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Trasporti Auto su bisarca: la soluzione digitale affidabile per spedire la tua auto in Italia e in Europa

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Nel panorama dei trasporti auto su bisarca, l’innovazione digitale sta trasformando radicalmente il modo in cui privati, aziende e operatori del settore automotive gestiscono la movimentazione dei veicoli. Non è più un servizio esclusivo per concessionarie o grandi logistici: oggi, chiunque può organizzare un trasporto auto su bisarca in maniera semplice, sicura e personalizzata. Il mercato automobilistico evolve rapidamente, con acquisti online in crescita, vendite a distanza e trasferimenti frequenti per motivi personali o professionali. In questo contesto dinamico, scegliere un partner affidabile per il trasporto veicoli è cruciale per minimizzare stress, ritardi e complicazioni.

È in questo scenario che si distingue Trasportami.com , una piattaforma italiana all’avanguardia dedicata ai trasporti auto nazionali e internazionali. Con un’interfaccia user-friendly e una vasta rete di trasportatori professionisti, Trasportami rende accessibile il trasporto auto su bisarca a tutti, unendo tecnologia avanzata a un’assistenza umana esperta e dedicata. Che si tratti di spedire un’auto nuova da un concessionario, un veicolo usato acquistato online o un mezzo non marciante per riparazioni, questa piattaforma offre soluzioni su misura, trasparenti e ottimizzate per ogni esigenza.

Bisarca Auto e Trasporto Veicoli: Sicurezza, Efficienza e Zero Stress

Il trasporto auto con bisarca è il metodo più avanzato e sicuro per spostare veicoli su lunghe distanze. La bisarca è un camion specializzato, progettato per caricare più auto su due piani, con sistemi di fissaggio che garantiscono stabilità e protezione da urti, vibrazioni e agenti atmosferici. Questo approccio riduce al minimo i rischi legati alla guida autonoma, come incidenti stradali, fatica del conducente e usura del veicolo.

Optare per un trasporto auto su gomma tramite bisarca significa preservare il valore del tuo mezzo: zero chilometri aggiuntivi sul contachilometri, minore esposizione a guasti meccanici e un notevole risparmio di tempo. È ideale per una vasta gamma di veicoli: auto di ogni genere (berline, SUV, utilitarie, sportive), furgoni, camper, trattori e anche barche, esclusi i camion. Sono supportati mezzi marcianti, non marcianti o non marcianti ma rotabili, che richiedono attrezzature specifiche per il carico e lo scarico.

In passato, organizzare un trasporto bisarca auto era un processo complesso, con contatti diretti a trasportatori, negoziazioni prolungate e incertezze sulle tempistiche. Oggi, grazie alla digitalizzazione nel settore dei trasporti auto su bisarca, piattaforme come Trasportami democratizzano l’accesso a questi servizi. I privati possono confrontare opzioni in tempo reale, mentre le aziende automotive ottimizzano le loro catene logistiche con maggiore efficienza.

Cosa rende il trasporto auto su bisarca così vantaggioso? Prima di tutto, la sicurezza: i trasportatori professionisti impiegano rampe idrauliche, cinghie di fissaggio certificate e coperture per salvaguardare i veicoli da polvere, pioggia e detriti stradali. In secondo luogo, l’efficienza: una singola bisarca può trasportare più veicoli contemporaneamente, riducendo l’impatto ambientale grazie a minori emissioni per veicolo spostato. Infine, la personalizzazione: i preventivi tengono conto del modello dell’auto, del suo peso, della lunghezza e delle condizioni (marcianti, non marcianti o non marcianti ma rotabili), assicurando un servizio tailor-made.

Per gli operatori nel mondo dei trasporti veicoli, è essenziale considerare gli aspetti normativi. In Italia e in Europa, il trasporto auto su bisarca deve aderire a rigorose norme UE sulla sicurezza stradale, come il Regolamento (CE) n. 561/2006 sui tempi di guida e riposo per gli autisti, e standard per il carico sicuro. Piattaforme affidabili come Trasportami selezionano solo trasportatori conformi a queste regolamentazioni, garantendo che ogni spedizione sia non solo efficiente, ma anche legale e coperta da assicurazione adeguata.

Inoltre, il trasporto auto su bisarca si adatta perfettamente a esigenze diverse. Per esempio, se devi spostare un veicolo elettrico, i trasportatori esperti gestiscono batterie e cablaggi con cura. Oppure, per camper o barche su bisarca, opzioni extra come protezioni personalizzate assicurano un viaggio impeccabile. Questo livello di attenzione rende il servizio indispensabile per chi valorizza il proprio mezzo.

Come Funziona la Richiesta di Trasporto Auto su Trasportami

La semplicità è al centro del servizio offerto da Trasportami. Per avviare una richiesta di trasporto auto su bisarca, bastano pochi clic sul sito. L’utente accede alla piattaforma e inserisce dettagli essenziali: luogo di ritiro (ad esempio, Torino o Napoli), destinazione (come Bari o Verona), tipo di veicolo (auto, furgone, camper, trattore, barca), stato del mezzo (marciante, non marciante o non marciante ma rotabile) e eventuali requisiti speciali, come date flessibili o protezioni aggiuntive.

Una volta inviata la richiesta, l’algoritmo intelligente di Trasportami attiva la sua rete di oltre 500 trasportatori affiliati in Italia e Europa. In breve tempo, l’utente riceve vari preventivi trasporto auto personalizzati, ognuno con dettagli su tempistiche stimate (tipicamente 3-7 giorni per tratte nazionali, 7-14 per internazionali), modalità di ritiro e consegna, e opzioni come assicurazione kasko.

Questo sistema di matching non propone soluzioni standard: considera fattori come la disponibilità reale delle bisarche, rotte ottimizzate per minimizzare tempi vuoti e peculiarità del veicolo, come peso e lunghezza. Per chi cerca specificamente un trasporto auto con bisarca , la piattaforma filtra le offerte per evidenziare quelle che utilizzano esclusivamente questo metodo, evitando alternative meno sicure come il traino o la guida assistita. L’utente può anche caricare foto del veicolo o documenti per una valutazione più precisa.

Il processo è intuitivo e veloce, ideale per chi ha urgenze. Ad esempio, se stai trasferendo un’auto da Roma a Udine per motivi di lavoro, la piattaforma ti guida passo dopo passo, assicurando che ogni aspetto sia coperto.

Assistenza Dedicata: Il Valore del Centralino Esperto

In un’era dominata dall’automazione, Trasportami si distingue per il suo approccio umano-centrico. Il centralino, composto da un team esperto e formato, offre supporto telefonico e via chat in tempo reale, prima, durante e dopo il trasporto. Non si tratta di risposte automatizzate: sono professionisti qualificati in logistica e trasporti auto su bisarca che ascoltano le tue esigenze, verificano i dettagli e ti guidano nella scelta della soluzione ideale.

Immagina di dover organizzare un trasporto veicoli complesso, come un camper non marciante ma rotabile o una barca: il centralino coordina con i trasportatori per attrezzature specifiche, negozia tempistiche e fornisce aggiornamenti continui. La rapidità è fondamentale: risposte immediate, preventivi rapidi. Questo supporto riduce lo stress, specialmente per chi è nuovo al mondo dei trasporti auto su bisarca.

Le recensioni evidenziano come questa assistenza trasformi un servizio logistico in un’esperienza personalizzata. Ad esempio, un cliente che spedisce un trattore riceve consigli su imballaggi protettivi, mentre un’azienda automotive beneficia di consulenza su ottimizzazioni per trasporti multipli. Il team è addestrato per gestire ogni fase: dalla pianificazione iniziale alla risoluzione di eventuali imprevisti durante il viaggio, fino al follow-up post-consegna per assicurare soddisfazione.

Trasporti Auto Nazionali: Copertura Completa in Tutta Italia

La domanda di trasporti auto nazionali è in costante aumento, spinta dall’e-commerce automobilistico e dai trasferimenti regionali. Che si tratti di un’auto acquistata online da un privato o di un trasferimento tra filiali di concessionarie, il trasporto auto su bisarca offre flessibilità e affidabilità.

Attraverso il servizio dedicato ai trasporti auto nazionali , Trasportami copre l’intero territorio italiano, da Nord a Sud, isole comprese. Esempi di tratte comuni includono Torino-Bari, Roma-Udine, Napoli-Verona, con ritiri e consegne flessibili a domicilio, presso officine o depositi sicuri.

Per veicoli non marcianti come furgoni o barche, attrezzature come muletti o rampe garantiscono un carico sicuro. La piattaforma ottimizza le rotte per efficienza, riducendo tempi e impatto ambientale. Keywords come “trasporto auto Italia”, “bisarca nazionale” e “spedizione veicoli interni” sono integrati naturalmente, con tracciamento online via app per monitorare il viaggio, inclusi aggiornamenti su traffico o meteo.

Privati e aziende possono contare su una rete strutturata, evitando trattative frammentate. Ad esempio, per un trasferimento da Milano a Palermo di un camper, il servizio coordina tutto, tenendo conto del peso e lunghezza del veicolo per un piano su misura.

Trasporto Auto Internazionale: Soluzioni Affidabili in Europa

L’espansione del mercato auto europeo ha incrementato la necessità di trasporto auto internazionale. Molti acquistano veicoli usati in paesi come Germania, Francia o Spagna, dove i prezzi sono competitivi. Organizzare il rientro richiede expertise in dogane, permessi e logistica transfrontaliera.

Il servizio di trasporto auto internazionale  di Trasportami semplifica il processo: pianificazione coordinata per ritiri in città come Madrid o Porto, con consegne dirette in Italia, ad esempio a Milano o Firenze. Le bisarche internazionali sono equipaggiate per tratte lunghe, con autisti multilingue e assicurazioni per rischi transnazionali.

Eliminando la guida di migliaia di chilometri, si riducono emissioni CO2 e rischi personali. Esempi di tratte includono Milano-Madrid, Porto-Firenze, Parigi-Berlino, gestite con attenzione a condizioni del veicolo. La piattaforma gestisce anche esportazioni per vendite all’estero, con supporto doganale.

