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Sanità, il «Sistema» delle piazze: così i clan si spartivano il rione. I 42 indagati

Napoli– Non è solo una questione di confini, ma di respiro. Nel Rione Sanità, il “Sistema” non dorme mai e si muove attraverso i vichi con la precisione di un’azienda e la ferocia di un esercito permanente.

L’ultima ordinanza cautelare, firmata dal GIP Simona Capasso, è una radiografia spietata di quasi dieci anni di malavita: 42 indagati, 22 arresti in carcere e una rete di complicità che va dal controllo capillare delle piazze di spaccio fino ai furti acrobatici nel sottosuolo. Al centro di tutto, due figure: Ciro Mauro, il boss carismatico, e Biagio D’Alterio, il suo braccio destro operativo.

L’ascesa di Ciro Mauro: lo “stipendio” per gli affiliati

Tutto comincia (o ricomincia) nel marzo 2013, con la scarcerazione di Ciro Mauro. In pochi anni, il boss trasforma vico Pacella ai Miracoli nel quartier generale di un sodalizio capace di trattare da pari a pari con i giganti della camorra cittadina, come i Mazzarella.

Il clan Mauro non è una banda improvvisata. Secondo le carte dell’inchiesta, l’organizzazione era strutturata con criteri aziendali: i compiti venivano assegnati con precisione e gli affiliati ricevevano una “settimana”, un salario fisso proporzionale al rischio e alla qualità del contributo offerto.

D’Alterio era il ragioniere del terrore: teneva la contabilità, gestiva i rapporti con gli altri clan e ordinava le “stese” – le incursioni armate a bordo di scooter per terrorizzare i rivali e marcare il territorio.

La guerra delle piazze: «Se non ti sta bene, chiudi»

Il core business resta la droga. cocaina e hashish inondano il quartiere, ma nessuno può vendere senza il permesso del “Sistema”. Le intercettazioni ambientali svelano un clima di oppressione asfissiante. Quando i pusher indipendenti o i gestori di piccole piazze esitavano a pagare la tangente (la cosiddetta “settimana”), la risposta era immediata e brutale.

«Qua comandiamo noi, tu sei una piazza, io sono il sistema», ringhiavano gli emissari del clan. Nomi come “Pollicino”, “Picchietto” e “Scellone” compaiono ripetutamente nei brogliacci delle intercettazioni. Chi non pagava, veniva obbligato a chiudere. Emblematico il caso di De Matteo Guido e di suo figlio Francesco: per costringerli a versare 1.500 euro, il clan non ha esitato a esplodere colpi di pistola contro la loro abitazione il 18 novembre 2019. Un’azione coordinata che vedeva coinvolti Luca Di Vicino e Vincenzo Leonardo come esecutori, mentre Giovanni Nacarlo preparava le armi e le caricava.

Il presidio armato e il passaggio di testimone

L’inchiesta documenta anche il passaggio di egemonia e le alleanze fluide. Dopo il declino dei Mauro, emerge il gruppo Savarese-Pirozzi, legato a doppio filo al cartello dei Mazzarella. Qui il controllo diventa militare. Gli indagati venivano ripresi dalle telecamere investigative mentre pattugliavano vico Gradini San Nicandro in pieno assetto da guerra: pistole nella cintola, revolver argentati mostrati con orgoglio, scarrellamenti udibili nelle ambientali.

«Tengo una mitraglietta a portata di mano, che devi fare?», diceva Salvatore La Salvia in un’intercettazione del 2020. Il gruppo non temeva lo scontro frontale, come dimostrato dai conflitti a fuoco con il clan Lepre del Cavone di piazza Dante, o le spedizioni punitive come quella nella Galleria Laziale, dove Gennaro De Marino è accusato di aver inseguito e ferito a colpi di pistola due persone a bordo di uno scooter.

Dalle stelle alle stalle (e alle fogne)

Oltre al traffico di stupefacenti e alle estorsioni a tappeto – che colpivano persino gli operatori finanziari e i titolari di pizzerie costretti a rinunciare ai propri crediti verso i muratori del clan – l’ordinanza fa luce su un’altra specialità del gruppo: i furti attraverso il “metodo del buco”.

Vincenzo Nacarlo e Carmine De Cham sono accusati di colpi spettacolari. Utilizzando la rete fognaria come autostrada sotterranea, la banda è riuscita a penetrare nella Gioielleria Candolfi (bottino da 60.000 euro) e nel negozio “Win Back”, dove hanno svaligiato la cassaforte portando via 200.000 euro tra contanti e smartphone. Per garantirsi la fuga, avevano persino riempito di colla le serrature esterne per ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.

La contabilità dell’odio

L’inchiesta si chiude con un quadro desolante di omertà e sottomissione. Persino le figure femminili, come Assunta Chiaro o Valentina Peluso, giocavano ruoli chiave nella custodia del denaro o nello smercio quotidiano di “bustine”. Il Rione Sanità emerge dalle carte della Procura come un territorio dove il diritto è sospeso e dove ogni “regalo di Natale” preteso dai boss è una ferita inferta alla parte sana della città.

 

