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Pollena Trocchia, fermato in possesso di droga e un’arma: arrestato 25enne

Un controllo su strada si è trasformato in un arresto per droga a Pollena Trocchia, dove la Polizia di Stato ha fermato un 25enne napoletano trovato in possesso di diverse dosi di stupefacente e di un oggetto atto a offendere. L’operazione è scattata nel pomeriggio di ieri, quando i Falchi della Squadra Mobile, impegnati in servizi mirati al contrasto dello spaccio, hanno notato un’auto sospetta in via Stefano Trinchera.

Durante l’ispezione del veicolo, gli agenti hanno trovato l’uomo con 24 bustine di marijuana, per un peso complessivo di circa 100 grammi, e cinque stecche di hashish, per circa 8 grammi. Addosso aveva anche uno sfollagente telescopico e 1.220 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, ritenuti compatibili con l’attività di spaccio al dettaglio.

Alla luce degli elementi raccolti, i poliziotti hanno esteso i controlli anche all’abitazione del giovane. Qui sono stati rinvenuti una pistola replica priva del tappo rosso, 43 cartucce a salve e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Tutto il materiale è stato sequestrato.

Il 25enne è stato arrestato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, mentre per il possesso dello sfollagente e della pistola replica è stato denunciato per porto di armi od oggetti atti a offendere. L’intervento rientra nei servizi di controllo del territorio finalizzati a contrastare il traffico e la diffusione di droga nell’area vesuviana.

Sorrento: nasconde dosi di cocaina in auto, arrestato pusher di Castellammare

Sorrento– Non è passato inosservato il nervosismo di un 45enne stabiese che, nella serata di ieri, è finito in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è stata condotta dagli agenti del Commissariato di Sorrento, impegnati in un consueto servizio di pattugliamento del territorio lungo le arterie principali della città costiera.

Il controllo e il sequestro

L’episodio si è verificato in Corso Italia. Durante il monitoraggio del flusso veicolare, i poliziotti hanno intimato l’alt a un’auto sospetta. Fin dai primi istanti del colloquio, il conducente – residente a Castellammare di Stabia – ha manifestato una spiccata insofferenza, mostrandosi agitato e poco collaborativo.

L’atteggiamento ha spinto gli operatori ad approfondire l’accertamento. L’intuizione si è rivelata corretta: la successiva perquisizione del veicolo ha permesso di scoprire 8 involucri di cocaina, per un peso complessivo di circa 7 grammi, occultati all’interno dell’abitacolo.

La sostanza stupefacente è stata posta sotto sequestro, mentre per il 45enne sono scattate immediatamente le manette. L’uomo è stato arrestato e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere del reato contestato.

La Penisola Sorrentina tra “vetrina del lusso” e mercato dello spaccio

L’incremento degli arresti in Penisola Sorrentina (Sorrento, Piano di Sorrento, Vico Equense) è un segnale ambivalente. Se da un lato testimonia un potenziamento del controllo del territorio da parte di Polizia e Carabinieri, dall’altro conferma una realtà preoccupante: la Costiera è diventata un mercato estremamente redditizio per le organizzazioni criminali, specialmente quelle provenienti dall’hinterland napoletano e stabiese.

Perché la Penisola sorrentina è scelta come piazza di spaccio?

Target trasversale: Il consumo non riguarda solo i residenti, ma una massa enorme di turisti e “pendolari del divertimento” che frequentano la zona tutto l’anno.

Capacità di spesa: Il benessere economico dell’area attira pusher che offrono droghe “da serata” (cocaina in primis), spesso trasportate in piccole dosi per minimizzare il rischio in caso di controlli.

Il ruolo della criminalità esterna: Come dimostra l’ultimo arresto (un uomo di Castellammare), la Penisola è spesso considerata una “piazza di sbocco” per chi rifornisce la droga dai comuni limitrofi.

I numeri del 2025: un inizio d’anno “caldo”

Incrociando i dati di cronaca di questo primo mese e mezzo (gennaio – inizio febbraio 2025), emerge un quadro di intensa attività: 6-8 arresti significativi in 5 settimane Sequestri di cocaina, hashish e crack e diverse denunce a piede libero.

A gennaio 2025, la Guardia di Finanza ha smantellato anche un grosso traffico internazionale (operazione “Mañana”) che, pur avendo base più ampia in Campania, riforniva indirettamente anche i mercati locali della provincia, inclusa la zona costiera.

 Un fenomeno in evoluzione

Ciò che emerge chiaramente è il cambiamento delle modalità di spaccio. Non esistono più le grandi “piazze fisse” (stile Scampia), ma uno spaccio itinerante e “su chiamata”, che rende il lavoro investigativo molto più difficile e basato sull’intuizione durante i posti di blocco, proprio come avvenuto ieri sera su Corso Italia.

La soglia di attenzione resta altissima, anche perché l’abbassamento dell’età media dei consumatori sta spingendo le autorità a intensificare i controlli non solo sulle strade, ma anche nei pressi delle scuole e dei luoghi di aggregazione giovanile della Costiera.

 

Gheppio in difficoltà salvato dai volontari ELSA

Un semplice messaggio nel gruppo WhatsApp dell’associazione ELSA ETS ha dato il via, nel pomeriggio di oggi, a un’operazione di salvataggio che potrebbe restituire il volo a un gheppio in difficoltà.

“Un falco da recuperare dove c’è la caserma dei carabinieri forestali di Roccarainola. Disponibilità?”: è questo l’appello lanciato tra i volontari che si dedicano alla tutela della fauna selvatica.

La risposta immediata dei volontari

La reazione non si è fatta attendere. Daphne, volontaria dell’associazione, ha risposto senza esitazioni confermando la propria disponibilità. Insieme al figlio Davide, si è immediatamente recata sul posto per prelevare il rapace e metterlo in sicurezza. Il gheppio, visibilmente in difficoltà, necessitava di cure urgenti.

Trasferimento d’urgenza al CRAS

Dopo il recupero, madre e figlio hanno trasportato l’animale al Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di Napoli, struttura specializzata nella cura e riabilitazione della fauna in difficoltà. Qui il gheppio riceverà tutti gli interventi necessari per stabilizzarne le condizioni.

Esami in corso per stabilire le cause

Nei prossimi giorni il rapace sarà sottoposto a una serie di esami clinici che dovranno chiarire le cause del malore. Solo a seguito delle analisi veterinarie sarà possibile definire un percorso di cura mirato e valutare i tempi di recupero. L’auspicio di tutti i volontari è che il gheppio possa tornare a volare nel suo habitat naturale nel più breve tempo possibile.

La rete di tutela dell’associazione ELSA

L’associazione ELSA ETS contribuisce attivamente, attraverso le attività di volontariato, al recupero della fauna selvatica in difficoltà sul territorio campano. Il lavoro di queste realtà si rivela fondamentale per garantire interventi tempestivi a tutela degli animali. L’associazione invita chiunque voglia dare il proprio contributo a unirsi alla rete di volontari, ampliando così la capacità di intervento a difesa dell’ambiente e della biodiversità locale.

