e un’energia sul palco dell’Ariston che ha convinto pubblico e giurie.

Va detto chiaramente: la sua affermazione è stata meritata. All’orecchio esperto, fin dalle prime esibizioni, la melodia del cantautore napoletano è sembrata perfettamente calibrata per vincere questo Festival. Un brano immediato, emotivo, costruito con grande mestiere.

Eppure, sotto il risultato ufficiale, si nasconde un’altra verità che molti non stanno ignorando: quella di Sayf.

Una vittoria di misura

I numeri della Finale raccontano una storia molto più equilibrata di quanto sembri. Al televoto — cioè nel voto popolare — a vincere è stato proprio Sayf.

Percentuali Super Finale:

  • Sal Da Vinci – Totale: 22,2% – Televoto: 23,6%
  • Sayf – Totale: 21,9% – Televoto: 26,4%
  • Ditonellapiaga – Totale: 20,6% – Televoto: 18,9%
  • Arisa – Totale: 18,9% – Televoto: 19,2%
  • Fedez & Marco Masini – Totale: 16,5% – Televoto: 11,9%

Il dato chiave è evidente: il pubblico da casa aveva scelto Sayf con il 26,4%, contro il 23,6% di Sal Da Vinci. Ma il peso della Giuria della Sala Stampa, TV e Web e della Giuria delle Radio ha ribaltato tutto, consegnando la vittoria finale al cantautore napoletano per appena tre decimi di punto (22,2% contro 21,9%).

Una vittoria di misura, decisa più dalla critica che dal televoto (e forse era ora che la critica premiasse Sal Da Vinci).

Una canzone meno immediata ma più intensa

Ed è qui che entra in gioco la lettura più interessante. Il brano di Sayf, rispetto a quello di Sal, appare meno immediato ma decisamente più carico di contenuto.

Non è la classica canzone che ti prende al primo ascolto. È più stratificata, più emotiva, più coraggiosa. Di quelle che crescono con il tempo.

La storia di Sanremo insegna che spesso il vero successo si misura nei mesi successivi al Festival. E sotto questo aspetto, la partita potrebbe essere ancora apertissima.

La frase che ha fatto riflettere

C’è poi un dettaglio che molti osservatori non hanno sottovalutato. Durante il Dopofestival di venerdì, quasi in risposta a Savino — forse per gioco, ma forse nemmeno troppo — lo stesso Sal Da Vinci aveva inquadrato perfettamente il perimetro della sua canzone.

Il cantautore aveva lasciato intendere che Per sempre sì sarebbe potuta diventare, nel tempo, una sorta di “canzone da matrimonio”, destinata a essere cantata per anni.

Una battuta? Forse.
Ma anche una lettura lucidissima del proprio brano.

Un messaggio fortissimo… ma non universale

Probabilmente Sal sapeva bene che la sua canzone avrebbe colpito nel segno proprio per il suo messaggio forte, diretto, profondamente legato all’idea di amore eterno, di matrimonio, di famiglia.

Temi che parlano a una larghissima fetta di pubblico italiano e che, storicamente, a Sanremo funzionano.

Ma esiste anche un’altra parte di pubblico. Quella più giovane, più disincantata, o semplicemente più distante dall’idea di amore eterno e di matrimonio come orizzonte naturale.

I valori che hanno colpito il pubblico

Sayf, giovane e lontano dalle logiche più consolidate dello show business, ha portato sul palco anche un messaggio umano molto forte. Il momento in cui ha fatto salire la madre all’Ariston ha colpito. Una mamma non famosa, non costruita televisivamente. Una presenza autentica. E proprio questa semplicità ha fatto breccia.

Il Festival è finito, la sfida forse no

Probabilmente la vittoria di Sal Da Vinci era scritta nelle logiche del Festival. Esperienza, popolarità trasversale e un brano perfetto per l’Ariston hanno fatto la differenza.

Ma attenzione a considerare chiusa la partita.

Perché se Sal ha vinto Sanremo 2026, Sayf ha portato sul palco una canzone potente, identitaria, coraggiosa. Di quelle che non sempre vincono subito — ma che spesso, alla lunga, restano.

Sanremo incorona un vincitore in una notte.
Il tempo, molto spesso, ne sceglie un altro.

Sanremo 2026, Per sempre sì di Sal Da Vinci entra perfino in chiesa

La musica di Sal Da Vinci abbatte ogni confine, anche quello più inatteso. A Margherita di Savoia, durante la Santa Messa, circa 200 bambini hanno intonato “Per sempre sì”, il brano vincitore del Festival di Sanremo, trasformandolo in un vero e proprio momento di preghiera comunitaria.

Un episodio che sta facendo discutere e che, soprattutto, conferma un dato sempre più evidente: la canzone dell’artista napoletano piace davvero a tutti. Persino alla Chiesa.

Una Messa speciale con 200 bambini

La scena si è svolta nella parrocchia San Pio, guidata da don Michele Schiavone. I piccoli — dalla prima elementare fino alla terza media — hanno partecipato insieme alle famiglie a una celebrazione fuori dagli schemi.

I più piccoli hanno cantato dai banchi, mentre i ragazzi più grandi hanno curato una coreografia sull’altare, inserendo il brano nel contesto liturgico come momento di lode. Il tutto introdotto da una frase di Sant’Agostino che dice tutto: “Chi canta prega due volte”.

Da hit di Sanremo a canto di preghiera

È proprio qui che sta il punto. “Per sempre sì” non è rimasta confinata al palco dell’Ariston o alle radio: è entrata nelle case, nei cuori… e ora perfino nelle chiese.

Un passaggio simbolico che racconta meglio di qualsiasi classifica quanto il brano abbia fatto breccia nel pubblico. La melodia semplice, il testo emotivo e quel tono familiare tipico di Sal Da Vinci hanno trasformato la canzone in qualcosa di più di una semplice hit.