Elenco dei 42 indagati

  1. Amodio Luis Antonio, nato a Napoli il 18.12.2001; ARRESTATO

  2. Aprea Alessandro, detto “Maradona”, nato a Napoli il 01.02.1996; INDAGATO

  3. Babalyan Alexandr, nato in Russia il 21.11.1999; ARRESTATO

  4. Bonavolta Antonio, nato a Napoli il 09.02.1987; ARRESTATO

  5. Cardillo Veronica, nata a Napoli il 12.04.1987; INDAGATA

  6. D’Alterio Biagio, detto “Gino” o “’o Fruttivendolo”, nato a Napoli il 29.09.1967; ARRESTATO

  7. De Cham Carmine, nato a Napoli il 21.03.1971; INDAGATO

  8. De Marino Gennaro, detto “Genny”, nato a Napoli il 01.06.2001; ARRESTATO

  9. Di Giovanni Antonio, detto “Toni”, nato a Napoli il 10.02.1994; ARRESTATO

  10. Di Vicino Luca, detto “Cucù”, nato a Napoli il 29.11.1982; ARRESTATO

  11. Esposito Ciro, detto “o’macall”, nato a Napoli il 18.06.1980; ARRESTATO

  12. Esposito Mosihella Mario, nato a Napoli il 01.03.1992; INDAGATO

  13. Fiorillo Salvatore, nato a Napoli il 02.04.1975; INDAGATO

  14. Frattini Salvatore, nato a Napoli il 30.07.1958; INDAGATO

  15. Frenna Emanuele, nato a Napoli il 28.05.1999; ARRESTATO

  16. Galeota Gianluca, nato a Napoli il 09.03.1980; ARRESTATO

  17. Gherardi Luigi, detto “Scellone”, nato a Napoli il 11.05.1987; INDAGATO

  18. Grosso Carmine, nato a Napoli il 24.06.1965; ARRESTATO

  19. La Marca Salvatore, detto “Sasà”, nato a Napoli il 14.06.1982; ARRESTATO

  20. La Salvia Salvatore, detto “Sasillo”, nato a Napoli il 28.12.1998; ARRESTATO

  21. Leonardo Vincenzo, detto “Chinotiell’”, nato a Napoli il 02.09.1996; ARRESTATO

  22. Mariani Carlo, nato a Napoli il 22.05.1989; INDAGATO

  23. Matrone Salvatore, detto “Sasone”, nato a Napoli il 19.03.1993; ARRESTATO

  24. Maurano Vittorio, nato a Napoli il 09.06.1973; INDAGATO

  25. Mauro Ciro, detto “Ciruzz ’o milionario” – “’o zì Ciruzz”, nato a Napoli il 27.05.1952; ARRESTATO

  26. Nacarlo Giovanni, detto “o’Pustin”, nato a Napoli il 24.02.1980; ARRESTATO

  27. Nacarlo Vincenzo, nato a Napoli il 16.01.1972; INDAGATO

  28. Napoletano Assunta, nata a Napoli il 08.02.1983; ARRESTI DOMICILIARI

  29. Palumbo Salvatore, nato a Napoli il 19.01.1988;  INDAGATO

  30. Peluso Valentina, nata a Napoli il 04.07.1964; INDAGATA

  31. Peluso Vincenzo, detto “ò Biond”, nato a Napoli il 25.11.2000; ARRESTATO

  32. Pirozzi Vincenzo, alias “o Picuozz”, nato a Napoli il 24.11.1980; ARRESTATO

  33. Quagliarella Simone, nato a Napoli il 09.09.1996; INDAGATO

  34. Repetti Giuseppe, detto “Ciocchetto”, nato a Napoli il 11.03.1993; INDAGATO

  35. Santagata Luigi, detto “Pollicino”, nato a Napoli il 18.05.1978; INDAGATO

  36. Savarese Salvatore, detto “Mellone”, nato a Napoli il 12.12.1974; ARRESTATO

  37. Savarese Salvatore, detto “Totore” – “’o zio”, nato a Napoli il 30.11.1953; INDAGATO

  38. Scapolatiello Luigi, nato a Napoli il 28.01.1995; ARRESTATO

  39. Sequino Nicola, nato a Napoli il 06.02.1992; INDAGATO

  40. Taiani Vincenzo, detto “Enzuccio o nano”, nato a Napoli il 25.06.1986; INDAGATO

  41. Verdicchio Salvatore, nato a Napoli il 07.02.1992; INDAGATO

  42. Volpe Mirko, nato a Napoli il 30.06.1993.ARRESTATO

Caccia al 6 da 129,6 milioni: tre colpi da oltre 63mila euro

Ancora una volta il “6” si fa attendere, ma il concorso n.36 di oggi del SuperEnalotto regala emozioni, colpi di scena e un jackpot che continua a crescere fino a toccare la cifra monstre di 129,6 milioni di euro per la prossima estrazione.

La combinazione vincente estratta questa sera è:
4 – 16 – 42 – 48 – 56 – 68
Numero Jolly: 26
Numero SuperStar: 83

Il “6” manca, ma tre fortunati centrano il “5”

Nessun “6” e nessun “5+1” sono stati centrati, ma non è stata una serata senza sorrisi. Ben tre giocatori hanno centrato il “5”, portando a casa 63.051,07 euro ciascuno. Vincite importanti, capaci di cambiare programmi e prospettive, anche se il grande sogno resta ancora in palio.

E intanto cresce l’attesa: più il jackpot sale, più aumenta la febbre da giocata. I 129,6 milioni in palio al prossimo concorso rendono la sfida ancora più elettrizzante.

Tutte le vincite del concorso n.36

 Vincite SuperEnalotto

  • Punti 6: 0 vincite – € 0,00

  • Punti 5+1: 0 vincite – € 0,00

  • Punti 5: 3 vincite – € 63.051,07 ciascuno

  • Punti 4: 545 vincite – € 353,06

  • Punti 3: 22.812 vincite – € 25,41

  • Punti 2: 337.047 vincite – € 5,34

 Vincite SuperStar

  • Punti 6SB: 0 vincite – € 0,00

  • Punti 5+SB: 0 vincite – € 0,00

  • Punti 5SS: 0 vincite – € 0,00

  • Punti 4SS: 2 vincite – € 35.306,00

  • Punti 3SS: 69 vincite – € 2.541,00

  • Punti 2SS: 1.428 vincite – € 100,00

  • Punti 1SS: 9.049 vincite – € 10,00

  • Punti 0SS: 19.655 vincite – € 5,00

 Seconda Chance

  • 50 euro: 110 vincite – € 5.500,00

  • 3 euro: 16.565 vincite – € 49.695,00

Totale vincite Seconda Chance: 16.675

 WinBox

  • WinBox 1: 2.314 vincite – € 57.850,00

  • WinBox 2: 265.558 vincite – € 539.302,00

Totale vincite WinBox: 267.872

Il jackpot continua a crescere

Il dato che accende la fantasia resta uno: 129.600.000 euro è il montepremi disponibile per il prossimo “6”. Una cifra che proietta il concorso tra i più ricchi del momento e che inevitabilmente alimenta sogni, statistiche e strategie da parte dei giocatori.

C’è chi studia i numeri ritardatari, chi segue le combinazioni frequenti, chi si affida alla smorfia o al puro istinto. Intanto il “6” continua a nascondersi, facendo salire la tensione estrazione dopo estrazione.

La domanda ora è una sola:
sarà il prossimo concorso quello giusto per cambiare la vita a qualcuno?

Lotto e 10eLotto, pioggia di numeri caldi: il 36 domina l’estrazione

C’è un numero che più di tutti accende la curiosità degli appassionati nell’estrazione di oggi: il 36. Non solo compare su più ruote, ma conquista anche il Numero Oro e si ripete addirittura nel Doppio Oro al 10eLotto insieme al 68. Una coincidenza che non passa inosservata e che alimenta sogni e strategie per le prossime giocate.

Vediamo nel dettaglio cosa è successo nell’ultima estrazione del Lotto e del 10eLotto.

Tutte le estrazioni del Lotto di oggi

BARI: 36 – 68 – 14 – 51 – 50
CAGLIARI: 23 – 60 – 82 – 49 – 36
FIRENZE: 32 – 48 – 25 – 82 – 88
GENOVA: 05 – 73 – 60 – 71 – 67
MILANO: 41 – 04 – 60 – 37 – 36
NAPOLI: 42 – 68 – 63 – 44 – 49
PALERMO: 37 – 88 – 08 – 17 – 52
ROMA: 49 – 66 – 89 – 60 – 74
TORINO: 05 – 24 – 22 – 89 – 73
VENEZIA: 47 – 06 – 61 – 18 – 64
NAZIONALE: 66 – 39 – 67 – 74 – 18

Il 36 protagonista assoluto

Il dato più evidente è la presenza martellante del 36, che esce:

  • A Bari

  • A Cagliari

  • A Milano

E come se non bastasse, nel 10eLotto diventa:

  • Numero Oro: 36

  • Doppio Oro: 36 e 68

Una combinazione che rende il 36 il vero re dell’estrazione. Quando un numero si ripete su più ruote e trova spazio anche tra gli Oro del 10eLotto, l’attenzione degli appassionati cresce inevitabilmente.

Numeri ripetuti e incroci interessanti

Non solo il 36. Ecco altri numeri che hanno fatto parlare:

  • 60: esce a Cagliari, Genova, Milano e Roma. Una presenza forte su ben quattro ruote.

  • 68: Bari e Napoli, oltre al ruolo nel Doppio Oro.

  • 49: Cagliari, Napoli e Roma.

  • 73: Genova e Torino.

  • 88: Firenze e Palermo.

  • 66: Roma e Nazionale.

  • 05: Genova e Torino.

  • 82: Cagliari e Firenze.

  • 37: Milano e Palermo.

  • 18: Venezia e Nazionale.

  • 67: Genova e Nazionale.

  • 74: Roma e Nazionale.

Una distribuzione che crea diversi ambi incrociati tra ruote e offre spunti per chi ama studiare frequenze e ritardi.

10eLotto: combinazione ricca di intrecci

Ecco i 20 numeri vincenti del 10eLotto:

04 – 05 – 06 – 14 – 23 – 24 – 32 – 36 – 37 – 41
42 – 47 – 48 – 49 – 60 – 66 – 68 – 73 – 82 – 88

Numero Oro: 36
Doppio Oro: 36 e 68

Colpisce la forte corrispondenza con le ruote del Lotto: molti numeri estratti nel 10eLotto compaiono anche sulle ruote tradizionali, aumentando la sensazione di un’estrazione “connessa”.

Un’estrazione che accende la curiosità

Tra il dominio del 36, la presenza insistente del 60 e i tanti numeri ripetuti su più ruote, quella di oggi è un’estrazione che lascia spazio a interpretazioni e strategie.

Sarà l’inizio di una nuova serie fortunata per il 36? Il 60 continuerà la sua corsa? E quali numeri, invece, restano ancora in attesa di tornare protagonisti?

Gli occhi degli appassionati sono già puntati alla prossima estrazione. Perché quando i numeri iniziano a intrecciarsi così, la curiosità diventa inevitabile.

Paura a Ischia, pitbull azzanna i padroni: coppia finisce in ospedale

Lacco Ameno – Quella che doveva essere una tranquilla serata domestica si è trasformata in un incubo per una coppia residente sull’isola verde. Due conviventi, rispettivamente di 43 e 54 anni, sono stati aggrediti dal proprio cane, un esemplare di razza Pitbull, all’interno della loro abitazione.

L’allarme è scattato quando i sanitari del 118 sono intervenuti per prestare le prime cure ai due feriti, trasportandoli d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale “Rizzoli” di Lacco Ameno.

Ad avere la peggio è stato l’uomo, che ha riportato lesioni alla gamba destra e all’avambraccio sinistro; ferite meno estese ma comunque serie anche per la donna, colpita all’avambraccio destro.