Castellammare, Base Popolare: «Su Porto e Fincantieri, nessuna occasione colta»

A Torre Annunziata il porto locale è tra le priorità della Giunta Regionale della Campania. Grazie a 34 milioni di euro – di cui 26,9 dal Ministero delle Infrastrutture con fondi PAC e 6,9 di risorse europee ottenute dal Comune – partiranno lavori di ampliamento e ammodernamento.

Un confronto amaro per Castellammare

Questa svolta fa però riflettere sull’oblio totale che circonda l’Antico Porto di Castellammare e Fincantieri. Da anni, Governo, Regione e Autorità Portuale cancellano sistematicamente ogni intervento sulla città, per manifesta incapacità dell’amministrazione locale di avanzare istanze, progetti e idee concrete.

Occasioni perse e silenzi assordanti

Negli ultimi due anni, Base Popolare ha sollecitato ripetutamente azioni decisive. Eppure, troppe opportunità sono svanite, tra silenzi e noncuranza verso un tema cruciale per l’identità stabiese e la sua principale realtà produttiva. Castellammare resta l’unica a rimanere indietro, tra progetti veri e annunci vuoti.

L’appello urgente

Si convochi immediatamente un Consiglio Comunale. Si richieda un incontro urgente a Regione e Autorità Portuale.

Napoli, corriere della droga sorpreso a Materdei con 1,5 chilogrammi di hashish

Napoli – Nel pomeriggio di ieri, un normale servizio di controllo del territorio si è trasformato in un importante sequestro di stupefacenti nel quartiere Materdei. Gli agenti del Commissariato San Carlo-Arena, durante un pattugliamento in corso Amedeo di Savoia, hanno notato un uomo in sella a uno scooter che si aggirava con fare guardingo.

L’atteggiamento circospetto del soggetto, che sembrava in attesa di qualcuno, ha spinto i poliziotti a intervenire per un controllo approfondito.

Dalle bustine al deposito della droga

L’intuizione degli agenti si è rivelata corretta: il 47enne, un napoletano con precedenti specifici in materia di stupefacenti, è stato trovato in possesso di cinque bustine di marijuana e 40 euro in contanti.

Tuttavia, convinti che quello fosse solo “il fondo del barile”, i poliziotti hanno deciso di estendere la perquisizione a un locale in uso all’uomo. È qui che è stato scoperto il vero e proprio quartier generale dello spaccio: all’interno del locale sono stati rinvenuti 14 panetti di hashish (e un frammento sfuso) per un peso complessivo di circa 1,5 chilogrammi.

Il sequestro e le manette

Oltre all’ingente quantitativo di droga, gli operatori hanno sequestrato un coltello con la lama ancora sporca di sostanza stupefacente — segno evidente di un’attività di frazionamento in corso — e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Per il 47enne sono scattate immediatamente le manette: l’accusa è di detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Raid vandalico in una scuola dell’infanzia di Acerra: distrutti giochi e disegni dei bambini

Acerra – Non solo un furto, ma un atto vandalico che ha colpito uno dei luoghi più delicati della comunità. Nella notte tra martedì e mercoledì ignoti si sono introdotti all’interno della scuola dell’infanzia del Secondo Circolo Didattico di via dei Mille, ad Acerra, devastando aule, giochi e materiali didattici destinati ai bambini.

Forzata una finestra per entrare nel plesso

I malviventi hanno fatto irruzione nell’edificio forzando una finestra. Una volta all’interno hanno portato via cinque computer portatili, peraltro molto datati, ma soprattutto hanno distrutto e vandalizzato giochi, disegni e lavoretti realizzati dai piccoli alunni. Danneggiati anche i citofoni del plesso, sradicati durante l’azione.

La dura condanna dell’Amministrazione comunale

Ferma e immediata la presa di posizione dell’Amministrazione comunale. Il sindaco Tito d’Errico e l’assessore alle Politiche scolastiche Milena Petrella, a nome dell’intera giunta, hanno espresso una dura condanna per quanto accaduto.

«Esprimiamo una ferma e netta condanna per il gravissimo gesto vandalico avvenuto nella notte ai danni del plesso dell’infanzia del Secondo Circolo Didattico – hanno dichiarato – un atto vile e inaccettabile che colpisce uno dei luoghi più preziosi della nostra comunità».

«Colpita la serenità dei più piccoli»

Nel loro intervento, sindaco e assessore hanno sottolineato il valore simbolico e sociale della scuola dell’infanzia. «Si tratta di uno spazio di crescita, gioco, socialità e serenità per i nostri bambini. Attentare al sorriso e alla spensieratezza dei più piccoli è un atto indegno», hanno ribadito.

Fiducia anche nell’operato delle forze dell’ordine, già al lavoro per individuare i responsabili. «Siamo certi che il consueto e quotidiano impegno delle forze dell’ordine porterà presto all’identificazione dei colpevoli», hanno aggiunto.

Vicinanza alla scuola e impegno per la sicurezza

Nel messaggio finale, l’Amministrazione comunale ha rinnovato la propria vicinanza alla comunità scolastica, assicurando il massimo impegno per ripristinare al più presto le condizioni di sicurezza e serenità.

«È necessario oggi più che mai riscoprire il valore del rispetto, del senso civico e dell’amore per il bene pubblico. Lavoreremo affinché la scuola continui ad essere un luogo sicuro e protetto per tutti i bambini di Acerra», hanno concluso d’Errico e Petrella.

Mensa scolastica nel caos a Napoli, scoppia la protesta dei genitori

Napoli – Pasti giudicati “acidi”, bambini che rifiutano di mangiare per paura di stare male e genitori costretti a riportarli a casa o a lasciarli a digiuno. È esplosa la protesta nelle scuole napoletane dopo le segnalazioni sul servizio di refezione scolastica che coinvolgono diversi istituti, dal 38° Circolo Didattico “Quarati” (plesso di via Paolo Tosti) fino alla scuola “Paolo Borsellino”.

Al centro della bufera la qualità dei pasti somministrati lo scorso 30 gennaio e la gestione dell’emergenza successiva, culminata con improvvise ispezioni dell’ASL e il blocco delle cucine, ufficialmente per “manutenzione ordinaria”.

Pietanze dal sapore anomalo e classi in sciopero dalla mensa

Secondo quanto riferito dai genitori, le pietanze servite ai bambini presentavano un sapore acido, giudicato anomalo e potenzialmente pericoloso. In molte classi è scattato lo sciopero spontaneo dalla mensa: alunni che hanno preferito non mangiare piuttosto che rischiare un’intossicazione.

A seguito dei controlli sanitari, in diversi plessi si è passati forzatamente al “pasto a sacco”, una soluzione tampone che ha però sollevato ulteriori polemiche per la scarsa qualità del cibo distribuito e per il divieto imposto alle famiglie di portare alimenti da casa.

Le rassicurazioni della Municipalità non placano le famiglie

A provare a rassicurare i genitori è stata la presidente della Commissione Scuola della Municipalità V, Valeria Vitale, che ha parlato di semplici interventi di “manutenzione ordinaria”. Una spiegazione che, però, non ha convinto le famiglie, sempre più preoccupate e sul piede di guerra.