Per molti è diventata quasi un inno generazionale, capace di parlare a grandi e piccoli.

Il video è già virale

Il filmato della celebrazione, pubblicato sui social della parrocchia, ha superato in poche ore le 100mila visualizzazioni, rilanciando l’iniziativa ben oltre i confini della comunità locale.

Segno che l’episodio ha colpito l’immaginario collettivo: vedere una canzone pop trasformarsi in momento liturgico non è cosa di tutti i giorni.

Sal Da Vinci, l’artista che mette tutti d’accordo

Se c’era ancora bisogno di conferme, questo episodio le cancella tutte. Sal Da Vinci oggi riesce in un’impresa rara: piacere trasversalmente.

Dai fan storici al pubblico generalista, fino — sorprendentemente — al mondo ecclesiale, “Per sempre sì” sta vivendo una seconda vita che va oltre la musica.

E forse è proprio questo il segreto del successo: quando una canzone entra nel vissuto quotidiano delle persone, smette di essere solo una hit.

Diventa qualcosa che unisce. Anche in chiesa.

 

Napoli, la Galleria Umberto affoga nei rifiuti: è rivolta dei residenti

Napoli – Nemmeno il tempo di inaugurare il nuovo splendore dei marmi che l’inciviltà ha già presentato il conto. La Galleria Umberto I, cuore monumentale di Napoli, si è risvegliata lunedì mattina trasformata in una discarica a cielo aperto.

Tra le eleganti geometrie della pavimentazione, appena riqualificata e consegnata alla cittadinanza, spicca il contrasto violento con cumuli di cartoni, bicchieri e residui di cibo lasciati al suolo dai frequentatori dei fine settimana.

Il tappeto del degrado

La denuncia, partita da un gruppo di residenti esasperati, è giunta sulla scrivania del deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), accompagnata da un dossier fotografico inequivocabile.

Le immagini mostrano le scale di accesso e il corpo centrale della Galleria “sepolti” dai rifiuti riconducibili alle attività di ristorazione veloce della zona. Non solo carta e plastica: a preoccupare è lo stato delle superfici marmoree, già macchiate in modo profondo da colate di salse e residui organici che rischiano di danneggiare permanentemente i lavori appena conclusi.

“È possibile che con una pavimentazione rifatta pochi giorni fa si debba già tornare in questo stato di degrado totale?” si chiedono i cittadini nella loro segnalazione.

L’attacco di Borrelli: “Tolleranza zero”

Non si è fatta attendere la reazione di Francesco Emilio Borrelli, da tempo impegnato sul fronte del decoro urbano. Il parlamentare ha puntato il dito contro la sistematica mancanza di rispetto per il patrimonio storico-artistico della città, invocando una strategia d’urto che non si limiti alla semplice pulizia post-evento.

“Non è accettabile che uno dei simboli di Napoli venga ridotto a una pattumiera ogni domenica”, ha dichiarato Borrelli. “Servono sanzioni severe per chi sporca, ma anche un’assunzione di responsabilità da parte delle attività commerciali che generano questi enormi flussi di clientela”.

Piano sicurezza e videosorveglianza
Le richieste avanzate dai residenti e sostenute dal deputato sono chiare: per evitare che gli sforzi di riqualificazione vengano vanificati nel giro di poche settimane, occorre un cambio di marcia nella gestione dell’ordine pubblico.

Presidio fisso: Presenza delle forze dell’ordine o della polizia locale nelle ore critiche della movida.

Occhio elettronico: Potenziamento della videosorveglianza per identificare e multare chi abbandona i rifiuti.

Pulizia straordinaria: Un piano coordinato che entri in azione immediatamente dopo i picchi di affluenza del weekend.

Il rischio, sottolineano i firmatari della denuncia, è che l’inerzia amministrativa trasformi nuovamente la Galleria in una zona franca, restituendola a quel declino da cui, con ingenti investimenti, si stava faticosamente cercando di uscire.

Tra gli italiani bloccati a Dubai c’è anche l’ex calciatore D’Ambrosio: «Siamo vivi, ma è stato un incubo»

“Ragazzi stiamo tutti bene, terrorizzati ma stiamo bene”: tra gli italiani rimasti bloccati a Dubai c’è anche Danilo D’Ambrosio, ex difensore della Nazionale (6 presenze) e protagonista per dieci stagioni con l’Inter, prima di chiudere la carriera al Monza lo scorso anno.

L’ex calciatore, 37 anni, nato a Napoli e residente in Lombardia, si trova negli Emirati con la moglie e i due figli piccoli. In un post su Instagram racconta i momenti di tensione vissuti ieri: “Purtroppo hanno abbattuto tre missili sulle nostre teste mentre eravamo in spiaggia. Cadevano detriti e le persone impanicate piangevano e urlavano. Così anche i nostri bambini”.

La notte nel sottoscala tra allarmi e boati

D’Ambrosio riferisce di essersi rifugiato con la famiglia a casa di un amico: “Abbiamo trascorso la nottata in un sottoscala tra allarmi e scoppi continui. Aspettiamo solo che ci riportino a casa!!!”. Oggi l’ex giocatore commenta il campionato su Radiotv Serie A e in carriera ha vestito anche le maglie di Salernitana, Fiorentina e Torino.

A descrivere la stessa notte è anche la moglie Enza De Cristofaro, ripostando il messaggio di un’amica che li ha ospitati: “È stata una notte da incubo. Di allarmi. Di rumori e di boati. Di terrore nei nostri occhi. I bambini dormivano ma noi no perché non sapevamo cosa potesse accadere”.

