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Arzano, amministrazione sotto pressione e il ‘video misterioso’ da un’auto

Arzano. Indagine dell’antimafia a 360°, la commissione ci vuole vedere chiaro e non trascura nessuna pista, in quasi due anni di amministrazione Esposito tante sono state le inefficienze ma tante sono state anche le pressioni, in rete ultimamente circola un video stile Gomorra con tanto di musica di sottofondo, non si conosce l’ autore, ma molto probabilmente è stato registrato a bordo di una Opel Meriva in quanto dal cruscotto si nota un particolare che è unico per quella auto. Nel video non risulta niente di rilevante se non girare per le strade di Arzano, ma ciò che più fa effetto è lo stile ed il messaggio che si vuol far passare. Arzano oramai è risaputo è stato sciolto per infiltrazione camorristiche nelle ultime due consiliature, ed è in procinto del terzo scioglimento consecutivo portandolo ad essere il quinto paese più pericoloso d’ Italia, le motivazione ed i processi sicuramente vanno fatti nelle sedi opportuni, ma è giusto fare una riflessione, la cattiva amministrazione del singolo verificatosi sino ai 2 scioglimenti può inficiare un’ amministrazione intera? Oggi non siamo in grado di giudicare condizionamenti e continuità con il passato, ma lo stato immobile di questa amministrazione dovuta proprio all’ inefficienza il non veder sul territorio speculazioni o abusi eclatanti porta a pensare alla buona fede. Ma purtroppo le uniche vittime sotto i colpi di politici, social e media sono soprattutto i cittadini che si vedono privati oltre dai servizi necessari, anche della massima espressione di democrazia, ovvero il Voto quale elemento per giudicato l’ operato delle amministrazioni.

50 detenuti del carcere di Torino faranno lavori socialmente utili per il Comune

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Reintegrare i detenuti all’interno della comunità, tramite percorsi di inclusione lavorativa. E l’obiettivo del patto sottoscritto dal Comune di Torino, dalla garante dei detenuti del Comune di Torino, dal Dap del Ministero della Giustizia, dalla magistratura di sorveglianza e dalla Cassa delle Ammende che punta al reinserimento sociale di carcerati che stanno scontando una condanna definitiva. Il progetto nella prima fase coinvolgerà circa 50 detenuti con bassissimo livello di rischio, ma l’obiettivo entro quattro-sei mesi è di raggiungere il centinaio di soggetti coinvolti. I percorsi di riabilitazione, le cui modalità esecutive saranno definite nelle prossime settimane, prevedono attività svolte all’esterno della casa circondariale, sia sotto forma di volontariato, sia attraverso l’inclusione lavorativa supportata da borse lavoro finanziate da fondazioni, enti pubblici e privati, fondi sociali europei, Cassa delle Ammende. La sindaca, Chiara Appendino ha spiegato che la Città farà in modo che i suoi istituti formativi siano coinvolti nell’iniziativa per dare alle persone detenute un titolo spendibile nel mondo del lavoro. E l’assessore Unia ha ricordato che esperienze simili sono già state promosse sia nella gestione del verde pubblico, sia nella pulizia dei giardini, grazie alla partecipazione di Amiat nel quadro del programma di riqualificazione delle periferie AxTo. “Progetti come questi – ha sottolineato il presidente della Cassa delle Ammende Gherardo Colombo – sono importanti per i detenuti, ma anche per la comunità”.

Oggi si approva il reddito di cittadinanza: carcere fino a 6 anni per chi fornisce dati falsi

Intesa sul decretone, risolti i nodi tra Lega e M5S. Il Consiglio dei minsitri dara’ oggi il via libera al provvedimento ‘clou’ del governo gialloverde. A parlarne e’ il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lunga intervista a La Stampa appena tornato dall’Africa in cui affronta tutti i temi, dai programmi di governo, ai temi internazionali, alla recessione. Oggi, spiega il premier “sara’ un giorno importante: approveremo le misure piu’ qualificanti dal punto di vista politico e sociale della nostra attivita’ di governo”. In Italia e’ elevatissima la percentuale di furbetti dell’Isee”. “Questa riforma contiene contromisure adeguate. E in fase attuativa saremo molto vigili contro i furbi che pensano di poter abusare di questa misura”. “Abbiamo predisposto strumenti di controllo in modo da poter incrociare le banche dati e di permettere all’Inps e alla Guardia di Finanza di fare tutte le verifiche sulle dichiarazioni Isee. Sono fiducioso che le misure saranno efficaci per contrastare gli abusi”. “Abbiamo previsto il carcere fino a 6 anni – ha proseguito Conte – per chi fornisce dati falsi o continua a lavorare in nero. Mi sembra una pena sufficiente a scoraggiare qualsiasi furbetto”. Dovrete coinvolgere le agenzie del lavoro, i navigator, le regioni, l’Inps, riuscirete ad erogare i primi sussidi ad aprile? “Stiamo lavorando proprio per questo. E’ chiaro che e’ una road map con tempi molto stringenti e un percorso serrato, ma abbiamo gia’ iniziato a lavorare per l’attuazione del provvedimento e farci trovare pronti”. Con la Lega c’e’ stato un serio problema sui fondi per gli inabili e gli invalidi, tanto che Salvini ha minacciato di non votare il decreto. “Abbiano trovato – ha risposto il premier – un punto di convergenza su una soluzione condivisa. Chi ha un familiare disabile a carico non sara’ costretto ad accettare un lavoro che ricada in un raggio sopra i 250 km dalla propria abitazione per non perdere il sussidio e, in caso si decidesse comunque di non rinunciare alla proposta lavorativa, si avra’ diritto a un incentivo di un anno: 12 mesi di reddito di cittadinanza garantito. Poi stiamo parlando di un decreto legge, vedremo se nel corso del dibattito parlamentare ci sara’ la necessita’ di ulteriori affinamenti”.