Recensioni e Reputazione Online

La fiducia nel settore dei trasporti veicoli si fonda su esperienze reali. Su Trustpilot , Trasportami vanta un rating eccellente, con la maggioranza di recensioni positive. Gli utenti apprezzano la trasparenza dei preventivi trasporto auto, la puntualità e l’assistenza proattiva.

Commenti frequenti: “Ho spedito la mia auto da Torino a Bari senza intoppi, centralino esperto e sempre disponibile”; “Per il mio trasporto auto internazionale da Parigi a Berlino, tutto coordinato alla perfezione, con aggiornamenti costanti”. Anche in caso di imprevisti, come ritardi per maltempo, il team risolve rapidamente, mantenendo alta la soddisfazione.

Perché Scegliere una Piattaforma Strutturata per il Trasporto Auto su Bisarca

Affidarsi a una piattaforma come Trasportami significa massimizzare i benefici. Il confronto di preventivi elimina sorprese, mentre la selezione di trasportatori certificati garantisce qualità. Non è solo efficienza: è professionalità, con contratti chiari e garanzie.

Il trasporto auto su bisarca evolve con la sostenibilità: bisarche ibride minimizzano l’impatto ambientale, allineandosi al Green Deal UE. Per aziende, integrazioni API consentono automazioni logistiche.

Case Study: Esempi Pratici di Trasporti Auto su Bisarca

Considera un privato che acquista un’auto usata online da un venditore a Bari, vivendo a Torino. Con Trasportami, riceve preventivi personalizzati in breve tempo, sceglie un trasporto bisarca auto tenendo conto del modello e condizioni, con ritiro a domicilio. L’assistenza del centralino guida ogni passo, e il veicolo arriva integro in pochi giorni.

Un altro esempio: un’officina a Udine deve spostare veicoli non marcianti ma rotabili da Roma per riparazioni. La piattaforma coordina trasporti multipli, ottimizzando rotte e attrezzature, con supporto continuo.

Per internazionali, immagina di importare un camper da Madrid a Milano: Trasportami gestisce dogane e logistica, con aggiornamenti dal centralino.

Vantaggi Ambientali e Trend Futuri nel Trasporto Auto su Bisarca

Il trasporto auto su bisarca contribuisce alla sostenibilità: una bisarca emette meno CO2 per veicolo rispetto a guide individuali. Trasportami promuove trasportatori eco-friendly, in linea con direttive UE.

Guardando al futuro, espansione a trasporti per veicoli elettrici e partnership con e-commerce auto promettono ulteriori innovazioni. La piattaforma è pronta per questi sviluppi, mantenendo al centro l’assistenza umana.

Conclusione: Trasportami come Partner Ideale per i Tuoi Trasporti Auto

In sintesi, per chiunque cerchi soluzioni nel mondo dei trasporti auto su bisarca, Trasportami offre un mix unico di tecnologia, affidabilità e supporto esperto. Visita il sito per un preventivo gratuito e scopri come semplificare la tua prossima spedizione, sia nazionale che internazionale. Con copertura completa e un centralino sempre al tuo fianco, è la scelta intelligente per privati e professionisti.

 

Napoli‑Torino, metropolitana: 7 corse straordinarie dopo il fischio finale

NAPOLI– In occasione del match Napoli‑Torino di Serie A in programma venerdì 6 marzo alle ore 20.45 allo stadio Diego Armando Maradona, Trenitalia, in accordo con la Regione Campania e il Comune di Napoli, ha predisposto una serie di corse straordinarie dei treni metropolitani della linea 2 oltre l’orario ordinario di chiusura del servizio.

Complessivamente saranno 7 i treni aggiuntivi messi in campo, per un totale di circa 3400 posti extra in partenza dalla stazione di Napoli Campi Flegrei. Di queste, cinque corse saranno dirette verso Napoli San Giovanni‑Barra, mentre due proseguiranno in direzione Pozzuoli, con l’obiettivo di agevolare il deflusso degli spettatori dall’impianto di Fuorigrotta e ridurre il rischio di assembramenti e code.

Per evitare rallentamenti alle banchine, ai tifosi è consigliato acquistare il biglietto in anticipo. Nei momenti clou dell’uscita dallo stadio saranno attivi presidi di Assistenza alla Clientela e personale di FS Security nelle stazioni di Napoli Piazza Garibaldi e Napoli Campi Flegrei. Inoltre, solo chi esibirà un regolare titolo di viaggio al personale dedicato, in collaborazione con le forze dell’ordine, potrà accedere alle banchine dei treni metropolitani in partenza.

La biglietteria di Napoli Campi Flegrei resterà aperta fino al termine dell’evento, garantendo un punto di vendita operativo fino all’esaurimento del pubblico. Contestualmente, la stazione di Piazza Leopardi sarà chiusa dalle 21.45, al fine di razionalizzare i flussi e migliorare la sicurezza complessiva del trasporto pubblico in quella fascia oraria.

Sal Da Vinci, Per sempre sì non è amore tossico : forse stiamo esagerando

Dopo la vittoria a Sanremo 2026, la canzone “Per sempre sì” di Sal Da Vinci è finita al centro delle solite polemiche. C’è chi parla di amore tossico, chi tira fuori il patriarcato, chi dice che certe frasi sono “pericolose”.

Sinceramente? Ma dove?

Da donna, io in quella canzone non sento controllo, non sento possesso, non sento sottomissione. Sento una promessa. Sento un uomo che dice “credo in noi”, “resto”, “ci sono”. E scusate se è poco.

Ormai sembra che non si possa più parlare di amore intenso senza che qualcuno gridi allo scandalo. Se dici “per sempre”, diventa dipendenza. Se dici “non voglio perderti”, diventa manipolazione. Se parli di dedizione, allora stai alimentando chissà quale sistema patriarcale.

Ma l’amore non è un comunicato stampa scritto con il freno a mano tirato. L’amore è sentimento. È slancio. È anche esagerazione. È dire “per sempre” anche se la vita poi farà il suo corso. È un modo per dire: io ci credo.

Non tutto deve diventare un caso sociale. Non ogni canzone è un manifesto politico. A volte è solo una storia d’amore. E “Per sempre sì” questo è: una dichiarazione romantica, magari classica, magari tradizionale… ma non per questo sbagliata.

Sembra quasi che oggi dia fastidio l’idea di impegnarsi, di promettere qualcosa che va oltre il momento. Come se il “per sempre” fosse una parola proibita. Ma perché? Se due persone si scelgono liberamente, dov’è il problema?

Il politicamente corretto, quando esagera, finisce per rovinare anche le cose più semplici. Non si può sempre cercare il lato oscuro in ogni frase. Non si può trasformare ogni emozione in una battaglia ideologica.Io non mi sento offesa da quella canzone. Non mi sento sminuita. Non mi sento messa in un angolo. Sento semplicemente una promessa d’amore.

E in un mondo dove tutto è usa e getta, forse sentire qualcuno che dice “per sempre sì” non è una minaccia. È quasi una boccata d’aria.
Forse, ogni tanto, potremmo anche smettere di analizzare tutto… e semplicemente ascoltare.

Zannini va a Castel di Sangro dopo divieto di dimora in Campania

Caserta – Giovanni Zannini, potente consigliere regionale di Mondragone e volto noto della politica casertana, ha lasciato la Campania per trasferirsi a Castel di Sangro, in Abruzzo. Il motivo? Un divieto di dimora emesso dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che lo allontana dalla regione e dalle zone limitrofe, in attesa della decisione del Tribunale del Riesame di Napoli.

Indagato per corruzione, falsità materiale e truffa aggravata, Zannini attende l’esito del ricorso che il suo avvocato, Angelo Raucci, depositerà nei prossimi giorni. Una mossa che congela la sua carica pubblica, con possibile sospensione e sostituzione dal primo dei non eletti.

La fuga in Abruzzo e il congelamento della carica

Raggiunto dal provvedimento cautelare del Gip Daniela Vecchiarelli, Zannini non ha esitato: si è rifugiato a Castel di Sangro, oltre i confini del divieto, per attendere gli sviluppi giudiziari. La misura non gli permette di mettere piede in Campania né nelle regioni vicine, rendendo impraticabile il suo ruolo di consigliere regionale. Secondo le norme, dovrebbe scattare una sospensione automatica – un “congelamento” temporaneo – in attesa del Riesame. Se il ricorso fallisse, la palla passerebbe alla Corte di Cassazione.

Il legale Raucci sta lavorando a una memoria difensiva articolata, pronta a smontare “punto per punto” l’ordinanza del Gip. “Valuteremo tutte le opzioni per tutelare il mio assistito”, ha anticipato l’avvocato, senza entrare nei dettagli.

Le accuse: corruzione sul caseificio dei Griffo

Al centro dell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere – coordinata dall’aggiunto Graziella Arlomede e condotta dal sostituto Giacomo Urbano – c’è un episodio che puzza di tangenti e favoritismi: la realizzazione di un caseificio a Cancello e Arnone, nel cuore della provincia casertana.

Zannini è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche. Coinvolti anche gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, entrambi colpiti dal medesimo divieto di dimora.

L’inchiesta risale a ottobre 2024, quando i carabinieri irruppero con perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di Zannini e degli altri indagati. Eppure, lo scandalo non ha fermato la sua rincorsa elettorale: alle regionali di novembre 2025, il politico di Mondragone ha incassato oltre 30mila preferenze, blindando un seggio che ora rischia di svanire.

Il Gip non risparmia critiche: “Regista delle pratiche corruttive”

Il Giudice per le Indagini Preliminari non ha usato mezze misure nelle sue motivazioni. Ha riconosciuto “gravi indizi di colpevolezza” e paventato il rischio concreto di reiterazione del reato. Zannini viene descritto con toni durissimi: una “figura politica priva di scrupoli e spregiudicata nel raggiungimento dei propri fini a vantaggio del privato”. Ancora: “completamente a suo agio nel ruolo di regista nell’implementare all’interno dell’amministrazione pratiche corruttive”.

