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Vendetta di sangue a Rocca di Papa: uccide l’uomo condannato per la morte del figlio

Rocca di Papa – Cinque anni dopo la morte del figlio Giuliano, massacrato di botte per un debito irrisorio di 25 euro, Guglielmo Palozzi ha deciso di farsi giustizia da sé.

Stamane, nel cuore di Rocca di Papa, cittadina dei Castelli Romani, il 62enne operatore ecologico ha sparato e ucciso Franco Lollobrigida, 35 anni, l’uomo già condannato in appello per la morte del figlio. Un dramma nel dramma, che getta un’ombra scura sulla vendetta privata e sulle sue conseguenze irreversibili.

Il giorno della vendetta: un incontro fatale

L’omicidio è avvenuto in via Roma, nei pressi di piazza della Repubblica, in una zona frequentata con giardini pubblici e il capolinea dei pullman. Palozzi era in giro con il suo carrettino degli attrezzi per la nettezza urbana. Non è ancora chiaro se l’incontro con Lollobrigida sia stato casuale o premeditato, ma ciò che è certo è che la situazione è precipitata.

Secondo le prime ricostruzioni, Lollobrigida è stato colpito da un solo proiettile alla schiena, che gli ha sfiorato l’aorta. L’uomo, ferito a morte, è riuscito a percorrere pochi metri prima di crollare a terra. Avventori di un bar nelle vicinanze hanno assistito alla scena, tra urla e disperazione.

Nonostante l’intervento tempestivo di un’automedica e diverse ambulanze, per Lollobrigida non c’è stato nulla da fare.

Guglielmo Palozzi è stato fermato poco dopo dai Carabinieri di Frascati e non ha opposto resistenza. Le indagini sono in corso per recuperare l’arma del delitto, che si presume essere un revolver, dato che sulla scena non sono stati trovati bossoli. I militari stanno acquisendo i filmati delle telecamere di sicurezza per ricostruire la dinamica esatta dell’incontro. Il movente, tuttavia, appare drammaticamente chiaro.

Un dramma familiare e giudiziario

La vicenda affonda le radici nel gennaio 2020. Giuliano Palozzi, figlio di Guglielmo, all’epoca 34enne, fu picchiato da Lollobrigida per un debito di soli 25 euro. Dopo mesi di agonia in ospedale, Giuliano morì.

Il percorso giudiziario è stato tortuoso. Nell’ottobre 2023, Lollobrigida aveva ammesso agli inquirenti di aver colpito Giuliano con un pugno, sostenendo però di aver agito per difesa e che altri potrebbero aver infierito su Palozzi dopo il suo intervento. A febbraio 2024, la Corte d’Assise lo aveva assolto.

Tuttavia, lo scorso maggio, la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza, condannando Lollobrigida a dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Nonostante la condanna, il suo avvocato aveva presentato ricorso in Cassazione, motivo per cui Lollobrigida era ancora a piede libero e poteva circolare nel paese.

La vendetta personale: giustizia o ulteriore tragedia?

L’omicidio di Franco Lollobrigida per mano di Guglielmo Palozzi solleva interrogativi profondi sulla vendetta personale. Questo dramma nel dramma ci spinge a riflettere: vale la pena la vendetta? È giusto agire così?

Palozzi, che aveva già perso un figlio in circostanze tragiche, ora perde la sua libertà, condannandosi a un futuro incerto in carcere. La sua famiglia, già prostrata dal dolore per la perdita di Giuliano, dovrà affrontare una nuova, devastante realtà. È difficile immaginare la soddisfazione, se mai ce ne fosse, in un atto che non restituisce la vita del figlio perduto e che trascina nel baratro un’altra esistenza.

La giustizia, per quanto lenta e a volte percepita come inefficace, ha i suoi meccanismi. La condanna in appello di Lollobrigida, seppur contestata e in attesa di Cassazione, era un passo in quella direzione. Tuttavia, il dolore e il rancore accumulati in cinque anni hanno prevalso sulla fiducia nelle istituzioni, portando a una scelta che, pur comprensibile dal punto di vista umano, ha inevitabilmente prodotto solo un’ulteriore tragedia.

Questo episodio ricorda che la vendetta, per quanto possa sembrare una risposta immediata a un dolore insopportabile, non fa che alimentare la spirale della violenza, senza portare vera pace o giustizia. Anzi, spesso finisce per creare nuove vittime e nuove sofferenze, intrappolando chi la persegue in un ciclo infinito di dolore e rimpianto.

Giugliano, arrestato il complice di Antonio Esposito: avevano rapinato il benzinaio

Giugliano – E’ stato arrestato il complice di Antonio Esposito, il 30enne di Giugliano ritrovato cadavere in un canale di lagoi patria dopo due giorni di ricerche.

Si tratta di un minorenne che secondo le indagini avrebbe preso parte a una raopina insie con la vittima tre giorni fa quando Antonio Esposito, pur essendo agli arresti domiciliari, era evaso per commettere il colpo.

Sono state le immagini delle telecamere di video sorveglianza a tradire ed incastrare il minorenne fermato e a dare un quadro preciso di quanto accaduto ai carabinieri che hanno condotto le indagini sotto il coordinamento della Procura di Napoli Nord e della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli.

Il 17enne è accusato dei reati di rapina aggravata, ricettazione ed omissione di soccorso.
I due, ovvero il minorenne fermato oggi e la vittima Antonio Esposito avrebbero compiuto una rapina ad un distributore di carburanti a Giugliano in Campania, dandosi poi alla fuga nelle campagne circostanti attraverso un canale fluviale.

