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Napoli, cliente lancia l’appello social per ritrovare il tassista «dal cuore d’oro»

Napoli – “Voglio dire al tassista che mi ha accompagnato che la mia compagna è salva e da venerdì sono diventato papà di una bimba”: è la testimonianza di un cliente che ha lanciato un appello per cercare il tassista napoletano dal cuore d’oro che lo ha consolato e accompagnato in ospedale la sera del 30 gennaio scorso.

E’ una storia a lieto fine quella che è avvenuta a Napoli e che grazie all’aiuto del Comitato Tassisti di Base ha consentito al cliente e al conducente del taxi di ritrovarsi.

A raccontare questa storia di grande solidarietà è stato il cliente che nei giorni scorsi ha scritto sui social lanciando un appello e chiedendo aiuto per trovare un tassista che il 30 gennaio lo aveva accompagnato dalla stazione centrale al pronto soccorso ostetrico del Policlinico Vanvitelli.

“Chiedo una grande cortesia: sto cercando un tassista, un ragazzo castano/biondo di circa 27/30 anni che venerdì sera 30 gennaio, ore 19:40 circa, mi ha accompagnato dalla stazione centrale di Napoli fino al pronto soccorso ostetrico del policlinico Vanvitelli” scrive l’uomo nel messaggio arrivato ai tassisti che increduli hanno scoperto cosa era accaduto durante una corsa in taxi che sembrava mera routine.

Il motivo della ricerca non è stato questa volta per una lamentela, né per un rimprovero ai tanto vituperati tassisti, ma per esprimere la profonda gratitudine al giovane che durante tutto il tragitto ha rincuorato quel cliente ‘raccontandogli cose carine per farlo distrarre’.

L’uomo ha raccontato che il conducente del taxi lo ha ‘distratto’ dalla sua ansia e dalle sue preoccupazioni per le condizioni della compagna e della bimba che stava per nascere. Con la simpatia tipica dei napoletani gli ha regalato attimi di sollievo, mentre l’uomo piangeva senza sosta.

“Mi ha visto e sentito piangere per tutto il percorso perché io dovevo correre in ospedale per capire cosa fosse successo alla mia compagna gestante che è stata operata d’urgenza. Cercava di rincuorarmi e mi ha detto tante cose carine pur di non vedermi singhiozzare” dice il cliente.

E a fine corsa, il tassista ha fatto un gesto che solo un cuore nobile avrebbe potuto fare, non ha preso i soldi della tariffa. Non ha speculato sul dolore del cliente. “Aveva un grande cuore tant’è che arrivati fuori l’ospedale non ha voluto i soldi. Io preso dall’emozione l’ho abbracciato forte, l’ho ringraziato e ho pianto” dice l’uomo nel messaggio inviato sui social.

Già così sarebbe stata una bella storia di solidarietà a cui il popolo napoletano è in parte abituato. Ma dopo le preoccupazioni e le angosce per la sorte dei suoi cari, il cliente ha pensato e ripensato a quel gesto che non poteva rimanere sospeso e racchiuso in un giorno. E ha cercato il tassista per dirgli che il peggio era passato e le lacrime di paura di quella sera sono diventate lacrime di gioia.

“La mia compagna è salva e da venerdì sono diventato papà di una bimba che attualmente è ricoverata in terapia intensiva”. E infine la richiesta accorata: “Aiutatemi a cercare questo bravissimo ragazzo; vi prego”.

I colleghi del giovane tassisti si sono attivati, si sono passati la voce, e il tassista dal cuore d’oro ha ora un nome e un volto. Si chiama Carmine Pascariello, taxi C.P. 4131, e probabilmente non si è neanche reso conto – fino a quando i colleghi non gli hanno riferito il messaggio – di aver fatto una delle ‘corse’ più belle di sempre.

E’ stato il protagonista di una storia a lieto fine e di un atto di generosità e solidarietà umana che non ha prezzo.

Una storia che ha commosso anche i colleghi tanto che il Comitato Tassisti di Base di Napoli, dopo aver messo in contatto quel cliente con Carmine Pascariello, ha voluto esprimere apprezzamento e gratitudine per il comportamento del giovane associato.

Ponticelli, Il calcio di Jlenia al cagnolino ha scatenato la furia omicida del fratello Giuseppe Musella

Una lite scoppiata per futili motivi, l’ennesima in una casa dove le tensioni erano all’ordine del giorno, si è trasformata in tragedia nel cuore di Ponticelli. Jlenia Musella, 22 anni, è morta nel pomeriggio di ieri dopo essere stata colpita con una coltellata alla schiena dal fratello Giuseppe, 28 anni. Un solo fendente, lanciato al culmine di una furia improvvisa, ma sufficiente a risultare fatale.

Dopo ore di ricerche, nella notte il giovane si è costituito negli uffici di Polizia accompagnato dal suo avvocato. Ha confessato l’aggressione, sostenendo però di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere la sorella. Per lui la Procura di Napoli ha disposto un provvedimento precautelare per omicidio volontario aggravato. Ora si trova nel carcere di Secondigliano, in attesa dell’udienza di convalida.

La lite nell’appartamento di via Al Chiaro di Luna

Il dramma si è consumato nell’abitazione di via Al Chiaro di Luna, nel rione Conocal, complesso popolare sorto dopo il terremoto del 1980 e divenuto negli anni una delle roccaforti della criminalità organizzata nell’area orientale di Napoli.

Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra Mobile e del commissariato Ponticelli, i due fratelli convivevano e litigavano spesso, anche per motivi banali come la musica ad alto volume. Ieri pomeriggio l’ennesimo scontro sarebbe nato perché il cagnolino di Giuseppe aveva urinato sul pavimento. Dalle parole si è passati alle mani, fino a quando Jlenia avrebbe sferrato un calcio alla bestiola.

Un gesto che ha fatto perdere completamente il controllo al 28enne. Dopo un’apparente calma, l’uomo avrebbe sentito il cane guaire per il dolore. A quel punto la rabbia è esplosa: tra spintoni e botte, Giuseppe avrebbe afferrato un coltello e lo avrebbe scagliato contro la sorella che stava tentando di allontanarsi. Il colpo l’ha raggiunta alla schiena.

La corsa disperata e la morte in ospedale

Ferita gravemente, Jlenia è riuscita a uscire dall’appartamento e a fare pochi passi prima di crollare al suolo. Alcuni testimoni avrebbero assistito alla scena. Resosi conto della gravità della ferita, Giuseppe ha tentato di soccorrerla insieme ad altre persone, caricandola su un’auto e portandola all’ospedale Villa Betania.

Ma per la giovane non c’è stato nulla da fare: i sanitari hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Subito dopo, il fratello e gli altri presenti si sarebbero allontanati. Nel rione, però, la voce su quanto accaduto ha iniziato a circolare rapidamente.

La confessione nella notte

Le indagini si sono concentrate immediatamente sul 28enne, già irreperibile nelle ore successive al delitto. Poco prima della mezzanotte, però, Giuseppe Musella si è presentato spontaneamente in Questura con il suo legale, rendendo una lunga dichiarazione durata circa tre ore.

Al termine dell’interrogatorio, il pubblico ministero Ciro Capasso ha firmato il provvedimento di fermo. La sua versione dei fatti è ora al vaglio dei magistrati della IV sezione della Procura, coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone. Gli inquirenti stanno ascoltando anche diversi testimoni per chiarire ogni dettaglio della dinamica.

