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Oltre 4 secoli di carcere al clan Gallo-Cavalieri, ma condanna annullata per il boss di ‘Gomorra’

Oltre 4 secoli di carcere per il clan Gallo Cavalieri di Torre Annunziata  ma tre variazioni importanti tra cui l’annullamento con rinvio della condanna al boss di “Gomorra”, come oramai è noto alle cronache giudiziarie, Francesco Gallo o’ pisiello, il camorrista che affittò la sfarzosa villa del rione Penniniello alla produzione della serie Sky per la prima serie della fiction in cui fu ambientata casa Savastano. E’ il verdetto dei giudici della Cassazione che hanno fatto calare il sipario per quasi tutti i 49 imputati del cosiddetto processo “Mano nera”.Tutti accusati di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi. La decisione più importante riguarda l’annullamento con rinvio della sentenza per il boss Francesco Gallo (che in appello era stato condannato a 18 anni e 8 mesi), detenuto al 41 bis, difeso da Sergio Cola. Sentenza annullata senza rinvio, limitatamente al trattamento sanzionatorio, per il fratello Pasquale Gallo. Difeso dagli avvocati Dario Vannetiello e Ciro Ottobre, la Cassazione ha rideterminato la pena, portandola dai 20 anni inflitti in appello a 17 anni e 8 mesi. Condanna annullata con rinvio e processo da rifare anche per Enrico Gallo, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone, che in appello era stato condannato a 8 anni e 10 mesi di reclusione.
Per il resto sono arrivate le conferme delle condanne che erano state inflitte nel settembre di due anni fa dal collegio della VI Sezione della Corte d’Appello di Napoli. In particolare, la Cassazione ha rigettato i ricorsi di Alessandro Caputo, Natale Cherillo, Luigi Genovese e Vincenzo Scarpa, condannandoli al paga- mento delle spese processuali. Dichiarati inammissibili, invece, i ricorsi di tutti gli altri imputati. Dalle indagini era venuto fuori che il clan Gallo Cavalieri di Torre Annunziata acquistava la droga all’ingrosso direttamente dall’Olanda e dalla Spagna per poi essere rivenduta al dettaglio, determinando in questo modo enormi guadagni per la cosca nemica dei Gionta. Il blitz scattò il 4 aprile del 2013, e portò dietro le sbarre ben 76 delle 79 persone oggetto di ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli

TUTTE LE CONDANNE
Enrico Gallo,  condanna annullata
Francesco Gallo, condanna annullata
Pasquale Gallo,17 anni e 8 mesi
Caputo Alessandro, 12 anni
Cherillo Natale,  17 anni e 9 mesi
Genovese Luigi, 18 anni e 8 mesi
Scarpa Vincenzo 12 anni
Battipaglia Gallo Vincenzo, 17 anni e 9 mesi
Bucciero Nunzio,  10 anni e 10 mesi
Calabrese Tullio,13 anni e 8 mesi
Cherillo Luca,  8 anni
Colonia Giovanni,  16 anni
Di Fiore Pasquale,  6 anni e 8 mesi
Donnarumma Biagio, 6 anni e 8 mesi
Gallo Francesco, 20 anni
Gallo Francesco  8 anni
Gallo Raffaele 17 anni e 9 mesi
Gallo Raffaele,  12 anni
Gallo Raffaele, 10 anni e 1 mese
Gallo Vincenzo,  17 anni e 9 mesi
Giordano Gabriele,  9 anni e 4 mesi
Giordano Mariagrazia,  11 anni e 4 mesi
Guida Marianeve,  7 anni e 4 mesi
Guida Nicola, 20 anni
Immobile Francesco, 6 anni e 8 mesi
Lamberti Ludovico,  11 anni e 1 mese
La Rocca Carlo, 6 anni e 8 mesi
Malvone Nicola,  8 anni
Malvone Raffaele 8 anni
Malvone Salvatore, 8 anni
Maresca Oreste,  6 anni e 8 mesi
Palumbo Gaetano, 11 anni e 1 mese
Schettino Giuseppe, 10 anni
Sentiero Antonio,  7 anni e 8 mesi
Turi Antonio,  11 anni e 4 mesi
Visiello Francesco, 12 anni e 4 mesi
Visiello Michele,  8 anni
Vitiello Carlo, 10 anni

Operaio morto al porto di Salerno: sono 9 gli indagati

Salerno. Sono nove gli indagati per la morte dell’operaio portuale Lino Trezza. A ricevere l’avviso di conclusione di indagine dopo la fase preliminare sono stati il presidente della cooperativa lavoratori portuali, Antonio Autuori, il presidente del consiglio di amministrazione della Salerno Container, Agostino Gallozzi, in veste di datore di lavoro di Trezza, il responsabile del servizio nonché delegato aziendale per la sicurezza Ermanno Freda, il comandate della motonave Repubblica Argentina, Gioacchino Turdo, il primo ufficiale di coperta Aniello Zambatta, il terzo ufficiale di coperta Cristopher Casancio ed Alessandro Scarfò, addetto alla collocazione e posizionamento dei container. Inoltre il magistrato che seguie il caso ha anche individuato come responsabile la Grimaldi Deap Sea, nelle persone dell’ AD e legale rappresentante Emanuele Grimaldi e Diego Pacella. Per i due il pubblico ministero ha chiesto al giudice l’archiviazione per la responsabilità diretta ma risultato indagati come legali rappresentanti della società che risulta essere proprietaria della motonave interessata all’incidente sul lavoro che costò la vita, nel novembre 2016, a Lino Trezza. E’ stata inoltrata invece richiesta di archiviazione per Vincenzo Verzella, dipendente della Salerno Container Terminal e responsabile dell’officina dove Lino Trezza aveva prelevato il carrello, essendo il mezzo risultato funzionante e senza difetti. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, l’operaio si mise alla guida del carrello portuale a cui risultava agganciato un semirimorchio contenente lastre di marmo per un peso complessivo di 64 tonnellate. Secondo l’ accusa coloro che erano a bordo della motonave avrebbero permesso all’operaio, pur non essendo specializzato, una serie di manovre che portarono ad un violento impatto. Queste condotte, secondo i pm, erano finalizzate a rendere più veloce il carico delle merci.

