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Esplode appartamento a Crotone, 2 morti e 4 feriti

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Un boato e le pareti di un appartamento che si sbriciolano travolte dall’onda d’urto uccidendo due persone e ferendone altre quattro, tra le quali tre bambine di 4, 7 e 10 anni, la piu’ piccola delle quali portata in ospedale a Bari per le gravi ustioni riportate. E’ quanto accaduto nella tarda serata in un appartamento popolare nel quartiere Lampanaro di Crotone. Subito e’ scattata la macchina dei soccorsi con l’intervento dei vigili del fuoco e delle ambulanze del 118, ma per Rita Murgeri, di 55 anni – il cui cadavere e’ in fase di recupero – ed il compagno Saverio Romano, di 43, non c’era piu’ niente da fare. Ferite anche le nipotine della coppia. La piu’ piccola e’ stata trovata sotto una porta con gravi ustioni alla testa. Per lei e’ stato disposto il trasferimento immediato in eliambulanza in un centro specializzato di Bari. Ferite lievemente, invece, le sorelline, trasportate nell’ospedale di Crotone insieme alla madre, anche lei ferita in modo non grave. Illeso, invece, il padre delle bambine. Sul posto sono intervenuti il questore di Crotone Claudio Sanfilippo e il pm di turno alla procura della Repubblica Alessandro Riello. Carabinieri e polizia hanno subito avviato le indagini per accertare le cause dello scoppio insieme ai tecnici dei vigili del fuoco. Da un primo esame sembrerebbe che non si sia trattato di una fuga di gas. Fortunatamente il palazzo ha retto all’esplosione anche se la staticita’ dell’edificio dovra’ essere valutata. Anche perche’ a crollare sono state le pareti interne dell’appartamento, posto al terzo piano, il penultimo, dell’edificio. Solo dopo che vigili del fuoco e tecnici della polizia scientifica avranno completato i rilievi, gli investigatori potranno farsi un’idea di quello che e’ successo.

Castellammare al voto: tre candidati sindaco ma ‘paletti’ per De Angelis

Castellammare, Elezioni. Sono tre i candidati sindaci pervenuti fin ora. Andrea Di Martino, Francesco Nappi, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle da ormai più di un mese, e Massimo De Angelis sono i primi tre nomi pervenuti per l’assalto alla fascia tricolore della città delle acque. E’ questo il riassunto dell’inizio frenetico di settimana in salsa stabiese.  Anche se nella tarda serata di ieri è arrivato proprio su quest’ultimo lo stop di”Stabia In Progress” che ha fatto sapere di non essere d’accordo ” alla grande ammucchiata”. La lista riconducibile a Gianfranco Piccirillo e all’ex assessore Antonio Sanges fissa i paletti alla grande coalizione che vede come candidato sindaco Massimo De Angelis. Paletti che, al contrario delle ultime indiscrezioni, non chiuderebbero le porte al candidato espresso dal Partito Democratico e al drappello di civiche che hanno aderito al progetto attorno al nome dell’ex assessore provinciale. La condizione unica è che la coalizione non si apra al centro destra e quindi a Forza Italia e Gaetano Cimmino, pena l’abbandono del tavolo da parte di Stabia in Progress che è pronta a lanciarsi tra le braccia di Andrea Di Martino. De Angelis quindi è posto di fronte al dilemma di scegliere tra la perdita di una lista con quella dell’intero centrodestra. Gaetano Cimmino, di contro, è pronto a raccogliere la sfida e rilanciarsi come candidato del centrodestra stabiese unito contro proprio il centrosinistra di De Angelis e il grandecentro di Andrea Di Martino oltre al Movimento 5 Stelle di Francesco Nappi. Le ultime ore saranno decisive per sciogliere quest’ultimo nodo venuto al pettine. L’assalto a Palazzo Farnese prosegue. Apre le danze Andrea Di Martino in mattinata annunciando la chiusura dell’accordo con le liste di centro: Progetto Stabia, Castellammare Bene Comune, Partito della Città, Stabia al Centro, Stabia Giovani, Essere Stabia, Primavera Stabia, Stabia Cambia e Percorso Civico convergono sulla candidatura a sindaco dell’ex vice di Pannullo dando vita così alla corazzata di centro pronta alla sfida per la conquista di Palazzo Farnese. Una trattativa estenuante, quella delle anime di centro, che alla fine trova la quadra e compatta si presenta alla tornata elettorale. Risponde nelle prime ore del pomeriggio il centrosinistra col PD che trova l’accordo attorno al nome di Massimo De Angelis avviando la “grande ammucchiata” per contrastare il movimento 5 stelle dato per favorito alle prossime elezioni. Un vero e proprio colpo di scena all’indomani del fallimento delle riunioni convocate da Nicola Corrado nella sede del partito di Corso Vittorio Emanuele. Da Napoli arriva infatti il via libera alla strada indicata dal segretari cittadino Nicola Corrado, il tutto per non spaccare il partito ed evitare una clamorosa non presentazione del simbolo alle prossime elezioni e dare così copertura politica all’inciucio trasversale che potrebbe unire destra e sinistra. Restano però diversi nodi da sciogliere a cominciare dalla presa di posizione che saranno chiamati a prendere il sindaco sfiduciato Tony Pannullo e la pattuglia a lui fedelissima, tra cui l’ex capogruppo in consiglio comunale Francesco Iovino, che fino a ieri erano pronti a dare battaglia a Corrado e co. Altro nodo da sciogliere la discesa in campo di Gaetano Cimmino, dato per leader di centrodestra ma ora preso alla sprovvista dal clamoroso cambio di scena. Ma i primi mal di pancia cominciano a venir fuori: Stabia in Progress avvia le trattative con il centro e Di Martino, abbandonando di fatti il tavolo instaurato con De Angelis. Così come Liberi e Uguali che, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe pronto a correre da solo contro l’alleanza trasversale PD-Forza Italia che avrebbe creato malumori anche con lista di Campania Libera pronta ad abbandonare il Pd e Massimo De Angelis. Le ultime ore, prima della data ultima del 12 maggio per la presentazione delle liste, saranno decisive per gli ultimi collocamenti. L’assalto a Palazzo Farnese è ormai iniziato.