Una famiglia segnata dalla criminalità

La tragedia si inserisce in un contesto familiare già pesantemente compromesso. Jlenia e Giuseppe sono figli di Ciro Musella, detto “Ciro Ciro”, ritenuto in passato un “capo piazza” della droga a Ponticelli. L’uomo è detenuto da tempo con condanne definitive per gravi reati, anche di sangue, legati alla gestione dello spaccio nella zona.

La madre, invece, dopo aver trascorso diversi anni in carcere, è tornata di recente in libertà e abita nello stesso stabile dei figli. Un nucleo familiare cresciuto all’interno di un ambiente dove violenza e illegalità erano presenza costante.

I precedenti penali di vittima e aggressore

Anche i due fratelli avevano già avuto contatti con la giustizia. Giuseppe Musella era stato arrestato due anni fa insieme ad altri due giovani per il pestaggio di un pusher legato al clan Casella, colpevole – secondo l’accusa – di essersi rifiutato di continuare a spacciare e di voler cambiare vita.

Jlenia, invece, era rimasta coinvolta in una truffa ai danni di un’anziana. Nel novembre scorso era stata arrestata all’Aquila insieme a un 17enne napoletano con l’accusa di sostituzione di persona, violazione di domicilio e truffa ai danni di una donna di 90 anni. Avrebbe dovuto comparire a metà febbraio davanti al giudice per il processo per direttissima.

Secondo la ricostruzione dell’episodio, l’anziana era stata contattata telefonicamente da qualcuno che si era spacciato per un vigile urbano, sostenendo che l’auto della nipote era stata coinvolta in una rapina e lasciando intendere, con una voce femminile in sottofondo, che la giovane fosse in pericolo.

Il Conocal e le parole di Gratteri

Il delitto riporta l’attenzione sul rione Conocal e su altri quartieri di Napoli dove il degrado sociale e l’assenza dello Stato fanno da terreno fertile a violenza e criminalità. Proprio ieri, durante una conferenza stampa in Procura, il procuratore Nicola Gratteri ha ricordato come in alcune zone della città “si muore per futili motivi”.

Parole che suonano come un’amara constatazione ma anche come un atto d’accusa: “Ci sono responsabilità – ha sottolineato – che vanno ricercate anche in chi amministra e in chi fa politica”.

Una riflessione che pesa come un macigno su una morte arrivata al termine di una lite banale, ma maturata in un contesto dove la violenza sembra essere, da troppo tempo, una regola quotidiana.

Incendio in un alloggio Acer a Benevento, giudizio immediato per un 34enne

Davide Cantone, 34 anni, detenuto nel carcere di Benevento, sarà processato con giudizio immediato per l’incendio di un alloggio Acer e per altri gravi reati collegati.

Lo ha disposto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento, ritenendo “evidente” il quadro probatorio raccolto dalla Procura.

Il rogo del 5 novembre in via Bonazzi

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe appiccato il fuoco all’interno dell’appartamento di via Bonazzi il 5 novembre 2025. L’alloggio, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato occupato abusivamente e le fiamme avrebbero distrutto completamente arredi e impianti, causando anche danni strutturali.

L’incendio, sviluppatosi nella camera da letto, si sarebbe poi propagato alle parti murarie, al balcone e all’appartamento sovrastante, che è stato dichiarato inagibile.

Armi in casa e l’ipotesi di ricettazione

Nel corso delle indagini, i carabinieri avrebbero rinvenuto nell’abitazione armi e munizioni detenute illegalmente: una pistola lanciarazzi priva di matricola, un fucile da caccia e 44 cartucce di vario calibro. Per Cantone è contestata anche la ricettazione: il fucile, secondo quanto emerso, sarebbe risultato rubato in un precedente furto in abitazione.

Le indagini e la decisione del Gip

L’inchiesta si è basata, tra l’altro, su arresto in flagranza, sequestri, rilievi dei vigili del fuoco, perizie balistiche, testimonianze e accertamenti tecnici. Elementi che hanno portato il Gip a disporre il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare.

Il processo

La prima udienza è fissata per il 24 marzo 2026 davanti al Tribunale di Benevento in composizione collegiale. L’imputato è difeso dall’avvocato Michele Ciruolo.

Sicurezza a scuola, scattano i controlli: a Salerno il piano del Prefetto contro violenza e spaccio

Il Prefetto di Salerno, Francesco Esposito, ha riunito stamattina il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in una sessione allargata alle istituzioni che operano nell’universo giovanile. L’obiettivo è tracciare un piano d’azione condiviso per prevenire e contrastare fenomeni di illegalità e violenza all’interno degli istituti scolastici della provincia.

L’iniziativa segue i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto il mondo della scuola e la direttiva congiunta dei ministri Giuseppe Valditara (Istruzione) e Matteo Piantedosi (Interno), che impone di mettere “a sistema” il dialogo tra scuola e prefetture attraverso percorsi integrati di prevenzione, ascolto e controllo.

Al tavolo, oltre ai vertici delle Forze di Polizia, hanno partecipato rappresentanti del Tribunale e della Procura della Repubblica per i minorenni, l’Ufficio scolastico Regionale, i dipartimenti per le dipendenze e la salute mentale dell’Asl di Salerno, la Provincia, il Comune di Salerno e Anci Campania.

Prevenzione e formazione: la prima direttrice

La strategia delineata si articola su due binari complementari. Il primo prevede l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente che si riunirà a breve in Prefettura – con la partecipazione dell’Ufficio scolastico Regionale – composto da rappresentanti delle scuole, dell’ASL, dei servizi sociali, delle forze di polizia e della giustizia minorile.

Scopo dell’iniziativa è realizzare moduli informativi e formativi rivolti a dirigenti e docenti per creare un rapporto diretto tra istituti e istituzioni. Il focus è sul rafforzamento della capacità di prevenzione attraverso la definizione di metodi condivisi per la gestione delle segnalazioni, la tempestiva attivazione delle Forze di polizia e il coinvolgimento dei servizi competenti nei casi di fragilità o disagio giovanile.

Particolare attenzione sarà riservata all’accompagnamento dei docenti in un percorso di maggiore consapevolezza degli strumenti a disposizione, supportandoli nella gestione di situazioni critiche attraverso il riconoscimento di segnali “sentinella” che possano anticipare situazioni di fragilità tra gli studenti.

Controlli e sicurezza fisica: la seconda direttrice

Il secondo asse d’intervento riguarda le attività di controllo e prevenzione attiva. Sarà avviata una mappatura delle scuole per individuare le situazioni più a rischio – comportamenti violenti all’esterno, spaccio di stupefacenti, episodi reiterati di bullismo – sulla base della quale verranno pianificati controlli a campione secondo un livello di intervento crescente.

Gli istituti potranno essere temporaneamente inclusi nei Piani di controllo coordinato del territorio con ispezioni esterne o interne mirate. Nelle situazioni più gravi – d’intesa e su richiesta dei dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente – potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici per prevenire il possesso o l’introduzione di armi.

L’intero impianto sarà accompagnato da monitoraggi periodici per valutare l’efficacia delle misure e aggiornare costantemente le strategie di intervento.