Le nuove accuse a don Barone, il prete falso esorcista

Nella triste vicenda di Casapesenna, spunta la figura della segretaria che, secondo alcune testi sentite dai pm, era l’amante di don Michele Barone. Una ragazza non ancora trentenne, indagata perché secondo l’accusa era presente ai maltrattamenti ma in stato di libertà. Presenza la sua, confermata anche, in incidente probatorio, dalla sorella della vittima. Quella giovane donna, insieme ad altri delle quali la ragazza ha fatto i nomi, faceva parte di una “setta” di adepti presenti alle preghiere di purificazione alle quali prendevano parte anche cinquanta persone alla volta. Quelle persone, secondo i pm, esercitavano una forte influenza sui familiari delle presunte indemoniate. Agivano in gruppo, suggerendo che quelle di don Barone erano le uniche “pratiche giuste” per la salvezza dell’anima. La sorella della vittima, interrogata ieri con le modalità protette, ha ripercorso i mesi di violenza: “Secondo don Michele, mia sorella era posseduta dal diavolo perché le era stata fatta una fattura dalla zia di mio padre. I miei genitori inizialmente erano scettici – ha riferito la giovane – ma poi mia sorella, che insieme ai problemi psicologici ha manifestato anche delle difficoltà di movimento, ricominciò a camminare per cui mia madre e mio padre si convinsero che quelle fossero le pratiche giuste, e non le cure farmaceutiche prescritte all’ospedale Bambin Gesù dove era stata ricoverata quando aveva avuto i primi problemi”. 
“Furono influenzati non solo dal prete – ha raccontato la ragazza – ma anche da persone esterne. Io e l’altra mia sorella maggiore non abbiamo mai creduto a quello che faceva don Barone, a volte è stato talmente violento che io me ne sono andata per non dover assistere alla sofferenza di mia sorella. Protestavamo con i miei genitori, ma non siamo mai state considerate”.

Napoli, ore contate per il pistolero di via Chiatamone

Avrebbe le ore contate il pistolero che domenica sera ha seminato il panico in via Chiatamone a Napoli sparando sette colpi di pistola per intimorire un parcheggiatore abusivo. E’ stato visto scappare dalla scena del crimine in un’auto di colore scuro insieme con altre due persone tra cui una donna che era in  sua compagnia. Si tratterebbe di una persona legata al clan Contini e a cui era stato rubato il motorino lasciato a parcheggio dall’abusivo in via Chiatamone mentre lui si intratteneva a cena con la sua ragazza in uno dei ristoranti del Lungomare. Gli investigatori stanno lavorando senza sosta da tre giorni guardando e riguardando decine di immagini di tutte le telecamere pubbliche e private della zona. E la sparatoria preceduta da una lite e una discussione è stata ripresa e immortalata. Ora gli investigatori che hanno già un nome e un volto vogliono consegnare nella mani del magistrato prove concrete per gli eventuali provvedimenti restrittivi. Tutto chiaro dunque. Il presunto ricercato  avrebbe quindi lasciato in custodia lo scooter al parcheggiatore abusivo di via Chiatamone nella prima serata di domenica e al suo ritorno non avendolo trovato ha chiesto spiegazioni. Ma l’uomo avrebbe risposto di non saperne nulla. A quel punto il ragazzo, continuando a urlare, avrebbe telefonato a qualcuno che sarebbe arrivato in automobile a prendere lui e la ragazza. E, poco dopo, sarebbe ritornato insieme ad un altro uomo e avrebbe aperto il fuoco. Tutte scene immortalate dalle telecamere. Ora non resta che attendere i provvedimenti.

‘Vedi la nonna ti sta dando le 4mila paparelle’. gli Altamura di Secondigliano a capo della banda che truffava gli anziani. TUTTI I NOMI

Complessivamente sono 15 gli indagati, tutti napoletani di Secondigliano i componenti della banda che truffava anziani in tutta la Campania: Ieri 8 sono stati arrestati su disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. La banda presentava una struttura definita “centrale” composta da Gennaro Altamura, e dai suoi figli Edgardo Altamura, Raffaele Altamura, Ciro Altamura, oltre a un altro figlio minore che è stato denunciato. Ogni componente dell’organizzazione aveva un ruolo nelle truffe ai danni degli anziani soli approfittando proprio della loro vulnerabilità.

