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Champions, Conte avverte il Napoli: A Copenhagen partita decisiva, dobbiamo vincere

Antonio Conte non gira intorno al problema e alla vigilia della sfida di Champions League contro il Copenhagen mette subito le cose in chiaro. “Queste sono partite importanti, decisive. Domani sia noi che loro dovremo cercare la vittoria, perché un altro risultato non sarebbe positivo”, dice il tecnico azzurro, consapevole del peso specifico del match in terra danese.

Tra una battuta e l’altra, Conte scherza sugli infortuni raccontando di aver portato “medicine per tutti”, ma il tono cambia rapidamente quando si entra nel merito dell’emergenza che accompagna il Napoli da settimane. “Dobbiamo pensare a chi c’è, cercando di trovare sempre soluzioni. Lo stiamo facendo da inizio anno e non solo nell’ultimo periodo. I giocatori che sono qui sono i più importanti, quelli con cui dobbiamo cercare di fare un’impresa”, sottolinea.

Sulla situazione di Romelu Lukaku, l’allenatore invita a non creare false aspettative. “Romelu è in gruppo da appena due giorni. La settimana scorsa faceva solo una parte dell’allenamento, per pochi minuti. Ora si sta allenando con ritmi più intensi: quando sarà pronto darà il suo contributo, ma già il fatto che sia con noi è importante”.

Non manca una battuta sul tema dei gol, che alleggerisce per un attimo la tensione. “Degli attaccanti? Dell’attaccante, ne ho solo uno”, dice sorridendo. “L’importante è fare gol, poi che segni uno o un altro poco conta”.

Il problema degli infortuni, però, resta centrale e Conte non lo nasconde. “La soluzione è molto chiara: stiamo cercando di tenere botta. Lo stiamo facendo bene, ma è inevitabile che siamo in grandissima difficoltà. Ora anche Neres si è fatto male al tendine. Non è una questione di campi o di altro, sono annate strane. Magari c’è anche tanta negatività che arriva da fuori, ma noi dobbiamo pensare a fare il massimo. Maghi non siamo, non c’è gente che fa magie: cerchiamo di onorare al massimo la maglia che portiamo”.

Infine uno sguardo al percorso sulla panchina azzurra, sempre con i piedi ben piantati nel presente. “Stiamo facendo un percorso, siamo a metà del secondo anno. Però adesso viviamo il presente, che è la cosa più importante. Siamo concentrati nel cercare di fare del nostro meglio domani. Con il presente costruisci il futuro: se non fai bene oggi, non puoi guardare più in là”.

Rifiuti dalle isole, trasporti fermi: vertice in Prefettura dopo il guasto al traghetto

Napoli – Emergenza trasporto dei rifiuti solidi urbani dalle isole del Golfo: il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato nella mattinata di oggi una nuova riunione di aggiornamento, a pochi giorni dal precedente incontro del 15 gennaio, per affrontare lo stop del servizio marittimo legato al guasto del mezzo navale della compagnia Traspemar e ai tempi di riparazione ancora incerti.

Al tavolo hanno partecipato i sindaci di Barano d’Ischia, Lacco Ameno e Procida, i presidenti dei Consigli comunali di Forio d’Ischia e Ischia, il responsabile della società che gestisce l’igiene urbana per Casamicciola Terme e per Procida, insieme al direttore generale del Ciclo integrato dei rifiuti della Regione Campania, Antonello Barretta, e alla dottoressa Di Grado della Direzione generale Mobilità della Regione.

I rappresentanti delle amministrazioni locali hanno ribadito la richiesta di interventi urgenti e condivisi, con il coinvolgimento della Regione, per garantire la ripresa immediata dei trasferimenti via mare. Tra le ipotesi indicate, anche l’ingresso di un secondo operatore marittimo che possa subentrare temporaneamente per superare la fase critica.

Dalla Direzione generale Mobilità della Campania è arrivata però una precisazione netta: il trasporto di rifiuti non pericolosi rientra nel più ampio trasporto merci e, in questa cornice, la competenza sarebbe solo residuale. In sostanza, il servizio viene indicato come responsabilità diretta degli enti locali, pur con la disponibilità della Regione a fornire supporto tecnico a eventuali iniziative dei Comuni.

In chiusura, alle amministrazioni comunali è stato chiesto di avviare verifiche tecniche per individuare soluzioni strutturali, valutando anche una strada “unitaria”: un’unica manifestazione d’interesse per sondare il mercato e selezionare operatori economici disponibili a svolgere il servizio, con requisiti adeguati di affidabilità.

Salerno, esposto al Prefetto sulle dimissioni di Enzo Napoli

Salerno – Non sono bastate le comunicazioni ufficiali a placare la tempesta politica che ha travolto il Comune di Salerno. Le dimissioni del sindaco Vincenzo Napoli finiscono nel mirino della Prefettura e, potenzialmente, della magistratura.

Roberto Celano, capogruppo di Forza Italia in Regione, ha rotto gli indugi depositando un esposto formale nelle mani del Prefetto Francesco Esposito, chiedendo un’ispezione immediata sulla legittimità e sulla trasparenza del percorso che ha portato il primo cittadino a rassegnare il mandato.

Secondo quanto denunciato da Celano, le dimissioni di Napoli mancherebbero di una reale base politico-amministrativa legata al “buon andamento dell’ente”. Il sospetto sollevato è che la decisione non sia stata autonoma, bensì frutto di una strategia studiata a tavolino per assecondare nuovi equilibri elettorali. Nell’esposto si legge la necessità di verificare se vi siano stati «condizionamenti esterni o interferenze politiche» capaci di minare l’autonomia decisionale del Comune.