La dichiarazione del Prefetto

«Rafforzare i presidi di prevenzione e sicurezza all’interno della scuola significa creare le migliori condizioni per la formazione dei nostri giovani e la crescita della cultura del rispetto, come presupposto fondamentale per una società capace di rifiutare ogni forma di violenza e prevaricazione – ha dichiarato il Prefetto Esposito a margine dell’incontro –. Lavoriamo tutti insieme condividendo che la migliore arma per far valere le nostre idee è il confronto nel pieno rispetto dell’altro».

Crollo a Casoria, al via il sostegno psicologico per le famiglie sgomberate

Non solo macerie e case da ricostruire, ma anche ferite interiori che chiedono tempo e attenzione. A Casoria, dopo il crollo avvenuto il 23 gennaio in via Cavour, è scattata la fase del sostegno psicologico per i cittadini costretti a lasciare le proprie abitazioni.

Gli incontri si stanno svolgendo presso la Biblioteca comunale, dove hanno già preso il via le prime sedute individuali. Sei persone, seguite inizialmente in colloqui singoli, saranno ora coinvolte in percorsi di gruppo pensati per rielaborare insieme l’esperienza traumatica vissuta. Il servizio è stato attivato dall’Asl Napoli 2 Nord attraverso la Rete Operativa per la Psicologia delle Emergenze, su impulso della Direzione strategica aziendale, con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale anche dopo la fase più acuta dell’emergenza.

L’intervento, spiegano dall’azienda sanitaria, punta a intercettare e contenere le reazioni emotive che possono emergere a distanza di giorni o settimane da eventi improvvisi e destabilizzanti. Un modello già sperimentato in passato in occasione del bradisismo nei Campi Flegrei, quando il supporto psicologico si è rivelato fondamentale per sostenere le famiglie coinvolte e prevenire l’insorgere di disturbi da stress post-traumatico.

Dai primi colloqui con gli sfollati emerge un diffuso stato di angoscia, legato non soltanto alla perdita materiale dell’abitazione ma anche al valore simbolico della casa come luogo di sicurezza e memoria. Forte anche la preoccupazione dei genitori per il benessere emotivo dei figli, spesso più silenziosi ma profondamente scossi dall’accaduto.

Gli specialisti continueranno a seguire le persone coinvolte con un percorso orientato al medio e lungo periodo, pronti a intensificare il supporto qualora dovessero emergere situazioni di maggiore fragilità. L’obiettivo è accompagnare le famiglie in una graduale ripresa, offrendo uno spazio di ascolto e condivisione capace di trasformare il trauma in un processo di ricostruzione anche interiore.

Capodichino, non si ferma all’alt e si dà alla fuga: arrestato 18enne

Non si è fermato all’alt della polizia e ha dato il via a una fuga spericolata tra le strade trafficate della città, conclusa solo dopo un inseguimento, un incidente e un tentativo di scappare a piedi. Protagonista della vicenda un 18enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, arrestato con le accuse di lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.

È accaduto nella serata di ieri, quando gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia, impegnati nei servizi di controllo del territorio, hanno notato un’auto sfrecciare a velocità sostenuta lungo corso Meridionale. Alla vista della volante, il conducente ha invece di rallentare ha premuto sull’acceleratore, ignorando l’ordine di fermarsi.

Da quel momento è scattato l’inseguimento. Il giovane ha continuato la corsa mettendo a rischio la sicurezza degli altri automobilisti, con manovre azzardate e cambi di direzione improvvisi. La fuga è proseguita fino a calata Capodichino, imboccata contromano, dove la corsa si è conclusa con l’impatto contro due vetture in sosta.

Nonostante l’incidente, il 18enne ha tentato l’ultima carta, abbandonando l’auto e cercando di far perdere le proprie tracce a piedi. I poliziotti lo hanno però raggiunto e bloccato dopo una breve colluttazione, riuscendo a metterlo in sicurezza. Al termine delle operazioni, per lui sono scattate le manette. Ora dovrà rispondere davanti all’autorità giudiziaria delle accuse contestate, mentre sono in corso ulteriori accertamenti sull’accaduto.

Paduli, migliorano le condizioni della donna ferita a fucilate: possibile uscita dalla rianimazione

Arrivano segnali incoraggianti dall’ospedale San Pio di Benevento sulle condizioni della donna di 45 anni ferita a colpi di fucile dal marito lo scorso 2 febbraio a Paduli. Secondo l’ultimo bollettino medico, la paziente è sveglia, lucida e respira spontaneamente, senza bisogno di supporto ventilatorio.

Ricoverata nell’Unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione, diretta da Vincenzo Colella, la donna resta in prognosi riservata, ma il rischio per la vita viene ora considerato sensibilmente ridotto. Un passaggio importante in un quadro clinico che, pur nella sua gravità, mostra un’evoluzione favorevole.

Il decorso della ferita da arma da fuoco al braccio sinistro viene definito regolare, con una perfusione dell’arto ritenuta soddisfacente. Permane un grave deficit motorio dovuto alla lesione traumatica del plesso brachiale, ma i medici hanno registrato una prima ripresa della funzione motoria nell’area del nervo radiale. La sensibilità dell’arto risulta invece conservata. Al momento è stata esclusa la necessità di ulteriori interventi chirurgici nel breve periodo.

Accanto alle cure fisiche, alla paziente viene garantito un supporto psicologico costante. I sanitari parlano di una condizione di shock peritraumatico, ma sottolineano che la donna mantiene un esame della realtà integro, si mostra collaborante ed è consapevole di quanto accaduto.

Se il miglioramento dovesse proseguire con questo andamento, i medici prevedono la dimissione dalla terapia intensiva entro le prossime 24-48 ore, con il trasferimento in un reparto a minore intensità di cura. Un passaggio che rappresenterebbe un ulteriore segnale positivo in un percorso di recupero che si preannuncia comunque lungo e delicato.

Montella, scontro sul convento di San Francesco: frati contro il progetto dell’ospedale di comunità

Clima teso a Montella, dove il monastero di San Francesco alla frazione Folloni è diventato il centro di un duro confronto tra i frati minori conventuali e l’amministrazione comunale. Al centro della vicenda c’è il progetto che prevede la ristrutturazione di una parte del complesso per realizzare un ospedale di comunità, iniziativa sostenuta dal sindaco Rino Buonopane, che è anche presidente della Provincia di Avellino.

I religiosi, guidati dal priore padre Marcus, hanno impedito l’ingresso agli operai incaricati dal Comune di avviare i lavori. Sul posto sono intervenuti i carabinieri insieme alla polizia municipale e i frati sono stati formalmente identificati. Per la comunità religiosa si tratterebbe di una decisione che snatura il valore storico e spirituale del luogo. «Un oltraggio alla storia secolare del monastero», ha dichiarato il priore, esprimendo la contrarietà dei frati all’utilizzo sanitario di una parte della struttura.

Il complesso è di proprietà del Fondo edifici di culto ed è inserito nel territorio dell’arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza della Campania-Nusco-Bisaccia, guidata dall’arcivescovo Pasquale Cascio. Il sito, secondo la tradizione, sarebbe stato fondato circa ottocento anni fa da san Francesco d’Assisi e conserva un forte valore simbolico e religioso per l’intero territorio altirpino.