20enne scompare da Portici, partono le ricerche. Il padre: ”Aiutatemi”

Portici. E’ scomparsa già da quasi 24 ore la ventenne Melania Grazioli. La ragazza ha 20 anni ed è scomparsa da Portici. Il padre, Pino Grazioli, ha lanciato un appello affidandosi ai social: Aiutatemi a trovare mia figlia». Secondo le prime informazioni Melania è scomparsa da Portici ieri mattina intorno alle 9 e da quel momento non si sono avute più notizie. Al momento della scomparsa indossava una maglietta blu e dei pantaloni neri.È stata sporta regolare denuncia ai carabinieri di Portici. Chiunque dovesse avvistarla può chiamare alle forze dell’ordine o ai familiari al numero 3512146806.

Scoperta banda di cybercriminali: truffavano le persone con false pec

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I carabinieri del Comando di Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP su richiesta della Procura guidata da Maurizio De Lucia, a carico di 5 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. Contestualmente alla misura cautelare personale sono stati sequestrati agli indagati 31 tra conti correnti e depositi bancari per oltre un milione e 200 mila euro. Il provvedimento nasce da un’inchiesta avviata nel febbraio 2018 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri in collaborazione col Ros che ha svelato un’organizzazione di cyber criminali, con base nella fascia ionica reggina e attiva sull’intero territorio nazionale, specializzata nel rubare, online, ingenti somme di denaro da diverse centinaia di conti correnti bancari. Gli indagati erano in grado di modificare, sui principali siti web istituzionali (Telemaco Infocamere, www.inipec.gov.it, www.registroimprese.it, etc..), gli indirizzi di posta elettronica certificata (p.e.c.) di alcuni tra i piu’ noti istituti di credito nazionali ed esteri, sostituendoli con quelli di analoghe caselle di posta certificata, denominate in modo del tutto simile alle originali, appositamente attivate su provider specializzati e intestate a soggetti ignari o inesistenti. Grazie a questo espediente i pirati informatici riuscivano, da un lato, ad interporsi tra i titolari dei conti correnti ‘online’ e i rispettivi istituti – secondo una modalita’ di attacco cibernetico nota come M.I.T.M. (man in the middle) – e, dall’altro, ad entrare in possesso delle credenziali di accesso ai rapporti finanziari, utilizzando le quali disponevano una sequenza di operazioni “home-banking” in favore di ulteriori conti bancari, intestati a ignare vittime di furto d’identita’, ma gestiti dagli stessi pirati informatici. I truffatori dunque ricevevano la mail del cliente che credeva di contattare la propria banca per rappresentare le proprie necessita’ (ad esempio chiusura o apertura di conti correnti ovvero successioni mortis causa) e, una volta stabilito il contatto, ottenevano la fiducia delle vittime e le inducevano a fornire le credenziali di accesso ed i codici operativi dei conti che utilizzavano per sottrarre il denaro. Le somme rubate venivano riciclate attraverso una sequenza di bonifici effettuati su una serie di conti correnti, aperti fraudolentemente e, in taluni casi, intestati alle stesse ignare vittime. Se le disponibilita’ presenti sui conti correnti di cui si appropriavano erano scarse, la banda provvedeva all’azzeramento del saldo del conto attraverso acquisti di merci su siti di e-commerce, facendosi poi recapitare i beni presso indirizzi di comodo nei comuni di residenza. Inoltre, al fine di rendere piu’ credibile la truffa, i malfattori avevano creato anche profili facebook intestati alle identita’ fraudolente e, per renderle piu’ credibili, avevano inserito foto, curriculum e falsi loghi per spacciarsi per impiegati degli istituto di credito. 

Traffico di droga sull’asse Napoli-L’ Aquila: numerosi arresti

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Dalle prime ore di questa mattina, nelle province dell’Aquila e di Napoli, i Carabinieri del Comando Provinciale di L’Aquila stanno dando esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di diverse persone accusate di associazione finalizzata alla coltivazione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di L’Aquila e richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo. I dettagli dell’inchiesta saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avra’ luogo alle 11.00 al Comando Provinciale Carabinieri di L’Aquila.

Camorra a Pianura: 2 ergastoli e quasi 250 anni di carcere. TUTTE LE CONDANNE

Una mazzata senza precedenti per la camorra di Pianura: due ergastoli e quasi due secoli e mezzo di carcere per gli altri ventuno imputati dei clan Pesce-Marfella-Foglia e i “nemici” Mele seppur parenti dei primi protagonisti di una cruenta faida di camorra che ha insanguinato le strade di Pianura e dintorni negli ultimi dieci anni. Fine pena mai: così come richiesta dai pm della Dda di Napoli,  Francesco De Falco, e Celeste Carrano, per i due killer Savatore Marfella, figlio del boss Giuseppe, e per Giuseppe Foglia. Sono entrambi accusati  e dell’omicidio di Luigi Aversano detto o’ musichiere, un cinquantenne ritenuto vicino al clan Mele assassinato il 7 agosto del 2013. Nei confronti dei due hanno pesato le dichiarazioni dell’ex boss pentito Pasquale Pesce e’bianchina. E prima ancora quelle di Diego Basso il detenuto suicida lo scorso anno i cui racconti seppur nel breve periodo della sua collaborazione hanno consentito fare luce sull’omicidio di Luigi Aversano. E poi ancora Antonio Ricciardi, Luigi Pesce detto ‘Gigino o’ milanese”, nipote del capoclan Marfella Giuseppe ( è figlio del fratello della moglie del boss), Raffaele Bavero, anch’egli deceduto, Giovanni Romano,  figlio di Pesce Giuseppina (moglie del capoclan Marfella Giuseppe) . Ma pochi mesi dopo il blitz si sono pentiti uno dietro l’altro 4 “calibri da novanta” dei due clan ovvero il boss Pasquale Pesce “e Bianchina” e poi Raffaele Dello Iacono “Toc toc” e i rivali Salvatore Romano detto “Muollo muollo” e Antonio Vanacore, che hanno dato ulteriori contributi alle indagini e le cui dichiarazioni sono oggetto di altre inchieste.