Presso il presidio ospedaliero sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Barano d’Ischia per i rilievi del caso e per ricostruire l’esatta dinamica dell’evento. Secondo quanto si apprende, i due non sarebbero in pericolo di vita, ma restano attualmente sotto osservazione medica per monitorare il rischio di infezioni e la gravità dei morsi riportati. Sono in corso accertamenti per stabilire le cause che hanno scatenato l’improvvisa reazione dell’animale.

Bagnoli, tensione tra comitati e sindaco sul progetto per l’America’s Cup

NAPOLI – Aula del Consiglio comunale di Bagnoli contro strada: mentre all’interno si discuteva della rigenerazione urbana e dei lavori funzionali all’America’s Cup del 2027, all’esterno i comitati locali hanno manifestato con cori e slogan contro le scelte dell’amministrazione. La seduta monotematica ha messo in luce un quadro di forti contrasti, con posizioni ancora lontane tra sindaco, Giunta e cittadini del quartiere.

Il sindaco e commissario di governo, Gaetano Manfredi, ha ribadito la volontà di dialogo, “partendo da dati tecnici e fatti scientifici”, e ha assicurato che la bonifica prevista dal Programma di risanamento ambientale di rigenerazione urbana (Praru) sarà realizzata. Le colmate non verranno rimosse ma “sigillate” per diventare una grande piazza a mare. Le opere provvisorie legate alla manifestazione sportiva saranno rimosse al termine della Coppa, mentre infrastrutture come la nuova stazione della metropolitana e il parco urbano resteranno alla città.

Tra i nodi più controversi resta la questione degli espropri a Coroglio. Paola Minieri, residente del quartiere, ha sottolineato il diritto alla casa: “L’esproprio dovrebbe essere l’ultima spiaggia, invece sembra la scelta più comoda per l’amministrazione”. Manfredi ha assicurato che si cercherà di conciliare le esigenze dei residenti con quelle del progetto, garantendo indennizzi a chi dovrà lasciare le abitazioni.

All’esterno, i comitati hanno continuato a far sentire la loro voce con cori come “Chi ha inquinato deve pagare” e “Sì alla spiaggia, no alla Coppa”, chiedendo anche le dimissioni del sindaco e il rilascio dell’attivista fermato durante gli scontri precedenti la seduta, che avevano provocato il ferimento di un poliziotto alla testa. La tensione rimane alta, tra la determinazione dell’amministrazione e le proteste dei cittadini contrari al progetto.

Porta Capuana, sorpresa a spacciare droga: arrestata 23enne

NAPOLI – Sorpresa mentre cedeva droga a diversi acquirenti, ha tentato di fuggire alla vista degli agenti ma è stata raggiunta e arrestata. È accaduto nella serata di ieri nei pressi di Porta Capuana, dove la Polizia di Stato ha fermato una 23enne di origini marocchine, già con precedenti, con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

L’intervento è stato eseguito dagli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, impegnati in servizi di controllo mirati al contrasto dello spaccio nella zona. Durante l’attività di osservazione, i poliziotti hanno notato la giovane mentre effettuava diverse cessioni di droga a clienti che si avvicinavano rapidamente per poi allontanarsi dopo lo scambio.

Scattato il blitz, la 23enne ha provato a sottrarsi al controllo tentando la fuga tra le strade del quartiere, ma è stata bloccata poco dopo. Sottoposta a perquisizione, è stata trovata in possesso di quattro involucri contenenti cocaina e crack, oltre a 40 euro in contanti suddivisi in banconote di diverso taglio, ritenuti provento dell’attività illecita.

Uno degli acquirenti è stato fermato e trovato con la dose appena comprata. Per lui è scattata la segnalazione amministrativa per detenzione di stupefacenti a uso personale. L’arresto si inserisce nell’ambito delle operazioni di controllo intensificate nell’area del centro storico per arginare il fenomeno dello spaccio al dettaglio, particolarmente diffuso nelle zone a maggiore afflusso di persone.

Napoli, fermato a Secondigliano con 200 chili di rifiuti speciali: denunciato

NAPOLI – Trasportava circa 200 chilogrammi di rifiuti speciali senza alcuna autorizzazione e senza documenti che ne attestassero la provenienza e la destinazione. Per questo un uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria dopo essere stato fermato a Secondigliano dalla Polizia metropolitana della Città Metropolitana di Napoli.

Il controllo è scattato nell’ambito delle attività di contrasto al trasporto e allo smaltimento illecito dei rifiuti, intensificate anche alla luce delle indicazioni operative seguite alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso Terra dei Fuochi e condivise in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

All’interno del veicolo gli agenti hanno rinvenuto materiali ferrosi, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, tra cui una lavatrice, un forno, un piano cottura e una sponda da letto. Si tratta di rifiuti classificati come speciali che richiedono specifiche autorizzazioni per il trasporto e la tracciabilità, obblighi che in questo caso risultavano completamente disattesi.

Le verifiche hanno fatto emergere ulteriori irregolarità. Il mezzo era privo di copertura assicurativa e senza revisione valida, mentre il conducente è risultato sprovvisto di patente di guida. Un quadro che ha portato al sequestro del veicolo e alla contestazione di violazioni al Codice della Strada per un importo complessivo di circa 7mila euro.

Al termine degli accertamenti l’uomo è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti. L’operazione si inserisce nel più ampio piano di controlli sul territorio finalizzato a contrastare fenomeni che alimentano l’inquinamento ambientale e il degrado urbano.

Rocchi avverte: «Il Var cambierà, basta polemiche inutili. A fine anno faremo una riflessione»

ROMA – Il Var non è intoccabile e il suo utilizzo sarà oggetto di una riflessione a fine stagione. Dopo otto anni di applicazione nel calcio italiano, il sistema di assistenza video entra in una nuova fase di valutazione. A dirlo è Gianluca Rocchi, designatore arbitrale di Serie A e B, intervenuto nel corso della trasmissione “Open Var” su DAZN.

Il principio del “chiaro ed evidente errore”, spiega Rocchi, nasce per garantire un equilibrio delicato: intervenire il meno possibile ma con il massimo beneficio per la gara. Oggi però il contesto è cambiato. La tecnologia si è evoluta e con essa le aspettative di tifosi, club e addetti ai lavori. C’è chi accusa il Var di spezzare troppo il ritmo delle partite e chi, al contrario, ritiene che dovrebbe intervenire con maggiore frequenza. Una tensione che impone una valutazione complessiva al termine del campionato, in linea con quanto avverrà anche in altre competizioni internazionali.

Secondo Rocchi non è più possibile ragionare come agli inizi. Il pubblico fatica ad accettare che la tecnologia non possa intervenire in situazioni che appaiono decisive, come un potenziale calcio di rigore. Le prossime novità regolamentari andranno proprio nella direzione di un utilizzo più ampio in determinati casi, pur lasciando aperto il dibattito su limiti e opportunità.

Al centro del suo intervento resta il tema della coerenza, indicata come fondamento del lavoro arbitrale. Non sempre semplice da mantenere, ma imprescindibile. Le ultime giornate di campionato, con pochissimi interventi Var e un minutaggio effettivo molto elevato, dimostrerebbero che quando l’arbitraggio riesce a garantire fluidità, lo spettacolo ne beneficia. In alcune recenti partite si è arrivati a sfiorare una media di 58 minuti di gioco effettivo, dato significativo per la Serie A.

Rocchi ribadisce che l’arbitro non deve diventare protagonista. Le partite, sottolinea, le decidono i calciatori e il direttore di gara deve limitarsi a non influenzarne l’andamento. Porta l’esempio di Roma-Juventus, gara giocata con atteggiamento positivo dalle squadre e ben gestita sul piano arbitrale, segno che anche il comportamento in campo incide sulla percezione delle decisioni.

Tra le novità in arrivo dal Mondiale 2026 spicca la possibilità per il Var di intervenire per revocare seconde ammonizioni chiaramente errate, senza però assegnare un secondo giallo non dato. Prevista anche la correzione di calci d’angolo concessi per errore, con comunicazione tempestiva all’arbitro. Un secondo giallo, osserva Rocchi, può cambiare una partita soprattutto se arriva nei primi minuti, e per questo la revisione appare una scelta corretta.