L’ombra del «Sistema Salerno»

Il punto focale della contestazione riguarda il futuro della fascia tricolore. Per l’esponente di Forza Italia, il passo indietro di Napoli sarebbe un atto «strumentale», mirato esclusivamente a favorire la ricandidatura a sindaco dell’attuale Governatore, Vincenzo De Luca. Una manovra che, se confermata, configurerebbe secondo il denunciante un utilizzo improprio delle istituzioni per fini di parte.

Il rischio di risvolti penali

Celano non si limita alla critica politica ma alza il tiro sul piano legale. Il Prefetto è stato sollecitato a valutare se gli elementi raccolti possano configurare ipotesi di illecito amministrativo o penale. La richiesta è netta: qualora emergessero anomalie nei documenti o nelle procedure, gli atti dovranno essere trasmessi senza indugio alla Procura della Repubblica per gli accertamenti di rito. La palla passa ora agli uffici di piazza Amendola.

Caivano, «investimento accidentale durante la fuga»: assolto dall’accusa di tentato omicidio

Caivano -Non vi fu alcuna volontà omicida ma un investimento accidentale, avvenuto mentre l’imputato tentava di sottrarsi a un’aggressione. Con questa motivazione il Tribunale di Napoli Nord ha assolto Pasquale Russo, 35 anni, residente a Caivano, dall’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Il collegio, presieduto dal giudice Paccharini, all’esito di un dibattimento durato circa tre anni, ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” e ha dichiarato “non doversi procedere” in relazione al reato di lesioni colpose, per mancanza della querela di parte.

I fatti risalgono al marzo del 2023, quando un giovane di origini argentine, residente all’epoca a Caivano, rimase gravemente ferito dopo essere stato investito da una Fiat 500X nei pressi del Parco Verde, all’altezza dell’Istituto Maiorano. Secondo la ricostruzione emersa in aula, l’episodio si inserì in un contesto concitato, scaturito da un alterco tra l’imputato e altre due persone, poi degenerato in una colluttazione.

Nel corso della lite intervenne anche la vittima, che riportò una ferita al collo — la cui responsabilità non è mai stata chiarita — mentre Russo, a sua volta aggredito, si allontanò a bordo della propria auto. Durante la manovra di fuga avvenne l’investimento, che causò al giovane argentino lesioni serie al bacino, alle costole, alle braccia e al volto.

Subito dopo i fatti, Russo venne individuato come presunto conducente del veicolo, fermato e arrestato. Nei verbali si ipotizzava un investimento volontario, maturato in un contesto di criminalità legato a un presunto furto di sostanza stupefacente, circostanza che però non ha trovato riscontri: l’imputato, infatti, è risultato privo di precedenti penali, sia di criminalità comune che organizzata.

Decisiva per l’assoluzione è stata la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Massimo Viscusi, accolta integralmente dal collegio giudicante e supportata da una dettagliata consulenza tecnica cinematica sulla dinamica del sinistro, redatta dal perito dottor Bassani, con studio tra Varese e Milano. La relazione ha escluso la volontarietà dell’investimento, evidenziando l’assenza di elementi certi e univoci a sostegno dell’accusa.

I giudici hanno inoltre ritenuto inattendibili e contraddittorie le dichiarazioni accusatorie della vittima, nel tempo ritrattate e giudicate incongruenti, nonché insufficienti gli altri elementi probatori posti a fondamento dell’impianto accusatorio.

Caduta l’ipotesi di tentato omicidio, il reato era stato successivamente riqualificato in lesioni colpose, ma anche per questa accusa il Tribunale ha dichiarato il non luogo a procedere per assenza della querela.

“La scelta del rito ordinario, le strategie difensive adottate e l’assenza di riscontri oggettivi hanno consentito di smontare accuse iniziali estremamente gravi”, ha commentato l’avvocato Viscusi al termine dell’udienza. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Blitz del Nic a Casandrino: catturato l’evaso in semilibertà. Aveva 11 anni da scontare

Napoli – Un blitz dei investigatori della Penitenziaria ha posto fine alla breve latitanza di un detenuto evaso in regime di semilibertà. L.V., 41 anni, è stato arrestato dai poliziotti del Nucleo Investigativo Centrale (Nic) regionale per la Campania in un’abitazione a Casandrino, nel napoletano, dove si era nascosto.

L’uomo, condannato in via definitiva a 11 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione per un pesante curriculum che include spaccio di sostanze stupefacenti, rapina, estorsione e violazione della normativa sulle armi, era già prossimo alla scarcerazione, essendo in regime di semilibertà per scontare il residuo pena.

Tuttavia, lo scorso 4 gennaio, approfittando della misura agevolativa, non ha fatto più ritorno al Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano, dando inizio alla sua latitanza.

Le indagini, coordinate dalla magistratura, si sono concentrate nel territorio metropolitano di Napoli. Gli agenti del Nic, dopo aver raccolto elementi investigativi, hanno infine localizzato il fuggitivo a Casandrino. Nel corso dell’operazione, l’uomo è stato tratto in arresto e, a seguito delle formalità di rito, è stato ricondotto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere del reato di evasione e completare la pena originaria.

L’operazione conferma l’attività di monitoraggio e di pronto intervento del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria sui detenuti in misura alternativa che violano gli obblighi.

Il Copenaghen carica l’ambiente: Col Napoli gara decisiva, in casa possiamo fare grandi cose

La Champions League entra nella sua fase più delicata e al Parken di Copenaghen l’aria è già quella delle grandi notti europee. La sfida contro il Napoli, penultima della fase a girone unico, vale molto più di tre punti: le due squadre sono appaiate in classifica e un successo permetterebbe ai danesi di portarsi avanti nella corsa ai playoff.

