AGGIORNAMENTO : 3 Febbraio 2026 - 22:18
15.2 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 3 Febbraio 2026 - 22:18
15.2 C
Napoli
Home Blog Pagina 28

Vico Sirene, il mito e il vicolo: Gigi & Ross portano in scena l’anima femminiella di Napoli

Il Teatro Totò si conferma cuore pulsante della tradizione e della ricerca partenopea ospitando, dal 23 gennaio al 1° febbraio, Vico Sirene. Scritto e diretto da Fortunato Calvino, lo spettacolo vede protagonisti Gigi & Ross, che abbandonano le consuete vesti comiche per un’interpretazione istrionica e misurata, capace di scavare nelle pieghe più intime della napoletanità.

Un viaggio nel cuore dei Quartieri Spagnoli

Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti: il “Vico” come labirinto fisico e umano dei Quartieri Spagnoli; le “Sirene” come richiamo al mito di Partenope, simbolo di un’accoglienza che non giudica ma avvolge. Calvino si ispira alla leggendaria Tarantina, l’ultima “femminiella” storica di 88 anni, per costruire un racconto che rifugge il folklore da cartolina per farsi indagine antropologica.

In scena, accanto a Gigi & Ross, un cast solido composto da Ciro Esposito, Marco Palmieri, Mattia Ferraro e Ivano Schiavi. Insieme danno corpo a un universo di “anime ferite”: personaggi dai nomi evocativi come Nucchetella, Scarola e Cocacola, che sembrano emergere direttamente da un dipinto del Caravaggio per raccontare storie di prostituzione, solitudine, ma anche di un’incrollabile dignità.

La Tombola: rito e destino

Il fulcro drammaturgico è la Tombola, rito laico che unisce donne e femminielli in un gioco di scherni e allusioni. I novanta numeri estratti dal panaro non sono solo un passatempo, ma diventano una metafora dell’esistenza: un dialogo perpetuo con la sorte in una città che sa essere madre generosa e, un attimo dopo, matrigna crudele.

Attraverso momenti simbolici come la “figliata” o il matrimonio, lo spettacolo mette a nudo una Napoli segreta e resistente, capace di integrare il “diverso” fino a renderlo parte integrante del proprio DNA sociale.

Note di produzione
L’impianto scenico e visivo contribuisce a creare un’atmosfera sospesa e magnetica:

Musiche: Paolo Coletta

Coreografie: Erminia Sticchi

Scene: Celio Alfinito

Costumi: Francesca Romana Scudiero

Luci: Francesco Adinolfi

Orari spettacoli: Tutti i giorni alle ore 21:00. Il sabato è previsto un doppio appuntamento (17:30 e 21:00), mentre la domenica la recita è pomeridiana (ore 18:00).

Rapina in corso Umberto I, donna aggredita per due portafogli: arrestato un 43enne

Paura nel pomeriggio di ieri in corso Umberto I, dove una donna è stata rapinata in pieno centro mentre camminava lungo la strada. A intervenire sono stati gli agenti della Polizia di Stato, che hanno arrestato un uomo di 43 anni, di origine algerina, accusato di rapina impropria, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Secondo quanto ricostruito, i Falchi della Squadra Mobile, impegnati in specifici servizi di controllo del territorio, hanno notato un uomo che si muoveva con atteggiamento sospetto seguendo da vicino una donna. Pochi istanti dopo, il sospettato si è avvicinato alla vittima e le ha sottratto due portafogli dallo zaino. Per assicurarsi la fuga non ha esitato a usare la violenza, scagliandosi contro di lei.

L’intervento dei poliziotti è stato immediato. Gli agenti hanno inseguito il rapinatore e sono riusciti a bloccarlo dopo una colluttazione, nel corso della quale l’uomo ha opposto resistenza. Una volta fermato, è stato trovato in possesso dei due portafogli appena sottratti, confermando così la dinamica della rapina.

Il 43enne è stato quindi arrestato e condotto negli uffici di polizia, mentre la refurtiva è stata restituita alla legittima proprietaria. L’episodio riaccende l’attenzione sulla sicurezza nelle aree più frequentate della città, dove la presenza delle forze dell’ordine resta decisiva per contrastare reati predatori e garantire interventi tempestivi.

Camorra, arrestati tre minorenni nel Casertano: imprinting familiare nelle dinamiche criminali

Crescono dentro la camorra, imparano presto le sue regole e finiscono per riprodurle come un destino già scritto. È questo il quadro che emerge dall’operazione condotta questa mattina dalla Squadra mobile di Caserta, nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul gruppo criminale attivo a Santa Maria Capua Vetere. In manette sono finiti tre minorenni, protagonisti, secondo gli inquirenti, di un percorso criminale iniziato in famiglia.

A spiegare il contesto è stata la procuratrice per i minorenni di Napoli, Patrizia Imperato, che durante la conferenza stampa ha parlato apertamente di “imprinting familiare”. Un’espressione che fotografa una realtà nota ma ancora drammaticamente attuale: i ragazzi arrestati non si sarebbero limitati a gravitare attorno all’ambiente criminale, ma partecipavano in modo diretto alle attività portate avanti dal nucleo familiare, assorbendone linguaggi, ruoli e comportamenti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre giovani erano coinvolti nello spaccio di sostanze stupefacenti, muovendosi con disinvoltura tra droghe leggere e sostanze più pesanti come crack e ketamina. Un’attività che, per gli investigatori, dimostra non solo una precoce esposizione al crimine organizzato, ma anche una piena integrazione nelle dinamiche operative del gruppo. A loro carico viene contestato anche il porto di armi, elemento che rafforza il quadro di una criminalità giovanile sempre più strutturata e violenta.

L’inchiesta riporta al centro dell’attenzione il tema della trasmissione ereditaria della camorra, dove il contesto familiare diventa il primo luogo di addestramento criminale e l’alternativa alla legalità appare assente già in età adolescenziale. Un fenomeno che, come sottolineano dalla Procura minorile, pone interrogativi profondi non solo sul piano repressivo, ma anche su quello sociale ed educativo, in territori dove il clan continua a rappresentare un modello di appartenenza e di potere.

Colpo Napoli, fatta per Giovane dal Verona: operazione da circa 20 milioni

Il Napoli ha chiuso per Giovane. L’accordo con il Verona è stato raggiunto e formalizzato nelle ultime ore, con una cifra complessiva che si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Per l’ufficialità manca soltanto il comunicato della società partenopea, atteso a breve, ma l’operazione può ormai considerarsi conclusa.