La tensione resta alta, soprattutto per la mancanza di informazioni ufficiali sui risultati delle analisi effettuate dall’ASL su alcuni alimenti, in particolare sul purè servito nei giorni precedenti alla chiusura delle cucine.

Borrelli: “Situazione vergognosa, serve chiarezza immediata”

Sulla vicenda è intervenuto con dure parole il deputato Francesco Emilio Borrelli, allertato direttamente dai genitori:

“Quello che sta accadendo nelle mense scolastiche della nostra città è vergognoso. Ricevo segnalazioni disperate di genitori che preferiscono lasciare i figli a digiuno o andarli a prendere in anticipo pur di non fargli toccare il cibo fornito dalla ditta Vivenda. Parlare di ‘sapore acido’ delle pietanze significa parlare di rischi concreti per la salute dei più piccoli. È inaccettabile”.

“ASL intervenuta, qualcuno ha sbagliato”

Borrelli contesta anche il messaggio istituzionale che invita alla calma:

“La nota della Municipalità che chiede ‘calma e serenità’ è un insulto all’intelligenza dei genitori. Se l’ASL interviene e si ferma una cucina per manutenzione, è evidente che qualcosa non va. Perché i risultati delle analisi non sono ancora pubblici? Perché i bambini sono stati costretti a un pasto a sacco di scarsa qualità senza alternative?”.

Esposto e richiesta di rescissione del contratto

Il deputato annuncia battaglia:

“Chiedo che venga fatta luce immediata sulla gestione della ditta fornitrice. Se emergeranno violazioni delle norme igienico-sanitarie, il contratto va rescisso senza esitazioni. Non permetteremo che si risparmi sulla pelle dei bambini”.

Un esposto è già stato presentato e l’attenzione resta alta: “Vogliamo i verbali dell’ASL e vogliamo sapere perché la vigilanza è mancata. I bambini hanno diritto a un pasto sano, dignitoso e sicuro. Chi sbaglia deve pagare, e pagherà caro”.

Napoli, operatore Asia travolto da auto a folle velocità: è grave

Napoli – Un grave incidente stradale ha scosso questa notte il quartiere orientale di Napoli, mettendo a rischio la vita di un operatore ecologico di Asia, l’azienda comunale di igiene urbana.

L’impatto devastante in via Ponte dei Francesi

Mentre svolgeva il proprio turno notturno di raccolta rifiuti, l’operatore è stato travolto e schiacciato da un’autovettura che procedeva a velocità molto elevata lungo via Ponte dei Francesi, nella zona di San Giovanni a Teduccio -via Marina.

L’urto è stato violentissimo: il mezzo avrebbe perso il controllo – secondo le prime ricostruzioni – finendo per investire in pieno l’uomo al lavoro sul ciglio della carreggiata. Immediatamente soccorso dal 118, il lavoratore è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove è ricoverato in gravi condizioni. Le sue prognosi restano riservate.

Collega di lavoro sotto choc

Un secondo operatore, appartenente allo stesso equipaggio, ha assistito impotente alla scena ed è stato accompagnato in ospedale in stato di choc, pur non avendo riportato lesioni fisiche dirette. Sul posto sono intervenuti anche numerosi colleghi e mezzi di soccorso, di fronte ai quali si è presentata una scena definita da testimoni «terrificante».

In tanti, tra operai e autisti, commentano amaramente come lavorare per strada – soprattutto di notte – sia ormai diventata «una roulette russa»: auto che sfrecciano impazzite, scooter in corsa folle, persone alla guida sotto effetto di sostanze.

«Si resta sempre in allerta, ci si scansa, ma non sempre basta», è il refrain che circola tra i lavoratori.Gara clandestina?

La Polizia indaga

Secondo alcune testimonianze raccolte nelle prime ore successive all’incidente, l’auto responsabile dell’investimento sarebbe stata coinvolta in una gara di velocità non autorizzata lungo la via. Ipotesi al momento non confermata ufficialmente, ma che la Polizia Locale e le forze dell’ordine stanno verificando con attenzione attraverso l’analisi delle telecamere di sorveglianza, le testimonianze e gli eventuali rilievi sul posto.

L’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza degli operatori ecologici, esposti quotidianamente a rischi enormi in strade spesso prive di adeguata protezione e segnaletica, specialmente nelle ore notturne.La vicenda è destinata a tenere banco nelle prossime ore, mentre si attendono aggiornamenti sulle condizioni di salute del ferito e sugli esiti delle indagini.

Di Lorenzo, dal panico al bisturi: «Giocavo col piede rotto, ora mi opero»

Napoli- Un brivido di paura, un sospiro di sollievo e poi la rivelazione a sorpresa. La vicenda infortuni di Giovanni Di Lorenzo, capitano del Napoli, ha avuto più sviluppi di un giallo.

Dopo i timori per il brutto movimento al ginocchio rimediato contro la Fiorentina, l’esito degli esami ha portato una prima, fondamentale buona notizia. Ma il difensore, in un post sui social, ha svelato un sacrificio personale nascosto da mesi e annunciato un percorso chirurgico.

Lo spavento in un movimento: «Ho temuto il peggio»

Tutto è nato da un contrasto nella partita con la viola. Un movimento innaturale del ginocchio sinistro, il volto contratto in una smorfia di dolore, e le peggiori ipotesi hanno cominciato a ronzare attorno al Centro Sportivo di Castel Volturno.

Lo stesso Di Lorenzo ammette: «Dopo il bruttissimo movimento ho pensato al peggio». Gli esami diagnostici hanno poi confermato traumi importanti, ma hanno soprattutto scongiurato il dramma: i legamenti crociati, il pensiero più terrificante per un atleta, sono intatti. «Fortunatamente il crociato ha tenuto», scrive il capitano, ringraziando nel contempo i tifosi per l’affetto ricevuto.

La verità nascosta: sei mesi di dolore e sacrificio

È qui che la storia prende una piega inaspettata. Nel suo post, Di Lorenzo fa un annuncio che getta una luce nuova sui suoi recenti mesi in campo: «Non tutti lo sanno, ma gli ultimi 6 mesi ho giocato con un problema al piede che necessita di intervento chirurgico».

Una decisione presa per senso di responsabilità: «Non volendo lasciare la squadra in un periodo di difficoltà ho deciso di giocarci sopra, andando anche a peggiorare le cose». Una scelta da capitano, che però ha un prezzo fisico sempre più alto. «La situazione e il dolore sono diventati ormai insostenibili per me», confessa.

Lo stop forzato: un solo obiettivo

È proprio lo stop forzato per il ginocchio a creare l’occasione per risolvere definitivamente anche l’altro problema. Il club azzurro ha ufficializzato la necessità di un intervento chirurgico per Di Lorenzo.. L’infortunio al piede, rimandato per dovere, non può più attendere.

«Dato lo stop forzato per il ginocchio abbiamo deciso di intervenire sul piede», spiega il giocatore. Una soluzione che accorpa due recuperi in un’unica pausa, anche se ne allungherà probabilmente i tempi.