San Giorgio a Cremano, estorsioni e stalking ai danni di una donna: due ai domiciliari

SAN GIORGIO A CREMANO – Avrebbero trasformato la vita di una donna in un incubo fatto di minacce, richieste di denaro e violenze. Per questo, nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di due persone gravemente indiziate di estorsione, rapina e atti persecutori.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura partenopea al termine delle indagini condotte dagli agenti del Commissariato di San Giorgio a Cremano. Gli episodi contestati risalgono ai mesi di febbraio e marzo 2025 e sarebbero stati consumati proprio nel territorio sangiorgese, ai danni della stessa vittima.

Determinante per l’avvio dell’inchiesta è stata la denuncia presentata dalla donna, esasperata dalle continue vessazioni e dalle pressanti richieste estorsive. Gli investigatori, attraverso gli accertamenti svolti, hanno raccolto elementi ritenuti sufficienti dall’autorità giudiziaria per disporre la misura cautelare nei confronti dei due indagati.

Secondo l’ipotesi accusatoria, oltre alle minacce e alle richieste di denaro, si sarebbero verificati anche episodi di rapina, in un contesto di reiterate condotte persecutorie che avrebbero generato nella vittima un grave stato di ansia e paura. La misura eseguita rappresenta un provvedimento cautelare adottato nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva e contro l’ordinanza sono ammessi mezzi di impugnazione.

Bagnoli, tensione per l’America’s Cup: scontri tra attivisti e polizia, un agente ferito

NAPOLI – Momenti di forte tensione nel pomeriggio a Bagnoli, dove si sono verificati scontri tra forze dell’ordine e attivisti della rete “No America’s Cup”. La protesta è esplosa mentre, all’interno della sede della Municipalità, era in corso una seduta monotematica del Consiglio comunale dedicata ai lavori nell’area dell’ex Italsider e all’organizzazione dell’America’s Cup.

Un gruppo di manifestanti ha tentato di avvicinarsi all’edificio per contestare il progetto legato alla competizione velica internazionale. Secondo quanto ricostruito, alcuni attivisti avrebbero cercato di forzare il cordone predisposto dalla polizia a protezione dell’area. Da lì il contatto e il rapido degenerare della situazione, con spintoni e momenti di caos.

Nel corso degli scontri un poliziotto è rimasto ferito. L’agente ha riportato una ferita lacero-contusa alla testa ed è stato soccorso e medicato: per lui i sanitari hanno stabilito una prognosi di dieci giorni. Un manifestante è stato fermato e condotto in commissariato; al termine degli accertamenti è stato denunciato con l’accusa di lesioni a pubblico ufficiale. La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

La protesta si inserisce nel dibattito acceso che accompagna il futuro dell’area occidentale della città e l’impatto degli interventi previsti per ospitare l’evento sportivo. Mentre in aula si discuteva di riqualificazione e sviluppo, all’esterno la tensione ha segnato un nuovo capitolo dello scontro tra istituzioni e parte della cittadinanza contraria al progetto.

Omicidio Durante, arrestato Vincenzo Brandi: è il cognato di Emanuele Tufano

Napoli – Il quadro di partenza è netto: Emanuele Durante viene centrato da un colpo d’arma da fuoco intorno alle 18.18 del 15 marzo 2025 mentre è in auto con la fidanzata, su una Smart nera in via Santa Teresa degli Scalzi, direzione piazza Dante.

Dopo circa quaranta minuti dal ricovero muore all’ospedale Pellegrini dove era stato trasportato.

Per il gip Federica Colucci, il movente si salda alla notte del 24 ottobre 2024: nel conflitto a fuoco fra gruppi di giovani criminali dei quartieri Sanità e Mercato muore Emanuele Tufano, e nello scontro armato risulta coinvolto anche Durante.

E per questo motivo che da stamane è in carcere l’altro componente del commando che fece fuoco contro Emanuele Durante la sera del 15 marzo del 2025. Si tratta di Vincenzo Brandi, 31 anni, residente in via Salita Capodimonte.

Le accuse sono pesantissime: concorso in omicidio volontario premeditato con l’aggravante del metodo mafioso, porto e detenzione illegale di arma da fuoco e ricettazione di un motoveicolo oggetto di furto.

Al centro dell’inchiesta c’è appunto l’agguato del 15 marzo 2025 in via Santa Teresa degli Scalzi, nel quale venne ucciso con un colpo di pistola Emanuele Durante, 23 anni. Per quello stesso omicidio sono già a processo in Corte d’Assise a Napoli due altri indagati, Salvatore Pellecchia e Alexandr Babalyan, arrestati il 5 maggio 2025 con ordinanza confermata dal Tribunale del Riesame. Brandi entra ora nel fascicolo come terzo protagonista della caccia all’uomo che, secondo il giudice, precedette il colpo mortale.

Dalle indagini è emerso, dopo quell’episodio, il “sistema camorra” del rione Sanità e la famiglia legata ai Pellecchia avrebbero avviato una sorta di “indagine interna” per capire responsabilità e reticenze, fino a far maturare propositi di vendetta.

In questa lettura, Durante diventa bersaglio non tanto perché individuato come l’autore materiale del colpo che uccise Tufano (circostanza che nelle carte viene descritta come non accertata), ma perché convocato e ritenuto reticente e “irrispettoso” verso chi, nel rione, pretende risposte e obbedienza.

Il contesto rione Sanità e il peso del clan

L’ordinanza colloca l’agguato dentro un territorio ritenuto storicamente segnato dalla presenza del clan Sequino, con una rete di alleanze, scarcerazioni e riassestamenti criminali che – secondo gli atti – rinvigorirebbero la capacità di controllo e intimidazione sul quartiere. È su questa cornice che il giudice innesta l’aggravante mafiosa: un omicidio commesso in modo plateale, in un’area densamente abitata, “evocante una vera e propria esecuzione”, e ritenuto funzionale anche ad accrescere prestigio e potere del gruppo.

Vincenzo Brandi è il cognato di Emanuele Tufano

La ricostruzione degli inquirenti indica Salvatore Pellecchia come mandante/organizzatore e Alexandr Babalyan come organizzatore ed esecutore materiale dell’omicidio, con Vincenzo Brandi descritto come organizzatore e, nella tesi accusatoria accolta dal Gip, parte attiva nel pedinamento e nelle fasi dell’azione. Brandi è legato al contesto soprattutto per rapporti di parentela: è il  cognato di Emanuele Tufano.

“Tassello fondamentale” – scrive il giudice – per comprendere il movente. Tra l’altro sui sui profili social sono tante le foto che lo ritraggono insieme con il giovane cognato con tante frasi che invocano vendetta.

 La sequenza: dal sopralluogo all’esecuzione

Grazie alle immagini delle telecamere di video sorveglianza pubblica e al sistema cattura targhe viene delineata la giornata scandita da avvistamenti e coperture: Brandi,in sella a un Honda SH, individua l’auto di Durante parcheggiata in Salita Capodimonte (zona fidanzata), poi si procede a un sopralluogo, quindi al monitoraggio degli spostamenti della vittima, fino all’azione in via Santa Teresa degli Scalzi.

Per il Gip l’agguato è premeditato: si parla di suddivisione di ruoli, disponibilità dell’arma, uso di un mezzo di provenienza illecita con targa parzialmente occultata e predisposizione della fuga.

L’omicidio e l’effetto “messaggio”

Nella motivazione, il giudice insiste su un punto: l’uccisione non sarebbe “solo” la vendetta per un morto, ma un atto che ristabilisce gerarchie, reputazione e capacità di sopraffazione, dentro un contesto in cui l’omertà e il timore sono ritenuti fattori strutturali.

Le voci intercettate

Ma oltre alle immagini ci sono le intercettazioni (telefoniche e ambientali) che incastrano i partecipanti all’agguato mortale. Una in particolare dell’8 maggio 2025 nel circolo “Madonna di Pompei” in piazza Sanità.

“Sul mezzo bianco… quello è Vincenzo”

In una conversazione  mentre si commentano arresti e perquisizioni, uno dei presenti collega l’immagine dei video circolati all’identità di Brandi: “Quelli fanno vedere quel coso… quando girano con i mezzi… quello è Vincenzo!”. Nello stesso dialogo, viene richiamato anche lo scooter e il legame con un soggetto chiamato “Lello”: “Perché quel motorino che teneva in mano Vincenzo è di ‘Lello’… Lollo.”

“Totore porta il mezzo… e dietro c’è Vincenzo Brandi”

In un altro scambio – sempre mentre rivedono un video – descrivono una scena come se fosse una didascalia parlata: “Totore porta il mezzo, il polacco dietro. Il mezzo bianco: Vincenzo Brandi… lo vedi?”. E quando uno prova a ipotizzare una presenza casuale, l’altro taglia corto, escludendo l’idea dell’“incrocio” fortuito e ribadendo la direzione del movimento osservato.