Per il club scaligero si tratta di una cessione di grande peso, non solo dal punto di vista economico. La partenza del brasiliano consente infatti al Verona di realizzare una plusvalenza significativa e di ridisegnare le proprie strategie di mercato, capitalizzando su un giocatore che nella prima parte di stagione si è messo in evidenza con prestazioni convincenti.

Giovane è pronto a salutare Verona per iniziare una nuova avventura in Serie A con la maglia azzurra. Nelle prossime ore sono attese le visite mediche e la firma sul contratto, ultimi passaggi formali prima dell’annuncio ufficiale. A Napoli il suo arrivo viene letto anche come una mossa chiave negli equilibri del mercato in uscita.

La chiusura dell’operazione Giovane, infatti, aprirebbe la strada alla cessione di Lorenzo Lucca, destinato a lasciare il club azzurro con direzione Premier League. Sul centravanti resta forte l’interesse del Nottingham Forest, con il domino di mercato che potrebbe completarsi subito dopo l’ufficializzazione del brasiliano.

Airola, Ciambriello visita il carcere minorile: Bene che resti aperto, ora i lavori non si fermino

Il carcere minorile di Airola resta aperto e torna a essere un luogo su cui investire. È questo il messaggio che arriva dalla visita effettuata oggi dal garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, all’Istituto penale per i minorenni del Beneventano. Ad accoglierlo la direttrice Giulia Magliuolo, in un contesto che, dopo anni di incertezze e rallentamenti, mostra segnali concreti di ripartenza.

All’interno dell’istituto sono attualmente presenti diciotto detenuti, a cui si aggiungono due giovani ammessi al regime previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Un numero contenuto ma significativo, che per Ciambriello rappresenta un punto di partenza da difendere. La soddisfazione espressa dal garante riguarda innanzitutto la continuità della struttura: l’Ipm non ha chiuso e, soprattutto, i ragazzi non sono stati trasferiti altrove.

Il vero nodo resta però quello dei lavori di ristrutturazione. Dopo anni in cui il cantiere si è fermato più volte, oggi l’istituto è finalmente interessato da interventi strutturali finanziati con circa venti milioni di euro. Una cifra importante che, secondo Ciambriello, deve tradursi in risultati concreti e duraturi. L’auspicio è che questa volta non ci siano nuove interruzioni e che tutte le istituzioni coinvolte sappiano lavorare insieme, mettendo da parte ritardi e rimpalli di responsabilità.

Nel carcere minorile di Airola, sottolinea il garante, non è in gioco solo l’efficienza di una struttura, ma l’efficacia di un modello che deve coniugare sicurezza, dignità del lavoro degli operatori penitenziari e reale funzione educativa della pena. La riapertura del cantiere diventa così un segnale politico e sociale: investire su questi spazi significa investire sul futuro dei minori detenuti e sulla credibilità dell’intero sistema penitenziario.

White Chill Out Lungomare, il sushi diventa esperienza: a Pozzuoli debutta il Temporary Sushi Corner

Al White Chill Out Lungomare di Pozzuoli il sushi diventa linguaggio contemporaneo, esperienza consapevole, progetto culturale prima ancora che gastronomico. È in questo contesto che nasce il Temporary Sushi Corner, format limited edition attivo fino al 15 febbraio, presentato in occasione di una cena stampa che ha segnato un nuovo capitolo nella proposta del celebre locale affacciato sul mare flegreo.

Un’idea di sushi che supera la tendenza e rifiuta la contaminazione fine a se stessa, scegliendo invece la strada dell’incontro armonico tra tecnica giapponese, sensibilità mediterranea e rispetto assoluto della materia prima.

«Da sempre il nostro obiettivo è puntare all’eccellenza nella nostra terra, valorizzandola attraverso il gusto e l’innovazione», spiega Nicola Scamardella, proprietario del White Chill Out Lungomare. «Il Temporary Sushi Corner nasce proprio da questa visione: offrire esperienze che parlino di qualità, ricerca e identità, senza mai perdere il legame con il mare e con il territorio che ci ospita».

Un sushi che nasce dal mare

Considerato uno dei locali di mare più esclusivi del litorale puteolano, il White Chill Out Lungomare conferma così la propria vocazione a essere non solo ristorante, ma contenitore di esperienze. La location, con vista aperta sul mare, diventa parte integrante del racconto gastronomico, cornice naturale di un progetto che porta il sushi fuori dai suoi confini tradizionali per inserirlo in un contesto fatto di atmosfera, accoglienza e narrazione.

Ogni piatto è pensato come espressione di una visione precisa: rigore tecnico, estetica misurata, gusto pulito. Nessun eccesso, ma una sequenza armonica che lascia spazio alla qualità delle materie prime e alla riconoscibilità dei sapori.

I roll identitari e la firma dello chef Romerson Coelho

Tra le proposte più rappresentative spicca il White 24K Roll, vera dichiarazione di stile: alga nori, riso, sesamo, tonno rosso e gambero di Mazara del Vallo si intrecciano con una tartare di astice blu cotto, maionese al basilico e menta, wasabi fresco giapponese, caviale di yuzu e una sottile scaglia di oro 24 carati. Un roll calibrato, dove l’impatto visivo non sovrasta mai l’equilibrio gustativo.

Più diretto, ma fortemente identitario, il Flegreo Roll: alga di soia, riso, gambero fritto in panko, tartare di sauté di vongole, maionese giapponese all’olio di prezzemolo e masago arare. Qui il mare diventa protagonista assoluto, in una lettura contemporanea che richiama il territorio flegreo.

Antipasti e primi: tecnica, comfort, identità

Il percorso prosegue con una serie di antipasti costruiti sul dialogo tra consistenze e contrasti. Tra questi, Geometrie di Salmone: salmone bilanciato ai sali minerali, disco solido di salsa ponzu, crème fraîche al limone e pane carasau. Un piatto essenziale e preciso, dove acidità e grassezza trovano una sintesi elegante.

I primi piatti, grandi novità del nuovo menù curato dallo chef Alessio Galati, segnano un cambio di ritmo senza perdere coerenza narrativa. Il Risotto alla Pescatora 2.0 rilegge in chiave moderna un grande classico, con profondità marina e misura. Con Cantabrico e Limone, invece, il tagliolino incontra acciughe del Cantabrico, burro, limone di Sorrento e caviale croccante, giocando su un equilibrio netto tra sapidità e freschezza.

