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Santobono, sit-in dei sanitari contro la chiusura del parcheggio per i dipendenti

Protesta annunciata all’ospedale pediatrico Santobono, dove mercoledì alle 10.30 è previsto un sit-in degli operatori sanitari contro la chiusura del parcheggio riservato ai dipendenti. L’iniziativa è promossa dai sindacati FP CGIL Campania, CISL FP, UIL FP e FIALP, che denunciano una decisione destinata ad avere ricadute pesanti sull’organizzazione del lavoro e sulle condizioni del personale.

Per le sigle sindacali si tratta di “una scelta grave e inaccettabile che produrrà pesanti disagi al personale sanitario, già sottoposto a carichi di lavoro elevatissimi e impegnato quotidianamente a garantire assistenza e continuità delle cure ai piccoli pazienti”. La chiusura del parcheggio, secondo quanto comunicato, entrerà in vigore dal 12 gennaio, data che ha acceso ulteriormente la protesta.

“Abbiamo organizzato questa iniziativa anche e soprattutto per informare i cittadini sulle gravi ripercussioni che potrebbero esserci dal 12 gennaio, giorno in cui la direzione dell’ospedale ha deciso di inibire l’ingresso al parcheggio”, spiega Antimo Morlando, segretario sanità pubblica FP CGIL Campania. “È necessario mettere medici, infermieri e operatori sanitari nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con serenità e dignità”.

La decisione era stata comunicata alla vigilia di Natale e viene definita dai sindacati come “un vero e proprio regalo avvelenato per lavoratrici e lavoratori che, anche durante le festività, assicurano un servizio pubblico essenziale con grande senso di responsabilità”. La chiusura del parcheggio colpisce in particolare il personale che prende servizio alle 7 del mattino per garantire il cambio turno con i colleghi della notte, mettendo a rischio l’organizzazione del lavoro e il diritto a condizioni operative adeguate.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori si tratta di “una decisione unilaterale, assunta senza alcun confronto sindacale e senza la ricerca di soluzioni alternative”, che dimostra “una totale mancanza di attenzione verso chi manda avanti ogni giorno l’ospedale”. Il sit-in di mercoledì punta ora a riportare la questione al centro del dibattito pubblico, chiedendo risposte concrete dalla direzione del Santobono.

Fico riunisce la Giunta a Santa Lucia: bilancio e politiche sociali al centro

Prima riunione informale per la nuova Giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico. L’incontro si è svolto oggi a Palazzo Santa Lucia e ha segnato l’avvio operativo del lavoro dell’esecutivo regionale, con l’obiettivo di definire metodo e priorità dei prossimi mesi.

“Si è trattato di un primo incontro per impostare in modo subito operativo e collegiale il lavoro che ci attende nei prossimi mesi”, afferma Fico in una nota diffusa al termine della riunione. “Abbiamo avviato un percorso che non nasce oggi ma rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno che come coalizione abbiamo già deciso di intraprendere e che ora si consolida grazie alla squadra di governo”.

Il presidente indica con chiarezza la direzione dell’azione amministrativa. “Focalizzeremo gli sforzi sulle priorità della Campania, dal rafforzamento della sanità al miglioramento del sistema dei trasporti e al supporto alle imprese, dalla tutela dell’ambiente al contrasto alle diseguaglianze, mettendo in primo piano l’interesse collettivo”, sottolinea. “Lo faremo con serietà e determinazione, attraverso un lavoro quotidiano basato sull’ascolto e sulla responsabilità, con lo sguardo sempre puntato sulla difesa dei diritti delle persone”.

Fico rimarca anche il clima interno alla nuova Giunta. “Ringrazio gli assessori per il confronto di oggi. Ispireremo il nostro lavoro a un fondamentale spirito di squadra, collaborando in modo coeso e sinergico per raggiungere gli obiettivi comuni che insieme ci siamo prefissati. Auguro a noi tutti buon lavoro”.

