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Fer lancia campagna video: tunnel, passaggi a livello, opere…

Bologna. Ci sono i video più didattici, come quello su “Come comportarsi ad un passaggio a livello”; altri informativi, come quello del cantiere Pimbo che attraversa la Cirenaica di Bologna o quello sul tunnel ferroviario di Ferrara; altri ancora che illustrano gli obiettivi di sostenibilità e sicurezza che contraddistinguono la missione di Fer-Ferrovie dell’Emilia Romagna, società di cui la Regione Emilia-Romagna è proprietaria.

Prodotta dalla Comunicazione Fer in collaborazione con l’assessorato alla Mobilità della Regione Emilia-Romagna, la campagna “Infrastrutture in Movimento” consta di sette Elettrificazione e Sostenibilità”, “Sicurezza e Tecnologia”, “Ricuciture Urbane”, “Pimbo”, “L’interramento di Ferrara”, “. I video sono già disponibili sulla nuova pagina Multimedia del sito istituzionale Fer (www.fer.it/multimedia); sono raggiungibili anche tramite QR Code dai monitor dei treni Trenitalia-Tper che percorrono la rete Fer. Tutto per raccontare la strategia di Fer e soprattutto l’attività in corso sulla rete ferroviaria di proprietà regionale.

Sono dunque molteplici e diversi anche i linguaggi, “con l’obiettivo di utilizzare nuove e diverse modalità di comunicazione per trasmettere conoscenza e informazione come parte integrante dell’attività svolta da Fer sulle infrastrutture, sulla sicurezza e sugli obiettivi di sostenibilità che caratterizzano l’azienda”, spiega la società. Ciò anche alla luce delle attività che Fer svolge: stazione appaltante per opere pubbliche, manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria con interventi ordinari e straordinari -che comprendono stazioni, marciapiedi, sottopassi, illuminazione pubblica- ma anche monitoraggio sul trasporto ferroviario regionale con il report sulla puntualità dei treni. “Arrivare ad un pubblico di diversa natura -con l’ambizione che quest’ultimo possa facilmente condividere i contenuti che raccontano il lavoro dell’azienda- era quindi un’esigenza naturale”, si spiega dunque da Fer.

Geolier infiamma Napoli: terza data al Maradona il 28 giugno 2026 dopo il doppio sold out del 26 e 27

Napoli è sua. E non per modo di dire. Dopo aver polverizzato i biglietti per le serate del 26 e 27 giugno 2026, Geolier firma un’impresa che ha il sapore della storia: triplete al Maradona, con l’aggiunta ufficiale di una terza data, il 28 giugno. L’annuncio è arrivato via social, con un video diffuso ieri sera che ha fatto esplodere di nuovo i fan. E mentre la città non ha ancora smaltito l’eco degli show all’Ippodromo di Agnano – due concerti monstre che hanno stabilito nuovi record di pubblico e impatto scenico – arriva l’ennesima conferma che il rapper di Secondigliano non conosce limiti.

È la consacrazione definitiva: Geolier è il primo artista italiano a mettere a segno tre sold out consecutivi allo Stadio Diego Armando Maradona. E questo solo a Napoli. Il suo tour, “Geolier Stadi 2026”, passerà anche per San Siro a Milano, l’Olimpico a Roma e lo stadio Franco Scoglio a Messina, ma il cuore del racconto resta qui, nella città che lo ha cresciuto e che oggi lo incorona re.

Dai palazzetti agli stadi, senza mai perdere contatto con la sua gente, Geolier continua a macinare numeri, consensi e un seguito trasversale che lo rende un fenomeno culturale prima ancora che musicale. Non si tratta più solo di concerti: è un rito collettivo, una dichiarazione d’identità, un’urgenza che ha trovato voce. Napoli lo sa. Napoli lo sente. E ora si prepara a viverlo per tre sere di fila.

West Nile, muore 77enne allo Spallanzani: era stato in vacanza a Baia Domizia

Il virus West Nile miete un’altra vittima nel Lazio: un uomo di 77 anni è deceduto nelle prime ore di oggi presso l’ospedale Spallanzani di Roma, dove era stato ricoverato in condizioni già critiche.

Si tratta del secondo decesso nella regione causato dal virus trasmesso dalle zanzare, un segnale preoccupante dell’aumento della sua diffusione.

L’uomo, residente in provincia di Latina e reduce da un trapianto cardiaco, aveva trascorso un periodo recente a Baia Domizia, in provincia di Caserta, un’area che potrebbe aver contribuito all’esposizione al virus.

Le autorità sanitarie laziali confermano che il virus sta circolando con maggiore intensità

Il West Nile, trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare del genere Culex, continua a rappresentare una minaccia crescente, soprattutto per anziani e persone con patologie pregresse, come nel caso della vittima, il cui sistema immunitario era già compromesso.

Le autorità sanitarie laziali confermano che il virus sta circolando con maggiore intensità rispetto agli anni passati, complice un’estate particolarmente calda e umida, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare.

Questo ennesimo caso riaccende l’allarme sull’urgenza di interventi mirati. “La situazione richiede una risposta immediata”, ha dichiarato un portavoce dell’ASL di Latina. “È fondamentale intensificare le disinfestazioni nelle aree a rischio e procedere con bonifiche ambientali nelle zone umide e stagnanti, dove le zanzare trovano terreno fertile per riprodursi”.

Nonostante le campagne di prevenzione, che includono raccomandazioni come l’uso di repellenti e l’installazione di zanzariere, i numeri dei contagi continuano a crescere, con focolai segnalati non solo nel Lazio, ma anche in altre regioni del Centro-Sud, come la Campania.