I componenti della famiglia Altamura avevano il compito di raccogliere informazioni circa le abitudini delle vittime per poi contattarle preliminarmente dopo la scelta di Gennaro Altamura. Quando il primo approccio con la vittima risultava positivo, gli addetti alla “centrale” fornivano i dati agli “esecutori” i quali si recavano nell’abitazione delle vittime con un pacco da consegnare alludendo alla telefonata arrivata poco prima da parte del fantomatico nipote, ovvero il 17enne Ciro Altamura, colui che fingeva sempre di essere il nipote delle vittime annunciando l’arrivo del plico. Durante la prima telefonate di approccio, generalmente veniva utilizzato un modus operandi per indurre l’anziana a dire il nome di un nipote. “Nonna, pronto nonna mi senti?”, a quel punto quasi sempre gli anziani pronunciavano il nome di un parente che pensavano di aver riconosciuto dalla voce per telefono. Agli indagati vengono contestati circa 86 episodi di truffa ai danni di anziani avvenuti in tutta la Campania. Della banda facevano parte anche Vincenzo Tipaldi di 48 anni con Francesco Palladini conosciuto come ‘U cutoliano’ di 26 anni, rintracciato su Facebook dai militari. E ancora: Giovanni Varriale di 52 anni e Vincenzo Spera di 21 anni che si fa chiamare il Masaniello». Anna Muscerino di 21 anni, era l’unica donna della banda. Gli ultimi tre sono ristretti ai domiciliari.L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha accertato almeno 86 episodi di truffe realizzate in tutte le province campane con un modus operandi ormai collaudato, già emerso nelle operazioni effettuate lo scorso anno, quando i carabinieri arrestarono venti presunti truffatori.A febbraio del 2017 una donna di 70 anni aveva lanciato dal balcone della sua casa, in una busta – seguendo le indicazione dei truffatori – 7.700,00 euro. Raffaele Altamura, salendo le scale per raggiungere l’abitazione della donna e affacciandosi dal ballatoio per avvertire il complice che attendeva a braccia aperte la busta, aveva sghignazzato: “Vedi, amore, che la vecchia ti sta lanciando giù altre quattromila paparelle”.

15 INDAGATI Truffe agli anziani, coinvolto anche un minorenne 

I NOMI

IN CARCERE Edgardo Altamura, 23 anni detto Eddy di Napoli Gennaro Altamura, 44 anni detto Genny di Napoli Raffaele Altamura, 21 anni di Napoli Vincenzo Tipaldi, 48 anni di Napoli Francesco Palladini, 25 anni detto ‘U Cutulian, di Napoli

AI DOMICILIARI Anna Muscerino, 33 anni detta ‘A Chiatton, di Napoli Vincenzo Spera, 22 anni detto Masaniello, di Napoli Giovanni Varriale, 52 anni di Napoli

INDAGATI A PIEDE LIBERO Enzo Cortina, 38 anni di Napoli Emmanuele Palmieri, 27 anni di Napoli Giuseppe Cardone, 52 anni di Napoli Antonio Metafora, 24 anni di Napoli Giuseppe Cardillo, 27 anni, detto Peppe u chiatt, di Napoli Giuseppe Esposito, 29 anni di Napoli Ciro Cesarino, 20 anni di Napoli

Terremoto, trema la terra all’alba anche tra Grosseto e Pisa

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 Una scossa di terremoto di magnitudo 3.3 è stata registrata dall’Ingv tra le province di Grosseto e Pisa. I comuni più vicini all’epicentro della scossa, che è avvenuta alle ore 6.41 e ad una profondità di 8 km, sono stati Monterotondo Marittimo e Castelnuovo di Val di Cecina in provincia di Pisa. dopo l’ennesima scossa nella notte che si era verificata a Pieve Torina in provincia di Macerata trema la terra quindi nella maremma toscana. Vigili del fuoco in azione per verificare eventuali danni anche se per il momento non sono segnalazioni di emergenze e danni a persone e cose. La scossa è stata avvertita la popolazione.

Clan Desiderio: chiesti 190 anni di carcere

Camorra nell’agro Nocerino, chiesto quasi due secoli di carcere per i 22 esponenti del clan di Pietro Desiderio che hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. La pena più alta naturalmente è stata chiesta per il boss Pietro Desiderio: 18 anni. E poi a seguire 13 anni per Antonio Desiderio; 8 anni per Pietro Anastasio; 7 anni per Angela Bonazzola; 9 anni per Gianluca Bonazzola; 8 anni e 6 mesi per Luigi Bove; 12 anni per Gianbattista Coppola; 6 anni per Luigi Coppola; 8 anni e 6 mesi per Sisto Ferrara; 9 anni per Alessandro Iannone; 7 anni per Nicola Liguori; 6 anni per Francesco Mandine; 3 anni per Giuseppe Picarella; 6 anni per Luigi Romano; 5 anni per Alessio Ruggiero; 12 anni per Rosario Scifo; 9 anni per Vincenzo Senatore; 2 anni per Giovanna Spista; 9 anni per Ettore Vicidomini; 12 anni per Biagio Villani; 15 anni per Miclele Villani; 4 anni per Salvatore Torino. L’indagine partì nel 2014, con elementi riconducibili ad incendi, pestaggi, esplosioni di arma da fuoco e intimidazioni a danno di commercianti e imprenditori della zona. Il tutto aggravato dal metodo mafioso e dall’imposizione ad alcuni di loro, di assumere persone interne al clan. Il boss Desiderio , è stato accertato nel corso delle indagini, che nonostante fosse agli arresti domiciliari continuava a tenere summit e riunioni organizzativa con i suoi fedelissimi proprio nella sua abitazione. Inoltre, vi è l’accusa per alcuni indagati di aver favorito la latitanza di Vincenzo Senatore, figura di spicco dell’ex Nuova Famiglia dell’agro Nocerino.Pietro Desiderio, 38 anni, era stato arrestato a maggio dello scorso anno per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso una in un cantiere di Mercato San Severino, in quell’occasione Desiderio aveva agito con la complicità di Emanuele Filiberto Arena.
Le indagini dell’antimafia hanno permesso di scoprire la rete dei collegamenti di Desiderio anche nell’ambito del traffico di stupefacenti e nello spaccio. Il 38enne, di origini paganesi, secondo gli inquirenti, era a capo di una nascente organizzazione criminale che stava prendendo il predominio tra la Valle dell’Irno e l’Agro nocerino sarnese. 