Smantellati cartelli di agenzie funebri, 30 arresti

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I carabinieri di Bologna hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini riuscendo in pratica ad avere il monopolio nell’aggiudicazione dei servizi funebri. Sono 30 le misure cautelari e 43 le perquisizioni eseguite da 300 militari che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di disarticolare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e riciclaggio. I due cartelli, come accertato dagli investigatori, si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell’Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi, ottenendo di fatto il monopolio nel settore.

El Chapo avrebbe pagato tangente 100 milioni di dollari all’ex presidente del Messico per non farlo arrestare

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Il signore della droga più famoso del mondo ha davvero pagato all’ex presidente del Messico una tangente da 100 milioni di dollari per non arrestarlo? L’accusa è stata fatta da un testimone martedì al processo contro Joaquin “El Chapo” Guzman. Il narcotrafficante colombiano Alex Cifuentes ha sorpreso l’aula del tribunale di New York – e ha causato una tempesta di polemiche in Messico – quando ha affermato che “El Chapo” aveva pagato la tangente all’allora presidente eletto Enrique Pena Nieto nel 2012. “Sarebbe stata la più grande tangente di tutta la storia. Sono stato con la Dea (la Drug enforcement administration degli Stati Uniti) per 31 anni, ho visto tangenti di milioni di dollari, centinaia di migliaia di dollari, ma certamente non una tangente del genere”, ha detto Mike Vigil, ex capo delle operazioni internazionali della Dea. Dopo l’accusa di Cifuentes, i sostenitori di Pena Nieto si sono precipitati a sostenere che l’ex presidente (2012-2018) è stato quello che ha fatto in modo che “El Chapo” fosse riarrestato dopo la sua sfacciata fuga in prigione nel 2015, poi estradato negli Stati Uniti. Politica partigiana a parte, c’è qualcosa a sostegno di questo argomento, ha detto Vigil. Ci sono diversi motivi per mettere in discussione la storia di Cifuentes. Da un lato, egli testimonia nell’ambito di un patteggiamento, in cambio di una sentenza più morbida. Inoltre, non ha fornito alcuna prova e ha ammesso di non essere sicuro dei dettagli chiave, tra cui l’importo e la data. Poi c’è il fatto che l’informazione è di seconda mano: Cifuentes ha detto che “El Chapo” è colui che gli ha raccontato la storia, in cui avrebbe dato i soldi a una donna di nome “Comadre Maria” da dare al presidente eletto poco prima di entrare in carica. Ma “El Chapo” non sarebbe stato il primo trafficante di droga a vantarsi di enormi tangenti pagate a funzionari di alto livello, ha detto Vigil. Poi tutto è possibile quando si tratta di corruzione in Messico, ha detto il giornalista Jose Reveles, che ha scritto libri sul business multimiliardario del traffico di droga del paese. “Nessun cartello della droga opera senza protezione ufficiale”, ha detto. “E’ possibile che alcuni funzionari governativi avrebbero potuto mentire e dire che rappresentavano il presidente, o che i perni del re della droga hanno davvero accesso al presidente. Tutto è possibile. Sappiamo che questo paese è pieno di corruzione da cima a fondo”.

Terremoto: scossa di magnitudo 3.3 nel Cosentino

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.3 e’ stata registrata nel Cosentino dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 2:19. L’epicentro del sisma, ad una profondita’ di 29 km, e’ stato identificato a 4 km da Campana. Gli altri comuni vicini all’epicentro sono Bocchigliero, Savelli, Mandatoriccio e Verzino.

‘Dove sta vostro figlio, la porta guai, scendono quelli delle Baby gang che fanno macelli’, le intercettazioni prima dell’omicidio De Bernardo