Nella conversazione successiva, oltre alle frasi dure sul contesto e sulle responsabilità, emerge un elemento tipico della strada quando arrivano i carabinieri: il ragionamento su “come la racconteranno” in aula. Un conversante arriva a suggerire, in forma di racconto ipotetico, che la versione da spendere potrebbe essere quella di una lite degenerata e di un colpo “andato male”, così da contenere la pena, mentre l’altro interlocutore insiste sul rischio corso anche dalla fidanzata in auto al momento dello sparo.

Morte Domenico, primi esiti dell’autopsia: «Nessuna lesione al cuore durante l’espianto»

L’accertamento autoptico si è svolto nel pomeriggio al Secondo Policlinico di Napoli ed è durato circa tre ore. Al tavolo tecnico hanno preso parte 25 tra periti e consulenti di parte, a conferma della delicatezza del caso che ha scosso l’opinione pubblica.

Domenico Caliendo era morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli, dopo essere stato sottoposto a un trapianto di cuore. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta per chiarire eventuali responsabilità e verificare ogni fase della procedura.

Il medico legale: “Escluso il taglio al ventricolo”

Al termine dell’esame, il medico legale Luca Scognamiglio, consulente nominato dai genitori del piccolo, ha parlato di un primo dato significativo: non sarebbero emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto.

“In particolare – ha spiegato – non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte aveva parlato”. Il riferimento è alle dichiarazioni rese nelle sommarie informazioni testimoniali che ipotizzavano un possibile danneggiamento dell’organo prima del trapianto.

Scognamiglio ha precisato che sono state escluse lesioni macroscopiche alle camere cardiache, definendo “discutibile” l’ipotesi del taglio durante l’espianto. Per le conclusioni definitive, tuttavia, sarà necessario attendere gli approfondimenti successivi.

Nuovo collegio il 28 aprile

Il collegio peritale tornerà a riunirsi il 28 aprile. In quella sede verranno analizzati i reperti anatomopatologici prelevati nel corso dell’autopsia. Solo dopo l’esame dei campioni sarà possibile avere un quadro più completo sulle cause del decesso.

Il consulente della famiglia ha sottolineato la qualità del collegio nominato, parlando di un gruppo di “grandissimo livello” e ribadendo la fiducia nel lavoro dei periti.

Domani lutto cittadino a Nola

Intanto la comunità si prepara all’ultimo saluto. Il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, ha proclamato il lutto cittadino per mercoledì 4 marzo 2026, giorno delle esequie del piccolo.

“In un giorno dolorosissimo per la nostra comunità – ha dichiarato – Nola si stringe a mamma Patrizia, papà Antonio e a tutta la famiglia, colpiti da una tragedia che ha scosso nel profondo l’intera città”.

La città si fermerà per i funerali di Domenico, in un clima di raccoglimento e partecipazione che va oltre i confini comunali, segno di una vicenda che ha toccato l’intero territorio.

Gratteri: «A Napoli i clan si rigenerano con figli e nipoti»

Un’organizzazione capace di rinnovarsi sul piano generazionale e di aggiornarsi su quello tecnologico. È il quadro che emerge dall’operazione coordinata dalla Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, culminata nella notte con 71 ordinanze di custodia cautelare eseguite da polizia e carabinieri.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsioni, riciclaggio e utilizzo di criptovalute per il reimpiego dei proventi illeciti. Tra gli arrestati figura anche l’esecutore materiale dell’omicidio di Emanuele Durante, ucciso il 15 marzo 2025.

h3Il ricambio generazionale nei clan storici

L’inchiesta ha interessato famiglie storiche della camorra, in particolare esponenti riconducibili al Clan dei Casalesi – gruppo di Secondigliano (area di Secondigliano) e al Clan Mazzarella.

Dalle indagini emerge un elemento strutturale: la capacità dei clan di rigenerarsi. «I figli e i nipoti prendono il posto dei capi mentre questi si trovano al 41-bis o nei circuiti di alta sicurezza», ha spiegato Gratteri. Un meccanismo di continuità familiare che garantisce stabilità operativa e tenuta organizzativa, anche in presenza di arresti eccellenti.

h3Criptovalute e dark web: la mafia contemporanea

Il procuratore ha definito quella emersa dall’indagine «una camorra al passo con i tempi», sottolineando l’uso evoluto della tecnologia. L’organizzazione, secondo gli inquirenti, si distinguerebbe per un ricorso avanzato alle criptovalute e al dark web, strumenti funzionali sia al riciclaggio sia alla gestione dei traffici illeciti.

«È una mafia contemporanea», ha sintetizzato Gratteri, evidenziando come l’innovazione tecnologica non abbia sostituito le tradizionali attività criminali, ma le abbia integrate, rafforzandone la capacità di penetrazione economica e di mimetizzazione finanziaria.

Circumvesuviana, i pendolari accusano Eav: «Dopo dieci anni solo annunci e promesse tradite»

Non ci stanno i pendolari delle linee vesuviane. Associazioni, gruppi e comitati che da anni difendono i diritti dei viaggiatori della Circumvesuviana tornano all’attacco contro il presidente, direttore generale e amministratore unico di Eav, accusandolo di utilizzare le disfunzioni del sistema giudiziario-amministrativo come schermo per occultare le responsabilità di una gestione che definiscono fallimentare.

«Ancora una volta — scrivono i rappresentanti dei pendolari — il presidente di Eav attacca il sistema giudiziario per nascondere le falle della sua gestione decennale».

A firmare l’appello sono quattro voci ben note nel panorama della mobilitazione civica vesuviana: Enzo Ciniglio, portavoce del gruppo Facebook “No al taglio dei treni della Circumvesuviana”; Salvatore Ferraro, portavoce del gruppo social “Circumvesuviana-Eav”; Marcello Fabbrocini, presidente del comitato civico Cifariello-Ottaviano; e Salvatore Alaia, presidente del comitato civico E(a)vitiamolo Sperone.

Il caso dei locomotori: un déjà vu

Al centro della polemica c’è la vicenda dell’acquisto dei locomotori, bloccato da una serie di ricorsi incrociati e sentenze oscillanti tra Tar e Consiglio di Stato. Una storia che, secondo i comitati, ricorda pericolosamente quella già vissuta con i treni per le linee vesuviane: anni di ritardi accumulati, promesse di rinnovo del materiale rotabile mai concretizzate, e i primi Etr ancora in attesa di entrare in servizio.

«La nuova vicenda dell’acquisto dei locomotori — sottolineano Ciniglio, Ferraro, Fabbrocini e Alaia — sembra ricalcare quella dell’acquisto dei treni per le linee vesuviane, dove si sconta un ritardo di anni». Un copione già visto, insomma, che i pendolari non sono più disposti ad accettare come fatalità.

Bandi poco chiari e regole ignorate

I comitati puntano il dito anche sulla qualità delle procedure di gara adottate da Eav. Senza voler fare da «faciloni», come scrivono loro stessi, denunciano un pattern ricorrente: bandi con norme poco chiare che, una volta assegnata la gara, lasciano ampi margini a ricorsi; oppure, peggio ancora, bandi strutturalmente sbagliati, che non tengono conto dell’utile d’impresa e finiscono per andare deserti.

«I pendolari non vogliono erigersi a paladini della giustizia amministrativa — si legge nel comunicato — però sottolineano che non si invoca il cambio delle regole a partita in corsa: esistono norme e leggi e vanno rispettate, sempre! Così come vanno rispettati i pendolari e i viaggiatori delle linee vesuviane gestite da Eav».

Dieci anni di promesse mancate

Il bilancio che i comitati tracciano della gestione Eav è impietoso. Dieci anni di annunci mai seguiti dai fatti, un’offerta di servizio ridotta «al minimo per quantità e qualità», e una fiducia dei viaggiatori ormai logorata dall’attesa. È per questo che i pendolari vesuviani chiedono a gran voce l’avvio di quella che definiscono un’«operazione verità»: un momento di trasparenza e rendicontazione pubblica che faccia chiarezza sullo stato reale del trasporto su ferro nell’area vesuviana.

L’appello alla Regione Campania

Il messaggio finale è diretto alla Regione Campania, in qualità di proprietaria di Eav e garante del contratto di servizio. I comitati chiedono risposte alle «tante domande rimaste inevase» e rivolgono un appello esplicito al presidente della giunta regionale Roberto Fico e all’assessore ai trasporti Luca Casillo, rinnovando la richiesta di un incontro istituzionale per affrontare la crisi del trasporto pubblico vesuviano.