Per il Gip, la posizione di consigliere regionale espone Zannini a “reiterare comportamenti offensivi dei medesimi beni giuridici protetti”. Parole che pesano come macigni su un territorio già martoriato da cronache di malaffare, dove politici e imprenditori intrecciano affari opachi a danno della collettività.

La palla è ora nel campo del Riesame. Zannini, da Castel di Sangro, osserva e attende. Ma per i cittadini di Caserta e Mondragone, questa storia riaccende i riflettori su un sistema che, troppo spesso, premia i furbi a scapito dell’onestà.

L’ombra del racket a Casapesenna e San Cipriano: due esplosioni in 48 ore

Caserta– Il boato squarcia il silenzio del Casertano e riaccende vecchi timori in terre che, per decenni, sono state l’epicentro del potere criminale. Due bombe carta, esplose a soli due giorni di distanza tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa, hanno fatto scattare lo stato d’allerta.

Sebbene manchino ancora prove schiaccianti che colleghino gli episodi a una regia unitaria, l’ombra della camorra torna ad allungarsi su territori che faticano a liberarsi definitivamente dai fantasmi del passato.

Il primo atto: il boato nel vicolo

Il primo episodio si è consumato in un vicolo di Casapesenna. Un ordigno rudimentale ma potente è stato piazzato al centro della carreggiata, lontano da obiettivi sensibili evidenti. L’esplosione ha investito una facciata vicina, causando danni strutturali e tanta paura tra i residenti.

Dalle prime verifiche dei Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, nella zona non risulterebbero risiedere figure di spicco della malavita organizzata, un dettaglio che rende il gesto di difficile lettura: si è trattato di un’intimidazione “trasversale” o di un atto vandalico degenerato?

Pizzeria nel mirino: sospetto racket

Il secondo segnale è arrivato poco dopo, al confine tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa. Questa volta l’obiettivo è stato più nitido: l’ingresso di una pizzeria. La dinamica suggerisce il classico schema del racket delle estorsioni, anche se il titolare dell’attività ha dichiarato agli inquirenti di non aver mai ricevuto minacce o richieste di “pizzo”.

Al momento, l’unico filo rosso accertato tra i due fatti è la tipologia di ordigno: una bomba carta di facile reperibilità, ma capace di lanciare un messaggio inequivocabile di controllo del territorio.

Il rischio di un nuovo “rigurgito” criminale

Il contesto geografico non permette sottovalutazioni. A San Cipriano risiedono numerosi esponenti dei Venosa, famiglia storica del clan dei Casalesi, molti dei quali ex collaboratori di giustizia. Gli investigatori monitorano con attenzione ogni movimento, memori di quanto accaduto nel giugno del 2024.

In quel periodo, la tensione tra i “rampolli” delle cosche – tra cui i figli di Francesco “Sandokan” Schiavone e Oreste Reccia – era sfociata in sventagliate di mitragliatrice contro i portoni per il controllo delle piazze di spaccio. Sebbene oggi non si registri un simile fervore militare, le bombe di questi giorni restano un campanello d’allarme che i Carabinieri non intendono ignorare.

Montemiletto: cane meticcio impiccato a un albero, taglia da 1.000 euro per identificare i responsabili

Montemiletto – Un gesto di estrema violenza ha sconvolto la tranquilla frazione di Montaperto, nel comune irpino di Montemiletto: un cane meticcio di taglia media è stato ritrovato impiccato a un albero nelle campagne isolate della zona. La macabra scoperta, fatta da un agricoltore (o passante, secondo alcune fonti), ha immediatamente scatenato l’indignazione della comunità e l’avvio di indagini da parte dei Carabinieri Forestali di Avellino.

Taglia da mille euro per rompere l’omertà

Per accelerare le indagini e superare il muro del silenzio, l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha deciso di mettere una ricompensa di 1.000 euro a disposizione di chiunque fornisca informazioni utili a identificare gli autori del crimine. «Si tratta di un atto di inaudita ferocia e violenza – sottolineano dall’associazione –. Invitiamo chi sa qualcosa a contattare i Carabinieri Forestali di Avellino, anche in forma anonima»

.L’AIDAA ha già presentato una denuncia contro ignoti alla Procura competente, determinata a ottenere giustizia per l’animale barbaramente ucciso.Enpa in prima linea: parte civile e richiesta di aggravantiAnche l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) è scesa in campo con forza.

L’ente ha annunciato la costituzione di parte civile nei confronti dei responsabili una volta individuati. Inoltre, ha lanciato un appello affinché, nei casi di uccisione e maltrattamento di animali, venga valutata sistematicamente l’aggravante della pericolosità sociale degli autori, per inasprire le pene previste dall’articolo 544-bis del Codice Penale (reclusione da 4 mesi a 2 anni per uccisione di animali).

Un episodio che riaccende l’allarme sui reati contro gli animali

L’episodio, avvenuto in un’area rurale isolata, ha provocato sdegno anche tra le istituzioni locali.

Il sindaco di Montemiletto ha definito il gesto «di ferocia inaudita», auspicando una rapida identificazione dei colpevoli. Le indagini proseguono con l’auspicio che la ricompensa e la mobilitazione delle associazioni animaliste portino a una svolta decisiva, rompendo il clima di impunità che spesso circonda questi reati. Chiunque abbia elementi utili è invitato a collaborare con le forze dell’ordine.

Sanremo 2026, polemica su Sal Da Vinci: una docente collega «Per sempre sì» al femminicidio

Non si placano le polemiche dopo il trionfo di “Per sempre sì” al Festival di Sanremo 2026. Il brano interpretato da Sal Da Vinci, designato a rappresentare l’Italia all’Eurovision, è diventato terreno di scontro culturale e politico.

A innescare la discussione è stato un intervento della professoressa Barbara Poggio, ordinaria del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, pubblicato su Il Dolomiti.

La docente ha espresso perplessità sul modello relazionale raccontato nella canzone, citando passaggi come “senza te non vale niente, non ha senso vivere”, che a suo giudizio alimenterebbero una visione dell’amore totalizzante. Secondo Poggio, quel tipo di vocabolario emotivo, in alcuni casi, avrebbe preceduto episodi di violenza fino al femminicidio.

L’ondata social e gli attacchi personali

Le parole dell’accademica hanno diviso il pubblico: da un lato si è aperto un confronto sul linguaggio sentimentale nella musica popolare, dall’altro, nei giorni successivi alla vittoria, si è registrata una forte escalation sui social.

Sal Da Vinci è stato bersaglio di insulti e contenuti offensivi, tra cui video realizzati con l’intelligenza artificiale in cui viene mostrato il Vesuvio in eruzione. Attacchi che, secondo diverse reazioni online, hanno spesso assunto i contorni del pregiudizio territoriale, spostando la discussione ben oltre la critica musicale.

La replica di Borrelli: “Critica sì, ma così si travalica”

Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli. “Il confronto culturale è sempre legittimo e nessuno mette in discussione la libertà accademica – ha dichiarato – ma collegare una canzone d’amore al tema del femminicidio significa superare un limite”.

Per Borrelli, “Per sempre sì” “racconta una promessa di matrimonio, un progetto di vita condiviso, un amore romantico e tradizionale” e “non c’è nel testo alcuna esaltazione della violenza o del possesso”. Il deputato ha poi rivendicato il percorso artistico del cantante: “Ha alle spalle una lunghissima gavetta fatta di sacrifici, studio e determinazione. Il successo che sta vivendo è meritato”.

“Odio inaccettabile, la violenza di genere si combatte con strumenti concreti”

Borrelli ha infine condannato il clima che si è sviluppato in rete: “Gli insulti e i video offensivi circolati in questi giorni sono inaccettabili. Il dissenso è legittimo, ma quando degenera in attacchi personali o in pregiudizio territoriale si esce dal confronto civile”.

“La violenza di genere è un tema serissimo e va affrontato con strumenti concreti – ha aggiunto – non attribuendo a una canzone responsabilità che non ha”. E ha concluso: “La musica popolare racconta emozioni: può essere analizzata, criticata, discussa. Ma non può diventare il bersaglio simbolico di tensioni che appartengono ad altri livelli del dibattito pubblico”.

Tragedia di San Felice: l’ex sindaco chiede di essere ascoltato dalla Procura

A quasi un anno di distanza dalla frana che sconvolse la frazione Talancio di San Felice a Cancello, l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere si arricchisce di un nuovo capitolo.

L’ex sindaco Giovanni Ferrara, indagato per la morte di Giuseppe Guadagnino (42 anni) e di sua madre Agnese Milanese (77), ha formalizzato la richiesta di essere interrogato dai magistrati titolari dell’indagine, le pm Maria Alessandra Pinto e Iolanda Gaudino. La decisione arriva in un momento cruciale per fare luce sulle responsabilità legate a una delle pagine più drammatiche della cronaca locale.

L’accusa: «Una tragedia annunciata dall’incuria»

Il cuore dell’indagine ruota attorno allo stato di abbandono in cui versava la vasca di contenimento del Vallone Sant’Egidio. Secondo la ricostruzione della Procura, l’opera idraulica sarebbe stata gravemente ostacolata nella sua funzione da anni di omessa manutenzione.

Detriti e rifiuti accumulati nel tempo avrebbero ridotto in modo drastico la capacità di invaso della vasca, rendendola di fatto inadeguata a gestire un evento meteorico intenso.

Quando, il 27 agosto 2024, la pioggia ha iniziato a cadere copiosa, il bacino si è riempito in pochi istanti. Le acque, non trovano sfogo, sono straripate trasformandosi in una violenta corrente di fango che si è abbattuta sulla valle.

A essere travolti furono proprio Giuseppe e Agnese, il cui corpo venne ritrovato senza vita con segni di impatto contro strutture rigide e le vie respiratorie invase dall’acqua e dai detriti. Per i pm, il nesso causale è chiaro: l’omessa manutenzione è stata la causa scatenante della tragedia, e il sindaco pro-tempore, in concorso con altre figure, avrebbe colposamente omesso di attivarsi per evitarla.

La difesa: la versione dei fatti in procura

A distanza di mesi, l’ex primo cittadino, oggi commercialista e già candidato al Consiglio Regionale della Campania, ha deciso di rompere il silenzio procedurale. Difeso dall’avvocato Vittorio Fucci, Ferrara ha chiesto ufficialmente di essere sentito dai magistrati inquirenti.