Nuova scossa di terremoto nella notte in provincia di Macerata

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Una scossa di Terremoto di magnitudo 3.4 e’ stata registrata alle 2:00 con epicentro a 2 km da Pieve Torina, in provincia di Macerata. Si tratta della piu’ forte di quattro scosse (considerando solo quelle pari o superiori a magnitudo 2) rilevate dalla mezzanotte nella zona, tra cui un’altra di magnitudo 2.9 all’1:52. Non si segnalano al momento ulteriori danni.  Le scosse di Terremoto di ieri con epicentro a Muccia hanno provocato nuovi danni al cimitero di Castelraimondo, che e’ stato ulteriormente transennato nelle parti che potrebbero essere pericolose per l’incolumita’ delle persone. Chiusa in via precauzionale la zona rossa, ma non sono stati registrati danni a persone o a cose. Le strutture gia’ puntellate non hanno subito ulteriori danni, mentre – secondo il Comune – potrebbero essere peggiorate le condizioni delle strutture piu’ gravemente danneggiate. Tutti i sopralluoghi comunque sono rimandati ai prossimi giorni.

Straordinaria Roma: elimina il Barcellona e va in semifinale di Champions League

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Roma Capoccia, senza fare per niente la stupida nella serata di Champions da rimonta. Una grande Roma. Semplicemente perfetta. E il Barcellona viene annientato dai gol di Dzeko, De Rossi e Manolas. Finisce 3-0 in un Olimpico impazzito di gioia, la Roma è in semifinale, il Barcellona va a casa!
Primo tempo di chiara marca giallorossa: pronti-via e giallorossi in vantaggio col lancio di De Rossi che buca la difesa blaugrana e Dzeko che di sinistro beffa Ter Stegen. Poi sono la mira un po’ così e un Ter Stegen attento a impedire il bis ai giallorossi che sfiorano il gol due volte con Schick e ancora col bosniaco e con Kolarov. E il Barça? Sta tutto in due punizioni calciate abbastanza male da Messi. Nella ripresa è ancora e solo Roma e al 13′ Dzeko viene abbattuto in area da Piqué: giallo e rigore solare che De Rossi non sbaglia. Valverde non trova contromosse, continua a subire e i suoi si innervosiscono: giallo per Messi e Suarez nel giro di pochi minuti. A 8′ dalla fine si completa la rimonta da film col colpo di testa vincente di Manolas.

Roma-Barcellona 3-0 (1-0).
Roma (3-4-1-2): Alisson 7, Juan Jesus 7, Fazio 7,5, Manolas 8, Kolarov 7,5, De Rossi 8, Strootman 7,5, Florenzi 7,5, Nainggolan 7 (33′ st El Shaarawy 7), Schick 7 (26′ st Under 7), Dzeko 8,5. (28 Skorupski, 7 Pellegrini, 21 Gonalons, 25 Bruno Peres, 30 Gerson). All.: Di Francesco 9
Barcellona (4-4-2): Ter Stegen 6, Semedo 5 (40′ st Paco Alcacer sv), Pique’ 5, Umtiti 5, Jordi Alba 5, Sergi Roberto 5, Rakitic 5,5, Busquets 5 (40′ st Dembele’ sv), Iniesta 5 (35′ st Andre’ Gomes 6), Messi 5, Suarez 5. (13 Cillessen, 25 Vermaelen, 11 Dembele’, 15 Paulinho, 6 Denis Suarez). All.: Valverde 5 Arbitro: Turpin (Fra) 6,5 Reti: 6′ pt Dzeko, 13′ st De Rossi (rig), 37′ st Manolas Recupero: 0′ e 4′ Ammoniti: Fazio, Juan Jesus, Pique’, Messi, Suarez Angoli: 6-3 per la Roma Spettatori: 56.575

Scafati, la procura di Torre indaga sulla morte di Mario Cirillo. Giovedì i funerali del 38enne

Scafati. Giovedì mattina l’ultimo saluto a Mario Cirillo, il 38enne idraulico, morto in un tragico incidente stradale in via Panoramica a Boscotrecase, ieri pomeriggio. Domani si terrà l’autopsia per chiarire le cause della morte e completare l’inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura di Torre Annunziata sulle cause dell’incidente avvenuto poco dopo le 18 di lunedì. Poi, giovedì mattina, alle 11 le esequie che partiranno da via Poggiomarino dove Mario Cirillo viveva con la compagna Tiziana. I funerali saranno celebrati nella parrocchia di Sant’Antonio Vecchio a Scafati. La notizia della morte di Mario Cirillo ha lasciato sconvolta un’intera comunità. Numerosissimi i messaggi di cordoglio sui social. Mario Cirillo era un uomo benvoluto e amato da tutti. Affranti i genitori, il fratello, i suoceri, i parenti e gli amici che non si danno pace per una morte improvvisa. La Procura di Torre Annunziata prosegue il lavoro per chiarire se vi siano responsabilità da parte dell’automobilista con il quale Mario Cirillo si è scontrato in sella alla sua moto.

