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Inchiesta sulla morte di Nunzia Mele e polemiche sull’incrocio della morte a Torre del Greco

Torre del Greco- Sotto accusa l’incrocio maledetto tra via Cavallo e via Purgatorio a Torre del Greco. E li che la notte scorsa ha trovato la morte una ragazza di soli 22 anni.

Nunzia Mele, originaria di Acerra era in sella a una moto Honda Transalp con il suo amico 38enne. C’è stato un impatto violentissimo con una Alfa Mito guidata da un 28enne. Qualcuno non ha rispettato la precedenza.

La forte velocità hanno fatto il resto. Nunzia e il suo amici sono stati sbalzanti a metri di distanza. E lei è morta sul colpo schiantandosi violentemente sul selciato.

Il suo amico invece ha riportato ferite non molto gravi. Mentre il guidatore dell’auto ha riportato ferite guaribili in 5 giorni. Sono stati sottoposti entrambi ai test necessari per stabilire se fossero idonei alla guida al momento dell’impatto.

La tragedia  ha trovato vasta eco sui social con tanto di polemiche per la mancanza di una rotatoria in un luogo dove purtroppo ci sono spesso incidenti.

Nel frattempo che le indagini stabiliranno le responsabilità dell’incidente, parenti e amici della giovane vittime la piangono sui social.

Il cordoglio del primo cittadino di Acerra

Lo stesso ha fatto il primo cittadino di Acerra, Tito D’Errico.”È con profondo dolore –  che esprimo a nome dell’amministrazione comunale e della città tutta il più sentito cordoglio e la vicinanza della nostra comunità alla famiglia di Nunzia, la giovane concittadina strappata alla vita nel fiore degli anni”. “A lei – conclude il primo cittadino – rivolgiamo una preghiera. Sentite condoglianze ai suoi familiari”.

Casa Colonica premiata Eccellenza gastronomica Meridionale 2025

Giornata importante per l’enogastronomia dell’isola d’Ischia: l’attività ristorativa “La Casa Colonica 1930”, quasi centenaria, è stata premiata da quasi 40 parlamentari, afferenti all’intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” quale eccellenza meridionale 2025, nella categoria “isole minori”.

A consegnare il prezioso riconoscimento, decretato da decine di esponenti parlamentari afferenti a tutti i colori politici, è stato il Presidente in persona, l’onorevole Alessandro Caramiello, giunto appositamente presso il parco del Negombo, al cui interno è situata la storica attività, per consegnare il premio alla patròn, Gaby Taliercio Camerini.

La motivazione, apposta sulla targa, che verrà consegnata anche presso la Camera dei Deputati, è stata illustrata dal deputato: “Per aver dato lustro ad Ischia attraverso l’attività imprenditoriale ‘La Casa Colonica 1930’, la cui cucina ha consentito la valorizzazione delle eccellenze locali, contribuendo alla diffusione di una ristorazione di altissimo livello che ha contribuito ad attrarre un turismo gastronomico che ha impreziosito l’isola”.

Alla consegna del riconoscimento era presente anche il Duca Paolo Fulceri Camerini, proprietario del parco del Negombo e lo staff al completo, uniti per celebrare Gaby Taliercio Camerini, che ha spiegato: “Sono figlia di un ristoratore e fin da piccola ho iniziato a girare per le cucine.

Osservavo con curiosità l’arte delle mamme delle mie amiche, delle nonne, guardando come da pochi ingredienti potessero nascere autentici capolavori. Offriamo ai nostri clienti ciò che è presente a casa mia: preparo ogni giorno ciò che il cuore mi suggerisce, cose semplici, senza fronzoli, con la stessa attenzione con cui osservavo le mamme all’ora di cena.

Con il piacere di dar da mangiare ‘come una volta’, con l’autenticità e il profumo delle cose semplici. Quando cucino a Casa Colonica immagino di avere a tavola mio marito, i miei figli, i nipoti e gli amici”. Un risultato importante che, ancora una volta, conferma il tessuto di eccellenze presenti sull’isola d’Ischia.

 Luciano Carotenuto

Arzano, politico minacciato con un coltello in piazza: fermato il pregiudicato Sergio Martino

Arzano – Un pomeriggio che poteva trasformarsi in tragedia. Ancora una volta nel mirino il politico locale Gennaro De Mare, segretario del gruppo Le Nuove Generazioni, già bersaglio nelle scorse settimane di minacce e campagne d’odio sui social.

L’aggressione in piazza

L’episodio è avvenuto oggi pomeriggio nella piazza centrale di Arzano. De Mare era seduto ai tavolini di un circolo quando si è avvicinato Sergio Martino, pregiudicato ed ex sorvegliato speciale, già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi di violenza.

L’uomo, armato di coltello, avrebbe tentato di aggredirlo. Il tempestivo intervento dei Carabinieri della tenenza locale ha evitato il peggio: Martino è stato bloccato e trovato in possesso dell’arma.

De Mare, illeso, ha sporto denuncia. Non è la prima volta che il politico subisce intimidazioni: lo stesso Martino, recentemente, aveva già preso di mira il comandante della Polizia Municipale, Biagio Chiariello.

L’ombra degli haters

Sullo sfondo resta un clima di forte tensione. Negli ultimi mesi De Mare è stato oggetto di attacchi via social, accusato da haters e “leoni da tastiera” di essere il “sindaco ombra” di Arzano. Offese e insinuazioni che, secondo l’amministrazione comunale, stanno alimentando un clima tossico in città, legittimando episodi di violenza e intimidazione.

