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Blitz antidroga tra Benevento e Caserta: 10 arresti

Blitz antidroga portato a termine dalle prime ore del giorno in un’operazione dei carabinieri della compagnia di Cerreto Sannita tra le province di Benevento e Caserta. Il blitz è in corso per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale sannita nei confronti di 10 persone, su richiesta della locale Procura. Le ipotesi di reato vanno a vario titolo dal furto allo spaccio di sostanze stupefacenti e all’estorsione. Il blitz e’ scattato questa mattina ad opera dei militari della compagnia di Cerreto Sannita. I soggetti interessati facevano parte di un’organizzazione che avevacompiuto una serie di furti in appartamenti nelle provincie di Bnevento e Caserta ed era dedita allo spaccio di droga

Luca Materazzo rinchiuso a Secondigliano: vuole dare battaglia al processo

E’ stato trasferito da qualche giorno nel carcere di Secondigliano Luca Materazzo. Ha trascorso gli ultimi giorni a studiare le carte del processo a suo carico che lo vede unico imputato per l’omicidio del fratello Vittorio. Quattordici mesi dopo il delitto di viale Maria Cristina di Savoia, è determinato e in attesa della prima udienza che definirà il suo destino dinanzi al giudice Sabella che, sette giorni fa, aprì formalmente il procedimento assicurando ai parenti della vittima la possibilità di costituirsi parte civile. Chi lo ha incrociato in questi giorni – tra assistenti sociali, personale penitenziario e addetti ai lavori – ha visto Luca particolarmente deciso. L’imputato, come riporta Il Mattino, si dichiara innocente e il luogo ideale dove far emergere le proprie convinzioni sarà la Corte di Assise, al cospetto di una giuria popolare e al termine di un serrato contraddittorio tra le parti. È in questa ottica che Luca ha chiesto tempo: essere sottoposto al rito ordinario potrebbe rispondere all’esigenza di portare in aula tutto il proprio mondo familiare e relazionale, nel tentativo di scrollarsi di dosso l’accusa di essere l’assassino del fratello. Un caso che resta, a distanza di mesi, inchiodato su due elementi di prova raccolti dalla Procura: la prova del Dna, in relazione alla presenza di tracce del corredo genetico di Luca Materazzo sulle armi e sugli indumenti ritrovati la notte dell’omicidio in vico Santa Maria della Neve e la testimonianza di un barista di via Crispi, che associò il volto di Luca a quello dell’uomo che, la notte dell’omicidio, si trattenne nella toilette del proprio locale per lavare macchie di sangue.
L’inchiesta è condotta dai pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e l’accusa è di omicidio volontario premeditato finalizzato a chiudere i conti con il fratello nella delicata questione della eredità familiare. Tre delle quattro sorelle di Luca e Vittorio hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile; stessa scelta compiuta da Elena Grande, vedova dell’ingegnere ucciso sotto casa, assistita dagli avvocati Arturo ed Enrico Frojo, costituiti anche a tutela dei due figli della vittima.
La scelta di costituirsi parte civile viene ricondotta all’esigenza di essere formalmente presenti in aula in un momento cruciale per la definizione della prova e della verità giudiziaria.
Difeso dai penalisti Gaetano e Maria Luigia Inserra, Luca Materazzo chiarirà a tutti quale sarà la sua strategia processuale.

Sequestrati nel Napoletano 190 mila vestiti di Carnevale

Circa 190 mila tra vestiti di Carnevale ed accessori vari sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza. Avevano il marchio C.E. contraffatto ed erano privi della prevista certificazione di conformita’, da ritenersi quindi pericolosi per la successiva commercializzazione. In particolare, i militari della compagnia di Nola hanno individuato due esercizi commerciali dove era stata esposta la merce poi sequestrata. L’intenzione degli esercenti – secondo la Finanza – era quella di immettere nel circuito commerciale prodotti dal prezzo accattivante ma non conformi ai previsti standard di sicurezza richiesti dalla normativa comunitaria. I rispettivi titolari sono stati segnalati alla Camera di Commercio per la violazione delle disposizioni concernenti il codice del consumatore mentre uno di loro e’ stato denunciato alla magistratura per contraffazione.

Angri, imponevano il pizzo a imprenditori e commercianti: chiesto il giudizio immediato per Marzio Galasso e i suoi 3 complici

ANGRI. Processo per i nuovi signori del pizzo di Angri. La Procura antimafia di Salerno ha chiesto il giudizio immediato per Marzio Galasso detto ‘Marzullo’, il figlio Giovanni, Aldo Fluido Esposito detto ‘Gigin o cusacc’ e Aniello Bruno. Sulla richiesta si esprimerà il Gip il prossimo 21 febbraio. I quattro sono accusati di estorsione e detenzione di armi con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo l’accusa minacciavano le vittime delle loro estorsioni, quasi sempre imprenditori edili, costringendoli a pagare il pizzo. Le indagini partirono dopo l’esplosione di un ordigno in un cantiere edile di Sant’Egidio del Monte Albino nel 2016, dove stava sorgendo un centro medico polispecialistico. Numerosi gli episodi contestati ai Galasso, padre e figlio. In particolare per l’estorsione al centro medico, dopo aver fatto esplodere l’ordigno, i due imposero alla vittima di mettersi sotto la ‘protezione’ della malavita per evitare conseguenze peggiori. Tra le vittime il titolare di una impresa edile che avrebbe dovuto versare la somma di 50mila euro,e quello di una ditta impegnata a realizzare un sottovia carrabile ad Angri, commissionato da Rete Ferrovie Italiane. Fu poi la volta di una società immobiliare, anch’essa costretta a versare cinquemila euro per la cessione di una quota di una comproprietà familiare collegata all’impresa stessa.
Le indagini si sono concentrate tra il 2016 e il 2017. Marzio Galasso è accusato anche di evasione dagli arresti domiciliari, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di detenzione di armi. Reato contestato unicamente anche a Fluido, che avrebbe «commercializzato illegalmente» armi di svariato tipo e calibro, in favore proprio di Galasso Marzio che secondo quanto emerso nel corso delle indagini era vicino al clan scafatese dei Loreto-Ridosso. I quattro, però, facevano riferimento al clan Galasso-Fontanella, operante nella zona tra Angri e Sant’Antonio Abate.