Esce dal coma e accusa l’amico di averlo buttato in un dirupo con la sua auto

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Francesco Puddinu, 47 anni, forestale di Nughedu San Nicolo’, in provincia di Sassari, e’ indagato per lesioni aggravate per il ferimento dell’amico Giovanni Antonio Pedranghelu, il 36enne che, risvegliandosi dal coma su un letto di ospedale, ha raccontato ai carabinieri di essere stato vittima di un tentativo di omicidio. Puddinu, accompagnato dal suo avvocato, Angelo Merlini, si e’ presentato in caserma per raccontare la sua versione dei fatti e mettersi a disposizione della Procura di Sassari. L’uomo guidava l’auto che, secondo il racconto della vittima, ha accompagnato Pedranghelu in campagna la notte del 24 marzo, prima di essere investito da un’auto e poi scaraventato nel dirupo in cui e’ stato ritrovato la mattina seguente privo di conoscenza, con 23 fratture e con un polmone perforato. Le telecamere della piazza del paese avevano registrato l’uscita dei due da un bar e ora quelle immagini e le dichiarazioni di Puddinu sulla serata sono al vaglio degli inquirenti. Nel frattempo, per verificare la natura delle lesioni riportate in quella notte di cui Pedranghelu ha un ricordo confuso, questo pomeriggio il medico legale Valeria Piredda, su disposizione dell’avvocato dell’uomo, Tonino Secci, eseguira’ una perizia sulle ferite per accertare la compatibilita’ con il racconto della vittima. Nel pomeriggio di oggi si è svolta una prima fase della perizia medico legale sulle ferite riportate da Giovanni Antonio Pedranghelu, il 36enne di Nughedu San Nicolo’ )che risvegliandosi dal coma in ospedale ha raccontato ai carabinieri di essere stato vittima di un tentativo di omicidio. Il medico legale Valeria Piredda, nominata dall’avvocato della famiglia Pedranghelu, Tonino Secci, ha iniziato la perizia sulle ferite dell’uomo (23 fratture, un polmone perforato e diverse escoriazioni alla testa e al volto), per accertare se siano compatibili con un’aggressione subita dalla vittima prima di essere investita da un’auto e gettata in un dirupo, come ha raccontato agli inquirenti. Le verifiche del medico legale andranno avanti per fasi, perche’ le ferite e la loro guarigione andranno monitorate per diversi giorni. Una seconda valutazione, sempre sulle ferite sara’ fatta nei prossimi giorni anche da un altro medico legale nominato dalla Procura di Sassari. Sulla vicenda la Procura di Sassari ha aperto un’inchiesta e il pm Mario Leo ha iscritto nel registro degli indagati un amico di Pedranghelu, il forestale Francesco Puddinu, 47 anni, anche lui di Nughedu, che, assistito dall’avvocato Angelo Merlini, e’ gia’ stato sentito dai carabinieri e aspetta di essere convocato in Procura per l’interrogatorio.

Napoli: il nodo Sarri da sciogliere in fretta

Il futuro in sette partite e poi tutto ancora da scrivere. Il Napoli che ha cominciato oggi l’avvicinamento al match di San Siro contro il Milan resta aggrappato al sogno scudetto, tutto e’ ancora possibile e quindi tutto e’ ancora da decidere per la prossima stagione a partite dall’allenatore. Passano le settimane e Maurizio Sarri ha sempre piu’ estimatori in giro per l’Europa: alla corte di Abramovich, che lo vorrebbe al posto di Conte per il suo Chelsea, si era gia’ aggiunta la possibilita’ di una panchina di taglio proletario sulla collina di Montecarlo. Sarri piace ai magnati russi e sulle sue tracce c’e’ infatti anche il patron del Monaco Dmitrij Rybolovlev, che e’ disposto ad offrire al tecnico di Figline Valdarno un asssegno da sei milioni a stagione per portarlo ad allenare in Francia al posto di Jardim. Senza dimenticare le sirene turche, con il Galatasaray che sarebbe disposto a fare ponti d’oro a Sarri per portarlo in Turchia. Il tecnico azzurro per ora resta concentrato solo sul Napoli e sulla caccia allo scudetto, ma i giorni passano e i tifosi aspettano con preoccupazione l’incontro del tecnico con il presidente De Laurentiis per un faccia a faccia sincero e chiarificatore. Per ora il patron azzurro e’ negli Usa ma al ritorno da Los Angeles si ricomincera’ a sfogliare la margherita. Il nodo e’ l’ingaggio: Sarri vorrebbe un aumento dell’attuale stipendio da 2,5 milioni di euro, con i suoi agenti che puntano a quota 4 milioni compresi bonus. De Laurentiis per ora nicchia come ha dimostrato due settimane fa affermando: “Bisogna capire se i nostri compagni di viaggio amano il rischio quanto lo amo io”. Sarri puo’ liberarsi in qualsiasi momento grazie alla clausola rescissoria da 8 milioni di euro, che i magnati russi probabilmente pagherebbero per prendere il tecnico del calcio champagne alla napoletana.

Baby gang di Ponticelli fermata armata a San Giorgio

Nelle scorse ore i poliziotti del commissariato di San Giorgio a Cremano, diretti dal vicequestore Toscano, hanno fermato in via Manzoni una banda di quattro ragazzini in auto, una Peugeot 206. Provenivano dalla vicina Ponticelli.I quattro sono stati controllati, visto che il loro atteggiamento aveva insospettito gli agenti. Uno di loro era in possesso di un coltello di 22 cm. L’arma è stata sequestrata e il giovane denunciato per possesso di arma. Il ragazzo ha compiuto 18 anni da due mesi. Il giovane ha precedenti per rapina. Reati che si sono consumati tra San Giorgio a Cremano e Napoli. Gli altri tre hanno un’età compresa tra i 16 e 18 anni. 

Il sindaco di San Giorgio, Giogio Zinno, ha espresso il suo apprezzamento alle forze dell’ordine attraverso la sua pagina ufficiale facebook: “Quello delle scorse ore è l’ultimo risultato dei controlli che le Forze dell’Ordine stanno effettuando sul nostro territorio, con pattugliamenti e presidi anche notturni. Non abbiamo mai abbassato la guardia e non lo faremo.  Nei prossimi giorni anche la Polizia Municipale svolgerà ulteriori turni di controllo per potenziare ancora di più la sorveglianza in città.  San Giorgio a Cremano va tutelata e il messaggio che continueremo a dare con azioni come quella di ieri sera e quelle delle scorse settimane, è che i delinquenti qui non hanno vita facile. E’ meglio per loro che non provino a prendere la nostra città e i nostri cittadini come bersaglio perchè verranno fermati e arrestati. Naturalmente ringrazio tutte le Forze dell’Ordine per il lavoro che svolgono, facendoci sentire più sicuri e protetti”.