 Il minorenne incastrato delle telecamere di video sorveglianza della zona

Ma a causa della fitta vegetazione e per il fondo fangoso, il maggiorenne era sprofondato e risultava disperso. Le indagini, condotte repentinamente dai Carabinieri attraverso un’intensa e serrata analisi dei sistemi di videosorveglianza, rilievi tecnici e l’ascolto di numerosi testimoni, hanno permesso di individuare immediatamente il presunto autore, che è stato sottoposto a fermo e condotto presso il CPA – Colli Aminei, in attesa di convalida.

Il corpo senza vita del complice maggiorenne è stato infine rinvenuto, a seguito di incessanti attività di ricerca, in un tratto del canale ove la vegetazione era particolarmente intensa ed il fondale insidioso, anche attraverso l’ausilio del Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco e di unità cinofile.

Girogustando 2025: a Seiano dal 14 al 16 luglio un viaggio tra sapori, arte e tradizione

Vico Equense – Sotto l’ombra secolare del giardino de La Tuja Relais du Parc, tra i profumi degli agrumi della Penisola Sorrentina, è stata presentata la quarta edizione di Girogustando 2025, l’evento che dal 14 al 16 luglio trasformerà le stradine di Seiano in un palcoscenico di sapori, musica e cultura.

La manifestazione, simbolo dell’identità campana, è stata illustrata nel corso di una conferencia stampa coordinata dal giornalista Antonino Siniscalchi, con interventi di autorevoli rappresentanti istituzionali e del panorama gastronomico.

A fare gli onori di casa, il patron Dino Bozzaotre e il direttore del resort Gianmarco Russo, seguiti da Vincenzo Cirillo, consigliere della Città Metropolitana di Napoli, Donato Aiello, presidente della Pro Loco di Vico Equense, Margherita Aiello di Aicast, Valentina Stinga di Coldiretti, Pierluigi D’Apuzzo di Slow Food Penisola Sorrentina e Isola di Capri, e Marco Palmieri, direttore artistico dell’evento.

Il presidente dell’Associazione Gens Seja APS, Ciro Buonocore, ideatore della kermesse, ha sottolineato l’importanza di un’iniziativa che gode del patrocinio della Regione Campania, del Comune di Vico Equense e dell’Ente per il Turismo Penisola Sorrentina, oltre al sostegno di associazioni culturali e imprenditoriali locali.Dal 14 al 16 luglio, Seiano si animerà con un percorso enogastronomico d’eccellenza, che vedrà protagonisti chef stellati come Antonino D’Alessio (Quattro Passi), Giuseppe Aversa (Il Buco), Vincenzo Guarino (La Corte degli Dei), Giuseppe Guida (Antica Osteria Nonna Rosa), Domenico Iavarone (Zest) e Nicola Somma (Laqua Countryside), affiancati da oltre 40 cuochi pronti a raccontare il territorio attraverso piatti che celebrano stagioni e tradizioni.

Tra le presenze più attese, icone della cucina partenopea come Manufood, Nennella e Poppella, che porteranno a Seiano l’autentico spirito di Napoli.Non solo cibo: Girogustando offrirà spettacoli dal vivo con artisti come Francesco Viglietti e Lorena Bartoli, una mostra-mercato di prodotti tipici e artigianato, e un’esperienza che unisce arte, musica e senso di comunità.

“Non è solo una festa del gusto, ma un viaggio che restituisce vitalità ai nostri borghi”, ha dichiarato Marco Palmieri. Grande attenzione anche alla sostenibilità e all’accessibilità, con un servizio navetta gratuito dai parcheggi di Murrano/Savarese, Marina d’Aequa e dal centro di Vico Equense.Ciro Buonocore ha chiuso l’evento ribadendo l’impegno per un turismo consapevole, radicato nella tradizione e nella narrazione autentica di un territorio unico. Girogustando 2025 si preannuncia come un appuntamento imperdibile, un abbraccio collettivo tra sapori, cultura e bellezza della Campania.

SSC Napoli, il 10 luglio al via la campagna abbonamenti 2025/2026

Dopo un’annata memorabile, con il Maradona a fare da palcoscenico infuocato al quarto Scudetto della storia partenopea, è tempo di riaccendere la passione. La SSC Napoli annuncia l’apertura ufficiale della Campagna Abbonamenti 2025/2026: l’appuntamento è fissato per giovedì 10 luglio, quando i fedelissimi della stagione appena conclusa potranno esercitare la prelazione sul proprio posto e accedere alle tariffe agevolate della formula “Ridotto Campioni AG4IN”.

La nuova stagione azzurra propone due formule d’abbonamento, pensate per ogni tipo di tifoso: la versione “Full”, che include 24 gare tra Serie A, Coppa Italia e tutte le sfide casalinghe della fase a gironi di Champions League, e la versione “Italia”, che comprende 20 match, limitandosi alle competizioni nazionali. I prezzi partono da appena 14 euro a partita per i nuovi abbonati, con sconti consistenti per Under 14 e Under 30.

Il club azzurro ha studiato una campagna accessibile ma rigorosa: cinque fasi di vendita, vantaggi esclusivi per chi rinnova entro il 3 agosto e possibilità di cambio utilizzatore per chi possiede una Fidelity Card. A partire dal 4 agosto si entra nella vendita libera, ma senza più garanzie di conservare il proprio posto o accedere agli sconti speciali.