Esperti sottolineano che la prevenzione passa anche attraverso una gestione più efficace del territorio. “Le amministrazioni locali devono investire in monitoraggi costanti e interventi di disinfestazione mirati”, spiega un epidemiologo dello Spallanzani.

“Senza un’azione coordinata, il rischio di nuove vittime rimane alto”. Intanto, si moltiplicano gli appelli alla popolazione: evitare ristagni d’acqua, utilizzare protezioni adeguate e segnalare eventuali focolai alle autorità competenti.

Il decesso del 77enne, che segue un altro caso fatale registrato nel Lazio nelle scorse settimane, riporta l’attenzione su un problema sanitario che non può più essere sottovalutato.

Con l’estate che volge al termine, la corsa contro il tempo per contenere il West Nile è più che mai cruciale, per evitare che il bilancio delle vittime continui a salire. Le autorità sanitarie locali hanno annunciato un piano straordinario di disinfestazioni nelle aree più colpite, ma resta il nodo di una strategia nazionale per affrontare un virus che, anno dopo anno, si conferma una minaccia silenziosa ma letale.

Regionali Campania 2025: Azione in campo con lista autonoma in tutte le province

Napoli – Azione Campania annuncia la sua partecipazione alle prossime elezioni regionali del 2025 con una lista autonoma, che coprirà tutte e cinque le province della regione. La decisione, frutto del lavoro svolto negli ultimi anni e del crescente radicamento del partito sul territorio, mira a presentare una proposta politica credibile e orientata al buon governo.

Una proposta riformista e moderata per la Campania

Il gruppo dirigente regionale di Azione è da tempo impegnato nella definizione di un programma che ponga al centro competenze, visione e responsabilità. L’obiettivo è rafforzare la presenza del partito a livello locale e dare voce a quell’area politica che, secondo Azione, richiede soluzioni concrete e un’amministrazione efficace.

Confronto con il livello nazionale e focus sui contenuti

Il partito campano è in costante dialogo con la segreteria nazionale, guidata da Carlo Calenda, per definire la strategia più coerente ed efficace. Questo confronto tiene conto sia della linea tracciata a livello nazionale sia dell’importanza di valorizzare il lavoro svolto dal gruppo consiliare di Azione in Campania, attualmente parte della maggioranza regionale uscente.

Azione esprime “immenso dispiacere” per un dibattito pubblico che, a loro avviso, si concentra troppo spesso su “nomi, dinamiche interne e posizionamenti personali”, trascurando i temi fondamentali. Per il partito, è prioritario riportare al centro della discussione i contenuti, i programmi e le priorità per la prossima legislatura, con uno sguardo concreto al futuro della Campania.

“Dare voce alla cultura liberaldemocratica, ai valori riformisti e a una proposta pragmatica e responsabile è la nostra missione”, conclude Azione, dichiarandosi pronta a fare la propria parte “con coraggio, coerenza e senso del dovere”.

Regionali 2025, De Luca: “Vigileremo perché il lavoro fatto non vada disperso”

Napoli – Con lo sguardo già proiettato alle prossime elezioni regionali, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, lancia un monito chiaro: “Il problema sarà evitare che tutto vada a finire a mare di nuovo, perché non ci vuole molto”. Parlando a margine di una conferenza stampa a Palazzo Santa Lucia, De Luca ha sottolineato la vastità dei progetti avviati, che a suo dire garantiranno risultati per i prossimi due anni.

La continuità del “lavoro immane”

“Per i prossimi due anni siamo tranquilli, ci sono tante di quelle cose che abbiamo messo in cantiere che si può stare tranquilli per le cose che dovremo realizzare”, ha affermato il Presidente. L’attenzione sarà rivolta a “controllare che si lavori almeno a non ostacolare quello che è in corso”.

Il punto di partenza, ribadisce De Luca, è il “lavoro immane che abbiamo fatto per ricostruire la dignità, l’immagine, l’onore di Napoli e della Campania”. Un’affermazione che delinea la sua visione per il futuro della regione, ponendo l’accento sulla necessità di preservare e portare a termine quanto avviato dalla sua amministrazione.

Maltempo nel Golfo di Napoli, cancellati i collegamenti veloci per Ischia e Procida

Il forte vento che da ieri soffia sul mar Tirreno centrale sta provocando disagi nei collegamenti marittimi tra Napoli e le isole del Golfo. Le condizioni meteo avverse hanno costretto le compagnie di navigazione a cancellare diverse corse, in particolare quelle dei mezzi veloci in partenza dal Molo Beverello.

Sospesi tutti i collegamenti veloci per Forio d’Ischia, mentre risultano annullate anche alcune corse per Ischia Porto e Procida. Al momento si attende conferma sulla regolarità di altre partenze.

L’invito per i viaggiatori diretti verso le isole è quello di verificare in tempo reale lo stato dei collegamenti, consultando i siti ufficiali delle compagnie o contattando i call center, per evitare disagi e spostamenti inutili.

Il maltempo continua quindi a incidere sulla mobilità nel Golfo, penalizzando soprattutto chi si affida ai mezzi veloci per raggiungere le isole.

Fondazione Vassallo: “Processi ‘Strade Fantasma’ e ‘Due Torri Bis’, il PD assente

Salerno– Un duro j’accuse scuote la politica e le istituzioni salernitane. La Fondazione Angelo Vassallo, intitolata al “Sindaco Pescatore” assassinato nel 2010, punta il dito contro il Partito Democratico e il Comune di Pollica per la loro assenza nei processi “Strade Fantasma” e “Due Torri Bis”.