Baby gang a Napoli: quarto indagato per l’aggressione ad Arturo

E’ stato individuato nella cerchia di amici di ‘o nano, il 15enne unico componente della baby gang finito in carcere per l’aggressione ad Arturo, il 17enne accoltellato invia Foria a Napoli il 18 dicembre scorso. Si fa chiamare ‘Genny’ ed e’ l’ultimo ragazzino individuato del gruppo le cui azioni sono state immortalate anche da telecamere di videosorveglianza. Venerdi’ mattina sara’ interrogato dal pm del procura dei minori perche’ indagato per tentato omicidio e per tentata rapina aggravata. E’ il quarto a finire sotto inchiesta per il brutale pestaggio. In carcere dalla Vigilia di Natale c’e’ ‘o nano, cosi’ soprannominato per la statura bassa e riconosciuto da Arturo tre giorni fa in un incidente probatorio. C’e’ poi un altro ragazzino, fermato e rilasciato che ha un alibi (vendeva presepi quel pomeriggio) confermato dell’artigiano nella cui bottega lavora. Un terzo, invece, amico di ‘o nano, ha fornito il suo cellulare per farlo esaminare. Poi il quarto, iscritto proprio ieri, dopo l’indagine della Squadra Mobile di Napoli.

Castellammare, Anas comunica: da marzo niente più chiusura della Gallerie

Castellammare. Niente code e traffico impazzito: il restyling delle gallerie di Privati e Varano sarà completato entro marzo. ‘Nessun rischio di improvvisa chiusura’ secondo l’Anasche con un comunicato ha annunciato la fine dei lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza delle due gallerie che consentirebbero il collegamento veloce con la Statale amalfitana. L’amministratore delegato Anas Gianni Vittorio Armani ha stilato un cronoprogramma che dovrebbe portare alla fine dei disagi entro il prossimo mese: “I lavori stanno procedendo a buon ritmo ed entro il prossimo mese completeremo tutti gli interventi in programma. A breve, dunque, non ci sarà più il rischio di interdizione della circolazione nei tunnel legato al maltempo. Il problema è di origine ambientale. È scaturito a seguito di discariche illegali presenti all’esterno delle strutture – dice Armani – e questo ha generato la necessità di chiudere i tunnel nei momenti particolarmente critici. Tali aree esterne sono state in un primo momento messe sotto sequestro, poi dissequestrate. Adesso le attività di cantiere stanno procedendo e nel frattempo le gallerie sono aperte”.
I disagi sono cominciati con le eccezionali precipitazioni dello scorso 6 novembre che hanno generato significativi danni alle gallerie, sia agli impianti all’interno delle cabine di gestione che a un tratto di tubazione del diametro 5 metri su cui si è creata una strozzatura in conseguenza del crollo della ripa a valle del torrente Rivo Calcarella. Da allora il divieto di transitare nei due tunnel in caso di allerta meteo comunicata dalla sala operativa regionale della protezione civile, Cesi, con disastrose conseguenze per la viabilità. Poi ci sono stati i lavori provvisori svolti a fine dicembre, che, tranne in alcuni casi, si sono dimostrati sufficienti a garantire adeguate condizioni di sicurezza anche durante i temporali. L’intervento previsto consentirà di ripristinare in maniera definitiva la continuità idraulica della tubazione, e gli impianti tecnologici dei tunnel, comprese le cabine di alimentazione elettrica. Lavori che richiedono un impegno economico complessivo di circa 1 milione e 200 (700mila euro per il ripristino della tubazione e dello stato dei luoghi e 500mila euro per la riattivazione definitiva degli impianti).

Napoli, schiacciato dal suo camion: muore operaio alla Sanità

E’ rimasto schiacciato tra il suo camion e un muro: é morto così secondo una primissima ricostruzione, un camionista a Napoli. L’incidente é avvenuto nel quartiere Sanità, sulle Rampe San Gennaro dei Poveri. Il mezzo era un camion edile: verifiche sono in corso per capire cosa sia successo. La vittima, era alla guida del camion cabinato di grandi dimensioni quando è sceso dal mezzo ed ha percorso le rampe, passando tra lo stesso camion ed il muro perimetrale che delimita la carreggiata.
Secondo una prima ricostruzione del nucleo speciale infortunistica stradale della Polizia municipale di Napoli, diretto da Antonio Muriano, il camionista, 51 anni, aveva fermato l’autocarro per vedere quanti e quali spazi di manovra poteva avere in una strada, le rampe di San Gennaro, che e’ molto stretta. Mentre risaliva in cabina, l’autocarro si e’ spostato e l’uomo e’ rimasto schiacciato tra il muro e il tir. Il camionista, soccorso dal servizio di emergenza del 118, e’ morto durante il trasporto in ospedale. Accertamenti dei vigili urbani sono in corso sia per stabilire se l’autocarro poteva stare in quella strada e, soprattutto, perche’ si sia spostato.