Agli altri imputati sono contestate, a vario titolo, accuse di associazione camorristica, droga, estorsioni, armi. La pena più severa è per Giuseppe Marfella (20 anni di carcere). L’elenco prosegue con i 18 anni di reclusione decisi per Mario Marfella e 18 anni sono stati decisi per Salvatore Mele e 16 anni per Giuseppe Mele, esponenti del clan contrapposto a quello dei Marfella. Per il resto il dispositivo della sentenza è un lungo elenco di nomi e condanne: Giovanni Bellofiore (8 anni), Emanuele Bracale (10 anni), ALfonso Bruno (8 anni), Lorenzo Carillo (18 anni di reclusione, per lui era stato chiesto l’ergastolo in quanto partecipe all’omicidio di Luigi Aversano), Francesco Ceci (6 anni e 8 mesi), Rosario D’Angelo (8 anni), Raffaele Dello Iacono (6 anni), Antonio Discetti (10 anni), Alfredo Foglia (15 anni di reclusione), Vincenzo Foglia (14 anni), Salvatore Luongo (14 anni e 8 mesi di reclusione), Rita Pepe (3 anni e 4 mesi), Eugenio Pesce (4 anni e 5 mesi), stessa pena per Pasquale Pesce del ’68, mentre 15 anni e 4 mesi sono stati decisi per Pasquale Pesce classe 1975, Antonio Ricciardi (6 anni), Enzo Romano (9 anni e 4 mesi). Assolto e scracerato Salvatore Schiano.

 

Favori al boss: resta in carcere il brigadiere Lazzaro Cioffi

 Resta in carcere il brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi detto Marcolino, coinvolto in una inchiesta su un narcotraffico che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di oltre cinquanta misure cautelari. Lo ha deciso stasera il Tribunale del Riesame che ha accolto le richieste del pm della Dda di Napoli Mariella Di Mauro. Cioffi, in servizio a Castello di Cisterna , e’ accusato di partecipazione alla associazione per delinquere per aver rivelato notizie su indagini e per i suoi rapporti con un boss del narcotraffico. Il brigadiere finito in carcere con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione di narcotrafficanti con a capo Pasquale Fucito, il marziano, del Parco Verde di Caivano che riforniva oltre 40 piazze di spaccio con la sua cocaina importata direttamente attraverso l’Olanda. Marcolino Cioffi, difeso dal’avvocato Bruno Cervone, è stato interrogato dal Gip Francesca Ferri, deve rispondere di accuse gravissime, alcune delle quali sono costate anche gli arresti domiciliari alla moglie Emilia D’Albenzio. Nel lungo interrogatorio di ieri mattina, Cioffi si è difeso sostenendo di non essere uno stipendiato del clan come emerge dalle indagini e dalle accuse di Andrea Lollo e Nunzio Montesano i due collaboratori di giustizia che hanno parlato dei rapporti tra il brigadiere, in servizio a Castello di Cisterna, e Fucito. A quanto si e’ appreso, si sarebbe congedato prima dell’udienza davanti al Riesame. La procura ha oggi depositato nuovi atti di indagine, tra cui anche la documentazione relativa all’acquisto di un’auto da 80mila euro acquistata anni fa dalla figlia all’epoca ventenne. 

Napoli, don Vincenzo Esposito, un pezzo di storia del rione Sanità parla di Totò e canta Malafemma. IL VIDEO

Napoli. Parla di Totò, della storia di “Malafemmena” e la canta pure nonostante i suoi 86 anni. Siamo parlando di don Vincenzo Esposito,  uno dei pezzi di storia del rione Sanità, nativo di vico Maresca, figlio di Vittorio Esposito uno dei primi gestori di sale cinematografiche a Napoli all’inizio del secolo scorso. “Mio papà gestiva il cinema Marconi-ci racconta- in via Foria. Erano gli anni Venti, esisteva solo il cinema muto. Nella sala di mio padre al mattino si proiettavano i film e al pomeriggio e la sera la sala diventava un palcoscenico dove si esibivano i cantanti e si faceva spettacoli del Varietà. la mia famiglia è molto legata a Totò, mio fratello Pasquale, il tarallaro del rione Sanità, è stato suo grande amico…”. Vincenzo Esposito potrebbe parlare per ore di Totò e della sua famiglia. Nel video che segue realizzato da Luigi Guerra titolare del Gran Caffè Principe di Napoli alla Galleria Vincenzo Esposito parla di Totò e si esibisce un una interpretazione di Malafemma da standing ovation visto che stiamo parlando di un signore di 86 anni. Buona visione  e buon ascolto…

(nella foto la casa dove è nato Totò in via Santa Maria Antesecula e nel riquadro don Vincenzo Esposito)

Da Casal di Principe parte l’allarme roghi negli impianti di trattamento dei rifiuti