 

Morte di Giovanni Marchionni, il giallo dello skipper di Bacoli si infittisce

Olbia – Il caso della morte del giovane skipper Giovanni Marchionni, il 21enne di Bacoli  deceduto l’8 agosto scorso a bordo di uno yacht ormeggiato nel porto turistico di Portisco, in Sardegna, continua a riservare colpi di scena.

Una nuova ispezione tecnica, durata oltre 12 ore e condotta il 5 settembre dai periti nominati dalle parti coinvolte, ha escluso la presenza di monossido di carbonio come causa del decesso, smentendo l’ipotesi iniziale emersa dal primo sopralluogo.

Al suo posto, emergono indizi che puntano a un altro gas tossico, l’acido solfidrico, potenzialmente letale in ambienti chiusi come la cabina dove il ragazzo stava dormendo.

Per confermare questa pista, sono stati prelevati ulteriori campioni d’aria, inviati a un laboratorio specializzato a Treviso per analisi approfondite, mentre attendono gli esiti degli esami istologici disposti per verificare segni di intossicazione.

La vicenda ha avuto inizio nella notte tra il 7 e l’8 agosto, quando il corpo del giovane è stato rinvenuto senza vita all’interno dello scafo di un lussuoso yacht, di proprietà di un armatore privato.

Giovanni, originario di Bacoli, una località affacciata sul Golfo di Pozzuoli nota per la sua tradizione marinara, era salito a bordo come skipper stagionale, incaricato di gestire l’imbarcazione durante la stagione estiva.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, il ragazzo si era ritirato in cabina per riposare dopo una giornata di lavoro, ma le circostanze esatte della morte rimangono avvolte nel mistero.

Nessun segno di violenza esterna, né evidenti traumi, ha portato gli inquirenti a privilegiare l’ipotesi di un’intossicazione accidentale, forse legata a un malfunzionamento degli impianti di bordo o a emissioni gassose non rilevate.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania e diretta dal sostituto procuratore incaricato, ha preso il via immediatamente dopo il ritrovamento del corpo, con il sequestro dell’imbarcazione e l’autopsia sul cadavere del giovane.

I primi rilievi tossicologici avevano inizialmente indicato tracce di monossido di carbonio nell’aria della cabina, alimentando sospetti su un avvelenamento da scarichi del motore o da un generatore difettoso.

Questa ipotesi, però, è stata ora definitivamente scartata dalla perizia aggiornata, che ha rilevato un errore nei campionamenti iniziali – forse dovuto a contaminazioni esterne o a strumenti non calibrati adeguatamente.

Al centro dell’attenzione, ora, c’è l’acido solfidrico (H2S), un gas inodore e altamente tossico prodotto dalla decomposizione organica o da reazioni chimiche in ambienti umidi come quelli marini, che può causare asfissia rapida e morte improvvisa anche in concentrazioni basse.

La famiglia di Giovanni, assistita dall’avvocato difensore Maurizio Capozzo, non ha mai dubitato della natura lavorativa del decesso: il ragazzo era a bordo per svolgere il suo mestiere di skipper, ma – come denunciato dai legali – non risulta alcun contratto depositato presso l’INAIL, l’ente assicurativo per gli infortuni sul lavoro.

Questo elemento ha innescato un’indagine interna da parte dell’INAIL stessa, che sta esaminando se la morte possa essere qualificata come infortunio professionale non assicurato, con possibili risvolti penali per i datori di lavoro o l’armatore.

La nuova superperizia e la presenza di acido solfidrico

“Giovanni era lì per lavorare, punto e basta”, ha ribadito in una nota l’avvocato della famiglia, sottolineando l’assenza di elementi che indichino un comportamento imprudente da parte del giovane.

Le indagini stanno anche valutando la responsabilità dell’equipaggio e del proprietario dello yacht, con ipotesi di negligenza per mancata manutenzione degli impianti o per omissioni nella sicurezza a bordo.

La super-perizia disposta dalla Procura, che include l’analisi dei nuovi campioni d’aria e gli esami istologici sui tessuti del ragazzo, potrebbe richiedere diverse settimane per essere completata.

Nel frattempo, l’inchiesta procede su più fronti: oltre all’aspetto tossicologico, i magistrati stanno acquisendo le registrazioni delle telecamere del porto, le testimonianze di chi era a bordo quella notte e i documenti relativi all’omologazione dell’imbarcazione.

Il caso di Portisco non è isolato nel mondo della nautica da diporto: negli ultimi anni, diversi incidenti simili hanno colpito skipper e marinai, spesso legati a gas tossici accumulatisi in spazi confinati, ma qui il profilo giudiziario si complica per l’assenza di tutele assicurative e per le dinamiche di un lavoro precario nel settore turistico.

La morte di Giovanni Marchionni, un ragazzo descritto dai familiari come appassionato di mare e pieno di sogni, ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nel mondo della nautica professionale, specialmente per i giovani lavoratori stagionali.

La famiglia vuole conoscere come è morto Giovanni

La Procura di Tempio Pausania promette aggiornamenti non appena i risultati delle analisi saranno disponibili, ma per la famiglia bacolese l’attesa è angosciante: “Vogliamo solo la verità”, hanno dichiarato i parenti, che hanno già avviato una battaglia civile per ottenere giustizia e riconoscimento del decesso come infortunio sul lavoro. Il giallo di Portisco, dunque, resta aperto, con l’acido solfidrico che potrebbe essere la chiave per svelare l’arcano di quella tragica notte d’estate.