Una sinergia di visioni

La serata di lancio del Temporary Sushi Corner è stata il risultato di una sinergia tra Nicola Scamardella, Tiziana Portanova, CEO dell’agenzia di marketing e comunicazione Tipi Social – che cura da anni l’immagine del ristorante – e la giornalista e addetta stampa Veronica Caprio.

Presente alla cena anche il Dott. Michele Cutro, critico enogastronomico, Cavaliere al Merito e da anni impegnato nella promozione dell’eccellenza culinaria italiana, che ha omaggiato Scamardella con una scenografica torta celebrativa per i successi del White Chill Out Lungomare.

Un progetto che parla di visione

Con il Temporary Sushi Corner, il White Chill Out Lungomare propone un modello di ristorazione esperienziale lucido e ben orchestrato. Un progetto a tempo, ma dall’identità chiara, che sceglie la misura come cifra stilistica.

Un sushi che nasce dal mare, dialoga con il territorio e invita a cercare non solo il piatto, ma il senso che lo accompagna. E in un panorama spesso dominato dall’eccesso, questa scelta di equilibrio si rivela, forse, la più contemporanea.

Lucca lascia il Napoli: avventura in Premier con il Nottingham Forest

Napoli – Si chiude in fretta, e con numeri modesti, il capitolo napoletano di Lorenzo Lucca. Dopo soli sei mesi, l’attaccante classe 2000 saluta l’Italia e approda in Premier League, acquistato dal Nottingham Forest.

Un trasferimento che sblocca una serie di movimenti di mercato e che per il Napoli rappresenta una cessione funzionale per ridefinire l’organico.

L’operazione, confermata nelle ultime ore di mercato, è stata finalizzata con la formula del prestito con obbligo di riscatto, per un valore complessivo che sfiora i 40 milioni di euro. Una soluzione che soddisfa il club inglese e permette al Napoli di alleggerire il reparto offensivo, liberando risorse per nuovi innesti.

L’avventura di Lucca sotto le gestione di Antonio Conte non è mai veramente decollata. In sei mesi, il gigante attaccante ha collezionato 23 presenze complessive, segnando solo 2 reti: una in Coppa Italia contro il Cagliari e una in Serie A contro il Pisa, la squadra che lo aveva lanciato. Numeri insufficienti per garantirsi un ruolo centrale in un contesto ad alta competitività come quello azzurro.

La trattativa è maturata in una giornata intensa per l’agente Giuseppe Riso, che ha gestito in parallelo anche lo scambio tra Roma e Genoa per Tommaso Baldanzi e il giovane Lorenzo Venturino. Uno scacchiere complesso che, una volta sbloccatosi, ha aperto la strada alla partenza di Lucca.

Per l’ex Udinese e Pisa si apre ora un nuovo capitolo in Inghilterra. Al Nottingham Forest, squadra ambiziosa che negli ultimi mesi ha già puntato su diversi profili con esperienza in Serie A, Lucca troverà un ambiente internazionale e forse meno gravato dalle pressioni immediate che hanno caratterizzato la sua parentesi a Napoli. Una rinascita necessaria per ritrovare spazio, fiducia e quella continuità che al Sud non è riuscito ad esprimere.

Pedopornografia, arrestato 68enne nel Napoletano

Napoli– Un insospettabile pensionato di 68 anni è finito in manette con l’accusa di detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico.

L’arresto, eseguito in flagranza dalla Polizia di Stato, è il risultato di un’operazione del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Campania che ha svelato un abisso di violenza digitale nascosto in un’abitazione della provincia.

La scoperta

Il blitz, scattato lo scorso 13 gennaio, era in realtà mirato al figlio dell’uomo, indagato per lo stesso reato. Tuttavia, durante l’analisi dei dispositivi elettronici presenti in casa, gli agenti hanno scoperto che i file più atroci — immagini e video di abusi su minori in età infantile — erano custoditi nei device in uso al padre. La gravità del materiale ha reso inevitabile l’arresto immediato del 68enne.

La banalità del male tra le mura domestiche

Questo episodio ci pone di fronte a una verità cruda e difficile da accettare: l’orrore della pedopornografia non abita necessariamente in luoghi oscuri o remoti, ma spesso si annida nella normalità più piatta. Un pensionato, un padre di famiglia, una casa come tante. È la “banalità del male” applicata all’era digitale, dove dietro lo schermo di un uomo qualunque si nasconde il consumo di crimini atroci contro l’infanzia.

La pedopornografia è un mercato che si alimenta della domanda: ogni click, ogni download, è un atto di complicità con l’abusante. Riflettere su questo fenomeno significa comprendere che la lotta non è solo giudiziaria o informatica, ma culturale.

È necessario rompere il silenzio e la sottovalutazione di un crimine che non lascia ferite fisiche visibili nell’immediato spettatore, ma che distrugge per sempre le vite dei bambini coinvolti nelle produzioni di questi contenuti.

“Non sono solo immagini: sono testimonianze di crimini in corso. Chi le possiede partecipa attivamente alla catena della violenza.”

L’intervento della Procura di Napoli e della Polizia Postale ci ricorda che la rete non è una zona franca e che la protezione delle fasce deboli deve restare la priorità assoluta di uno Stato civile.

Arzano, scuola De Filippo-Vico al gelo: niente riscaldamento da due settimane

Arzano – Genitori e studenti della scuola media “De Filippo-Vico” hanno protestato ieri sotto la casa comunale contro il mancato funzionamento del riscaldamento, bloccato dal 7 gennaio a causa di un guasto alla caldaia.

La caldaia non è ripartita dopo le festività natalizie e presenta un problema all’accensione: ogni mattina dovrebbe intervenire un tecnico, ma l’arrivo non è garantito, lasciando classi e corridoi al freddo rigido di questi giorni.

Molte madri tengono i figli a casa per evitare rischi sanitari. Una di loro, visibilmente amareggiata, ha dichiarato: “Come fa un Comune a non risolvere un problema del genere? È uno scandalo. Invieremo una lettera di protesta al prefetto di Napoli”.

Il caso solleva interrogativi sulla gestione degli impianti scolastici da parte dell’amministrazione locale, con i genitori che chiedono interventi immediati per garantire il regolare svolgimento delle lezioni.