Totti-Blasi, dopo il divorzio i Rolex restano in “affido condiviso”

Una sentenza che farà discutere, tanto quanto la separazione da cui nasce. Il tribunale civile di Roma ha stabilito che i quattro Rolex contesi tra Ilary Blasi e Francesco Totti restino sotto “affido condiviso”. Una definizione che, se in altri casi riguarda figli o beni di uso familiare, qui si applica a quattro orologi di lusso dal valore non solo economico, ma anche simbolico per l’ex coppia più famosa del gossip italiano.

Il caso era esploso dopo la rottura, quando i preziosi rimasero nella disponibilità di Ilary. L’ex capitano della Roma ne aveva chiesto la restituzione, sostenendo fossero suoi. La battaglia legale ha attraversato varie fasi, ma ora arriva una nuova conferma: gli orologi dovranno essere gestiti da entrambi, in modo condiviso. Nessuna esclusiva, nessun passaggio definitivo di proprietà. Un vero e proprio armistizio temporaneo su un fronte che, tra carte bollate e colpi di scena, resta ancora aperto.

I giudici hanno convalidato quanto stabilito nel 2023, lasciando comunque aperta la porta a un eventuale ricorso da parte di entrambi. Nel frattempo, Totti e Blasi dovranno accordarsi su come alternarsi nell’uso degli orologi, proprio come se fossero figli da spartire nei fine settimana. Il procedimento di divorzio continua, tra simboli d’amore trasformatosi in battaglie giudiziarie. E anche un Rolex, da oggetto del desiderio, può diventare motivo di scontro in una separazione da copertina.

Salerno, bimbo chiuso in auto sotto il sole: salvato dai carabinieri

Attimi di grande tensione nel centro di Salerno, dove un bambino di appena due anni è rimasto accidentalmente chiuso all’interno dell’auto del padre in una giornata caratterizzata da temperature roventi. A lanciare l’allarme è stato proprio il genitore, visibilmente scosso, che ha fermato una pattuglia dei carabinieri in transito sul corso cittadino chiedendo disperatamente aiuto.

I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, resisi immediatamente conto della gravità della situazione, non hanno perso tempo: con un gesto rapido e deciso hanno infranto il finestrino posteriore dell’auto per trarre in salvo il bambino, già provato dal caldo e in uno stato di evidente disagio.

Il piccolo è stato subito affidato alle cure del personale sanitario, che ne ha verificato le condizioni prima di riconsegnarlo al padre, fortunatamente senza gravi conseguenze. Un intervento tempestivo che ha evitato il peggio, grazie alla prontezza e al sangue freddo dei carabinieri.

Caserta, fermato tunisino accusato di tentato omicidio: accoltellato un uomo durante una lite

Un violento fatto di sangue ha sconvolto la notte del 7 luglio a Castel Volturno, dove un cittadino italiano incensurato è stato brutalmente aggredito a coltellate durante una lite degenerata in pochi istanti. A finire in manette, con l’accusa di tentato omicidio, è stato un uomo di origine tunisina, irregolare sul territorio nazionale e senza fissa dimora, già noto alle forze dell’ordine per precedenti in materia di droga e resistenza a pubblico ufficiale.

L’intervento immediato della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha permesso di ricostruire in tempo record l’accaduto e risalire all’identità del sospettato. Grazie al lavoro incrociato degli agenti dei commissariati di Castel Volturno e Casal di Principe, il presunto aggressore è stato individuato e sottoposto a fermo poche ore dopo l’episodio.

Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe colpito la vittima con numerose coltellate al culmine di un diverbio, per motivi ancora al vaglio degli inquirenti. Le condizioni del ferito, immediatamente soccorso, restano riservate. Il fermato è stato trasferito presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove resta in attesa dell’udienza di convalida.

Clima, il fresco è (ancora) un privilegio: a Napoli, Secondigliano scotta più del Vomero

Napoli– In un’estate sempre più rovente, il diritto al fresco rischia di diventare un privilegio, specie nelle periferie urbane. È il messaggio forte che arriva da Legambiente, protagonista oggi a Napoli, in piazza Montesanto, della seconda tappa della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”.

Durante il flash mob – al quale hanno partecipato anche la vicesindaca Laura Lieto e rappresentanti delle municipalità – l’associazione ha acceso i riflettori sulla cooling poverty, ovvero l’impossibilità per ampie fasce della popolazione di accedere a condizioni climatiche vivibili, aggravata dalla crisi climatica in corso.

“Il clima non aspetta: servono politiche urgenti per garantire l’accesso al raffrescamento, soprattutto alle famiglie vulnerabili. Il diritto a un ambiente sano non può essere un privilegio”, ha dichiarato Mariateresa Imparato, responsabile Giustizia climatica di Legambiente.
Secondigliano rovente, il Vomero (relativamente) più vivibile
Nel corso dell’iniziativa, Legambiente ha presentato i dati di 34 termografie effettuate tra l’1 e il 2 luglio nei quartieri Vomero e Secondigliano. L’analisi – che ha considerato temperatura dell’aria e del suolo, presenza di verde, ombreggiatura e infrastrutture – ha rivelato forti disuguaglianze climatiche tra i due quartieri.

Al Vomero, quartiere collinare con un reddito medio superiore ai 41.000 euro annui, la temperatura media dell’aria registrata è stata di 36,6°C, con un picco al suolo di 76,2°C nei pressi di una fontanella in piazza Medaglie d’Oro.

