Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,51-56.
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme
e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
E si avviarono verso un altro villaggio.
Il Vangelo del giorno
Benevento: attesa per il destino di Lucioni
Raggiungeranno il Park Hotel «Mancini» anche Ciciretti e Antei, le restanti pedine da recuperare per presentarsi al Bentegodi con l’organico al completo, mentre saranno assenti Memusahj, Belec, Puscas e Parigini impegnati con le Nazionali. In settimana è prevista anche una visita del presidente Vigorito, che ieri ha festeggiato in famiglia il 71esimo compleanno. Con la squadra ci sarà anche Fabio Lucioni, che giovedì mattina avrà la possibilità di spiegare le sue ragioni dinanzi ai magistrati della Procura antidoping. Il capitano sarà accompagnato dal suo avvocato difensore Saverio Sticchi Damiani, presidente onorario del Lecce ed esperto in diritto amministrativo e sportivo, colui che, per conto del suo assistito, aveva inoltrato richiesta di rinvio dell’udienza inizialmente fissata per ieri. Uno slittamento necessario a causa di concomitanti impegni professionali dello stesso Sticchi Damiani. «In questa fase – precisa il legale del capitano – non è il caso di entrare nel merito delle questioni. Stiamo lavorando alacremente sulla difesa del calciatore convinti della sua buonafede e della sua moralità». L’appuntamento con l’interrogatorio è, dunque, fissato per le 10.30 presso gli uffici di Nado Italia (National Antidoping Organization, l’organismo che segue i controlli per conto del Coni e rispetto al quale adesso ha una sua specifica autonomia) a Roma, in via dei Gladiatori 2. I giudici della Procura sono, comunque, tutti indicati dal Coni. Lucioni racconterà come mai nel campione contenente le sue urine, raccolto dopo Benevento-Torino del 10 settembre scorso, è stata riscontrata la presenza del clostebol metabolita, un anabolizzante inserito nella lista delle sostanze proibite dalla Wada (l’organizzazione mondiale per la lotta al doping) e classificato come steroide androgeno di natura esogena. La tesi difensiva del capitano del Benevento Calcio è notoria: a prescrivere e somministrare il Trofodermin, uno spray cicatrizzante che contiene il principio attivo del clostebol è stato uno dei medici della squadra, in una sola occasione, per curare una ferita alla gamba al termine di un allenamento. A quanto pare, basta una quantità minima del farmaco per entrare in circolo. In questo momento la difesa di Lucioni non è ancora in possesso dei documenti che includono anche il dettaglio delle analisi: per l’acquisizione del carteggio occorre una specifica procedura imposta dalla Procura, che ha dieci giorni di tempo per consegnarli ai legali del calciatore. La domanda è stata inoltrata venerdì 29 e non è ancora stata evasa. Lucioni al momento è oggetto di una sospensione cautelativa senza contraddittorio di 60 giorni, che possono poi essere prolungati, una sola volta, di ulteriori 30 qualora ve ne fossero i presupposti. L’audizione che si terrà giovedì davanti alla Procura rientra nella fase successiva: oltre al giocatore verrà ascoltato anche il medico sportivo, e successivamente i magistrati decideranno se procedere con il deferimento di entrambi (cosa che accadrà al 99% e in tal caso proporranno anche una ipotesi di squalifica) o archiviare.
Avellino: Taccone parla di montatura per il caso Scommesse
<< E’ tutta una montatura che verrà smascherata presto e senza alcun problema»: così il presidente dell’Us Avellino Walter Taccone commenta la chiusura delle indagini della Procura Federale sul caso Catanzaro. «Sono davvero amareggiato per questa vicenda, ma convinto che ne usciremo come sempre puliti perché non abbiamo nulla da temere. Siamo estranei a tutto e lo dimostreremo presto nelle sedi opportune». Poi la conversazione si interrompe, perché gli impegni presso la clinica Santa Rita sono tanti e anche la voglia di parlare è davvero minima. Ma delle accuse relative alla presunte combine della gara del maggio 2013 con la squadra calabrese Taccone ha parlato spesso in queste ultime settimane. «Noi non c’entriamo niente e non lo diciamo noi, ma lo hanno sottolineato tutti: il presidente Cosentino, la moglie, la figlia e tutta la sua parentela. Lo ha spiegato anche il direttore sportivo del Catanzaro, chi altro deve farlo? Mi indigna questo discorso e i tifosi devono stare tranquilli. L’Avellino è estraneo a questa combine. Punto e basta». Taccone ha anche ricordato che il risultato della sfida del Ceravolo non avrebbe compromesso la promozione dei lupi tra i cadetti. «Anche in caso di sconfitta avevamo ancora un’altra partita da giocare, una volta vinta questa saremmo comunque andati in serie B. Dunque che bisogno avevamo di fare una cosa del genere? Di complicarci la vita in questo modo? Non avevamo nessun interesse e da sempre siamo abituati a conquistarci tutto sul campo, nel pieno rispetto delle regole». Non è di certo la prima volta che il club bianco verde però rischia, era successo già lo scorso anno con il caso Izzo Millesi, con Trotta e Arini. «Ma ogni volta ne siamo usciti ha spiegato Taccone – a testa alta, proprio come succederà al termine di questo nuovo processo. Sono stato spesso accusato è vero, ma alla fine tutto si è rilevato falso. I tifosi dell’Avellino in questi anni hanno imparato a conoscermi, sanno che persona sono e come agisco e per questo mi auguro, anzi sono convinto, che si fideranno di me e del mio operato sempre chiaro. Non c’è nulla, ripeto e il tempo mi darà ragione».