L’obiettivo è chiaro: fornire la propria ricostruzione dei fatti e del proprio operato durante il mandato, per contestare punto su punto le accuse che gli vengono mosse. L’interrogatorio, che si terrà nei prossimi giorni nelle aule del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, rappresenta un passaggio chiave per la difesa, che punta a dimostrare l’estraneità del proprio assistito alle responsabilità contestate, delineando un quadro diverso delle competenze e delle azioni intraprese all’epoca dei fatti.

Domani l’ultimo saluto al piccolo Domenico. Al via l’autopsia con 25 esperti

Napoli – Sarà il Duomo di Nola ad accogliere, domani alle ore 15:00, l’ultimo saluto a Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi. La notizia è stata confermata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, al termine di una mattinata densa di passaggi giudiziari cruciali presso il Tribunale di Napoli.

Mentre la comunità si prepara per l’esequie, la macchina della giustizia accelera per fare luce su una tragedia che presenta ancora molti punti oscuri, legati al trapianto di un organo che sarebbe giunto in sala operatoria già irrimediabilmente compromesso.

Una task force di 25 periti per l’autopsia

L’udienza davanti al GIP, conclusasi oggi, è stata dedicata al conferimento degli incarichi per l’esame autoptico, previsto per il pomeriggio odierno presso il Secondo Policlinico di Napoli.

Data la complessità del caso, il numero dei professionisti coinvolti è imponente: sono ben 25 i periti nominati, tra consulenti scelti dal GIP, esperti di parte della famiglia e i periti nominati dalle difese dei sette medici del Monaldi iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo.

Il nodo delle testimonianze tra Napoli e Bolzano

L’udienza non è stata priva di tensioni procedurali. Il confronto tra le parti si è interrotto per due camere di consiglio, rese necessarie dalla discussione sull’acquisizione delle testimonianze del personale sanitario. Al centro dell’indagine c’è infatti la ricostruzione dell’intera filiera del trapianto: dal prelievo dell’organo avvenuto a Bolzano, al trasporto, fino all’impianto finale a Napoli.

I magistrati intendono chiarire in quale momento della catena sia avvenuto il danno al cuore e se vi siano state negligenze nella valutazione della sua idoneità. L’acquisizione dei verbali di medici e infermieri presenti nelle sale operatorie delle due città sarà determinante per definire le responsabilità individuali in quello che doveva essere un intervento salvavita e si è trasformato in dramma.

«Ti porto io in ospedale»: 5 anziani morti in ambulanza, l’autista è accusato di omicidio plurimo

Forlì– Erano saliti su quell’ambulanza fidandosi. Anziani fragili, trasportati in quello che avrebbe dovuto essere il viaggio più sicuro possibile: dal letto di una struttura di cura a un ospedale del territorio, accompagnati da chi porta la croce rossa sul petto come simbolo di protezione e soccorso.

Invece, cinque di loro non sono mai tornati. E ora, a distanza di mesi, quei decessi — archiviati in silenzio come esiti infausti di pazienti già debilitati — si tingono di giallo cupo, trasformandosi nella più inquietante delle inchieste giudiziarie romagnole degli ultimi anni: un autista di ambulanza di 27 anni è iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Forlì con l’accusa di omicidio plurimo volontario.

Cinque morti. Cinque famiglie devastate. Un’ipotesi investigativa che, se confermata, disegnerebbe il profilo di un serial killer in camice — non nel senso romanzesco del termine, ma nella sua accezione più fredda e giuridica: qualcuno che avrebbe ucciso, deliberatamente, persone affidate alle sue cure, in quello spazio ristretto e invisibile che è l’abitacolo di un’ambulanza in corsa.

Febbraio-novembre 2025: i cinque decessi

I fatti coprono un arco temporale di nove mesi, dal febbraio al novembre 2025. Cinque pazienti anziani — di cui le identità restano ancora sotto riserbo, a tutela della dignità delle famiglie e dell’integrità delle indagini — sono deceduti durante o poco dopo il trasferimento in ambulanza da strutture di cura agli ospedali del comprensorio forlivese. Trasporti di routine, come si dice in gergo: nessuna emergenza conclamata, nessun codice rosso. Il tipo di servizio che i volontari della Croce Rossa svolgono centinaia di volte ogni giorno in tutta Italia, nell’anonimato rassicurante della quotidianità.

h3Ma in questi cinque casi, qualcosa è andato storto. O, peggio, qualcosa è stato fatto andare storto.

I decessi, avvenuti in successione nell’arco di quei nove mesi, non hanno subito destato sospetti: persone anziane, spesso già gravemente malate, che muoiono durante un trasporto medico rientrano — sulla carta — in una statistica tristemente plausibile. È stata una segnalazione anonima a cambiare il corso degli eventi, innescando l’inchiesta che ha ribaltato ogni certezza.

La segnalazione e l’intervento del Nas

Secondo quanto trapela da ambienti investigativi — l’inchiesta è coperta da stretto riserbo dalla Procura di Forlì — a far scattare le indagini sarebbero stati colleghi dell’indagato, che avrebbero sollevato dubbi sulla condotta del 27enne nel corso dei trasporti. Una voce, forse un sospetto maturato nel tempo, forse un’anomalia osservata casualmente: comunque una fonte interna al sistema stesso del soccorso.

La segnalazione è arrivata ai Carabinieri del NAS — il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, specializzato nelle indagini di settore medico e sanitario — che hanno avviato verifiche silenziose, senza clamore, come impone la delicatezza di un caso di questo genere. I militari del NAS di Bologna, coordinati dalla Procura di Forlì, hanno ricostruito passo dopo passo la catena dei decessi, incrociando documentazione medica, testimonianze e — elemento potenzialmente decisivo — le immagini delle telecamere installate a bordo delle ambulanze.

Sì, perché i mezzi di soccorso sarebbero stati dotati di sistemi di videosorveglianza interna: una misura di sicurezza sempre più diffusa nelle flotte di soccorso, pensata per tutelare operatori e pazienti. Quelle telecamere potrebbero aver registrato ciò che è accaduto nell’abitacolo durante i trasporti fatali. L’analisi dei filmati è in corso, e potrebbe rivelarsi il fulcro probatorio dell’intera indagine.

L’ipotesi dell’embolia: come sarebbero morti

Dagli ambienti investigativi filtra, con la cautela d’obbligo, una pista: i cinque anziani potrebbero essere stati uccisi attraverso l’induzione di una embolia, verosimilmente gassosa. Si tratta di una modalità omicidiaria nota in ambito medico-legale: l’iniezione di aria in vena provoca un’embolia fulminante, difficile da diagnosticare in assenza di autopsia e spesso confondibile con un collasso cardiocircolatorio spontaneo, particolarmente in soggetti anziani già fragili.

È per questo che la Procura ha disposto l’autopsia sul corpo dell’ultima paziente deceduta, una donna anziana morta a novembre 2025, la cui salma era stata restituita alla famiglia dopo il decesso. Il medico legale dovrà cercare tracce compatibili con questa ipotesi — microbolle nel circolo ematico, segni di iniezione — in un corpo che il tempo e le pratiche funebri hanno già in parte compromesso. Un lavoro difficilissimo, ma non impossibile.

Parallelamente, le autorità stanno valutando la riesumazione delle altre salme, per procedere con esami analoghi. Un iter lungo e doloroso, che imporrà alle famiglie di riaprire ferite che si credevano chiuse.

Il 27enne: chi è l’indagato

L’uomo — 27 anni, residente in provincia di Forlì-Cesena — prestava servizio come operatore volontario presso il Comitato della Croce Rossa di Bertinoro e Forlimpopoli, piccolo centro della Romagna a pochi chilometri dal capoluogo. Un profilo apparentemente ordinario: giovane, volontario, inserito nel tessuto sociale del territorio. Nessun precedente noto, nessuna bandiera rossa nel suo curriculum di servizio — almeno in apparenza.

L’uomo è attualmente indagato a piede libero: la Procura, pur iscrivendolo nel registro degli indagati con la pesantissima accusa di omicidio plurimo volontario, non ha ritenuto sussistere esigenze cautelari che ne richiedessero l’arresto o la restrizione. Per il momento, dunque, vive la sua vita quotidiana mentre l’inchiesta avanza.

Attraverso i propri legali, il 27enne respinge ogni addebito e si dichiara estraneo ai fatti contestati. La sua difesa poggerà verosimilmente sulla natura già critica delle condizioni di salute delle vittime e sull’assenza, allo stato, di prove dirette e inconfutabili.

La Croce Rossa: “Sospeso, siamo a disposizione”

La reazione della Croce Rossa Italiana è stata rapida e netta. L’associazione ha dichiarato di essersi “messa subito a disposizione delle forze dell’ordine e delle autorità per collaborare alle indagini” e di aver provveduto, “appena avuta notizia, a sospendere in via cautelativa l’operatore”. Una mossa di trasparenza istituzionale, necessaria per tutelare l’immagine di un’organizzazione che conta oltre 150.000 volontari attivi sul territorio nazionale.

La CRI tiene però a precisare che l’operatore “fin dai primi giorni successivi all’inizio delle verifiche non era in servizio” — un dettaglio che segnala come la sospensione formale sia arrivata al termine di un periodo in cui l’uomo era già di fatto inattivo. L’associazione auspica che le indagini “facciano piena chiarezza su quanto accaduto”, richiamando l’impegno quotidiano di migliaia di volontari che ogni giorno salvano vite in Italia.

Il caso rischia tuttavia di gettare un’ombra lunga sul sistema del soccorso volontario, sollecitando domande scomode sui protocolli di selezione e controllo degli operatori, sulla formazione psicologica e sulla sorveglianza interna.

Il dolore delle famiglie: “Vogliamo solo la verità”

La voce più straziante di questa storia ha un nome: Vittorio, figlio di una delle presunte vittime, la donna anziana morta a novembre 2025. Contattato dalla stampa, l’uomo non trattiene la commozione: “Abbiamo saputo dai nostri avvocati, perché in questo momento non siamo a Forlì, di questa indagine che riguarda la morte di nostra madre. Siamo sconvolti”.