Il parco Mascagna ha fatto registrare temperature più basse (27°C al suolo, 32,4°C nell’aria), a dimostrazione dell’efficacia del verde urbano. Ben ombreggiate e accessibili anche via Luca Giordano e Villa Floridiana. Tra le aree più critiche, l’ingresso del pronto soccorso del Santobono: oltre 60°C sull’asfalto e 42,9°C nell’aria.

A Secondigliano, quartiere popolare della periferia nord con un reddito medio di circa 17.000 euro annui, la temperatura media dell’aria è salita a 39,7°C, con punte di 81,2°C al suolo nell’area giochi del parco San Gaetano Errico, privo di ombreggiatura e irrigazione adeguate.

In via Dante, dove è presente un solo albero, si sono toccati 36,3°C nell’aria e 34,7°C al suolo.
Anche le infrastrutture parlano chiaro: il Vomero conta 99 aree verdi, una piscina, 4 fontane, 3 portici e una rete capillare di trasporto pubblico (3 metro, 3 funicolari, 22 fermate bus). A Secondigliano, invece, solo 6 aree verdi, nessuna fontana, né piscina o coperture artificiali, e 12 fermate bus.

Le 6 proposte di Legambiente al Comune di Napoli
Per contrastare le disuguaglianze climatiche nei quartieri più fragili, Legambiente ha rivolto all’amministrazione comunale sei proposte operative:

Governance climatica integrata: istituire una Strategia e un Piano di Adattamento con un Ufficio Clima dedicato.

Regolamento edilizio sostenibile: da affiancare al nuovo PUC, con obbligo di superfici permeabili, risparmio idrico e uso di materiali riflettenti.
Piano del Verde Urbano: puntare su forestazione urbana, connessioni ecologiche e manutenzione innovativa delle aree esistenti.

Interventi coordinati con aziende di servizi: più ombra alle fermate bus con tende, alberi e pensiline fotovoltaiche; potenziamento delle fontanelle e sistemi di nebulizzazione.
Centri di raffrescamento: naturali o artificiali in ogni quartiere.

Approccio integrato all’adattamento climatico: identificare e sostenere le aree urbane più vulnerabili, evitando che la crisi ambientale amplifichi le disuguaglianze sociali.
La campagna “Che caldo che fa!” – già passata per Roma – proseguirà nei prossimi giorni con tappe a Bologna, Milano e Palermo, portando avanti la battaglia per una città più fresca, equa e resiliente.

Romania, abbattuta l’orsa che ha aggredito il motociclista italiano: scoppia la polemica

È stata giustiziata con colpi d’arma da fuoco l’orsa protagonista dell’aggressione che nei giorni scorsi ha provocato la morte di un motociclista italiano in Romania. Una decisione rapida, drastica, secondo alcuni necessaria, ma per molti solo l’ennesima prova di quanto sia ancora lontana una vera cultura del rispetto della fauna selvatica.

A denunciare con fermezza l’accaduto è LEAL, la Lega Antivivisezionista, che parla apertamente di “condanna alla morte” per un animale colpevole solo di aver difeso i propri cuccioli da un pericolo percepito. L’uomo, secondo quanto ricostruito, si sarebbe fermato lungo il percorso per fotografare l’animale, avvicinandosi in modo imprudente. Da lì l’attacco, violento e fatale. Ma per l’associazione animalista il tragico epilogo è frutto diretto del comportamento umano, non della ferocia dell’orsa.

“Una madre – sottolinea LEAL – reagisce istintivamente per proteggere i suoi piccoli. Questo non può essere considerato un crimine, tantomeno punito con l’esecuzione”. Un messaggio chiaro che punta il dito anche contro le autorità italiane, dove casi simili – come in Trentino – hanno già visto l’eliminazione di diversi esemplari di orsi a seguito di incontri ravvicinati con esseri umani.

Gian Marco Prampolini, presidente dell’associazione, chiede una svolta: più informazione, più formazione, più prevenzione. “Non servono fucili, servono educazione e consapevolezza. Ogni essere vivente ha diritto alla vita. Serve una segnaletica adeguata, campagne di sensibilizzazione, comportamenti responsabili. Solo così si evitano tragedie, da ambo le parti”.

Porta stupefacenti e cellulari a Santa Maria Capua Vetere: arrestato

Maria Capua Vetere– Un uomo è stato arrestato nella notte del 7 luglio mentre tentava di introdurre droga, telefoni cellulari e oggetti proibiti all’interno della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

L’operazione, condotta dalla Polizia Penitenziaria sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, ha messo fine a una serie di attività criminose registrate nelle notti del 30 giugno, 2 luglio e 7 luglio.

Il blitz decisivo è scattato grazie a un’efficace attività di sorveglianza: il sospettato, dopo aver danneggiato la recinzione esterna e violato il perimetro di sicurezza, è stato intercettato e bloccato in flagranza.

L’uomo è accusato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e di introduzione illecita di telefoni destinati ai detenuti, reato previsto dall’articolo 391 ter del Codice Penale.

L’intervento testimonia la stretta collaborazione tra la Procura, la direzione dell’istituto penitenziario e la sezione di Polizia Giudiziaria, impegnate a garantire la legalità all’interno del carcere. Un’operazione che rafforza il presidio contro le attività illecite, dimostrando l’efficienza delle forze dell’ordine nel contrastare le violazioni in un contesto sensibile come quello penitenziario.

Pineta Grande Hospital, revocata la chiusura del Pronto Soccorso

Caserta – Salvo il Pronto Soccorso del Pineta Grande Hospital. La struttura sanitaria casertana ha annunciato oggi la revoca della chiusura prevista per il 18 luglio, dopo che la Regione Campania ha raggiunto un accordo con le strutture accreditate per l’adeguamento delle tariffe dei servizi di emergenza-urgenza, ferme da anni.