Trasporti Auto su bisarca: la soluzione digitale affidabile per spedire la tua auto in Italia e in Europa

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Nel panorama dei trasporti auto su bisarca, l’innovazione digitale sta trasformando radicalmente il modo in cui privati, aziende e operatori del settore automotive gestiscono la movimentazione dei veicoli. Non è più un servizio esclusivo per concessionarie o grandi logistici: oggi, chiunque può organizzare un trasporto auto su bisarca in maniera semplice, sicura e personalizzata. Il mercato automobilistico evolve rapidamente, con acquisti online in crescita, vendite a distanza e trasferimenti frequenti per motivi personali o professionali. In questo contesto dinamico, scegliere un partner affidabile per il trasporto veicoli è cruciale per minimizzare stress, ritardi e complicazioni.

È in questo scenario che si distingue Trasportami.com , una piattaforma italiana all’avanguardia dedicata ai trasporti auto nazionali e internazionali. Con un’interfaccia user-friendly e una vasta rete di trasportatori professionisti, Trasportami rende accessibile il trasporto auto su bisarca a tutti, unendo tecnologia avanzata a un’assistenza umana esperta e dedicata. Che si tratti di spedire un’auto nuova da un concessionario, un veicolo usato acquistato online o un mezzo non marciante per riparazioni, questa piattaforma offre soluzioni su misura, trasparenti e ottimizzate per ogni esigenza.

Bisarca Auto e Trasporto Veicoli: Sicurezza, Efficienza e Zero Stress

Il trasporto auto con bisarca è il metodo più avanzato e sicuro per spostare veicoli su lunghe distanze. La bisarca è un camion specializzato, progettato per caricare più auto su due piani, con sistemi di fissaggio che garantiscono stabilità e protezione da urti, vibrazioni e agenti atmosferici. Questo approccio riduce al minimo i rischi legati alla guida autonoma, come incidenti stradali, fatica del conducente e usura del veicolo.

Optare per un trasporto auto su gomma tramite bisarca significa preservare il valore del tuo mezzo: zero chilometri aggiuntivi sul contachilometri, minore esposizione a guasti meccanici e un notevole risparmio di tempo. È ideale per una vasta gamma di veicoli: auto di ogni genere (berline, SUV, utilitarie, sportive), furgoni, camper, trattori e anche barche, esclusi i camion. Sono supportati mezzi marcianti, non marcianti o non marcianti ma rotabili, che richiedono attrezzature specifiche per il carico e lo scarico.

In passato, organizzare un trasporto bisarca auto era un processo complesso, con contatti diretti a trasportatori, negoziazioni prolungate e incertezze sulle tempistiche. Oggi, grazie alla digitalizzazione nel settore dei trasporti auto su bisarca, piattaforme come Trasportami democratizzano l’accesso a questi servizi. I privati possono confrontare opzioni in tempo reale, mentre le aziende automotive ottimizzano le loro catene logistiche con maggiore efficienza.

Cosa rende il trasporto auto su bisarca così vantaggioso? Prima di tutto, la sicurezza: i trasportatori professionisti impiegano rampe idrauliche, cinghie di fissaggio certificate e coperture per salvaguardare i veicoli da polvere, pioggia e detriti stradali. In secondo luogo, l’efficienza: una singola bisarca può trasportare più veicoli contemporaneamente, riducendo l’impatto ambientale grazie a minori emissioni per veicolo spostato. Infine, la personalizzazione: i preventivi tengono conto del modello dell’auto, del suo peso, della lunghezza e delle condizioni (marcianti, non marcianti o non marcianti ma rotabili), assicurando un servizio tailor-made.

Per gli operatori nel mondo dei trasporti veicoli, è essenziale considerare gli aspetti normativi. In Italia e in Europa, il trasporto auto su bisarca deve aderire a rigorose norme UE sulla sicurezza stradale, come il Regolamento (CE) n. 561/2006 sui tempi di guida e riposo per gli autisti, e standard per il carico sicuro. Piattaforme affidabili come Trasportami selezionano solo trasportatori conformi a queste regolamentazioni, garantendo che ogni spedizione sia non solo efficiente, ma anche legale e coperta da assicurazione adeguata.

Inoltre, il trasporto auto su bisarca si adatta perfettamente a esigenze diverse. Per esempio, se devi spostare un veicolo elettrico, i trasportatori esperti gestiscono batterie e cablaggi con cura. Oppure, per camper o barche su bisarca, opzioni extra come protezioni personalizzate assicurano un viaggio impeccabile. Questo livello di attenzione rende il servizio indispensabile per chi valorizza il proprio mezzo.

Come Funziona la Richiesta di Trasporto Auto su Trasportami

La semplicità è al centro del servizio offerto da Trasportami. Per avviare una richiesta di trasporto auto su bisarca, bastano pochi clic sul sito. L’utente accede alla piattaforma e inserisce dettagli essenziali: luogo di ritiro (ad esempio, Torino o Napoli), destinazione (come Bari o Verona), tipo di veicolo (auto, furgone, camper, trattore, barca), stato del mezzo (marciante, non marciante o non marciante ma rotabile) e eventuali requisiti speciali, come date flessibili o protezioni aggiuntive.

Una volta inviata la richiesta, l’algoritmo intelligente di Trasportami attiva la sua rete di oltre 500 trasportatori affiliati in Italia e Europa. In breve tempo, l’utente riceve vari preventivi trasporto auto personalizzati, ognuno con dettagli su tempistiche stimate (tipicamente 3-7 giorni per tratte nazionali, 7-14 per internazionali), modalità di ritiro e consegna, e opzioni come assicurazione kasko.

Questo sistema di matching non propone soluzioni standard: considera fattori come la disponibilità reale delle bisarche, rotte ottimizzate per minimizzare tempi vuoti e peculiarità del veicolo, come peso e lunghezza. Per chi cerca specificamente un trasporto auto con bisarca , la piattaforma filtra le offerte per evidenziare quelle che utilizzano esclusivamente questo metodo, evitando alternative meno sicure come il traino o la guida assistita. L’utente può anche caricare foto del veicolo o documenti per una valutazione più precisa.

Il processo è intuitivo e veloce, ideale per chi ha urgenze. Ad esempio, se stai trasferendo un’auto da Roma a Udine per motivi di lavoro, la piattaforma ti guida passo dopo passo, assicurando che ogni aspetto sia coperto.

Assistenza Dedicata: Il Valore del Centralino Esperto

In un’era dominata dall’automazione, Trasportami si distingue per il suo approccio umano-centrico. Il centralino, composto da un team esperto e formato, offre supporto telefonico e via chat in tempo reale, prima, durante e dopo il trasporto. Non si tratta di risposte automatizzate: sono professionisti qualificati in logistica e trasporti auto su bisarca che ascoltano le tue esigenze, verificano i dettagli e ti guidano nella scelta della soluzione ideale.

Immagina di dover organizzare un trasporto veicoli complesso, come un camper non marciante ma rotabile o una barca: il centralino coordina con i trasportatori per attrezzature specifiche, negozia tempistiche e fornisce aggiornamenti continui. La rapidità è fondamentale: risposte immediate, preventivi rapidi. Questo supporto riduce lo stress, specialmente per chi è nuovo al mondo dei trasporti auto su bisarca.

Le recensioni evidenziano come questa assistenza trasformi un servizio logistico in un’esperienza personalizzata. Ad esempio, un cliente che spedisce un trattore riceve consigli su imballaggi protettivi, mentre un’azienda automotive beneficia di consulenza su ottimizzazioni per trasporti multipli. Il team è addestrato per gestire ogni fase: dalla pianificazione iniziale alla risoluzione di eventuali imprevisti durante il viaggio, fino al follow-up post-consegna per assicurare soddisfazione.

Trasporti Auto Nazionali: Copertura Completa in Tutta Italia

La domanda di trasporti auto nazionali è in costante aumento, spinta dall’e-commerce automobilistico e dai trasferimenti regionali. Che si tratti di un’auto acquistata online da un privato o di un trasferimento tra filiali di concessionarie, il trasporto auto su bisarca offre flessibilità e affidabilità.

Attraverso il servizio dedicato ai trasporti auto nazionali , Trasportami copre l’intero territorio italiano, da Nord a Sud, isole comprese. Esempi di tratte comuni includono Torino-Bari, Roma-Udine, Napoli-Verona, con ritiri e consegne flessibili a domicilio, presso officine o depositi sicuri.