Auchan in Campania minaccia altri licenziamenti, insorgono i sindacati

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Auchan, la multinazionale francese, torna a metter mano sui dipendenti. Questa volta, dopo i tagli del 2015 che portarono al licenziamento di 1476 persone in tutta Italia, tocca al comparto napoletano. L’allarme rosso occupazionale e produttivo è scattato nell’ipermercato di Nola in pesante difficoltà. Qui Auchan ha posto condizioni durissime in cambio della firma della proroga di sei mesi del contratto di solidarietà, che scadrà il 31 marzo prossimo e che eviterebbe altri quaranta licenziamenti su centocinquanta dipendenti. Tutto questo a condizioni durissime: taglio, in deroga al contratto nazionale di lavoro, di quasi un quarto del salario, trasferimenti forzati fuori regione (Sardegna e Lombardia), esodi incentivati e ricontrattualizzazione dei lavoratori inserendo una norma del jobs act che consente di prestare ad altre aziende o di ricollocare propri dipendenti. La proposta di Auchan punta alla riduzione drastica delle ore di lavoro del 23,5%, cosa che falcidierebbe gli stipendi. Ma il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione ritenendo indecente e inattuabile la proposta. Oggi la Uiltucs-Uil, unica organizzazione di categoria presente nella rappresentanza aziendale, terrà le assemblee con i lavoratori propedeutiche a possibili azioni di lotta. “Altro aspetto inaccettabile – commenta Antonio Napoletano, della segreteria regionale Uiltucs – è che i tagli sono puntati esclusivamente sui terzi e quarti livelli mentre come al solito i livelli superiori, direttore compreso, sono immuni; come nel 2015”.

Perde il controllo dell’auto e finisce nella vetrina di un negozio

Rocambolesco incidente tra Castellammare di Stabia e Pompei. Questa notte, poco dopo la mezza, un  anziano ha perso il controllo della sua auto, un’Opel grigia, nei pressi dell’incrocio tra Via Provinciale e Via Ripuaria finendo dritto in un’attività commerciale che si affaccia su strada. Tanta la paura tra i residenti per il forte boato, non è da escludere tra le cause un colpo di sonno e la velocità elevata. Non è la prima volta che in quell’incrocio succedono incidenti. Sul posto sono giunti i carabinieri per i rilievi del caso, un’ambulanza e una squadra di vigili del fuoco. Fortunatamente il conducente ha riportato solo fratture lievi, si è, però, temuto il peggio, visto che l’auto si è completamente ribaltata.

Frattamaggiore: hanno confessato due dei banditi arrestati per la rapina mortale

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Frattamaggiore. E’ durata 72 ore la fuga degli altri componenti della banda di Caivano che sabato sera hanno tentato l’assalto alla gioielleria Corcione di Frattamaggiore, colpo finito nel sangue con la morte del loro complice Raffaele Ottaiano e la cattura di Luigi Lauro di Crispano, il quinto della banda. I carabinieri infatti hanno arrestato Carmine Pagnano, 30 anni, ferito all’avambraccio destro da un colpo di pistola, Antonio Topa, 28 anni, e Pietro D’Angelo, 41 anni. I primi due sono del Bronx, il famigerato rione delle case popolari Iacp di in via Atellana a Caivano e hanno subito ammesso la loro partecipazione al colpo. Il terzo, quello più anziano, che avrebbe svolto il ruolo di palo, abita a Frattamaggiore. La svolta, sarebbe mturata soprattutto grazie all’analisi delle immagini riprese dagli ipianti di videosorveglianza publica e privata presenti intorno alla zona del raid e grazie ad alcune fonti confidenziali che avrebbero subito indirizzato gli investigatori sulla pista giusta: quella che por-tava dritto a Caivano. La stessa città nella quale viveva Ottaiano, il rapinatore rimasto ucciso, legato da un forte legame di amicizia con i suoi complici, in particolare con Pagnano e Topa: anch’essi residenti nel comune a nord di Napoli.  Agli investigatori è bastato controllare i telefoni ele chat di Ottaiano e Lauro per capire chi potevano essere “gli amici” che avevano partecipato al raid mortale. Il palo, invece, Luigi D’Angelo, proprio nelle ultime ore, aveva invece provato a far perdere le proprie tracce allontaandosi nell’Avellinese: tutto inutile. Era stato riconosciuto dalle immagini di video sorveglianza all’esterno della gioielleria Corcione. Incastrato soprattutto dal giubbotto e dalle scarpe che indossava al momento della rapina e che sono state trovate nella sua abitazione. Era stato lui a far entrare i complici.Il blitz che ha azzerato la banda dei pericolosi criminali è scattato nel cuore della notte tra lunedì e martedì. Una cinquantina di carabinieri – i militari del Gruppo di Castello di Cisterna, quelli della compagnia di Casoria diretta dal capitano Francesco Filippo e i militari della tenenza di Caivano – ha eseguito il decreto di fermo, disposto dal pubblico ministero Stefania Faiella, della procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, per i reati in concorso di tentata rapina aggravata, detenzione e porto di arma clandestina e ricettazione. Due degli arrestati, vale a dire Carmine Pagnano e Antonio Topa, portati nella caserma della tenenza di Caivano, davanti al pubblico ministero hanno confessato, ammettendo di aver partecipato all’assalto della gioielleria Corcione di Frattamaggiore. I tre fermati, sono stati rinchiusi nel carcere di Poggioreale in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
Ieri pomeriggio,  intanto presso l’obitorio dell’Istituto di medicina legale del Secondo Policlinico, è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Raffaele Ottaiano dal dottore Luigi Barbato, perito nominati dal pm Giuseppe Borriello. L’avvocato Luigi Ferrante, legale del gioielliere Luigi Corcione (iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo derivante da eccesso di legittima difesa) ha invece conferito l’incarico di perito di parte al dottore Felice Nunziata. Al perito balistico Carlo Giorleo il pubblico ministero ha anche dato mandato di esaminare la salma e provvedere alle perizie balistiche per determinare l’esatta posizione di chi ha esploso i colpi di pistola e con quali armi: quella del gioielliere, le due sequestrate ai rapinatori e la pistola di ordinanza con la quale l’ispettore di polizia libero dal servizio ha esploso un paio di colpi in aria a scopo intimidatorio, prima di bloccare Luigi Lauro. È questo sicuramente il passaggio più importante e delicato per la posizione giudiziaria del gioielliere. I periti hanno sessanta giorni di tempo, così l’anatomo-patologo e cinquanta giorni l’esperto balistico per consegnare i risultati.