«Tornerò per difendere la nostra maglia»

Il messaggio di Di Lorenzo chiude guardando al futuro, con la grinta che lo caratterizza. «Farò del mio meglio per rientrare quanto prima e continuare a difendere la nostra amata maglia nelle migliori condizioni possibili».

Una promessa ai tifosi e un impegno per sé stesso. Il percorso di riabilitazione sarà impegnativo, ma il capitano ha già dimostrato di saper sopportare il dolore. Questa volta, però, lo farà per guarire completamente e tornare a essere un punto di riferimento in campo, senza più compromessi con il suo corpo.

Scampia, scacco ai «padroni» dello Chalet Bakù: ecco come comandavano i Raia

Napoli – Quindici persone portate in carcere, una sottoposta agli arresti domiciliari, oltre al sequestro di armi, sostanze stupefacenti e documentazione ritenuta utile per il prosieguo delle indagini: è il bilancio dell’operazione scattata nelle prime ore di oggi a Scampia, con epicentro nell’area dello Chalet Bakù e dell’Oasi del Buon Pastore.

Il provvedimento è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In strada, per l’esecuzione delle misure cautelari, hanno operato carabinieri e polizia. Le ordinanze sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Gabriella Logozzo. Nell’atto – un fascicolo imponente, oltre 300 pagine – viene ricostruita, passaggio dopo passaggio, la struttura e l’evoluzione del gruppo familiare dei fratelli Raia, ritenuto per anni punto di riferimento per la gestione delle attività illecite nell’area.

Un ruolo non marginale, secondo gli inquirenti, lo avrebbero avuto anche le dichiarazioni di otto collaboratori di giustizia, incrociate con intercettazioni e riscontri investigativi.

Il controllo del territorio: “stese” e contrapposizione armata

Il cuore dell’accusa è il controllo capillare del territorio. Per la Dda il gruppo avrebbe consolidato la propria presenza a Scampia – e in particolare nei rioni indicati come Chalet Bakù e Oasi del Buon Pastore – non solo attraverso la gestione delle piazze di spaccio, ma anche mediante una sistematica contrapposizione armata con realtà rivali.

Nell’ordinanza vengono richiamate azioni dimostrative con armi da fuoco, le cosiddette “stese”, usate come segnale di forza e come strumento di intimidazione ambientale: spari in strada, raid rapidi, messaggi a chi “non si allinea” e a chi tenta di rimettere in discussione gli equilibri.

Case popolari e “mercato” degli alloggi: la pressione anche sui Notturno

Un capitolo centrale riguarda la gestione forzata delle abitazioni popolari. Gli investigatori descrivono un meccanismo di pressione sul territorio per acquisire immobili nella disponibilità altrui e poi riassegnarli agli affiliati o rivenderli in modo illecito.

In questo contesto viene evidenziato un dato che, secondo la ricostruzione, segna la rottura definitiva degli equilibri originari: il clan Raia, nato come costola del gruppo Notturno, non avrebbe esitato – in più occasioni – a esercitare violenza anche verso esponenti della stessa famiglia Notturno, allo scopo di “liberare” appartamenti e consolidare la propria rete di controllo.

La cassa comune e le “mesate”: i soldi per liberi e detenuti

Altro elemento tipico dell’organizzazione mafiosa, per la Dda, è la gestione dei proventi: una cassa comune alimentata dalle attività illecite e destinata anche al sostentamento degli affiliati, in libertà e in carcere, tramite le cosiddette “mesate”.

Le intercettazioni – viene riportato nell’ordinanza – avrebbero fotografato discussioni interne tra i fratelli indicati come promotori, con un criterio di ripartizione che premiava chi era libero e poteva gestire gli affari “all’esterno” con quote più consistenti rispetto ai congiunti detenuti.

Un dettaglio che, nelle carte, viene letto come indice di un’organizzazione strutturata e non episodica, attenta alla continuità economica e alla tenuta del vincolo associativo.

Da costola Notturno ad articolazione nell’area Amato-Pagano

Il quadro ricostruito colloca il gruppo come articolazione territoriale riconducibile al clan Amato-Pagano, nell’area degli “scissionisti” nati nel 2004 dalla frattura con il clan Di Lauro. Nelle contestazioni si sottolinea che, dopo avere ottenuto la gestione delle aree di influenza a discapito del clan Notturno (nell’ordinanza viene richiamata anche la scarcerazione di Costantino Raia del 28 dicembre 2018 come snodo temporale), il sodalizio avrebbe operato fino al 12 dicembre 2022 con significativi margini di autonomia.

Successivamente, sempre secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe agito sotto la diretta tutela del clan Amato-Pagano, indicata nelle figure di Alessandro De Cicco e Luigi Diano.

I ruoli nel sodalizio

Nell’ordinanza la “famiglia” Raia viene descritta come una struttura a più livelli, con una cabina di regia familiare e una catena operativa che avrebbe retto, senza pause, le piazze di spaccio tra Chalet Bakù (lotti T/A e T/B) e l’Oasi del Buon Pastore (lotto R). L’inchiesta colloca al vertice Costantino, Patrizio, Francesco e Giovanni Raia: per gli inquirenti sarebbero loro a dare indirizzo e copertura all’intero sistema, dall’arrivo delle partite di droga alla gestione degli incassi e delle decisioni più delicate.

Subito sotto, le carte indicano una fascia di “quadri” incaricati di far funzionare la macchina sul territorio: Luigi Ruffo, Carmela Ruggiero, Pietro Gemito, Antonio Garzia e Francesco Esposito vengono indicati con compiti di coordinamento e organizzazione dell’attività di traffico, cioè figure chiamate a tenere in piedi turni, consegne, cassa e disciplina delle piazze. Un ruolo analogo viene attribuito anche a Vincenzo Gemito, descritto come uno dei riferimenti operativi nella gestione del sodalizio.

C’è poi la gestione “per reparti”, con responsabilità ritagliate su specifiche sostanze: Massimo Dannier viene indicato come il referente della piazza di hashish e marijuana allo Chalet Bakù, un incarico che – nella lettura investigativa – lo porrebbe come punto di raccordo tra disponibilità della merce e vendita quotidiana. Salvatore Russo e Tommaso Rusciano vengono collocati tra gli uomini della gestione spicciola delle piazze, quelli che avrebbero dato man forte al commercio al minuto e all’operatività di strada.

Il “dietro le quinte” logistico, fondamentale per far arrivare la sostanza pronta sul banco, viene invece attribuito a Massimiliano Parlato: secondo l’ordinanza avrebbe curato trasporto, taglio e confezionamento, passaggi che trasformano le partite in dosi pronte per la vendita. Ciro Gabriele, infine, è indicato con mansioni di spacciatore nelle piazze dello Chalet Bakù, quindi nel livello più esposto e quotidiano del contatto con gli acquirenti.