Parole che riassumono il vissuto di cinque famiglie, tutte precipitate nell’incubo di dover rileggere un lutto già elaborato — o almeno così credevano — sotto una luce radicalmente diversa. “È una cosa enorme da accettare”, continua Vittorio. “Abbiamo piena fiducia nella Procura di Forlì e nel lavoro che sta facendo. Noi ci saremo fino in fondo per capire davvero cosa è successo e perché. Vogliamo solo la verità”.

Le famiglie delle presunte vittime sono assistite dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, due professionisti del foro romagnolo che seguiranno il procedimento sia nella fase delle autopsie che in quella eventuale del processo.

Il peso di una storia che scuote l’Italia

C’è qualcosa di particolarmente lacerante in questa vicenda, che la distingue da altri casi di cronaca nera. Le vittime erano anziani, quindi già vulnerabili. Il contesto era quello della cura, dell’assistenza, della fiducia riposta in chi indossa una divisa di soccorso. E il presunto carnefice era un giovane volontario — il profilo che, per definizione, rappresenta il bene, il dono di sé, la solidarietà.

Se le accuse dovessero trovare riscontro nelle prove, emergerebbe uno dei casi più gravi di violazione della fiducia terapeutica nella storia italiana recente. Un caso che interroga non solo la magistratura e le forze dell’ordine, ma l’intera società civile: chi controlla chi prende per mano i nostri anziani nel momento più fragile? Chi garantisce che quel viaggio in ambulanza sia davvero, come deve essere, un atto d’amore?

Le indagini sono in corso. La verità, come chiede Vittorio con voce spezzata, deve ancora emergere.

Scanzi contro Sal Da Vinci, quando la critica diventa solo rumore

C’è un confine sottile tra la critica legittima e l’attacco gratuito. Un confine che, negli ultimi giorni, sembra essere stato superato da Andrea Scanzi nei suoi post social dedicati — più o meno esplicitamente — a Sal Da Vinci.

Sia chiaro: la critica fa parte del gioco. Fa bene alla musica, al dibattito pubblico e perfino alla politica. Ma perché sia credibile deve poggiare su competenza, misura e onestà intellettuale. Quando invece assume toni allusivi, pungenti e sistematicamente orientati a colpire non solo l’artista ma un intero immaginario culturale — quello napoletano e meridionale — allora il dubbio è legittimo: stiamo ancora parlando di critica o semplicemente di polemica calcolata?

Negli interventi recenti, il rosicamento — chiamiamolo con il suo nome più popolare — viene mascherato da analisi musicale, sociale e perfino politica. Il problema è che per muoversi con autorevolezza in questi ambiti servono competenze specifiche. Non basta l’opinione personale amplificata da Facebook.

Scanzi non è un critico musicale.
Non è un sociologo.
Non è un analista politico nel senso tecnico del termine.

È un giornalista — e anche bravo, quando resta nel suo campo — ma proprio per questo dovrebbe sapere quanto pesa la responsabilità delle parole, soprattutto quando si parla a platee vaste e già polarizzate.

Il sospetto dell’algoritmo

Viene allora un dubbio, legittimo quanto scomodo: e se l’obiettivo fosse semplicemente farsi notare?

Nel nuovo ecosistema dei social, i contenuti più polarizzanti sono quelli che viaggiano di più. Lo sappiamo tutti. Lo sanno gli influencer, lo sanno i politici e lo sanno — eccome — anche i comunicatori più esperti. Il meccanismo è noto: si punge, si allude, si provoca. E l’algoritmo premia.

È la logica della tensione permanente, quella che qualcuno in politica ha già sfruttato con grande abilità — basti pensare alla macchina comunicativa soprannominata “la Bestia” costruita attorno a Matteo Salvini.

Se il fine è quello, allora molte cose tornano.

Ma il punto non è Scanzi

Questo editoriale non nasce per “rispondere” a Scanzi. Francamente, non ne vale la pena — e, come già detto, molti di noi non seguono neppure i suoi post se non quando vengono segnalati da lettori.

Il punto è un altro, molto più serio: giudicare è legittimo solo quando si hanno gli strumenti per farlo con credibilità. Altrimenti il rischio non è di colpire il bersaglio, ma di fare una brutta figura pubblica.

Sal Da Vinci può piacere o non piacere — è il bello della musica. Ma ridurre il suo successo a caricatura o bersaglio polemico significa non capire cosa rappresenta per una parte enorme di pubblico. E, soprattutto, significa sottovalutare Napoli e il Sud, che da sempre producono cultura popolare capace di parlare a milioni di persone.

La risposta più intelligente

La verità è che personaggi polemici sono sempre esistiti. E continueranno a esistere. Fa parte del rumore di fondo del dibattito pubblico.

La risposta più saggia, spesso, è la più semplice: ignorare.

Perché alla fine — e la storia del giornalismo lo insegna bene — il tempo è galantuomo. E separa sempre ciò che resta da ciò che era solo rumore momentaneo.

Sal Da Vinci continuerà a cantare.
Il pubblico continuerà a scegliere.
E il resto, molto probabilmente, verrà dimenticato.

Il «Sistema» non muore mai: 126 indagati nell’ordinanza che svela il nuovo volto del clan Contini

L’ordinanza cautelare che ha colpito il clan Contini – cuore storico dell’Alleanza di Secondigliano – fotografa un’organizzazione ancora capace di dettare legge in interi quartieri di Napoli e di interagire, da posizione paritaria, con le altre famiglie federate del “Sistema”.

Ma nelle oltre mille e cento pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Fabrizia Fiore, i magistrati della Dda che hanno coordinato le indagini ricostruiscono l’organigramma e le condotte,e ne viene fuori molto di più di una struttura criminale tradizionale. Emerge un cartello imprenditoriale armato, capace di coniugare violenza, consenso, investimenti e corruzione.

Il vertice: il potere che continua anche dal carcere

Al vertice del clan Contini l’ordinanza colloca, quali promotori e capi assoluti, Edoardo Contini e Patrizio Bosti, nei cui confronti si procede separatamente.

Secondo l’accusa, entrambi avrebbero continuato a esercitare poteri di supremazia e indirizzo anche durante i periodi di detenzione, sfruttando colloqui carcerari e familiari come canale di trasmissione delle direttive strategiche.

Accanto a loro, un ruolo di co-dirigenza viene attribuito a Francesco Mallardo, che – dopo la scarcerazione dal carcere di Milano Opera nel 2014 – avrebbe contribuito a ridefinire gli assetti dirigenziali del clan Contini, nominando referenti territoriali e orientando le strategie economiche.

Di rilievo anche la figura di Rita Aieta, moglie di Bosti, ritenuta dirigente attiva e consapevole: gestione dell’usura, controllo delle estorsioni, coordinamento degli introiti e veicolazione delle direttive verso l’esterno.

I luogotenenti e la mappa del potere

L’ordinanza ricostruisce una suddivisione territoriale capillare, con gruppi autonomi ma subordinati al vertice.

Vasto-Arenaccia

Diretto da Rullo Nicola e Muscerino Antonio, con figure operative come Rosario De Angelis (alias ‘o Pipistrello), incaricato di incassare i proventi dello spaccio.

Borgo Sant’Antonio Abate (“Buvero”)

Reggente Carmine De Luca (Zezzella o Capa Bianca), con funzioni di risoluzione conflitti e raccordo con gli altri gruppi federati.

Rione Amicizia e San Giovanniello

Qui domina Gennaro De Luca (’o Muntat), indicato come elemento apicale con ruolo sovraordinato rispetto ad altri reggenti. Gestione della cassa comune, stipendi agli affiliati, acquisto di droga e pianificazione dei delitti.

Stadera-Poggioreale

Zona sotto il controllo di Pasquale Martinelli e Antonio Trambarulo (’o Muntat), con una rete articolata di esattori, pusher e “faccendieri”.

Connolo

Area affidata ai fratelli Russo – Antonio, Gennaro e Giovanni, detti i “Suricillo” – con competenze su spaccio, estorsioni e usura.

Ogni gruppo gestisce piazze di spaccio, recupero crediti, imposizione estorsiva e collegamenti con le altre articolazioni.

L’Alleanza: il “Sistema” e le famiglie federate

Il clan Contini opera nell’alveo dell’Alleanza di Secondigliano, cartello composto anche dalle famiglie Clan Licciardi e Clan Mallardo.

Con i Licciardi – storicamente guidati da Gennaro Licciardi e oggi ritenuti diretti da Vincenzo e Pietro Licciardi – vi sarebbe una concertazione preventiva delle strategie criminali.

Con i Mallardo, radicati a Giugliano, esisterebbe un sistema di reciproco sostegno e spartizione dei proventi.

L’ordinanza descrive inoltre rapporti di cooperazione con gruppi orbitanti nell’orbita dell’Alleanza, tra cui:

Clan Lo Russo

Clan Di Lauro

Clan Moccia

Clan Amato-Pagano

Clan Nuvoletta

Un reticolo di alleanze che garantisce stabilità, spartizione territoriale e gestione comune dei conflitti.

Le attività: droga, estorsioni e infiltrazioni negli appalti

Le finalità dell’associazione sono esplicitate con chiarezza:

controllo egemonico del territorio;

traffico anche transnazionale di stupefacenti;

estorsioni sistematiche a imprese e commercianti;

usura;

turbativa d’asta e infiltrazione negli appalti;

reinvestimento in attività immobiliari e commerciali;

corruzione di pubblici ufficiali.

Particolare attenzione viene riservata al settore ospedaliero cittadino, dove – secondo l’accusa – il clan avrebbe condizionato gare e affidamenti.

La “cassa comune” e il welfare criminale

Elemento centrale è la gestione della “cassa comune”:

pagamento delle “mesate” agli affiliati;

sostegno alle famiglie dei detenuti;

spese legali;

acquisto di armi e droga.

Un sistema che consente all’organizzazione di sopravvivere alle ondate repressive e garantire continuità operativa.