Per veicoli non marcianti come furgoni o barche, attrezzature come muletti o rampe garantiscono un carico sicuro. La piattaforma ottimizza le rotte per efficienza, riducendo tempi e impatto ambientale. Keywords come “trasporto auto Italia”, “bisarca nazionale” e “spedizione veicoli interni” sono integrati naturalmente, con tracciamento online via app per monitorare il viaggio, inclusi aggiornamenti su traffico o meteo.

Privati e aziende possono contare su una rete strutturata, evitando trattative frammentate. Ad esempio, per un trasferimento da Milano a Palermo di un camper, il servizio coordina tutto, tenendo conto del peso e lunghezza del veicolo per un piano su misura.

Trasporto Auto Internazionale: Soluzioni Affidabili in Europa

L’espansione del mercato auto europeo ha incrementato la necessità di trasporto auto internazionale. Molti acquistano veicoli usati in paesi come Germania, Francia o Spagna, dove i prezzi sono competitivi. Organizzare il rientro richiede expertise in dogane, permessi e logistica transfrontaliera.

Il servizio di trasporto auto internazionale  di Trasportami semplifica il processo: pianificazione coordinata per ritiri in città come Madrid o Porto, con consegne dirette in Italia, ad esempio a Milano o Firenze. Le bisarche internazionali sono equipaggiate per tratte lunghe, con autisti multilingue e assicurazioni per rischi transnazionali.

Eliminando la guida di migliaia di chilometri, si riducono emissioni CO2 e rischi personali. Esempi di tratte includono Milano-Madrid, Porto-Firenze, Parigi-Berlino, gestite con attenzione a condizioni del veicolo. La piattaforma gestisce anche esportazioni per vendite all’estero, con supporto doganale.

Recensioni e Reputazione Online

La fiducia nel settore dei trasporti veicoli si fonda su esperienze reali. Su Trustpilot , Trasportami vanta un rating eccellente, con la maggioranza di recensioni positive. Gli utenti apprezzano la trasparenza dei preventivi trasporto auto, la puntualità e l’assistenza proattiva.

Commenti frequenti: “Ho spedito la mia auto da Torino a Bari senza intoppi, centralino esperto e sempre disponibile”; “Per il mio trasporto auto internazionale da Parigi a Berlino, tutto coordinato alla perfezione, con aggiornamenti costanti”. Anche in caso di imprevisti, come ritardi per maltempo, il team risolve rapidamente, mantenendo alta la soddisfazione.

Perché Scegliere una Piattaforma Strutturata per il Trasporto Auto su Bisarca

Affidarsi a una piattaforma come Trasportami significa massimizzare i benefici. Il confronto di preventivi elimina sorprese, mentre la selezione di trasportatori certificati garantisce qualità. Non è solo efficienza: è professionalità, con contratti chiari e garanzie.

Il trasporto auto su bisarca evolve con la sostenibilità: bisarche ibride minimizzano l’impatto ambientale, allineandosi al Green Deal UE. Per aziende, integrazioni API consentono automazioni logistiche.

Case Study: Esempi Pratici di Trasporti Auto su Bisarca

Considera un privato che acquista un’auto usata online da un venditore a Bari, vivendo a Torino. Con Trasportami, riceve preventivi personalizzati in breve tempo, sceglie un trasporto bisarca auto tenendo conto del modello e condizioni, con ritiro a domicilio. L’assistenza del centralino guida ogni passo, e il veicolo arriva integro in pochi giorni.

Un altro esempio: un’officina a Udine deve spostare veicoli non marcianti ma rotabili da Roma per riparazioni. La piattaforma coordina trasporti multipli, ottimizzando rotte e attrezzature, con supporto continuo.

Per internazionali, immagina di importare un camper da Madrid a Milano: Trasportami gestisce dogane e logistica, con aggiornamenti dal centralino.

Vantaggi Ambientali e Trend Futuri nel Trasporto Auto su Bisarca

Il trasporto auto su bisarca contribuisce alla sostenibilità: una bisarca emette meno CO2 per veicolo rispetto a guide individuali. Trasportami promuove trasportatori eco-friendly, in linea con direttive UE.

Guardando al futuro, espansione a trasporti per veicoli elettrici e partnership con e-commerce auto promettono ulteriori innovazioni. La piattaforma è pronta per questi sviluppi, mantenendo al centro l’assistenza umana.

Conclusione: Trasportami come Partner Ideale per i Tuoi Trasporti Auto

In sintesi, per chiunque cerchi soluzioni nel mondo dei trasporti auto su bisarca, Trasportami offre un mix unico di tecnologia, affidabilità e supporto esperto. Visita il sito per un preventivo gratuito e scopri come semplificare la tua prossima spedizione, sia nazionale che internazionale. Con copertura completa e un centralino sempre al tuo fianco, è la scelta intelligente per privati e professionisti.

 

Napoli‑Torino, metropolitana: 7 corse straordinarie dopo il fischio finale

NAPOLI– In occasione del match Napoli‑Torino di Serie A in programma venerdì 6 marzo alle ore 20.45 allo stadio Diego Armando Maradona, Trenitalia, in accordo con la Regione Campania e il Comune di Napoli, ha predisposto una serie di corse straordinarie dei treni metropolitani della linea 2 oltre l’orario ordinario di chiusura del servizio.

Complessivamente saranno 7 i treni aggiuntivi messi in campo, per un totale di circa 3400 posti extra in partenza dalla stazione di Napoli Campi Flegrei. Di queste, cinque corse saranno dirette verso Napoli San Giovanni‑Barra, mentre due proseguiranno in direzione Pozzuoli, con l’obiettivo di agevolare il deflusso degli spettatori dall’impianto di Fuorigrotta e ridurre il rischio di assembramenti e code.

Per evitare rallentamenti alle banchine, ai tifosi è consigliato acquistare il biglietto in anticipo. Nei momenti clou dell’uscita dallo stadio saranno attivi presidi di Assistenza alla Clientela e personale di FS Security nelle stazioni di Napoli Piazza Garibaldi e Napoli Campi Flegrei. Inoltre, solo chi esibirà un regolare titolo di viaggio al personale dedicato, in collaborazione con le forze dell’ordine, potrà accedere alle banchine dei treni metropolitani in partenza.

La biglietteria di Napoli Campi Flegrei resterà aperta fino al termine dell’evento, garantendo un punto di vendita operativo fino all’esaurimento del pubblico. Contestualmente, la stazione di Piazza Leopardi sarà chiusa dalle 21.45, al fine di razionalizzare i flussi e migliorare la sicurezza complessiva del trasporto pubblico in quella fascia oraria.

Sal Da Vinci, Per sempre sì non è amore tossico : forse stiamo esagerando

Dopo la vittoria a Sanremo 2026, la canzone “Per sempre sì” di Sal Da Vinci è finita al centro delle solite polemiche. C’è chi parla di amore tossico, chi tira fuori il patriarcato, chi dice che certe frasi sono “pericolose”.

Sinceramente? Ma dove?

Da donna, io in quella canzone non sento controllo, non sento possesso, non sento sottomissione. Sento una promessa. Sento un uomo che dice “credo in noi”, “resto”, “ci sono”. E scusate se è poco.

Ormai sembra che non si possa più parlare di amore intenso senza che qualcuno gridi allo scandalo. Se dici “per sempre”, diventa dipendenza. Se dici “non voglio perderti”, diventa manipolazione. Se parli di dedizione, allora stai alimentando chissà quale sistema patriarcale.

Ma l’amore non è un comunicato stampa scritto con il freno a mano tirato. L’amore è sentimento. È slancio. È anche esagerazione. È dire “per sempre” anche se la vita poi farà il suo corso. È un modo per dire: io ci credo.

Non tutto deve diventare un caso sociale. Non ogni canzone è un manifesto politico. A volte è solo una storia d’amore. E “Per sempre sì” questo è: una dichiarazione romantica, magari classica, magari tradizionale… ma non per questo sbagliata.

Sembra quasi che oggi dia fastidio l’idea di impegnarsi, di promettere qualcosa che va oltre il momento. Come se il “per sempre” fosse una parola proibita. Ma perché? Se due persone si scelgono liberamente, dov’è il problema?

Il politicamente corretto, quando esagera, finisce per rovinare anche le cose più semplici. Non si può sempre cercare il lato oscuro in ogni frase. Non si può trasformare ogni emozione in una battaglia ideologica.Io non mi sento offesa da quella canzone. Non mi sento sminuita. Non mi sento messa in un angolo. Sento semplicemente una promessa d’amore.