Il tecnico Jacob Neestrup non fa calcoli e non si nasconde, ma allo stesso tempo evita di guardare alle difficoltà altrui. Le numerose assenze nel gruppo azzurro non sono un tema che lo interessa. Per l’allenatore del Copenaghen fanno parte del gioco e devono essere un problema del Napoli, non un alibi o un vantaggio da sbandierare. Quello che conta, sottolinea, è l’intensità della gara e la capacità di sfruttare il fattore campo.

Tra i pericoli principali indicati da Neestrup c’è Rasmus Hojlund, attaccante danese cresciuto molto nell’esperienza partenopea. Un giocatore che usa il fisico, attacca la profondità e porta costantemente palloni pericolosi in area. Il tecnico lo definisce un grande lavoratore e riconosce nel Napoli l’ambiente ideale per valorizzarne le qualità, elogiando anche il lavoro del club e di Antonio Conte.

Il Copenaghen arriva alla sfida dopo la pausa invernale, un periodo che secondo l’allenatore è servito per ricaricare energie dopo settimane complicate. Le amichevoli disputate hanno dato indicazioni positive, pur nella consapevolezza che una gara di Champions è tutt’altra cosa. Di fronte ci sarà un Napoli reduce da buone prestazioni, una squadra che gioca con ritmo alto e intensità costante, anche se in Europa lontano dal Maradona non ha ancora trovato continuità.

Il Parken, sold out, viene indicato come un’arma decisiva. Neestrup insiste sulla spinta del pubblico e sulla capacità della sua squadra di esprimersi al massimo davanti ai propri tifosi. Il passato, però, non conta: servirà una prestazione di livello contro una formazione ricca di talento e abituata a certi palcoscenici.

Grande rispetto, infine, per Antonio Conte. L’allenatore del Copenaghen lo considera uno dei migliori tecnici al mondo, capace di vincere in Italia e in Premier League, e sottolinea come affrontare avversari di questo calibro faccia parte del percorso di crescita europea del club danese. Con due partite ancora da giocare, l’obiettivo è chiaro: conquistare almeno tre punti per restare padroni del proprio destino.

Spari alla Sanità, il prefetto: Evento tragico, ma lo Stato è presente

Gli spari che hanno ferito due giovani nella notte tra sabato e domenica al rione Sanità restano un fatto grave, capace di colpire al cuore la percezione di sicurezza della città. Ma la risposta dello Stato, assicura il prefetto di Napoli Michele di Bari, c’è ed è già in campo. Proprio nel quartiere teatro dell’episodio, all’interno della chiesa di San Vincenzo, si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in una scelta dal forte valore simbolico.

«È un evento tragico e le parole vanno pesate», ha sottolineato il prefetto, ricordando però come i dati raccontino una realtà meno allarmante di quanto possa apparire. L’indice di delittuosità legato alle rapine, ha spiegato, registra un calo del 50 per cento, anche se episodi come quello recente finiscono inevitabilmente per incrinare il senso di tranquillità dei cittadini. Proprio per questo, ha aggiunto, sono stati già attivati servizi straordinari di controllo, con un rafforzamento delle attività sul territorio.

Il rione Sanità, ha ribadito di Bari, è già un’area fortemente presidiata, ma lo sarà ancora di più. Un quartiere che non viene letto solo come luogo di criticità, bensì come spazio in cui si costruisce una risposta più ampia, fatta di prevenzione e cultura. La presenza delle forze dell’ordine si affianca infatti a un lavoro sociale che coinvolge associazioni, giovani e realtà civiche, trasformando il territorio in un laboratorio di partecipazione e rinascita.

«Qui c’è una grande sinergia tra prevenzione e cultura», ha spiegato il prefetto, sottolineando come proprio alla Sanità decine di ragazzi si siano messi in gioco per restituire valore al quartiere. Un segnale che va oltre l’emergenza e che rafforza il legame tra istituzioni e cittadini. «Siamo al fianco delle persone che vivono qui», ha concluso, rivendicando l’impegno dello Stato in un rione che, nonostante le ferite, continua a dare molto a Napoli.

Mobbing e discriminazione, il Comune di Avellino condannato: 70mila euro a una dipendente con disabilità

Per anni ha timbrato idealmente un cartellino senza mai poter svolgere il proprio lavoro. Non per scelta, ma perché nessuno glielo permetteva. Il Tribunale ha ora messo nero su bianco una vicenda che racconta una forma silenziosa e profonda di mobbing, condannando il Comune di Avellino a risarcire con 70mila euro una sua dipendente con disabilità.

La protagonista della vicenda è Paola De Angelis, assunta nel 2011 dall’ente comunale. Nonostante il regolare stipendio, alla donna non vennero mai assegnate mansioni concrete. Anni trascorsi in una condizione di totale inattività lavorativa, isolata in una piccola stanza della sede comunale, senza compiti, senza ruolo, senza prospettive. Una situazione che, nel tempo, si è trasformata in una vera e propria negazione della dignità professionale.

Dopo aver deciso di denunciare pubblicamente quanto stava accadendo, De Angelis ha intrapreso un lungo percorso giudiziario che si è concluso solo ora, a quasi nove anni di distanza, con il riconoscimento delle sue ragioni. Il Tribunale ha stabilito che il comportamento del datore di lavoro ha prodotto un danno reale e risarcibile, condannando il Comune non solo al pagamento dell’indennizzo ma anche alle spese legali.

La sentenza è stata notificata al commissario straordinario Giuliana Perrotta, che per far fronte al risarcimento dovrà ricorrere a un debito fuori bilancio. La stessa commissaria ha annunciato l’avvio di un procedimento interno per valutare eventuali responsabilità disciplinari e possibili profili di danno erariale a carico dei dirigenti comunali coinvolti.