Di diverso avviso il sindaco Buonopane, che difende l’intervento come parte di un progetto più ampio di valorizzazione del complesso. L’obiettivo, spiega l’amministrazione, sarebbe quello di rendere gli spazi più fruibili e, allo stesso tempo, garantire un presidio sanitario essenziale in un’area interna dove i servizi sono spesso carenti. Una scelta che punta a coniugare tutela del patrimonio e risposta ai bisogni della popolazione.

La vicenda ha subito acceso il dibattito anche fuori dal convento. Numerosi fedeli sono arrivati a Folloni per esprimere vicinanza ai frati, mentre la minoranza in consiglio comunale ha attaccato duramente il primo cittadino. «Quanto sta accadendo alla famiglia dei frati di san Francesco è uno schiaffo all’intera comunità ed uno sgarbo istituzionale senza pari del sindaco Buonopane verso chi da decenni assicura assistenza e accoglienza materiale e spirituale a tantissime persone», affermano i consiglieri di opposizione.

Lo scontro resta aperto e intreccia temi delicati come la tutela dei luoghi di culto, la destinazione d’uso degli immobili storici e la necessità di rafforzare i servizi sanitari nelle aree interne. Una partita che, tra storia, fede e bisogni concreti, è destinata a far discutere ancora a lungo.

Gol annullato grazie ad una foto: polemiche in Promozione per un Var improvvisato

Un gol segnato, convalidato e poi cancellato grazie a una fotografia mostrata all’arbitro. Succede in Abruzzo, nel campionato di Promozione, dove la sfida tra Atessa e Lauretum è finita al centro di una bufera per un episodio che ha il sapore di un “Var artigianale” non previsto dal regolamento.

L’azione incriminata arriva al 31’ del primo tempo. Sugli sviluppi di un calcio piazzato, Andrea Pretara, difensore del Lauretum, colpisce di testa e manda il pallone in rete per il momentaneo pareggio. I padroni di casa protestano subito per un presunto tocco di mano, ma dopo il confronto con l’assistente l’arbitro indica il centrocampo e convalida la rete.

La partita sembra ripartire, ma a quel punto si verifica l’episodio che accende la polemica. Secondo la ricostruzione fornita dalla società ospite, dalla panchina dell’Atessa si avvicinano all’arbitro dirigenti e tesserati, insieme al fotografo della squadra di casa, che mostra al direttore di gara uno scatto dell’azione, ingrandendo il presunto contatto tra mano e pallone. Dopo aver visionato l’immagine, l’arbitro cambia decisione e annulla il gol.

La scelta scatena proteste in campo e sugli spalti. Il Lauretum affida il proprio sfogo ai social. «Sembra un film dell’orrore. Oggi ci sentiamo derubati, oggi ci hanno fatto un torto grande. Può un arbitro non vedere una rete? Magari sì. Ma se l’assistente richiama l’arbitro e convalidano il gol, perché basta una capannina intorno ai due per far cambiare idea? Siamo stufi…», si legge in un post pubblicato dalla società. Duro anche il commento del presidente Antonello Delle Monache: «Il Var in Promozione, ridicoli…».

A fine gara anche l’allenatore del Lauretum torna sull’episodio. «È stato utilizzato un supporto tecnico dall’esterno. All’arbitro sono state mostrate immagini dell’azione. Io dalla panchina non ho visto bene, poteva anche essere fallo di mano, ma una decisione arbitrale a questi livelli, dove il Var non è previsto, non può essere influenzata da supporti tecnici esterni al campo», afferma.

Nonostante l’indignazione, la vicenda non si è tradotta in un ricorso ufficiale. Il risultato finale, 2-2, è stato regolarmente refertato e omologato. Resta però il caso, destinato a far discutere su limiti, pressioni e regole in un calcio dilettantistico che, almeno sulla carta, dovrebbe restare lontano da qualsiasi forma di moviola tecnologica.

Pollena Trocchia, fermato in possesso di droga e un’arma: arrestato 25enne

Un controllo su strada si è trasformato in un arresto per droga a Pollena Trocchia, dove la Polizia di Stato ha fermato un 25enne napoletano trovato in possesso di diverse dosi di stupefacente e di un oggetto atto a offendere. L’operazione è scattata nel pomeriggio di ieri, quando i Falchi della Squadra Mobile, impegnati in servizi mirati al contrasto dello spaccio, hanno notato un’auto sospetta in via Stefano Trinchera.

Durante l’ispezione del veicolo, gli agenti hanno trovato l’uomo con 24 bustine di marijuana, per un peso complessivo di circa 100 grammi, e cinque stecche di hashish, per circa 8 grammi. Addosso aveva anche uno sfollagente telescopico e 1.220 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, ritenuti compatibili con l’attività di spaccio al dettaglio.

Alla luce degli elementi raccolti, i poliziotti hanno esteso i controlli anche all’abitazione del giovane. Qui sono stati rinvenuti una pistola replica priva del tappo rosso, 43 cartucce a salve e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Tutto il materiale è stato sequestrato.

Il 25enne è stato arrestato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, mentre per il possesso dello sfollagente e della pistola replica è stato denunciato per porto di armi od oggetti atti a offendere. L’intervento rientra nei servizi di controllo del territorio finalizzati a contrastare il traffico e la diffusione di droga nell’area vesuviana.

Sorrento: nasconde dosi di cocaina in auto, arrestato pusher di Castellammare

Sorrento– Non è passato inosservato il nervosismo di un 45enne stabiese che, nella serata di ieri, è finito in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è stata condotta dagli agenti del Commissariato di Sorrento, impegnati in un consueto servizio di pattugliamento del territorio lungo le arterie principali della città costiera.

Il controllo e il sequestro

L’episodio si è verificato in Corso Italia. Durante il monitoraggio del flusso veicolare, i poliziotti hanno intimato l’alt a un’auto sospetta. Fin dai primi istanti del colloquio, il conducente – residente a Castellammare di Stabia – ha manifestato una spiccata insofferenza, mostrandosi agitato e poco collaborativo.

L’atteggiamento ha spinto gli operatori ad approfondire l’accertamento. L’intuizione si è rivelata corretta: la successiva perquisizione del veicolo ha permesso di scoprire 8 involucri di cocaina, per un peso complessivo di circa 7 grammi, occultati all’interno dell’abitacolo.

La sostanza stupefacente è stata posta sotto sequestro, mentre per il 45enne sono scattate immediatamente le manette. L’uomo è stato arrestato e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere del reato contestato.

La Penisola Sorrentina tra “vetrina del lusso” e mercato dello spaccio

L’incremento degli arresti in Penisola Sorrentina (Sorrento, Piano di Sorrento, Vico Equense) è un segnale ambivalente. Se da un lato testimonia un potenziamento del controllo del territorio da parte di Polizia e Carabinieri, dall’altro conferma una realtà preoccupante: la Costiera è diventata un mercato estremamente redditizio per le organizzazioni criminali, specialmente quelle provenienti dall’hinterland napoletano e stabiese.

Perché la Penisola sorrentina è scelta come piazza di spaccio?

Target trasversale: Il consumo non riguarda solo i residenti, ma una massa enorme di turisti e “pendolari del divertimento” che frequentano la zona tutto l’anno.

Capacità di spesa: Il benessere economico dell’area attira pusher che offrono droghe “da serata” (cocaina in primis), spesso trasportate in piccole dosi per minimizzare il rischio in caso di controlli.