Scampia incidente sul lavoro, grave operaio 63enne di Afragola

Napoli- Ennesimo grave incidente sul lavoro: si è verificato nella tarda mattinata di oggi a Scampia. Un operaio di 63anni è ricoverato in gravi condizioni al Cardarelli.

L’incidente è avvenuto in via Labriola dove, l’uomo un 63enne di Afragola, regolarmente assunto stava lavorando su un cantiere di un edificio in costruzione. Per cause ancora in via di accertamento l’uomo è caduto dal quattro al terzo piano.

I suoi colleghi di lavoro hanno subito avvertito il 118. Arrivati sul personale il personale dell’ambulanza ha provveduto a stabilizzarlo e poi a trasportarlo all’ospedale Cardarelli, dove si trova tuttora ricoverato in prognosi riservata.

Sul posto anche i carabinieri della stazione Napoli Marianella insieme ai militari del nucleo operativo della compagnia Vomero e ai carabinieri del Nil di Napoli. Sul posto anche l’Asl Napoli 1 UOC Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro.

Sono state avviate tutte le procedure di controllo per la verifica della sicurezza sul lavoro e se tutte le norme erano rispettate. nel frattempo, su disposizione del magistrato, il cantiere è stato sequestrato.

Pirateria tv, stretta senza precedenti: ora DAZN e Sky potranno chiedere i danni agli utenti del ‘pezzotto’

La lotta alla pirateria digitale entra in una nuova fase, questa volta con conseguenze dirette per gli utenti. Su iniziativa di Dazn, con l’adesione della Lega Calcio Serie A e di Sky Italia, i titolari dei diritti televisivi hanno deciso di promuovere azioni risarcitorie nei confronti di chi usufruisce di Iptv illegali. Dopo mesi di indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Roma e Lecce, le autorità hanno trasmesso ai broadcaster i dati di oltre duemila abbonati irregolari sparsi in 80 province italiane.

L’inchiesta ha permesso di smantellare una rete che trasmetteva contenuti in violazione della legge sul diritto d’autore, identificando i fruitori grazie all’incrocio di dati anagrafici, bancari e geografici. Ora, con l’autorizzazione delle procure competenti, i titolari dei diritti possono agire anche sul piano civile, chiedendo risarcimenti che – avvertono – possono equivalere a circa dieci anni di abbonamenti regolari.

“Guardare illegalmente contenuti mette a rischio chi lo fa e colpisce lo sport alle radici. Non è furbo, non è gratis, non è senza conseguenze”, ha dichiarato Stefano Azzi, CEO di Dazn Italia. Un messaggio rafforzato dall’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo: “Finalmente volge al termine l’epoca dell’impunità. Chi sbaglia paga”.

Secondo la Guardia di Finanza, la pirateria non si limita al danno economico ai broadcaster, ma alimenta un circuito criminale fatto di evasione fiscale, lavoro nero e riciclaggio. Non a caso, in alcuni casi i sanzionati hanno persino deciso di collaborare fornendo informazioni utili sugli organizzatori del traffico illecito.

Patron del Foggia Calcio accusa giornalista in diretta: “Difendi la malavita”, è polemica

Un’accusa che scuote il mondo del calcio e quello dell’informazione. “Lei può difendere la malavita, io non la difendo”: con queste parole, pronunciate in diretta televisiva, il patron del Foggia calcio Nicola Canonico ha scatenato la bufera. L’affondo, rivolto al giornalista foggiano Lello Scarano durante la trasmissione Zafò in onda su Foggia Tv l’8 settembre, ha immediatamente sollevato reazioni indignate da parte delle associazioni di categoria.

Ordine dei Giornalisti Puglia, Assostampa e Ussi regionale hanno espresso solidarietà al cronista e stigmatizzato con forza il comportamento del dirigente: “Si tratta di parole di una gravità inaudita, inaccettabili da parte di chiunque e ancor più da un presidente di club calcistico”, hanno sottolineato in una nota. Canonico, nel corso del collegamento, avrebbe rincarato la dose aggiungendo: “Fino a quando lei continuerà a coprire questi mascalzoni”.

Le associazioni giornalistiche hanno ricordato come Scarano, vicepresidente Ussi Puglia, sia da anni un punto di riferimento per l’informazione sportiva locale, invitandolo a continuare il proprio lavoro “con la solita passione e senza condizionamenti”. Le parole del patron arrivano in un momento delicato, segnato dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari su minacce e intimidazioni che hanno riguardato lo stesso Canonico.

Controlli a tappeto tra Gragnano e Giugliano: denunce, multe e sequestri

Una giornata ad alta intensità per la sicurezza in Campania. La Polizia di Stato, insieme a Polizia Locale, Guardia di Finanza e Reparto Prevenzione Crimine, ha messo in campo due maxi operazioni a Giugliano e a Gragnano con controlli serrati su strada e nelle attività commerciali.

A Giugliano gli agenti hanno identificato 105 persone e controllato 65 veicoli: tre sono stati sottoposti a sequestro e cinque a fermo amministrativo. Non sono mancate le contestazioni al Codice della Strada, ben dodici, che hanno riguardato mancata copertura assicurativa, mancate revisioni, assenza di casco e perfino casi di guida senza patente.