 

Inella foto da sinistra la vittima Raffaele Ottaiano, e i complici, Antonio Topa, Carmine Pagnano)

 

Camorra, blitz contro in clan Mazzarella: 10 in carcere

Sono in stato di fermo da due giorni 10 esponenti di spicco del nuovo clan Mazzarella, quelli che stanno seminando il terrore  e hanno innescato la guerra delle stese contro i Rinaldi e le famiglie alleate. Sono accusati di associazione camorristica. Sono stati prelevati dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli su diisposizione della Dda di Napoli. Si tratta di Francesco Mazzarella, ritenuto il capo (fratello di Roberto e figlio di Salvatore, ucciso nel 1995 nella faida con i Rinaldi), Francesco Barattolo, Luigi Bonavolta e Raffaele Donadeo (figlio di Salvatore detto “o’ pozzolente”), Gaetano Bove; Gennaro Limatola; Pasquale Troise; Ciro Russo; Giovanni Ravolo; Raffaele Santaniello; Irreperibili invece Salvatore Fido, Giuseppe Cozzolino e altri due uomini. Tra oggi e domani ci dovrebbe essere l’udienza di convalida dei fermati.

Lo scontro in atto tra i clan della zona orinetale, continua a colpi di stese. L’altra notte ben 27 colpi d’arma da fuoco esplosi nei pressi dell’abitazione in cui vive la famiglia del boss Carmine Reale “o’ cinese” (lui è detenuto) e dell’appartamento del figlio dell’altro ras Ciro Rinaldi “May way”: un giovane incensurato, va precisato. Uno dei pistoleri ha centrato la veranda di una famiglia completamente estranea agli ambienti malavitosi. A terra la “scientifica” ha raccolto e sequestrato 27 bossoli calibro 9×19 e 9×21, a dimostrazione che hanno fatto fuoco almeno due pistole. Tre proiettili hanno centrato la veranda di un appartamento al secondo piano, in una palazzina contrassegnata dal numero 15, in cui risiede un incensurato con nessun contatto con la camorra. Un errore scondo gli investigatori, durante la sparatoria. Una delle ipotesi al vaglio è che ad agire siano stati affiliati ai Mazzarella per far sapere a tutti, ma soprattutto agli storici nemici di camorra, che il clan a San Giovanni a Teduccio non è in cri-si nonostante il duro colpo inferto dalla polizia e alla Dda con 10 fermi per 416bis. Una dimostrazione di forza a colpi d’arma da fuoco nella zona più controllata dalle “sentinelle” dei Rinaldi, compiuta, come riporta Il Roma,  secondo alcune vaghe e frammentarie testimonianze da 8 malviventi su 4 scooter.  La “stesa”  è solo il seguito di una lunga serie di sparatorie che ci sono state negli ultimi mesi una delle quali la notte di Capodanno in cui rimase ferito un innocente ragazzino di 14 anni che stava giocando con i cuginetti fuori al suo balcone in via Sorrento. Un proiettile lo centrò a una gamba.mmercianti che alla vigilia di Natale denunciarono una banda di estorsori.

Maxi sequestro di beni al ‘re’ dei rifiuti del Nord Italia legato al clan Gionta

 

Maxi sequestro in queste ore a Fagnano Olona in provincia di Varese nei confronti dei “ras dei rifiuti”, i fratelli Salvatore e Mario Accarino entrambi di Torre Annunziata. Il primo che risultta latitante ha avuto già una donadda a sei anni di carcere mentre il secondo è il compagno di Franca Finazzo, figlia di una cugina del super boss ergastolano Valentino Gionta. I carabinieri e la Dia hanno requisito beni mobili e immobili per un valore di oltre cinque milioni di euro ai due, che sono di origini campane ma sono molto radicati nel contesto criminale lombardo. L’operazione rende esecutiva una sentenza del Tribunale varesino in seguito ad un’indagine della Dia. I destinatari della misura sono proprio i gia’ noti Salvatore Accarino, 66enne di Torre Annunziata gia’ condannato a 6 anni e latitante, e il 59enne Mario (nato in provincia di Salerno): con le loro aziende erano specializzati nella gestione di discariche abusive e di traffico illecito di rifiuti. Mantenendo un tenore di vita sproporzionato al reddito che dichiaravano, i due hanno fatto insospettire i militari che hanno avviato le indagini. Sono 27 gli appartamenti di loro proprieta’ che ora gli sono stati sottratti, smistati tra i comuni di Ciro’ Marina (Crotone), Fagnano Olona (Varese) e Gallarate (Varese) e 28 i beni mobili tra conti correnti e titoli di cassette di sicurezza depositate in Svizzera (per queste e’ stata necessaria una rogatoria internazionale al fine di recuperare il contenuto di oltre 225mila euro) oltre a tre aziende – in particolare una grossa di onoranze funebri – e due auto. Oltre alle misure patrimoniali, il tribunale ha emesso anche due misure personali di sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune varesotto.  Secondo il pentito Alessandro Montella, l’ex corriere della droga speciliazzato nel trasporto di stupefacenti dal Nord Afrina alla Spagan e poi in Italia, era proprio attraverso Mario Accarino che il clan Gionta insieme con gli altri due narcos Raffaele Scarpa o’ dottore e Raffaele Imperiale lelluccio o’ parente (quello dei Van Gogh rubati) ed entrambi legati a doppio filo con gli Amato Pagano, importavano droga in Italia. Accarino era specializzato anche nel reinvestimento in Tunisia dei proventi del traffico di droga.