Il ruolo della criminalità esterna: Come dimostra l’ultimo arresto (un uomo di Castellammare), la Penisola è spesso considerata una “piazza di sbocco” per chi rifornisce la droga dai comuni limitrofi.

I numeri del 2025: un inizio d’anno “caldo”

Incrociando i dati di cronaca di questo primo mese e mezzo (gennaio – inizio febbraio 2025), emerge un quadro di intensa attività: 6-8 arresti significativi in 5 settimane Sequestri di cocaina, hashish e crack e diverse denunce a piede libero.

A gennaio 2025, la Guardia di Finanza ha smantellato anche un grosso traffico internazionale (operazione “Mañana”) che, pur avendo base più ampia in Campania, riforniva indirettamente anche i mercati locali della provincia, inclusa la zona costiera.

 Un fenomeno in evoluzione

Ciò che emerge chiaramente è il cambiamento delle modalità di spaccio. Non esistono più le grandi “piazze fisse” (stile Scampia), ma uno spaccio itinerante e “su chiamata”, che rende il lavoro investigativo molto più difficile e basato sull’intuizione durante i posti di blocco, proprio come avvenuto ieri sera su Corso Italia.

La soglia di attenzione resta altissima, anche perché l’abbassamento dell’età media dei consumatori sta spingendo le autorità a intensificare i controlli non solo sulle strade, ma anche nei pressi delle scuole e dei luoghi di aggregazione giovanile della Costiera.

 

Gheppio in difficoltà salvato dai volontari ELSA

Un semplice messaggio nel gruppo WhatsApp dell’associazione ELSA ETS ha dato il via, nel pomeriggio di oggi, a un’operazione di salvataggio che potrebbe restituire il volo a un gheppio in difficoltà.

“Un falco da recuperare dove c’è la caserma dei carabinieri forestali di Roccarainola. Disponibilità?”: è questo l’appello lanciato tra i volontari che si dedicano alla tutela della fauna selvatica.

La risposta immediata dei volontari

La reazione non si è fatta attendere. Daphne, volontaria dell’associazione, ha risposto senza esitazioni confermando la propria disponibilità. Insieme al figlio Davide, si è immediatamente recata sul posto per prelevare il rapace e metterlo in sicurezza. Il gheppio, visibilmente in difficoltà, necessitava di cure urgenti.

Trasferimento d’urgenza al CRAS

Dopo il recupero, madre e figlio hanno trasportato l’animale al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di Napoli, struttura specializzata nella cura e riabilitazione della fauna in difficoltà. Qui il gheppio riceverà tutti gli interventi necessari per stabilizzarne le condizioni.

Esami in corso per stabilire le cause

Nei prossimi giorni il rapace sarà sottoposto a una serie di esami clinici che dovranno chiarire le cause del malore. Solo a seguito delle analisi veterinarie sarà possibile definire un percorso di cura mirato e valutare i tempi di recupero. L’auspicio di tutti i volontari è che il gheppio possa tornare a volare nel suo habitat naturale nel più breve tempo possibile.

La rete di tutela dell’associazione ELSA

L’associazione ELSA ETS contribuisce attivamente, attraverso le attività di volontariato, al recupero della fauna selvatica in difficoltà sul territorio campano. Il lavoro di queste realtà si rivela fondamentale per garantire interventi tempestivi a tutela degli animali. L’associazione invita chiunque voglia dare il proprio contributo a unirsi alla rete di volontari, ampliando così la capacità di intervento a difesa dell’ambiente e della biodiversità locale.

Castellammare, Base Popolare: «Su Porto e Fincantieri, nessuna occasione colta»

A Torre Annunziata il porto locale è tra le priorità della Giunta Regionale della Campania. Grazie a 34 milioni di euro – di cui 26,9 dal Ministero delle Infrastrutture con fondi PAC e 6,9 di risorse europee ottenute dal Comune – partiranno lavori di ampliamento e ammodernamento.

Un confronto amaro per Castellammare

Questa svolta fa però riflettere sull’oblio totale che circonda l’Antico Porto di Castellammare e Fincantieri. Da anni, Governo, Regione e Autorità Portuale cancellano sistematicamente ogni intervento sulla città, per manifesta incapacità dell’amministrazione locale di avanzare istanze, progetti e idee concrete.

Occasioni perse e silenzi assordanti

Negli ultimi due anni, Base Popolare ha sollecitato ripetutamente azioni decisive. Eppure, troppe opportunità sono svanite, tra silenzi e noncuranza verso un tema cruciale per l’identità stabiese e la sua principale realtà produttiva. Castellammare resta l’unica a rimanere indietro, tra progetti veri e annunci vuoti.

L’appello urgente

Si convochi immediatamente un Consiglio Comunale. Si richieda un incontro urgente a Regione e Autorità Portuale.

Napoli, corriere della droga sorpreso a Materdei con 1,5 chilogrammi di hashish

Napoli – Nel pomeriggio di ieri, un normale servizio di controllo del territorio si è trasformato in un importante sequestro di stupefacenti nel quartiere Materdei. Gli agenti del Commissariato San Carlo-Arena, durante un pattugliamento in corso Amedeo di Savoia, hanno notato un uomo in sella a uno scooter che si aggirava con fare guardingo.

L’atteggiamento circospetto del soggetto, che sembrava in attesa di qualcuno, ha spinto i poliziotti a intervenire per un controllo approfondito.

Dalle bustine al deposito della droga

L’intuizione degli agenti si è rivelata corretta: il 47enne, un napoletano con precedenti specifici in materia di stupefacenti, è stato trovato in possesso di cinque bustine di marijuana e 40 euro in contanti.

Tuttavia, convinti che quello fosse solo “il fondo del barile”, i poliziotti hanno deciso di estendere la perquisizione a un locale in uso all’uomo. È qui che è stato scoperto il vero e proprio quartier generale dello spaccio: all’interno del locale sono stati rinvenuti 14 panetti di hashish (e un frammento sfuso) per un peso complessivo di circa 1,5 chilogrammi.

Il sequestro e le manette

Oltre all’ingente quantitativo di droga, gli operatori hanno sequestrato un coltello con la lama ancora sporca di sostanza stupefacente — segno evidente di un’attività di frazionamento in corso — e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Per il 47enne sono scattate immediatamente le manette: l’accusa è di detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Raid vandalico in una scuola dell’infanzia di Acerra: distrutti giochi e disegni dei bambini

Acerra – Non solo un furto, ma un atto vandalico che ha colpito uno dei luoghi più delicati della comunità. Nella notte tra martedì e mercoledì ignoti si sono introdotti all’interno della scuola dell’infanzia del Secondo Circolo Didattico di via dei Mille, ad Acerra, devastando aule, giochi e materiali didattici destinati ai bambini.

Forzata una finestra per entrare nel plesso

I malviventi hanno fatto irruzione nell’edificio forzando una finestra. Una volta all’interno hanno portato via cinque computer portatili, peraltro molto datati, ma soprattutto hanno distrutto e vandalizzato giochi, disegni e lavoretti realizzati dai piccoli alunni. Danneggiati anche i citofoni del plesso, sradicati durante l’azione.

La dura condanna dell’Amministrazione comunale

Ferma e immediata la presa di posizione dell’Amministrazione comunale. Il sindaco Tito d’Errico e l’assessore alle Politiche scolastiche Milena Petrella, a nome dell’intera giunta, hanno espresso una dura condanna per quanto accaduto.