Nel pomeriggio di ieri è stato superato lo stallo tra la Regione e gli ospedali privati convenzionati, con l’aggiornamento dei compensi per le prestazioni del Pronto Soccorso, ritenuto “essenziale per garantire il servizio”.

Intanto, la Campania attende l’ok del Ministero dell’Economia per sbloccare le risorse destinate al contenimento delle liste d’attesa, con la firma del nuovo contratto 2025 prevista “a breve”.

L’ospedale ha spiegato di aver scelto di tornare sui propri passi per non gravare su cittadini e turisti, evitando di lasciare scoperta un’area già fragile dal punto di vista sanitario ed economico. La valutazione definitiva sulla sostenibilità del servizio slitta però all’autunno, quando si saprà se la Regione avrà assegnato fondi sufficienti a mantenere attivo il presidio.

Il Pineta Grande, che serve un bacino d’utenza vasto (dai residenti ai vacanzieri dei Campi Flegrei), resta dunque operativo, con la speranza che la Campania riconosca il suo ruolo nella rete dell’emergenza. Intanto, la tregua evita il caos, ma la partita sui finanziamenti è ancora aperta.

Camorra, poliziotto corrotto da 3 clan: condannato a 16 anni di carcere

L’agente Gianpaolo Chietti forniva informazioni riservate ai clan Mazzarella, Formicola e Cuccaro in cambio di denaro e Rolex.

Napoli– Una pesante condanna è stata emessa oggi dal Tribunale di Napoli nei confronti di un agente della Polizia di Stato, Gianpaolo Chietti, accusato di aver stretto legami illeciti con la camorra.

I giudici della quarta sezione penale (collegio A), presieduti da Paola Piccirillo, hanno inflitto a Chietti 16 anni di reclusione, riconoscendolo colpevole dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.

La sentenza accoglie in pieno le richieste del Pubblico Ministero Henry John Woodcock, che ha condotto le indagini su una vicenda dai contorni inquietanti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’agente Chietti, quando era in servizio presso il commissariato San Giovanni-Barra di Napoli, avrebbe sistematicamente fornito informazioni coperte da segreto d’indagine a tre potenti clan camorristici: i Mazzarella, i Formicola e i Cuccaro. In cambio di questi favori, il poliziotto avrebbe ricevuto somme di denaro e orologi di pregio, tra cui Rolex.

Le accuse si basano in larga parte sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, che hanno testimoniato come l’imputato fornisse un vero e proprio “aiuto” alla camorra quando operava nella zona orientale di Napoli.

L’imputato, difeso dagli avvocati Antonio Sorbilli e Salvatore Impradice, ha sempre presenziato alle udienze del lungo processo a suo carico, ma era assente in aula al momento della lettura della sentenza. Attualmente, Gianpaolo Chietti è in stato di libertà.

La condanna a 16 anni rappresenta un segnale forte nella lotta alla corruzione e alle infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno delle istituzioni, ribadendo l’impegno della magistratura nel perseguire chiunque, a prescindere dal ruolo ricoperto, si macchi di reati così gravi.

Napoli, omicidio durante rapina: il marito denuncia la presunta basista

Napoli – Non si arrende Salvatore Russo, deciso a ottenere giustizia per la moglie, Stefania Fragliasso, uccisa nel 2019 durante una rapina in casa.

Dopo una telefonata, presumibilmente illegale, ricevuta da un romeno già condannato all’ergastolo insieme a due complici per l’omicidio, Russo ha presentato una denuncia alla Procura di Napoli contro una donna indicata come la possibile basista del raid. La presunta complice, che conosceva la vittima, è stata di recente arrestata per un’aggressione a medici.

Stefania Fragliasso perse la vita dopo essere stata legata e imbavagliata sul letto di casa durante una violenta rapina. Secondo l’avvocato Sergio Pisani, che assiste Russo, la telefonata rappresenta un elemento cruciale per le indagini, anche alla luce della credibilità attribuita al detenuto dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli, dove è in corso il processo di secondo grado.

“Questa attestazione di credibilità da parte di un’alta istanza giudiziaria dà un peso significativo alle sue dichiarazioni”, affermano Russo e Pisani, sottolineando l’importanza di questo passo per fare piena luce sull’omicidio.

Il fascicolo è ora nelle mani del pubblico ministero Luigi Santulli, che dovrà valutare la richiesta di incidente probatorio avanzata dall’avvocato Pisani. “Uno strumento legale fondamentale per acquisire prove in anticipo, garantendone la validità per un eventuale futuro processo”, spiega il legale. Russo e il suo difensore sperano che questa mossa possa finalmente chiarire tutte le responsabilità, portando alla sbarra anche chi avrebbe fornito supporto logistico per il brutale crimine. La battaglia per la verità continua.

Francesca Fagnani: “Pronta per una nuova stagione di Belve”

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Tra i talk show dei nuovi palinsesti Rai primeggianti nella sezione Prime Time, affidata a Williams Di Liberatore, vi è “Belve”.

“Tra le grandi conferme d’autunno, non mancherà il ritorno di “Belve” – ha annunciato il direttore – il programma crossmediale cult ideato e condotto da Francesca Fagnani, e il suo spin-off Belve Crime che ha ottenuto un grande successo negli ascolti attraverso la sua recente sperimentazione”.