“Quando è scattato l’allarme sui cellulari, siamo corsi a prenderli e siamo scesi giù in cantina. Siamo stati ore al riparo e ogni rumore era uno sguardo di timore tra di noi. Questa mattina ci siamo svegliati tra altri boati. Vogliamo solo tornare a casa”.

Voli fermi per la chiusura dello spazio aereo

La famiglia D’Ambrosio avrebbe dovuto rientrare oggi in Italia, ma la chiusura dello spazio aereo nell’area ha impedito la partenza. “Siete in centinaia, vi sentiamo tutti, continuate a pregare per noi”, è l’ultimo messaggio condiviso dalla moglie dell’ex calciatore.

“Topi in trappola”: la testimonianza dal Millennium Place

Tra i connazionali bloccati ci sono anche napoletani ospiti in albergo, che hanno inviato video e messaggi al deputato Francesco Emilio Borrelli. “Abbiamo sentito dei forti boati e poi nubi di fumo denso. Siamo impauriti, ci sentiamo come topi in trappola”, racconta Gennaro Sarnataro, arrivato proprio ieri a Dubai Marina, al Millennium Place, insieme alla compagna e al figlio.

“Solo pochi minuti fa siamo riusciti a parlare con l’ambasciata italiana che ci ha raccomandato di restare all’interno dell’albergo; ci hanno detto che tutto il Paese è sotto attacco e non ci sono posti sicuri dove andare”, aggiunge. “Nelle ultime ore abbiamo sentito nuove esplosioni e tre missili sono stati intercettati a poca distanza da noi”.

L’appello di Borrelli: “Assistenza e rientri organizzati”

Borrelli chiede un intervento immediato della Farnesina: “Ho chiesto di attivarsi con ogni mezzo per dare tutta la necessaria assistenza ai nostri connazionali rimasti bloccati negli Emirati Arabi in condizione di enorme pericolo”.

Il parlamentare sottolinea inoltre la necessità di aggiornamenti costanti e di una pianificazione dei rientri “fin d’ora”, per “evitare il caos non appena sarà riaperto lo spazio aereo”, spiegando di seguire la vicenda in contatto con gli italiani a Dubai e con alcuni imprenditori presenti per lavoro.

Caso Domenico, la madre dopo i verbali: «Sconcertata dalle parole del primario sul trapianto»

Napoli – Il caso riguarda il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi sull’allora bimbo di due anni, Domenico, poi deceduto dopo un lungo ricovero in Ecmo, al centro di una dura contestazione difensiva perché l’organo sarebbe stato danneggiato.

La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sette sanitari del Monaldi, tra medici e personale dell’équipe cardiochirurgica, notificando avvisi di garanzia e disponendo anche il sequestro dei telefoni cellulari.

L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo, con la difesa della famiglia che chiede un aggravamento per omicidio volontario con dolo eventuale, puntando l’attenzione sia sulle condizioni del cuore trapiantato, sia sulla gestione dei 45 giorni successivi all’intervento. La Procura ha chiesto un incidente probatorio sugli accertamenti medico-legali, mentre si attendono gli esiti dell’autopsia e delle perizie sul cuore espiantato e su quello impiantato.

La riunione urgente del 30 dicembre

Nelle ultime ore al fascicolo si sono aggiunti i verbali interni relativi a una riunione urgente convocata dai vertici dell’Azienda dei Colli il 30 dicembre, sette giorni dopo il trapianto, per fare il punto sul caso del piccolo Domenico.

In quella sede, come ricostruisce l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, il primario di cardiochirurgia pediatrica, Guido Oppido, avrebbe ribadito la piena fiducia nella correttezza del proprio operato, definendo il cuore «perfettamente prelevato e integro» e sostenendo che il trapianto «non perde sangue in nessuna anastomosi».

Sempre da quel verbale emergerebbe un passaggio destinato a pesare sul confronto con la famiglia: Oppido avrebbe dichiarato che, qualora si fosse verificato l’«exitus» del bambino, sarebbe stato lui stesso a chiedere un riscontro autoptico «a tutela della sua reputazione». Un’affermazione che oggi, alla luce della morte del piccolo e dell’apertura dell’inchiesta penale, viene letta con particolare amarezza dai genitori.

Le nuove testimonianze dall’équipe

Nei giorni scorsi sono stati depositati anche i verbali di alcuni componenti dell’équipe, tra cui un’infermiera che ha riferito di aver visto Domenico «con il torace aperto e vuoto» mentre il nuovo cuore veniva ancora scongelato, e di aver notato il vecchio organo già sul tavolo operatorio.

Altre dichiarazioni mettono a fuoco il momento cruciale in cui sarebbe stato dato il «sì» all’espianto, con versioni discordanti sul via libera al prelievo del cuore donato e sui tempi reali del suo arrivo in sala operatoria.

Questi elementi, insieme alla documentazione clinica e ai protocolli interni, sono ora al vaglio dei consulenti nominati dalla Procura per ricostruire in dettaglio la sequenza delle manovre chirurgiche e le eventuali criticità organizzative e decisionali. L’obiettivo è capire se la procedura sia stata condotta nel rispetto delle linee guida nazionali sui trapianti o se vi siano stati errori, omissioni o forzature.

La posizione del primario e dell’ospedale

Sul fronte difensivo, i legali del cardiochirurgo Oppido ribadiscono che il medico «ha fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso e umanamente possibile per salvare la vita del piccolo», sottolineando come l’intervento si sia svolto in una situazione di grande urgenza e complessità.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha nel frattempo sospeso dal servizio due dirigenti medici coinvolti, precisando di voler collaborare pienamente con la magistratura e di confidare nell’esito delle verifiche sulle procedure adottate nel reparto di cardiochirurgia pediatrica.