Paola De Angelis risulta tuttora dipendente del Comune di Avellino con il ruolo di funzionaria amministrativa nell’ambito delle politiche sociali, ma al momento si trova in malattia. La sua storia, ora riconosciuta anche da una sentenza, riporta al centro del dibattito il tema del lavoro come diritto sostanziale e non solo formale, soprattutto quando riguarda persone con disabilità e pubbliche amministrazioni chiamate a dare l’esempio.

Champions League, Napoli favorito a Copenaghen: le quote sorridono agli azzurri

Il Napoli si gioca una fetta importante del proprio cammino europeo a Copenhagen, dove affronta i danesi a pari punti nella fase campionato di Champions League con l’obiettivo di restare tra le prime ventiquattro e assicurarsi il pass per gli spareggi a eliminazione diretta. Una sfida delicata, ma sulla quale i bookmaker mostrano una fiducia chiara nei confronti della squadra di Antonio Conte.

Le quote premiano infatti il successo esterno degli azzurri, indicati come favoriti nonostante le assenze e un calendario fitto di impegni. Il Napoli arriva in Danimarca con maggiore continuità agonistica rispetto ai padroni di casa, fermi da gare ufficiali dallo scorso 13 gennaio, e questo fattore sembra pesare nelle valutazioni degli esperti. Il pareggio resta un’ipotesi concreta, mentre un successo del Copenaghen viene considerato meno probabile.

Sul piano del gioco e dei numeri, il confronto racconta tendenze opposte. I danesi hanno spesso dato vita a partite ricche di gol in questa edizione di Champions, mentre il Napoli è reduce da una serie di incontri più chiusi e tattici. Al Parken, però, gli analisti vedono una leggera preferenza per una gara con poche reti, segno di un equilibrio che potrebbe emergere soprattutto nei primi novanta minuti.

Tra i risultati esatti, l’1-1 è considerato lo scenario più plausibile, ma resta viva anche l’ipotesi di un colpo azzurro di misura. Conte, pur dovendo fare i conti con una rosa non al completo, si affida alle certezze offensive e alla solidità del gruppo per affrontare una trasferta che può indirizzare la stagione europea. Al centro dell’attacco la fiducia è riposta ancora una volta in Hojlund, già decisivo nella fase campionato, mentre a centrocampo McTominay ed Elmas rappresentano alternative credibili per lasciare il segno.

Il Copenaghen dovrebbe rispondere con il consueto assetto offensivo, puntando sulla qualità tra le linee e sul supporto a Dadason, ma il pronostico pende dalla parte del Napoli. In Danimarca gli azzurri sanno di non poter sbagliare: la Champions non concede margini e ogni punto può fare la differenza.

Addio allo stilista Valentino, si spegne a 93 anni il maestro dell’eleganza italiana

La moda italiana e internazionale piange Valentino Garavani, scomparso oggi a Roma all’età di 93 anni. Lo stilista e imprenditore, fondatore della maison che porta il suo nome e simbolo assoluto dell’eleganza senza tempo, si è spento nella sua residenza romana, circondato dall’affetto dei familiari e delle persone più care.

Ad annunciarne la morte è stata la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti con un messaggio diffuso sui social, che ha immediatamente fatto il giro del mondo. Con Valentino se ne va una delle figure più iconiche del Made in Italy, capace di attraversare oltre mezzo secolo di storia della moda lasciando un’impronta inconfondibile, fatta di raffinatezza, rigore e bellezza assoluta.

Nato a Voghera nel 1932, Valentino Garavani ha costruito un impero creativo riconosciuto a livello globale, vestendo capi di Stato, dive del cinema e intere generazioni di donne. Il suo rosso, diventato una firma universale, ha rappresentato più di un colore: è stato uno stile, un’identità, una dichiarazione di eleganza.

La camera ardente sarà allestita a Roma presso PM23, in piazza Mignanelli 23, nelle giornate di mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18, per consentire a chi lo ha amato di rendergli omaggio. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio alle 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica, luogo simbolico nel cuore della Capitale.

Con la scomparsa di Valentino non si chiude soltanto una carriera straordinaria, ma un’idea stessa di moda come arte e disciplina assoluta. Il suo lascito continuerà a vivere nelle sue creazioni, nel linguaggio estetico che ha imposto al mondo e nella storia culturale di un Paese che, grazie a lui, ha imparato a essere sinonimo di stile.

Processo Cristiano: il chirurgo bariatrico in aula per omicidio colposo

Santa Maria Capua Vetere – Nuova tappa nel processo a carico del chirurgo bariatrico Stefano Cristiano, imputato di omicidio colposo per la morte di Francesco Di Vilio, 69 anni, e di lesioni colpose e falso nei confronti di Angela Iannotta, giovane mamma del posto.

Davanti al presidente della Seconda Sezione Penale, il dott. Sergio Enea, il medico è comparso in aula per ascoltare la testimonianza chiave di uno dei consulenti della Procura: il prof. Giovanni Gallotta, ordinario di medicina interna all’Università Federico II di Napoli.

Per oltre tre ore, Gallotta – parte di un trio di esperti universitari nominati dal pm Anna Ida Capone – ha illustrato con precisione gli errori professionali attribuiti a Cristiano nel trattamento post-operatorio di Di Vilio.

“L’errore è evidente nel post-op”, ha chiarito il professore, ricostruendo il calvario del paziente: operato tre volte in pochi giorni alla Clinica Villa del Sole di Caserta, trasferito d’urgenza all’Ospedale Cardarelli di Napoli, dove un ultimo intervento salvavita non è bastato a scongiurare la morte per necrosi di organi interni e setticemia, avvenuta il 1° gennaio 2021.

Le domande sono piovute dal pm Capone, dai difensori di parte civile Gaetano e Raffaele Crisileo, dall’avvocato della clinica Ferdinando Trasacco e dal legale di Cristiano, Massimo Damiani.