P.B.

Pendolari Vesuviana in rivolta: «Incontro urgente con Casillo»

Napoli – I pendolari della Circumvesuviana non ci stanno più. “Stanchi della bagarre politica che paralizza il servizio”, i rappresentanti dei principali comitati civici e gruppi social hanno inviato una lettera aperta all’assessore regionale ai Trasporti, Mario Casillo, chiedendo un incontro urgente.

A firmare la missiva sono Enzo Ciniglio (portavoce del gruppo Facebook “No al taglio dei treni della Circumvesuviana”), Salvatore Ferraro (portavoce del gruppo “Circumvesuviana-Eav”), Marcello Fabbrocini (presidente del comitato civico Cifariello-Ottaviano) e Salvatore Alaia (presidente del comitato civico E(a)Vitiamolo Sperone).

“Da quindici anni portiamo avanti da soli la battaglia per il diritto alla mobilità e lo sviluppo dei territori serviti dalle linee vesuviane gestite da Eav”, scrivono i portavoce. “Non tolleriamo più show da campagna elettorale, mentre aspettiamo treni che non si sa se passeranno”.

Consapevoli della “situazione drammatica” della rete, i comitati chiedono un confronto per “fare il punto e condividere un percorso che garantisca un’offerta di servizio stabile”. L’obiettivo: “Rinascere la Circumvesuviana dalle ceneri in tempi ragionevoli”. Dura la presa di distanza da chi “grida allo scandalo oggi dopo anni di assenza”: “Basta speculare sulla pelle dei pendolari!”.

Nei anni di manifestazioni, appelli e petizioni, affermano i firmatari, “tranne rare eccezioni, non abbiamo mai sentito la vicinanza dei rappresentanti istituzionali territoriali”. L’appello finale è netto: “Siate seri, scendete dal treno!”.

Sequestro al mercato ittico di Salerno: tre quintali di pesce senza tracciabilità

Salerno – I finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli hanno sequestrato questa mattina tre quintali di prodotti ittici nelle immediate vicinanze del mercato ittico di Salerno. Il pescato, del valore di circa 6mila euro, era privo di etichettatura e di qualsiasi informazione sulla tracciabilità, risultando potenzialmente pericoloso per il consumo umano secondo i veterinari dell’ASL.

L’operazione è stata condotta dai militari della Sezione Operativa Navale di Salerno con il supporto del personale veterinario dell’azienda sanitaria locale. Durante un controllo su strada, i finanzieri hanno intercettato un automezzo che trasportava il pescato irregolare. I prodotti sono stati immediatamente sequestrati e avviati alla distruzione su disposizione dell’autorità sanitaria.

Sono stati sanzionati i legali rappresentanti di due imprese del settore ittico. Una delle due aziende era già stata contravvenzionata in passato per violazioni analoghe, elemento che evidenzia la reiterazione delle irregolarità nel comparto.

L’intervento si inserisce nell’ambito dell’intensificazione dei controlli di polizia economico-finanziaria volti alla tutela della salute dei consumatori. La Guardia di Finanza ha annunciato che i controlli proseguiranno con rigore per garantire il rispetto della normativa di settore, che prevede disposizioni stringenti a protezione dei cittadini e del mercato legale.

Clan delle palazzine Iacp, pusher costretti a pagare il pizzo: «Chi rifiutava rischiava la morte»

Santa Maria Capua Vetere – Pagare 200 euro al mese o comprare la droga a prezzi maggiorati. L’alternativa era la morte. È il sistema di estorsione scoperto dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito dell’operazione che giovedì mattina ha portato all’arresto di 19 persone nel Casertano.

Al centro dell’inchiesta c’è Vincenzo Santone, capo dell’organizzazione criminale che controllava il traffico di stupefacenti nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere. Santone, legato attraverso la moglie al clan Belforte di Marcianise, aveva assunto un potere quasi assoluto nel quartiere: decideva personalmente chi poteva occupare gli alloggi popolari disponibili, trasformando le case dello Iacp in merce di scambio per rafforzare il suo controllo sul territorio.

Il meccanismo estorsivo era chiaro e implacabile. Gli spacciatori che operavano nella zona erano obbligati a versare una quota fissa mensile di 200 euro oppure ad acquistare la droga a prezzi maggiorati. “A questo diktat l’alternativa era la morte”, ha spiegato Massimiliano Russo, capo della Squadra Mobile di Caserta, durante la conferenza stampa convocata nella Procura di Napoli.

All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il procuratore Nicola Gratteri, la procuratrice dei minori Patrizia Imperato, il procuratore aggiunto Michele Del Prete e il questore di Caserta Andrea Grassi. L’operazione rappresenta un colpo significativo alla criminalità organizzata nell’area casertana.

Furto e ricatto a Salerno: arrestato straniero dopo estorsione con cellulare e sigarette

Salerno – Un furto si è rapidamente trasformato in un ricatto, fino a sfociare nell’estorsione. È accaduto nella notte a Salerno, dove un uomo straniero, identificato solo dalle iniziali O.L., è stato arrestato dai carabinieri della locale Compagnia.

Il giovane, dopo aver sottratto uno smartphone e un pacchetto di sigarette, ha minacciato la vittima pretendendo soldi in cambio della restituzione della refurtiva. La vittima, però, non si è arresa e ha immediatamente contattato il 112.

Sul posto, nella centralissima piazza della Concordia, i militari dell’Arma sono intervenuti rapidamente, riuscendo a individuare e bloccare il malvivente in breve tempo. L’uomo è ora in stato di fermo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La guerra delle piazze di spaccio e l’omicidio Colalongo: scontro tra i clan Luongo‑Covone‑Aloia e Filippini

La faida silenziosa nell’area vesuviana: l’omicidio di Ottavio Colalongo non è un delitto isolato, ma l’epilogo di una contrapposizione camorristica radicata da anni nell’area vesuviana. Afragola, Acerra, Scisciano, San Vitaliano e Marigliano sono i territori contesi da due gruppi contrapposti: da un lato il clan Filippini, dall’altro il sodalizio riconducibile al gruppo Luongo‑Covone‑Aloia.

Una guerra combattuta per il controllo delle estorsioni e, soprattutto, delle piazze di spaccio, vera linfa economica delle organizzazioni.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, l’omicidio del 17 dicembre 2025 si inserisce pienamente in questa logica: un regolamento di conti finalizzato a ridefinire equilibri criminali e a lanciare un messaggio di dominio sul territorio.