Salernitana: Bollini costretto a variare
Per la gara di sabato all’Arechi contro l’Ascoli il tecnico granata aveva già messo in preventivo le assenze di Tuia, Bernardini, Perico e Pucino, ma alla ripresa della preparazione, avvenuta ieri, non ha potuto contare nemmeno su Radunovic, Adamonis, Kiyine e Rossi. I quattro under granata sono stati convocati dalla rispettive nazionali. Per due di loro, però, Bollini può tirare un sospiro di sollievo. Adamonis e Rossi saranno a disposizione per la partita con l’Ascoli. Lo ha reso noto la stessa società granata in una nota diffusa nella serata di ieri: «Rossi tornerà a disposizione di mister Bollini subito dopo la gara contro l’Inghilterra Under 20 in programma giovedì. Adamonis godrà di un permesso speciale accordato dalla Federazione Lituana, che si ringrazia per la collaborazione, per rientrare ed essere a disposizione in vista della gara di sabato contro l’Ascoli». Niente da fare per Radunovic, visto che la Serbia giocherà il 6 ottobre in Macedonia e poi il successivo martedì, 10, stesso giorno in cui scenderà in campo anche la Lituania. Dovrebbe mancare anche Kiyine: martedì 10 ottobre, alle 18.30, il talento scuola Chievo giocherà con il Marocco Under 23 un’amichevole contro l’Under 21 azzurra allenata da Gigi Di Biagio. La federazione baltica ha dato invece il suo ok perché Adamonis possa comunque essere a disposizione della Salernitana sabato prossimo in occasione della delicata gara interna dei granata con l’Ascoli. Con Adamonis sarà a disposizione Michalis Iliadis. Il greco di Drama, ventuno anni compiuti lo scorso maggio, è stato provato ieri con la squadra titolare che ha sostenuto una sgambatura contro la Primavera allenata da Mariani. Bollini lo tiene in caldo per ogni evenienza, ma sabato lancerà dal primo minuto Adamonis che in questa stagione ha già giocato da titolare nelle gare di Coppa Italia contro Alessandria e Carpi prima di lasciare il posto a Radunovic, giunto proprio alla vigilia dell’esordio in campionato a Venezia. In porta, dunque, il rebus pare risolto con la presenza tra i pali di Adamonis, che farà il suo debutto in serie B. Bollini può concentrarsi sulla composizione della difesa che resta decimata dagli infortuni. Ieri, hanno ancora marcato visita Tuia, Bernardini, Perico e Pucino. Il primo sarà fuori dai giochi per diverso tempo ancora, Bernardini, che rientrerà sicuramente ad Avellino, potrebbe fare un tentativo in extremis per anticipare i tempi. Perico ha ancora dolore al piede e Pucino è alle prese con la lombosciatalgia. Al momento, dunque, Bollini potrà contare sugli stessi effettivi schierati a Parma. Mantovani e Schiavi restano gli unici centrali di ruolo a disposizione, mentre Vitale si prepara nuovamente ad agire in una posizione diversa da quella abituale, ovvero da difensore centrale di sinistra. Salvo recuperi dell’ultimo momento, pertanto, Bollini schiererà lo stesso terzetto di difensori proposto al Tardini e riproporrà sulla corsia sinistra Zito. Su quella destra, invece, potrebbe, come detto, non esserci Kiyine e allora il tecnico dovrà trovare una soluzione di scorta. L’unico tra gli esterni offensivi ad aver ricoperto in carriera una posizione simile è Di Roberto, che, però, non è ancora al top. Bollini potrebbe chiedere un sacrificio ad Odjer, schierandolo sulla fascia come già accaduto (ma si trattava di un classico 4-4-2) nei minuti finali della gara con la Ternana. Difficile che vengano chiesti gli straordinari a Gatto, appena rientrato in gruppo, mentre Cicerelli non ha finora mai trovato spazio e non sembra poterlo avere a maggior ragione in un ruolo così dispendioso e delicato. In mediana è sicuro di una maglia Minala. Accanto a lui, se Odjer dovesse spostarsi sulla fascia, uno tra Della Rocca e Ricci. Meno probabile l’opzione Signorelli. In avanti, invece, la coppia Rodriguez- Bocalon potrà avvalersi del lavoro di raccordo e di rifinitura garantito da Sprocati, apparso molto ispirato in Emilia ed oramai calatosi senza grossi imbarazzi nell’insolito ruolo di trequartista.
Paganese: Favo cambia pedine
Al cospetto dei siciliani di Calori, attesi nel pomeriggio al Marcello Torre con fischio d’inizio in programma per le 16.30, l’allenatore della Paganese potrebbe dare seguito a una sorta di turnover necessario per dare fiato a qualche elemento in debito d’ossigeno ma soprattutto per venire fuori da una situazione di classifica preoccupante. Tre sconfitte di fila e una crisi tattica evidente con la squadra in balia dell’avversario, come visto venerdì scorso a Matera, inducono ad una riflessione e ad un cambiamento immediato per non precipitare ulteriormente nel baratro. Ad agevolare il compito dell’allenatore napoletano anche qualche incidente di percorso che giocoforza porterà ad una rivisitazione dell’undici di partenza. Se il modulo tattico dovrebbe restare improntato al 4-3-3, gli interpreti muteranno in tutti i reparti rispetto al ko di Matera. Tre possibili cambi utili però a dare una scossa ad una squadra malmessa fisicamente e fragile psicologicamente. La novità più importante arriva dalla zona centrale. Baccolo, che finora è sembrato un pesce fuor d’acqua tra problemi fisici e di adattamento al credo tattico di Favo, non è stato convocato per i postumi della botta al ginocchio rimediata nel primo tempo contro il Matera. Nulla di grave per il biondo centrocampista ma un turno di riposo potrebbe giovargli. Al suo posto Favo sembra intenzionato a dare fiducia a Bernardini che assicura interdizione e gamba per non dare respiro al centrocampo di spessore del Trapani. Merita attenzione poi il pacchetto arretrato, dove si annidano i maggiori rischi per la Paganese, che vanta una difesa colabrodo. Uno tra Piana e Carini lascerà spazio a Meroni con l’ex Alessandria fortemente indiziato a sedersi in panchina dopo le ultime deludenti prestazioni condite da errori e da qualche cartellino di troppo. Novità anche in prima linea. L’esperimento di Talamo nel ruolo di ariete centrale non sarà riproposto. L’attaccante, che aveva realizzato la rete dell’illusorio pareggio nell’anticipo di venerdì scorso, tornerà a svariare sul settore di destra. Ad occupare la zona centrale sarà Regolanti ancora alla ricerca della prima rete. Out per un problema ad un piede l’altra punta centrale Negro.