“Dove sta vostro figlio, la porta guai, dove sta lui, la scendono quelli delle Baby gang che fanno macelli”. E’ il 29 ottobre del 2015 quando il boss di Marigliano, Luigi Esposito o’ sciamarro parla con un suo affiliato e racconta dell’incontro avuto con la mamma di Roberto De Bernardo uno dei componenti del commando che aveva ucciso pochi mesi prima a Forcella il capo della Paranza dei Bimbi, Emanuele Sibillo. Dopo la festa su una barca al largo di Napoli, come raccontato dal pentito dei Quartieri Spagnoli, Maurizio Overa, quelli del clan Buonerba autori dell’omicidio cominciarono a nascondersi temendo la vendetta dei sibillo. Tra questi c’era anche l’allora 16enne Roberto De Bernardo, nipote del boss Roberto De Bernando o’ pisiello che dopo alcuni anni di carcere si era trasferito a Marigliano. E la cognata temendo per la sorte del figlio cercò attraverso le sue amicizie criminali nel paese Vesuviano un riparo per il figlio. Ma ricevette rifiuti dal boss Esposito. Il ragazzo fu costretto a “riparare” a casa dello zio Vincenzo De Bernadro o’ pisiello. E questo segnò la sua condanna a morte. per quell’omicidio ieri sono stati arrestati in sei ovvero i due mandanti i boss Ciro Rinaldi Mauè del rione Villa a san Giovanni a Teduccio (alleato dei Sibillo), Luigi Esposito o’ Sciamarro. Entrambi avevano un motivo per eliminare De Bernardo: il primo per vendicare la morte del suo alleato, il secondo per dare un messaggio al suo rivale locale Cristiano Piezzo. In carcere sono finiti anche il killer Michele Minichini, figlio del boss detenuto Ciro, Luisa De Stefano a’ pazzignara e la nipote Enzina Maione che diedero il segnale al killer e il fiancheggiatore di Esposito, il 33enne Stefano Gallo. Vincenzo De Bernardo o’ pisiello fu ucciso l’11 novembre del 2011 a Somma Vesuviana. Spiegando le fasi che avevano preceduto l’omicidio di Vincenzo De Bernardo Esposito racconta di un summit che aveva avuto con Cristiano Piezzo, Eugenio D’Atri (alias Gegè) e Vincenzo De Bernardo (alias o’pisello) che era giunto a sorpresa a casa sua nel corso dell’incontro ed era rimasto stupito di ritrovarsi al cospetto anche di Vincenza Maione. O’ pisiello, secondo Esposito, era intervenuto per fare da garanzia per la posizione di Cristiano Piezzo. Durante il racconto uno degli affiliati di Esposito punto gli suggerivadi recarsi “nel parco”, ossia il parco Fiordaliso di Via San Sossio in Somma Vesuviana, ove era residente “o pisell”, per parlargli e perorare la sua causa, dato che era un personaggio di rilievo della criminalità organizzata locale. L’Esposito replicava che assolutamente non poteva andare da De Bernardo in quanto “aveva un grosso problema”, dovuto alla presenza di un ragazzo che aveva accolto ed a cui aveva fornito un posto in cui stare, il nipote Roberto: “Ci sta una persona a Somma che la non doveva portare, il nipote del pisello”. –
Esposito spiegava che il nipote di Pisello  (Roberto De Bernardo) era l’autore dell’omicidio di Sìbillo Emanuele, e che per tale motivo i suoi avversari, definiti “baby gang”, Io stavano cercando; egli raccontava che i Sibillo avevano già fatto dei passaggi in Somma Vesuviana con le motociclette alla ricerca del ragazzo. Esposito definiva i ragazzi appartenenti alle baby gang come persone senza scrupoli: “fanno pisciare sangue”. Sottolineava ancora un volta che era proprio il nipote di Pisello  il problema che c’era a Somma Vesuviana all’interno del Parco San Sossio a Somma Vesuviana.

Torre Annunziata, gli avvocati: ‘La delibera del rinvio delle elezioni forensi è stata votata all’unanimità’

Torre Annunziata. Gli avvocati Mario Afeltra, Elio D’Aquino, Ester Di Martino, Luisa Liguoro, Anna Merolla, Rachele Palomba, Germaine Popolo,Antonino Raffone e Anna Rosanova del foro oplontino in riferimento alla delibera con cui l’Ordine Forense di Torre Annunziata ha differito le operazioni di voto intese al suo rinnovo, i sottoscritti Consiglieri tengono a confermare di aver convintamente e pienamente aderito a detta decisione collegiale votata all’unanimità, in quanto congrua, opportuna e legittima ai sensi di legge.
Essa, infatti, a prescindere da ogni pur opinabile valutazione effettuata in materia elettorale forense dalla recentissima sentenza n. 32781 della Corte di Cassazione, rappresenta il logico corollario ed il corretto adempimento esecutivo della norma interpretativa/organizzatoria introdotta d’urgenza dal Legislatore con decreto legge n. 2/2019.
Infatti, nella relazione illustrativa di detta “novella” si legge testualmente, tra l’altro, che essa “reca misure urgenti e indifferibili per assicurare condizioni di ordinato rinnovo dei Consigli degli Ordini circondariali forensi scaduti il 31-12-18 superando, a tutela della loro funzionalità, le incertezze applicative in ordine alla ineleggibilità di avvocati che hanno svolto due mandati consecutivi”, incertezze “derivanti dal contrasto interpretativo reso palese dalla sentenza” citata.
Circa, poi, la proroga del termine di celebrazione della assemblea elettorale, prevista da detta decretazione d’urgenza “entro il mese di luglio 2019”, essa (giusta quanto conferma lo stesso Legislatore in detta relazione) “è volta a consentire ai Consigli uscenti degli Ordini circondariali di valutare la possibilità di una rimodulazione dei tempi dei procedimenti elettorali già avviati in relazione alla disposizione interpretativa che si introduce, ciò al fine di prevenire successive eventuali contestazioni dell’esito elettorale”, cosicché “al differimento dei tempi per la convocazione dell’assemblea” elettorale “consegue la riapertura dei termini per la presentazione delle candidature”.
Ciò che appunto, nel pieno rispetto delle indicazioni legislative, ha inteso realizzare il locale Ordine Forense con la citata delibera!
Va, pertanto, sgombrato il campo in proposito da ogni perplessità e/o polemica di sorta, tanto più se agitata in termini e con modalità espressive non consone al decoro ed al prestigio dell’Istituzione Forense.
Così come, peraltro, del tutto infondata e francamente ingiusta deve ritenersi ogni illazione in merito a presunte distinzioni interne tra locali Consiglieri (a seconda dei mandati espletati), i quali tutti, invece, pur nella particolarità e specificità del rispettivo apporto culturale/professionale offerto all’Istituzione, si ritrovano comunque pur sempre concordi e solidali nell’assicurare unitariamente e collegialmente il proprio costante e disinteressato impegno al servizio della locale Classe Forense!”.