Le aggravanti: associazione armata e struttura verticistica

Contestata a tutti l’aggravante dell’associazione composta da più di dieci persone e quella dell’associazione armata.

Per De Luca Gennaro, i fratelli Russo, De Luca Carmine, Martinelli Pasquale e Trambarulo Antonio, viene contestata anche l’aggravante di aver promosso, diretto e organizzato il sodalizio.

Elenco completo degli indagati

  1. ACONE Luigi, nato a Napoli il 18.11.1979

  2. AGNELLINO Pasquale, nato a Napoli il 05.01.1969

  3. AGOSTINELLI Ciro, nato a Napoli il 10.11.1966

  4. ALIBERTI Francesco, nato a Napoli il 06.06.1981

  5. AMATO Francesca, nata a Napoli il 12.10.1969

  6. BARRETTA Giuseppe, alias O’Chiatt, nato a Napoli il 26.07.1984

  7. BASTONE Vincenzo, alias Enzuccio, nato a Napoli il 11.07.1974

  8. BOCCIA Antonio, nato a Napoli il 05.08.1985

  9. BONIFACIO Antonio, nato a Cercola (NA) il 10.12.1977

  10. BONIFACIO Romeo Emanuele, nato a Napoli il 27.03.1999

  11. BORRIELLO Alessandro, nato a Napoli il 09.06.2000

  12. CACCAVALE Antonio, nato a Napoli il 27.06.1977

  13. CAIRO Patrizia, nata a Napoli il 20.03.1956

  14. CALDARELLI Gennaro, nato a Napoli il 15.05.1968

  15. CANCELLO Fabio, nato a Napoli il 11.08.1979

  16. CANGIANO Salvatore, nato a Napoli il 19.10.1980

  17. CAPARRO Silvio, nato a Napoli il 25.03.1965

  18. CAPASSO Salvatore, alias Savio, nato a Napoli il 20.04.1979

  19. CARDILLO Mario, alias Faccia Bruciata, nato a Napoli il 26.10.1974

  20. CASTIGLIA Pasquale, nato a Napoli il 13.03.2002

  21. CECERE Francesco, nato a Napoli il 25.02.1943

  22. CETTA Alfonso, nato a Napoli il 27.05.1971

  23. CICCARELLI Feliciano, nato a Napoli il 16.03.1994

  24. CIMMINIELLO Leonardo, nato a Napoli il 31.12.1995

  25. CINQUE Salvatore, nato a Napoli il 06.12.1997

  26. CIOTOLA Gennaro, nato a Casavatore (NA) il 29.01.1962

  27. CIRIELLO Luca, nato a Napoli il 05.11.1973

  28. CORVINO Gennaro, nato a Napoli il 30.07.1982

  29. COSTABILE Jessica, nata a San Giorgio a Cremano (NA) il 11.05.1991

  30. D’ANDREA Antonio, nato a Napoli il 22.08.1972

  31. D’ANGELI Giuseppe, alias Mezzanotte, nato a Napoli il 13.05.1994

  32. D’ANNA Paolo, nato a Napoli il 11.03.1975

  33. DE ANGELIS Fabio, nato a Napoli il 20.09.1990

  34. DE ANGELIS Rosario, alias ’o Pipistrello, nato a Napoli il 04.07.1988

  35. DE FEO Alfredo, alias Alfredino, nato a Casoria (NA) il 11.09.1960

  36. DE LUCA Carmine, alias Zezzell, nato a Napoli il 15.03.1964

  37. DE LUCA Concetta, nata a Napoli il 10.04.1997

  38. DE LUCA Gennaro, alias Gennaro ’o Muntat, nato a Napoli il 09.09.1963

  39. DE LUCA Massimo, nato a Napoli il 16.06.1993

  40. DE MARIA Alfredo, nato a Napoli il 31.08.1949

  41. DE MARTINO Mario Rosario, alias O’Chiatt, nato a Napoli il 11.04.1994

  42. DE STEFANO Gennaro, alias Fell e carn o Fettina, nato a Napoli il 30.04.1993

  43. DI LORENZO Maurizio, nato a Napoli il 19.03.1998

  44. DI MATTEO Antonio, nato a Napoli il 30.06.1992

  45. DI MAURO Francesco, nato a Napoli il 10.09.1992

  46. DIODATO Pietro, nato a Napoli il 09.01.1960

  47. DONZETTI Gaetano, alias O’ Luong, nato a Napoli il 14.09.1998

  48. ESPOSITO Gaetano, alias Nino o O’ Limone, nato a Napoli il 05.02.1978

  49. ESPOSITO Giuseppe, nato a Napoli il 21.06.1979

  50. ESPOSITO Giuseppe, nato a Napoli il 12.06.1991

  51. ESPOSITO Guglielmo, nato a Napoli il 17.12.1985

  52. ESPOSITO Stefano, nato a Napoli il 01.12.1982

  53. ESPOSITO Vincenzo, nato a Roccarainola il 19.04.1943

  54. EKPENISI Chidi, nato in Nigeria il 31.01.1987

  55. FALCO Pietro, nato a Napoli il 18.06.1957

  56. FINIZIO Carlo, nato a Napoli il 08.06.1980

  57. GALANO Nicola, nato a Napoli il 07.10.1969

  58. GIRGENTI Gaetano, alias Core ’e Fierro, nato a Napoli il 03.11.1953

  59. GRANATA Giovanni, nato a Napoli nel 1993

  60. GROSSI Gaetano, nato a Napoli il 20.12.1991

  61. GROSSI Matteo, nato a Napoli il 11.05.1953

  62. GROSSI Vincenzo, alias Caciocavallo, nato a Napoli il 27.02.1975

  63. LAEZZA Francesco, nato a Napoli il 02.09.1991

  64. LAMPIS Liliana, nata a Napoli il 11.11.1960

  65. LANZETTA Vincenzo, alias Sarracino, nato a Napoli il 12.05.1958

  66. LONGOBARDI Emanuela, nata a Napoli il 27.12.1994

  67. LONGOBARDI Salvatore, nato a Napoli il 28.05.1987

  68. LUCARELLI Antonio, nato a Napoli il 14.01.1968

  69. LUCARELLI Gioele, nato a Napoli il 18.10.1995

  70. LUCARELLI Pietro, nato a Napoli il 22.11.1990

  71. LUCARELLI Regolo, alias Zio Peppe, nato a Napoli il 15.07.1970

  72. LUONGO Pasquale, nato a Napoli il 13.09.1995

  73. MANETTA Gennaro, nato a Napoli il 08.06.1979

  74. MARAUCCI Luca, nato a Napoli il 04.08.1983

  75. MARAVOLO Monica, nata a Napoli il 16.08.1974

  76. MARIGLIANO Anna, nata a Napoli il 15.02.1941

  77. MARIGLIANO Ciro, alias O’ Nano, nato a Napoli il 23.08.1963

  78. MARINO Daniele, nato a Napoli il 09.04.1983

  79. MARTINELLI Angelo, nato a Napoli il 18.07.1962

  80. MARTINELLI Pasquale, nato a Napoli il 30.12.1966

  81. MARTINELLI Salvatore, nato a Napoli il 17.04.1989

  82. MARTINELLI Giuseppina, nata a Napoli il 04.11.1983

  83. MARTINELLI Stefania, nata a Napoli il 28.04.1990

  84. MAZZIOTTI Antonio, alias O’ Po’, nato a Napoli il 29.01.1948

  85. MAZZIOTTI Umberto, nato a Napoli il 10.12.1977

  86. MELLUSO Umberto, nato a Napoli il 08.08.1999

  87. MEO Valerio, nato a Napoli il 02.04.1993

  88. MEROLLA Vincenzo, nato a Napoli il 18.10.1960

  89. MIGLIACCIO Antonio, nato a Napoli il 25.06.1995

  90. MONTAGNA Antonio, nato a Napoli il 25.09.1978

  91. NAPOLETANO Paolo, nato a Napoli il 28.10.1976

  92. OLIVA Annunziata, nata a Napoli il 02.07.1971

  93. PALMIERI Emmanuele, nato a Napoli il 26.07.1991

  94. PALMIERI Raffaele, nato a Napoli il 02.11.1983

  95. PAOLO Raffaele, alias ’o Rockets, nato a Napoli il 02.11.1970

  96. PARISI Giorgio, nato a San Giorgio a Cremano il 03.03.1984

  97. PETITO Antimo, nato a Napoli il 02.09.1982

  98. PIACENTE Bruno, nato a Napoli il 25.06.1977

  99. PICCIRILLO Giovanni, nato a Napoli il 01.10.1996

  100. PISCOPO Aniello, nato a Mugnano di Napoli il 18.11.1974

  101. PISCOPO Francesco, nato a Napoli il 26.04.1989

  102. PRETE Raffaele, alias Lello O’ Boxer, nato a Napoli il 18.07.1956

  103. RICCIO Gennaro, nato a Napoli il 05.10.1970

  104. RISI Giovanni, alias O’ Chiatto/Chiattone, nato a Napoli il 11.03.1981

  105. RUBINO Umberto, nato a Napoli il 23.05.1982

  106. RUGGIERO Gennaro, alias Ottombrino, nato a Napoli il 31.08.1999

  107. RUGGIERO Patrizio, nato a Napoli il 16.01.1973

  108. RUSSO Antonio, alias Tonino O’ Surucill, nato a Napoli il 20.09.1973

  109. RUSSO Gennaro, alias Gennarino O’ Surucill, nato a Napoli il 30.03.1976

  110. RUSSO Giovanni, alias Giannino O’ Surucill, nato a Napoli il 30.12.1979

  111. RUSSO Mauro, nato a Napoli il 26.12.1993

  112. SANTOS Fabrizio Argelis, nato a Napoli il 04.12.1994

  113. SARNATARO Vincenzo, alias Cicciotto, nato a Napoli il 18.07.1974

  114. SEPE Antonio, alias O’ Pacchione, nato a Napoli il 18.03.1995

  115. SEPE Pasquale, alias Pakito, nato a Napoli il 23.01.1994

  116. SGUEGLIA Giuseppe, nato a Napoli il 29.10.1989

  117. TARALLO Ciro, alias O’ Tarallo, nato a Napoli il 26.12.1986

  118. TERRACINO Domenico, nato a Napoli il 18.03.1979

  119. TORRIONI Paola, nata a Tarquinia (VT) il 28.09.1983

  120. TRAMBARULO Antonio, alias O’ Muntat, nato a Napoli il 30.05.1967

  121. TRAMONTANO Pasquale, alias Linuccio, nato a Napoli il 19.10.1971

  122. VECCHIONE Nicola, nato a Napoli il 02.04.1985

  123. VENEZIA Antonio, alias Basettone, nato a Napoli il 20.01.1974

  124. VIRENTE Maurizio, nato a Napoli il 10.10.1974

  125. VOLPE Ciro, nato a Napoli il 12.03.1986

  126. ZAINO Aldo, nato a Napoli il 08.10.1962

 

A Pompei tornano le visite ai cantieri di restauro: dal 5 marzo al 23 luglio porte aperte ogni giovedì

POMPEI – I cantieri diventano luoghi di racconto, confronto e scoperta. Dal 5 marzo al 23 luglio 2026 torna “Raccontare i Cantieri”, l’iniziativa che apre al pubblico, ogni giovedì, i lavori di manutenzione, valorizzazione e restauro in corso nei siti del Parco archeologico di Pompei. Giunta alla quinta edizione, l’esperienza consente di entrare nel cuore delle attività che ogni giorno tengono in vita uno dei complessi archeologici più importanti al mondo.