«Esprimiamo una ferma e netta condanna per il gravissimo gesto vandalico avvenuto nella notte ai danni del plesso dell’infanzia del Secondo Circolo Didattico – hanno dichiarato – un atto vile e inaccettabile che colpisce uno dei luoghi più preziosi della nostra comunità».

«Colpita la serenità dei più piccoli»

Nel loro intervento, sindaco e assessore hanno sottolineato il valore simbolico e sociale della scuola dell’infanzia. «Si tratta di uno spazio di crescita, gioco, socialità e serenità per i nostri bambini. Attentare al sorriso e alla spensieratezza dei più piccoli è un atto indegno», hanno ribadito.

Fiducia anche nell’operato delle forze dell’ordine, già al lavoro per individuare i responsabili. «Siamo certi che il consueto e quotidiano impegno delle forze dell’ordine porterà presto all’identificazione dei colpevoli», hanno aggiunto.

Vicinanza alla scuola e impegno per la sicurezza

Nel messaggio finale, l’Amministrazione comunale ha rinnovato la propria vicinanza alla comunità scolastica, assicurando il massimo impegno per ripristinare al più presto le condizioni di sicurezza e serenità.

«È necessario oggi più che mai riscoprire il valore del rispetto, del senso civico e dell’amore per il bene pubblico. Lavoreremo affinché la scuola continui ad essere un luogo sicuro e protetto per tutti i bambini di Acerra», hanno concluso d’Errico e Petrella.

Mensa scolastica nel caos a Napoli, scoppia la protesta dei genitori

Napoli – Pasti giudicati “acidi”, bambini che rifiutano di mangiare per paura di stare male e genitori costretti a riportarli a casa o a lasciarli a digiuno. È esplosa la protesta nelle scuole napoletane dopo le segnalazioni sul servizio di refezione scolastica che coinvolgono diversi istituti, dal 38° Circolo Didattico “Quarati” (plesso di via Paolo Tosti) fino alla scuola “Paolo Borsellino”.

Al centro della bufera la qualità dei pasti somministrati lo scorso 30 gennaio e la gestione dell’emergenza successiva, culminata con improvvise ispezioni dell’ASL e il blocco delle cucine, ufficialmente per “manutenzione ordinaria”.

Pietanze dal sapore anomalo e classi in sciopero dalla mensa

Secondo quanto riferito dai genitori, le pietanze servite ai bambini presentavano un sapore acido, giudicato anomalo e potenzialmente pericoloso. In molte classi è scattato lo sciopero spontaneo dalla mensa: alunni che hanno preferito non mangiare piuttosto che rischiare un’intossicazione.

A seguito dei controlli sanitari, in diversi plessi si è passati forzatamente al “pasto a sacco”, una soluzione tampone che ha però sollevato ulteriori polemiche per la scarsa qualità del cibo distribuito e per il divieto imposto alle famiglie di portare alimenti da casa.

Le rassicurazioni della Municipalità non placano le famiglie

A provare a rassicurare i genitori è stata la presidente della Commissione Scuola della Municipalità V, Valeria Vitale, che ha parlato di semplici interventi di “manutenzione ordinaria”. Una spiegazione che, però, non ha convinto le famiglie, sempre più preoccupate e sul piede di guerra.

La tensione resta alta, soprattutto per la mancanza di informazioni ufficiali sui risultati delle analisi effettuate dall’ASL su alcuni alimenti, in particolare sul purè servito nei giorni precedenti alla chiusura delle cucine.

Borrelli: “Situazione vergognosa, serve chiarezza immediata”

Sulla vicenda è intervenuto con dure parole il deputato Francesco Emilio Borrelli, allertato direttamente dai genitori:

“Quello che sta accadendo nelle mense scolastiche della nostra città è vergognoso. Ricevo segnalazioni disperate di genitori che preferiscono lasciare i figli a digiuno o andarli a prendere in anticipo pur di non fargli toccare il cibo fornito dalla ditta Vivenda. Parlare di ‘sapore acido’ delle pietanze significa parlare di rischi concreti per la salute dei più piccoli. È inaccettabile”.

“ASL intervenuta, qualcuno ha sbagliato”

Borrelli contesta anche il messaggio istituzionale che invita alla calma:

“La nota della Municipalità che chiede ‘calma e serenità’ è un insulto all’intelligenza dei genitori. Se l’ASL interviene e si ferma una cucina per manutenzione, è evidente che qualcosa non va. Perché i risultati delle analisi non sono ancora pubblici? Perché i bambini sono stati costretti a un pasto a sacco di scarsa qualità senza alternative?”.

Esposto e richiesta di rescissione del contratto

Il deputato annuncia battaglia:

“Chiedo che venga fatta luce immediata sulla gestione della ditta fornitrice. Se emergeranno violazioni delle norme igienico-sanitarie, il contratto va rescisso senza esitazioni. Non permetteremo che si risparmi sulla pelle dei bambini”.

Un esposto è già stato presentato e l’attenzione resta alta: “Vogliamo i verbali dell’ASL e vogliamo sapere perché la vigilanza è mancata. I bambini hanno diritto a un pasto sano, dignitoso e sicuro. Chi sbaglia deve pagare, e pagherà caro”.

Napoli, operatore Asia travolto da auto a folle velocità: è grave

Napoli – Un grave incidente stradale ha scosso questa notte il quartiere orientale di Napoli, mettendo a rischio la vita di un operatore ecologico di Asia, l’azienda comunale di igiene urbana.

L’impatto devastante in via Ponte dei Francesi

Mentre svolgeva il proprio turno notturno di raccolta rifiuti, l’operatore è stato travolto e schiacciato da un’autovettura che procedeva a velocità molto elevata lungo via Ponte dei Francesi, nella zona di San Giovanni a Teduccio -via Marina.

L’urto è stato violentissimo: il mezzo avrebbe perso il controllo – secondo le prime ricostruzioni – finendo per investire in pieno l’uomo al lavoro sul ciglio della carreggiata. Immediatamente soccorso dal 118, il lavoratore è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove è ricoverato in gravi condizioni. Le sue prognosi restano riservate.

Collega di lavoro sotto choc

Un secondo operatore, appartenente allo stesso equipaggio, ha assistito impotente alla scena ed è stato accompagnato in ospedale in stato di choc, pur non avendo riportato lesioni fisiche dirette. Sul posto sono intervenuti anche numerosi colleghi e mezzi di soccorso, di fronte ai quali si è presentata una scena definita da testimoni «terrificante».

In tanti, tra operai e autisti, commentano amaramente come lavorare per strada – soprattutto di notte – sia ormai diventata «una roulette russa»: auto che sfrecciano impazzite, scooter in corsa folle, persone alla guida sotto effetto di sostanze.

«Si resta sempre in allerta, ci si scansa, ma non sempre basta», è il refrain che circola tra i lavoratori.Gara clandestina?

La Polizia indaga

Secondo alcune testimonianze raccolte nelle prime ore successive all’incidente, l’auto responsabile dell’investimento sarebbe stata coinvolta in una gara di velocità non autorizzata lungo la via. Ipotesi al momento non confermata ufficialmente, ma che la Polizia Locale e le forze dell’ordine stanno verificando con attenzione attraverso l’analisi delle telecamere di sorveglianza, le testimonianze e gli eventuali rilievi sul posto.