Consigliera leghista assolta per il post ‘Forza Vesuvio’, l’avvocato Pisani: “Sono senza parole, è molto triste”

Napoli. “Sono senza parole, è tutto molto triste e incredibile, ci vuole grande forza per andare avanti”. Commenta così l’avvocato Angelo Pisani del foro di Napoli le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano ha assolto l’ex consigliera provinciale di Monza in quota Lega Nord, Donatella Galli, che era stata condannata in primo grado a venti giorni di reclusione e poi assolta, lo scorso novembre, per aver pubblicato su Facebook nel 2012 un post con su scritto “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”. “Sapevo, come s’insegna anche ai bambini, che la legge non ammette ignoranza – dice Pisani -. Ma non ci fermeremo davanti a questa sentenza, solleciteremo la procura generale a ricorrere in Cassazione e cercheremo giustizia in ogni sede giudiziaria per la tutela dei fondamentali principi e valori del nostro ordinamento e soprattutto della nostra vita”. Pisani aveva querelato il consigliere leghista all’indomani del post apparso su Facebook. Secondo i giudici della Corte d’Appello, Donatella Galli, ha utilizzato solo un “luogo comune intriso più di ignoranza che di dato ideologico”, senza mettere in atto alcuna “condotta propagandistica”.

Napoli, ‘Una pizza da Mario’ domani a Forcella comune e municipalità vicini agli imprenditori vittime del clan

Si svolgerà domani giovedì 17 gennaio, alle ore 20.30, presso la pizzeria-trattoria «Terra mia», in via Carminiello ai Mannelli 19, l’iniziativa dal titolo «Una pizza da Mario», promossa dalla II Municipalità in sostegno a Mario Granieri e Biagio D’Antonio, rispettivamente ristoratore e commerciante che durante le festività natalizie hanno subito intimidazioni dai clan della zona. Colpi di pistola esplosi contro le vetrine e le porte dei locali dei due imprenditori, che hanno spinto istituzioni, cittadini e associazioni a scendere in campo per non abbassare la guardia e per far sentire, forte, la presenza dello Stato a Forcella. «A volte la vita ti porta a compiere scelte nette – dice Luigi Carbone, assessore al Commercio della II Municipalità e promotore dell’iniziativa – chi resta dietro vuole che tutto rimanga com’è. Chi rimane fermo, al centro, corre solo il rischio di caderci sotto quei proiettili. Noi vogliamo stare di fianco per poter guardare avanti, insieme. Di fianco a Mario Granieri e a Biagio D’Antonio, che hanno avuto un triste regalo per il nuovo anno da quel territorio dove hanno deciso di investire: piombo e vergogna. Non facciamoli sentire soli – aggiunge Carbone – giovedì sera dobbiamo essere in tanti contro la paura e l’omertà». La pizza di solidarietà si terrà nel locale di Mario Granieri, ex ragazzo difficile di Forcella, che da anni ha cambiato vita: da maggio corso Mario è infatti il titolare della pizzeria-trattoria «Terra Mia», dove il 4 gennaio un gruppo di ragazzi in sella a moto di grossa cilindrata ha esploso colpi di pistola contro la porta d’ingresso. Dopo la denuncia di Granieri nella pizzeria è il deserto: «I clienti hanno paura finanche di chiamare un’ordinazione a casa. Io ho una moglie e due figlie di 10 e 4 anni. Se questi sono i risultati, nonostante la mia denuncia alla polizia, lascerò la mia città e andrò all’estero per aprire un ristorante». Ma di fronte alla decisione di Mario si è mobilitata una comunità intera, con in testa la II Municipalità, che per giovedì sera ha promosso l’iniziativa a cui parteciperanno il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore ai Giovani Alessandra Clemente e il presidente della II Municipalità Francesco Chirico.