A parlare sono il presidente Dario Vassallo e il vicepresidente Massimo Vassallo, che non risparmiano critiche: “Chi ha tradito Angelo ora faccia i conti con la verità”.

Il sequestro di 2,7 milioni di euro a un ex funzionario della Provincia di Salerno, accusato di possedere un patrimonio sproporzionato – ville su tre livelli, terreni, una casa sul mare – è per i Vassallo “solo l’inizio”.

“È la conferma che Angelo aveva ragione”, dichiarano, riferendosi alle denunce del fratello contro il sistema delle “Strade Fantasma”, un intreccio di malaffare che, secondo loro, costò la vita al sindaco di Pollica. “Angelo lo denunciò per primo, quando nessuno osava. Noi abbiamo portato documenti in Procura, ci siamo costituiti parte civile, ma le istituzioni politiche sono rimaste in silenzio”.

Il PD, partito di cui Vassallo era tesserato, non si è mai costituito parte civile nei processi, né a livello nazionale, regionale o provinciale. Stessa scelta per il Comune di Pollica, guidato dal sindaco Stefano Pisani.

“Perché questa assenza?”, incalzano i fratelli Vassallo. “Avevate paura? Dovevate proteggere qualcuno? Angelo non era uno di voi? Non è stato ucciso con la tessera del PD in tasca? La vostra assenza pesa come le pallottole che lo hanno colpito”.

I processi hanno visto indagati nomi di spicco: Angelo Villani, ex presidente della Provincia, Franco Alfieri, assessore ai lavori pubblici, e l’imprenditore Giovanni Citarella. “Solo la Fondazione ha avuto il coraggio di sedersi dalla parte della giustizia”, sottolineano Dario e Massimo, che denunciano un “muro di omertà istituzionale” durato quindici anni.

Il sequestro, per loro, è “una breccia” verso la verità, ma non la fine: “La giustizia per Angelo è lenta, ma non si ferma. A novembre si vota, e ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.

La Fondazione, unica realtà pubblica a costituirsi parte civile, porta avanti la promessa fatta alla madre e al fratello: “La storia non si cancella, la memoria non si compra. Angelo non è morto invano. Pagheranno tutto e tutti”. Un monito che risuona forte, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Estate in pausa: temporali e fresco fino al primo weekend di agosto

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Finalmente un po’ di tregua dall’afa opprimente. Da oggi, lunedì 28 luglio, l’Italia dice addio al grande caldo grazie a una vasta saccatura proveniente dall’Europa centro-orientale che ha raggiunto anche il Mediterraneo.

Il risultato? Tempo instabile, temporali e temperature in picchiata, con valori che in alcune zone scenderanno anche di 6-8 gradi sotto le medie stagionali.

Al Centro-Nord, soprattutto tra Nord-Est e medio Adriatico, sono attesi temporali anche intensi nelle prossime ore. Ma il fresco non sarà una parentesi brevissima: nei prossimi giorni l’aria rimarrà insolitamente fresca per il periodo, con cieli spesso nuvolosi e rovesci sparsi.

Nella seconda parte della settimana, le condizioni miglioreranno leggermente, ma non del tutto: acquazzoni e temporali pomeridiani continueranno a bussare alla porta, specialmente al Nord e in alcune zone interne. Le temperature, però, inizieranno a risalire, avvicinandosi alle medie stagionali, anche se senza eccessi.

E il primo weekend di agosto? Potrebbe riservare un’altra sorpresa. Secondo gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano, infatti, un nuovo affondo depressionario potrebbe scendere sul Mediterraneo centrale, riportando instabilità e un possibile peggioramento.

Insomma, chi sperava in un ferragosto bollente dovrà forse ricredersi. Per ora, meglio tenere a portata di mano ombrello e felpa leggera.

Vincenzo Salemme in tournée con “Ogni promessa è debito”

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Dopo il trionfo della stagione invernale, Vincenzo Salemme torna a incantare il pubblico italiano con la sua nuova commedia “Ogni promessa è debito”, in una tournée estiva che sta attraversando la Penisola.

Partito da Caserta, il tour toccherà città come Lecce, Trani, Sabaudia, Macerata, Pisa, Roma, per concludersi con un attesissimo gran finale a Napoli il 20 e 21 settembre.

Scritta e diretta dallo stesso Salemme, la commedia ruota attorno a una domanda tanto surreale quanto irresistibilmente comica: un voto fatto in stato di incoscienza, durante un dormiveglia, è davvero vincolante?

Protagonista è Benedetto Croce, pizzaiolo di Bacoli, che, dopo un incidente in barca, finisce disperso in mare con i figli e il cameriere. Colpito alla testa e privo di sensi, Benedetto invoca Sant’Anna, promettendo via radio una donazione di 5.557.382 euro e 60 centesimi per il salvataggio.

Miracolosamente soccorso, al risveglio non ricorda nulla del voto. Ma il paese sì, e tutti si aspettano che onori la promessa. Perché una cifra così precisa? Esistono davvero quei soldi o è solo un capriccio dell’inconscio? E come farà Benedetto a districarsi tra etica popolare e una promessa che non ricorda di aver fatto?

Con il suo inconfondibile stile, Salemme intreccia risate e riflessioni, esplorando il peso delle promesse e le dinamiche della moralità popolare. Prodotto da Chi è di scena, il tour è organizzato da Vincenzo Berti, Gianluca Bonanno per Ventidieci e Stefano Francioni Produzioni. Dopo l’esordio a Caserta, le prossime tappe includono Lecce (3 agosto), Trani (4 agosto), Sabaudia (10 agosto), Macerata (8 settembre), Pisa (10 settembre) e Roma (13 settembre), prima del ritorno a casa a Napoli.