Casertana: voglia di svolta vera
Dopo quella sulla panchina, la Casertana va a caccia della svolta anche sul campo. Oggi al «Pinto» contro la Virtus Francavilla la compagine rossoblù proverà a cambiare l’inerzia di un momento che la vede in forte difficoltà dopo due sconfitte consecutive che hanno avuto come principale conseguenza, il cambio della guida tecnica con l’esonero di Cristiano Scazzola e l’arrivo di Luca D’Angelo, oltre a una situazione di classifica (quattro punti in cinque partite disputate) piuttosto complicata complice anche la partita in meno per il turno di riposo che ha dovuto osservare. Ieri il neo tecnico rossoblù, dopo la presentazione ai giocatori avvenuta nella serata di domenica alla presenza del presidente D’Agostino, ha diretto il suo primo allenamento con la sua nuova squadra, seduta che è coincisa, di fatto, con la rifinitura pre partita. Seduta a porte aperte, una sorta di segnale che lo stesso tecnico ha voluto dare a squadra e tifoseria per cercare quella coesione necessaria per superare il periodo difficile che la Casertana sta attraversando. Fatto sta che nelle intenzioni del quarantaseienne tecnico pescarese sembra trovare posto il modulo con il trequartista alla spalle della coppia d’attacco. Ruolo che lo stesso D’Angelo dovrebbe affidare a Turchetta, giocatore abile a inserirsi tra le linee per la qualità del suo gioco. Ieri in attacco ha provato, almeno inizialmente, la coppia Marotta-Padovan, anche se sembrerebbe difficile ipotizzare la partenza di Alfageme dalla panchina, soprattutto alla luce dell’ottimo stato di forma dell’argentino, autore finora di 3 delle 4 reti messe a segno dalla Casertana. Per cui si potrebbe ipotizzare la coppia Padovan-Alfageme. Confermata la linea di centrocampo vista all’opera a Trapani, è in difesa che sorgono i primi problemi per D’Angelo a partire da Polak che ieri ha svolto solo l’ultima parte della seduta di allenamento. Il difensore ceco al termine del match di Trapani ha lamentato un lieve fastidio muscolare.
Giugliano. Migliorano le condizioni dei fratelli investiti sabato sera
Giugliano. È sveglio e lucido Ciro, il 18enne investito sabato notte insieme alla sorellina 12enne. Ha subito chiesto delle condizioni della sorellina ed ha iniziato a rispondere ai tanti messaggi ricevuti sul cellulare dagli amici. Il ragazzo è ancora ricoverato all’ ospedale di Pozzuoli e deve restare ancora sotto controllo da parte dei medici. Anche la piccola deve restare sotto osservazione. Lei, invece, è ricoverata al Santobono di Napoli. Il 17enne è accusato di lesioni gravissime, nella mattina di oggi dovranno arrivare i risultati degli esami tossicologici e in caso di risultati positivi la posizione del 17enne, alla guida senza patente, potrebbe complicarsi. I carabinieri sono alla ricerca dei due ragazzi che viaggiavano in macchina con il 17enne, la loro testimonianza sarà fondamentale per stabilire, in modo più dettagliato, la dinamica dell’ incidente.
Camorra, Scampia al setaccio: 700 uomini impegnati
E’ in corso, dalle prime ore dell’alba, una vasta operazione di prevenzione anticrimine e di controllo del territorio ‘Alto impatto’ nel quartiere Scampia di Napoli. Nell’operazione sono impegnati oltre 700 uomini della polizia di Stato, dell’arma dei carabinieri e della guardia di finanza, tra unità territoriali e di rinforzo. Alle 17, presso la Prefettura di Napoli, i vertici delle forze dell’ordine terranno una conferenza stampa.
Torre Annunziata, carabinieri ”corrotti”: in sette chiedono lo sconto di pena
Hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato per ottenere lo sconto di pena sette carabinieri della compagnia di Torre Annunziata accusati di aver favorito il traffico di droga al Piano Napoli di Boscoreale, controllato dal boss Franco Casillo’a vurzella in cambio di regali effettuando anche arresti “pilotati” contro i suoi rivali.
Il pm Raffaello Falcone della Dda di Napoli ha chiesto il processo per 16 indagati. In 9 hanno chiesto l’abbreviato: il boss Franco Casillo, il suo avvocato Giovanni De Caprio e i carabinieri Francesco Vecchio, Antonio Formicola, Antonio Santaniello, Franco De Lisio, Catello Di Maio, Antonio Paragallo e Santo Scuderi. Il gup deciderà tra due settimane. Hanno scelto di essere processati invece con il rito ordinario l’ex comandante Pasquale Sario, oggi tenente colonnello, Sandro Acunzo, conosciuto come Mazinga già arrestato lo scorso anno e condannato poche settimane fa per la detenzione illgale di un proiettile, ma anche gli altri carabinieri Gaetano Desiderio, il collaboratore di giustizia Giovanni Donnarumma, nonche gli altri gestori del traffico di droga del Piano Napoli, Carlo Padovani, Orazio Bafumi (entrambi legati a Casillo) e il pusher Luigi Izzo.
Secondo le indagini e le accuse formulate dalla Dda tra il gruppo di spacciatori capeggiato da Francesco Casillo e la compagnia dei carabinieri, ritiene la Procura, era stato stipulato un patto. Il boss forniva dritte per portare a termine prestigiose operazioni di servizio, i carabinieri in cambio gli consentivano tenere per se parte della droga e poi rivenderla o addirittura arrestavano con indizi fabbricati a tavolino i suoi rivali.
Non solo: Casillo e un altro coindagato di Sario, Orazio Bafumi, sono accusati anche di avere aiutato a sfuggire alla cattura il latitante Carmine Maresca, all’epoca dei fatti minorenne, che, nel corso di una rapina alle poste di Pagani, aveva assassinato a sangue freddo il tenente dei carabinieri Marco Pittoni.
(nella foto il boss Franco casillo ‘ a vurzella)
Las Vegas: trovate nella camera d’albergo di Paddock, ventitré pistole
Ventitré pistole trovate dalla nella stanza dell’hotel Mirage di Las Vegas, dalla quale Stephen Paddock ha sparato uccidendo almeno cinquantanove persone e ferendone cinquecentoventinove. Inoltre, Todd Fasulo, vice sceriffo della contea di Clark, ha reso noto che – nella casa di Paddock a Mesquite, a due ore di distanza da Las Vegas – gli agenti hanno trovato diciannove pistole. Recuperate anche migliaia di munizioni e dell’esplosivo. “Non sappiamo come avremmo potuto prevenire questa strage”, ha dichiarato ieri sera lo sceriffo Joseph Lombardo, ricordando che prima dell’attacco di domenica sera Paddock non aveva fatto nulla che potesse insospettire le autorità. In serata diversi siti di informazione americani hanno criticato Facebook e Google per aver aiutato la diffusione di informazioni false su quanto stava accadendo: le piattaforme hanno aiutato la diffusione di notizie prodotte da troll di estrema destra in cui si incolpava milizie anti-Trump, sostenendo che l’autore della strage fosse un democratico. In altri casi sono state diffuse notizie in cui si sosteneva che l’attentatore fosse un musulmano o si fosse convertito all’Islam.