Avellino, non si ferma all’alt: inseguito da una gazzella dei carabinieri si schianta contro un albero e muore

Avellino. Sfugge ad un posto di blocco dei carabinieri e muore schiantandosi contro un albero. E’ accaduto all’alba sulla Statale 7 bis, all’altezza di Mugnano del Cardinale in provincia di Avellino. Antonio Dello Russo, 39 anni, ha tentato di sfuggire ad un posto di blocco dei carabinieri a bordo della propria auto ed è morto dopo aver urtando contro un albero. All’uomo è stato imposto l’alt da una gazzella di militari mentre era alla guida di una “Fiat Bravo”, che ha prima rallentato ma poi ha ripreso la marcia a forte velocità, tamponando nella fuga la l’auto dei carabinieri, che hanno riportato leggere ferite. E’ cominciato poi un inseguimento nel corso del quale i militari hanno sparato colpi di pistola diretti alle gomme della “Bravo”. Giunto nel territorio di Monteforte Irpino, Dello Russo ha impattato violentemente contro un albero a margine della carreggiata, ed è morto per la violenza dell’urto. Sul posto è giunta un’ambulanza del 118 che ha tentato inutilmente di rianimarlo. Le forze dell’ordine stanno indagando sui motivi che hanno spinto Dello Russo a tentare di sfuggire al posto di blocco.

Scafati, topo al Liceo Caccioppoli, il preside: ‘Da tempo chiediamo interventi’. Il caso finisce in Parlamento

“Trasfromare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può fare”, per dirlo con le parole di Piero Calamendrei. Eppure, il luogo in cui gli studenti passano gran parte della loro giornata, è spesso e volentieri trascurato, “maltrattato”. A volte fatiscente altre volte in uno stato di abbandono, e laddove s’incontra il virtuosismo dei dirigenti scolastici e degli insegnanti che si prodigano per rendere la struttura quanto più ospitale possibile, capita di scontrarsi con la dura realtà circostante. E’ il caso, per esempio, del Liceo Caccioppoli di Scafati, la cui sede centrale è ubicata in una zona abbastanza isolata della città, motivo per il quale – probabilmente – qualcuno pensa di potere non rispettare le regole base del vivere comune. Il Liceo Caccioppoli vive all’interno di una struttura che regge a fatica l’urto del tempo e verso cui si dimostra, con atti di pura inciviltà, alcun tipo di rispetto.
Tutt’intorno è monnezza. Sacchetti di plastica di ogni tipo, indumenti abbandonati e ferraglie varie, con qualche rifiuto ingombrante che fa da cornice, sarebbero il verde di cui un istituto scolastico ha bisogno. La strada stretta e disastrata che raggiunge l’ingresso secondario, comoda per molti studenti, sarebbe il viale alberato che i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni percorrono per arrivare a scuola nella migliore condizione possibile: rilassati e ossigenati. Non è ovviamente la Svizzera, non sono le favelas brasiliane, è semplicemente Scafati: la seconda città più grande della provincia di Salerno, abbandonata. Al collasso. Questa mattina il terribile incontro: un topo morto. A tal proposito, il dirigente scolastico Domenico D’Alessandro, a domanda risponde con garbo e determinazione: “La situazione della discarica a cielo aperto di via Velleca è sotto gli occhi di tutti. La scuola ha segnalato a tutte le autorità competenti il degrado intollerabile in cui versa la zona, chiedendo un intervento immediato. Purtroppo non abbiamo ricevuto risposte. Mi auguro che questi ultimi avvenimenti non siano ignorati da chi può e deve risolvere una situazione che mette le inefficienze degli adulti sotto gli occhi dei ragazzi, nostri figli.”. Una dichiarazione breve ma concisa, un messaggio chiaro e inequivocabile che può essere trasferito, senza alcuna difficoltà, ad ogni settore della società. La scuola come la sicurezza, la sanità come la viabilità, il lavoro come la legalità: “le inefficienze degli adulti sotto gli occhi dei ragazzi, nostri figli”.
“Sia garantita la salute degli studenti del Liceo scientifico Caccioppoli di Scafati, in provincia di Salerno. Da tempo, come denuncia oggi il dirigente scolastico Domenico D’Alessandro, cumuli di rifiuti sono ammassati all’ingresso della scuola. Creando una situazione di grave allarme sanitario. Depositerò un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, affinché attivi tutte le procedure previste dalla legge per liberare la scuola e riportare gli studenti in un ambiente sano, e al ministro dell’Interno Matteo Salvini per richiamare alle proprie responsabilità i Commissari Governativi, nominati dal Viminale, che devono fare il loro dovere perché svolgono le funzioni del sindaco e la Provincia, da cui dipendono le scuole superiori”. Lo annuncia Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e deputato salernitano di Fratelli di Italia.

Caserta, il ‘doppio gioco dei Diana’ svelato dai pentiti: Armando aiutò la mamma del boss a curarsi in Francia