E in un mondo dove tutto è usa e getta, forse sentire qualcuno che dice “per sempre sì” non è una minaccia. È quasi una boccata d’aria.
Forse, ogni tanto, potremmo anche smettere di analizzare tutto… e semplicemente ascoltare.

Zannini va a Castel di Sangro dopo divieto di dimora in Campania

Caserta – Giovanni Zannini, potente consigliere regionale di Mondragone e volto noto della politica casertana, ha lasciato la Campania per trasferirsi a Castel di Sangro, in Abruzzo. Il motivo? Un divieto di dimora emesso dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che lo allontana dalla regione e dalle zone limitrofe, in attesa della decisione del Tribunale del Riesame di Napoli.

Indagato per corruzione, falsità materiale e truffa aggravata, Zannini attende l’esito del ricorso che il suo avvocato, Angelo Raucci, depositerà nei prossimi giorni. Una mossa che congela la sua carica pubblica, con possibile sospensione e sostituzione dal primo dei non eletti.

La fuga in Abruzzo e il congelamento della carica

Raggiunto dal provvedimento cautelare del Gip Daniela Vecchiarelli, Zannini non ha esitato: si è rifugiato a Castel di Sangro, oltre i confini del divieto, per attendere gli sviluppi giudiziari. La misura non gli permette di mettere piede in Campania né nelle regioni vicine, rendendo impraticabile il suo ruolo di consigliere regionale. Secondo le norme, dovrebbe scattare una sospensione automatica – un “congelamento” temporaneo – in attesa del Riesame. Se il ricorso fallisse, la palla passerebbe alla Corte di Cassazione.

Il legale Raucci sta lavorando a una memoria difensiva articolata, pronta a smontare “punto per punto” l’ordinanza del Gip. “Valuteremo tutte le opzioni per tutelare il mio assistito”, ha anticipato l’avvocato, senza entrare nei dettagli.

Le accuse: corruzione sul caseificio dei Griffo

Al centro dell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere – coordinata dall’aggiunto Graziella Arlomede e condotta dal sostituto Giacomo Urbano – c’è un episodio che puzza di tangenti e favoritismi: la realizzazione di un caseificio a Cancello e Arnone, nel cuore della provincia casertana.

Zannini è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche. Coinvolti anche gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, entrambi colpiti dal medesimo divieto di dimora.

L’inchiesta risale a ottobre 2024, quando i carabinieri irruppero con perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di Zannini e degli altri indagati. Eppure, lo scandalo non ha fermato la sua rincorsa elettorale: alle regionali di novembre 2025, il politico di Mondragone ha incassato oltre 30mila preferenze, blindando un seggio che ora rischia di svanire.

Il Gip non risparmia critiche: “Regista delle pratiche corruttive”

Il Giudice per le Indagini Preliminari non ha usato mezze misure nelle sue motivazioni. Ha riconosciuto “gravi indizi di colpevolezza” e paventato il rischio concreto di reiterazione del reato. Zannini viene descritto con toni durissimi: una “figura politica priva di scrupoli e spregiudicata nel raggiungimento dei propri fini a vantaggio del privato”. Ancora: “completamente a suo agio nel ruolo di regista nell’implementare all’interno dell’amministrazione pratiche corruttive”.

Per il Gip, la posizione di consigliere regionale espone Zannini a “reiterare comportamenti offensivi dei medesimi beni giuridici protetti”. Parole che pesano come macigni su un territorio già martoriato da cronache di malaffare, dove politici e imprenditori intrecciano affari opachi a danno della collettività.

La palla è ora nel campo del Riesame. Zannini, da Castel di Sangro, osserva e attende. Ma per i cittadini di Caserta e Mondragone, questa storia riaccende i riflettori su un sistema che, troppo spesso, premia i furbi a scapito dell’onestà.

L’ombra del racket a Casapesenna e San Cipriano: due esplosioni in 48 ore

Caserta– Il boato squarcia il silenzio del Casertano e riaccende vecchi timori in terre che, per decenni, sono state l’epicentro del potere criminale. Due bombe carta, esplose a soli due giorni di distanza tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa, hanno fatto scattare lo stato d’allerta.

Sebbene manchino ancora prove schiaccianti che colleghino gli episodi a una regia unitaria, l’ombra della camorra torna ad allungarsi su territori che faticano a liberarsi definitivamente dai fantasmi del passato.

Il primo atto: il boato nel vicolo

Il primo episodio si è consumato in un vicolo di Casapesenna. Un ordigno rudimentale ma potente è stato piazzato al centro della carreggiata, lontano da obiettivi sensibili evidenti. L’esplosione ha investito una facciata vicina, causando danni strutturali e tanta paura tra i residenti.

Dalle prime verifiche dei Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, nella zona non risulterebbero risiedere figure di spicco della malavita organizzata, un dettaglio che rende il gesto di difficile lettura: si è trattato di un’intimidazione “trasversale” o di un atto vandalico degenerato?

Pizzeria nel mirino: sospetto racket

Il secondo segnale è arrivato poco dopo, al confine tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa. Questa volta l’obiettivo è stato più nitido: l’ingresso di una pizzeria. La dinamica suggerisce il classico schema del racket delle estorsioni, anche se il titolare dell’attività ha dichiarato agli inquirenti di non aver mai ricevuto minacce o richieste di “pizzo”.

Al momento, l’unico filo rosso accertato tra i due fatti è la tipologia di ordigno: una bomba carta di facile reperibilità, ma capace di lanciare un messaggio inequivocabile di controllo del territorio.

Il rischio di un nuovo “rigurgito” criminale

Il contesto geografico non permette sottovalutazioni. A San Cipriano risiedono numerosi esponenti dei Venosa, famiglia storica del clan dei Casalesi, molti dei quali ex collaboratori di giustizia. Gli investigatori monitorano con attenzione ogni movimento, memori di quanto accaduto nel giugno del 2024.

In quel periodo, la tensione tra i “rampolli” delle cosche – tra cui i figli di Francesco “Sandokan” Schiavone e Oreste Reccia – era sfociata in sventagliate di mitragliatrice contro i portoni per il controllo delle piazze di spaccio. Sebbene oggi non si registri un simile fervore militare, le bombe di questi giorni restano un campanello d’allarme che i Carabinieri non intendono ignorare.

Montemiletto: cane meticcio impiccato a un albero, taglia da 1.000 euro per identificare i responsabili

Montemiletto – Un gesto di estrema violenza ha sconvolto la tranquilla frazione di Montaperto, nel comune irpino di Montemiletto: un cane meticcio di taglia media è stato ritrovato impiccato a un albero nelle campagne isolate della zona. La macabra scoperta, fatta da un agricoltore (o passante, secondo alcune fonti), ha immediatamente scatenato l’indignazione della comunità e l’avvio di indagini da parte dei Carabinieri Forestali di Avellino.

Taglia da mille euro per rompere l’omertà

Per accelerare le indagini e superare il muro del silenzio, l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha deciso di mettere una ricompensa di 1.000 euro a disposizione di chiunque fornisca informazioni utili a identificare gli autori del crimine. «Si tratta di un atto di inaudita ferocia e violenza – sottolineano dall’associazione –. Invitiamo chi sa qualcosa a contattare i Carabinieri Forestali di Avellino, anche in forma anonima»

.L’AIDAA ha già presentato una denuncia contro ignoti alla Procura competente, determinata a ottenere giustizia per l’animale barbaramente ucciso.Enpa in prima linea: parte civile e richiesta di aggravantiAnche l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) è scesa in campo con forza.

L’ente ha annunciato la costituzione di parte civile nei confronti dei responsabili una volta individuati. Inoltre, ha lanciato un appello affinché, nei casi di uccisione e maltrattamento di animali, venga valutata sistematicamente l’aggravante della pericolosità sociale degli autori, per inasprire le pene previste dall’articolo 544-bis del Codice Penale (reclusione da 4 mesi a 2 anni per uccisione di animali).

Un episodio che riaccende l’allarme sui reati contro gli animali

L’episodio, avvenuto in un’area rurale isolata, ha provocato sdegno anche tra le istituzioni locali.

Il sindaco di Montemiletto ha definito il gesto «di ferocia inaudita», auspicando una rapida identificazione dei colpevoli. Le indagini proseguono con l’auspicio che la ricompensa e la mobilitazione delle associazioni animaliste portino a una svolta decisiva, rompendo il clima di impunità che spesso circonda questi reati. Chiunque abbia elementi utili è invitato a collaborare con le forze dell’ordine.