Camorra, i 35 omicidi della faida di Scampia raccontati dai due pentiti
Con il pentimento di Gennaro Notturno, ‘o sarracino, uno dei protagonisti principali della prima faida di Scampia gli investigatori hanno in mano probabilmente l’elemento che può dare la spallata definitiva alle famiglie criminali che hanno dato vita a quella lunga scia di sangue. Ben 35 omicidi raccontati da Notturno e da Pasquale Riccio, ex degli Abbinante da tempo pentito ma adesso quei verbali sono senza parti omissate sono stati resi noti dagli investigatori e pubblicati in anteprima dal quotidiano Il Roma. Ecco la parte raccontata da Gennaro Nottruno.
Domenico Fulchignoni 28 luglio del 2003. «So che l’autore è Nunzio Di Lauro. Il padre della fidanzata della vittima si presentò a casa di Cosimo e chiese soddisfazione perché suo genero non doveva morire. Lui disse che era stato il fratello e che stava già al portone e se voleva soddisfazione doveva uccidere lui. Così andò via».
Massimo Mele 7 ottobre 2003. «L’autore è Vincenzo, ragazzo a sua volta ucciso a Benevento. Il movente è passionale. Mele aveva una relazione con la moglie di Vincenzo. Vincenzo lavorava con Gennaro Marino e andò a lamentarsi. So per certo che Marino Gaetano stava in macchia armato con Vincenzo quando Mele venne ucciso».
Raffaele Duro e Panico Salvatore 22 gennaio del 2004. «So solo che sono stati i Di Lauro perché le vittime erano i referenti di Mugnano per la scissione, comessa da Raffaele Amato, per
come mi disse Giovanni Piana».
Francesco Giannino, 22 marzo 2004 «È stato Vincenzo Notturno che mi disse che Giannino quando venne preso dai proiettili si era irrigidito, come se fosse di ferro».
Federico Bizzarro 26 aprile 2004 «Sono stati i Di Lauro, esecutore materiale Arcangelo Abete, per come ho saputo da Vincenzo Marocchi, che glielo confidò Abete stesso. Lui continuò a commettere omicidi per i Di Lauro anche quando c’era la scissione».
Vincenzo Arciello 6 agosto 2004. «L’autore è Mariano Nocera, per un debito di droga. Arciello era in venditore di droga a privato e faceva anche l’assicuratore. Per il pagamento di 200 grammi di droga Arciello consegnò a Nocera assegni riciclati che a sua volta girò ad un’altra persone e fece una brutta figura. Nocera chiese un incontro con Nocera per riavere la droga. Ma non si presentò. Poi arrivò al bar e Mariano gli sparò».
Mariano Nocera 2 settembre 2004. «È morto a causa del- l’omicidio che egli stesso ha commesso. Fu Cosimo Di Lauro ad ordinare la sua morte. Giovanni Piana mi disse che di aver visto Fulvio Montanino fuori al Monterosa, con Tonino, vidi anche Claudio Salierno, Vizzaccaro. A sparare fu Salierno che usò un revolver. Era a volto scopeto».
Luigi Aliberti 29 settembre 2004. «Omicidio commesso nella 33, l’esecutore materiale è Fulvio Montanino, per come mi ha detto Vincenzo Notturno. L’ordine era venuto da Cosimo Di Lauro. Senza l’autorizzazione di Cosimo neanche Ciro poteva prendere decisioni autonome. Con Montanino all’omicidio parteciparono Tonino, ragazzo della Sanità e Claudio Salierno. Aliberti rubava nelle piazze delle Vele».
Salvatore De Magistris 30 ottobre 2004. «Era il patrigno di Biagio Esposto, era rimasto ad abitare al rione dei Fiori. Quanto gli successe fu una ritorsione dei Di Lauro. Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta prima lo picchiarono e poi gli passarono sopra con la motocicletta. Lui morì in seguito alle ferite riportate. Come vendetta fu ucciso il padre di Ferdinando Emolo».
Gaetano De Pasquale 1 novembre 2004. «Fu sequestrato e portato al cospetto di Cesare Pagano. Presenti erano Lucio Carriola, Vincenzo Notturno. Si disse che Pagano lo interrogò su quanto i Di Lauro volevano fare e per tranquillizzarlo il boss gli disse che gli avrebbe dato soldi per lasciare Napoli. Saputo quanto doveva sapere Pagano, Carriola e Notturno lo affogarono e il suo corpo lo buttarono in corpo in un pozzo di Varcaturo.
Gennaro Emolo 20 novembre 2004. «Omicidio commesso in risposta a quello di Salvatore De
Magistris, per vendetta perché padre di Ferdinando Emolo, affiliato ai Di Lauro. Lui era una persona perbene e vendeva carciofi su un carretto a San Giovanni a Teduccio. I Killer sono Arcangelo Abete, Rito Calzone su ordine di Cesare Pagano. Gli spararono con un colpo di pistola alla nuca con il silenziatore: i passanti credevano che si fosse sentito male».
Mario Mauriello, Mario Maisto, Stefano Maisto. 9 novembre 2004. «Ho saputo di questo triplice omicidio da Giovanni Esposito che era già nel gruppo di fuoco degli Amato-Pagano. L’omicidio venne commesso nel garage della casa di Carmine Amoruso. Questo fu l’omicidio con il quale Amoruso si girò con gli scissionisti. Papacelle aveva avuto da Cosimo Di Lauro dei soldi per puntare dell’hashish a Marano. Mandò a chiamare Giovanni Corte con la scusa di restituire questa somma ma lui manda queste tre persone, ragazzi giovani dei Di Lauro. I killer per come so, aspettavano Cortese: Esposito mi disse che erano Carmine Cerrato, Giovanni Esposito e lo stesso Amoruso. Una delle vittime fu colpita ad un occhio, ma non mi disse chi fu quello che buttò l’auto nella discarica anche se l’obiettivo era buttarla proprio al centro della zona dei Di Lauro».
Biagio Migliaccio 20 novembre 2004. «È il nipote di Giacomino, il mandante è Cosimo Di Lauro, capo dei Di Lauro, all’epoca in libertà vi era anche Ciro. Gli esecutori sono stati Antonio Mennetta che mentre sparava al nipote disse al padre: poi vengo da te».
Gelsomina Verde 21 novembre 2004. «Antonio Mennetta fece ritornare nel 2012 i De Lucia nella zona del Perrone perché aveva un debito di riconoscenza verso di loro e in particolare verso Ugo De Lucia, e gli mandava an- che la mesata, ovvero 3mila euro al mese. Stava scontando l’ergastolo per l’omicidio di Gelsomina. Quando si parlava di lui, che era innocente. Noi abbiamo sempre creduto che ad uccidere Gelsomina Verde sia stato Mennetta e che tutt’ora lui paga il suo silenzio con 3mila euro al mese».