La linea dell’ospedale è quella di attendere gli esiti dell’autopsia e delle perizie tecniche prima di assumere eventuali ulteriori provvedimenti, interni e legali, a carico del personale coinvolto. I legali degli indagati, da parte loro, respingono ogni accusa di leggerezza o imprudenza, sostenendo che l’équipe avrebbe operato nel rispetto dei protocolli condivisi.

La richiesta di verità della famiglia

«La mamma del bimbo – fa sapere l’avvocato Petruzzi – chiede di fare chiarezza su questo e su tutti gli altri aspetti della drammatica vicenda», dai criteri di selezione del cuore donato ai tempi di espianto e di trasporto, fino alla gestione del decorso post-operatorio e delle complicanze. La famiglia insiste perché venga ricostruito minuto per minuto cosa sia accaduto in sala operatoria, chi abbia dato il via libera alle varie fasi e perché non siano state eventualmente valutate soluzioni alternative, come il rinvio dell’intervento.

In attesa che il giudice si pronunci sulla richiesta di incidente probatorio e che vengano fissati gli accertamenti irripetibili, i genitori di Domenico ribadiscono di confidare nel lavoro della magistratura ma annunciano battaglia legale «fino in fondo». «È arrivato il momento della giustizia, chiedo e voglio la verità», ha ripetuto la madre, mentre l’inchiesta continua ad allargarsi e a scuotere l’opinione pubblica sul fronte della sicurezza e della trasparenza nei trapianti pediatrici.

Addio a Rino Marchesi: il signore della panchina che battezzò l’era Maradona

Il calcio italiano si stringe nel lutto per la scomparsa di Rino Marchesi. L’ex calciatore e allenatore si è spento all’età di 88 anni, a pochi mesi dal traguardo degli 89 che avrebbe festeggiato a giugno.

Nato a San Giuliano Milanese ma profondamente legato a Firenze, Marchesi ha attraversato decenni di storia pallonara con un’eleganza e una competenza che lo hanno reso uno dei tecnici più rispettati della Serie A.

Gli anni d’oro in campo con la Fiorentina

Prima di sedersi in panchina, Marchesi fu un calciatore di alto livello, capace di ricoprire con intelligenza i ruoli di difensore e centrocampista. Il suo nome resta indissolubilmente legato alla Fiorentina degli anni ’60, maglia con cui esordì nel 1960 e che vestì per sei stagioni. In maglia viola fu tra i protagonisti di un ciclo vincente internazionale, sollevando due Coppe Italia, una Mitropa Cup e, soprattutto, la storica Coppa delle Coppe nella stagione 1960-61, vinta nel doppio confronto contro i Rangers.

Il primo allenatore di Diego a Napoli

Il passaggio alla carriera da allenatore lo vide protagonista sulle piazze più prestigiose d’Italia. Marchesi occupa un posto speciale nel cuore dei tifosi del Napoli per un primato storico: fu lui il primo tecnico ad accogliere e allenare Diego Armando Maradona al suo arrivo in Italia nel 1984. Ebbe il compito delicatissimo di gestire l’impatto del “Pibe de Oro” con la realtà partenopea, gettando le basi umane e tecniche di quella che sarebbe diventata l’epoca d’oro del club azzurro.

Da Platini all’Inter: una carriera tra i giganti

Non solo Napoli. La parabola professionale di Marchesi lo portò a guidare anche l’Inter e la Juventus. In bianconero visse l’onore di allenare un altro monumento del calcio mondiale, Michel Platini, negli anni in cui il francese dettava legge sui campi di tutta Europa. Con la scomparsa di Marchesi, il calcio italiano perde un uomo di sport d’altri tempi, capace di dialogare con i campioni più grandi mantenendo sempre un profilo di sobria professionalità.

Sal Da Vinci scivola dalle scale in diretta da Mara Venier poi il bacio finale sulle labbra

ROMA — Un fuori programma inatteso ha segnato il pomeriggio televisivo di Sal Da Vinci, ospite nello speciale post-festival di Domenica In. Il cantante napoletano, reduce dalla vittoria della 76esima edizione del Festival di Sanremo, si stava esibendo nel brano trionfatore “Per sempre sì” quando è stato protagonista di una caduta accidentale.

Dopo aver concesso il bis al pubblico, l’artista è sceso tra gli spettatori per cantare più da vicino ai fan. Nel tentativo di risalire rapidamente le scale laterali dello studio, però, è scivolato perdendo l’equilibrio. Momenti di apprensione durati pochi secondi: Da Vinci si è subito rialzato, senza conseguenze, riprendendo immediatamente l’esibizione tra gli applausi.

La battuta sul palco: «Ho sporcato il pantalone»

Tornato sul palco, il cantante ha rassicurato la conduttrice Mara Venier, minimizzando l’accaduto con ironia. «Ho sporcato il pantalone», ha scherzato, lamentandosi però della mancanza delle “zeppettelle” — piccoli tappeti antiscivolo — sui primi gradini della scala.

Superato l’imprevisto, la trasmissione è proseguita senza ulteriori intoppi fino al momento più emozionante della puntata: Da Vinci ha regalato alla conduttrice un anello come simbolo di «amicizia eterna», inciso con la frase “Per sempre sì”. Poi un lungo abbraccio e un bacio sulle labbra hanno suggellato il momento davanti al pubblico in studio.

Il saluto finale è stato tutto partenopeo: «Cià uaglù… e forza Napoli», ha detto rivolgendosi ai telespettatori.

L’ovazione del pubblico e il racconto della vittoria

L’ingresso in studio era stato accompagnato da una vera ovazione. Mostrando il trofeo appena conquistato, l’artista aveva dedicato il successo al pubblico: «Questo premio è per la gente, come voi».