La vittima: chi era Ottavio Colalongo

Ottavio Colalongo, pluripregiudicato, era considerato uomo di riferimento del clan Filippini di San Vitaliano. Un soggetto monitorato da tempo dagli investigatori, già coinvolto in precedenti indagini DDA, ritenuto centrale nella gestione di alcune piazze di spaccio contese.

La sua eliminazione, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto spezzare la resistenza del gruppo rivale e favorire l’espansione del sodalizio Luongo‑Covone‑Aloia.

La trappola: l’appuntamento simulato per la droga

L’agguato viene preparato con metodo. Gli indagati, simulando un interesse all’acquisto di sostanza stupefacente, fissano un incontro con Colalongo. Una trappola studiata nei dettagli: la vittima viene attirata in via Giuseppe Garibaldi a Scisciano, all’altezza del civico 52, luogo scelto per l’esecuzione.

Secondo il decreto di fermo, alla fase preparatoria partecipano più soggetti, con ruoli distinti ma convergenti: chi contatta la vittima, chi cura la logistica, chi garantisce coperture e vie di fuga.

L’esecuzione: una “giustizia” mafiosa in strada

La sera del 17 dicembre 2025 Colalongo viaggia in sella del suo scooter quando viene affiancato da una moto di grossa cilindrata, una Honda Transalp.In sella ci sono Antonio Aloia ed Eduardo Polverino. Dopo averlo fatto cadere, Aloia esplode numerosi colpi di pistola, colpendolo in parti vitali del corpo.

Non basta. Quando la vittima è già a terra, agonizzante, i killer infieriscono ulteriormente, sparando anche al volto. Un’esecuzione definita dagli inquirenti “efferata”, tipicamente mafiosa, pensata per incutere terrore e riaffermare il controllo criminale sul territorio.

Le immagini e gli errori: telecamere, moto e pistola

La scena dell’omicidio è ripresa da più telecamere di videosorveglianza private presenti nella zona. Le immagini consentono agli investigatori di ricostruire quasi in diretta la dinamica dell’agguato.

Non solo. I killer, nella fuga, abbandonano sul posto la moto utilizzata, l’arma del delitto, un marsupio e un telefono cellulare. Errori decisivi, che, uniti all’analisi delle celle telefoniche e a un’imponente attività di intercettazione telefonica, telematica e ambientale, permettono di stringere rapidamente il cerchio.

Un elemento chiave dell’indagine riguarda Ciro Guardasole, già sottoposto a intercettazioni in un altro procedimento: conversazioni e movimenti vengono letti dagli investigatori alla luce dell’omicidio, assumendo un significato preciso nel mosaico accusatorio.

Mandanti, killer e staffette: la catena di comando

Per la DDA, l’omicidio nasce da una decisione dei vertici del sodalizio. Nicola Luongo e Antonio Covone vengono indicati come mandanti. Gli esecutori materiali sono Antonio Aloia ed Eduardo Polverino.

Attorno a loro si muove una struttura organizzata: chi procura la moto, chi la custodisce, chi fornisce l’abbigliamento, chi accompagna e fa da staffetta, chi si occupa del recupero dei killer prima e dopo il delitto. Un’organizzazione “armata”, con disponibilità stabile di armi, capace di pianificare e portare a termine un omicidio in pieno centro abitato.

Il metodo mafioso e il messaggio al territorio

La DDA contesta l’aggravante del metodo mafioso: un delitto premeditato, compiuto con modalità plateali, finalizzato a evocare la forza intimidatrice del clan e a favorire il gruppo Luongo‑Covone‑Aloia nella guerra contro i Filippini.

L’omicidio Colalongo, secondo gli inquirenti, rappresenta un punto di svolta nella faida: un segnale chiaro a chiunque operi o intenda operare nelle piazze di spaccio dell’area vesuviana senza l’autorizzazione del clan dominante.

I fermati, gli indati e i ruoli contestati

Antonio Aloia (Napoli, 04/03/1978) – detenuto – promotore del sodalizio ed esecutore materiale dell’omicidio

Andrea Aloia (Acerra, 21/06/1999) – detenuto – organizzatore

Daniele Augusto (Massa di Somma, 17/09/2004) – supporto logistico e custodia della moto

Bernardo Cava, alias Aldo/Alduccio (Nola, 14/04/1971) – organizzatore e staffetta

Antonio Covone (Pomigliano d’Arco, 17/09/1973) – detenuto – promotore e mandante

Luca Covone (Ottaviano, 11/02/1999) – organizzatore e supporto operativo

Matteo Covone (Ottaviano, 28/10/2003) – fornitura abbigliamento ai killer

Christian Della Valle (Acerra, 06/03/1996) – reperimento del mezzo e supporto logistico

Ciro Guardasole (Nola, 14/10/1992) – organizzatore e coordinamento operativo

Nicola Luongo (Afragola, 07/10/1965) – detenuto – promotore e mandante

Eduardo Polverino (Ottaviano, 07/07/2004) – esecutore materiale

Giovanni Tarantino (Napoli, 13/04/1980) – organizzatore e logistica

(nella foto il luogo dell’omicidio e nei riquadri da sinistra la vittima Ottavio Colalongo, il suo assassino Antonio Aloia, Andrea Aloia e Nicola Luongo)

 

 

Vairano Patenora, blitz antidroga allo Scalo: arrestato 34enne albanese con 31 dosi di cocaina

Vairano Patenora – Colpo dei Carabinieri allo spaccio di cocaina nella frazione Scalo di Vairano Patenora. Nella serata di mercoledì 21 gennaio, i militari della locale Stazione – al termine di un’articolata attività di osservazione e pedinamento – hanno arrestato in flagranza un 34enne albanese, privo di fissa dimora, accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’intervento è scattato in una zona urbana isolata, da tempo nel mirino delle forze dell’ordine per la presenza abituale di pusher e assuntori. I Carabinieri hanno sorpreso l’uomo proprio nel momento in cui stava cedendo una dose di cocaina a un soggetto non identificato: alla vista delle divise, il presunto acquirente si è dato alla fuga a piedi, riuscendo a far perdere le proprie tracce.