Sul tavolo, già dalle prossime settimane, le prime scelte concrete. In cima all’agenda c’è l’approvazione del bilancio regionale, per il quale è scattato l’esercizio provvisorio, con l’intenzione di portarlo in Giunta entro la fine del mese e arrivare al via libera del Consiglio regionale entro febbraio. Scuola e politiche sociali completano il quadro delle priorità immediate del nuovo corso a Palazzo Santa Lucia.

Cultura, maxi-concorso da 1.800 posti: il Ministero assume a tempo indeterminato

Roma– Il Ministero della Cultura (MiC) apre le porte a 1.800 nuovi collaboratori. È stato ufficialmente pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di personale non dirigenziale da inquadrare nell’Area Assistenti.

La procedura, gestita dalla Commissione RIPAM in collaborazione con Formez PA, rappresenta una delle più imponenti manovre di reclutamento degli ultimi anni nel settore dei beni culturali.

I due profili ricercati: tra accoglienza e competenza tecnica

Il concorso non è unico, ma si divide in due percorsi professionali distinti. I candidati dovranno scegliere con cura per quale codice concorrere, poiché è ammessa la partecipazione a un solo profilo:

Codice 01 (1.500 posti): Assistente per la tutela, accoglienza e vigilanza. È la figura chiave per la gestione quotidiana di musei e siti archeologici, focalizzata sulla sicurezza e sul supporto al pubblico.

Codice 02 (300 posti): Assistente tecnico per la tutela e la valorizzazione. Un profilo più operativo e specialistico, destinato al supporto delle attività di conservazione e restauro.

Requisiti: basta il diploma (ma serve la PEC)

Per accedere alla selezione è sufficiente il diploma di istruzione secondaria di secondo grado (maturità); non è dunque richiesto il titolo universitario. Restano fermi i requisiti generali per il pubblico impiego: cittadinanza italiana o UE, idoneità fisica e godimento dei diritti civili e politici.

Il vero spartiacque burocratico è però digitale: la domanda si presenta esclusivamente sul Portale inPA (previa autenticazione SPID/CIE/CNS), ma è tassativo il possesso di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) personale. Senza PEC, il candidato non potrà ricevere le comunicazioni legali e ufficiali, rischiando l’esclusione.

La prova d’esame: un unico test “lampo”

Niente prove orali o preselettive infinite. Il concorso si deciderà con un’unica prova scritta informatizzata: 40 quesiti a risposta multipla da risolvere in 60 minuti. Il test sarà così strutturato:

10 quesiti comuni (Diritto amministrativo, penale, inglese e informatica);

15 quesiti specialistici (Marketing e sicurezza per il Codice 01; Archeologia e storia dell’arte per il Codice 02);

7 quesiti di logica;

8 quesiti situazionali per valutare le reazioni del candidato in contesti lavorativi pratici.

Il punteggio minimo per risultare idonei è di 21/30. Attenzione: l’amministrazione ha già confermato che non verrà pubblicata alcuna banca dati prima dell’esame.

Scadenze e costi
Il tempo stringe: gli interessati hanno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione sul portale inPA per inviare la propria candidatura. È previsto il versamento di una quota di partecipazione di 10 euro.

Una volta stilate le graduatorie territoriali, i vincitori potranno scegliere la sede di destinazione in base al punteggio ottenuto. Grazie al meccanismo dello scorrimento delle graduatorie, inoltre, si aprono spiragli anche per gli idonei non vincitori in caso di rinunce.

Vuoi prepararti al meglio per questo concorso? Posso aiutarti ad approfondire le materie specifiche del profilo che hai scelto (Codice 01 o 02) o spiegarti come attivare correttamente la PEC.

Calza della Befana a prova di denti dei bambini: i consigli della dentista pediatrica Alessia Polverino

La Befana è una tradizione amatissima dai bambini italiani: ogni anno, il 6 gennaio, le case si riempiono di calze piene di dolci, caramelle e piccoli regali. Ma tra cioccolatini e leccornie, spesso ci si dimentica di quanto gli zuccheri possano mettere a rischio i denti dei più piccoli.