Parlando del prossimo impegno internazionale, il cantante ha assicurato massimo impegno senza stravolgimenti artistici: «Ce la metterò tutta, non credo di cambiare».

Non è mancato anche uno sguardo al passato. Da Vinci ha ricordato il terzo posto ottenuto nel 2009, auspicando l’istituzione di riconoscimenti ufficiali anche per chi arriva secondo o terzo.

«La vittoria di chi non molla»: il messaggio ai giovani

Nel corso dell’intervista, l’artista ha sottolineato il valore personale del traguardo raggiunto, parlando di un percorso costruito tra difficoltà e determinazione.

«Mi porto dietro un cammino incredibile per arrivare fino a qui — ha spiegato — è la vittoria e il riscatto di chi, nonostante le avversità, non smette di inseguire i propri sogni».

Un successo che, come ha ricordato lo stesso cantante, rafforza anche il legame con Napoli, protagonista dell’ultima stagione televisiva e musicale insieme ad altri volti noti dello spettacolo, tra cui Stefano De Martino.

Il messaggio finale è stato chiaro: «Non fermarsi davanti alle difficoltà. Se ce l’ho fatta io, può riuscirci chiunque».

Corso Umberto I, furto con strappo in pieno giorno: arrestato 20enne gambiano

Nel vivace pomeriggio di ieri, corso Umberto I è stato teatro di un tentativo di fuga finito male per un cittadino gambiano di 20 anni, irregolare sul territorio nazionale. Il giovane è stato arrestato dalla Polizia di Stato con le accuse di furto con strappo e resistenza a Pubblico Ufficiale.

L’occhio attento di un poliziotto fuori servizio

Tutto è accaduto quando un agente del Commissariato Vicaria-Mercato, libero dal servizio e in transito nella centralissima via, ha notato una scena sospetta: una giovane donna correva disperatamente dietro a un uomo che stringeva una borsa, urlando per richiamare l’attenzione. L’immediata percezione che si trattasse di un furto ha innescato la reazione del poliziotto, che senza esitazione si è lanciato all’inseguimento del fuggitivo.

La colluttazione e l’arrivo dei reni forti

La fuga del 20enne si è conclusa in via Lavinaio, dove l’agente fuori servizio è riuscito a raggiungerlo e a bloccarlo, non senza difficoltà. Il ladro, infatti, ha opposto una resistenza vigorosa nel tentativo di guadagnarsi la libertà. Determinante è stato il tempestivo arrivo dei colleghi del Commissariato Vicaria-Mercato, che hanno supportato l’agente nella fase critica dell’arresto.

Arresto e restituzione della refurtiva

Una volta identificato e bloccato, gli operatori hanno ricostruito la dinamica del furto: il 20enne aveva appena strappato la borsa alla ragazza, dileguandosi tra la folla. Per lui sono scattate le manette. La refurtiva, per fortuna ancora intatta, è stata immediatamente recuperata e restituita alla legittima proprietaria, che ha potuto così riabbracciare i suoi effetti personali.

Lukaku rinato a Verona: «Prima di arrivare a Napoli ero morto»

A Verona, al 95’, il Napoli ritrova il suo centravanti e il centravanti ritrova sé stesso. Romelu Lukaku firma la rete che vale tre punti pesanti e, soprattutto, il suo primo gol stagionale: una liberazione dopo mesi segnati dall’operazione estiva e dalla perdita del padre Roger, scomparso a settembre.

«Prima di arrivare qui ero morto», confessa l’attaccante belga ai microfoni di DAZN, con lo sguardo rivolto al cielo. «Sono stati mesi difficili a livello personale. Vado avanti per i miei figli, per i miei fratelli e per Napoli che mi ha dato tanto».

Una stagione iniziata in salita

Il rientro di Lukaku è stato graduale: prima la riabilitazione, poi la tribuna al Stadio Diego Armando Maradona, infine scampoli di partita. Il belga, protagonista dello scudetto con 14 reti nella scorsa Serie A, aveva assistito a lungo alla stagione azzurra da spettatore forzato.
A Verona, però, è tornato il marchio di fabbrica: istinto da area e fisicità. Un gol “alla Lukaku”, come quello che 281 giorni prima contro il Cagliari aveva contribuito a consegnare il tricolore al Napoli.

La mossa di Conte e la svolta del match

La partita degli azzurri era iniziata bene, con il vantaggio firmato da Rasmus Højlund, ma la squadra di Antonio Conte ha poi smesso di attaccare l’area, consentendo al Verona di crescere fino al pareggio.

La reazione del tecnico è stata immediata: dentro Lukaku accanto a Højlund, doppio centravanti per riprendere profondità. La scelta ha pagato nel recupero, quando il belga ha trasformato l’assalto finale nella rete della vittoria, scatenando panchina e allenatore.

La scommessa vinta e il finale di stagione

Conte aveva voluto Lukaku nell’estate 2024 come perno dell’attacco al posto del partente Osimhen: una scelta discussa, ma rivelatasi decisiva nello scudetto. Ora il tecnico ritrova il suo terminale offensivo nel momento cruciale: undici partite per difendere la zona Champions e tentare il sorpasso sul AC Milan per il secondo posto.

L’intesa con Højlund e il nuovo tandem

La prospettiva di un attacco a due incuriosisce anche Højlund, già a 13 gol stagionali: «Sono felice che Lukaku sia tornato. Stiamo lavorando per giocare insieme: non so chi farà il pivot, ma sto imparando ogni giorno da un attaccante completo come lui».
Segnali di un’intesa in crescita che potrebbe diventare l’arma decisiva nello sprint finale.

Dalla caduta alla rinascita

Il gol di Verona vale più di una vittoria: certifica il ritorno di Lukaku dopo 281 giorni senza reti e dopo il periodo più buio della sua carriera. «Quest’anno è difficile ma dobbiamo puntare in alto», ha detto.