Caserta. Il ‘doppio gioco’ degli imprenditori Diana, divisi tra legalità e camorra è stato svelato dai collaboratori di giustizia. Emerge dalle carte dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto ai domiciliari di Armando Diana, fratello di Mario, e dei nipoti Antonio e Nicola, per collusione con la camorra.
Sono stati i collaboratori di giustizia, una volta vicini a Zagaria, come Massimiliano Caterino, a parlare dei Diana quali imprenditori collusi, descrivendoli come componenti di un vero e proprio “cerchio magico” formato da operatori economici al servizio del boss e del clan. Caterino è stato il primo tra i collaboratori a parlare del presunto “doppio gioco” dei Diana. Nicola Diana, dopo alcune dichiarazioni del pentito, il 29 febbraio 2016, si presenta spontaneamente ai pm, prima “ostentando – si legge nell’ordinanza di arresto firmata dal Gip Miranda – il loro impegno per le legalità”, quindi ammettendo di “aver pagato negli anni con somme di 30mila euro Michele Zagaria in quanto vittime di richieste estorsive”. Il Gip bacchetta Diana per non aver mai denunciato le estorsioni subite. Caterino riferisce che Armando Diana, fratello di Mario, avrebbe anche aiutato la mamma di Michele Zagaria quando quest’ultima ebbe bisogno di cure mediche in Francia, facendola soggiornare presso una famiglia di amici. Un rapporto talmente stretto che quando il clan Russo, vicino agli Schiavone, mandò i propri uomini a chiedere il pizzo ai Diana, dovette fermarsi. Ma anche i pentito non sono pienamente concordi sul ruolo dei Diana nell’ambito del clan dei Casalesi. L’ex boss oggi pentito Antonio Iovine, dopo aver accusato il padre dei gemelli, Mario, ucciso nel 1986 e ritenuto in una sentenza definitiva vittima innocente del clan, di essere stato fino alla morte uno degli imprenditori “amici del clan”, dice che i figli Antonio e Nicola non erano soci di Zagaria, ma pagavano 30mila euro l’anno “per stare tranquilli”. Un altro pentito, Michele Barone, fratello della moglie di Antonio Diana ed ex fedelissimo del boss, difende i parenti acquisiti. “Antonio e Nicola Diana – racconta – non hanno mai avuto rapporti nè hanno mai versato somme a Michele Zagaria”; Barone riferisce solo di un “regalo” di 20mila di euro, ovvero una tangente, versato dai Diana a Zagaria, con i soldi che però non furono mai consegnati al boss ma trattenuti da Barone, che per questo fu anche picchiato da Zagaria. Il racconto di Barone, cognato di Antonio Diana, non viene però ritenuto attendibile dal Gip.
Venerdì si terranno gli interrogatori di garanzia dei tre arrestati i fratelli gemelli Antonio e Nicola Diana e dello zio Armando, imprenditori di Casapesenna. I tre indagati, noti in questi anni come imprenditori antimafia, dovranno difendersi dalla grave accusa di concorso esterno in associazione camorristica, per aver stretto un patto criminale, già negli anni ’90, prima con il boss Vincenzo Zagaria, poi con Michele Zagaria, con lo scopo di assicurarsi la protezione del clan e crescere così imprenditorialmente. I Diana hanno un’azienda di riciclo della plastica ubicata a Gricignano che, secondo quanto emerso, sarebbe stata acquistata dai Diana al Tribunale Fallimentare di Bologna grazie all’interessamento dei Casalesi. In cambio – ipotizza la Dda – i Diana avrebbero cambiato più volte gli assegni del clan, provenienti da imprenditori sotto estorsione, versando inoltre nelle casse della cosca cospicue somme di denaro.
Intanto la Fondazione Mario Diana, in una nota, esprime fiducia nella magistratura. “La Fondazione Mario Diana, in relazione alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il proprio presidente e vice presidente, conferma piena fiducia nella magistratura e nel corso della giustizia ed esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie di Antonio e Nicola Diana”. Si legge nel comunicato. La Fondazione fondata dagli imprenditori Antonio e Nicola Diana, finiti ieri agli arresti domiciliari aiuta anche ragazzi svantaggiati, ed è intitolata al papà dei due imprenditori, Mario, ucciso nel 1986 dai Casalesi e riconosciuto da una sentenza irrevocabile come vittima innocente del clan. “La Fondazione – prosegue la nota – confida nel celere accertamento della verità e conferma il proprio impegno nel sostenere e proseguire le attività e le iniziative programmate nell’ambito della formazione dei giovani e della sostenibilità e tutela ambientale a beneficio della comunità in cui opera. Ringraziamo enti, associazioni e persone semplici che, attraverso i loro messaggi e la loro vicinanza, hanno espresso fiducia e stima nell’operato della Fondazione. Assieme a loro vogliamo continuare ad essere un segno di speranza per il nostro territorio”.

 

Napoli, rocambolesco incidente in tangenziale: numerosi feriti

Napoli. Rocambolesco incidente avvenuto poco dopo le 21 lungo la Tangenziale di Napoli nel tratto compreso tra Fuorigrotta ed Agnano. L’incidente si è verificato in direzione Napoli, attualmente la circolazione veicolare è bloccata. Nell’impatto alcune delle persone coinvolte sono rimaste ferite. Sul posto sono intervenute gli agenti della polizia stradale, una partenza dei vigili del fuoco, un’ Unità di comando locale dei vigili del fuoco ed alcune ambulanze.