Elenco degli arrestati

1. RAIA Costantino nato a Napoli il 6 febbraio 1976; CARCERE
2. RAIA Francesco nato a Napoli il 27 maggio 1977; CARCERE
3. RAIA Giovanni, nato a Napoli 1’8 gennaio 1980; CARCERE
4. RAIA Patrizio nato a Napoli il 17 aprile 1981; CARCERE
5. RAIA Pasqualina nata a Napoli il 9 ottobre 1971 CARCERE
6. RUFFO Luigi nato a Napoli il 2 gennaio 1975; CARCERE
7. RUGGIERO Carmela nata a Napoli il 4 febbraio 1985; CARCERE
8. RUSSO Salvatore nato a Napoli il 17 ottobre 1996; CARCERE
9. GEMITO Pietro nato a Napoli il 25 settembre 1995; ARRESTI DOMICILIARI
10. GEMITO Vincenzo nato a Napoli il 26 giugno 1972; CARCERE
11. GARZIA Antonio nato a Aversa (CE) il 24 luglio 1994; CARCERE
12. ESPOSITO Francesco nato a Napoli il 30 luglio 1980; CARCERE
13. RUSCIANO Tommaso nato a Napoli il 26 febbraio 1978; CARCERE
14. DANNIER Massimo nato a Napoli il 19 febbraio 1974; CARCERE
15. PARLATO Massimiliano nato a Napoli il 7 luglio 1971; CARCERE
16. GABRIELE Ciro nato a Napoli il 12 giugno 1969 CARCERE

Zannini davanti al Gip: «Nessuna corruzione, respingo ogni accusa»

Napoli – Ha respinto ogni addebito il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, ascoltato ieri dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato. L’audizione rientra nel procedimento avviato dalla Procura sammaritana, guidata da Pierpaolo Bruni, che ha chiesto per l’esponente di Forza Italia la misura della custodia cautelare in carcere.

Zannini, assistito dal difensore Angelo Raucci e alla presenza del pm Giacomo Urbano, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, depositando invece due memorie difensive relative ai singoli capi d’imputazione e rendendo dichiarazioni spontanee per quasi due ore, richiamando quanto già illustrato negli atti scritti.

Le accuse legate alla passata consiliatura

I fatti contestati risalgono alla precedente consiliatura regionale, quando Zannini sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno dell’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca e presiedeva la commissione regionale Ambiente, considerata strategica per l’iter autorizzativo di numerose pratiche.

Secondo l’accusa, il consigliere avrebbe favorito interessi privati in cambio di utilità personali, esercitando indebite pressioni su funzionari pubblici e contribuendo alla produzione di documentazione ritenuta falsa, finalizzata all’ottenimento di finanziamenti pubblici.

Il presunto patto corruttivo e la gita in yacht

Zannini ha contestato in particolare l’ipotesi di corruzione legata ai rapporti con gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, comparsi anch’essi davanti al Gip. Per loro la Procura ha chiesto il divieto di dimora in Campania.

Al centro dell’accusa vi sarebbe un presunto accordo per agevolare il rilascio di documentazione ambientale regionale necessaria all’apertura di un caseificio, documentazione che secondo gli inquirenti sarebbe falsa e avrebbe consentito ai Griffo di ottenere un finanziamento pubblico superiore ai 3 milioni di euro, integrando così il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il consigliere ha negato qualsiasi accordo illecito e ha respinto anche la ricostruzione relativa al presunto “prezzo” della corruzione, individuato dagli inquirenti in una gita su un lussuoso yacht. Zannini ha sostenuto di aver pagato regolarmente i 7mila euro richiesti per l’escursione, precisando di essere stato informato dell’importo prima della partenza e negando che si trattasse di una regalia o di una controprestazione.

La Procura, al contrario, ritiene che il pagamento sia avvenuto solo dopo che Zannini era venuto a conoscenza dell’indagine, nel tentativo di tutelarsi.

Le contestazioni sulla concussione in ambito sanitario

Accuse rigettate anche sul fronte della concussione, relativa alle presunte pressioni che Zannini avrebbe esercitato nel 2023 sull’allora direttore generale dell’Asl di Caserta, Enzo Iodice, per ottenere la nomina di persone a lui vicine all’interno dell’azienda sanitaria.

Iodice si dimise dall’incarico, ma il consigliere regionale ha negato di aver mai esercitato pressioni o avanzato richieste indebite, dichiarando inoltre di non aver mai affrontato l’argomento con il dirigente della sanità regionale Antonio Postiglione, anch’egli indagato. Per Postiglione la Procura aveva chiesto una misura interdittiva, poi non accolta dal Gip.

La decisione attesa

Al termine dell’audizione, il Gip si è riservato sulla richiesta di misure cautelari. La decisione è attesa nei prossimi giorni, dopo l’esame delle memorie difensive e delle dichiarazioni rese dagli indagati.

Malviventi a soqquadro nell’ufficio del parroco: bottino minimo, danni e indignazione tra i fedeli di Angri

Un furto è stato scoperto nelle prime ore del mattino nella Chiesa della Santissima Annunziata di Angri, uno dei simboli religiosi più cari alla comunità salernitana. Mario Ingenito, collaboratore storico della parrocchia e di don Antonio Mancuso, ha fatto l’amara scoperta mentre, come ogni giorno, preparava le attività liturgiche.

Segni di effrazione e caos generale

All’ingresso, Ingenito ha notato candelabri e arredi sacri rovistati. Un’ispezione più attenta ha rivelato guai peggiori: l’ufficio di don Mancuso era devastato, con vetri infranti e chiari segni di scasso. I ladri, dopo aver messo tutto a soqquadso, si sono allontanati con un bottino irrisorio: pochi euro in contanti.

Oggetti misteriosi e prime piste

Sul posto sono stati rinvenuti un telefonino e un bracciale, ora sequestrati e al vaglio degli inquirenti. Potrebbero trattarsi di tracce lasciate dai malviventi o di refusi della razzia: le analisi della Scientifica chiariranno presto.

Indagini dei Carabinieri in corso

Immediato l’intervento dei Carabinieri della locale stazione, che hanno avviato le indagini coordinate dalla Procura. La squadra della Scientifica ha eseguito rilievi tecnici per identificare i responsabili. L’episodio ha scatenato paura, sconcerto e indignazione tra i fedeli e l’intera comunità angrese, che vede violata una delle sue chiese più antiche e care.

Violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere, l’ex capo del Nir in aula: «Credevo fossero calunnie»

Santa Maria Capua Vetere– Una catena di omissioni, comunicazioni parziali e una sistematica sottovalutazione di quanto accaduto tra le mura del reparto “Nilo”. Nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti alla Corte d’Assise, è il giorno di Francesca Acerra.

L’ex comandante del Nucleo Investigativo Regionale (Nir) della Polizia Penitenziaria, chiamata a rispondere di favoreggiamento personale, falso, frode processuale e omessa denuncia, ha provato a spiegare il “buio” informativo che avrebbe avvolto i vertici del Provveditorato campano dopo i fatti del 6 aprile 2020.

Il muro di gomma delle informative

Nonostante la Procura l’avesse delegata a indagare già il 17 aprile, l’imputata ha ammesso di non aver percepito la gravità della situazione. «Iniziarono ad arrivare le denunce – ha spiegato rispondendo al pm Alessandro Milita – ma Fullone (allora provveditore regionale, ndr) mi riferì di aver saputo da Colucci che si trattava di calunnie dei detenuti».