I biglietti sono disponibili su Ticketone.it. Un’occasione imperdibile per immergersi nel talento comico di Salemme, che continua a conquistare il pubblico con la sua ironia e il suo sguardo acuto sulla vita.

Pompei, due operai precipitano da 15 metri: sono gravissimi

Pompei– A pochi giorni dalla tragedia al Rione Alto di Napoli, che ha causato la morte di tre operai e acceso un forte dibattito nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, un nuovo grave incidente scuote il Napoletano.

Due operai sono precipitati da un’altezza di circa 15 metri mentre erano impegnati in un intervento per conto di una ditta di telecomunicazioni in viale dell’Unità d’Italia, a Pompei.

L’incidente si è verificato nella tarda mattinata di oggi. Secondo una prima ricostruzione, i due lavoratori stavano operando su un’infrastruttura ad alta quota quando, per cause ancora in corso di accertamento, sarebbero caduti nel vuoto.

Entrambi sono stati trasportati in gravi condizioni all’Ospedale del Mare di Napoli, dove sono ora ricoverati con prognosi riservata.

Sul posto sono intervenuti immediatamente gli agenti della Polizia Locale e della Polizia di Stato, oltre ai sanitari del 118. Sono in corso rilievi e accertamenti per ricostruire la dinamica dell’accaduto e verificare il rispetto delle norme di sicurezza previste per questo tipo di interventi.

Dai primi accertamenti è emerso che ha ceduto il braccio idraulico del cestello. L’incidente ha coinvolto un’azienda telefonica. Sul posto la Polizia municipale che ha avviato le indagini su delega della Procura di Torre Annunziata e gli agenti del commissariato.

Secondo una prima ricostruzione, i due, mentre si trovavano al lavoro all’interno di un cestello mobile, sono precipitati a causa della rottura del braccio meccanico. In corso i rilievi per verificare la dinamica e le cause precise dell’incidente.

L’eco mediatica della strage al Rione Alto non si è ancora spenta, e questo nuovo episodio riporta con forza al centro dell’attenzione il dramma, ormai quotidiano, delle morti e degli incidenti sul lavoro. Una lunga scia di sangue che continua a colpire lavoratori spesso impegnati in mansioni ad alto rischio, spesso senza adeguate garanzie di protezione.

«È inaccettabile che nel 2025 si continui a morire o a rischiare la vita mentre si lavora», commentano con amarezza le sigle sindacali. «Chiediamo ispezioni più serrate, pene più severe per chi viola le norme e un investimento concreto in prevenzione e formazione».

Intanto, mentre i due operai lottano per la vita in ospedale, le autorità hanno avviato un’inchiesta per chiarire le responsabilità e verificare se le condizioni operative rispettassero gli standard minimi di sicurezza. Pompei si unisce così, suo malgrado, all’elenco di luoghi segnati dalla sofferenza di chi, ogni giorno, mette a rischio la propria vita per lavorare.

Giornata mondiale epatiti, esperti: accelerare con screening

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Roma. Abbattere le barriere finanziarie, sociali e sistemiche, inclusa la stigmatizzazione, che ostacolano l’eliminazione delle epatiti virali e la prevenzione dei casi di tumore al fegato causati da queste infezioni.

È questo il senso di ‘Hepatitis: Let’s Break It Down’, il messaggio scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’edizione 2025 della giornata di sensibilizzazione su queste infezioni che si celebra ogni anno il 28 luglio.

Infatti, sebbene siano condizioni prevenibili, trattabili e, nel caso dell’epatite C, curabili, le epatiti virali sono “ampiamente sottostimate” e causano silenziosamente danni al fegato, aumentando così il rischio di sviluppare scompenso epatico, cirrosi, cancro. Si stima che ogni anno le epatiti virali causino circa 1,3 milioni di morti nel mondo.

L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che ha stanziato un fondo dedicato allo screening gratuito dell’infezione da HCV (il virus dell’epatite C), focalizzato sulle persone che vengono seguite dai servizi delle dipendenze, sui detenuti e sulla popolazione generale nata tra il 1969 e il 1989.

I dati sull’andamento dello screening fanno emergere una realtà con luci e ombre: al 30 giugno 2024, sono state testate oltre 2.000.000 di persone e rilevate quasi 15mila infezioni attive da epatite C. Solo il 12% della popolazione generale target ha effettuato il test dell’epatite C di primo livello.

Tra le Regioni che ad oggi hanno attivato lo screening la copertura più alta (40,3% della popolazione generale target) è stata riscontrata in Emilia-Romagna. Rimangono quindi ancora ampie fasce di popolazione, soprattutto quelle più fragili o che hanno difficoltà a essere raggiunte dal servizio sanitario nazionale, o ancora quelle dove si stima una più alta prevalenza di infezione, che sono escluse dalla possibilità di essere diagnosticate e curate.

“Un focus particolare va fatto sullo screening per l’epatite C, capace di individuare questa infezione asintomatica che dovrebbe essere curata precocemente così riducendo le possibilità di trasmissione del virus e la progressione della malattia- spiega Antonio Gasbarrini, professore ordinario di Medicina Interna della Università Cattolica e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS di Roma- In Italia si stimano ancora oltre 300mila persone infette da epatite C, asintomatiche e pertanto non diagnosticate.

Uno screening allargato della popolazione generale sull’epatite C porterebbe a una riduzione in 10 anni di circa 5.600 decessi, 3.500 epatocarcinomi e/o oltre 3.000 scompensi epatici, rispetto a uno screening meno efficiente o semplicemente a una diagnosi tardiva”.