Assenti per ora gli altri consulenti, i prof. Gaetano Buonocore e Bruno Di Filippo, che saranno sentiti il 9 febbraio, sempre sul caso Di Vilio.Il processo non si ferma qui: nelle udienze successive, il collegio della Procura affronterà il dramma di Angela Iannotta, sopravvissuta a stento dopo due bypass gastrici eseguiti da Cristiano.

Finita in coma per necrosi, ha subito interventi d’emergenza all’Ospedale di Caserta e una ricostruzione di organi al Secondo Policlinico di Napoli, dove il prof. Francesco Corcione l’ha salvata con un’operazione di 9 ore contro ogni pronostico.

Per la cronaca, Cristiano arriva al banco degli imputati con un precedente fresco: condannato a 2 anni per omicidio colposo dal Tribunale di Nola (giudice Zingales) per la morte del 29enne Raffaele Arcella, deceduto dopo un bypass alla Clinica Trusso di Ottaviano. La sentenza pende in appello, ma getta ombre sul curriculum del chirurgo.

Ponticelli, condanne record al superclan De Luca Bossa–Minichini: quasi 300 anni di carcere

È una sentenza destinata a lasciare un segno profondo nella storia criminale di Napoli Est quella pronunciata ieri dal gup del Tribunale di Napoli, che ha inferto una vera e propria mazzata giudiziaria al superclan De Luca Bossa–Minichini–Casella–Reale, per anni padrone incontrastato del quartiere Ponticelli.

Ventisette imputati sono stati condannati a pene complessive pari a quasi tre secoli di carcere, ponendo fine – almeno sul piano giudiziario – a quello che gli inquirenti hanno definito un sistema mafioso capillare, fondato su traffico di droga, estorsioni, gestione violenta delle case popolari e intimidazioni sistematiche ai danni dei residenti.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, aveva raggiunto il suo apice con il blitz eseguito lo scorso anno, quando scattarono 31 misure cautelari su 55 indagati, smantellando l’ossatura operativa del cartello camorristico. Un’operazione che fece emergere una struttura criminale ramificata, con ruoli ben definiti tra vertici, ras di zona, pusher, basisti e fiancheggiatori.

Ponticelli, per anni, è stato ostaggio del clan. Le piazze di spaccio di piazza De Gasperi, piazza Comunale Miranda e piazza Cozzolino (lotto 10) garantivano fiumi di denaro, mentre la popolazione viveva sotto un clima di costante sopraffazione. Una delle basi era gestita da Gabriella Onesto, compagna del ras Michele Minichini.

Particolarmente odioso il sistema di controllo delle case popolari: il clan pretendeva migliaia di euro per consentire agli inquilini di entrare o restare negli alloggi, imponendo anche una sorta di “quota di mantenimento”.

In più di un caso, chi non riusciva a pagare veniva picchiato e costretto ad abbandonare la casa, anche in presenza di minori o condizioni di estrema povertà. Proprio da un pestaggio avvenuto nel giugno 2020 prese avvio l’indagine.

Tra i volti noti coinvolti figurano Giuseppe ed Emanuel De Luca Bossa, Michele Minichini, la sorella Martina, Giuseppe Righetto detto “Peppe ’o blob”, e Maria D’Amico, sorella della storica boss Nunzia detta “’a passilona”.

Il caso della pentita

Tra le condanne più rilevanti spiccano i 19 anni di reclusione inflitti a Luisa De Stefano, detta “’a pazzignana”, che solo due settimane fa in aula ha deciso di collaborare con la giustizia, confessando il proprio ruolo di basista in alcuni omicidi. Una collaborazione tardiva, ma ritenuta non sufficiente a evitare una pena pesantissima.

Da segnalare anche che Vincenzo Barbato è stato condannato a 9 anni e 6 mesi. In primo grado era stato condannato ad anni 8 (la pena più bassa tra gli appartenenti al clan) e la Corte d’appello gli ha riconosciuto la continuazione con una ‘stesa’ del 2 luglio 2022, per la quale era stato condannato ad anni 7 mesi 4 anche Di Pierno Domenico, partecipe al clan, la cui pena è stata rideterminata da anni 10 ad anni 7 mesi 6 (entrambi difesi da Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano). E inoltre condannato ad 8 anni invece Pasquale Damiano , che in primo grado era stato assolto.

Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illecita di droga e altri reati, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Quadro generale delle condanne

  • 27 condannati

  • Pene complessive: circa 295 anni di carcere

  • Reati aggravati dal metodo mafioso

  • Confermata l’esistenza di un superclan unitario

Le condanne

  • Luisa De Stefano – 19 anni

  • Alfredo Minichini – 15 anni

  • Gennaro Aprea – 15 anni

  • Luigi Austero – 14 anni e 6 mesi

  • Francesco Audino – 14 anni e 4 mesi

  • Umberto De Luca Bossa – 13 anni

  • Roberto Boccardi – 13 anni

  • Giuseppe Casella – 12 anni e 6 mesi

  • Eduardo Casella – 12 anni

  • Giuseppe De Luca Bossa – 11 anni

  • Antonio Acanfora – 11 anni e 4 mesi

  • Emanuel De Luca Bossa – 10 anni

  • Giovanni De Turris – 10 anni e 2 mesi

  • Giulio Ceglie – 10 anni

  • Gabriella Onesto – 10 anni e 8 mesi

  • Vincenzo Barbato – 9 anni e 6 mesi

  • Luigi Crisai – 9 anni e 6 mesi

  • Domenico Amitrano – 9 anni e 8 mesi

  • Giuseppe Damiano – 9 anni e 4 mesi

  • Domenico Gianniello – 9 anni e 4 mesi

  • Luigi Aulisio – 8 anni e 8 mesi

  • Vincenzo Casella – 8 anni e 8 mesi

  • Ciro Imperatrice – 8 anni e 8 mesi

  • Nicola Aulisio – 8 anni e 6 mesi

  • Anna De Luca Bossa – 8 anni

  • Giovanni Esposito – 8 anni

  • Tommaso Schisa (collaboratore) – 8 anni

  • Pasquale Damiano – 8 anni
  • Francesco Clienti – 7 anni e 6 mesi
  • Nicola Onorio – 7 anni e 6 mesi