Secondo la versione fornita dalla Acerra, Pasquale Colucci, comandante del Gruppo di Supporto intervenuto durante la perquisizione, le avrebbe assicurato a voce che «in sua presenza non era successo nulla». Qualora fossero state messe in atto azioni di forza, sarebbero state solo «operazioni di contenimento» contro detenuti facinorosi poi trasferiti al reparto Danubio.

Il silenzio del Nir e l’alibi del Covid

Il presidente della Corte, Picciotti, ha incalzato l’imputata sull’opportunità di tale condotta, ricordando che il Nir è proprio la sezione che dovrebbe occuparsi delle indagini giudiziarie interne. La difesa della Acerra si è trincerata dietro l’eccezionalità del momento storico: «In quel periodo non c’era un contesto di normalità, eravamo in piena emergenza Covid».

L’ex comandante ha ribadito di non essere stata presente durante i pestaggi e di aver basato le proprie (mancate) informative solo sui documenti interni prodotti da chi l’operazione l’aveva gestita sul campo. Una ricostruzione che la Procura contesta fermamente, ipotizzando un consapevole tentativo di depistaggio per coprire l’ampiezza dell’azione punitiva che coinvolse circa 300 detenuti.

Il dramma dell’agente “salvatore” finito in cella

L’udienza ha vissuto un momento di forte tensione emotiva con la deposizione di Angelo Bruno, poliziotto in pensione inizialmente arrestato per i fatti del 6 aprile. Bruno, che finì in carcere nonostante fosse già stato riformato dal Corpo per motivi di salute, ha ripercorso il drammatico episodio relativo al detenuto Ciro Esposito.

Le immagini delle telecamere interne hanno confermato la versione dell’agente: Bruno non partecipò al pestaggio, ma tentò di fare da scudo al detenuto mentre i colleghi lo colpivano con scudi e manganelli.

«Il Brigadiere dei Carabinieri Medici scrisse che io tenevo fermo il detenuto, ma era il contrario. Per quell’errore sono finito in cella e ho perso tutto, anche mia moglie», ha dichiarato l’uomo tra le lacrime. Un errore investigativo che getta un’ulteriore ombra sulla gestione dei primi mesi d’indagine su quella che è stata definita “un’orribile mattanza”.

Napoli, il Supercinema riaccende le luci: nasce SuperNest, polo culturale da 2000 metri quadri

Napoli– Il portone di Corso San Giovanni a Teduccio 376, rimasto sbarrato per oltre quattro decenni, sta per riaprirsi. Quello che per generazioni è stato solo un ricordo in bianco e nero degli anni d’oro del cinema di quartiere, si prepara a diventare il SuperNest: un imponente polo di comunità da 2000 metri quadrati dedicato alle arti, alla formazione e alla rigenerazione urbana.

Il progetto, naturale evoluzione dell’esperienza di successo del NEST (Napoli Est Teatro), mira a trasformare l’ex sala cinematografica in un ecosistema culturale d’avanguardia, capace di dialogare con il nuovo volto tecnologico e universitario dell’area orientale di Napoli.

Un presidio di resistenza culturale

L’iniziativa nasce dalla visione di Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino e Adriano Pantaleo, i fondatori del NEST che dal 2014 hanno già compiuto il “miracolo” di trasformare una palestra dismessa in un teatro di rilievo nazionale.

“Il SuperNest non nasce dal sogno di un singolo, ma di un’intera comunità,” spiega l’attore Francesco Di Leva. “Vogliamo che sia un amplificatore di bellezza, un luogo dove le energie non si sommano ma diventano esponenziali, ispirandoci a modelli internazionali come la Fábrica de Arte Cubano.”

L’edificio, di proprietà del Comune di Napoli, si trova in una posizione nevralgica: a pochi passi dalla iOS Academy della Federico II e dalla stazione ferroviaria, ponendosi come ponte ideale tra i residenti storici e i nuovi studenti e ricercatori che popolano il quartiere.

I numeri del progetto: tre sale e accessibilità totale

Il piano di riqualificazione prevede la creazione di uno spazio modulare e inclusivo. Il SuperNest ospiterà:

Una sala principale da 300 posti;

Due sale da 100 posti ciascuna;

Un cortile e un terrazzo per eventi estivi e co-working.

Un punto cardine dell’intervento sarà l’accessibilità universale: non solo l’abbattimento delle barriere architettoniche, ma una programmazione pensata per tutti, con sottotitoli, interpreti LIS e proiezioni sensory-friendly.

La sfida del crowdfunding: obiettivo 200mila euro

Per far partire i motori del SuperNest, è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, attiva fino al 24 marzo 2026. Il progetto ha già incassato un sostegno pesante: la Fondazione con il Sud ha stanziato i primi 100mila euro, coprendo metà dell’obiettivo iniziale di 200mila.

“Sosteniamo questa rinascita non solo per il valore storico, ma per il ruolo sociale che il cinema ricopre come ponte tra generazioni,” ha dichiarato Stefano Consiglio, Presidente di Fondazione con il Sud. La campagna è aperta a tutti i cittadini, con donazioni a partire da 5 euro, per permettere a chiunque di “riaccendere” simbolicamente un pezzo di storia della periferia Est.

Bar sospeso per 15 giorni: i carabinieri spazzano via un Covo a Villa Literno

Villa Literno – Colpo di spugna dei Carabinieri nel centro cittadino. Un bar di via Guglielmo Marconi è stato fatto chiudere per 15 giorni. Il provvedimento, firmato dai militari della Stazione locale, è un’operazione a tutela della sicurezza pubblica e arriva dopo un lungo periodo di controlli mirati.

Controlli serrati e clienti “Sgraditi”

L’azione si inserisce in un’attività di monitoraggio continuo del territorio. I Carabinieri, nel corso di diverse ispezioni, hanno raccolto elementi chiari e ripetuti: il locale era punto di ritrovo abituale per persone gravate da precedenti penali. Non solo. Le indagini hanno anche evidenziato relazioni del gestore con soggetti già noti alle forze dell’ordine, un quadro ulteriormente aggravato da sanzioni amministrative pregresse al titolare per violazioni in materia di stupefacenti.

La chiusura: misura preventiva e monito

La sospensione temporanea dell’attività è stata disposta applicando l’articolo 100 del TULPS, la legge di pubblica sicurezza. Non è una sanzione definitiva, ma un avvertimento “chirurgico”. L’obiettivo è preciso: impedire che il bar possa continuare a essere un punto di aggregazione per attività illecite o fonte di turbativa, restituendo tranquillità alla comunità. Un segnale forte per scoraggiare qualsiasi tentativo di ripristinare ambienti malsani.

L’operazione di oggi rientra nella strategia di presenza costante e di prevenzione portata avanti dai Carabinieri a Villa Literno. «L’attività è finalizzata a garantire il rispetto della legalità e a rafforzare la percezione di sicurezza tra i cittadini», è il messaggio sottinteso dell’intervento. Un’azione che va a colpire non il singolo reato, ma il contesto che lo può generare, con l’intento di recidere sul nascere possibili criticità per l’ordine pubblico.