Hamsik: ‘La Juve è forte ma lo scudetto tocca al Napoli’

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Giu’ le mani dallo scudetto. Marek Hamsik riconosce le qualita’ indiscusse della Juventus e il valore economico della rosa dei bianconeri, superiore a quello del Napoli, ma e’ anche sicuro che per la sua squadra questo sia l’anno buono. “Questa volta – dice lo slovacco in un’intervista al portale tedesco Sport1 – sono sicuro, tocca a noi per lo scudetto. La Juventus e’ un club di caratura mondiale con una squadra dal valore di 600 milioni di euro. Non possiamo paragonarci a loro, ma siamo sul punto di fare qualcosa di incredibile e vogliamo batterli. Gran parte dei nostri giocatori non ha vinto molto rispetto alla Juve, ma forse proprio per questo abbiamo piu’ possibilita’ di vincere perche’ abbiamo piu’ fame di conquistare il titolo”. Hamsik racconta anche alcuni ‘segreti’ del Napoli e del gioco della sua squadra. “Il calcio di Sarri – spiega – e’ bello da guardare, ma e’ difficile da imparare. Si deve correre tanto pressare forte, non e’ un tipo di calcio semplice. Se conquistiamo la palla, allora esprimiamo la nostra forza col possesso palla e ci divertiamo quando attacchiamo, ma quando difendiamo, dobbiamo anche correre molto. Durante la settimana giochiamo sempre in allenamento con solo due tocchi di palla. Quindi puntiamo a muovere la palla velocemente. Se pero’ i nostri attaccanti sono in possesso della palla, allora possono andare in dribbling”. “Nel nostro gruppo – dice Hamsik – ci sono ragazzi fantastici e l’atmosfera nello spogliatoio e’ eccellente. Siamo sempre sorridenti, ma se c’e’ da lavorare lo facciamo. Abbiamo sempre il sorriso stampato in faccia. Ma se dobbiamo lavorare, lo facciamo anche noi”. Il record assoluto di gol segnati con la maglia azzurra lo inorgoglisce, ma per lui e’ inammissibile un paragone con Maradona. “Tutti sappiamo – osserva il capitano del Napoli – che Maradona per la citta’ significa molto, e’ il numero uno e rimarra’ tale. Ma vogliamo riuscire a vincere anche noi, e’ passato tanto tempo da quando il Napoli ha vinto qualcosa di importante, quindi sarebbe meraviglioso se potessimo rivivere quei tempi. E’ vero, ho battuto il suo record, ma Diego resta il numero uno, non ci sono somiglianze tra di noi. Lui era un attaccante con grande fantasia. Io sono un calciatore e un uomo diverso, ma sono felice del mio cammino a Napoli”. Nel prossimo futuro della squadra non c’e’ solo il campionato, ma anche l’Europa League. “E’ altrettanto importante – dice Hamsik – e vogliamo arrivare il piu’ lontano possibile”. Il rapporto con Sarri e’ straordinario anche sul piano umano. “E’ un fumatore appassionato – rivela lo slovacco – e’ davvero incredibile. Non ho mai visto nessuno fumare cosi’ tanto! Meno male che durante le gare deve trattenersi. Pare che vada anche a letto con la sigaretta in bocca. In campo ci chiede la massima concentrazione e vuole che diamo tutto. Fuori dal campo, e’ rilassato, scherza ed e’ molto socievole”. “Il significato della mia cresta? – racconta Hamsik – E’ diventata il mio marchio di fabbrica. Finche’ giochero’ a calcio, questo sara’ il mio stile. Non e’ da tutti e alcune madri non la vogliono per i loro figli. Ma ormai e’ parte di me”. Il suo rapporto con Napoli e’ speciale. “Se restero’ per sempre? Non puoi escludere nulla nel calcio, ma in questo momento non ho altri piani. Napoli mi piace perche’ negli anni ho creato un rapporto speciale con i tifosi, c’e’ amore tra di noi. E poi Napoli ha il mare, il sole, puoi mangiare bene e puoi anche andare a sciare qui vicino…”.