Dopo l’incendio della Eco X di Pomezia – ottomila e cinquecento tonnellate di immondizia di incerta natura andate alle fiamme – l’allarme dei roghi negli impianti di trattamento dei rifiuti in Italia riparte da Casal di Principe.
In un bene confiscato alla camorra, Casa don Diana, il Consorzio Polieco ha disegnato la mappa di un’emergenza nazionale che già conta numeri impressionanti: circa trecento incendi negli ultimi tre anni e, nei prossimi mesi, la situazione potrebbe diventare ancora più preoccupante.
Nel corso della conferenza stampa, tenutasi nella giornata di oggi, a Casal di Principe la direttrice del Polieco, Claudia Salvestrini ha parlato di “una matrice sistemica”.
“E’ da questa terra che è partito il grido di aiuto per non soccombere ai fuochi dell’inquinamento ambientale e da qui è necessario ripartire per aprire gli occhi su una Terra dei Fuochi che coinvolge il Veneto, la Lombardia, la Toscana e non solo. Purtroppo resta un vuoto nei controlli e, quando arrivano gli incendi e l’intervento della magistratura, è già troppo tardi. E’ necessario più rigore nel rilascio delle autorizzazioni e le stesse fideussioni, che spesso si sono rivelate false, devono essere oggetto di maggiore attenzione”. Una possibile interpretazione del fenomeno è da ricondursi, secondo quanto emerso dall’incontro, da una raccolta differenziata sempre più orientata alla quantità che alla qualità, con il risultato che più si raccoglie più aumenta la possibilità dei roghi. Le diverse tipologie di materiali contemplati alla voce imballaggi rendono, infatti, sempre più difficile la selezione e l’avvio effettivo al riciclo e così di conseguenza i cumuli nelle piattaforme dei rifiuti aumentano a dismisura.
“Il problema degli impianti in fiamme – ha aggiunto a tal proposito il presidente Polieco Enrico Bobbio – è una piaga che si allarga in tutta Italia e che riguarda soprattutto quelle aree note per aver raggiunto risultati eccellenti nella gestione dei rifiuti”.
Per Gianfranco Amendola, già Procuratore della Repubblica di Civitavecchia e docente di Diritto penale dell’ambiente presso l’Università  La Sapienza di Roma, bisogna introdurre il reato di combustione dei rifiuti anche quando questi si trovano negli impianti di trattamento e non solo per i rifiuti depositati in maniera incontrollata. Così facendo si introdurrebbe un deterrente importante per coloro che bruciano sapendo di non essere puniti. Amendola propone di creare un tavolo di coordinamento per i controlli preventivi fra Asl, Arpa, Vigili del Fuoco. “Purtroppo, pur non volendo essere pessimisti, il sistema sanzionatorio resta al momento l’ unica modalità di dissuasione,  visto che dobbiamo fare i conti con la carenza e l’inefficacia dei controlli preventivi, anche a causa di risorse ridotte”, ha sostenuto  Alessandro Milita, procuratore aggiunto presso il Tribunale della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e pm del processo Resit.
Il tema ambiente è essenziale per la salute dei cittadini e questo deve essere compreso senza altro indugiare. Gli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti, per i quali a volte le autorizzazioni vengono rilasciate fin troppo facilmente, non sono atti casuali ma atti di terrorismo che attentano alla salute e alla tranquillità dei cittadini, perché è impossibile non ammettere per esempio, che a Taranto c’è stato un aumento dei tumori a causa dei danni ambientali legati all’Ilva”, ha commentato Roberto Rossi, magistrato della Dda di Bari.
Il consorzio Polieco ha da tempo tracciato l’immagine di un sistema di gestione dei rifiuti scevro da controlli e azioni preventive tese ad evitare danni all’ambiente e alla salute. Da un’analisi attenta emerge che spesso ogni incendio è collegato a realtà del settore che hanno subito o un’ispezione o un sequestro o un altro evento di combustione dei rifiuti.
Desta preoccupazione poi che a gestire gli impianti oggetto di incendio, in alcuni casi, siano soggetti già implicati in inchieste giudiziarie sul traffico illecito dei rifiuti nazionale e transfrontaliero.
Alla conferenza stampa sono intervenuti pure l’assessore Mirella Letizia del Comune di Casal di Principe, il sindaco di Teano Nicola Di Benedetto, Claudia Mannino, referente per le politiche del Mezzogiorno dei Verdi e già componente della VIII Commissione Ambiente, l’ex senatrice Laura Puppato (Pd), il deputato Antonio Del Monaco (M5s), la senatrice Paola Nugnes(M5s), Antonio Marfella presidente dei Medici per l’Ambiente della Campania ed il Comitato “No Ilside”.

Torre Annunziata, rubato lo scivolo dalla villa comunale: commissione al lavoro per il ripristino

Torre Annunziata. Furto nella villa comunale: rubato uno scivolo da una giostrina. L’episodio è stato segnalato dalla II Commissione Consiliare, presieduta da Mariagrazia Sannino, all’assessore alla Polizia municipale Gaetano Veltro, che ha disposto l’immediato intervento dei vigili urbani per mettere in sicurezza la giostrina. “Da tempo la II Commissione, con delega anche al turismo – afferma il presidente Sannino – ha avviato i lavori di discussione delle problematiche relative alla villa comunale quale luogo di aggregazione cittadina, sempre più spesso teatro di atti vandalici. Dal confronto è emersa la necessità di intensificare i controlli, anche a mezzo video, dell’area frequentata da tantissimi bambini. Per tale ragione – continua – abbiamo chiesto una relazione sullo stato di efficienza del sistema di videosorveglianza, relativo anche alle altre aree sensibili del territorio, chiedendo la massima priorità all’intervento di ripristino della giostrina, anche in virtù dell’impegno di spesa posto in bilancio. Gli assessori Gaetano Veltro e Sofia Donnarumma – conclude il consigliere – sono già a lavoro per individuare gli autori dell’atto vandalico e le possibili soluzioni”. La relazione della commissione è stata sottoscritta da tutti i suoi componenti, quattro della maggioranza – Giovannina Cirillo, Antonio Pallonetto, Giuseppe Raiola e Gerardo Salvi – e due dell’opposizione – Ciro Alfieri e Salvatore Solimeno-.