Riccio Domenico, Salvatore Gagliardi 21 novembre 2004. «Il vero obiettivo era Domenico Riccio, mentre Gagliardi è morto solo perché era presente nella tabaccheria, in quanto cognato di Riccio e aveva appena iniziato a lavorare lì. Coinvolto nell’omicidio è Antonio Mennetta».
Salvatore Abbinante 24 novembre 2004. «Omicidio commesso dai Di Lauro, ma non so di preciso da chi».
Antonio Esposito 25 novembre 2004. «La vittima era una brava persona, aveva una salumeria nel Monterosa e cambiava qualche assegno a Raffaele Abbinante. Ad ucciderlo era stato Luigi Gian- nino detto cutaletta»
Ecco lo stralcio dei verbali di Pasquale Riccio, ex degli Abbinante
Massimiliano De Felice 28 novembre del 2005. «La vittima è cognato di Guido Abbinante e di Vincenzo Notturno. L’autore di questo omicidio è Nicola Todisco affiliato ai Prestieri, in particolare di Antonio Pica per il quale gestiva la piazza di droga dell’Oasi del buon pastore. Pica e Prestieri vennero convinti da Di Lauro a commettere questo omicidio per sporcarsi le mani e prendere proprio qualcuno della famiglia Abbinante. Il killer era a piedi e dopo aver ucciso si rifugiò nell’Oasi».
Massimo Marino 11 dicembre 2004. «Si diceva che era stato Gennaro detto il pazzo, lo dicevano Cesare Pagano. So che Giovanni De Luise, fratello di Antonio, venne arrestato su testimonianza di Marino, che lo aveva riconosciuto come killer in obitorio. La scissione mandò un’ambasciata per far ritirare la denuncia ma invano, non so perché».
Antonio De Luise 11 dicembre 2004. «Lavorava al Lotto P per conto dei Di Lauro, gruppo Prestieri che all’epoca gestivano i Puffi. So che l’esecutore fu Barretta, quello poi ammazzato. Salvatore Cipolletta me lo disse vantando gli omicidi che Barretta aveva commesso per conto degli Amato-Pagano».
Pasquale Galasso 18 novembre 2004. «Aveva un debito di 2mila euro per ragione di droga. Venne ucciso in un biliardo nel Perrone. Fu Lucio Carriola ad averlo ucciso che disse di averlo lasciato con le carte in mano. Quanto al movente ho saputo che Galasso si era comperato una casa dei Prestieri e loro gli chiesero le chiavi per appoggio. Questo fu sufficiente per la condanna a morte».
Vincenzo Iorio 20 dicembre del 2004. «Era il padre di Iorio, un affiliato ai Di Lauro e fu ucciso dagli scissionisti. Non ho mai saputo chi lo uccise».
Emanuele Leone 27 dicembre 2004. «La vittima era un amico di Carmine Pagano, detto “Angioletto”. Si diceva che l’autore fu Nunzio Di Lauro che è l’unico dei figli di Lauro che hanno sparato. Gli altri mai».
Crescenzo Marino 2 gennaio 2005. «Era il padre di Gennaro Marino e fu ucciso per vendetta. Il gruppo di Cesare Pagano e di Notturno dicevano che era stato Gennaro Puzella».
Carmela Attrice. «Il gruppo di Cesare Pagano, Vincenzo Notturno diceva che i ragazzi che sono stati condannati sono estranei. Da carcerati vennero abbandonati dai Di Lauro e Gennaro Marino manda loro qualcosa, trattandosi di ragazzi che lavoravano sulle Case Celesti. Facci riferimento a Michele Tavassi, che stava nelle mia stessa sezione a Santa Maria Capua Vetere».
Giulio Ruggiero 21 gennaio 2005. «La vittima comprava la droga da affiliati di Salvatore Torino al rione Sanità e in particolare da Pietro Esposito. Era anche parente di Petrozzi, affiliato ai Di Lauro ma era estraneo ai clan. Fu Giovanni Esposito ad ucciderlo in una casa di Varcaturo, attirato con una scusa. Era in compagnia di Salvatore Cipolletta. Poi decapitarono la vittima, con un seghetto da falegname e i due giocarono a pallone con la testa dello sventurato, qualche affiliato guardando la vittima vomitò. Poi caricarono il corpo con la testa in un’auto e la portarono dove abitava la famiglia di Fulvio Montanino. Volevano dare un segnale alla famigli Di Lauro».
Vincenzo Di Gennaro 29 gennaio 2005. «Mi venne raccontato da Peppe “’o chiattone”, mi disse che l’autore era stato Gennaro Puzella».
Giovanni Orabona, Antonio Patrizio, Giuseppe Pizzone 31 gennaio 2005. «Era a Casavatore per conto dei Di Lauro. Esecutori materiali sono Salvatore Cipolletta, Luigi Barretta, Giovanni Esposito, Massimiliano Vinciguerra, Enzuccio l’elettrauto. Come appoggio Savio Mele e Salvatore Dell’Oioio. Cesare Pagano organizzo una partita a carte in un appartamento a Casavatore a cui parteciparono gente del posto che invitarono le tre vittime, per consentire ai killer di partecipare tutti assieme. Erano infatti al tavolo a giocare quando il gruppo di fuoco, che indossava pettorine tipo quelle della polizia salì nell’appartamento. Le ammanettarono, vennero fatte salire a bordo dell’auto e portati lontano da Casavatore. Vennero fatti scendere e fecero fuoco».
Davide Chiarolanza 31 marzo 2005. «Esecutore fu Luigi Barretta e la macchina con la quale giunse il killer sul posto, Antonio Caiazza. La vittima era molto vicina a Nunzio Di Lauro e per questo omicidio è stata uccisa. La sua morte venne decisa da Cesare Pagano. Luigi Barretta era un soggetto molto pericoloso e per questo fu ucciso».
Salvatore De Magistris 30 ottobre 2004. «Era il patrigno di Biagio Esposto, era rimasto ad abitare al rione dei Fiori. Quanto gli successe fu una ritorsione dei Di Lauro. Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta prima lo picchiarono e poi gli passarono sopra con la motocicletta. Lui morì in seguito al- le ferite riportate. Come vendetta fu ucciso il padre di Ferdinando Emolo».
Gaetano De Pasquale 1 novembre 2004. «Fu sequestrato e portato al cospetto di Cesare Pagano. Presenti erano Lucio Carriola, Vincenzo Notturno. Si disse che Pagano lo interrogò su quanto i Di Lauro volevano fare e per tranquillizzarlo il boss gli disse che gli avrebbe dato soldi per lasciare Napoli. Saputo quanto doveva sapere Pagano, Carriola e Notturno lo affogarono e il suo corpo lo buttarono in corpo in un pozzo di Varcaturo.