Immediata la perquisizione personale e del veicolo – una Smart Forfour presa a noleggio – che ha permesso di rinvenire 31 dosi di cocaina già confezionate, per un peso complessivo di circa 12 grammi, custodite all’interno di due barattoli in plastica sul sedile del passeggero.

Accanto allo stupefacente, i militari hanno sequestrato anche 515 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.La droga e il denaro sono stati posti sotto sequestro, mentre l’arrestato – su disposizione dell’Autorità Giudiziaria – è stato associato alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove resta a disposizione per il rito direttissimo.

L’operazione conferma l’impegno costante dei Carabinieri nel contrasto allo spaccio nell’alto Casertano, area in cui – nonostante i numerosi controlli – persistono focolai di micro-dealing, spesso gestiti da soggetti senza fissa dimora o con auto a noleggio per eludere i controlli.

Raffaele Furno e la Compagnia Imprevisti e Probabilità al Pagani Teatro Festival

Una sala gremita e un pubblico attento e partecipe, all’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani, hanno caratterizzato la serata domenicale del Pagani Teatro Festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione con un programma di opere e compagnie che ne consolidano il prestigio nel panorama teatrale campano.

Nato da un’idea di Alfonso Giannattasio, da anni vero e proprio animatore culturale della città, il festival punta a coinvolgere in modo sempre più vivo i giovani e le famiglie, rendendo il teatro accessibile, inclusivo e capace di diventare occasione di divertimento, crescita e condivisione culturale.

In quest’ottica si inserisce la scelta di annoverare tra gli ospiti la Compagnia Imprevisti e Probabilità, diretta dal regista e attore Raffaele Furno, con lo spettacolo Neapopuli. Errando nell’invisibile, protagonista del quinto appuntamento della rassegna.

Reduce dal successo ottenuto in loco lo scorso anno, quando si aggiudicò la quinta edizione del Festival, la Compagnia Imprevisti e Probabilità ha accompagnato il pubblico, nel corso della serata, in un intenso viaggio teatrale nell’invisibile.

Attraverso ironia, profonda riflessione e un geniale intreccio narrativo, due mondi apparentemente distanti – quello della fiaba partenopea di Giambattista Basile e quello metaforico e immaginario de Le città invisibili di Calvino – si sono interfacciati in un affascinante dialogo, capace di tradurre realtà e visione con uno sguardo appassionato e profondamente umano.

Questo dialogo, nato dal genio creativo di Raffaele Furno, affonda le sue radici in un percorso artistico e intellettuale che unisce background accademico e sensibilità teatrale. Formatasi tra Napoli e Chicago, dove ha conseguito un dottorato in Performance Studies, Furno si conferma, nei suoi spettacoli pluripremiati in Italia e rappresentati con rilevante successo anche negli Stati Uniti, in Europa, in Africa e in Asia, una delle voci più originali del nostro panorama teatrale .

Coniugando ricerca e sensibilità visiva, il suo lavoro affonda le radici nella tradizione teatrale partenopea, rielaborata in chiave attuale.

Accanto al regista e attore Raffaele Furno si sono avvicendati sul palco i componenti della Compagnia Imprevisti e Probabilità – formatasi a Formia nel 1998 –: Soledad Agresti, premiata alla Biennale Internazionale di Drammaturgia Femminile con il riconoscimento La Scrittura della Differenza per il testo La Gamba di Sarah Bernhardt, insieme a Janos Agresti, Isabella Sandrini, Annamaria Aceto, Eva Albini, Anna Andreozzi, Maria Teresa Crisci, Valentina Fantasia e Giuseppe Pensiero.

Alla domanda sulla genesi dello spettacolo, Furno ha rievocato per noi gli anni trascorsi negli Stati Uniti, un periodo in cui la distanza da Napoli e la rilettura di Calvino generarono quello che lui stesso definisce un vero e proprio cortocircuito mentale.

Così racconta la nascita del progetto: «L’ispirazione per questo dialogo tra Basile e Calvino è nata quasi per caso. In quegli anni vivevo negli Stati Uniti, dove insegnavo storia del teatro italiano e spesso utilizzavo La Gatta Cenerentola come esempio di teatro popolare. Allo stesso tempo stavo preparando un corso di letteratura italiana e desideravo introdurre Calvino come riferimento.

Rileggendo Le città invisibili, alcune descrizioni mi evocavano l’immagine di Napoli. Da italiano all’estero provavo una forte nostalgia, e la mia napoletanità riaffiorava con intensità. Da questo cortocircuito mentale ho iniziato a vedere in Calvino degli echi di Napoli e a immaginare la struttura del dialogo tra le due opere.»

Lo spettatore ha dunque assistito a un sorprendente avvicendamento tra la ruvida narrazione de li cunti, con la sua lingua densa e metaforica, e quella intellettuale ed erudita di Calvino – interpretata da un elegante, quasi etereo Marco Polo – le cui Città invisibili diventano specchio dei tanti significati di Napoli. Ne è scaturita una sofisticata e originale contaminazione tra il terreno e il sublime, capace di innescare nel pubblico un autentico viaggio interiore.

L’autore ci ha offerto un suo approfondimento a riguardo: «Napoli, come tutte le città molto antiche e segnate da dominazioni di ogni tipo, ha costruito la propria identità attraverso innumerevoli stratificazioni. È una città estremamente complessa, impossibile da comprendere e abbracciare tutta insieme.

Quando si leggono Le città invisibili, il narratore – Marco Polo – racconta di aver incontrato lungo il suo cammino una moltitudine di città fantastiche. Solo alla fine del libro rivela che, in realtà, ha sempre parlato di un’unica città, declinandola in forme diverse.

Questo gioco l’ho trasferito nella Napoli di Basile: ho cercato ogni volta il punto di contatto tra un aspetto della città invisibile di Calvino e l’aspetto della Napoli che desideravo raccontare in quel momento. Ho cercato sempre, dunque, l’elemento della città invisibile che potesse rispecchiare un elemento della Napoli di Basile.»

Furno ha poi proseguito sviscerando un altro importante elemento dello spettacolo: il rapporto tra luci e ombre della città di Napoli, un dualismo che resiste nel tempo proprio come le sue eterne contraddizioni.