Napoli ritrova il suo numero nove, e con lui l’ambizione di restare in scia alle grandi. Il ragazzo di Anversa è di nuovo protagonista.

VIDEO – Khamenei ucciso nel raid delle 9:40: il video dell’attacco che ha decapitato la leadership iraniana

Lo hanno trovato, seguito per mesi e infine colpito. Così, secondo fonti dell’intelligence occidentale, sarebbe terminata la lunga stagione al potere dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ucciso in un attacco mirato condotto da Stati Uniti e Israele nel cuore di Teheran.

Ore 9.40 inizia l’operazione contro Iran

L’operazione, preparata con estrema precisione, è scattata alle 9:40 di sabato mattina, quando una pioggia di missili ad alta precisione ha colpito il compound dove era in corso un vertice della leadership iraniana. Il video della violenta deflagrazione, diffuso dall’Israel Air Force, sta facendo il giro del web e alimenta un dibattito globale destinato a durare.

Per molti analisti occidentali si tratta della fine di una delle figure più controverse del Medio Oriente. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump in passato aveva indicato il regime iraniano come regista di numerosi episodi sanguinosi e ambigui nel mondo, accusandolo di perseguire apertamente l’obiettivo di distruggere lo Stato di Israele. Una lettura che oggi torna al centro del confronto politico internazionale.

Secondo quanto trapela da ambienti dell’intelligence, il piano non sarebbe stato improvvisato. Per mesi la CIA, con il supporto del Mossad, avrebbe studiato le abitudini del leader supremo, mappato rifugi e spostamenti e rafforzato una rete di informatori. La svolta sarebbe arrivata con una segnalazione considerata decisiva: una riunione al vertice prevista a Teheran con la presenza dello stesso Khamenei.

Ed è proprio in quel momento che, secondo diverse ricostruzioni, la leadership iraniana avrebbe abbassato la guardia. Fonti occidentali ipotizzano che a Teheran si respirasse un clima di relativa sicurezza, forse anche alimentato da informazioni fuorvianti o da possibili talpe interne, tanto da convincere i vertici a riunirsi tutti nello stesso complesso. Una scelta che si è rivelata fatale.

In pochi minuti l’attacco avrebbe colpito il cuore del potere iraniano, eliminando diversi esponenti di altissimo livello e decimando parte della catena di comando. Teheran ha già confermato la morte di figure chiave come Mohammad Pakpour e Ali Shamkhani, mentre altri alti dirigenti risultano uccisi o gravemente feriti.

La sequenza ricostruita è netta: alle 6 del mattino in Israele i caccia sarebbero decollati dalle basi; dopo oltre due ore di volo, alle 9:40 locali, i missili hanno centrato il compound. Khamenei si trovava in una sezione dell’edificio mentre ministri e consiglieri erano in un’altra. L’attacco ad alta precisione avrebbe raso al suolo l’intero complesso.

Ora il mondo osserva con estrema attenzione. L’eliminazione della guida suprema iraniana, è uno dei colpi più duri mai inferti al sistema di potere di Teheran e rischia di aprire una fase di altissima tensione internazionale.

Il video, diventato virale su X, mostrerebbe la violenta deflagrazione nel compound della leadership iraniana.

Guarda il video:

Il video dell'esplosione di Khamanei

Le immagini mostrano la potente deflagrazione e sono diventate virali in poche ore.

Napoli, strappano una collanina e fuggono in auto: arrestati 3 giovani

Napoli – Un pomeriggio di ordinaria follia nel cuore della città si è concluso con tre arresti e il recupero della refurtiva, grazie alla tempestiva risposta degli agenti della Polizia di Stato. Un giovane di 21 anni e due diciassettenni, tutti di origine napoletana, sono finiti in manette con l’accusa di furto con strappo in concorso.

L’aggressione e la fuga

Tutto è iniziato in via Nuova Marina, dove la vittima è stata sorpresa da un giovane che, con una mossa fulminea, gli ha strappato la collina d’oro dal collo. Il malvivente non ha agito da solo: ad attenderlo a pochi metri c’era un’auto pronta per la fuga, con a bordo altri due complici. La vittima, nonostante lo shock, è riuscita a lanciare l’allarme e a fornire dettagli decisivi alla Sala Operativa.

L’inseguimento e il ritrovamento

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, ricevuta la nota radio, hanno iniziato a setacciare la zona. L’intuizione dei poliziotti si è rivelata vincente: il veicolo segnalato è stato intercettato poco distante, in via Ammiraglio Ferdinando Acton.

Durante la perquisizione del mezzo e dei sospettati, gli operatori hanno scoperto il “bottino”: la collanina era stata accuratamente occultata all’interno della manica di un giubbotto.

Droga e provvedimenti

Oltre all’accusa di furto, la posizione di uno dei due minorenni si è aggravata. Il giovane è stato infatti trovato in possesso di una bustina di marijuana; per lui è scattata anche la sanzione amministrativa per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

Mentre i tre indagati venivano condotti negli uffici di polizia per l’espletamento delle formalità di rito, la collana d’oro è tornata nelle mani del legittimo proprietario, mettendo la parola fine a una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori.

San Giovanni Bosco, la psichiatra, gli usurai e i finti pazzi della Camorra. Parla il pentito Teodoro De Rosa

C’è una zona grigia, nel ventre di Napoli, in cui il confine tra la cura e il crimine si dissolve fino a scomparire. Non si spara, non si spaccia alla luce del sole, ma si muovono fili altrettanto potenti. È il mondo dei “colletti bianchi” a disposizione dei clan, professionisti stipendiati non per uccidere, ma per salvare i boss dalla galera usando l’arma più affilata: la scienza medica.