Scenario simile a Gragnano, dove i controlli hanno coinvolto 240 persone, di cui 62 con precedenti, e 130 veicoli. Due le patenti ritirate e quattro le violazioni contestate. Le verifiche hanno interessato anche quattro esercizi commerciali: tre sanzionati e tre titolari denunciati per non aver esposto la tabella dei giochi proibiti.

Salvini e De Luca, tra punzecchiature e abbracci all’inaugurazione della diga di Campolattaro

Un siparietto degno di cronaca politica quello andato in scena a Campolattaro, in provincia di Benevento, durante l’inaugurazione dei lavori della diga e dell’invaso. Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, e Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, si sono scambiati battute al vetriolo dal palco, ma al termine della cerimonia hanno sorpreso tutti con un abbraccio e perfino un bacio di saluto.

Un gesto che ha strappato sorrisi e scatti, suggellando una giornata che ha visto momenti di tensione alternarsi a inattese dimostrazioni di cordialità. Lo stesso Salvini, parlando poi con i cronisti, ha commentato l’atteggiamento del governatore campano definendolo “autonomista”: «Mi auguro – ha aggiunto – che alle parole seguano i fatti: spero che De Luca non sia autonomista a mezzogiorno e centralista alle due del pomeriggio».

La diga di Campolattaro, destinata a diventare un’infrastruttura strategica per il territorio, è stata così teatro non solo dell’avvio di un cantiere importante per la Campania, ma anche di un incontro politico dal forte valore simbolico.

Napoli, il dottor Canonico: «Lukaku, il recupero procede bene. Rientro nei tempi previsti»

Buone notizie dal fronte medico per il Napoli. Romelu Lukaku, fermato da una lesione importante al retto femorale con interessamento tendineo, sta rispettando i tempi previsti per il recupero.

A confermarlo è il dottor Raffaele Canonico, responsabile dello staff sanitario azzurro, intervenuto ai microfoni di Radio CRC: «Lukaku? Ci siamo sentiti ieri sera, procede bene il suo iter riabilitativo secondo i tempi prefissati. La scelta è stata quella conservativa e non chirurgica, perché le tempistiche di recupero sono simili. Il ragazzo è in Belgio, seguito da professionisti con cui siamo in costante contatto».

Canonico ha chiarito che i report sul lavoro dell’attaccante arrivano quotidianamente e che, tra due settimane, un terapista del Napoli raggiungerà il Belgio per verificare di persona i progressi. «Tutto resta sotto la nostra supervisione», ha ribadito il medico. Non solo Lukaku: aggiornamenti anche sugli altri infortunati. David Neres ha accusato un affaticamento in rifinitura ed è stato tenuto precauzionalmente a riposo, Alessandro Buongiorno ha completato il recupero, mentre Amir Rrahmani potrebbe rientrare già nella prossima sfida contro il Pisa.

Napoli, arrestato pusher in Piazza Carlo III: poliziotto ferito durante l’inseguimento

Proseguono senza sosta i controlli straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per arginare il traffico di droga nei quartieri più esposti. Nella serata di ieri un’operazione della Polizia di Stato si è conclusa con l’arresto di un 29enne napoletano, già con precedenti per spaccio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato stavano monitorando i movimenti in Piazza Carlo III quando hanno notato un uomo a bordo di uno scooter cedere un involucro in cambio di denaro a un passante. Il sospetto, accortosi della presenza dei poliziotti, ha provato a darsi alla fuga accelerando e finendo per investire uno degli agenti nel tentativo di guadagnare terreno. Dopo un inseguimento concitato, il pusher è stato raggiunto e bloccato non senza difficoltà.

Nelle sue tasche i poliziotti hanno trovato tre involucri di cocaina, per un totale di circa 1,5 grammi, e 625 euro in banconote di vario taglio, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Il giovane è stato arrestato e posto a disposizione dell’Autorità giudiziaria, mentre proseguono le indagini per risalire alla rete di contatti e ai canali di approvvigionamento della droga.

Sequestrati otto smartphone nelle celle dei boss a Secondigliano

Napoli – Nuova operazione di controllo all’interno del carcere di Secondigliano, uno degli istituti più delicati della Campania.

Nelle prime ore del mattino del 9 settembre, la Polizia penitenziaria ha rinvenuto tre smartphone nascosti nelle camere di pernottamento del reparto di alta sicurezza “Ligure” e altri due cellulari nei luoghi comuni del reparto “Ionio”.

Il blitz segue di pochi giorni un’analoga operazione: il 5 settembre erano già stati sequestrati altri tre telefoni nelle aree comuni del reparto “Ligure”, utilizzati dai detenuti per le attività ricreative. In totale, quindi, otto dispositivi sono stati sottratti in meno di una settimana all’interno del penitenziario.

L’allarme del sindacato

A sottolineare la portata del risultato è il segretario regionale dell’OSAPP Campania, Vincenzo Palmieri, che ha espresso «soddisfazione per l’efficacia dell’attività di controllo della Polizia penitenziaria», evidenziando come il sequestro abbia impedito ai detenuti di mantenere contatti esterni non solo con i familiari, ma potenzialmente anche per la gestione di attività criminali sul territorio.