«Sicuramente Napoli si è evoluta è diventata altro ma allo stesso tempo oggi ci sono tanti aspetti di una Napoli che è storia, che è tradizione, che è anche fatiscenza, in realtà uno degli elementi importanti dello spettacolo e quindi anche di questo continuo rimbalzarsi fra Calvino e Napoli è l’idea proprio che la città di Napoli sia al tempo stesso splendore e miseria totale, sia ricchezza, sfarzo anche ricchezza in senso culturale, di densità culturale ma allo stesso tempo sia fame atavica, mancanza di lavoro, mancanza di prospettive, mancanza di futuro e quindi i suoi cittadini devono arrangiarsi.

Napoli è sicuramente una città che si è liberata da alcuni stereotipi, oggi è diventata una meta turistica voluta da molti, ma allo stesso tempo le sacche di povertà, le sacche di ignoranza, le sacche di mancanza, di prospettive esistono ancora in una città come quella, quindi questo credo che sia proprio l’elemento che crea questa continuità tra passato e presente, cioè questa ulteriore stratificazione di massima bellezza, perché Napoli davvero può essere una città che lascia senza fiato e di massima povertà.»

Lo spettacolo ha saputo anche regalare momenti di meraviglia e una divertita connessione con il pubblico quando le attrici, scese in platea, hanno distribuito taralli, riproponendo un gesto tipico della strada. Un espediente scenico, ha spiegato l’autore, ma anche un modo per ricordare che la narrazione appartiene a tutti, che il pubblico è parte viva di quella cultura popolare che lo spettacolo porta in scena.

Un segno di “popolanità”, un gesto che, giocando con i registri linguistici, si rinnova ogni sera grazie all’improvvisazione delle interpreti e alla risposta del pubblico. Una dinamica che funziona anche nei teatri lontani da Napoli, dove lo spettacolo continua a suscitare lo stesso livello di divertimento e partecipazione.

Dopo aver esplorato Napoli, con le sue luci e le sue ombre, e attraversato le stratificazioni che il tempo e le dominazioni le hanno imposto, connotandola di irremovibili contraddizioni, questo spettacolo – che unisce novità e tradizione, originalità e classicità capaci di attrarre e coinvolgere il pubblico – ci ha condotti naturalmente a un’ultima fondamentale domanda da rivolgere a Raffaele Furno, che ringraziamo per la disponibilità e la puntualità delle sue riflessioni: che tipo di esperienza emotiva desidera far vivere allo spettatore attraverso questo incrocio di mondi?

A questa domanda, Furno ha risposto così: «Spero che questo spettacolo evochi nostalgia e il senso della bellezza: la bellezza di una cultura che va accettata per com’è, senza rinunciare a cambiare ciò che non funziona, ma riconoscendo che siamo figli di una molteplicità di influenze – della Grecia, della Francia, della Spagna – e che questa complessità non è mai facilmente gestibile. E desidero suscitare tanto amore per il teatro, perché il piacere della narrazione è ciò che spinge noi artisti a raccontare storie.

Siamo il frutto di una narrazione millenaria, stratificata e complessa, e in questa complessità risiede il piacere di continuare a raccontare. Basile e Calvino hanno potuto incontrarsi perché la letteratura si parla: al fondo, racconta sentimenti atavici come l’amore, la paura, la morte, la religiosità, la spiritualità, la ricerca di un senso. Ed è proprio questa ricerca – nel viaggio fantastico di Calvino e nel fantastico della fiaba di Basile – a mettere in contatto i due mondi.»

Juve Stabia-Entella a porte chiuse: decisione del Prefetto

Castellammare – Niente tifosi allo stadio per la partita tra Juve Stabia e Virtus Entella. La gara della Serie B, in programma sabato 24 gennaio alle ore 14.00 allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, si disputerà a porte chiuse. Lo ha disposto con un’ordinanza il Prefetto di Napoli, Michele di Bari.

La decisione arriva in seguito a una valutazione di rischio elevato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il provvedimento fa seguito alle determinazioni assunte dal Comitato Provinciale di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, riunitosi lo scorso 20 gennaio, e si conforma alla proposta avanzata dalla Questura di Napoli.

Secondo quanto reso noto dalla Prefettura partenopea, gli organi di sicurezza hanno evidenziato specifici profili di criticità legati all’incontro, ritenendo necessaria la misura estrema dell’esclusione del pubblico per garantire lo svolgimento della gara in condizioni di massima sicurezza. L’ordinanza, di carattere preventivo, non fa riferimento a incidenti specifici precedenti, ma a un’analisi del rischio potenziale.

La Juve Stabia e la Virtus Entella, così come la lega di Serie B, sono state ufficialmente informate della disposizione. Per i tifosi, sia locali che ospiti, significa l’annullamento della trasferta e la mancata vendita dei biglietti. La partita sarà visibile esclusivamente in televisione, attraverso i canali che trasmettono il campionato di Serie B.

Il “Romeo Menti” sarà quindi silenzioso e vuoto, scenario ormai purtroppo non raro nel calcio italiano quando le autorità, in via cautelativa, ritengono che la presenza del pubblico possa costituire un pericolo. L’ultima parola, come spesso accade in questi casi, spetta ora al campo.

Sigilli al cemento fantasma: sequestrato palazzo da 4 milioni ad Avellino

Avellino – Un complesso residenziale di lusso che sorgeva dove non sarebbe dovuto esserci nulla. I Carabinieri del Gruppo Forestale di Avellino hanno dato esecuzione oggi a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP del Tribunale locale su richiesta della Procura, apponendo i sigilli a un intero edificio composto da 12 unità immobiliari.

Un’operazione dal peso economico rilevante: il valore stimato del manufatto si aggira infatti intorno ai 4 milioni di euro.

Il blitz e le irregolarità

Al centro dell’indagine finisce un cantiere di circa 3.000 metri quadrati. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fabbricato sarebbe stato realizzato violando totalmente l’assetto plano-volumetrico della zona.

L’area interessata, infatti, ha una forte vocazione agricola e, cosa ancor più grave, ricade nella fascia di rispetto di un corso d’acqua, dove vige un regime di inedificabilità assoluta.

Falsi catastali e titoli illegittimi

Il castello accusatorio non si ferma all’abusivismo edilizio “fisico”. Secondo la Procura irpina, gli indagati avrebbero messo in piedi un complesso sistema per aggirare i controlli, avvalendosi di:

Titoli edilizi illegittimi: autorizzazioni che non avrebbero mai dovuto essere rilasciate.

False attestazioni catastali: documenti manipolati per far apparire l’area idonea alla costruzione.