 

Parla il papà di Nico Marra: ”Tutto questo non ha senso”

Sono passati dieci giorni dalla morte di Nicola Marra. Una giovane vita andata via che ha lasciato un vuoto incredibile nei suoi amici ma soprattutto nei suoi familiari. Il padre Antonio non riesce a farsene una ragione, a capire e non riesce a credere quanto hanno visto i suoi occhi quel lunedì mattina: giovani stesi sulle panchine, qualcuno per terra, qualcuno vomitare. Antonio da padre non riesce a comprendere il motivo per il quale i giovani d’oggi per divertirsi debbano superare ogni limite. «Li ho visti accasciati sulle panchine, a terra. Li ho visti sorreggersi l’un l’altro e cadere, li ho visti aggrapparsi, li ho visti vomitare. Non era il ritorno da una discoteca, era una mattanza. Ma che mondo è questo se per passare una serata ci si riduce così?» – così come riportato dai colleghi del Corriere della Sera. Tutto quello che successo non ha senso, non ha spiegazione per Antonio che conosceva suo figlio meglio di tutti, tutti che descrivevano Nico come un ragazzo tranquillo, solare, studente modello. Frequentava, infatti, la facoltà di Giurisprudenza con profitto.
«È questo che mi tormenta – dice – Nico a casa non beveva, Nico studiava, faceva sport, viaggiava, aveva gli amici, la fidanzata. E sicuramente sono così anche quei ragazzi che ho visto mentre lo cercavo. Non sono ragazzi difficili, sono ragazzi normali per sei giorni alla settimana, e poi in una sola notte ribaltano tutto. Dedicano se stessi solo allo sballo, bevono come fossero uomini persi. Non so cosa cerchino, non riesco a capirlo e invece vorrei tanto esserne capace. Un padre può essere preoccupato se suo figlio si ammala, se non va bene a scuola, ma non può avere il terrore che suo figlio vada a ballare, non può passare quelle notti nell’angoscia di non vederlo più tornare. Non ha senso tutto questo». Papà Antonio ha affidato il suo sfogo al suo profilo Facebook, scrivendo un lungo messaggio. “Nico è solo stato un estratto a sorte di quella maledetta domenica, come ce ne sono stati tanti e come purtroppo tanti, molti, ce ne saranno ancora. Mio figlio era un ragazzo pazzesco, con un cuore e una mente enorme, con una vita a disposizione ma che gli andava stretta per le tantissime cose che programmava e del quale era il primo realizzatore. La sua giornata non era formata da 24 ore, ma era indefinita, infinita. Il giorno e la notte erano solo un susseguirsi di eventi temporali nei quali cercava a malapena di adattarsi, tanto era preso dagli amici, dallo sport, dal divertimento, dallo studio, dalla famiglia e da tutti coloro che vedevano in lui un riferimento in tutto, forse in troppe cose. La vita voleva viverla, dominarla, controllarla, possederla. Adesso non c’è più, e sto a chiedermi il perché con una domanda che non avrà mai risposte o forse tante. L’ho cercato dappertutto in quelle maledette ore, ma in cuor nostro sapevamo che non l’avremmo mai più rivisto. Avvertiva dei suoi ritardi. Sempre. Ho passato l’intera giornata e anche la notte seguente alla scomparsa di Nico girovagando, da anima dannata, per le stradine di Positano, nell’assurda speranza di incontrarlo, magari smemorato o stordito, ma di stringerlo e portarmelo a casa. E ho assistito a scene che mai avrei immaginato. È una mattanza impunita ciò che si verifica all’uscita dei locali notturni dove tutti, e dico “tutti” i nostri ragazzi si riversano. Sembrava un campo di battaglia con decine di ragazzi e ragazze che vagavano semincoscienti, vestiti a malapena con camicie sudate e abiti leggeri nel freddo della tarda notte, chiazze di vomito dappertutto. E si accasciavano esanimi su panchine, gradini, a terra. In un’atmosfera di irreale consuetudine. Maledetto e spaventoso alcol! Ma perché tutto questo…? Nico ha voluto inconsapevolmente, casualmente ma purtroppo tragicamente manifestare che si è arrivati a un punto di non ritorno. E adesso sto a piangerlo con un dolore che mi fa morire giorno dopo giorno, ma che mi fa rabbia e costringe ad urlare che non può e non deve succedere. Abbracciate i vostri figli, coccolateli, fate loro leggere queste parole, la vita è preziosissima, non può essere ceduta in cambio di uno sballo. Il ritorno a casa dopo il divertimento deve essere qualcosa di normale e scontato. Non si può pregare e sperare ogni volta nel miracolo ordinario di rivedere il proprio figlio riposare, al sicuro, nel proprio letto. A me non è più consentito… Ciao Nico, a presto. Papà ti ama”.