Palmieri ha però rilanciato un allarme: «Chiederemo ai vertici politici e amministrativi interventi concreti per la schermatura dei penitenziari, così da bloccare l’atterraggio dei droni, che sempre più spesso vengono utilizzati per introdurre cellulari e oggetti non consentiti all’interno delle carceri».

Il rinvenimento di telefoni cellulari nelle celle e nelle aree comuni delle sezioni di alta sicurezza conferma un fenomeno ormai strutturale nelle carceri italiane: strumenti che diventano veri e propri centri di comando a distanza, utili a mantenere rapporti con le organizzazioni criminali e a gestire traffici illeciti dall’interno.

La stessa Procura antimafia ha più volte sottolineato come i clan abbiano fatto del carcere non solo un luogo di detenzione, ma anche un avamposto operativo, grazie alla possibilità di comunicare con l’esterno attraverso telefonini e messaggistica criptata.

La sfida della sicurezza penitenziaria

Gli episodi di Secondigliano si inseriscono in un quadro nazionale preoccupante: negli ultimi anni i sindacati di categoria denunciano un incremento del fenomeno e chiedono da tempo strumenti tecnologici più efficaci, come sistemi di inibizione del segnale telefonico, scanner anti-droni e un potenziamento degli organici della Polizia penitenziaria.

L’operazione del 9 settembre conferma la capacità del personale di intercettare i tentativi di infiltrazione tecnologica, ma al tempo stesso mette in luce la necessità di un salto di qualità nelle strategie di contrasto. Perché dietro ogni smartphone nascosto tra le mura di un carcere, può celarsi il filo diretto con la criminalità organizzata che continua a operare sul territorio.

Omicidio Rapuano, ecco chi sono i periti: domani l’autopsia

Napoli – Si svolgerà domani l’autopsia sul corpo di Ciro Rapuano, il 59enne garagista di Forcella massacrata con oltre 50 coltellte la notte del 4 settembre dalla moglie reo confessa, Lucia salemme.

L’esame autoptico che dovrà stabilire il numero di coltellate inferte, quelle ritenute mortali e che potrebbe anche stabilire se la vittima, troiata supina nel letto, fosse cosciente o meno al momento dell’aggressione dal parte della moglie.

All’esame che si svolgerà al Secondo Policlinico di Napoli, parteciperanno un medico legale, di un anatomopatologo e di un tossicologo. Così come disposto dal pm Giuliana Giuliano della IV sezione “fasce deboli” della Procura di Napoli, coordinata procuratore aggiunto Raffaello Falcone.

L’avvocato Riccardo Marco Pinto, legale di Lucia Salemme, detenuta nel carcere napoletano di Secondigliano con l’accusa di omicidio aggravato, ha nominato come consulente il professore Massimo Esposito.

Viaggio a Porto, alla scoperta della capitale lusitana

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Porto, la “città invitta”, si affaccia maestosamente sull’estuario del fiume Douro ed è un vero gioiello del Portogallo settentrionale. Conosciuta in tutto il mondo per il suo famoso vino, la città offre molto di più, unendo un’anima storica e decadente a una vita culturale e notturna incredibilmente vivace. Vediamo alcuni consigli su questa meravigliosa città (per approfondire, si può visitare: Tour di Porto, cosa vedere).

Luoghi e attrazioni imperdibili

Il cuore pulsante di Porto è il quartiere della Ribeira, un sito Patrimonio dell’UNESCO. Le sue strette vie acciottolate e le facciate colorate degli edifici, che si specchiano sul fiume, creano un’atmosfera magica e pittoresca. È qui che si trovano innumerevoli ristoranti e bar, ideali per gustare la cucina locale ammirando il panorama.
Dominante sul fiume è il maestoso Ponte Dom Luís I, un’opera d’arte in ferro a due livelli progettata da un discepolo di Gustave Eiffel. La passeggiata sul livello superiore offre una vista mozzafiato sulla città e sul Douro, collegando Porto a Vila Nova de Gaia, la sponda opposta del fiume.

La patria del vino di Porto

Attraversando il ponte, si arriva a Vila Nova de Gaia, che è il vero e proprio centro del commercio e dell’invecchiamento del famoso vino di Porto. Qui si trovano le storiche cantine, o “caves”, dove il vino viene conservato in enormi botti di legno. Una visita in una di queste cantine è un’esperienza essenziale: si possono fare tour guidati per imparare il processo di produzione e, ovviamente, concludere con una degustazione. Aziende storiche come Taylor’s, Graham’s o Cockburn’s accolgono visitatori da tutto il mondo.

Architettura, cultura e panorami

Porto è anche un museo a cielo aperto di architettura. La Cattedrale di Porto (Sé), con la sua imponente struttura romanica, e la Chiesa di São Francisco, famosa per i suoi interni barocchi ricoperti d’oro, sono solo alcuni esempi. Non si può non menzionare la celebre Livraria Lello, una delle librerie più antiche e belle del mondo, che si dice abbia ispirato J.K. Rowling nella creazione di Hogwarts. La sua scala sinuosa e l’atmosfera magica la rendono una tappa obbligatoria, sebbene spesso molto affollata.

Per una vista a 360 gradi, la Torre dei Chierici (Torre dos Clérigos) è l’ideale. Salire i suoi 240 gradini può essere faticoso, ma la ricompensa è un panorama impareggiabile che spazia su tutta la città. Per gli amanti del cibo, non mancare di assaggiare la Francesinha, un panino-bomba ripieno di carne e salumi, ricoperto di formaggio fuso e una salsa piccante, un’esperienza culinaria unica e sostanziosa.