L’epicentro di questo terremoto giudiziario è l’Ospedale San Giovanni Bosco, un presidio che per anni ha rappresentato non solo un luogo di cura, ma una vera e propria dependance amministrativa e logistica dell’Alleanza di Secondigliano. Al centro delle carte dell’ordinanza cautelare, che la scorso settimana ha scoperchiapto il coperchio delle collusioni, emerge, in tutta la sua drammatica chiarezza, la figura di una psichiatra che figura nell’elenco dei 76 indagati.

Prima in servizio al San Giovanni Bosco e successivamente trasferita in un altro ospedale cittadino. La sua storia non è solo il resoconto di un’infiltrazione criminale, ma la radiografia di una discesa agli inferi, un patto col diavolo firmato a suon di referti compiacenti, debiti a strozzo e banchetti nuziali al tavolo dei boss.

La “visita al buio” e il patto originario

Per capire come un medico varchi la linea di non ritorno, bisogna riavvolgere il nastro fino al 2012. Le indagini individuano con precisione chirurgica il momento in cui l’adesione della dottoressa al progetto criminale di Salvatore De Rosa – figura chiave del clan – prende forma.

È il 6 settembre del 2018. Le microspie degli inquirenti registrano una lunga e densa conversazione tra la dottoressa e una sua collega psicologa. La psichiatra, sentendosi al sicuro, si confessa. Racconta di come, anni prima, aveva iniziato a socializzare con De Rosa e la sua famiglia.

Un’amicizia all’apparenza innocua, che si trasforma presto in una trappola psicologica. La dottoressa racconta di essersi lasciata convincere a seguire De Rosa in macchina per effettuare una visita a domicilio. Una “visita al buio”: niente nome del paziente, nessuna indicazione del luogo.

Quando l’auto accosta, la scena che si para davanti agli occhi del medico è inequivocabile. L’edificio è circondato da volanti della Polizia di Stato. Il paziente non è un cittadino qualunque, ma un detenuto agli arresti domiciliari. La dottoressa ne traccia alla collega una descrizione fisica meticolosa, che gli investigatori sovrappongono perfettamente a quella di Giovanni Cesarano, capo indiscusso dell’omonimo clan egemone nella zona di via del Cassano a Secondigliano, e imparentato con gli stessi De Rosa.

È il battesimo del fuoco. Da quel giorno, il nome della dottoressa circola negli ambienti che contano. Inizia a redigere perizie per calibri da novanta dell’Alleanza di Secondigliano, come Alfredo De Feo e Gennaro Trambarulo. Documenti scottanti di cui la psichiatra, con un misto di zelo e imprudenza, conserva un archivio personale segreto direttamente a casa sua.

 Il cappio dell’usura e il bancomat del clan

Ma il vero salto nel buio, quello che la trasforma da professionista compiacente a pedina ricattabile, avviene per una questione di soldi. Siamo nel luglio del 2018. La psichiatra deve affrontare le spese per le nozze della sorella, un impegno economico che ne decreta il tracollo finanziario. La dottoressa è asfissiata dalla mancanza di liquidità, fatica a far fronte anche alle spese più banali.

È in questo momento di estrema vulnerabilità che Salvatore De Rosa si insinua con la scaltrezza del predatore. Si offre di “aiutarla”. Le apre le porte del credito illegale, rivolgendosi ai pericolosi referenti del Rione Amicizia. Ottenuto il denaro, la trappola scatta. La dottoresa è coartata, stretta in una morsa asfissiante.

De Rosa si rivela un esattore intransigente: esige il rispetto maniacale delle scadenze e le nega nuovi prestiti se prima non vengono estinti i debiti pregressi, facendole pesare in ogni istante la caratura criminale dei soggetti a cui si è rivolta.

Il San Giovanni Bosco smette di essere un ospedale e diventa il palcoscenico di un macabro mercato. I corridoi si trasformano in luoghi di procacciamento d’affari per i clan. L’usura prolifera proprio lì dentro, gestita da intermediari come lo stesso De Rosa, Nunzio De Luca e Maurizio Scapolatiello.

Incapace di gestire il denaro, la dottoressa sprofonda in una spirale di disperazione: chiede soldi a colleghi, amici e familiari. Ma quando i debiti raggiungono cifre insostenibili, è sempre lui, Salvatore De Rosa, a presentarsi come l’unica “soluzione” possibile.

 L’ospite d’onore al tavolo della Camorra

Leggendo l’ordinanza, i magistrati sono chiari su un punto fondamentale: la dottoressa non può essere dipinta semplicemente come una vittima soggiogata dall’intimidazione. C’è consapevolezza. C’è collusione.

Il rapporto con De Rosa si evolve in una frequentazione assidua. La dottoressa entra a far parte del cerchio magico della famiglia criminale. Viene invitata all’anniversario di nozze di Salvatore De Rosa, al matrimonio della figlia Maria, persino alle sfarzose nozze di diamante dell’anziano patriarca, Teodoro De Rosa, classe 1946.

A questi eventi non si presenta da sola, ma accompagnata dai genitori, dalla sorella e dal cognato. Non è una comparsa: è l’ospite d’onore. Viene fatta accomodare al tavolo più in vista, fianco a fianco con l’avvocato Salvatore D’Antonio (uno dei 4 arrestati nel blitz) e altri legali della cerchia del clan, accompagnati dalle rispettive consorti.

È l’istituzionalizzazione di un rapporto sinallagmatico. Uno scambio di favori in piena regola. Il clan ottiene l’arma fine dei referti medici per truccare i processi; in cambio, la dottoressa viene pagata. Il tariffario prevede 500 o 1000 euro a certificato.