Napoli: squalifiche e infortuni, Ancelotti studia rimedi

Al San Paolo con la Lazio mancheranno per squalifica tre titolarissimi, Koulibaly, Insigne e Allan. Carlo Ancelotti spera che i due turni con i quali e’ stato sanzionato dal giudice sportivo il difensore centrale franco-senegalese vengano ridotti a una giornata (il reclamo del NAPOLI sara’ discusso dalla Corte di Giustizia Sportiva venerdi’ prossimo) ma intanto studia i rimedi per affrontare al meglio i biancazzurri senza snaturare la squadra. Dall’infermeria, per sua fortuna, arrivano buone notizie riguardo a Mertens che in Coppa Italia con il Sassuolo aveva dovuta dare forfait per una leggera distorsione alla caviglia subita in allenamento. Il belga e’ definitivamente guarito e potra’ essere utilizzato contro la Lazio senza alcun problema. Oggi Mertens a Castel Volturno si e’ regolarmente allenato con i compagni. Lo staff medico e quello dei preparatori atletici gli hanno risparmiato, rispetto agli altri, solo la partitella finale. E’ destinato a rimanere ancora fermo ai box Marek Hamsik che risente ancora dell’infortunio muscolare riportato nella gara di San Siro contro l’Inter. Il capitano sta recuperando e probabilmente potra’ essere pronto al rientro in occasione della prossima gara di campionato che il NAPOLI dovra’ giocare a Milano contro il Milan sabato 26 gennaio o, nel peggiore dei casi per i quarti di coppa Italia in programma 3 giorni dopo, il 29 gennaio, sempre a Milan contro i rossoneri. All’emergenza a centrocampo, determinata dall’assenza contemporanea di Hamsik e Allan, due titolari, Ancelotti rispondera’ probabilmente utilizzando ancora una volta Diawara e Ruiz, assieme al rientrante Zielinski, fermo in occasione della gara di Coppa Italia con il Sassuolo di domenica scorsa a causa di un attacco influenzale. Rog sembra destinato a rimanere in panchina anche perche’ dovrebbe essere ormai prossimo il suo passaggio in prestito al Siviglia. Assieme alla societa’ spagnola sono interessati al centrocampista croato anche alcuni club tedeschi come lo Schalke 04 e l’ Eintracht Francoforte, ma il calciatore ha gia’ inequivocabilmente espresso la propria preferenza nei confronti degli andalusi. Della questione in ogni caso di riparlera’ dopo la gara con la Lazio anche in considerazione di infortuni e squalifiche che hanno decimato la rosa dei partenopei.

Calciomercato, Higuain e non solo…

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Il caso Higuain infiamma la sessione invernale di calciomercato. L’argentino, a Gedda con il Milan per la Supercoppa, si e’ accomodato in panchina per “qualche linea di febbre” mentre il Chelsea e Maurizio Sarri lo aspettano. L’assenza dell’ultima ora, anticipata dal forfeit dell’argentino dalla foto di gruppo milanista con il ministro delle sport saudita, alimenta voci e dubbi sulla permanenza dell’argentino in rossonero. La Juve e’ sempre regina indiscussa del mercato italiano. Il club bianconero adesso punta JAMES RODRIGUEZ, il cui arrivo a Torino non e’ poi cosi’ impossibile. Si va verso un incontro tra Fabio Paratici, ds dei bianconeri, Giovanni Branchini e Jorge Mendes, procuratori del colombiano del Bayern Monaco, protagonista a suon di gol del Mondiale 2014 disputato in Brasile. James, gia’ dalla passata stagione, gioca in Germania, dove si e’ trasferito con la formula del prestito biennale con diritto di riscatto a 35 milioni, dopo essere stato portato in Europa dal Real Madrid: negli ultimi tempi, pero’, il colombiano non e’ piu’ nelle grazie dell’allenatore Niko Kovac. Krzysztof PIATEK e’ il sogno del Milan. Domani e’ previsto un incontro fra gli emissari del club rossonero e Preziosi, presidente del Genoa. Nella trattativa si inserito il West Ham che avrebbe avanzato una proposta di 30 milioni di euro per portarlo a Londra. Il Milan e’ pronto a rilanciare a 40 milioni, parte dei quali potrebbero arrivare dalla cessione di CALHANOGLU, per il quale il Lipsia e’ arrivato a offrire 25 milioni. Tornando alla Juve, che nei giorni scorsi ha chiesto info su EMERSON PALMIERI, ex romanista del Chelsea, nelle ultime ore anche l’Atletico Madrid e’ piombato sul giocatore italo-brasiliano, disturbando non poco la trattativa degli emissari del club bianconero. L’obiettivo dei ‘Colchoneros’ e’ di sostituire LUCAS HERNANDEZ, che puo’ finire al Bayern Monaco. La Lazio pensa sempre a ZAPPACOSTA ed e’ pronta a cedere CACERES al Flamengo, e PATRIC. Dal Brasile e’ in arrivo WESLEY che, pero’, sbarchera’ a Roma a giugno, in cambio di 20 milioni. Classe 1996, Wesley, nel corso dell’attuale stagione, gioca con la maglia dei belgi del Bruges. Federico CHIESA continua a essere al centro dell’attenzione di tutti gli operatori di mercato: interessa all’Inter, al Napoli – che difficilmente lascera’ andare ALLAN al PSG – e alla Juventus. La valutazione del fiorentino si aggira intorno ai 70 milioni e il club viola prepara l’esodo verso una grossa societa’. Quantomeno previsto un prolungamento e un adeguamento del contratto del giocatore. L’Inter prova pure a prendere il tedesco OZIL, in uscita dall’Arsenal.