Nell’ottica di allargare lo screening e di raggiungere alcune di queste popolazioni è nato il progetto ‘Test in the city’, iniziativa di screening e linkage to care promossa da Gilead Sciences in collaborazione con la Rete Fast Track Cities italiane e Relab, che a oggi coinvolge 14 città ed è rivolta alle popolazioni migranti e a persone che utilizzano sostanze.

“L’idea nasce dalla necessità di avvicinare queste persone nei luoghi che frequentano così da rendere più agevole l’esecuzione dei test rapidi per epatite C e B, e quindi anche delta, e HIV- spiega Paolo Meli, pedagogista, presidente della Società Cooperativa Sociale Don Giuseppe Monticelli di Bergamo e coordinatore nazionale di ‘Test in the City’- Ognuna delle città aderenti al progetto offre test gratuiti nei più svariati contesti: ambasciate e consolati, eventi sportivi, luoghi di culto, nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, nei Centri di accoglienza straordinaria”.

“Le attività portate avanti finora sono state un successo: le persone si sono avvicinate con fiducia e abbiamo potuto intercettare situazioni che altrimenti sarebbero rimaste sommerse- evidenzia ancora Meli- garantendo loro un percorso di salute. Un risultato che conferma le ipotesi alla base del progetto e cioè che se vogliamo occuparci della sanità pubblica dobbiamo avere attenzione per le popolazioni più vulnerabili. Un ruolo chiave può essere giocato dal terzo settore capace di sviluppare azioni di prossimità in grado di raggiungere chi vive in condizioni di fragilità o affronta barriere nell’accesso ai servizi”.

Grazie al progetto sono stati eseguiti finora circa 4.000 test per HIV, HCV ed HBV. Il 2,48% circa delle persone testate è risultato positivo ad una o più infezioni; le persone testate per circa il 60% avevano un’età compresa tra i 20 e i 40 anni e per quasi i due terzi erano di sesso maschile.

Nei casi di positività, le persone sono state accompagnate ad un centro di cura per effettuare un esame più specifico e, una volta confermato l’esito, in quasi tutti i casi è stato attivato un percorso di presa in carico. Per coloro che sono risultati positivi all’HBV sono stati effettuati o si stanno tutt’ora effettuando test per l’HDV.

“Il progetto ha consentito anche di validare dei percorsi di assistenza innovativi- spiega Miriam Lichtner, professore ordinario di Malattie Infettive dell’Università Sapienza di Roma- È necessario collaborare con le comunità che vivono nei territori per capire quali possono essere le modalità e i luoghi più adatti per proporre lo screening, uno screening partecipativo che miri alla presa in carico e alla lotta allo stigma.

Grazie alla provata efficacia dei test rapidi, poi, oggi possiamo organizzare l’attività anche fuori dai contesti sanitari e, sempre insieme a mediatori culturali o a rappresentanti della comunità, garantire il counseling immediato e quindi favorire la presa in carico nei centri di cura di coloro che risultano positivi, abbattendo le barriere e facilitando l’accesso al sistema sanitario nazionale”.

Grazie al finanziamento della campagna di screening, l’Italia è stata uno dei primi Paesi a pianificare una strategia per raggiungere l’obiettivo di eradicare l’infezione entro il 2030 secondo quanto indicato dall’OMS. “Ma data la situazione attuale è impensabile raggiungerlo.

È evidente che si deve fare di più: sappiamo che nei SERD e nelle carceri la prevalenza è maggiore ed è quindi lì che dobbiamo continuare ad effettuare i test e ad estenderli su tutto il territorio nazionale- sottolinea Stefano Fagiuoli, direttore dell’Unità complessa di Gastroenterologia, epatologia e trapiantologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e professore di Gastroenterologia presso il dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università Milano Bicocca-

È però importante anche favorire i test opportunistici negli ospedali, proponendo il test ai pazienti ricoverati anche in reparti diversi dalla gastroenterologia o dall’infettivologia o ancora coinvolgere i medici di medicina generale per capire quanti dei loro assistiti hanno aderito allo screening e proporlo a quelli che non hanno ancora aderito o non hanno mai effettuato il test”.

Sono azioni “urgenti, perché là dove sono già state implementate, hanno rivelato che un terzo dei positivi non aveva solo l’infezione ma già una malattia di fegato in fase avanzata. L’auspicio è che lo screening non solo venga rifinanziato, visto anche che non tutti i fondi messi a disposizione sono stati spesi- conclude infine Fagiuoli- ma ne vengano ampliati i criteri di inclusione e le strategie di attuazione”.

L’impegno di Gilead nel rendere lo screening per le epatiti virali accessibile alle popolazioni non coperte dalla campagna nazionale si concretizza anche nel supporto di progetti di testing in diversi centri italiani tra ospedali e residenze sanitarie assistite.

Capri, caos al porto: file chilometriche e traffico in tilt

Capri – Un lunedì mattina di ordinaria follia a Capri, dove il porto è stato travolto da un’ondata di caos: migliaia di turisti hanno invaso l’area, creando file chilometriche per la funicolare e paralizzando il traffico.

Scene di disordine, documentate in video inviati al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, mostrano una situazione al collasso, con difficoltà persino a muoversi a piedi tra la folla e i veicoli bloccati.

“Questo non è turismo, tantomeno turismo di lusso”, ha tuonato Borrelli. “È pura approssimazione e cattiva gestione. Capri, gioiello conosciuto in tutto il mondo, non può offrire uno spettacolo del genere ai visitatori che arrivano da ogni angolo del pianeta.