Eppure, la psichiatra sa benissimo quanto pesa il suo ruolo. A un certo punto, valuta che quella cifra è insufficiente rispetto al rischio di finire in galera. Sovverte le posizioni, minaccia di fermare la catena di montaggio dei certificati falsi se il “prezzo” non salirà. De Rosa, che nelle intercettazioni la chiama la “prelibata”, si trova a dover gestire questo pericoloso stallo e usa la figlia Maria per riavvicinare il medico, riuscendo nell’intento non senza fatica.

Parla la gola profonda: i verbali di Teodoro De Rosa

A far luce definitivamente su questo sistema incancrenito è la “gola profonda” del clan, il collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa. Le sue dichiarazioni, che partono dal 2015, sono i pilastri su cui si regge l’intera inchiesta. Non usa mezzi termini quando si siede di fronte ai PM.

«I dottori a disposizione del clan sono diversi», dichiara a verbale il 5 febbraio 2015. «C’è un chirurgo… E poi c’è … psichiatria, che fa anche i certificati falsi per gli affiliati. E non finisce qui: il padre …omissis…ha fatto certificati falsi per il clan».

Il pentito svela l’esistenza di un vero e proprio “reparto camorra” all’interno degli ospedali:
«Io stesso ho fatto ricoverare persone del clan: si trattava di finti ricoveri, utili all’occorrenza, e chiaramente lo facevo perché sia l’ufficio amministrativo sia i medici erano a disposizione. Ultimamente ho fatto ricoverare un certo …omissis…, gestisce una società a Castelvolturno ed è tra i tanti riciclatori dei Contini, passato ora ai Licciardi».

I certificati della dottoressa erano chiavi in grado di aprire le celle di mezza Campania. Il 10 luglio 2015, De Rosa entra nel dettaglio di operazioni chirurgiche a livello giudiziario:
«Conosco bene un soggetto dei Licciardi soprannominato ‘o sciacallo. […] Ha avuto diversi benefici e scarcerazioni grazie ai certificati falsi che gli ho fatto fare dai medici compiacenti dell’Ospedale San Giovanni Bosco, in particolare dalla dottoressa, la psichiatra. Gli ho fatto avere persino un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio, ndr), tutto costruito su carte false. E il medico sapeva benissimo che faceva carte false per il clan».

Non era l’unico. Il pentito cita anche un altro pezzo da novanta, un ricettatore di preziosi ad alto livello legato alla famiglia Esposito: «C’è poi uno detto ‘o comparone della Stadera. Anch’egli è stato favorito dai certificati falsi della dottoressa Masella per ottenere scarcerazioni grazie a me».

Incontri e strategie che non si tenevano solo negli ambulatori asettici, ma nei ritrovi storici della criminalità. Come il “Bar…omissis..”, il cui titolare — racconta il pentito in un verbale del gennaio 2015 — aveva nascosto per oltre un anno il superboss Patrizio Bosti.
«In quel periodo, parliamo del 2005/2006, proprio al bar  ho preso più volte appuntamento con la dottoressa», conclude De Rosa. Un bar, un caffè, una bustarella e un referto psichiatrico. Il destino giudiziario dei vertici della malavita napoletana si decideva così, tra i tavolini di un bar e il tradimento silenzioso del giuramento di Ippocrate.

 

Caivano, boom di donazioni: folla al Parco Verde per il sangue salvavita

Caivano – Una mattinata all’insegna della solidarietà e del senso civico ha trasformato la Parrocchia di San Paolo Apostolo, nel cuore del Parco Verde, in un punto di riferimento per la donazione del sangue.

L’iniziativa straordinaria organizzata da DonatoriNati – Polizia di Stato, in collaborazione con la Misericordia di Napoli Sanità, ha registrato un’affluenza straordinaria fin dalle prime ore, con code di cittadini, volontari abituali e nuovi donatori decisi a contribuire al bene comune.

Il sostegno del parroco e il messaggio di legalità e altruismoAl centro della giornata c’è stata la presenza di don Maurizio Patriciello, parroco della comunità e figura simbolo di impegno civile e spirituale nel territorio.

Il sacerdote ha voluto testimoniare di persona l’importanza del gesto del dono, sottolineando come la solidarietà rappresenti uno dei pilastri per il riscatto e la crescita di una comunità spesso provata da difficoltà.

Fin dall’alba, l’autoemoteca posizionata nel sagrato ha accolto un flusso continuo di persone. L’entusiasmo dimostrato dai caivanesi ha confermato la radicata cultura della donazione nel quartiere e la fiducia verso le associazioni che ogni giorno si spendono per garantire scorte ematiche sufficienti agli ospedali.

«Chi dona sangue dona vita»: l’appello del presidente Delli Paoli«Chi dona sangue dona vita». È questo lo slogan ripetuto con forza da Tommaso Delli Paoli, presidente di DonatoriNati Campania, che ha voluto evidenziare il valore profondo di un gesto apparentemente semplice ma capace di salvare vite umane.

«Ogni donazione è un atto di altruismo e responsabilità civile – ha dichiarato Delli Paoli –. Dobbiamo continuare a diffondere questa consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, perché solo così possiamo costruire una società più unita e solidale».

Un modello di collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e volontariato

L’evento ha visto il coinvolgimento attivo di rappresentanti della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco, a conferma di quanto la sinergia tra enti pubblici, forze dell’ordine, parrocchie e associazioni di volontariato sia essenziale per rispondere alle continue emergenze trasfusionali.

Gli organizzatori si dicono entusiasti della risposta della cittadinanza: «Un piccolo gesto che si traduce in un grande atto d’amore – commentano –. Donare il sangue significa contribuire in modo concreto al bene comune e rafforzare il tessuto sociale del territorio».Un segnale positivo per Caivano, che grazie a giornate come questa continua a dimostrare di saper rispondere con generosità alle chiamate della solidarietà.