Napoli, l’inchiesta sul nuovo clan del Vomero tra tangenti al Cardarelli e stipendi alle famiglie dei detenuti

Estorsioni a ditte che svolgono lavori in appalto al Cardarelli, tangenti su una impresa di onoranze funebri, stipendi alle famiglie dei detenuti appartenenti al clan. E’ quanto emerge dalla informativa della squadra mobile di Napoli sulle attivita’ di clan camorristici del quartiere Vomero e in particolare sulla figura di Andrea Basile, che secondo gli inquirenti avrebbe raccolto l’ ”eredita”’, per quanto riguarda la gestione dei traffici illeciti, dei boss Cimmino e Caiazzo. L’informativa e’ stata depositata agli atti del Tribunale del Riesame nell’ambito dell’inchiesta sulla Sma, societa’ regionale per la tutela dell’ambiente, coordinata dai pm della Dda di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano. I presunti illeciti attribuiti alla organizzazione al cui vertice vi sarebbe Basile sono venuti alla luce grazie a una serie di intercettazioni ambientali effettuate con microspie collocate in abitazioni e autovetture di persone indagate. Le conversazioni, secondo quanto accertato dagli investigatori della squadra mobile, documentano il pagamento di tangenti, come quella versata dal titolare di una impresa di pompe funebri che consegna 3000 euro nelle mani della moglie del presunto boss (”qua sono tremila, come disse lui…”). Un’altra intercettazione, risalente al 21 settembre 2017, effettuata nell’abitazione di Basile svela il pagamento del pizzo (una tranche di 5000 euro rispetto a una somma pattuita di 30mila, da parte dell’emissario di una ditta che aveva ottenuto un appalto dall’ospedale Cardarelli). Secondo gli investigatori, tre tra esattori e intermediari sono dipendenti della Romeo Gestioni (uno in particolare e’ indicato come ”organico” del clan e ”rappresentante” di Basile). Va detto che l’indagine su Basile e’ scaturita proprio dall’inchiesta sugli appalti a ditte del gruppo dell’imprenditore Alfredo Romeo, condotta dai pm Woodcock e Carrano. Dalle indagini e’ emerso che il Basile, per evitare conflitti da clan, si era accordato col boss del territorio di provenienza della azienda sotto estorsione, con il quale pattuisce la spartizione delle tangenti. Un incontro tra i due boss sarebbe avvenuto proprio all’interno del Cardarelli. Altre intercettazioni si riferiscono agli incontri per il versamento dello ”stipendio” a familiari di esponenti del clan finiti in carcere.

Santi di periferia, Piero Pelù realizza a Napoli un progetto per i minori

Napoli. ‘Santi di periferia, l’impossibile non esiste’ è il progetto del cantante Piero Pelù per far interagire, attraverso la musica, ragazzi che provengono da diverse esperienze di vita. Il progetto è nato da un incontro nell’estate 2016 in Calabria tra l’ex leader dei Litfiba e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris e prende il nome dal titolo di un brano che Pelù ha scritto con i Litfiba, è realizzato in collaborazione con il Comune di Napoli, in particolare con gli assessorati ai Giovani e al Welfare, e con il Centro Giustizia minorile. Il progetto coinvolge 11 ragazzi di cui 6 provenienti dall’area penale e 5 dall’Istituto tecnico ‘Galiani’ di Napoli e si concluderà venerdì 11 maggio, giorno in cui sarà presentato al pubblico e alla città il prodotto musicale realizzato. “Mi piaceva realizzare questo progetto a Napoli, non che Firenze non abbia i suoi problemi, – ha spiegato Pelù – per tante ragioni. Napoli è un grande esempio di città moderna, con radici antiche, è meravigliosa, con tante contraddizioni fra cui la forte presenza di disagio soprattutto minorile ma gli occhi di questi ragazzi mostrano che hanno dentro un mondo fantastico e che forse sono stati costretti a costruirsi una corazza per difendersi e attaccare”. Il primo incontro con i ragazzi si è tenuto stamattina nello spazio di Piazza Forcella, nell’omonimo rione. “Le prime ore – ha raccontato il rocker – sono state difficili per tante ragioni, c’era una sorta di pudore da parte di tutti nel cercare di trovare un linguaggio comune ma i ragazzi devono sapere che con noi possono aprirsi e raccontare quello che non sempre raccontano quando si trovano in un mondo diverso dal loro”. Pudore che – come riferito – si è iniziato a sciogliere nel pranzo che Pelù ha successivamente tenuto con i ragazzi. Oltre a Piazza Forcella, altra location dei laboratori musicali sarà la sala d’incisione ‘Jamesession’ di Agnano messa a disposizione dal partner del progetto ‘Acustica on line’. Alla programmazione delle attività che si svolgeranno da oggi a venerdì, lavora da circa un anno e mezzo, un gruppo coordinato dal Comune di Napoli e costituito da Maria Gemmabella, direttore del Centro di Giustizia minorile, Carlo Morelli, direttore del Coro della Città di Napoli, Rosario D’Uonno, fondatore del Marano Ragazzi Spot Festival che con Pelù hanno ideato il percorso didattico e formativo. Maintutor dei laboratori sono gli artisti napoletani Claudia Magrè, Daniele Sanzone degli A67 e Nando Misuraca. I ragazzi che partecipano al progetto incontreranno l’Orchestra dei Quartieri Spagnoli e visiteranno la chiesa di San Potito che ospita gli spettacoli del Coro della Città di Napoli. “Quando anni fa decidemmo di portare i laboratori del San Carlo a Vigliena – ha affermato il sindaco de Magistris – molti ci dissero che i ragazzi delle periferie avevano bisogno di altro. Ora invece tutti li cercano e li vogliono e abbiamo dimostrato che la musica può far sprigionare la voglia di libertà di ragazzi che spesso sono rinchiusi in gabbie e catene. Ognuno di noi – ha aggiunto – deve essere cacciatore di talenti e soprattutto in chi ha sbagliato dobbiamo essere bravi a scovare il talento perchè la rivoluzione non passa solo dalla legalità ma anche dalla cultura”. Alla presentazione, tra gli altri, hanno partecipato gli assessori ai Giovani e al Welfare, rispettivamente, Alessandra Clemente e Roberta Gaeta, e il direttore del Coro della città di Napoli, Carlo Morelli