Il format televisivo ideato, scritto e condotto dalla giornalista e conduttrice Francesca Fagnani, in onda su Rai 2 dal 2021, ha conquistato il pubblico, rendendo ogni sua puntata un vero e proprio caso mediatico. Gli è stato conferito, di fatti, il titolo di Trasmissione dell’anno durante il Premio Biagio Agnes 2025.

La Fagnani, alle nostre pagine, ha raccontato le origini embrionali delle sue scelte autoriali, spiegando le motivazioni che l’hanno spinta a portare avanti un taglio giornalistico da vera belva, pronta ad esplorare i successi ma anche le ombre e gli aspetti più celanti ed impopolari dei suoi personaggi, messi così nelle condizioni di offrire al pubblico uno storytelling più arguto e scomodo, in cui devono metaforicamente sbottonare l’abito ufficiale della loro immagine ed argomentare riguardo certi tasti più inediti e delicati della loro vita professionale e privata.

“Mi divertiva l’idea di raccontare le donne che giocano all’attacco – ha spiegato – donne non gregarie, che vincono, che perdono ma sempre per merito e responsabilità”. In merito ai criteri con cui invita i suoi ospiti e al modo in cui riconosce un potenziale da belva, ha dichiarato: “La selezione è l’aspetto più complicato per quello che mi riguarda perché l’ospite deve essere in qualche modo coerente con il titolo; quindi, deve vantare un vissuto straordinario o un carattere divisivo. Deve essere una persona fuori dalle righe che testimoni un’esperienza diversa da quella degli spettatori”.

Ci si rivolge dandosi del lei, si è vis à vis seduti in posizione vigile su uno sgabello privo di schienale, il pubblico è silenzioso quanto attento. Tutto studiato nel dettaglio per creare una certa atmosfera nello studio televisivo ed adempiere ad una missione giornalistica, ossia quella di realizzare un ritratto divergente dell’ospite.

Proprio in virtù di tale registro stilistico e di coerenza tematica non si fa promozione durante le interviste dello show televisivo. “Per fare promozione non è sbagliato, nel senso che è giusto e mi è capitato anche a me di andare a fare promozione ma ripetere il mio libro – ha motivato – ma io scelgo di non farla perché se così fosse, mi condurrebbe su un certo tipo di domande differenti dal tipo di narrazione che intendo lanciare”. Non resta, quindi, che attendere il ventaglio di ospiti studiato dalla Fagnani per la nuova stagione.

Giugliano, è di Antonio Esposito il cadavere ritrovato nel canale al Lago Patria

Giugliano – E’ stata confermata l’identità del cadavere ritrovato stamane dal nucleo sommozzatori di carabinieri e vigili del fuoco in un cavale adiacente il Lago Patria nel comune di Giugliano.

E’ quello del 30enne Antonio Esposito. l’uomo era evaso dai domiciliari lo scorso 4 luglio, il giorno dopo la moglie  aveva presentato la denuncia di scomparsa. Dopo ricerche dei carabinieri di Giugliano in Campania, il corpo dell’uomo è stato trovato senza vita in un canale adiacente al Lago Patria.

Diversi erano stati gli appelli rivolti dalla moglie sui social e dagli altri parenti: era papà di tre bimbi e aveva circa 30 anni.

Dopo ricerche, che sono iniziate due giorni fa purtroppo stamane i carabinieri di Giugliano in Campania, hanno ritrovato il corpo dell’uomo senza vita in un canale adiacente al Lago Patria. Indagini sono in corso per cercare di stabilire le cause della morte.

 Come è finito in acqua? Si cercano i presunti complici

Si indaga su una pista che porta a una rapina ai danni della società Ital mare compiuta alcuni giorni fa, giorno dell’evasione di Antonio Esposito da casa e compiuta da tre persone.

Ora resta da stabilire come sia finito in acqua la giovane vittima e se il suo corpo presenti delle ferite. E per questo si stanno cercando i presunti complici che potrebbe aver abbandanato Esposito colto da malore o colpito e ferito nel corso di una lite dopo il colpo

Campi Flegrei, il suolo si solleva a ritmo costante: 15 mm al mese

Il fenomeno del bradisismo continua a caratterizzare i Campi Flegrei, dove il suolo si solleva a una velocità media di circa 15 millimetri al mese. È quanto emerge dal bollettino settimanale di sorveglianza pubblicato dall’Osservatorio Vesuviano, sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Dopo un picco registrato tra febbraio e marzo, con un sollevamento medio di 30 millimetri al mese in concomitanza con lo sciame sismico del 15-19 febbraio, la velocità si è stabilizzata da aprile, mantenendosi costante anche nell’ultima settimana monitorata.Dal gennaio 2024, il sollevamento totale misurato alla stazione GNSS di Rione Terra, nel cuore di Pozzuoli, ha raggiunto circa 30 centimetri.

Nel periodo tra il 30 giugno e il 6 luglio, l’area dei Campi Flegrei ha registrato 56 terremoti, con l’evento più significativo di magnitudo 4.6, avvenuto alle 12:47 del 30 giugno nel golfo di Pozzuoli, all’interno di uno sciame sismico composto da 13 scosse.Gli esperti dell’Ingv continuano a monitorare con attenzione l’evoluzione del fenomeno, che mantiene alta l’attenzione sulla zona, nota per la sua attività vulcanica e sismica.