  • Ciro Ricci – 7 anni e 6 mesi

  • Ciro Esposito – 5 anni

  • Vincenza De Stefano – 2 anni

  • Mariarca Gala – 1 anno e 4 mesi

  • Martina Minichini – 1 anno e 4 mesi

Il calcolo complessivo delle pene

La somma delle condanne inflitte dal gup ammonta a circa 295 anni di reclusione, una delle più pesanti mai inflitte a un clan di Ponticelli in un unico procedimento.

  • (nella foto in alto da sinistra Michele Minichini, Luigi Austero, Gabriella Onesto Maria D’Amico, Luisa De Stefano e Vincenza Maione; in basso sempre da sinistra Mariarca Gala, Nicola Aulisio, Emanuel De Luca Bossa, Ciro Cotugno, Giuseppe Righetto e Alessandro Ferletti)

Rapine violente tra minorenni su treni e stazioni: sgominata baby gang

Avvicinavano coetanei nelle stazioni ferroviarie e a bordo dei treni, agivano sempre in coppia e con il volto coperto, bloccavano le vittime per il collo o per le spalle e le rapinavano sotto la minaccia di coltelli. È il modus operandi della baby gang sgominata dai carabinieri nel Sondriese, responsabile di una serie di rapine violente commesse tra ottobre e novembre 2025.

Su disposizione del gip del Tribunale per i minorenni di Milano, lo scorso 12 gennaio i carabinieri delle compagnie di Chiavenna e Sondrio, con il supporto dei colleghi di Pesaro, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque minorenni: tre sono stati condotti in carcere, due collocati in comunità. Un sesto giovane è stato invece sottoposto all’obbligo di permanenza presso l’abitazione familiare.

In carcere è finito anche un complice maggiorenne, un 19enne inizialmente irreperibile e rintracciato a Napoli, dove è stato arrestato dalla Polfer la mattina del 17 gennaio. Oltre ai reati commessi in concorso con i minorenni, deve rispondere anche di tentata estorsione.

Secondo le indagini condotte dai carabinieri delle stazioni di Chiavenna e Morbegno, il gruppo – composto da quattro ragazzi e due ragazze – è ritenuto responsabile di almeno quattro rapine e tentate rapine avvenute nei pressi delle stazioni ferroviarie e, in un caso, a bordo di un treno. Le vittime erano in prevalenza minorenni, intercettati mentre attendevano amici o stavano per salire su un convoglio.

I ragazzini minacciati con i coltelli

Gli aggressori bloccavano i ragazzi con la forza, intimando loro di non reagire e minacciando l’uso di coltelli. L’episodio più grave risale al 9 novembre a Chiavenna. Un sedicenne è stato avvicinato con la scusa della vendita di un indumento e attirato nei bagni della stazione.

Qui è stato colpito ripetutamente al volto, riportando la frattura del naso, e ferito al lobo dopo che gli è stato strappato un orecchino. I rapinatori gli hanno sottratto contanti e una felpa, ordinandogli poi di rimanere chiuso nel bagno per almeno dieci minuti.

Per impedirgli di chiedere aiuto, gli hanno sottratto il telefono cellulare, rimosso la Sim e gettato l’apparecchio a terra. Il giorno successivo la vittima è stata nuovamente contattata su WhatsApp, con una richiesta di altro denaro accompagnata da nuove minacce di violenza.

Nel corso di un controllo, alcuni dei giovani destinatari delle misure cautelari si sono anche opposti fisicamente ai carabinieri della stazione di Chiavenna, aggravando ulteriormente la loro posizione.

Napoli, l’atto d’accusa di Ditto: «Trasporti e strade ko alla prima pioggia, così il turismo muore»

Napoli– È bastata la prima pioggia della settimana per mettere a nudo, ancora una volta, le fragilità croniche di una Napoli che ambisce ai grandi flussi internazionali ma inciampa sull’ordinario.

A lanciare il grido d’allarme è Enrico Ditto, imprenditore del settore turistico, che punta il dito contro un sistema urbano incapace di reggere lo stress meteorologico, trasformando la città in una trappola per residenti e visitatori.

L’ordinario che diventa emergenza

Secondo Ditto, il collasso di lunedì mattina non è un evento isolato, ma il sintomo di un deficit strutturale. Strade chiuse, trasporti a singhiozzo e percorsi pedonali impraticabili non sono più tollerabili in una metropoli che punta tutto sulla propria immagine globale.

«Se basta una pioggia per far emergere chiusure improvvise e trasporti irregolari, il problema non è il meteo ma l’organizzazione urbana», spiega l’imprenditore.

Le criticità segnalate riguardano:

Trasporti: Linee rallentate o sospese e collegamenti interquartieri interrotti.

Viabilità: Arterie principali interdette per allagamenti o dissesti.

Sicurezza pedonale: Marciapiedi sconnessi e attraversamenti pericolosi che rendono la mobilità dolce un percorso a ostacoli.

Il ruolo dei gestori: «Sostituiamo il Comune»

Il passaggio più duro dell’analisi di Ditto riguarda il ruolo dei privati, costretti a sopperire alle mancanze della macchina pubblica. In una città che dovrebbe accogliere, i gestori delle strutture ricettive si ritrovano a fare da «scudo» alle lamentele dei turisti, cercando di gestire disagi che non dipendono da loro.