Castellamare di Stabia: il ripetitore sul Miramare preoccupa i cittadini. Ma quanto guadagna chi decide di installare un’antenna telefonica?

Le polemiche non si placano tra i cittadini contro l’istallazione di un’antenna per la telefonia Telecom al C.so Giuseppe Garibaldi sul tetto dell’hotel “Miramare Stabia”. Il dissentire nasce in primis per la preoccupazione sui rischi cagionati alla salute e poi per la mancanza di un avviso in merito alla collocazione da parte dell’ente comunale. A difesa degli stabiesi è sceso anche il candidato a Sindaco Francesco Nappi del Movimento 5 Stelle mentre l’avvocato Dario Raffone ha fatto richiesta di accesso agli atti per visionare se tutto è conforme ai parametri di legge. Interessante potrebbe rivelarsi la consulenza tecnica dell’Arpa, qualora fosse stata richiesta dall’ ASL per conoscere i valori dei campi elettrici presentati nel progetto se sono superiori o inferiori ai 6 Volt/metro fissati dalla legge quadro nazionale del 2001 (e decreti applicativi del 2003). Una disputa che vede sui piatti della bilancia da un lato i cittadini, preoccupati per i possibili danni biologici causati alla salute, tra i più comuni: cefalea, insonnia, disturbi psicosomatici, fino all’isorgenza di malattie tumorali in relazione all’emissione delle onde elettromagnetiche, e dall’altro l’affare. In un epoca dove su 51.000 mila intervistati in 32 paesi, l’82 % è proprietario di uno smartphone, l’89% lo controlla entro un’ora dal risveglio, l’81% prima di andare a dormire e il 52% di notte, le aziende telefoniche, per migliorare il servizio di copertura territoriale della ricezione satellitare, è alla continua ricerca di spazi per istallare i ripetitori. Terreno fecondo sono i condomini, lì dove la decisione viene presa sopratutto per abbattare i costi delle spese, le terrazze, i tetti, i terreni privati o comunali. Le società individuano le zone e sono disposte a sborsare affitti mensili fino a 2.500 euro. Il progresso tecnologico ha dato vita dunque a un nuovo business, ha generato nel contempo l’inquinamento elettromagnetico, ma non ha  “partorito” la cosa più importante…la tutela e la prevenzione per la salute dei cittadini. Tutti fanno tutto, imponendo scelte nel nome del Dio denaro. 

Mattarella: niente governo politico, c’è bisogno di un governo neutrale

Mattarella: “Nel corso delle settimane scorse ho svolto una verifica concreta e attenta di tutte le possibili soluzioni in un Parlamento contrassegnato da tre schieramenti ognuno senza maggioranza. Due di essi dovevano trovare un’intesa. Tentativi non riusciti per una serie di indisponibilità, confermate questa mattina. Nel corso dei colloqui di oggi ho chiesto se vi fossro altre possibilità. Non vi è alcuna possibilità di una maggioranza nata da un accordo politico. Esclusa la possibilità di un governo politoco di minoranza. Credo che sia più rispettoso che a portare alle elezioni sia un governo non di parte. Ringrazio comunque il premier del governo dimissionario Gentiloni. Quale che siano le decisioni che assumeranno i partiti, è doveroso dare vita a un governo. Continuo ad auspicare un governo con pienezza di funzioni, che permetta la Parlamento di svolgere le sue attività e di rappresntare pienamente l’Italia nelle decisioni da prendere in Europa. Dai partiti nei giorni addietro è venuta richiesta di altro tempo per raggiungere un’intesa. Ma nel frattempo, in mancanza di accordi, consentano che nasca un governo neutrale, di servizio. Laddove si formasse nei prossimi mesi una maggioranza, quel governo si dimetterebbe per far posto a un governo politico. Qualora non si formasse questa maggioranza, il governo neutrale si concluderà a dicembre, per poi andare al voto. L’altra ipotesi è un voto anticipato, ma si è sempre evitato di votare in estate. Si potrebbe fissare ilo voto in autunno, con la preoccupazione di non avere il tempo di elaborare e approvare la manovra finanziaria. Va considerato anche il rischio ulteriore della speculazione finanziaria sui mercati internazionali. E anche che, a legge elettorale invariata, si riproduca la stessa attuale situazione. Va tenuto anche in debito conto i tempi minimi per assicurare la partecipazione alle elezioni. Sarebbe la prima volta nella stoiria della Repubblica che una legislatura si conclude senza essere neanche avviata. Scelgano i partiti, in parlamento, tra queste soluzioni alternative. Un governo neutrale ma pienamente in carica fino al fine anno o nuove elezioni subito”.