Napoli, sorprende i ladri in casa in via Cilea: scappano, rintracciati e denunciati

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Questa mattina gli agenti del Commissariato Arenella hanno denunciato , in stato di libertà H.M. di 41 anni e T.A: di 27 anni, nopnché, denunciato in stato di irreperibilità, P.E. 51enne , tutti napoletani, per tentato furto in una abitazione di via Cilea. I tre malfattori, la sera dell’11 febbraio, sono stai interrotti da rientro del proprietario dell’appartamento che, giunto nei pressi della porta ha visto uscire due persone che si sono allontanate repentinamente, colto di sorpresa non è riuscito a fare nulla ma quando ha visto uscire dalla porta un terzo personaggio che portava a tracolla una borsa scura, apparentemente pesante, si è messo i traverso alla porta per fermarlo. L’uomo ha lasciato la borsa e si è divincolato, guadagnando rapidamente le scale e poi la fuga.
La vittima ha contattato immediatamente il 113 ai quali ha riferito i fatti salienti, riservandosi di formalizzare la denuncia in Ufficio.
I poliziotti del commissariato Arenella il giorno successivo hanno raccolto la denuncia del proprietario dell’appartamento ed hanno poto in essere una mirata attività info investigativa, con l’ausilio delle immagini di videosorveglianza presenti nella zona. Hanno così potuto individuare i tre malfattori, anche attraverso la targhe delle auto a loro in uso, riprese sotto l’appartamento derubato,
Due di loro rintracciati presso le loro abitazioni sono stati denuncia in stato di libertà, per tentato furto aggravato mentre il terzo soggetto, individuato ma non rintracciato è stato comunque deferito all’autorità giudiziaria.

Superenalotto, nessun 6 ne 5+, il Jackpot arriva a 99,6 milioni di euro

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Ancora un nulla di fatto per il 6 e anche per il 5+ al concorso numero 19 del 2018 del Supernalotto e il Jackpot si avvicina ai 100 milioni di euro. Concorso Superenalotto/SuperStar n.19 di oggi:

Combinazione Vincente: 3,11,38,53,70,71

Numero Jolly: 27

Numero SuperStar: 24

Queste invece le quote del Concorso Superenalotto/SuperStar n.19 di oggi:

Superenalotto Punti 6: NESSUNO

Punti 5+: NESSUNO

Punti 5: 5 totalizzano Euro: 37.631,80

Punti 4: 708 totalizzano Euro: 283,44

Punti 3: 26.450 totalizzano Euro: 22,15

Punti 2: 401.184 totalizzano Euro: 5,00

SUPERSTAR Punti 6SB: NESSUNO

Punti 5+SB: NESSUNO

Punti 5SS: NESSUNO

Punti 4SS: 4 totalizzano Euro: 28.344,00

Punti 3SS: 135 totalizzano Euro: 2.215,00

Punti 2SS: 2.025 totalizzano Euro: 100,00

Punti 1SS: 12.768 totalizzano Euro: 10,00

Punti 0SS: 25.857 totalizzano Euro: 5,00

Vincite Immediate: 13.685 totalizzano Euro: 342.125,00

Montepremi disponibile per il prossimo 6 Euro: 99.600.000,00

Napoli, evade dai domiciliari e minaccia la sorella con una pistola: arrestato

Nella notte del 17 gennaio scorso, una donna ha ricevuto minacce molto forti rivolte al fratello, che al momento non era in casa, da un uomo che, per avvalorare i suoi propositi minacciosi, le ha anche mostrato un’arma . La mattina stessa, la donna è andata presso il Commissariato di Bagnoli a sporgere formale denuncia, riconoscendo senza ombra di dubbio, dalle foto segnaletiche mostrate dai poliziotti, Monti Nicola, 56enne napoletano, pluripregiudicato, attualmente in espiazione di pena detentiva, per un residuo di 17 anni che sta contando agli arresti domiciliari.
Gli agenti del Commissariato hanno immediatamente acquisito le immagini di video sorveglianza della telecamera condominiale dell’abitazione del Monti nonché quelle di un esercizio commerciale sito nelle immediate vicinanze dell’abitazione della vittima . La nitidezza delle immagini nonché la corrispondenza con gli orari ha consentito di accertare che il Monti aveva lasciato il luogo di detenzione per portarsi presso l’abitazione della vittima e perpetrare il reato. Nella mattinata odierna i poliziotti hanno così dato esecuzione al provvedimento emesso dal Magistrato di Sorveglianza di Napoli, che revocava la misura alternativa degli arresti domiciliari disponendo l’accompagnamento presso la struttura penitenziaria di Napoli Secondigliano.

Cena romantica a San Valentino? Ecco cosa fare e cosa non fare

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Sta per arrivare il giorno più romantico dell’anno, San Valentino. Secondo uno studio condotto da TheFork, app che opera nella prenotazione online dei ristoranti, oltre il 70% dei rispondenti italiani festeggerà il 14 febbraio e la quasi totalità lo farà al ristorante. Una romantica abitudine internazionale, il trend è infatti simile in Francia, Spagna, Svizzera e Belgio. Ma come organizzare una perfetta cenetta in pochissimi clic? Ecco alcuni consigli – divisi tra il ‘da fare’ e il ‘da non fare’ – per stupire il vostro partner con una serata perfetta al ristorante. Quattro le cose ‘da fare’. 1. Prenotate il ristorante. Seguire l’istinto e pensare di trovare posto senza prenotare a San Valentino è impensabile. Meglio prenotare. E se non sapete quale scegliere, pensate a quale ristorante potrebbe fare felice il vostro partner. -2. Scegliete il ristorante giusto. Non tutti i ristoranti vanno bene per ogni occasione. Per San Valentino dovreste scegliere un locale dalla giusta atmosfera, che sia romantico, elegante ma soprattutto buono. Sceglietene uno che vada incontro ai gusti del partner e, soprattutto, che vi permetta di passare una serata piacevole, tranquilla e all’insegna del calore. Quest’anno sembrano andare per la maggiore i ristoranti mediterranei, quelli tradizionali, ma anche quelli gourmet e creativi per i palati più esigenti. 3. Curate tutti i dettagli. Un modo per far vedere che ci tenete è tenere in considerazione altissima tutte le esigenze del partner. Aggiornate il ristorante su eventuali intolleranze o diete particolari o magari stupite mettendovi d’accordo su un piatto che sapete particolarmente gradito. E se siete una coppia che ama la riservatezza richiedete un tavolo appartato. 4. Ordinate il dessert. Al cioccolato. Senza preoccuparvi della dieta. È pur sempre il giorno più dolce dell’anno!