Porto è una città che conquista con il suo contrasto tra antico e moderno, tra la serenità del fiume e l’energia dei suoi abitanti. È un luogo dove perdersi tra le stradine, scoprire angoli nascosti e assaporare l’essenza autentica del Portogallo.

Arzano, minacce al giornalista Mimmo Rubio: a processo altri 3 del clan della 167

Arzano –  Tre nuovi rinvii a giudizio per minacce di stampo camorristico contro il giornalista Mimmo Rubio, da anni impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata.

Il Tribunale dei Minori ha deciso di mandare a processo Raffaele Piscopo, Vincenzo Sica e Salvatore Rea, i primi due componenti del temuto clan della 167. L’accusa è gravissima e si basa sulle tre intimidazioni subite da Rubio nell’estate del 2018.

Le notti di terrore che hanno colpito il giornalista, responsabile di Arzano News e rappresentante del Dipartimento Legalità del Sindacato dei Giornalisti della Campania, sono ben note alla cronaca.

La prima intimidazione, una “stesa” con un corteo di auto in moto, fu seguita da un’esplosione di fuochi d’artificio e culminò con il lancio di una potente bomba carta sul suo balcone. Un’azione che non solo intendeva colpire il giornalista, ma che terrorizzò l’intera comunità.

Questi episodi di violenza hanno spinto le autorità a mettere Rubio sotto scorta dal 2020, anche a causa di altre minacce subite in seguito. Le sue denunce hanno infatti contribuito allo scioglimento per camorra del Comune di Arzano per ben tre volte, un impegno che lo ha reso un bersaglio non solo per i clan, ma anche per la politica locale collusa.

L’indagine, frutto del lavoro investigativo dei Carabinieri, ha ricevuto una spinta decisiva grazie alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e al coordinamento del Procuratore Nicola Gratteri. A incastrare i responsabili hanno contribuito anche le dichiarazioni di Pasquale Cristiano, ex boss del clan e ora collaboratore di giustizia insieme al padre Pietro.

Complessivamente, sono sette gli imputati legati al clan della 167 che affronteranno il processo per le intimidazioni a Mimmo Rubio, compresi i boss Giuseppe Monfregolo e Antonio Alterio. Per due di loro, Carlo Raiano e Antonio De Sio, è stato richiesto un rito abbreviato, una scelta che di fatto ammette le loro responsabilità in cambio di uno sconto di pena. Si attende ora l’inizio dei processi, divisi in tre tronconi, che segneranno un altro capitolo nella lotta alla camorra di Arzano.

Napoli, “Pucundria” vince il contest “San Gennà…Un Dolce per San Gennaro” 

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Napoli. Il dolce “Pucundria – Il miracolo è nel ritorno” non è solo un capolavoro di pasticceria, ma un manifesto di sentimenti e legami indissolubili. A crearlo è stata Alessandra Bernardini, una talentuosa pasticcera 28enne che lavora presso il DavPastryLab di Albano Sant’Alessandro, in provincia di Bergamo.+

Il suo dolce ha trionfato all’ottava edizione del contest “San Gennà…Un Dolce per San Gennaro” by Mulino Caputo, un’iniziativa che celebra il Santo Patrono di Napoli attraverso la dolcezza.

La “pucundria”, un termine napoletano che evoca la saudade, quel misto di nostalgia e malinconia tipico dei “fuorisede”, è il sentimento che ha guidato Alessandra. “È un dolce dedicato a tutti i ragazzi che, come me, hanno lasciato casa e custodiscono quel sentimento di appartenenza,” ha spiegato, visibilmente emozionata. “Spero di tornare presto a casa e di aprire una pasticceria tutta mia.” Un sogno che, grazie a questo successo, potrebbe diventare presto realtà.

Il dolce, una monoporzione d’autore, unisce la cultura milanese a quella napoletana. La sua composizione è una sinfonia di sapori: una sfoglia di cioccolato a rappresentare la mitra di San Gennaro, sulla quale è stato disegnato il rosone del Duomo di Milano. All’interno, una financier all’amarena, una diplomatica al limone e vaniglia, confettura di limone e fiori d’arancio, croccantino alla mandorla e coulis di amarena.

A premiare la creatività e l’estro di Alessandra Bernardini è stata una giuria d’eccellenza, composta dai maestri pasticcieri Sal De Riso e Sabatino Sirica, dallo chef Gennaro Esposito e da Antimo Caputo, Ceo di Mulino Caputo.

Oltre al prestigio della vittoria, la pasticcera ha portato a casa un premio in denaro di mille euro, mille chilogrammi di farina Mulino Caputo e un’opera in ceramica dell’artista Mate, offerta da Santorè.

L’evento, ospitato sulla splendida terrazza panoramica del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo, ha rappresentato un successo per la pasticceria italiana. Come ha sottolineato Antimo Caputo, l’obiettivo del contest è colmare un vuoto: la mancanza di un dolce dedicato al Santo. “I giovani sono molto creativi, amano mettersi in gioco e noi li sosteniamo sempre con entusiasmo”, ha dichiarato il Ceo.

Il prossimo anno, la sfida si fa ancora più avvincente: tutti i vincitori delle scorse edizioni si scontreranno per decretare il “Dolce prodigioso” per eccellenza, quello che rappresenterà San Gennaro nella pasticceria napoletana e nazionale.