Incendio a Città della Scienza, chiesta la conferma della condanna per l’ex custode

Napoli. Incendio a Città della Scienza: il procuratore generale chiede sei anni per l’ex custode Paolo Cammarota nel processo di Appello che si sta celebrando a Napoli. L’ex custode di Città della Scienza è stato accusato di essere il responsabile dell’incendio nel polo scientifico di Bagnoli, nella zona occidentale di Napoli, del 4 marzo del 2013 che distrusse un ampio settore della struttura e che era di natura dolosa per la presenza di 6 punti di innesco. La richiesta del procuratore generale è la conferma di quanto è stato inflitto in primo grado a Cammarota, emessa con il rito abbreviato dal gup Maria Aschettino il 2 dicembre di due anni fa. Cammarota risponde di incendio doloso e si è sempre professato innocente.

Scontro sulla Provinciale 71, muore una donna di Morcone: 3 feriti

Morcone. Scontro fatale lungo la Provinciale 71: muore una donna di 55 anni, tre i feriti. L’incidente è avvenuto in prossimità del bivio per Cuffiano. La donna era a bordo di una Nissan Micra che si è scontrata frontalmente con una Mercedes sulla quale viaggiavano una coppia con una bambina, coinvolta anche una Opel: tre persone sono rimaste ferite. Sul posto sono giunti i medici del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno estratto dalle lamiere della Micra il corpo della donna. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri giunti sul posto la Nissan con alla guida la donna deceduta, potrebbe aver colpito violentemente la Mercedes dove a bordo viaggiavano due adulti ed una bambina. Il sinistro ha coinvolto anche l’Opel ma il conducente è riuscito a frenare, per lui solo ferite lievi. Drammatiche le immagini che si sono presentate agli occhi dei vigili del Fuoco del distaccamento di Telese, i quali, appena giunti hanno estratto il corpo esanime della donna tra le lamiere della vettura. Sono ancora al vaglio le cause dell’incidente mortale. Sgomento nel paese di Morcone per la tragedia che ha scosso una intera comunità. La donna deceduta era madre di due ragazzi. 

IV edizione del Maggio d’Arte al Nuovo Teatro Sancrluccio. Musica e Teatro per un percorso ricco di emozioni

Anche quest’anno al Nuovo Teatro Sancarluccio si prevede un maggio all’insegna di atmosfere incantate in cui il teatro e la musica accompagneranno gli spettatori in un percorso culturale ricco di emozioni. Numerosi infatti gli spettacoli e gli eventi in programma per questa quarta edizione del Maggio d’Arte:
Si partirà giovedì 10 maggio, alle ore 21.00, con il concerto di Greta&The Wheels by Sonud Fly Night project; cui seguirà sabato 12(ore 21:00) e domenica 13 maggio (ore 18.00), sempre alle ore 21.00, lo spettacolo Arte d’identità di e con Gianfranco Butinar; venerdì 18 maggio invece, sempre alle ore 21.00, sarà il turno del cabarettista Antonio Riscetti che porterà in scena uno show dal titolo Osservazioni alla finestra, mentre sabato 19 maggio alle ore 21.00 sarà Eduardo Cocciardo, insieme ad Anna Monti e Salvio di Massa, ad esibirsi sul palco del Sancarluccio con lo spettacolo Io sono Claudia.
Chiuderà, questo ricco calendario d’eventi del Maggio d’Arte, il concerto delle EbbaneSis (Viviana Cangiano e Serena Pisa) che si terrà domenica 10 giugno alle ore 21.00.
Tra le novità di questa edizione del Maggio d’Arte, la collaborazione con l’Associazione culturale Noi per Napoli con la quale, mercoledì 2 giugno alle ore 11.00 (appuntamento davanti la stazione della metropolitana di piazza Amedeo), il teatro ha promosso una passeggiata tra il liberty e il bel canto per il borgo di Chiaia alla scoperta dei primi palazzi in stile liberty della città che si concluderà, proprio al Teatro Sancarluccio, con un concerto del soprano Olga De Maio e del tenore Luca Lupoli, illustrato dagli interventi storici del giornalista Giuseppe Giorgio.

Ospedale Rummo, Mastella: “Perderemo 187 posti letto, appello ai consiglieri”

Benevento. Ospedali accorpati, posti in meno e il rischio di perdere, quando il piano sanitario andrà a regime, di perdere addirittura l’ospedale di Sant’Agata dei Goti. Il sindaco di Benevento Clemente Mastella chiama a raccolta i consiglieri regionali del centrodestra e la senatrice Alessandra Lonardo per evitare che la ristrutturazione dell’azienda ospedaliera “Rummo” di Benevento, assieme alla “Moscati” di Avellino perdano i 187 posti letto previsti, cedendo alle altre province, in particolare a Salerno e Napoli le possibilità di ampliamento. “Ci sono irregolarità evidenti – spiega Mastella – che rischiano di condannare Benevento a un’irrilevanza drammatica lo stato di salute. Stiamo combattendo una battaglia in termini di garanzia di sicurezza sanitaria per i cittadini”. Una preoccupazione che la moglie, come primo impegno da neo eletta in Senato, ha espresso già agli inizi di aprile scorso, convocando tutti i sindaci del comprensorio della Valle Caudina per ingaggiare la battaglia contro la Regione Campania per evitare che l’ospedale di Sant’Agata de’ Goti perdesse il pronto soccorso. “Ho scritto più di un mese fa – ricorda Lonardo – al presidente Vincenzo De Luca chiedendo lumi sul mantenimento del pronto soccorso e le intenzioni sulla pianta organica. A oggi non mi ha degnato ancora di una risposta”. L’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, oggi capo dell’opposizione in Consiglio Regionale, si dice meravigliato che i nuovi provvedimenti in materia sanitaria non abbiano suscitato la reazione anche ad Avellino, dove l’ospedale “Landolfi” di Solofra è stato accorpato all’azienda “Moscati” di Avellino. “Non per scatenare guerre di campanile – precisa Caldoro – ma non si capisce perche’ nel riparto dei 1600 posti letto le province di Napoli, Salerno e Caserta abbiano ottenuto un incremento e quelle di Benevento e Avellino siano state tagliate. Sta succedendo qualcosa di analogo a quanto avvenuto per l’Eav. I 600 milioni di euro messi dalla Regione sono stati attinti dai fondi per tutto il trasporto pubblico regionale. E’ stato un furto a tutte le altre province”.