Altre cinque cose, invece, sono ‘da non fare’ e le spiega sempre TheFork. 1. Non litigate sul conto. Siamo nel 2018 e non è detto che sia sempre l’uomo a dover pagare, anzi a volte può essere visto come un’imposizione. Eppure, offrire all’altro è anche un gesto di generosità disinteressata. Per evitare scene spiacevoli o incomprensioni che rovinerebbero proprio sul più bello la cena, chiarite le cose in anticipo con molto tatto: “Cara/o, a San Valentino sei mia/o ospite” oppure “avrei proprio piacere di invitarti”. 2. Non arrivate in ritardo. Soprattutto se siete stati voi a invitare, arrivare in ritardo è una cosa davvero sgradevole. Soprattutto se l’appuntamento è direttamente al ristorante. E in ogni caso far attendere qualcuno seduto al tavolo da solo – come accade in qualche scena triste dei film – è una cosa che non augurereste nemmeno al vostro peggior nemico. 3. Non fatevi problemi sulle ordinazioni. Niente prezzemolo perché si incastra fra i denti. Niente fritto perché sennò pensa che mangio male. Ecco, tutti questi problemi non solo vi faranno godere meno la cena, tenendovi sempre sul chi va là, ma soprattutto vi renderanno nervosi e poco spontanei. Ordinate quello che volete, magari confrontandovi con il partner su cosa sarebbe meglio prendere (è un ottimo modo per rompere il ghiaccio!). 4. Non ubriacatevi. Il vino o dei cocktail possono essere un ottimo modo per sciogliere la tensione e sciogliere un po’ di nervosismo. Eppure, non dovete assolutamente esagerare: ubriacarsi a un appuntamento romantico potrebbe farvi perdere il controllo, in tutti i sensi. Evitate figuracce e bevete con moderazione, ma magari bevete meglio. 5. Non concentratevi solo sul cibo. Se siete troppo concentrati sulla cena, o parlate solo di quello, di sicuro qualcosa d’altro andrà storto. Pensate alla conversazione, ad avere qualcosa da dire. Non usate lo smartphone se non per chiedere una foto ricordo assieme a lei/lui. E’ provato che la maggior parte delle persone non ama vedervi al cellulare durante una cena romantica. Non guardate gli altri tavoli. E soprattutto: non mettetevi troppi divieti. Tranquilli, andrà tutto bene.

 

False fatture per oltre 90 milioni di euro: 18 arresti

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I militari del Comando Provinciale di Latina, coordinati dai Sostituti Procuratori Dott.ssa Luigia Spinelli e Dott. Giuseppe Bontempo, hanno concluso un’articolata indagine eseguendo, come da ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Latina Dott. Pierpaolo Bortone, 18 arresti e sequestrando beni per oltre 15 milioni di euro, nei confronti di un’organizzazione criminale, operante su scala internazionale, dedita alla commissione di una serie indeterminata di reati tributari e di reati contro la pubblica amministrazione. L’attività investigativa si è sviluppata attraverso acquisizioni e perquisizioni, audizioni di testimoni ed intercettazioni telefoniche ed ambientali, che hanno consentito di disvelare un articolato sistema di frode attuato mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro. Gli approfondimenti, condotti unitamente dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Latina e dalla Tenenza di Aprilia, hanno permesso di scoprire un dedalo di società cooperative, riconducibili a un commercialista apriliano e a un imprenditore pavese, intestate a prestanome e destinate ad operare per pochi anni, utilizzate per la commissione di svariati reati tributari.

Le investigazioni hanno inoltre consentito di arrestare sei commercialisti, che mettevano a disposizione del sistema criminoso le loro specifiche competenze professionali, per la contabilizzazione di costi derivanti da false fatture e per la certificazione dei crediti IVA derivanti dalle operazioni oggettivamente inesistenti. Crediti che venivano poi utilizzati per compensare la quasi totalità dei debiti di natura tributaria e previdenziale. Questi costi venivano bilanciati con ricavi derivanti, a loro volta, dall’emissione di false fatture di prestazione manodopera, per milioni di euro frodati all’Erario. Lo spregiudicato sistema ha consentito all’associazione di fornire manodopera a prezzi concorrenziali ai propri clienti – tra i quali una società milanese di recupero credito – e di generare ingenti fondi neri derivanti dalle imposte evase. Fondi che venivano trasferiti all’estero simulando l’acquisto di servizi presso società londinesi risultate riconducibili agli stessi indagati.
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle pontine hanno, inoltre, stabilito che il sodalizio criminale, per raggiungere i propri scopi si avvaleva anche di due pubblici ufficiali corrotti. Le indagini condotte su tale filone hanno consentito l’individuazione di un insidioso sistemaclientelare facente capo a tre commercialisti apriliani che sfruttavano illecitamente i loro contatti presso pubblici uffici per agevolare i loro clienti. La lotta alle frodi ed agli abusi è tra i fattori chiave per assicurare, in un’ottica di rigore ed equità, il recupero di risorse illecitamente sottratte all’Erario. In questa direzione va l’operazione “super job”, che attesta l’impegno del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina nel contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, dalla parte dei cittadini e degli operatori economici onesti.