Sono diciannove i cantieri inseriti nel calendario, distribuiti tra Pompei e il territorio circostante. Si va dagli interventi sulla Casa del Labirinto al restauro della Domus di Cesio Blando, dalla valorizzazione della Necropoli di Porta Stabia alla messa in sicurezza dell’Insula Meridionalis. Spazio anche alle ville di Stabia e alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, fino agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata. Un programma fitto che coinvolge dimore celebri e aree meno conosciute, depositi archeologici e ingressi monumentali, come quello antico di Villa dei Misteri.

L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio Tecnico del Parco, offre la possibilità di osservare da vicino la complessità delle operazioni di scavo, consolidamento e restauro. A guidare i visitatori sono gli stessi professionisti impegnati sul campo: archeologi, architetti, restauratori e ingegneri che illustrano metodi, criticità e obiettivi degli interventi. Non solo un’occasione per capire come si tutela il patrimonio, ma anche per accedere in anteprima a spazi di straordinario pregio, spesso non ancora inseriti nei percorsi ordinari di visita.

Le prenotazioni sono riservate ai possessori della MyPompeii Card, inclusi i nuovi acquirenti, e devono essere effettuate via e-mail entro le 14 del giorno precedente alla data scelta. I gruppi, composti da un massimo di venti persone per turno, potranno accedere ai cantieri secondo il calendario pubblicato sul sito ufficiale, che potrà subire variazioni in base all’andamento dei lavori. Ogni settimana, a partire dal 4 marzo, alle 11 sarà possibile riservare il proprio posto per uno degli appuntamenti in programma.

Furto di energia elettrica a Castel Volturno, quattro persone denunciate

CASTEL VOLTURNO – Rubavano energia elettrica collegandosi direttamente alla rete pubblica, senza passare dal contatore. È quanto hanno scoperto i militari della Tenenza di Castel Volturno nel corso di un’attività di controllo del territorio che ha portato alla denuncia di quattro persone per furto aggravato di energia elettrica.

L’intervento è scattato in alcune abitazioni del comune casertano, dove i carabinieri, affiancati da personale specializzato di E-Distribuzione, hanno effettuato verifiche tecniche sugli impianti. Gli accertamenti hanno fatto emergere un sistema di allaccio abusivo che consentiva di alimentare le unità abitative attraverso un collegamento diretto alla rete, bypassando completamente il sistema di misurazione dei consumi.

Secondo quanto ricostruito, l’energia veniva prelevata in maniera illecita, evitando così la registrazione dei consumi e il pagamento delle relative bollette. Un meccanismo semplice ma efficace, che avrebbe garantito corrente a costo zero, scaricando però il danno economico sulla collettività e sul gestore del servizio.

A finire nei guai sono stati una 42enne, un 34enne e una 24enne, tutti residenti nello stesso condominio, oltre a un altro 24enne che vive in una diversa abitazione di Castel Volturno e che risulta attualmente sottoposto agli arresti domiciliari. Per tutti è scattata la denuncia in stato di libertà.

L’operazione si inserisce nell’ambito dei servizi mirati al contrasto dei reati contro il patrimonio e delle condotte che incidono sui servizi pubblici. Sono in corso ulteriori accertamenti per quantificare l’ammontare dell’energia sottratta e l’entità complessiva del danno.

ASL Salerno presenta la Rivoluzione Sociosanitaria Digitale: 127 Comuni nella nuova rete territoriale

Una trasformazione strutturale che punta a cambiare il volto della sanità territoriale. È stata presentata oggi la “Rivoluzione Sociosanitaria Digitale” della ASL Salerno, un progetto che integra innovazione tecnologica, organizzazione sanitaria e collaborazione istituzionale con i Comuni per rafforzare l’assistenza di prossimità.

All’incontro hanno partecipato circa cinquanta sindaci in fascia tricolore presenti in sala, mentre molti altri si sono collegati online dai rispettivi municipi. Un segnale politico e istituzionale forte, che certifica una visione condivisa sul futuro della sanità in provincia di Salerno.

Il nuovo modello può contare su 127 Comuni aderenti, 140 Ambulatori Virtuali di Comunità e 45 Case di Telemedicina, presìdi collocati all’interno di strutture sociosanitarie, oltre a più di 400 Facilitatori di Comunità formati per accompagnare cittadini e pazienti nell’accesso ai servizi digitali. Una rete capillare che punta a ridurre le distanze, soprattutto nelle aree più fragili o periferiche.

All’iniziativa hanno preso parte il Direttore Generale Gennaro Sosto, il Direttore Sanitario Primo Sergianni, il Direttore Amministrativo Ferdinando Memoli e i professionisti coinvolti nel progetto. Il Direttore della UOC Governance dei Processi di Telemedicina e IA, Antonio Coppola, ha spiegato che «oggi non abbiamo semplicemente presentato nuovi servizi. Abbiamo avviato un cambio di paradigma. Stiamo costruendo una rete intelligente, prossima e integrata, capace di entrare nei percorsi di vita delle persone, soprattutto dei più fragili».

Il modello integra competenze cliniche, piattaforme interoperabili, governance organizzativa e gestione evoluta dei dati con l’obiettivo di garantire equità di accesso e continuità assistenziale. «Non parliamo di tecnologia fine a sé stessa, ma di uno strumento per avvicinare le cure, prevenire le acuzie e migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini. La vera innovazione non è la tecnologia in sé, ma la capacità di usarla per rendere la sanità più giusta, più accessibile e più umana», ha aggiunto Coppola.

Il progetto viene presentato come un processo destinato a evolvere nel tempo, con l’ampliamento delle specialità coinvolte e l’integrazione progressiva di strumenti digitali avanzati a supporto delle decisioni cliniche. «Questo percorso non si fermerà. Crescerà, si rafforzerà e potrà diventare un modello replicabile, capace di trasformare la sanità territoriale in un sistema realmente centrato sulla persona», ha concluso il direttore.

Con questo nuovo assetto, la rete territoriale dell’ASL Salerno compie un salto di qualità, proponendosi come riferimento nell’innovazione sociosanitaria e rafforzando la sinergia tra istituzioni locali e sistema sanitario al servizio delle comunità.

Bagnoli, il centrodestra sostiene Manfredi: «Avanti con la rigenerazione»

Sulla rigenerazione di Bagnoli il centrodestra napoletano si schiera al fianco dell’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi, chiedendo di andare avanti senza esitazioni nel percorso di bonifica e riqualificazione urbana. Al centro del confronto, il piano per rilanciare l’area occidentale di Napoli, sostenuto – sottolineano le forze di opposizione – dalle risorse stanziate dal Governo guidato da Giorgia Meloni, pari a 1,2 miliardi di euro destinati al completamento delle bonifiche e alla realizzazione di infrastrutture e opere.

«Dopo 30 anni di amministrazioni di centrosinistra in cui Bagnoli è stata solo oggetto di campagne elettorali, grazie al Governo di centrodestra ci sarà la rigenerazione urbana che darà lustro al quartiere», ha dichiarato Iris Savastano, segretario cittadino di Forza Italia. «È chiaro che è importante ascoltare i cittadini che sono i primi ad avere subito un’ingiustizia in tutti questi anni e serve una comunicazione trasparente sia sul tema della colmata, il cui trasporto avrebbe un terribile impatto ambientale, che sulle strutture temporanee e permanenti».

Dal segretario cittadino della Lega, Enzo Rivellini, arriva la proposta di istituire una Commissione d’inchiesta in Consiglio comunale «per capire chi è stato responsabile dei ritardi e dello spreco delle risorse in tutti questi anni». Rivellini propone inoltre di intitolare a Bagnoli una strada a Sabatino Santangelo, ex vicesindaco della giunta Iervolino.

Sulle proteste dei comitati del quartiere interviene anche Marco Nonno, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, che invita a riportare il confronto nelle sedi istituzionali. «I comitati devono imparare che i cittadini votano ed eleggono i loro rappresentanti e noi chiediamo al sindaco Manfredi di continuare l’ottimo lavoro istituzionale con il Governo centrale e di non cadere ostaggio della piazza e di quella parte di centrosinistra che ha determinato la paralisi di Bagnoli negli ultimi 30 anni».

Il dibattito resta acceso, ma il messaggio politico è chiaro: per il centrodestra la partita su Bagnoli deve proseguire lungo il binario istituzionale, con l’obiettivo dichiarato di chiudere una stagione di stallo lunga decenni.