«Stiamo facendo da supplenti alla macchina comunale», denuncia Ditto. «Cerchiamo di rispondere alle criticità di chi ci visita e si ritrova in una condizione di semiabbandono sotto l’acqua».

Il nodo della “vocazione turistica”

Per l’imprenditore, il concetto di “città turistica” non può limitarsi alla promozione o al numero di posti letto, ma deve fondarsi sull’affidabilità dei servizi. Una strategia di sviluppo credibile deve necessariamente passare per la manutenzione ordinaria e l’integrazione tra mobilità e spazi pubblici.

Senza interventi strutturali, avverte Ditto, la vocazione di Napoli resterà «fragile e intermittente», soggetta a crollare a ogni stress esterno, che sia un’allerta meteo o una nuova emergenza logistica.

Napoli, il Molo San Vincenzo torna ai cittadini: Manfredi annuncia la fine dei lavori

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, annuncia sui social la prossima riapertura del Molo San Vincenzo. Dopo mesi di cantiere, la struttura tornerà presto fruibile ai napoletani e ai turisti, trasformando un’area «per troppo tempo negata» in uno dei nuovi polmoni della città.

«Questo cantiere è un passo fondamentale per restituire alla città uno spazio per troppo tempo negato», afferma l’inquilino di Palazzo San Giacomo in un video corredato dalle immagini dei lavori in corso. Il progetto prevede una straordinaria passeggiata che entrerà nel porto, riconsegnando ai cittadini luoghi ormai dimenticati.

La piattaforma dell’eliporto non sarà più una semplice struttura tecnica ma diventerà uno spazio aperto capace di ospitare eventi e concerti, con una vista unica sul golfo. Con il recupero del molo e del muro borbonico, l’amministrazione restituisce alla città aree destinate all’intrattenimento, allo sport e alla fruizione della risorsa mare.

«Finalmente – conclude Manfredi – riprendiamo, recuperiamo, restituiamo un altro spazio storico e straordinariamente bello della nostra città».

Eboli, abusi edilizi e ambientali lungo il Sele, scatta il sequestro

Eboli – Sequestro preventivo di strutture edilizie abusive presso un’azienda zootecnica del territorio comunale di Eboli. L’operazione è stata eseguita il 14 gennaio dai militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di finanza di Salerno, in collaborazione con il personale dell’Ufficio tecnico del Comune.

L’intervento rientra in una più ampia attività di polizia finalizzata al contrasto degli illeciti in materia ambientale, edilizia e urbanistica, condotta nelle aree prossime alle pendici, agli argini e al territorio circostante l’alveo del fiume Sele.

Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, i responsabili dell’azienda avrebbero realizzato opere edilizie su una vasta superficie e per una rilevante cubatura in assenza dei necessari titoli autorizzativi e paesaggistici. Le opere sarebbero state eseguite nonostante la presenza di sigilli già apposti nel mese di aprile scorso.

Nel corso dei controlli è emerso inoltre che i liquami prodotti dall’attività zootecnica sarebbero stati smaltiti illegalmente all’interno di un canale irriguo collegato al bacino idrografico del fiume Sele, con potenziali ripercussioni sull’ambiente e sull’ecosistema fluviale.

L’operazione si inserisce nel quadro dell’attività di vigilanza costante svolta dal Reparto Operativo Aeronavale di Napoli, impegnato su scala regionale nella tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e della biodiversità, con particolare attenzione alle aree a elevata sensibilità ambientale.

Sgombero a Porta Nolana: polizia e finanza smantellano il «souk» abusivo. Ventimila chili di merce sequestrati

Un imponente dispiegamento di forze dell’ordine ha preso d’assalto ieri mattina l’area di Porta Nolana, a Napoli, per cancellare il fenomeno dei mercati illegali che da tempo trasformano il quartiere in un grande bazar abusivo.

L’operazione, un servizio straordinario di controllo del territorio voluto dalla Questura, ha visto la Polizia di Stato in prima linea, con gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato e della Divisione Anticrimine, affiancati dalla Guardia di Finanza, dall’Esercito Italiano e dagli operatori dell’ASIA.

Il blitz si è concentrato in quelle vie – corso Garibaldi, via Nolana, via Marvasi e via Caracciolo di Bella – dove il “carico” di ordinanze violate è più pesante e la vendita irregolare si sostituisce a quella legale. Il risultato è stato il sequestro di circa ventimila chili (20 quintali) di merce di ogni tipo, esposta e commercializzata al di fuori di ogni regola.

Grazie all’intervento immediato degli uomini dell’ASIA, che hanno utilizzato un compattatore, l’enorme quantitativo di merce è stato smaltito sul posto. Un’azione che ha consentito di “ripulire” materialmente le strade e di restituire alla collettività spazi pubblici fino a poco prima occupati illegalmente, nel segno del ripristino della legalità e del decoro urbano.

Morto il papà di Stefano De Martino, aveva 61 anni

È morto Enrico De Martino, padre del conduttore Stefano De Martino. Aveva 61 anni e, secondo quanto riferito, da tempo affrontava problemi di salute. La notizia si è diffusa rapidamente nelle ultime ore, suscitando cordoglio a Torre Annunziata, dove l’uomo era conosciuto e stimato.

Ex ballerino professionista, Enrico De Martino aveva legato una parte importante della sua vita al mondo della danza, passione poi trasmessa anche al figlio. In particolare, aveva lavorato al Teatro San Carlo di Napoli, prima di lasciare le scene quando aveva 25 anni, scegliendo di dedicarsi alla famiglia dopo la gravidanza della moglie.