Arrestato il carabiniere che ferì con un razzo una donna durante i festeggiamenti del Capodanno

ì- E’ accusato di lesioni colpose gravi e di accensione ed esplosioni pericolose e si trova ora agli arresti domiciliari, dopo che il gip del tribunale di Benevento su richiesta del procuratore Aldo Policastro ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. E’ un carabiniere di 46 anni il responsabile del ferimento di Antonella Tuosto una donna di 37 anni nella notte di capodanno, colpita da una scheggia di 7 centimetri che ha perforato il polmone. La donna e’ ancora ricoverata nell’ospedale Rummo di Benevento, dove e’ giunta dall’ospedale di Sant’Agata de’ Goti nel quale l’aveva trasportata un’ambulanza del 118, chiamata dagli amici che si trovavano nella stessa tensostruttura colpita dell’esplosione di un ordigno che il gip definisce “micidiale, improvvisato non convenzionale e non classificato”. Tutto e’ stato ripresa dalle telecamere di videosorveglianza di un esercizio commerciale di piazza Trieste a Sant’Agata de’ Goti, dove era stata allestita una tensostruttura per i festeggiamenti di capodanno. Il carabiniere ha posizionato l’ordigno a 8 metri di distanza e l’esplosione ha rilasciato schegge di plastica che hanno perforato il tendone in tre punti. Una scheggia ha colpito la donna che si trovava a piu’ di 11 metri dal punto di innesco. I carabinieri del nucleo artificieri di Napoli hanno ricostruito tutta la traiettoria dopo aver analizzato gli indumenti, il tendone e aver raccolto le testimonianze. La 37enne e’ stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico e soltanto da qualche giorno e’ uscita dal reparto di terapia intensiva, dopo la parziale asportazione del polmone colpito.

Allegri. “Cristiano Ronaldo decisivo? L’abbiamo preso per questo, è il migliore”

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Massimiliano Allegri coccola il fuoriclasse portoghese che ha messo la sua firma con un gol alla vittoria della Juventus nella Supercoppa contro il Milan. “E’ stata una partita divertente con diverse occasioni. Abbiamo trovato un buon Milan che ha creato difficoltà, potevamo far meglio per chiuderla”, dice il tecnico ai microfoni della Rai. “Faceva molto caldo, era la seconda partita dopo la sosta e anche questa decisiva dopo Bologna. L’abbiamo vinta di testa”, sottolinea Allegri, scontento solo per l’atteggiamento della sua squadra in superiorità numerica dopo il rosso a Kessie. “Abbiamo preso tre ripartenze uomo contro uomo. Bisognava allargare e portare palla verso la loro area. Loro sono ripartiti, nulla di pericoloso, ma correre all’indietro non è il massimo”. “Il Milan -prosegue- ha fatto una buona partita, abbiamo sbagliato molto in palleggio. Siamo stati lenti inizialmente, poi frettolosi nel finale sull’ultimo passaggio”. Parole al miele anche per Dybala: “Ha fatto bene tra le linee, dandoci una mano. Lo hanno chiuso al tiro e sul gol annullato ha fatto una grande giocata”.

De Luca: ‘Ora la gara per le pulizie al San Giovanni Bosco’

“Negli ospedali si fanno le gare per le imprese di pulizia, non si fanno le proroghe per 15 anni, quindi ora facciamo le gare e cosi’ vediamo se si fanno le pulizie”. Intervenendo a un convegno all’ospedale Cardarelli di Napoli, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, torna sul caso delle formiche al San Giovanni Bosco, soffermandosi in particolare sul bando pubblico che dovrebbe essere lanciato nelle prossime settimane. De Luca assicura poi che “i sabotaggi e le campagne di disinformazione” non fermeranno le azioni che dovranno portare al rilancio della struttura. Gli fa eco il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, Mario Forlenza, che al termine della riunione della commissione di indagine sul San Giovanni Bosco, rimarca la discontinuita’ con il passato. “Se si vuole insistere sulla ditta di pulizie – precisa – allora dico che io sono il direttore generale che, dopo 15 anni, bandisce la gara per una nuova gestione delle pulizie, mettendo alle spalle il sistema delle proroghe”.

Sciopero della fame dei detenuti del carcere di Campobasso

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“Nei giorni scorsi, il Garante regionale dei Diritti della Persona e dei Detenuti, Leontina Lanciano, e il vice presidente del Consiglio regionale del Molise, Gianluca Cefaratti, sono stati in visita alla Casa di reclusione di Campobasso dove alcuni detenuti hanno reso pubblico un documento nel quale annunciano lo sciopero della fame in atto ormai da diversi giorni. Alla base della protesta – informa una nota del Garante – la concessione dei permessi premio previsti dall’ordinamento penitenziario”. “I due rappresentanti istituzionali – prosegue la nota – hanno incontrato i detenuti ascoltando le loro motivazioni e si sono informati della questione, che e’ stata sollevata dalla gran parte dei sottoposti alla misura della reclusione: 86 i firmatari della richiesta di verifica”. “Abbiamo parlato con loro e preso atto della protesta” commentano a margine Lanciano e Cefaratti. Lo sciopero della fame alternato, una settimana a testa gruppi di 5/7 detenuti, informa ancora la nota, “va avanti a oltranza”.