Napoli, il Cristo Velato si può toccare: apertura speciale per non vedenti e ipovedenti

Napoli– Il Museo Cappella Sansevero, scrigno barocco nel cuore antico della città, si prepara a un’apertura fuori dall’ordinario. Martedì 17 marzo 2026, dalle 9.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30), andrà in scena la visita tattile “La meraviglia a portata di mano”, un’esperienza esclusiva e gratuita riservata a non vedenti e ipovedenti.

L’iniziativa – promossa dal Museo in stretta collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – ETS APS, Sezione Territoriale di Napoli – nasce con un obiettivo chiaro: abbattere le barriere e rendere il grande patrimonio artistico fruibile anche a chi non può ammirarlo con la vista.Toccare il velo di marmo: il Cristo Velato senza recinzioni.

Cuore della visita sarà il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, uno dei massimi capolavori della scultura mondiale. Per l’occasione, la recinzione protettiva attorno alla statua verrà rimossa: i partecipanti, muniti di guanti di lattice, potranno sfiorare con le dita le incredibili trame marmoree del velo che avvolge il corpo di Cristo, percependo la straordinaria illusionistica leggerezza del tessuto scolpito.

Il percorso proseguirà con l’esplorazione tattile dei due celebri bassorilievi marmorei ai piedi delle statue allegoriche della Pudicizia e del Disinganno, autentici virtuosismi tecnici del Settecento napoletano.Guide non vedenti e formazione specialisticaL’intera esperienza sarà condotta da guide non vedenti formate dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il supporto di Roberta Meomartini, guida turistica specializzata in percorsi tattili.

Prima dell’esplorazione vera e propria, lo staff educativo del Museo offrirà una descrizione introduttiva della Cappella, con particolare attenzione alla figura del principe Raimondo di Sangro, l’eccentrico e geniale committente che ideò il complesso monumentale.

Prenotazione obbligatoria e regole per la tutela delle opereL’ingresso è gratuito ma a posti limitati: è indispensabile prenotare contattando il numero 081.5498834 (lunedì e venerdì 9.00-13.00; martedì, mercoledì e giovedì 9.00-17.00) oppure inviando una mail a uicna@uici.it.

Le prenotazioni saranno accettate fino a esaurimento posti.Ogni visitatore non vedente o ipovedente potrà essere accompagnato da un accompagnatore e/o da un cane guida. Per proteggere le delicate superfici marmoree, durante la fase tattile sarà vietato indossare anelli, bracciali, orologi o altri oggetti che possano graffiare le sculture. Un regalo in braille per concludere l’esperienza.

Al termine del percorso, nella Sacrestia, gli ospiti riceveranno in omaggio una speciale guida in braille dedicata alla Cappella Sansevero, realizzata proprio dal Museo insieme all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.Un appuntamento che va oltre la semplice visita: un gesto concreto di accessibilità e di rispetto per un capolavoro universale.

Sarno, l’assassino del salumiere salvato dal linciaggio

Sarno – Assassino ‘salvato’ dalla polizia da un tentativo di linciaggio dopo aver ucciso Gaetano Russo con dieci coltellate. Le scene riprese con un telefono cellulare fuori dalla salumeria di via Falciani stanno facendo il giro del web.

Riprendono l’arrivo di una volante della polizia e l’intervento di un uomo che si è appreso essere un carabiniere in borghese mentre intimano a Sirica di aprire la porta e uscire dal negozio.

Le urla dei familiari accorsi davanti al negozio, i figli che inveiscono e le forze dell’ordine che dopo aver afferrato Andrea Sirica, 35 anni, pluripregiudicato per reati di droga, stentano a malapena a trattenerlo e a sottrarlo ai calci e ai pugni dei figli di Gaetano Russo.

Sirica tenta di sottrarsi alle botte ma anche ai poliziotti che non riescono a strappare l’assassino alle grinfie dei familiari.

Dopo circa tre minuti, Sirica viene messo di forza della volante della polizia e portato in commissariato.

Mentre continuano le urla strazianti dei figli e della moglie di Gaetano Russo che giace riverso dietro il bancone della sua salumeria-panificio in una pozza di sangue, senza vita.

Sirica, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva bussato alla porta del negozio verso le 00,45 della notte tra lunedì e martedì. Nel negozio c’erano Gaetano Russo e la figlia 19enne, contro la quale il pregiudicato si era scagliato. E proprio per difendere la ragazza il salumiere è stato aggredito da Andrea Sirica che ha afferrato un coltello dal bancone e ha cominciato a pugnalarlo.

La giovane figlia del salumiere ha tentato di difendere il padre ma non ci è riuscita.

A quel punto le urla, le richieste di soccorso e la chiamata alla polizia del vicino commissariato.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, come si vede dal video amatoriale, Sirica era ancora barricato dentro.

Due poliziotti e un carabiniere in borghese gli hanno urlato di aprire la e uscire. Con un calcio hanno sfondato la porta e tirato fuori il pregiudicato che a quel punto è stato aggredito dai un gruppo di familiari della vittima.

Quando Sirica era già a terra e ammanettato i figli della vittima hanno cominciato a colpirlo, a urlargli contro. Attimi interminabili fino a quando gli agenti sono riusciti a trascinare il 35enne in auto e a sottrarlo dal tentativo di linciaggio.

Traffico di droga tra Napoli e la Sila: chiuse le indagini su 7.

Napoli – Un presunto circuito di spaccio “strutturato” e continuo, capace di muoversi tra l’area montana del Reventino e della Sila Piccola e di agganciare canali di rifornimento fuori regione, fino alla Campania, è finito al centro della chiusura indagini notificata nelle ultime ore dai carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli. Sette persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e la contestuale informazione di garanzia: l’ipotesi di reato, a vario titolo, è detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lamezia Terme e diretta dal procuratore capo facente funzioni Vincenzo Quaranta, è stata battezzata “Reventino in Lockdown”. Un nome che richiama – sottolineano gli investigatori – la fase delle restrizioni per la pandemia Covid-19: periodo nel quale, secondo l’impostazione accusatoria, l’attività di cessione sarebbe andata avanti nonostante controlli e limitazioni.

La mappa dell’indagine: dai centri del Catanzarese fino a Napoli e Caivano

Il baricentro dell’attività contestata sarebbe nei comuni di Soveria Mannelli, Decollatura e Carlopoli (Catanzaro) e a Colosimi (Cosenza), con un bacino di acquirenti composto “per lo più” da assuntori residenti nell’area montana tra Reventino e Sila Piccola.

Ma la geografia ricostruita dagli inquirenti si allarga: tra le tappe citate compaiono anche Lamezia Terme, Catanzaro e Cosenza. E, soprattutto, emergono ramificazioni extraregionali che – sempre secondo l’accusa – avrebbero portato gli investigatori fino alla provincia di Benevento, in particolare Sant’Agata de’ Goti, e in due luoghi simbolo delle grandi piazze di spaccio campane: il quartiere Secondigliano di Napoli e il Parco Verde di Caivano.