Alzheimer, a Milano un’alleanza europea per cure e diagnosi

Milano. Un’alleanza internazionale per affrontare la sfida dell’Alzheimer, definita la “pandemia del nuovo millennio”. È stata siglata a Milano durante l’evento “Mind the Future”, promosso dalla Fondazione per la sostenibilità sociale, con il patrocinio della Società Italiana di Farmacologia (Sif) e il supporto non condizionante di Lilly Italia, GE Healthcare, Biogen, Siemens e Fujirebio.

La malattia neurodegenerativa, tra le principali cause di demenza a livello globale, colpisce oggi 32 milioni di persone , un numero che potrebbe triplicare entro il 2050 con effetti drammatici su famiglie, società e sistemi sanitari.

Secondo le stime, sono 55 milioni nel mondo le persone affette da demenza, di cui circa 600.000 in Italia da Alzheimer, con costi complessivi che toccano i 37,6 miliardi di euro.

All’incontro, ospitato nel Palazzo della Regione Lombardia e all’Ospedale San Raffaele il 7 e l’8 luglio, hanno partecipato rappresentanti istituzionali regionali, nazionali e internazionali, esperti scientifici, associazioni di pazienti e cinque delegazioni estere (Bulgaria, Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Ungheria), con l’obiettivo di costruire una piattaforma politica multilaterale per preparare l’introduzione delle nuove terapie nei contesti reali.

Cuore del progetto è un manifesto, definito “una pietra miliare di cooperazione e preparazione collettiva”, che intende abbattere le barriere ancora esistenti nel percorso di cura: dalla diagnosi precoce all’accesso equo ai trattamenti. L’obiettivo è costruire un futuro più giusto per le persone affette dalla malattia, rendendo l’Alzheimer una priorità di salute pubblica.

“L’obiettivo principale- ha dichiarato Adele Patrini , presidente della Fondazione per la sostenibilità sociale- è la costruzione di modelli che rispondono ai bisogni attraverso tre pilastri fondamentali: multidisciplinarietà, personalizzazione e rete. Dobbiamo cambiare il rapporto tra individuo, società e malattia, condividendo idee e buone pratiche per sviluppare modelli innovativi”.

Dal convegno è emerso come siano disponibili terapie capaci di modificare il decorso della patologia, già approvate in diversi Paesi. Tuttavia, in Europa l’accesso resta disomogeneo, con ritardi che rischiano di creare disparità di trattamento. Accelerare i processi regolatori significherebbe offrire tempo, speranza e nuove opportunità a milioni di persone, rafforzando al contempo la resilienza e l’attrattività del sistema sanitario.

“Credo che tavoli di lavoro e momenti di confronto come questo siano fondamentali per il futuro del nostro Paese in ambito sanitario”, ha affermato Alessandro Fermi, assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione.

“L’intelligenza artificiale offre opportunità promettenti nel campo della ricerca, diagnosi e gestione della malattia, analizzando grandi quantità di dati per intercettare precocemente i segnali dell’Alzheimer, prevedere la sua evoluzione e personalizzare le terapie”. Un’altra critica riguarda l’impatto sui caregiver, che in oltre il 50% dei casi sviluppano stress, ansia o depressione. L’Italia ha adottato il Piano Nazionale Demenze, ma a 10 anni dalla sua approvazione serve un aggiornamento alla luce delle nuove evidenze diagnostiche e terapeutiche.

“Per un supporto sostenibile ai pazienti- sottolinea Annarita Patriarca, promotrice dell’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer- puntiamo a un modello integrato che potenzi la medicina territoriale e la formazione dei caregiver. Lavoriamo per l’approvazione del nuovo Piano nazionale demenze e per l’implementazione di servizi domiciliari più accessibili e qualificati. Il nostro impegno è costruire un futuro più sereno, grazie a una sinergia tra istituzioni, professionisti e famiglie”.

A livello europeo, resta aperta la sfida dell’organizzazione dei sistemi sanitari. “I sistemi oggi non sono ancora preparati- ha dichiarato Angela Bradshaw , direttrice per la ricerca di Alzheimer Europe- né per risorse né per struttura, a integrare strumenti diagnostici basati su intelligenza artificiale.

E a ciò si aggiunge lo stigma che circonda la demenza, che ostacola la richiesta di aiuto e ritarda la diagnosi. Per superare questi ostacoli- ha concluso- è necessario combattere i pregiudizi e promuovere una nuova cultura della comprensione, che favorisca il coinvolgimento dei sistemi sanitari e garantisca dignità e autonomia alle persone malate”.

Il professor Massimo Filippi , direttore dell’Unità di Neurologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha oggi strumenti diagnostici sempre più precisi e terapie potenzialmente capaci di modificare la storia naturale della malattia.

È fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo a diagnosi e trattamenti, rafforzare i percorsi assistenziali e investire nella formazione e nella sensibilizzazione. Non possiamo permetterci di perdere l’opportunità di trasformare la cura dell’Alzheimer da assistenziale a terapeutica: è una sfida sanitaria, sociale e culturale che riguarda tutti”.

Dal confronto emerso durante “Mind the Future” è chiara la necessità di una nuova governance, capace di garantire una presa in carico precoce e corretta dei pazienti, contenere i costi sociali ed economici della malattia e affrontare in modo concreto una delle sfide più urgenti della nostra epoca. Il messaggio lanciato dal Manifesto è forte: costruire insieme, a livello nazionale ed europeo, un futuro più sano ed equo per le persone che convivono con l’Alzheimer.