Per questo abbiamo intervistato la dott.ssa Alessia Polverino, dentista pediatrica del Centro Smile Dental, che ci spiega come preparare una calza della Befana golosa ma sicura per i denti dei bambini. Con i suoi consigli, genitori e caregiver potranno scegliere dolci più amici del sorriso e alternative creative, senza rinunciare al divertimento della tradizione.

Dottoressa, come preparare una calza della Befana che sia golosa ma sicura per i denti dei bambini?

“La calza della Befana può essere divertente e dolce senza mettere a rischio la salute dei denti dei bambini. È importante scegliere dolci meno cariogeni, come cioccolato fondente, caramelle senza zucchero e chewing gum allo xilitolo. Allo stesso tempo, inserire giochi educativi, libri, puzzle o piccoli materiali creativi nella calza permette di bilanciare i dolci, rendendo il momento della Befana più sano e stimolante per i bambini.”

Quali accorgimenti pratici possono aiutare a proteggere i denti dopo aver mangiato i dolci della calza?

“Dopo aver gustato i dolci della Befana, è utile bere un bicchiere d’acqua per rimuovere residui di zucchero dai denti. È consigliabile lavare i denti circa 20-30 minuti dopo per non danneggiare lo smalto quando è più fragile. Per rendere l’igiene orale più divertente, si possono inserire nella calza spazzolini colorati o dentifrici adatti ai bambini, così il momento della pulizia diventa un gioco e aiuta a creare buone abitudini quotidiane.”

La calza della Befana resta un momento di gioia per i bambini, ma con qualche accortezza si può trasformare anche in un’occasione educativa per abituarli a scelte più salutari. Con i consigli della dott.ssa Alessia Polverino, è possibile combinare dolcezza, divertimento e salute dentale, per un sorriso felice anche dopo le feste.

Luciano Carotenuto

Officina 99, dopo l’intervento dei carabinieri tornano le ipotesi di sgombero

Si riaffacciano, a Napoli, le ipotesi di sgombero per Officina 99, storico centro sociale di via Gianturco attivo dal 1991. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno trasmesso a Palazzo San Giacomo una segnalazione formale in cui si chiede di valutare la chiusura forzata o lo sgombero della struttura, ritenuta occupata abusivamente e priva delle necessarie autorizzazioni per la somministrazione di bevande e lo svolgimento di eventi aperti al pubblico.

La vicenda prende le mosse da un intervento avvenuto nella notte del 14 dicembre, quando un uomo si è sentito male durante un evento musicale all’interno dello spazio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, affiancati dai carabinieri, che hanno riscontrato la presenza di numerose persone e proceduto all’identificazione di alcuni organizzatori. Gli accertamenti successivi hanno portato alla conferma, da parte del Comune, dell’occupazione abusiva dell’immobile e dell’assenza di titoli autorizzativi.

Sulla base di questi elementi, l’Arma ha informato l’autorità giudiziaria e sollecitato una valutazione da parte del sindaco Gaetano Manfredi, evidenziando potenziali criticità legate alla sicurezza pubblica, all’affollamento e al consumo di alcol o sostanze stupefacenti durante eventi non autorizzati. Da Palazzo San Giacomo, tuttavia, sarebbe arrivata una presa di posizione chiara: sul piano politico non vi sarebbe, al momento, alcuna volontà di procedere allo sgombero.

Il caso Officina 99 si inserisce in un quadro più ampio che, negli ultimi mesi, ha visto diversi centri sociali storici finire al centro di provvedimenti di sgombero o sfratto. A Milano è stato avviato lo sgombero del Leoncavallo, mentre a Torino si è arrivati alla chiusura dell’Askatasuna. Decisioni maturate in città amministrate dal centrosinistra, ma in un contesto politico nazionale che ha spinto le amministrazioni locali a non intervenire direttamente.