Gennaro Emolo 20 novembre 2004. «Omicidio commesso in risposta a quello di Salvatore De Magistris, per vendetta perché padre di Ferdinando Emolo, affiliato ai Di Lauro. Lui era una persona perbene e vendeva carciofi su un carretto a San Giovanni a Teduccio. I Killer sono Arcangelo Abete, Rito Calzone su ordine di Cesare Pagano. Gli spararono con un colpo di pistola alla nuca con il silenziatore: i passanti credevano che si fosse sentito male».
(nella foto da sinistra in alto Paolo Di Lauro, Cosimo Di Lauro, Cesare Pagano, Raffaele Amato senior, Guido Abbinante, Arcangelo Abete, Gennaro Marino, Gennaro Notturno, Salvatore Petriccione, Fabio Magnetti, Antonio Mennetta, Umberto Accurso)
E’ morto Tom Petty, leggenda della musica rock
Il mondo della musica dice addio a Tom Petty, leggenda del rock ‘made in Usa’ degli anni Settanta e Ottanta, morto in un ospedale di Santa Monica Hospital, in California. E’ stato tradito da un attacco di cuore, a meno di una settimana dalla sua ultima performance sul palco di Los Angeles. Il frontman degli Heartbreakers, considerato uno dei maggiori rocker americani in attivita’, e’ stato trovato domenica sera privo di conoscenza nella sua casa di Malibu ed e’ stato immediatamente ricoverato in ospedale nel reparto di terapia intensiva. A diffondere la notizia del suo malore e’ stato il sito Tmz, anche se il suo manager non aveva ancora commentato. Petty e’ divenuto famoso con la sua band negli anni Settanta in particolare per brani come ‘American Girl’, ‘Free Fallin”, ‘Breakdown’, ‘Listen to Her Heart’, Stop Draggin’ My Heart Around’. Gli Heartbreakers nel 2002 sono stati anche inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame. Nella sua lunga carriera Petty ha pubblicato tre album da solista, 13 con gli Heartbreakers (l’ultimo nel 2014, dal titolo ‘Hypnotic eye’) e ha suonato in tutto il mondo con i piu’ grandi nomi del rock. Prendendo anche parte, negli anni Ottanta, al ‘Traveling Wilburys’ con Bob Dylan, George Harrison, Roy Orbison e Jeff Lynne. In realta’, gia’ da quando aveva 13 anni e vide i Beatles al ‘The Ed Sullivan Show’ aveva detto di voler diventare un musicista: “E’ stato il momento della mia vita che ha cambiato tutto”, ha raccontato a Grammy.com. L’ultima volta e’ salito sul palco lunedi’ scorso con tre spettacoli alla Hollywood Bowl che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Era la tappa conclusiva del tour in occasione del 40/mo anniversario della sua band, che ha toccato 24 stati con 53 concerti. Lo scorso dicembre, Petty aveva rivelato a Rolling Stone che quello sarebbe stato l’ultimo tour del gruppo: “E’ molto probabile che continueremo a suonare, ma mentirei se non dicessi che questo potrebbe essere l’ultimo tour”. “Abbiamo tutti piu’ di sessant’anni – ha aggiunto – Ho una nipotina che vorrei vedere piu’ che posso, e non voglio passare la mia vita per strada”.
Fake news: Facebook, assume 1000 ‘cacciatori’ di bufale politiche
Nuova offensiva di Facebook contro le fake news. Il social network ha annunciato di voler agire su due fronti per arginare il fenomeno, che dilaga su Internet, delle manipolazioni delle informazioni attraverso i contenuti sponsorizzati sulla sua piattaforma. Innanzitutto con l’assunzione di 1.000 ‘cacciatori’ di bufale politiche, cosi’ da avere a disposizione un mega-team per controllare e vagliare tutti i contenuti sponsorizzati. E poi con la decisione di stabilire criteri molto piu’ restrittivi per gli inserzionisti. Come promesso da Zuckerberg lo scorso 22 settembre, inoltre, il gruppo e’ pronto a consegnare al Congresso degli Stati Uniti i dati e il contenuto di oltre 3.000 annunci politici pagati da una societa’ russa (la Internet Research Agency) tra il 2015 e il 2017, molti dei quali, ha spiegato Joel Kaplan, vicepresidente Usa delle relazioni pubbliche, “sembrano amplificare le divisioni sociali e razziali negli Stati Uniti”. Le autorita’ Usa stanno indagando sulle possibili interferenze russe nella campagna elettorale del 2016, quella che ha portato alla Casa Bianca Donald Trump. “Consegnamo queste informazioni al Congresso perche’ vogliamo fare la nostra parte per aiutare gli inquirenti a comprendere meglio le interferenze della Russia nel sistema politica americano e per spiegare che cosa sia accaduto al pubblico”, hanno fatto sapere da Facebook. San Francisco, 2 ott. – Oltre ai contenuti sara’ analizzato anche “il contesto in cui il contenuto e’ stato finanziato e il pubblico cui e’ indirizzato”, hanno spiegato ancora dalla societa’. I team gia’ al lavoro a caccia di fake news saranno inoltre rinforzati dall’arrivo di un piccolo esercito di altre 1.000 persone per il monitoraggio a tappeto dei contenuti sponsorizzati. Facebook ha anche ribadito che investira’ sulla tecnologia nell’ausilio a ‘smascherare’ le bufale politiche. E prevede di attuare criteri piu’ restrittivi per gli inserzionisti. Oltre a vietare i “contenuti sconvolgenti”, le “minacce dirette” e i “messaggi che promuovono l’uso delle armi”, semaforo rosso per i contenuti sponsorizzati che esprimono una “violenza piu’ sottile”. Il social network richiedera’ anche maggiori informazioni agli inserzionisti che vogliono pubblicare contenuti “relativi alle elezioni nazionali statunitensi”. In concreto i potenziali inserzionisti dovranno dare conferma della societa’ o dell’organizzazione che rappresentano prima di acquistare un qualsiasi spazio pubblicitario”.