I dipendenti di Villa del Sole a Napoli: “La clinica è finita all’asta, il nostro futuro è incerto”

Napoli. Un appello a non dimenticare la vicenda Villa del Sole, quello dei dieci dipendenti che dopo la vendita all’asta della struttura di via Manzoni a Napoli, vede il proprio futuro senza prospettive lavorative. Il rappresentante dei lavoratori della casa di cura, Ciro Giordano, ha scritto una breve e accorata lettera per tenere alta l’attenzione su una vicenda che ormai si trascina da anni. “Purtroppo la clinica è finita all’asta ed il futuro di circa 10 dipendenti è incerto poiché c’è il rischio che come già successo in passato con la clinica Villa dei Gerani, chi ha acquistato l’intero immobile, oggi ha intenzione di non proseguire con l’attività sanitaria ma si tratta di una nota Università Telematica che tutt’oggi non ha richiesto un incontro con noi dipendenti per decidere le nostre sorti – scrive Giordano -. Stiamo pagando colpe non nostre, mentre chi invece dovrebbe fare i conti con la propria coscienza cioè la vecchia proprietà, che ha inscenato dal lontano 2010 un calo di lavoro dovuto alla crisi, continuando a lavorare a pieno regime senza pagare gli stipendi e sopratutto licenziando parte del personale, tutt’oggi vive nella totale indifferenza della vicenda, come se l’argomento non gli toccasse, dando la colpa ai dipendenti che hanno pignorato il conto corrente della società, nonostante non venivano pagati da circa 6 mensilità”. Il rappresentante dei lavoratori lancia un appello quindi, chiedendo aiuto per accendere nuovamente i riflettori sulla vicenda che coinvolge dieci famiglie. 

‘El Romancero de Lazarillo’ all’AvaNposto Numero Zero, sabato 14 aprile

L’AvaNposto Numero Zero ospita sabato 14 aprile, alle ore 21.00, un nuovo esperimento teatrale frutto di un lavoro di ricerca di tre anni. Si tratta de “El Romancero de Lazarillo”, una produzione della Cooperativa En Kai Pan, in collaborazione con l’Associazione Teatrale Aisthesis, che ha curato anche il disegno luci. Regista e attore in scena, Luca Gatta. Le musiche sono di Antonello Paliotti; le maschere di Riccardo Ruggiano e Antonio Fava mentre o costumi di Fabiana Amato. Le scene di Stefano Sorrentino e Bianca Pacilio; la drammaturgia di Stefania Bruno. e assistente alla regia, Tiziana Sellato. Muove i passi dal “Lazarillo de Tormes” il primo, divertentissimo romanzo della tradizione occidentale moderna, il quale sebbene incompiuto e pur conservando ancora echi della cultura medievale, possiede una forma ormai proiettata nel futuro. Racconta le vicende dello sfortunato servo Lazaro, che vagabonda per la Spagna offrendo i suoi servizi a padroni sempre più improbabili. Lazarillo è uno zanni, una maschera della commedia dell’arte, che sta per svelarsi e diventare un eroe borghese, ma prima ha bisogno di raccontare la propria storia. Per questa ragione si è deciso di non fare un vero e proprio adattamento del testo alla forma drammatica, ma di mantenerne la matrice narrativa, traducendolo in ottave per evocare l’affabulazione dei cantastorie cinquecenteschi. La recitazione è affidata ad un unico attore, un giullare-raccontastorie istrione e trasformista, dagli attributi quasi demoniaci che con la sua voce di bambino incarna il punto di vista del protagonista e l’espressione del suo bisogno di raccontarsi, al confine tra la coscienza e la percezione, che agisce secondo quelli che il drammaturgo Leo de Berardinis definisce “trascinamenti”, un sistema di scatole cinesi in cui i personaggi sono inseriti gli uni negli altri, generandosi a vicenda, attraverso una serie di continui camuffamenti e mascheramenti, che avvengono sotto gli occhi del pubblico. Uno spettacolo di Commedia dell’Arte dai richiami orientali, ispirati al teatro Topeng di Bali nel quale, come nella migliore tradizione del romanzo moderno, la voce principale sarà surclassata dalla miriade di voci dei personaggi che Lazarillo incontra, capitani di ventura, venditori d’indulgenze, mendicanti che di volta in volta lo possiederanno e lo lasceranno cambiato e in un certo senso sopravvissuto. L’identità del protagonista risulterà, dunque essere una stratificazione di tutti i personaggi rappresentati. Lontano dall’essere una rievocazione di codici e atmosfere del passato, è uno spettacolo profondamente contemporaneo, con una scrittura in cui si avverto gli echi di Barrault, Bene e soprattutto Grotowski. Perché, in fondo il passato è un’invenzione del presente.
L’ingresso è riservato ai soci e il contributo associativo è di dodici euro.
Per ulteriori informazioni: 366 11 49 276, botteghino@avanpostonumerozero.it
Napoli, Via Sedile di Porto 55 (Corso Umberto-Via Mezzocannone)

Mugnano, sciopero dei dipendenti della teknoservice, giovedì tavolo tecnico al Comune

In merito ai disservizi sul fronte della raccolta differenziata dovuti allo sciopero dei dipendenti della Teknoservice, il sindaco Luigi Sarnataro chiarisce quanto segue:
“Solo nella giornata di oggi abbiamo ricevuto da parte dal sindacato della nettezza urbana, il Filas, la comunicazione ufficiale circa le motivazioni dello sciopero messo in atto negli ultimi due giorni. Apprendo con piacere, così come mi ero augurato, che le cause non sono dovute all’istituzione del badge, ma sono bensì relative alle condizioni in cui versa il cantiere.Si tratta di problematiche ataviche, che anche noi come Amministrazione abbiamo più volte segnalato alla ditta. Senza contare che ad oggi la Teknoservice deve ancora garantire l’efficienza di una serie di servizi, come lo spazzamento costante delle arterie, previsti dal capitolato d’appalto. Proprio per far fronte alla situazione ho convocato per giovedì mattina un tavolo tecnico al Comune a cui parteciperà sia la società che il sindacato. In attesa di giovedì chiedo ai lavoratori un gesto di responsabilità, effettuando la raccolta così da non far rivivere alla città l’incubo dell’emergenza rifiuti. Capisco le loro legittime rimostranze e non dimentico che è anche grazie al loro lavoro se siamo riusciti ad aumentare la percentuale di raccolta differenziata di ben 10 punti in un anno. Ai cittadini chiedo un po’ di pazienza, stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per risolvere al più presto la situazione. Onde evitare ulteriori disagi, ho previsto per domani la sospensione del mercatino rionale di via Di Vittorio. Per quanto riguarda le parole di alcuni consiglieri di opposizione, ancora una volta mentono sapendo di mentire, attribuendomi pensieri e parole mai dette, e tentando di strumentalizzare la protesta”.