Serve una programmazione seria dei flussi turistici per evitare di danneggiare l’immagine dell’isola e penalizzare i residenti. È ora di offrire servizi adeguati, invece di lucrare sulle spalle di turisti ignari”, ha concluso il deputato.Un ennesimo campanello d’allarme per un’isola che, nonostante la sua fama internazionale, sembra impreparata a gestire l’enorme afflusso di visitatori, mettendo a rischio la sua reputazione e la qualità dell’esperienza turistica.

Salerno, rissa tra giovani nel centro storico: bottiglie e sedie lanciate in piazza

salerno– Ancora una notte di violenza giovanile nel cuore della movida salernitana. È accaduto tra sabato e domenica in piazza Sant’Agostino, nel centro storico, dove una rissa tra due gruppi di giovani è degenerata in una vera e propria scena da guerriglia urbana, con lanci di bottiglie, sedie e urla che hanno scosso la quiete notturna.

Quando le volanti della Polizia di Stato sono arrivate sul posto, dei partecipanti alla rissa non c’era più traccia: si erano dileguati in fretta tra i vicoli del centro antico. Gli agenti hanno avviato immediatamente le indagini per risalire ai responsabili, anche grazie all’analisi delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della zona.

L’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie che negli ultimi mesi ha acceso i riflettori su un fenomeno preoccupante: l’escalation di violenza tra giovanissimi nelle aree della movida. Risse improvvise, aggressioni, uso di oggetti contundenti e spesso, come in questo caso, fughe di massa all’arrivo delle forze dell’ordine, stanno diventando una triste costante nei fine settimana.

Le autorità locali, già più volte sollecitate da cittadini e commercianti esasperati, stanno valutando nuove misure per aumentare i controlli e prevenire situazioni simili. Ma il nodo resta culturale e sociale: «Non basta la repressione, serve un intervento profondo sulle fragilità dei nostri giovani», commentano fonti vicine alle forze dell’ordine.

Nel frattempo, la Polizia continua a passare al setaccio le immagini delle telecamere e ad ascoltare testimoni per identificare chi ha preso parte alla rissa. L’obiettivo è fare luce sull’accaduto e restituire un minimo di sicurezza a una zona della città sempre più segnata dalla tensione notturna.

Napoli, strage degli operai: notificati i 4 avvisi di garanzia

Napoli – A tre giorni dalla strage sul lavoro che ha sconvolto il quartiere Rione Alto di Napoli, la Procura ha notificato quattro avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta avviata per accertare le responsabilità sulla morte dei tre operai deceduti venerdì scorso in un cantiere edile.

Il drammatico incidente, avvenuto mentre i lavoratori erano impegnati in attività sotterranee, ha riacceso i riflettori sul tema delle morti bianche, piaga silenziosa che continua a colpire in tutta Italia.

A notificare i quattro avvisi, nei quali si ipotizza il reato di omicidio colposo ai due imprenditori, all’amministratore del condominio Luca Luciani e al coordinatore della sicurezza Gianluca Di Franco, l’ ispettorato d’area metropolitana di Napoli che ha facoltà di delega.

Gli avvisi di garanzia, un atto dovuto per consentire agli indagati di nominare periti di parte, sono stati emessi nei confronti di quattro persone: gli imprenditori Vincenzo Pietroluongo e Carlo Napolitano, oltre a Luca Luciani e Gianluca Di Franco, tutti ritenuti in qualche modo coinvolti nella gestione del cantiere o delle lavorazioni in corso.

Domani pomeriggio, alle 14.30, sarà conferito l’incarico al medico legale incaricato dalla Procura – con il pubblico ministero Stella Castaldo e il procuratore aggiunto Antonio Ricci – per l’autopsia sui corpi delle tre vittime. L’esame autoptico dovrà chiarire con precisione le cause della morte e contribuire a ricostruire la dinamica dell’incidente.

La tragedia ha suscitato profonda commozione in città e una dura reazione da parte dei sindacati, che da tempo denunciano l’insufficienza dei controlli nei cantieri e l’assenza di una vera cultura della sicurezza sul lavoro. «Non si può morire per lavorare – ha dichiarato un rappresentante della CGIL –. Chiediamo giustizia, ma anche un cambiamento radicale nelle politiche di prevenzione».

Nel frattempo, le indagini proseguono serrate per accertare se vi siano state negligenze, omissioni o violazioni delle normative in materia di sicurezza. Un’altra tragedia che lascia dietro di sé dolore, rabbia e il peso insopportabile di tre vite spezzate sul posto di lavoro.

Sistema Sorrento, quattro scarcerati per vizio di forma

Sorrento – L’impianto accusatorio regge, ma quattro degli indagati nell’inchiesta sul presunto “Sistema Sorrento” tornano in libertà per un vizio procedurale: non erano stati interrogati prima dell’emissione delle misure cautelari, come previsto dalla nuova normativa introdotta un anno fa.

A deciderlo è stato il Tribunale del Riesame di Napoli, che ha accolto i ricorsi presentati da alcuni legali, disponendo la scarcerazione immediata.

Tra i beneficiari della misura figura anche Raffaele Guida, noto alle cronache locali come “Lello il sensitivo”, consulente dell’ex sindaco Massimo Coppola, anch’egli coinvolto nello scandalo ma tuttora detenuto.

Con Guida tornano liberi anche gli imprenditori Luigi Todisco, Mario Parlato e il tecnico Vincenzo Rescigno. A tutti era stata contestata l’impossibilità di procedere con l’interrogatorio preventivo a causa del rischio di inquinamento probatorio, motivazione ritenuta valida in prima battuta dal gip Mariaconcetta Criscuolo, ma ora superata alla luce della nuova norma.