Vico Equense, aggredisce l’ex compagna e le ruba il cellulare: 32enne ai domiciliari

Ha aggredito l’ex compagna con calci e minacce, le ha strappato il cellulare per impedirle di chiedere aiuto e l’ha costretta a salire in auto. Si è conclusa nella serata del 2 marzo la fuga di un 32enne di Vico Equense, raggiunto dai Carabinieri della Compagnia di Sorrento e sottoposto agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura di Torre Annunziata. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato dei reati di rapina aggravata, lesioni personali e violenza privata, al termine di un’indagine che ha ricostruito una vicenda di brutale aggressione avvenuta lo scorso 19 febbraio.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, la violenza sarebbe esplosa al culmine di una lite per motivi sentimentali. Il 32enne avrebbe afferrato la donna per i polsi, scaraventandola a terra e colpendola ripetutamente con calci alla schiena. Per impedirle di gridare, le avrebbe tappato la bocca con le mani, poi le avrebbe sottratto con forza il telefono cellulare. L’aggressione non si sarebbe fermata lì: la vittima sarebbe stata costretta a salire sull’auto dell’uomo, in un crescendo di intimidazioni e prevaricazione.

La giovane si è poi recata al pronto soccorso, dove i medici le hanno diagnosticato lesioni guaribili in tre giorni. Le sue dichiarazioni dettagliate, insieme all’analisi della messaggistica acquisita dagli smartphone e ai riscontri investigativi, hanno contribuito a delineare il quadro probatorio che ha portato all’emissione della misura cautelare.

Dopo le formalità di rito, il 32enne è stato trasferito presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli approfondimenti su una vicenda che riaccende l’attenzione sui casi di violenza nelle relazioni affettive.

Blitz anticamorra: 71 gli arresti c’è anche il secondo killer di Emanuele Durante

Maxi operazione all’alba contro la camorra napoletana. I carabinieri del Nucleo Investigativo e gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, su coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 71 indagati.

Nel mirino degli inquirenti le organizzazioni riconducibili ai cartelli dei Clan Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano, storicamente egemoni in ampie aree del capoluogo e della provincia.

La nuova mappa del potere nei rioni

L’inchiesta ha ricostruito l’attuale geografia criminale della città, fotografando la divisione del territorio tra le diverse articolazioni dei clan. Sotto la lente i quartieri di Forcella, Duchesca, Maddalena, Sanità, Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello.

Gli investigatori hanno delineato un sistema di controllo capillare dei rioni, garantito da un presidio stabile degli affiliati e dall’uso sistematico delle armi da fuoco. Un assetto militare, pronto a tradursi in azioni di fuoco contro gruppi rivali per riaffermare la supremazia sul territorio.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano – secondo l’impianto accusatorio – gli attuali vertici dei clan Mazzarella, Contini e Savarese-Pirozzi, oltre ai reggenti delle singole zone operative.

Estorsioni, droga e stipendi ai detenuti

L’indagine ha documentato la gestione strutturata delle attività estorsive ai danni di commercianti e operatori economici, nonché il controllo delle piazze di spaccio.
Un sistema economico parallelo che prevedeva una contabilità interna rigorosa: i proventi illeciti venivano destinati al pagamento degli “stipendi” agli affiliati, al sostegno dei detenuti e al mantenimento delle loro famiglie.

Accertata anche la diffusa disponibilità di armi e la capacità dei gruppi di organizzare azioni di ritorsione armata, oltre a strategie mirate per eludere le indagini e consolidare alleanze con altri sodalizi camorristici.

L’omicidio Durante e la faida per l’egemonia

Una delle quattro ordinanze ha riguardato anche il presunto secondo esecutore materiale dell’omicidio di Durante Emanuele, ucciso in un agguato il 15 marzo 2025.
Secondo la ricostruzione investigativa, il delitto sarebbe maturato come vendetta per la morte di Tufano Emanuele, ferito mortalmente in un conflitto a fuoco il 24 ottobre 2024, nell’ambito di una contrapposizione tra gruppi dei quartieri Sanità e Piazza Mercato, entrambi intenzionati ad acquisire il controllo egemonico delle rispettive aree attraverso azioni dimostrative di forza.

Per quell’omicidio erano già stati colpiti da precedente ordinanza il presunto mandante e un altro esecutore materiale.

Sequestri in più regioni

Contestualmente agli arresti, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società riconducibili ad alcuni indagati, con sedi anche fuori dalla Campania.

Un colpo patrimoniale che punta a smantellare la struttura economica dei clan, interrompendo il flusso finanziario che alimenta le casse delle organizzazioni e ne garantisce la sopravvivenza operativa.
L’operazione segna un nuovo capitolo nella guerra dello Stato contro i cartelli storici della camorra napoletana, in uno scenario che resta ad alta tensione.

Melito, porte chiuse al Liceo Kant: il no a un ragazzo autistico di Scampia scuote la scuola

Melito– Il sogno di A., quattordicenne di Scampia con un talento cristallino per il disegno, si è infranto contro il muro della burocrazia e dei “posti esauriti”. Quello che doveva essere l’inizio di un percorso di riscatto e passione al Liceo Artistico “Kant” di Melito si è trasformato in una “doccia fredda” che solleva interrogativi pesanti sulla reale capacità di inclusione del sistema scolastico campano.

L’illusione dell’Open Day e le promesse verbali

Tutto inizia il 12 dicembre scorso. A. visita il liceo, si incanta davanti alle riproduzioni di Van Gogh e immagina il suo futuro tra quei banchi. La famiglia riceve ampie rassicurazioni: la residenza fuori comune (Scampia) non sarebbe stata un ostacolo. “Signora, compiliamo la preiscrizione?”, propongono i docenti.

La firma arriva, carica di speranza. A febbraio, la segreteria richiede con urgenza la documentazione relativa alla Legge 104 e il Piano Educativo Individualizzato (PEI). Nulla lascia presagire l’esclusione, tanto che su WhatsApp un docente rassicura la madre: “Ci faremo sentire noi prima dell’inizio delle lezioni”.

La “doccia fredda”: il criterio della residenza

La mattina del 2 marzo, però, lo scenario cambia radicalmente. La scuola comunica alla famiglia che per A. non c’è posto: la precedenza spetta ai residenti di Melito e Mugnano, poiché il limite di tre alunni con disabilità per classe è stato raggiunto. Il talento di A., la sua inclinazione specifica per l’indirizzo artistico e le rassicurazioni precedenti passano in secondo piano rispetto ai confini geografici.

La proposta shock: “Cambiate indirizzo”

Il momento di massima tensione si consuma negli uffici della presidenza. Di fronte alle proteste della madre e della zia, lo staff della scuola — in palese imbarazzo per l’assenza della Dirigente — avanza una proposta che la famiglia definisce umiliante: spostare il ragazzo allo Scientifico o ad altri indirizzi dello stesso istituto dove “c’è ancora posto”.

“Non è che perché un ragazzo è autistico una scuola vale l’altra”, è la risposta ferma della madre. “Ogni persona ha un talento. Mio figlio ha scelto l’Artistico; portarlo altrove significherebbe condannarlo alla frustrazione”. La replica della donna ai docenti è un atto d’accusa durissimo contro un sistema che, a suo dire, “esercita il potere di escludere” anziché abbattere le barriere.

Il “post-it” della discordia e l’incognita futuro

La gestione del “reindirizzamento” è stata altrettanto controversa. Alla famiglia è stato consegnato un post-it con un elenco di altre scuole, tutte distanti e difficili da raggiungere per un ragazzo con le fragilità di A. Il primo tentativo al Liceo Caselli di Capodimonte ha dato esito negativo: anche lì, posti esauriti.

Ora la speranza è affidata a una PEC inviata all’Assessore Morniroli. La famiglia chiede un intervento tempestivo affinché il diritto allo studio e l’inclinazione personale di A. non vengano sacrificati sull’altare dei regolamenti interni. “Tornate a leggere Don Milani”, conclude la madre nella sua lettera accorata, richiamando quella “Lettera a una professoressa” che, a distanza di decenni, sembra ancora drammaticamente attuale.

Napoli, le sfilano il cellulare sotto gli occhi dei figli: arrestato e condannato

Napoli – Le tiene per mano i due bambini, di 4 e 7 anni, mentre cammina tranquilla in una delle piazze più trafficate della città. Un attimo di distrazione e un violento strattone le strappa via il telefono. Vittima di una rapina lampo, consumata con una ferocia inaspettata davanti agli occhi dei suoi piccoli.

La tecnica del borseggiatore

È accaduto nel pomeriggio di ieri nella zona di Piazza Garibaldi, cuore pulsante e crocevia di mille storie della città. La donna stava percorrendo il marciapiede quando un uomo, un cittadino algerino, le si è avvicinato con destrezza. Con un movimento rapido e violento, le ha strappato il cellulare dalle mani, approfittando della momentanea inferiorità fisica della vittima, impegnata a sorvegliare i due bambini.

La reazione immediata della Polizia Locale

Sul posto, però, la malasorte per il rapinatore ha incrociato la prontezza delle forze dell’ordine. Gli agenti dell’unità operativa Investigativa Ambientale ed Emergenze Sociali della Polizia Locale di Napoli, in servizio di controllo nel quadrante, hanno assistito alla scena o sono stati immediatamente allertati. In pochi secondi hanno raggiunto e bloccato il malvivente, che ha tentato invano di divincolarsi e opporre resistenza.

Processo lampo e condanna

Portato in commissariato, l’uomo è stato identificato e dichiarato in stato di fermo. Per lui l’accusa è pesante: rapina aggravata (commessa con violenza e in presenza di minori di anni 14) e resistenza a pubblico ufficiale.

La macchina della giustizia ha ingranato subito la marcia giusta: l’arrestato è stato processato questa mattina con rito direttissimo dinanzi al Tribunale di Napoli. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha emesso una sentenza di condanna a due anni e quattro mesi di reclusione.

Il destino dell’aggressore: il rimpatrio

La pena non si ferma alla detenzione. Nella stessa sentenza, il Tribunale ha disposto anche la misura accessoria dell’accompagnamento coatto verso il Paese di origine. Per l’uomo, algerino, è già stato predisposto un volo diretto che lo riporterà in patria una volta scontata la pena o comunque a seguito delle procedure di espulsione.