Il Rolex rifiutato dall’ex dg dell’Asl che smaschera il “sistema Ferraro”

Napoli– Un Rolex da 8mila euro come “biglietto da visita” per entrare nel mondo degli appalti pubblici. Ma il dono, invece di aprire porte, è stato rispedito al mittente e ha finito per diventare una prova a carico del cosiddetto “sistema Ferraro”, la rete di interessi, appalti pilotati e tangenti ricostruita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dai Carabinieri del Comando provinciale di Caserta.

Il protagonista in positivo di questa vicenda è Gennaro Volpe, ex direttore generale dell’Asl di Benevento, oggi a capo dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Nel maggio 2023, Volpe rifiutò l’orologio di lusso che gli era stato consegnato dall’imprenditore Giuseppe Rea, attivo nel settore della sanificazione, che sperava così di ottenere due appalti per servizi di disinfestazione negli uffici dell’Asl sannita. Volpe non solo non accettò il regalo, ma lo consegnò alla sua segreteria affinché venisse restituito.

L’indagine e gli arresti

L’episodio emerge ora nell’ambito di un’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di dieci persone (tre in carcere, sette ai domiciliari) e a ulteriori sette misure cautelari tra divieti di dimora e interdizioni dai pubblici uffici.

Tra i nomi eccellenti figurano:

Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, già condannato a 7 anni per concorso esterno in camorra e considerato uno storico colletto bianco del clan dei Casalesi, ritenuto il regista del sistema;

Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia a Caserta (ai domiciliari);

il rettore dell’Università Parthenope di Napoli, Antonio Garofalo, sospeso dall’incarico;

amministratori locali del Beneventano (tra cui San Giorgio del Sannio) e del Napoletano (come Frattamaggiore).

Secondo l’accusa, il “sistema Ferraro” ruotava intorno alla gestione di appalti nel campo della raccolta dei rifiuti e della sanificazione di locali sanitari e ospedalieri, settori storicamente controllati dall’imprenditore casalese.

Tangenti, favori, appoggi elettorali e la capacità di sfruttare la sua “autorevolezza mafiosa” avrebbero consentito a Ferraro di influenzare gare e affidamenti in Campania e non solo: tracce del suo sistema emergono anche a Catania, dove un’azienda a lui vicina avrebbe ottenuto lavori grazie alle sue relazioni.

I soldi e i tentativi di infiltrazione

Rea, considerato parte integrante del sistema, fu trovato nell’ottobre 2023 con quasi due milioni di euro in contanti nascosti nella sua casa di Caserta, ritenuti fondi riconducibili a Ferraro. È lui ad aver tentato di infiltrarsi all’Asl di Benevento attraverso l’orologio offerto a Volpe, senza riuscirci.

Diverso, invece, l’esito a Caserta, dove Rea avrebbe cercato di condizionare la gara sulla disinfestazione per la legionella. La procedura venne sospesa e poi annullata grazie – secondo la Procura – ai rapporti con l’allora direttore generale Amedeo Blasotti (indagato) e all’intervento del politico Luigi Bosco, ex consigliere regionale e oggi coordinatore regionale di Azione, anch’egli indagato.

L’analisi

L’inchiesta porta alla luce un meccanismo collaudato di corruzione e pressioni che coinvolge imprenditori, politici e amministratori locali, con Ferraro al centro come cerniera tra il mondo della camorra casalese e le istituzioni. In questo contesto, la scelta di Volpe di respingere il Rolex rappresenta un gesto raro e significativo: un rifiuto che non solo lo ha sottratto a un giro di corruzione, ma ha contribuito a rafforzare il quadro accusatorio contro gli indagati.

Il “sistema Ferraro” dimostra ancora una volta come i clan e i loro referenti abbiano saputo reinventarsi nel tempo: non più solo violenza e intimidazione, ma corruzione e clientele per controllare settori strategici dell’economia, dalla sanità ai rifiuti. Un modello silenzioso ma pervasivo, che rende ancora più preziosi i gesti di resistenza, come quello di un dirigente pubblico che davanti a un Rolex ha scelto la strada della legalità.

Napoli, arrestato l’aggressore dei controllori del bus della linea 15

Napoli – Una normale operazione di controllo a bordo dei mezzi pubblici si è trasformata in violenza. Nella serata di ieri, in viale Gramsci, un 53enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, ha aggredito due controllori dell’ANM (Azienda Napoletana Mobilità) nel tentativo di sottrarsi a un controllo del titolo di viaggio.

Secondo la ricostruzione, l’uomo, sprovvisto di biglietto, prima ha colpito al volto uno dei dipendenti con una borraccia termica, poi ha scagliato la valigia che aveva con sé contro la schiena dell’altro addetto, nel disperato tentativo di guadagnarsi la fuga.

L’inseguimento e l’arresto

Nonostante l’aggressione, i due controllori non hanno perso di vista l’uomo, che nel frattempo si era allontanato in direzione di via Riviera di Chiaia. La prontezza del personale ANM è stata decisiva: hanno allertato la Sala Operativa della Polizia e fornito indicazioni precise sulla direzione di fuga.