I dettagli dell’inchiesta

L’indagine, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e condotta dalla Guardia di Finanza, ruota attorno a un presunto sistema di corruzione e turbativa d’asta legato agli appalti pubblici del Comune di Sorrento, per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro.

Le gare finite sotto la lente degli inquirenti riguardano diversi settori: illuminazione pubblica, arredi del Teatro Tasso, eventi e lavori pubblici.

Tra le accuse più gravi figura anche quella di peculato, con al centro i fondi pubblici destinati all’associazione culturale La Fenice.

Secondo l’accusa, attraverso un prestanome – Danilo Amitrano, reo confesso e ora ai domiciliari – l’allora sindaco Massimo Coppola avrebbe utilizzato il conto dell’associazione come un vero e proprio bancomat per finanziare spese personali: vacanze, beni di lusso, orologi e cravatte, per un totale di 34mila euro.

Le misure attenuate e chi resta in carcere

Altri indagati hanno visto alleggerirsi le misure cautelari. L’ex consigliere comunale Vincenzo Sorrentino e Gennaro Esposito, coinvolti solo nel filone del peculato, sono stati completamente scagionati dal Riesame. Per il funzionario comunale Filippo Di Martino, i giudici hanno disposto la sospensione dai pubblici uffici per 8 mesi in sostituzione dei domiciliari.

Ai due imprenditori Aniello Vanacore, omonimi ma distinti, è stata concessa la detenzione domiciliare al posto del carcere, mentre resta ai domiciliari l’imprenditore Luigi Di Paolo, che ha collaborato con gli inquirenti confermando le accuse.

Coppola rinuncia al Riesame

Diversa la posizione dell’ex sindaco Massimo Coppola, che ha deciso di non presentare ricorso al Riesame e rimane in carcere. Su di lui pesa anche l’arresto in flagranza avvenuto a maggio. Le accuse a suo carico sono particolarmente gravi e vanno dalla corruzione al peculato, passando per turbativa d’asta.

Intanto l’inchiesta prosegue e si allarga: nel mirino della Procura ci sono anche altri appalti pubblici affidati negli ultimi anni dal Comune di Sorrento. Particolare attenzione è rivolta alla gestione dello stadio Italia, già oggetto di rilievi da parte dell’ANAC per presunte irregolarità. Gli inquirenti continuano a passare al setaccio documenti, gare e affidamenti diretti, mentre il “modello Sorrento” rischia di diventare il simbolo di una Tangentopoli in salsa costiera.

Nola in ansia per Davide Mansi: il calciatore operato d’urgenza per aneurisma cerebrale

Una città intera col fiato sospeso, un’intera tifoseria stretta nel silenzio e nella speranza. A Nola è il momento dell’attesa e del sostegno: Davide Mansi, difensore del Nola 1925, è stato sottoposto ieri a un delicatissimo intervento chirurgico per un aneurisma cerebrale. Tutto è cominciato con un malessere generale, poi i controlli e il ricovero immediato presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Il tempo di capire la gravità della situazione e si è reso necessario l’intervento d’urgenza.

Fortunatamente, come fa sapere lo stesso club bianconero, l’operazione è riuscita. Ora per Mansi comincia il percorso più difficile: la riabilitazione, il recupero, la lenta risalita per tornare alla vita di prima e – si spera – anche al calcio giocato. Ma non è solo. Attorno a lui si è stretto un muro di affetto e vicinanza: la famiglia, la compagna, gli amici, e soprattutto i tifosi del Nola, che oggi più che mai sentono quel numero 5 sulla maglia come un simbolo di lotta, resistenza, speranza.

Il messaggio del club è chiaro: “Siamo sicuri che ogni tifoso bianconero è ora al suo fianco, così come lo sarà il Nola 1925 in questa fase delicata e in futuro”. In campo si combatte per tre punti, nella vita per molto di più. E Nola, oggi, è tutta dalla parte del suo guerriero.

Reggio Calabria, sacerdote arrestato per abusi su minore

Un sacerdote è finito in manette a Reggio Calabria con l’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore. I carabinieri della compagnia reggina lo hanno arrestato in provincia di Cosenza eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip.

La vicenda, ricostruita attraverso un’indagine coordinata dalla Procura, riporta alla luce una storia di abusi iniziata nel 2015, quando la vittima aveva appena 16 anni, e proseguita fino al 2020, ben oltre la maggiore età del ragazzo.

La trappola nella parrocchia

Tutto sarebbe nato all’interno di una comunità parrocchiale di Reggio Calabria, dove il giovane – proveniente da una situazione familiare difficile – partecipava alle attività pastorali organizzate proprio dal sacerdote oggi arrestato.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbeapprofittato del suo ruolo per instaurare con il ragazzo un rapporto sempre più ambiguo, fatto prima di attenzioni e adulazioni, poi di violenze vere e proprie, consumate in luoghi appartati della struttura religiosa.

Quello che colpisce, nella ricostruzione dei carabinieri, è il metodo manipolatorio usato dal sacerdote: avrebbe legato a sé la vittima sul piano spirituale ed emotivo, facendole credere di essere il suo unico punto di riferimento. Un controllo psicologico talmente forte da spingersi, secondo le indagini, a impartire una benedizione dopo gli abusi, chiedendo “perdono” per quanto accaduto.

Il silenzio della vittima

Il ragazzo, pur vivendo con sofferenza e disagio ciò che subiva, faticava a ribellarsi, imprigionato in un senso di soggezione verso quella che considerava una guida spirituale. Temeva, soprattutto, di perdere il legame con la comunità parrocchiana, unico ambiente in cui si sentiva accettato. Una paura che il sacerdote avrebbe saputo sfruttare, rendendolo incapace di denunciare gli abusi.