Mondragone, sequestrata area di 14mila metri quadrati: due denunce

Mondragone – Strutture ricettive abusive, lottizzazioni illegali e scarichi non autorizzati in un’area di circa 14mila metri quadrati lungo il Litorale Domitio, in parte sul demanio marittimo e in parte su suolo privato: è quanto scoperto dalla Guardia Costiera al termine di un’articolata operazione condotta nei giorni scorsi con il supporto delle forze di polizia territoriali.

Il blitz è scattato in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e convalidato dal Gip. Nell’area sequestrata – priva di qualsiasi autorizzazione – era stata realizzata una vera e propria struttura turistica stagionale, con moduli prefabbricati, piazzole per camper, allacci elettrici e idrici, e opere di ingegneria costiera.

Sulla porzione privata del terreno erano invece in corso interventi edilizi e una lottizzazione abusiva, in violazione dell’art. 30 del DPR 380/2001, che punisce la suddivisione irregolare del suolo in lotti edificabili.

L’indagine ha fatto emergere gravi violazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche, tra cui:

occupazione abusiva del demanio marittimo,

realizzazione di lottizzazione abusiva,

assenza delle autorizzazioni per lo scarico dei reflui.

Al termine dell’operazione, l’area è stata sgomberata e posta sotto sequestro per impedire la prosecuzione delle attività illecite e tutelare il territorio e l’ambiente. Due persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per occupazione abusiva del demanio marittimo e opere edilizie senza autorizzazioni paesaggistiche, demaniali ed edilizie.

L’intervento si inserisce in un più ampio piano di contrasto all’abusivismo edilizio e all’illegalità ambientale lungo la fascia costiera, promosso dalla Guardia Costiera con il coordinamento della Procura.

All’operazione hanno preso parte:

l’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, con i distaccamenti di Mondragone e Castel Volturno,

il Nucleo Investigativo della Guardia Costiera di Napoli,

la Guardia di Finanza di Mondragone,

la Polizia di Stato – Commissariato di Castel Volturno,

la Polizia Municipale di Mondragone.

Le attività di controllo – fa sapere la Guardia Costiera – proseguiranno anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di prevenire e reprimere ogni forma di aggressione al territorio costiero e garantire la tutela concreta della legalità e del paesaggio.

Sorrento, ubriachi alla guida: tre patenti ritirate

Sorrento– La Polizia di Stato di Napoli ha avviato una serie di servizi intensificati volti a contrastare il pericoloso fenomeno della guida in stato di ebbrezza alcolica e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Un’azione mirata che vede l’impiego di un laboratorio mobile e la collaborazione di personale medico e sanitario, per garantire controlli rapidi ed efficaci.

Nei giorni scorsi, nell’ambito del più ampio progetto finalizzato a ridurre a zero il numero degli incidenti stradali, le operazioni si sono concentrate in due punti nevralgici: il Comune di Meta di Sorrento e la Barriera autostradale della A/30, svincolo di Nola.

Gli agenti della Polizia Stradale della Sezione di Napoli e dei Distaccamenti di Nola e Sorrento hanno effettuato un totale di 80 controlli veicolari e 105 verifiche su persone.

I risultati dei primi accertamenti sono significativi: due persone sono state deferite in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria in quanto risultate positive a sostanze stupefacenti. Un ulteriore soggetto è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza alcolica. Complessivamente, nel corso di questi servizi mirati, sono state ritirate 3 patenti di guida, con una decurtazione totale di 30 punti.

L’obiettivo primario di questa intensificazione dei controlli è chiaro: sollecitare l’adozione di condotte di guida responsabile e promuovere il pieno rispetto delle norme che regolano la circolazione stradale.

La finalità ultima di queste operazioni è la tutela della vita umana, troppo spesso messa a rischio da comportamenti irresponsabili al volante.

La Polizia di Stato ribadisce l’importanza della prudenza e del rispetto delle regole per garantire la sicurezza sulle strade, soprattutto in vista dell’aumento del traffico estivo e degli spostamenti legati alle vacanze.

Ischia, crolla maxischermo al festival

Ischia – Un maxischermo di oltre diversi quintali, parte dell’allestimento dell’Ischia Global Film & Music Festival, è crollato improvvisamente questa mattina in piazza Santa Restituta, a pochi metri dall’Hotel della Regina Isabella e dal municipio di Lacco Ameno.

La struttura, composta da un traliccio in alluminio che reggeva un telone per proiezioni pubbliche, è rovinata al suolo senza coinvolgere persone, nonostante la zona sia solitamente affollata di turisti e residenti.

La struttura ceduta sotto gli occhi dei passanti

Il crollo, avvenuto in pieno giorno, ha provocato panico tra i presenti, ma per fortuna nessuno è rimasto ferito. Immediato l’intervento della polizia municipale, che ha chiuso l’area al traffico e avviato i primi rilievi. I tecnici comunali stanno ora verificando le cause del cedimento, che potrebbe essere legato a un difetto di montaggio o a un problema strutturale.

Nelle scorse serate, proprio sotto quel maxischermo, si erano svolti alcuni degli eventi più attesi della kermesse, tra cui la premiazione del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, davanti a centinaia di spettatori. Altri appuntamenti erano in programma nei prossimi giorni, ma ora gli organizzatori dovranno valutare eventuali modifiche alla sicurezza degli allestimenti.

Le autorità stanno esaminando ogni ipotesi, dal carico eccessivo a possibili errori nell’installazione. Intanto, la piazza rimane interdetta al pubblico fino a nuovo ordine, mentre il festival – uno degli appuntamenti più glamour dell’isola – cerca di andare avanti, tra preoccupazione e sollievo per lo scampato pericolo.