Nel corso degli anni Stefano De Martino ha parlato più volte del rapporto con il padre, descritto come intenso ma non semplice, soprattutto nella fase iniziale. Proprio Enrico, pur avendo consegnato al figlio l’amore per la danza, avrebbe guardato con preoccupazione alla scelta di trasformarla in una carriera, temendo sacrifici e incertezze tipici di un percorso artistico. Una rigidità che, col tempo, si sarebbe attenuata fino a lasciare spazio a una relazione più serena.

Secondo quanto raccontato in diverse interviste dal conduttore, il legame tra i due si sarebbe rafforzato ulteriormente con la nascita di Santiago, elemento che avrebbe favorito dialogo e complicità. Dopo l’addio al palcoscenico, Enrico De Martino avrebbe continuato a coltivare la danza come passione, dedicandosi poi alla ristorazione.

La scomparsa di Enrico De Martino chiude una storia familiare segnata da scelte di responsabilità, rinunce e un affetto rimasto centrale nel racconto pubblico del figlio, oggi volto noto della Rai.
Nel giorno dell’addio, in tanti ricordano Enrico De Martino come un uomo legato alla famiglia e alle proprie scelte, in una storia fatta di responsabilità, rinunce e affetto.

 La nascita di Stefano bloccò la sua carriera di ballerino del San Carlo

Enrico De Martino ha dedicato tutta la vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando anche al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo.

Enrico De Martino ricordava con orgoglio il proprio percorso artistico e la sua carriera interrotta a 25 anni, quando la moglie gli annunciò di essere incinta di Stefano. “A quel punto ho dovuto assumermi una responsabilità. La danza è diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché Stefano potesse vivere quella passione”, aveva spiegato in un’intervista al “Corriere della Sera”.

Fino ai 40 anni, Enrico De Martino aveva combinato la danza con l’attività di ristoratore, continuando a collaborare con varie scuole della Campania. Il rapporto tra Stefano De MARTINO e il padre è stato negli anni profondo e complesso. Più volte il conduttore ha raccontato come Enrico fosse inizialmente contrario alla sua scelta di intraprendere la carriera nella danza, ritenuta troppo dura e incerta.

Una posizione spiegata dallo stesso Enrico in diverse interviste, nelle quali aveva sottolineato le difficoltà fisiche e mentali del mestiere. Con il tempo, il legame tra padre e figlio si è progressivamente rafforzato, trovando un nuovo equilibrio soprattutto dopo la nascita di Santiago, che ha contribuito a rendere il rapporto più disteso e consapevole.

Enrico ricordava anche la soddisfazione di vedere il figlio affermarsi come conduttore televisivo: “Ho seguito tutta la sua evoluzione, passo dopo passo. Vederlo condurre programmi importanti è una gioia enorme.

Il regalo più grande è che è rimasto la persona che era, senza montarsi la testa”. Tra i ricordi più preziosi, anche quello del primo incontro con Maria De Filippi, talent scout di Stefano ad “Amici”: “Fu un bell’incontro. Mi chiese se ero contento della carriera di mio figlio e cosa potevo rispondere? Contentissimo”.

E il padre amava sottolineare come il successo di Stefano non abbia cambiato la sua umanità: “Ci ha sempre fatto bei regali, ma il dono più grande è che è rimasto il ragazzo che conoscevamo”.

Arrestati a Marcianise due giovanissimi con oro e contanti: avevano truffato un’anziana

La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato un giovane nato nel 2005 e denunciato a piede libero un minorenne, entrambi originari della provincia di Napoli, accusati di truffa aggravata ai danni di un’anziana.

Il fermo è scattato durante un controllo della Polizia Stradale di Caserta Nord nel territorio di Marcianise, dopo la segnalazione di un’auto ritenuta riconducibile a truffe ai danni di persone anziane.

A bordo del veicolo c’erano due persone che, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbero mostrato nervosismo e un atteggiamento sospetto. Gli agenti hanno quindi approfondito gli accertamenti con una perquisizione, trovando diversi monili in oro e
650 euro in contanti.

Le verifiche successive avrebbero permesso di ricondurre oro e denaro a una truffa consumata poco prima ai danni di una donna di
80 anni residente a Rosciano, in provincia di Pescara. La vittima sarebbe stata contattata telefonicamente con il metodo del “finto nipote”: un uomo, fingendosi un familiare, le avrebbe raccontato di un presunto problema che coinvolgeva il figlio e della necessità di consegnare denaro per “evitare” conseguenze, arrivando a evocare un trattenimento presso i Carabinieri.

Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione, a casa dell’anziana si sarebbe presentato un finto carabiniere, al quale la donna avrebbe consegnato gli oggetti in oro e i
650 euro, spaventata per quanto prospettato al telefono.

Il 20enne è stato arrestato per truffa aggravata e condotto in attesa della convalida con rito direttissimo. Il presunto complice minorenne è stato invece denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

Napoli, blitz nei locali della movida del Centro storico: multe e chiusure

La Questura di Napoli ha intensificato i controlli nelle zone della movida del centro storico. Coinvolti i Commissariati Decumani, Pianura e Vasto-Arenaccia della Polizia di Stato, i militari della Guardia di Finanza, la Polizia Locale e il supporto dell’ASL NA1 Centro.

91 persone fermate e 22 locali passati al setaccio

Gli operatori hanno identificato complessivamente 91 persone e ispezionato 22 esercizi commerciali. A diversi titolari sono state contestate non conformità gravi, con 9 attività sanzionate per occupazione abusiva di suolo pubblico, mancata emissione scontrini e assenza del manuale HACCP.

Multe salate, sequestri e stop a due locali

Le sanzioni ammontano a circa 10.000 euro. Due attività sono state sospese per gravi carenze igienico-sanitarie, mentre sono stati sequestrati 130 kg di alimenti non a norma.

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