Gli abusi continuano, nonostante il trasferimento

Anche dopo il trasferimento in una parrocchia della provincia di Cosenza, il sacerdote avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto con minori, alimentando i timori degli investigatori su possibili altre vittime.

Ora l’uomo è in carcere, a disposizione della giustizia. Ma la domanda che resta è: quanti altri casi simili sono ancora sepolti nel silenzio?

 

Cappella Cangiani prega per i tre operai morti: “Non si può morire di lavoro”

Nel cuore di Napoli, dove il dolore si fa voce e la rabbia assume il volto del silenzio, la comunità di Cappella Cangiani si ritrova questa sera in piazzetta Pica per una veglia carica di significato. È il luogo della tragedia, quello dove tre operai hanno perso la vita venerdì scorso durante l’ennesima strage sul lavoro, e lì si eleveranno le preghiere del Rosario in loro suffragio, guidate dai sacerdoti del quinto Decanato dell’arcidiocesi partenopea.

Non sarà una semplice funzione religiosa, ma un momento collettivo di cordoglio e denuncia. Durante la veglia sarà letto anche un messaggio del cardinale Mimmo Battaglia, assente fisicamente perché impegnato a Roma per il Giubileo dei Giovani, ma presente con il cuore in una Napoli che piange e pretende giustizia.

Il dolore si intreccia alla rabbia. Rabbia di chi non accetta che la vita di un lavoratore possa essere barattata per il risparmio di pochi. Rabbia dei sindacati, che non si limitano alle parole. La Uil Campania e la Feneal Uil regionale hanno annunciato la volontà di costituirsi parte civile nel processo che seguirà alla tragedia: un atto deciso contro quella che definiscono “l’ingordigia del profitto a discapito della sicurezza”.

“Non possiamo girarci dall’altra parte – affermano con forza Giovanni Sgambati e Andrea Lanzetta – perché questa non è fatalità, è colpa. È dovere nostro e della Uil nazionale dare battaglia, stare accanto alle famiglie ora e anche domani, offrendo supporto concreto e legale”. Napoli si raccoglie attorno alle sue vittime e grida, anche nel silenzio di una piazza, che morire di lavoro è inaccettabile.

Cilento Etno Festival, la cantante israeliana Noa ferma il concerto durante le campane per la pace a Gaza

Nel silenzio di una sera d’estate, tra le colline del Cilento, la musica si è fermata. Sabato, durante il suo concerto al Cilento Etno Festival, l’artista israeliana Noa ha sospeso la propria esibizione per lasciare spazio al suono delle campane.

Rintocchi che, da nord a sud, hanno attraversato l’Italia per dire basta alla guerra, in una mobilitazione nazionale per Gaza. E in quel momento, a Torre Orsaia, la scena è diventata testimonianza.

La voce di Noa si è fatta silenzio. Le mani abbassate, gli occhi chiusi. Nessuna nota, nessun applauso. Solo rispetto, ascolto e un messaggio che ha toccato ogni angolo della piazza. “La musica unisce, ma oggi il silenzio dice ancora di più. Siamo tutti chiamati a dire basta.” Poche parole, cariche di verità, di una potenza che va oltre ogni spartito.

Il pubblico, emozionato e composto, ha capito subito che non si trattava di una pausa. Era un momento condiviso, di coscienza e di umanità, che ha trasformato un festival in un rito collettivo di consapevolezza. In tempi segnati da lacerazioni e conflitti, anche una serata musicale può diventare spazio politico, gesto di resistenza, atto di speranza.

Frattaminore, la Caffetteria Lucale derubata per la terza volta: “Sempre la stessa banda, nessuno ci protegge”

Non è solo un bar, è un presidio di comunità, un pezzo di vita quotidiana. Ma a Frattaminore, nel cuore della provincia nord di Napoli, anche il lavoro onesto viene preso a mazzate. È successo di nuovo alla Caffetteria Lucale: per la terza volta in meno di un anno, i titolari si sono ritrovati a fare i conti con le vetrine sfondate, i cassetti svuotati e la sensazione di essere soli, indifesi, abbandonati.

Le modalità sono identiche a quelle già viste: auto rubata, targa cambiata, arrivo in piena notte, colpo secco alla vetrina e razzia in pochi minuti. Le telecamere di sorveglianza, ormai quasi un rituale, riprendono tutto. Ma la banda resta sempre fuori dalla portata della legge. E mentre i ladri tornano indisturbati, i gestori affondano nella frustrazione: “Non ne possiamo più – racconta la titolare – ogni volta portano via non solo denaro e merce, ma mesi di lavoro e dignità. La nostra giornata inizia alle cinque del mattino e si chiude, se va bene, alle otto e mezza di sera. E ogni volta dobbiamo ricominciare da capo”.

Il grido d’allarme è stato raccolto ancora una volta dal deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto immagini e video dell’ultimo furto e rilancia l’allarme: “Questa criminalità agisce sentendosi intoccabile. Colpisce con la stessa macchina, negli stessi orari e negli stessi quartieri. Serve una risposta chiara e immediata dello Stato. I commercianti non possono restare in balia dell’illegalità”.

Al suo fianco anche Agostino Galiero, coportavoce provinciale di Europa Verde, che chiede “un presidio stabile e più pattuglie sul territorio, non solo promesse da campagna elettorale”. E Borrelli annuncia: “Ho sollecitato un tavolo urgente per la sicurezza nell’area nord di Napoli. Non possiamo assistere passivamente a questo sfacelo”.