Oltre 250 cessioni e tre sostanze: marijuana, eroina e cocaina

Il periodo scandagliato dagli investigatori va da settembre 2020 a marzo 2021. In quei mesi, l’accusa sostiene di aver documentato oltre 250 episodi di spaccio, con sostanze di diverso tipo: marijuana, eroina e cocaina. La distribuzione, viene contestato, sarebbe stata “sistematica e continuativa”, con modalità tali da far parlare gli investigatori di una filiera non episodica ma organizzata.

Linguaggio criptico e intercettazioni: così sarebbe stata ricostruita la “catena” dello spaccio

Un passaggio centrale, nell’impianto investigativo, è rappresentato dalle intercettazioni. Gli indagati, si legge, avrebbero usato tra loro un linguaggio criptico, utile a schermare riferimenti diretti a droga e consegne. Nonostante questo, per gli inquirenti le captazioni avrebbero consentito di ricostruire le fasi dell’approvvigionamento e le successive modalità di cessione agli assuntori, fino a delineare ruoli e movimenti lungo la rete.

Dalle case alle consegne “su strada”: i modus operandi contestati

Il presunto spaccio non sarebbe stato gestito in modo uniforme. L’indagine descrive almeno due schemi principali:

alcuni indagati avrebbero iniziato a cedere la sostanza all’interno delle proprie abitazioni, per poi spostarsi successivamente su una modalità itinerante, ritenuta più “sicura” per ridurre il rischio di individuazione

altri avrebbero operato esclusivamente in forma itinerante, lungo i tragitti tra luogo di rifornimento e abitazioni degli acquirenti

È una dinamica che – nella lettura investigativa – evidenzia adattamento e cautela operativa: cambiare scenari e routine per sottrarsi ai controlli, soprattutto in un periodo in cui il contesto pandemico aumentava l’attenzione su spostamenti e presenze sul territorio.

Pagamenti quasi sempre cash: un solo caso di elettronico

Sul fronte economico, l’accusa parla di pagamenti quasi esclusivamente in contanti, con una regola rigida: niente “crediti” agli acquirenti. Fa eccezione, viene evidenziato, un singolo episodio nel quale sarebbe stato riscontrato l’uso di un sistema di pagamento elettronico per acquistare lo stupefacente: un dettaglio che, per gli investigatori, rappresenta un’anomalia in un quadro dominato dalla scelta del cash, più difficile da tracciare.

Perché si è arrivati all’inchiesta

L’attività dei carabinieri sarebbe partita da un dato ritenuto allarmante: un incremento del fenomeno dello spaccio, registrato in particolare tra Soveria Mannelli, Decollatura, Carlopoli e le aree limitrofe. Da qui, la decisione dell’Arma di avviare un’azione mirata di contrasto, poi confluita nell’operazione “Reventino in Lockdown” e, oggi, nella formale chiusura delle indagini nei confronti dei sette indagati.

Tenta il suicidio per debiti: salvato dalla Polizia a Casapulla

Casapulla  – Alle 11.44, un uomo di 43 anni residente a Casapulla, nel Casertano, ha contattato la Sala Operativa del Commissariato di Santa Maria Capua Vetere annunciando il suo intento suicida. Sposato e padre di due figli, l’uomo ha confessato di essere in grave difficoltà economica, al punto da aver preparado un pericoloso congegno domestico con una stufa a gas.

L’ascolto e l’intervento rapido
L’operatore di turno ha immediatamente avviato un ascolto empatico e una mediazione telefonica, raccogliendo le informazioni essenziali sulla residenza. Una volta individuato l’indirizzo a Casapulla, una pattuglia della Polizia di Stato è intervenuta sul posto.

Il salvataggio e le cure mediche

Gli agenti sono riusciti ad accedere all’abitazione e a dialogare con l’uomo, convincendolo a desistere dal gesto. Trasportato in ospedale dal personale del 118, il 43enne è ora sotto osservazione medica. L’episodio sottolinea l’importanza dei servizi di emergenza nel gestire crisi personali estreme.

Regali di San Valentino made in Campania: sapori e arte

San Valentino si avvicina e scegliere il giusto dono può trasformare un semplice gesto in un momento indimenticabile. I regali San Valentino che arrivano dalla Campania sono idee perfette per chi desidera coniugare romanticismo, autenticità e tradizione locale. Tra idee regalo San Valentino artigianali e proposte esperienziali uniche, questa regione del Sud Italia offre spunti originali per sorprendere chi ami con prodotti e attività che raccontano storie di sapori, arte e cultura.

Regali Esperienziali: cultura e momenti da condividere

Una delle proposte più interessanti tra i regali San Valentino made in Campania è senza dubbio la Campania>ArteCard x Gay-Odin, una box regalo esclusiva che unisce cultura e gusto. Questa edizione speciale permette di regalare un abbonamento annuale alla Campania>ArteCard, il pass che consente l’accesso a oltre 80 siti culturali, musei e parchi archeologici della regione, insieme a cioccolatini artigianali della storica fabbrica napoletana Gay-Odin.

Regalare questa combinazione significa offrire un’esperienza memorabile da vivere tutto l’anno, perfetta per coppie che amano l’arte, l’archeologia e le bellezze storiche di città come Napoli, Pompei ed Ercolano.

Sapori Campani: dolci, specialità e confezioni gourmet

Tra le idee regalo San Valentino artigianali più apprezzate non possono mancare i prodotti gastronomici tipici del territorio:

  • Cioccolatini artigianali “Cuore DiVino” prodotti in Campania, con cioccolato fondente e un cuore aromatizzato al vino Lacryma Christi del Vesuvio, un accostamento romantico di sapore e territorio.
  • Prodotti gastronomici locali in cesti regalo, come miele, marmellate e conserve, che raccontano l’autenticità della tradizione culinaria campana e possono impreziosire una cena romantica.
  • Proposte come Emporio San Valentino con confezioni di spezie e ingredienti selezionati (sale rosso, pepe rosa, petali di rosa essiccati), ideali per chi ama sperimentare in cucina e celebrare l’amore anche attraverso i sapori.

Queste idee trasformano i regali San Valentino in esperienze sensoriali: dal gusto alla vista, ogni prodotto racconta un pezzo di Campania e dell’artigianalità locale.

Artigianato e Design: pezzi unici con valore simbolico

Le idee regalo San Valentino artigianali non si esauriscono con il cibo: la Campania vanta una lunga tradizione di artigianato artistico e manufatti di qualità. Attraverso portali dedicati come Handmade Campania, è possibile scoprire botteghe e creatori che realizzano oggetti unici: dalle ceramiche artistiche alle lavorazioni in vetro, dal cuoio alla seta, fino agli strumenti musicali artigianali.

Questi oggetti sono perfetti per chi cerca regali capaci di durare nel tempo e di evocare il legame con un luogo speciale. Un pezzo artigianale può diventare un simbolo tangibile di affetto e personalità, ideale tra le idee regalo San Valentino artigianali per chi desidera un dono con significato profondo