Iemmello, Benevento: ”Col Verona inizia il nostro campionato”
Segnali di risveglio. Il Benevento e’ vivo, nonostante lo zero in classifica. Gli uomini di Baroni sfoderano una prestazione d’applausi contro la blasonata Inter e con un pizzico di fortuna in piu’ i giallorossi potevano anche strappare un punto. Il nuovo modulo (4-3-3 in fase di possesso e 4-5-1 in fase di non possesso) piu’ il recupero di elementi preziosi come Djmsiti, in difesa e soprattutto D’Alessandro e Iemmello in avanti ha dato quel pizzico di qualita’ in piu’. Proprio l’ex Sassuolo con il suo assist per la rete di D’Alessandro e con un gol annullato per un dubbio fuorigioco ha dato maggiore vitalita’ ad un reparto offensivo apparso fino ad ora amorfo. “Ci portiamo a casa la prestazione con l’Inter – dice l’attaccante dei giallorossi – Ci dispiace per il risultato, soprattutto perche’ abbiamo avuto parecchie occasioni per poterla pareggiare. Il gol annullato? L’arbitro ha fischiato il fuorigioco di D’Alessandro, mentre io ero in posizione regolare”. Iemmello vuole subito voltare pagina e la sua mente e’ gia’ proiettata alla sfida salvezza contro il Verona. “Adesso pensiamo al Verona, ci sono due settimane per preparare al meglio questo scontro diretto che ritengo fondamentale. La sosta arriva al momento giusto perche’ ci consente di mettere lavoro nelle gambe e avere la possibilita’ di recuperare calciatori che sono ancora indisponibili”. Un ultimo pensiero Iemmello lo riserva per i tifosi giallorossi. “Il pubblico ci ha dato una grande mano come avviene in tutte le partite. Nonostante le sette sconfitte ci hanno sostenuto fino alla fine, salutandoci con gli applausi. Stiamo portando avanti un processo di crescita che si puo’ trovare solo attraverso il lavoro. Con i risultati si acquista maggiore fiducia e speriamo di regalare tante soddisfazioni ai nostri tifosi”. Da domani la squadra tornera’ a Roma in ritiro per continuare la preparazione in vista dei prossimi impegni.
Il Procuratore Nazionale Antimafia a Salerno: “Omicidio Vassallo? A breve una svolta positiva”
Salerno. “Le indagini sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, sono ancora in corso e forse si arriverà a breve ad un punto fermo positivo ai fini dell’accertamento della verità”. Lo ha detto il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, ospite a Salerno per la presentazione di un libro sulla realtà del carcere. Soddisfazione, poi, è stata espressa dal capo della Dna per la legge delega sulla riforma dell’ordinamento penitenziario: “Qualcosa si sta muovendo – dice – nel senso di favorire la rieducazione e la riabilitazione del condannato”. “Il carcere – conclude – deve essere, per dettato costituzionale, anche finalizzato alla rieducazione del condannato e alla sua redenzione. E’ un precetto costituzionale ancora poco praticato nel nostro Paese per la situazione complessiva delle carceri”.
“La criminalità mafiosa al Sud da molto tempo è oggetto di contrasto efficace. I risultati lo dimostrano sia in termini di repressione penale che in termini di repressione patrimoniale”. Ha poi detto il Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo a margine della presentazione del libro “E adesso la palla passa a me”. “Abbiamo assicurato alla giustizia – dice ancora Roberti – tutti i boss e i capi delle varie organizzazioni mafiose. All’appello manca solo Matteo Messina Denaro. Abbiamo sequestrato e confiscato patrimoni di valore ingentissimo che ora, grazie anche al nuovo codice antimafia, riusciremo a destinarli in modo utile, efficace e tempestivo alla collettività. Vuol dire che il contrasto funziona. Il che non significa che la criminalità mafiosa sia in fase di regresso. Alcune organizzazioni criminali hanno subito colpi durissimi in Sicilia e in Campania, mentre la criminalità calabrese è ancora molto forte, anche grazie ai suoi agganci sul piani internazionale. Sicuramente la ‘ndrangheta investe meno di un 20% del proprio di fatturato criminale al Sud, il resto lo investe al Nord e purtroppo all’estero”. Sulla questione immigrazione Roberti ha detto: “Quello dell’immigrazione è un grande tema che riguarda il nostro Paese e non solo. Se non riusciremo a organizzare, anche a livello europeo, politiche dirette alla integrazione dei migranti, purtroppo avremo anche gravi problemi di criminalità organizzata. In alcuni casi è stato accertato, in seguito a indagini, che le organizzazioni criminose si erano inserite nell’affare dell’accoglienza dei migranti, ma poi ci sta tutto il tema dello sfruttamento dei migranti come manovalanza criminale da parte delle organizzazioni stesse e questo avviene anche in Campania”. “Ricordo – ha aggiunto Roberti – che quando ero procuratore della Repubblica qui a Salerno, nel 2010 trovammo un vastissimo insediamento di extracomunitari, prevalentemente marocchini e tunisini, insediati nella zona di San Nicola Varco in condizioni del tutto subumane e quindi totalmente illegali. Erano tutti dediti alla più svariate attività delittuose. Grazie al concorso di tutte le forze dell’ordine e di tutte le istituzioni, anche politiche, del territorio riuscimmo a eliminare quella vera e propria barbarie. Credo che ci voglia uno sforzo per ricondurre ad una situazione di legalità questo fenomeno che altrimenti rischia di sfuggire alle mani del controllo”.
Napoli, ”la capolista se ne va…”: tutti i record degli azzurri di Sarri. E i tifosi sognano
Per la prima volta in questa stagione, grazie al netto successo sul Cagliari e poi al pareggio della Juventus con l’Atalanta nel posticipo serale, il Napoli e’ solo in vetta alla classifica della serie A. Non succedeva dalla quarta giornata dello scorso campionato, ovvero il 18 settembre 2016, quando Hamsik e compagni si ritrovarono in vetta con dieci punti e una lunghezza di vantaggio su Juve e Roma. Quello del Napoli con la Juve e’ un duello che ha caratterizzato molte delle passate stagioni. Andando indietro di venti mesi si arriva alla 24/a giornata del torneo 2015-16, quando il Napoli era al primo posto con 56 punti e la Juve a meno due. Ma tutto cambio’ dalla settimana successiva quando ci fu il confronto diretto risolto dal gol di Zaza con cui i bianconeri spodestarono i rivali, infilando una lunga serie di risultati positivi e di primati. Adesso invece i record li fa il Napoli, con sette vittorie in altrettante partite. Ma tenendo conto anche dello scorso campionato, le vittorie consecutive del team di Sarri diventano 12, visto che gli azzurri s’imposero anche nei cinque match conclusivi della passata stagione. Includendo anche i pareggi, diventano 19 le partite utili consecutive, primato che migliora quello di 18 dell’era Maradona (1988-’89 e 1989′-90). E sono 25 i gol segnati in queste prime sette partite della serie A, anche questo un record che migliora le 24 del torneo 1957’58. Insomma un lungo filotto di risultati che sta imponendo il Napoli all’attenzione non solo nazionale. Il suo gioco spettacolare fa notizia, e anche tendenza, e in molti amanti del calcio non vedono l’ora di gustare la sfida di Champions (17 ottobre) della squadra di Sarri contro il Manchester City di Pep Guardiola, che a sua volta vince e diverte nella Premier. Quello sara’ davvero un appuntamento da non perdere, e sara’ preceduto da un altro match importantissimo, quello contro la Roma all’Olimpico.La ”morale” di queste prime 7 gare di campionato e’ che non c’e’ solo la Juve. Il Napoli di Sarri e’ una realta’ consolidata, gioca a memoria e in grande scioltezza. Non ha avuto un avvio di torneo particolarmente complicato ma le prossime due sfide diranno sicuramente di piu’ sulle ambizioni degli azzurri. I partenopei dovranno infatti far visita alla Roma e poi ricevere l’Inter.