Gli agenti del Commissariato San Ferdinando, già impegnati nei servizi di controllo del territorio, sono intervenuti rapidamente bloccando il 53enne, che è stato quindi arrestato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Una vicenda che riaccende i riflettori

L’episodio, che segue altri casi di tensione a bordo dei mezzi pubblici, riaccende i riflettori sul tema della sicurezza del personale di controllo. Non di rado, infatti, i dipendenti ANM si trovano ad affrontare reazioni violente da parte di chi viaggia senza titolo o tenta di eludere i controlli, trasformando semplici verifiche amministrative in episodi di cronaca nera.

La vicenda di viale Gramsci resta l’ennesimo campanello d’allarme in una città dove il trasporto pubblico, già alle prese con problemi strutturali, si misura quotidianamente anche con la questione della tutela degli operatori e dei viaggiatori.

Fiorentina-Napoli, gli ultras partenopei disertano trasferta: “Inaccettabile la lotteria per i 300 biglietti”

Napoli – Niente tifo organizzato al seguito del Napoli nella trasferta di Firenze. I gruppi ultras della Curva A e della Curva B dello stadio Maradona hanno annunciato che non prenderanno parte alla sfida di sabato sera al “Franchi” contro la Fiorentina, anticipo della Serie A.

Il motivo della protesta

La decisione arriva dopo la comunicazione sulla gestione dei biglietti per il settore ospiti: solo 300 posti disponibili, nel settore di curva esterna a capienza ridotta per via dei lavori in corso nell’impianto fiorentino. Una quantità considerata troppo esigua dagli ultras, che in un volantino diffuso nelle ultime ore parlano di “vera e propria lotteria” per aggiudicarsi i tagliandi.

L’accusa alla SSC Napoli

Il malumore non riguarda soltanto l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, ma anche la società azzurra. “Ci colpisce il silenzio complice della SSC Napoli – si legge nella nota – capace di essere modello vincente sul campo ma poco attenta verso i propri tifosi, i principali clienti”. Gli ultras contestano l’assenza di una presa di posizione da parte del club, accusato di non riservare la giusta considerazione a chi sostiene la squadra anche in trasferta.

“Niente trasferta per dignità”

Il comunicato prosegue con parole dure verso le istituzioni calcistiche: “Siamo stufi di decisioni discriminatorie nei confronti del movimento ultras. Ai signori dell’Osservatorio diciamo di stare tranquilli: a queste condizioni saremo noi a decidere di non essere presenti a Firenze, per i nostri gruppi e per la nostra dignità”.

Uno stadio “a metà”

Il “Franchi” è attualmente interessato da interventi di ristrutturazione che hanno ridotto la capienza e reso più complessa la gestione dei settori ospiti. La decisione di aprire comunque il settore ai residenti in Campania, mantenendo però il limite dei 300 posti, ha alimentato il malcontento tra i supporter partenopei, molti dei quali resteranno dunque a Napoli.

Sub di Molfetta colpito da embolia dopo immersione: salvato dai medici del Ruggi

Una giornata d’estate tra sole e mare che si è trasformata in un incubo. Un’immersione nelle acque del Cilento, poi i sintomi improvvisi, il collasso, la corsa contro il tempo

. È la storia di un sub di Molfetta, vittima di una grave embolia da decompressione, che oggi può dirsi fuori pericolo grazie all’intervento tempestivo dei medici dell’Unità di Medicina Iperbarica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.

Il malore e la corsa in ospedale

Il sub era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Sapri in condizioni critiche: disorientato, con parametri instabili e segni clinici inequivocabili di sindrome da decompressione. La situazione era grave, al punto da richiedere il trasferimento immediato al Ruggi, centro di riferimento per questo tipo di patologie.

Il trattamento iperbarico

A Salerno, l’uomo è stato subito sottoposto agli accertamenti diagnostici e a un trattamento iperbarico personalizzato, durato oltre cinque ore. «La procedura – hanno spiegato i medici – ha determinato un miglioramento significativo, consentendo poi di proseguire con ossigenoterapia ad alti flussi e controlli mirati». Nelle 24 ore successive, una terapia di consolidamento ha permesso di stabilizzare definitivamente il quadro clinico.

Grazie a questo protocollo e al lavoro coordinato di medici, infermieri e personale sanitario, il paziente è stato dichiarato fuori pericolo e affidato alle cure del suo medico di riferimento, che seguirà i controlli specialistici nelle prossime settimane.

La soddisfazione della direzione

Sulla vicenda è intervenuto il manager del Ruggi, Ciro Verdoliva:
«Ancora una volta la nostra Azienda ha dimostrato la capacità di rispondere con prontezza e professionalità a situazioni di emergenza particolarmente delicate. A medici, infermieri e operatori va il mio più sentito ringraziamento: la loro dedizione e la loro umanità sono la cifra distintiva di un grande ospedale».

Un’emergenza sottovalutata

L’episodio riporta l’attenzione sul rischio delle immersioni subacquee praticate senza le necessarie precauzioni o senza rispettare le regole di decompressione. La sindrome da decompressione, nota tra i sub come “malattia da immersione”, può avere conseguenze gravissime se non trattata con tempestività e con strumenti adeguati, come la camera iperbarica.

Nel caso del sub di Molfetta, la rapidità dei soccorsi e la competenza del personale hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. Un monito, ma anche una storia a lieto fine, che mette in luce l’importanza delle strutture di eccellenza del Mezzogiorno e di un sistema sanitario capace di intervenire con efficacia anche in scenari di emergenza estrema.