L’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza degli operatori ecologici, esposti quotidianamente a rischi enormi in strade spesso prive di adeguata protezione e segnaletica, specialmente nelle ore notturne.La vicenda è destinata a tenere banco nelle prossime ore, mentre si attendono aggiornamenti sulle condizioni di salute del ferito e sugli esiti delle indagini.

Di Lorenzo, dal panico al bisturi: «Giocavo col piede rotto, ora mi opero»

Napoli- Un brivido di paura, un sospiro di sollievo e poi la rivelazione a sorpresa. La vicenda infortuni di Giovanni Di Lorenzo, capitano del Napoli, ha avuto più sviluppi di un giallo.

Dopo i timori per il brutto movimento al ginocchio rimediato contro la Fiorentina, l’esito degli esami ha portato una prima, fondamentale buona notizia. Ma il difensore, in un post sui social, ha svelato un sacrificio personale nascosto da mesi e annunciato un percorso chirurgico.

Lo spavento in un movimento: «Ho temuto il peggio»

Tutto è nato da un contrasto nella partita con la viola. Un movimento innaturale del ginocchio sinistro, il volto contratto in una smorfia di dolore, e le peggiori ipotesi hanno cominciato a ronzare attorno al Centro Sportivo di Castel Volturno.

Lo stesso Di Lorenzo ammette: «Dopo il bruttissimo movimento ho pensato al peggio». Gli esami diagnostici hanno poi confermato traumi importanti, ma hanno soprattutto scongiurato il dramma: i legamenti crociati, il pensiero più terrificante per un atleta, sono intatti. «Fortunatamente il crociato ha tenuto», scrive il capitano, ringraziando nel contempo i tifosi per l’affetto ricevuto.

La verità nascosta: sei mesi di dolore e sacrificio

È qui che la storia prende una piega inaspettata. Nel suo post, Di Lorenzo fa un annuncio che getta una luce nuova sui suoi recenti mesi in campo: «Non tutti lo sanno, ma gli ultimi 6 mesi ho giocato con un problema al piede che necessita di intervento chirurgico».

Una decisione presa per senso di responsabilità: «Non volendo lasciare la squadra in un periodo di difficoltà ho deciso di giocarci sopra, andando anche a peggiorare le cose». Una scelta da capitano, che però ha un prezzo fisico sempre più alto. «La situazione e il dolore sono diventati ormai insostenibili per me», confessa.

Lo stop forzato: un solo obiettivo

È proprio lo stop forzato per il ginocchio a creare l’occasione per risolvere definitivamente anche l’altro problema. Il club azzurro ha ufficializzato la necessità di un intervento chirurgico per Di Lorenzo.. L’infortunio al piede, rimandato per dovere, non può più attendere.

«Dato lo stop forzato per il ginocchio abbiamo deciso di intervenire sul piede», spiega il giocatore. Una soluzione che accorpa due recuperi in un’unica pausa, anche se ne allungherà probabilmente i tempi.

«Tornerò per difendere la nostra maglia»

Il messaggio di Di Lorenzo chiude guardando al futuro, con la grinta che lo caratterizza. «Farò del mio meglio per rientrare quanto prima e continuare a difendere la nostra amata maglia nelle migliori condizioni possibili».

Una promessa ai tifosi e un impegno per sé stesso. Il percorso di riabilitazione sarà impegnativo, ma il capitano ha già dimostrato di saper sopportare il dolore. Questa volta, però, lo farà per guarire completamente e tornare a essere un punto di riferimento in campo, senza più compromessi con il suo corpo.

Scampia, scacco ai «padroni» dello Chalet Bakù: ecco come comandavano i Raia

Napoli – Quindici persone portate in carcere, una sottoposta agli arresti domiciliari, oltre al sequestro di armi, sostanze stupefacenti e documentazione ritenuta utile per il prosieguo delle indagini: è il bilancio dell’operazione scattata nelle prime ore di oggi a Scampia, con epicentro nell’area dello Chalet Bakù e dell’Oasi del Buon Pastore.

Il provvedimento è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In strada, per l’esecuzione delle misure cautelari, hanno operato carabinieri e polizia. Le ordinanze sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Gabriella Logozzo. Nell’atto – un fascicolo imponente, oltre 300 pagine – viene ricostruita, passaggio dopo passaggio, la struttura e l’evoluzione del gruppo familiare dei fratelli Raia, ritenuto per anni punto di riferimento per la gestione delle attività illecite nell’area.

Un ruolo non marginale, secondo gli inquirenti, lo avrebbero avuto anche le dichiarazioni di otto collaboratori di giustizia, incrociate con intercettazioni e riscontri investigativi.

Il controllo del territorio: “stese” e contrapposizione armata

Il cuore dell’accusa è il controllo capillare del territorio. Per la Dda il gruppo avrebbe consolidato la propria presenza a Scampia – e in particolare nei rioni indicati come Chalet Bakù e Oasi del Buon Pastore – non solo attraverso la gestione delle piazze di spaccio, ma anche mediante una sistematica contrapposizione armata con realtà rivali.

Nell’ordinanza vengono richiamate azioni dimostrative con armi da fuoco, le cosiddette “stese”, usate come segnale di forza e come strumento di intimidazione ambientale: spari in strada, raid rapidi, messaggi a chi “non si allinea” e a chi tenta di rimettere in discussione gli equilibri.

Case popolari e “mercato” degli alloggi: la pressione anche sui Notturno

Un capitolo centrale riguarda la gestione forzata delle abitazioni popolari. Gli investigatori descrivono un meccanismo di pressione sul territorio per acquisire immobili nella disponibilità altrui e poi riassegnarli agli affiliati o rivenderli in modo illecito.

In questo contesto viene evidenziato un dato che, secondo la ricostruzione, segna la rottura definitiva degli equilibri originari: il clan Raia, nato come costola del gruppo Notturno, non avrebbe esitato – in più occasioni – a esercitare violenza anche verso esponenti della stessa famiglia Notturno, allo scopo di “liberare” appartamenti e consolidare la propria rete di controllo.

La cassa comune e le “mesate”: i soldi per liberi e detenuti

Altro elemento tipico dell’organizzazione mafiosa, per la Dda, è la gestione dei proventi: una cassa comune alimentata dalle attività illecite e destinata anche al sostentamento degli affiliati, in libertà e in carcere, tramite le cosiddette “mesate”.

Le intercettazioni – viene riportato nell’ordinanza – avrebbero fotografato discussioni interne tra i fratelli indicati come promotori, con un criterio di ripartizione che premiava chi era libero e poteva gestire gli affari “all’esterno” con quote più consistenti rispetto ai congiunti detenuti.

Un dettaglio che, nelle carte, viene letto come indice di un’organizzazione strutturata e non episodica, attenta alla continuità economica e alla tenuta del vincolo associativo.

Da costola Notturno ad articolazione nell’area Amato-Pagano

Il quadro ricostruito colloca il gruppo come articolazione territoriale riconducibile al clan Amato-Pagano, nell’area degli “scissionisti” nati nel 2004 dalla frattura con il clan Di Lauro. Nelle contestazioni si sottolinea che, dopo avere ottenuto la gestione delle aree di influenza a discapito del clan Notturno (nell’ordinanza viene richiamata anche la scarcerazione di Costantino Raia del 28 dicembre 2018 come snodo temporale), il sodalizio avrebbe operato fino al 12 dicembre 2022 con significativi margini di autonomia.