Omicidio Materazzo, Luca: “Parlerò con i pm di cose che sono state ignorate”

Napoli. “Parlerò con i pm ma in separata sede”: un annuncio quello di Luca Materazzo, accusato di aver ucciso il fratello Vittorio, che ha dato una svolta alla prima udienza del processo a suo carico davanti alla Corte d’Assise di Napoli. Materazzo che ha sempre respinto ogni accusa, ha sostenuto – rendendo dichiarazioni spontanee – di voler contribuire alla ricostruzione dei fatti con ‘cose’ di cui è a conoscenza ‘ignorate dai pubblici ministeri’. Rivelazioni che vorrebbe rendere in ‘separata sede’ così come ha annunciato stamane. Le dichiarazioni sono arrivate al termine della prima breve udienza del processo che vede Luca Materazzo imputato per aver ucciso con numerose coltellate il fratello, l’ingegnere Vittorio Materazzo il 28 novembre 2015. A voce bassa, Luca – che ha sempre respinto le accuse – ha esordito rammaricandosi del coinvolgimento nella vicenda di un imprenditore (”un padre di famiglia”) indagato per favoreggiamento per avergli dato ospitalità poco dopo il delitto, quando Luca non era ancora formalmente ricercato, per quanto tutti i sospetti fossero già indirizzati su di lui. Dalle sue dichiarazioni e’ legittimo immaginare che l’imputato voglia proporre agli inquirenti una pista alternativa. L’udienza si è aperta con la lettura del capo di imputazione da parte del presidente della Corte, Giuseppe Provitera: omicidio aggravato dell’aver compiuto il delitto ai danni di un familiare, e dalla premeditazioni. Due circostanze che, in un eventuale verdetto di condanna, potrebbero anche determinare il massimo della pena. Nel capo di accusa viene sottolineato che l’ingegnere – con il quale l’imputato era in conflitto per motivi economici – fu ammazzato con 40 coltellate inferte al torace, alle spalle, al volto e alla gola. Poi il presidente ha dato la parola ai pm Luisanna Figliolia e Francesca De Renzis, ai legali dell’imputato, gli avvocati Gaetano e Maria Luigia Inserra, e ai difensori della moglie della vittima e di tre sorelle che si sono costituite parte civile, gli avvocati Arturo e Errico Frojo e gli avvocati Gennaro Pecoraro e Simona Lai. La Corte ha accolto le liste dei testimoni indicate dalle parti e una serie di fonti di prova. Il confronto tra accusa e difesa sarà incentrato, sulla base delle richieste formulate dalle parti, anche sull’esito degli esami biologici sui reperti sequestrati. Si ritorna in aula il 9 maggio.

Cagnolina azzannata e uccisa da due pitbull nell’Avellinese

Azzannata da due pitbull che hanno scavalcato la recinzione di un’abitazione privata: a farne le spese la cagnolina meticcia del vicino, morta dissanguata a seguito delle gravi ferite riportate. È successo a Montoro, in provincia di Benevento, dove un passante che ha assistito alla scena ha allertato il 112. I carabinieri hanno trovato il padrone di Rosetta, visibilmente scosso, impietrito ad osservare la carcassa della sua amica a quattro zampe, brutalmente aggredita e dilaniata dalla maggiore forza dei due cani. Richiesti anche l’intervento del personale del Dipartimento di Prevenzione veterinario di Avellino. Per il possessore dei pitbull, entrambi sprovvisti di microchip, oltre alla contravvenzione amministrativa, è scattata la denuncia alla procura della Repubblica irpina per omessa custodia e malgoverno di animali. Entrambi i pitbull sono stati sequestrati e affidati al canile municipale per il previsto periodo di osservazione di 10 giorni, trascorso il quale il proprietario potrà ritirarli dopo aver realizzato un’idonea struttura per detenerli.

FACEBOOK Come controllare se il nostro account è stato utilizzato da Cambridge Analytica

Mentre Mark Zuckerberg sta riferendo al Congresso USA di quanto è successo nelle scorse settimane con la “nota” app del quiz psicologico di Cambridge Analytica “This Is Your Digital Life” che ha utilizzato i dati degli utenti impropriamente , Facebook sta inviando a tutti gli utenti alcune notifiche per informare e sensibilizzare su come funziona la raccolta dei dati con le app di terze parti ogni qual volta utilizziamo un app su Facebook ( per esempio i quiz , giochi e altro ) .

Inoltre nelle notifiche è presente anche un link per verificare se i dati del nostro account sono stati usati proprio da Cambridge Analytica.

Come riportato sulla pagina ufficiale di Facebook: 

Di recente, abbiamo fornito informazioni su un possibile uso improprio dei tuoi dati su Facebook da parte di app e siti web. Abbiamo anche condiviso le misure che stiamo prendendo per evitare il verificarsi di eventi del genere in futuro.
Leggi di seguito per sapere se le tue informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica tramite l’app “This Is Your Digital Life”.

Quindi basta  Cliccare  QUI per verificare se i dati del tuo account su Facebook sono stati utlizzati impropiamente