Ghoulam: ‘Grazie ai compagni. Scudetto? Si crede, ma non si dice’

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“Il gesto dei compagni di squadra? Non mi hanno sorpreso del tutto, siamo una famiglia. Sono tranquillo perché ho accanto dei compagni straordinari che mi sostengono e questo mi trasmette forza per tornare prima possibile”. Così il terzino algerino Faouzi Ghoulam in una lunga intervista al quotidiano algerino ‘Le Buteur’ e ripresa da ‘tuttonapoli.net’. “Lo scudetto? A Napoli si dice ‘Speriamo di vincerlo quest’anno’, senza pronunciare la parola scudetto e quindi anche io eviterò di farlo per rispetto della scaramanzia dei tifosi…”, ha aggiunto.

Intanto Il giudice sportivo Gerardo Mastrandrea ha comminato al tecnico del Napoli, Maurizio Sarri solo un’ammonizione con diffida “per aver contestato platealmente una decisione arbitrale, urlando e uscendo dall’area tecnica”. Sarri sarà dunque regolarmente in panchina al san paolo nel macth di domenca contro la Spal. Il tecnico era stato espulso dal direttore di gara sul finire del primo tempo nel corso della sfida di sabato sera contro la Lazio. per la sifa di giovedì sera sempre al san Paolo ma in europa league contro il Lipsia l’Uefa ha designato l’abitro portoghese Artus Dias.

Frattamaggiore, il legale del gioielliere: ‘La pistola del video era dei banditi e la stava consegnando alla polizia’

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Luigi Corcione, il gioielliere che sabato sera ha sparato e ucciso uno dei  quattro rapinatori (Raffaele Ottaiano)che poco prima avevano preso d’assalto il suo negozio a Frattamaggiore nelle immagini diffuse dagli organi di stampa, “non era intento a minacciare uno dei rapinatori, impugnando una pistola” ma era invece “intento a consegnare – a uno dei poliziotti intervenuti – una pistola sottratta a uno dei rapinatori“. A sostenerlo, attraverso un comunicato, e’ Luigi Ferrante, avvocato del gioielliere, secondo il quale la ricostruzione fatta “non corrisponde a verita'” ed “e’ lesiva della reputazione” del suo assistito. L’avvocato chiede, quindi, “un’ampia rettifica” dei fatti.
Luigi Corcione “porta i segni di una esperienza drammatica”. A sottolinearlo, in un comunicato, e’ il suo avvocato Luigi Ferrante. La sua gioielleria, spiega il legale di Corcione, “e’ stata oggetto di un ‘assalto’ da parte di almeno quattro rapinatori, tutti armati e tutti con il volto travisato, un negozio dove al momento dell’irruzione dei malviventi, vi era una inerme commessa e due ragazzini letteralmente ‘pietrificati’ per la paura”. Corcione e’ intervenuto, sottolinea l’avvocato Ferrante, “vista l’irruzione e l’aggressione alla donna e ai ragazzini (tramite le telecamere collocate nella sua abitazione, adiacente alla gioielleria)”. Quello che e’ accaduto, dice ancora Ferrante, “e’ oggetto di indagine”. Il legale del gioielliere ribadisce che Luigi Corcione “si e’ trovato in una situazione di concreto e attuale pericolo di vita, una situazione drammatica che lo ha costretto a difendesi grazie a una pistola regolarmente detenuta”.

Intanto dopo l’arresto degli altri tre banditi, palo compreso, che avevano preso parte alla rapina mortale e in attesa dell’esatta ricostruzione dell’accaduto che potrà avvenire solo con un attento esame balistico attarverso l’utilizzo dei mezzi che stabiliscono con precisione scientifico le tratiettorie dei colpi non dovrebbe cambiare, la posizione processuale del 32enne gioielliere Luigi Corcione. Soprattutto alla luce del fermo dei tre rapinatori, di cui uno ferito da un colpo d’arma da fuoco, – che avevano appena assaltato il proprio negozio, ubicato in pieno centro a Frattamaggiore. L’imprenditore e’ indagato per omicidio colposo caratterizzato dall’eccesso di legittima difesa, ma da fonti della Procura di Napoli Nord, si apprende che l’imputazione dovrebbe restare tale, al massimo con l’aggiunta del reato di lesioni, che comunque non dovrebbe cambiare la sostanza delle cose. L’ipotesi prevalente resta infatti quella della reazione eccessiva posta in essere da Corcione, che ha riferito di essere stato minacciato con la pistola dai banditi, in particolare da Raffaele Ottaiano, il malvivente rimasto ucciso da un proiettile sparato al petto dal gioielliere. La dinamica su quanto accaduto all’esterno della gioielleria resta comunque da chiarire.Gli inquirenti si attendono risposte importanti soprattutto dagli esami balistici, piu’ che dall’autopsia: c’e’ da capire se anche i banditi abbiano fatto fuoco, circostanza non ancora emersa. Di certo Corcione ha sparato piu’ volte, colpendo Ottaiano e un secondo bandito, che e’ poi riuscito a fuggire ed e’ stato catturato nella notte, in compagnia del quarto elemento della banda, in un appartamento di Orta di Atella, nel Casertano. Il quinto uomo del gruppo invece e’ stato invece preso nella sua abitazione di Caivano, dopo essere stato riconosciuto, grazie alle immagini di videosorveglianza del negozio, dagli indumenti che indossava durante il colpo; e’ lui che avrebbe prima armeggiato fuori alla porta di ingresso della gioielleria per poi bussare, e far entrare i complici.