Successivamente, sempre secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe agito sotto la diretta tutela del clan Amato-Pagano, indicata nelle figure di Alessandro De Cicco e Luigi Diano.

I ruoli nel sodalizio

Nell’ordinanza la “famiglia” Raia viene descritta come una struttura a più livelli, con una cabina di regia familiare e una catena operativa che avrebbe retto, senza pause, le piazze di spaccio tra Chalet Bakù (lotti T/A e T/B) e l’Oasi del Buon Pastore (lotto R). L’inchiesta colloca al vertice Costantino, Patrizio, Francesco e Giovanni Raia: per gli inquirenti sarebbero loro a dare indirizzo e copertura all’intero sistema, dall’arrivo delle partite di droga alla gestione degli incassi e delle decisioni più delicate.

Subito sotto, le carte indicano una fascia di “quadri” incaricati di far funzionare la macchina sul territorio: Luigi Ruffo, Carmela Ruggiero, Pietro Gemito, Antonio Garzia e Francesco Esposito vengono indicati con compiti di coordinamento e organizzazione dell’attività di traffico, cioè figure chiamate a tenere in piedi turni, consegne, cassa e disciplina delle piazze. Un ruolo analogo viene attribuito anche a Vincenzo Gemito, descritto come uno dei riferimenti operativi nella gestione del sodalizio.

C’è poi la gestione “per reparti”, con responsabilità ritagliate su specifiche sostanze: Massimo Dannier viene indicato come il referente della piazza di hashish e marijuana allo Chalet Bakù, un incarico che – nella lettura investigativa – lo porrebbe come punto di raccordo tra disponibilità della merce e vendita quotidiana. Salvatore Russo e Tommaso Rusciano vengono collocati tra gli uomini della gestione spicciola delle piazze, quelli che avrebbero dato man forte al commercio al minuto e all’operatività di strada.

Il “dietro le quinte” logistico, fondamentale per far arrivare la sostanza pronta sul banco, viene invece attribuito a Massimiliano Parlato: secondo l’ordinanza avrebbe curato trasporto, taglio e confezionamento, passaggi che trasformano le partite in dosi pronte per la vendita. Ciro Gabriele, infine, è indicato con mansioni di spacciatore nelle piazze dello Chalet Bakù, quindi nel livello più esposto e quotidiano del contatto con gli acquirenti.

Elenco degli arrestati

1. RAIA Costantino nato a Napoli il 6 febbraio 1976; CARCERE
2. RAIA Francesco nato a Napoli il 27 maggio 1977; CARCERE
3. RAIA Giovanni, nato a Napoli 1’8 gennaio 1980; CARCERE
4. RAIA Patrizio nato a Napoli il 17 aprile 1981; CARCERE
5. RAIA Pasqualina nata a Napoli il 9 ottobre 1971 CARCERE
6. RUFFO Luigi nato a Napoli il 2 gennaio 1975; CARCERE
7. RUGGIERO Carmela nata a Napoli il 4 febbraio 1985; CARCERE
8. RUSSO Salvatore nato a Napoli il 17 ottobre 1996; CARCERE
9. GEMITO Pietro nato a Napoli il 25 settembre 1995; ARRESTI DOMICILIARI
10. GEMITO Vincenzo nato a Napoli il 26 giugno 1972; CARCERE
11. GARZIA Antonio nato a Aversa (CE) il 24 luglio 1994; CARCERE
12. ESPOSITO Francesco nato a Napoli il 30 luglio 1980; CARCERE
13. RUSCIANO Tommaso nato a Napoli il 26 febbraio 1978; CARCERE
14. DANNIER Massimo nato a Napoli il 19 febbraio 1974; CARCERE
15. PARLATO Massimiliano nato a Napoli il 7 luglio 1971; CARCERE
16. GABRIELE Ciro nato a Napoli il 12 giugno 1969 CARCERE

Zannini davanti al Gip: «Nessuna corruzione, respingo ogni accusa»

Napoli – Ha respinto ogni addebito il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, ascoltato ieri dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato. L’audizione rientra nel procedimento avviato dalla Procura sammaritana, guidata da Pierpaolo Bruni, che ha chiesto per l’esponente di Forza Italia la misura della custodia cautelare in carcere.

Zannini, assistito dal difensore Angelo Raucci e alla presenza del pm Giacomo Urbano, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, depositando invece due memorie difensive relative ai singoli capi d’imputazione e rendendo dichiarazioni spontanee per quasi due ore, richiamando quanto già illustrato negli atti scritti.

Le accuse legate alla passata consiliatura

I fatti contestati risalgono alla precedente consiliatura regionale, quando Zannini sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno dell’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca e presiedeva la commissione regionale Ambiente, considerata strategica per l’iter autorizzativo di numerose pratiche.

Secondo l’accusa, il consigliere avrebbe favorito interessi privati in cambio di utilità personali, esercitando indebite pressioni su funzionari pubblici e contribuendo alla produzione di documentazione ritenuta falsa, finalizzata all’ottenimento di finanziamenti pubblici.

Il presunto patto corruttivo e la gita in yacht

Zannini ha contestato in particolare l’ipotesi di corruzione legata ai rapporti con gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, comparsi anch’essi davanti al Gip. Per loro la Procura ha chiesto il divieto di dimora in Campania.

Al centro dell’accusa vi sarebbe un presunto accordo per agevolare il rilascio di documentazione ambientale regionale necessaria all’apertura di un caseificio, documentazione che secondo gli inquirenti sarebbe falsa e avrebbe consentito ai Griffo di ottenere un finanziamento pubblico superiore ai 3 milioni di euro, integrando così il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il consigliere ha negato qualsiasi accordo illecito e ha respinto anche la ricostruzione relativa al presunto “prezzo” della corruzione, individuato dagli inquirenti in una gita su un lussuoso yacht. Zannini ha sostenuto di aver pagato regolarmente i 7mila euro richiesti per l’escursione, precisando di essere stato informato dell’importo prima della partenza e negando che si trattasse di una regalia o di una controprestazione.

La Procura, al contrario, ritiene che il pagamento sia avvenuto solo dopo che Zannini era venuto a conoscenza dell’indagine, nel tentativo di tutelarsi.

Le contestazioni sulla concussione in ambito sanitario

Accuse rigettate anche sul fronte della concussione, relativa alle presunte pressioni che Zannini avrebbe esercitato nel 2023 sull’allora direttore generale dell’Asl di Caserta, Enzo Iodice, per ottenere la nomina di persone a lui vicine all’interno dell’azienda sanitaria.

Iodice si dimise dall’incarico, ma il consigliere regionale ha negato di aver mai esercitato pressioni o avanzato richieste indebite, dichiarando inoltre di non aver mai affrontato l’argomento con il dirigente della sanità regionale Antonio Postiglione, anch’egli indagato. Per Postiglione la Procura aveva chiesto una misura interdittiva, poi non accolta dal Gip.

La decisione attesa

Al termine dell’audizione, il Gip si è riservato sulla richiesta di misure cautelari. La decisione è attesa nei prossimi giorni, dopo l’esame delle memorie difensive e delle dichiarazioni rese dagli indagati.