Malagò: ”Scudetto? Può essere l’anno del Napoli”
“Può essere l’anno del Napoli? Penso proprio di sì, poi è da vedere. Ma ci sono tutte le carte in regola”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò parlando, a margine della presentazione del nuovo logo Figc, del campionato di serie A che vede gli azzurri in vetta in classifica da soli.
Sfida un coetaneo per strada e poi lo accoltella: denunciato un 25enne in provincia di Avellino
I Carabinieri della Stazione di Avella, in provincia di Avellino, hanno denunciato un giovane accusato di porto abusivo di arma da taglio e lesioni aggravate. La scorsa notte, a seguito di una richiesta d’intervento alla Centrale Operativa della Compagnia dei Carabinieri di Baiano, vari equipaggi sono stati inviati tempestivamente ad Avella dove era stata segnalata una lite con accoltellamento di un uomo. Nel contempo i militari hanno intrapreso un’indagine volta ad individuare il responsabile dell’aggressione. E dopo poche ore l’attività ha dato i suoi frutti: si tratta di un 25enne del luogo che, per futili motivi, sfida la vittima sulla pubblica via ove, dopo l’animata discussione, lo colpisce con un fendente all’addome. Per le necessarie cure l’uomo veniva trasportato presso l’ospedale di Avellino dove veniva giudicato con prognosi di una decina di giorni. I militari operanti grazie alla scrupolosa attività d’indagine, riuscivano altresi’ a risalire al futile movente dell’aggressione: alla base della furibonda lite sembrerebbe sussistere una discussione tra ragazzi, con il coinvolgimento dei genitori. L’attività investigativa sviluppata dai militari operanti, estrinsecatasi attraverso l’acquisizione di utili informazioni nonchè l’analisi di utili elementi raccolti in sede di sopralluogo, permetteva di individuare l’accoltellatore che veniva rintracciato presso la propria abitazione. Condotto in Caserma, alla luce delle evidenze emerse, per il giovane scattava la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino, diretta dal Procuratore Rosario Cantelmo. Sono in corso indagini anche al fine di rinvenire l’arma da taglio.
Centrale di smistamento di hashish scoperta ad Acerra: due arresti
Nell’ambito di una più vasta attività d’indagine, gli agenti del Commissariato di polizia di Acerra hanno arrestato due pregiudicati: Antonio Di Fiore, di 36anni e Salvatore Russo, di 46anni, in quanto responsabili, in concorso tra loro, del reato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.
I poliziotti, stamane, hanno fatto irruzione all’interno di un’attività commerciale dedita alla lavorazione del ferro.
Salvatore Russo, titolare dell’attività commerciale, ha ritardato l’ingresso ai poliziotti di almeno 10 minuti, prima di farli accedere all’interno della sua ditta.
Il forte odore acre della marijuana, però, ha subito fatto capire agli agenti che l’uomo fosse stato colto di sorpresa dal loro arrivo.
Sul pavimento di una stanza adibita a bagno, i poliziotti rinvenivano e sequestravano varie confezioni in cellophane, contenenti marijuana utile per il confezionamento di una sessantina di dosi.
Attraverso la finestra del bagno protetta da grate in ferro, gli agenti scorgevano, sul davanzale esterno, la presenza di due grosse buste in plastica, contenenti anch’esse marijuana per un peso di oltre 816,00 grammi.
Russo, sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla P.G., proprio per stupefacenti, è stato arrestato con il 36enne.
Entrambi gli arrestati sono stati condotti dalla Polizia di Stato alla Casa Circondariale di Poggioreale.
Spacciatore a domicilio arrestato dalla Polizia a Secondigliano. Il 30enne è stato condannato per spaccio
Napoli. Spacciatore a domicilio arrestato dalla Polizia nel quartiere napoletano di Secondigliano: aveva 4 ovuli di cocaina. Vincenzo De Stefano, pregiudicato di 30 anni, è stato arrestato dagli agenti della sezione “Volanti” del Commissariato di Polizia ‘Secondigliano’, per detenzione e spaccio di stupefacenti. I poliziotti, transitando – ieri sera – in via Casoria San Pietro, hanno notato l’uomo mentre era alla guida di un’autovettura Fiat Punto. In virtù dei suoi trascorsi di polizia, gli agenti hanno deciso di seguirlo, accertando così che i loro sospetti avevano fondamento. I poliziotti, per non essere notati, hanno parcheggiato la volante e, visto che l’uomo si era fermato, si sono avvicinati a piedi trovando una posizione utile per poter osservare i suoi movimenti. De Stefano, infatti, dopo essersi fermato con l’auto, ha aperto lo sportello e ha preso qualcosa dal pianale che consegnava ad un uomo, nel frattempo avvicinatosi, attraverso il finestrino.
Lo spacciatore e l’acquirente, dopo lo scambio droga-soldi, si sono dileguati subito, circostanza che impediva ai poliziotti di fermarli.
Saliti a bordo della volante, gli agenti hanno rintracciato in strada nuovamente De Stefano.
All’interno dell’auto, nella parte sinistra della carrozzeria, ove sono ubicati i comandi pedali, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato un portamonete in stoffa a cui erano state applicate due calamiti, contenente 4 ovuli di “cocaina”. Nel corso del controllo, i poliziotti hanno visualizzato sul suo cellulare dei messaggi ricevuti da De Stefano, il cui contenuto non lasciava dubbi circa l’illecita attività svolta: “voglio vedere se mi piacciono” “ Fai 3, se mi vanno bene prendo altre 4/5 maglie”. Il 30enne è stato arrestato e condotto alla camere di sicurezza della Questura. Stamane, giudicato con rito per direttissima, è stato condannato alla pena di anni 1, beneficiando della sospensione, oltre al pagamento di 1000 euro di multa.