Il reato contestato è quello di lottizzazione abusiva. L’intervento dei Forestali ha dunque bloccato il completamento di un’opera che, se immessa sul mercato, avrebbe consolidato un danno ambientale in una zona protetta. Le indagini proseguono ora per accertare eventuali responsabilità all’interno degli uffici tecnici preposti al controllo.

Camorra, l’allarme di Gratteri: «Minori carne da macello e utili idioti del crimine»

Napoli – «Carne da macello» e «utili idioti». Non usa giri di parole Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, per descrivere l’inarrestabile deriva che vede i giovanissimi sempre più coinvolti nelle dinamiche feroci della criminalità organizzata.

L’occasione per questa durissima analisi è stata la conferenza stampa convocata a seguito del blitz anticamorra condotto dalla Polizia nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano.

L’operazione ha portato all’arresto di 19 persone, ma il dato che più allarma gli inquirenti è la presenza di tre minorenni tra i destinatari delle misure cautelari. Un segnale inequivocabile di come le “paranze” e i clan stiano sistematicamente attingendo alle nuove generazioni per alimentare i propri ranghi.

Un trend nazionale

Secondo Gratteri, quello osservato nel Casertano non è un caso isolato, ma un fenomeno che sta assumendo proporzioni nazionali. «Siamo di fronte a un trend in crescita — ha spiegato il Procuratore — alimentato da una profonda carenza educativa e dalla consapevolezza, da parte delle organizzazioni criminali, che il minore gode di un regime normativo meno severo rispetto agli adulti».

Fragilità e sfruttamento

L’analisi del magistrato punta il dito contro un sistema di concause che rende i ragazzi vulnerabili al richiamo del malaffare. La mancanza di una rete sociale solida e un “terzo settore” spesso troppo debole lasciano spazio libero ai clan.

«Il minore è meno strutturato sul piano psicologico e, proprio per questo, viene arruolato come manovalanza sacrificabile», ha incalzato Gratteri. I ruoli assegnati sono tra i più rischiosi: dal trasporto della cocaina alla custodia delle armi, fino a compiti ancora più efferati.

«Vengono usati come utili idioti per andare persino ad ammazzare», ha concluso il Procuratore, delineando un quadro sociale dove la fragilità dell’adolescenza diventa l’arma più efficace nelle mani delle mafie.

Gioacchino Murat: biografia, storia e regno di Napoli

Gioacchino Murat racconta la vicenda epica di un uomo che partì da umili origini per diventare uno dei più celebri generali dell’era napoleonica e, successivamente, Gioacchino Murat re di Napoli tra il 1808 e il 1815. La sua vita intreccia valore militare, abilità politica, riforme moderne e un’aspirazione, in parte realizzata, che anticipò l’idea di un’Italia unita.

Dalle umili origini alla corte di Napoleone

Gioacchino Murat nasce il 25 marzo 1767 a Labastide-Fortunière, nella Francia meridionale, figlio di un locandiere. Inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica, all’età di vent’anni abbandona i voti per arruolarsi nell’esercito, desideroso di una vita di azione e avventura.

Nelle prime fasi della Rivoluzione francese la sua carriera militare decolla. Murat si distingue rapidamente per coraggio e abilità nella cavalleria, attirando l’attenzione di Napoleone Bonaparte, di cui diventerà presto aiutante di campo.

Murat combatte in Italia ed Egitto e gioca un ruolo decisivo in molte battaglie chiave dell’epoca napoleonica. La sua audacia militare e le vittorie conseguiti gli valgono la promozione a maresciallo dell’Impero nel 1804 e il matrimonio con Caroline Bonaparte, sorella dell’Imperatore, consolidando così anche la sua posizione politica.

Il regno a Napoli: riforme e visione politica

Nel 1808, dopo che Napoleone sposta suo fratello Joseph sul trono di Spagna, Murat viene nominato Gioacchino Murat re di Napoli, con il titolo di Joachim-Napoléon.

Durante i sette anni di regno, Murat introduce riforme significative volte a modernizzare il regno e a diffondere i principi rivoluzionari. Tra queste:

  • introduzione del Codice Napoleonico e apertura dell’amministrazione alla carriera per merito;
  • misure contro il brigantaggio e promozione dell’ordine pubblico, che contribuirono a stabilizzare gran parte del territorio;
  • incentivi all’agricoltura (come il cotone) e iniziative per lo sviluppo economico;
  • promozione di infrastrutture, opere pubbliche e crescita culturale, con trasformazioni anche nelle residenze reali come la Reggia di Capodimonte.

In ambito militare, Murat rinnova l’esercito napoletano, rafforzandone l’organico e migliorando la marina; nonostante ciò, il regno resta un cliente della Francia napoleonica più che una potenza indipendente.

Inoltre nel 1815 Murat emette il celebre Proclama di Rimini, un appello che, pur essendo motivato anche da esigenze politiche contro l’Austria e dai rapporti altalenanti con Napoleone, rappresenta una delle prime dichiarazioni in favore di un’Italia unita sotto legge costituzionale.

Declino, ultimi anni e morte

Gli anni successivi alla disfatta di Napoleone in Russia (1812) segnano l’inizio del declino anche per Murat. Dopo aver tentato di difendere il proprio regno in un contesto geopolitico sempre più ostile e incerto, Murat si trova diviso tra fedeltà all’Imperatore e negoziazioni con le potenze alleate.

La battaglia decisiva per il suo destino è quella di Tolentino (2 maggio 1815), in cui le truppe austriache infliggono una dura sconfitta a Murat, costringendolo alla fuga.

Riparato in Corsica, Murat tenta una disperata riconquista del regno, ma viene catturato a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815 e fucilato senza bendaggio, secondo la leggenda con le sue ultime parole: “sparate al cuore”.

Il lascito storico

La Gioacchino Murat biografia rappresenta l’archetipo del protagonista napoleonico: un uomo di grande audacia, capacità militari eccezionali e ambizione politica, capace di salire dalla condizione di figlio di locandiere a sovrano di un regno europeo.

Come Gioacchino Murat re di Napoli, lascia un’eredità complessa: le riforme modernizzatrici e il tentativo, pur controverso, di inserirsi nel movimento verso l’unità nazionale italiana fanno di lui una figura storica affascinante e spesso rivalutata per il suo ruolo nel preparare il terreno al Risorgimento.

 

Ad is loading…