Elio e le storie tese alla Casa della Musica di Napoli il 14 maggio per il concerto d’addio

Il “complessino” è pronto a concludere la carriera in grande stile e, raggiunta l’agognata ultima posizione nella competizione sanremese, si apprestano a tornare a Napoli per salutare tutti fan partenopei e non solo. Dopo il debutto live dello scorso 20 aprile da Montichiari (BS), la band si esibirà lunedì 14 maggio alle 21.00 nell’unica tappa in Campania alla Casa della Musica (c/o Palapartenope – via Barbagallo, NapolI) per quello che si annuncia con “O Concertone!”.
Alla domanda “Vi sciogliete veramente?” gli Elio annuiscono e dichiarano che non ci hanno ripensato neppure dopo la grande dimostrazione di affetto e interesse nei loro confronti suscitata dalla notizia del loro scioglimento. Hanno davvero deciso di sciogliersi.
Con il Tour d’Addio, Elio e le Storie Tese vogliono raggiungere i fan di tutto il Paese che non sono riusciti a partecipare al grande Concerto d’Addio. Raccontano: “Dopo avere preso atto di quanti avrebbero voluto, ma non hanno potuto, raggiungere Milano per partecipare alla festa al Mediolanum Forum, abbiamo accettato la proposta di organizzare un altro giro di concerti. Un Tour d’Addio, che sarà però “a scadenza”: da consumarsi entro e non oltre il 30 giugno 2018”.
In scaletta tutti i loro più brani più famosi inseriti nell’ultimo progetto discografico “Arrivedorci” (Friends & Partners / Artist First), imperdibile disco che contiene l’omonimo brano sanremese, l’inedito “Il circo discutibile” e la registrazione dei più grandi successi suonati durante che si è tenuto in un Mediolanum Forum sold out. Non mancheranno pezzi cult come: “Servi Della Gleba”, “Il Vitello Dai Piedi Di Balsa”, “La terra dei cachi”, “Supergiovane”, “Tapparella”, “Parco Sempione” solo per citarne alcuni.
I biglietti per assistere al concerto d’addio a Napoli (O Concertone), organizzato da Veragency, sono in vendita sui circuiti TicketOne e Go2 al costo di € 30,44 + diritti di prevendita.
Per informazioni: 081 72 84 523 – concerti@veragency.com

Aggressione nel carcere di Carinola, Vargas del Sinappe critica il regime detentivo aperto

Carinola. E’ la terza aggressione in sei mesi quella verificatasi ai danni dei poliziotti penitenziari in servizio nel carcere di Carinola. Il segretario nazionale del Si.N.A.P.Pe, Luigi Vargas critica il metodo di custodia dinamica. “Un detenuto, particolarmente violento,  ha aggredito e ferito due nostri colleghi che  hanno dovuto ricorrere alle cure mediche e ospedaliere, dopo essere stati colpiti con violenza  dal detenuto ed a loro va il nostro plauso, la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. E ancora, ci si domanda – dice Vargas – se è il caso di insistere con la sorveglianza dinamica, un regime detentivo aperto che, alla luce dei fatti, sta mostrando le sue falle. È giunto il momento di fermare questa carneficina.  Non possiamo più accettare che si verifichino ancora questi eventi ai danni dei rappresentanti dello Stato, la cui unica colpa è quella di espletare con professionalità e spirito di sacrificio i loro compiti istituzionali. La custodia dinamica spesso viene interpretata, soprattutto dai detenuti particolarmente violenti e remissivi alle regole, come un ammorbidimento del regime penitenziario infondendo in essi la convinzione di rimanere impuniti. Il grave fatto di ieri è stato fronteggiato da solo due agenti e per riportare  l’ordine e sicurezza si è dovuto scoprire quasi l’intero  istituto vista la notevole carenza di organico in cui versa il carcere di Carinola. Non si può più andare avanti così”. Poi, continua: “Questi frequenti episodi di aggressione minano la serenità dei poliziotti, costretti a lavorare sistematicamente sotto organico  come quello in particolare di Carinola e con carichi di lavoro sempre più insostenibili e stressanti aggravati dalla tensione causata dal cospicuo sovraffollamento. Noi garantiamo la sicurezza dei cittadini e dello Stato, ma la nostra sicurezza chi ce la garantisce?! Non è possibile continuare a garantire sicurezza senza l’ incremento di personale, facendo solo  leva sullo spirito di sacrificio dei poliziotti penitenziari sottoposti a carichi di lavoro  sempre più insostenibili. Chiediamo interventi concreti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria. Noi siamo pronti a scendere in piazza con manifestazioni ed altre forme di dissenso consentite dalla legge per gridare a gran voce la nostra indignazione e forzare l’immobilismo che ristagna ormai da troppo tempo nei penitenziari campani. Non si escludono pertanto legittime forme di dissenso da parte del Si. N. A. P. Pe che sin da ora diserterà gli inviti per la festa del Corpo di Polizia Penitenziaria che si terranno nei prossimi giorni negli istituti campani. Noi non abbiamo nulla da festeggiare”.