Alla ricostruzione delle forze dell’ordine ha replicato Officina 99, respingendo l’idea che la vicenda configuri un problema di ordine pubblico. In un comunicato, il centro sociale sottolinea come l’intervento del 118 sia stato richiesto dagli stessi organizzatori dell’evento, definendolo un atto di responsabilità. Rivendica inoltre oltre trent’anni di attività culturali, musicali e sociali in un’area della città priva di spazi pubblici di aggregazione e contesta l’applicazione di criteri differenti rispetto a locali privati o grandi eventi.

Secondo Officina 99, il richiamo alla sicurezza rappresenterebbe una scelta politica inserita in una più ampia stagione di sgomberi e misure repressive contro le realtà di socialità autogestita. Nel testo si chiede al Comune di Napoli di assumere una posizione chiara sul modello di città da perseguire. Al momento, non risulta alcun provvedimento di sgombero in atto e la partita resta aperta.

Napoli, intercettati con quasi 7 chili di droga in autostrada, arrestati due salernitani

Napoli– Un tentativo di fuga durato pochi chilometri, poi l’alt e la scoperta del carico illecito. È finito con le manette ai polsi il viaggio di due uomini, entrambi originari della provincia di Salerno, arrestati dalla Polizia di Stato con l’accusa di trasporto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata lo scorso 29 dicembre lungo le arterie che collegano l’autostrada ai comuni a nord di Napoli. Le pattuglie della Sottosezione Polizia Stradale di Napoli Nord e quella di Angri, impegnate in un servizio di vigilanza coordinato, hanno notato un’utilitaria sospetta che procedeva in direzione sud. Alla vista degli agenti, il conducente ha effettuato una manovra repentina, lasciando l’autostrada A1 e dirigendosi verso lo svincolo di Casalnuovo di Napoli, nel chiaro tentativo di far perdere le proprie tracce e sottrarsi al controllo.

La mossa non ha però colto di sorpresa gli operatori della Stradale, che hanno raggiunto e bloccato il veicolo poco dopo. È stato l’evidente nervosismo mostrato dai due occupanti durante l’identificazione a spingere gli agenti ad approfondire le verifiche con una perquisizione veicolare. L’intuito investigativo ha trovato subito riscontro: occultata sotto il sedile del passeggero, i poliziotti hanno rinvenuto una borsa contenente ben 12 panetti di sostanza stupefacente.

Le successive analisi hanno confermato che si trattava di cannabinoidi, per un peso complessivo di circa 6,7 chilogrammi. Insieme alla droga, sono stati trovati e sequestrati circa 700 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

Su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, che ha coordinato l’attività, i due salernitani sono stati tratti in arresto e condotti presso la Casa Circondariale “G. Salvia” di Poggioreale. Oltre alla droga e al denaro, è scattato il sequestro anche per l’autovettura utilizzata per il trasporto.

Folli ad Afragola: 34enne fuori controllo si scaglia contro i poliziotti

Afragola – Un sabato di ordinaria follia quello vissuto ad Afragola, dove un intervento della Polizia di Stato si è trasformato in una vera e propria colluttazione tra le mura domestiche. Un uomo di 34 anni, di origini napoletane, è finito in manette con l’accusa di resistenza a Pubblico Ufficiale dopo aver dato vita a una violenta escalation di aggressività.

L’intervento e la violenza Tutto ha avuto inizio a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa del Commissariato locale. La nota radio indicava un soggetto in forte stato di agitazione all’interno di un’abitazione. Quando gli agenti sono giunti sul posto per riportare la calma, la situazione è rapidamente precipitata: alla vista delle divise, il 34enne non ha esitato a lanciare insulti e minacce, tentando ripetutamente di colpire i poliziotti.

Tensione in Commissariato Bloccare l’uomo non è stato semplice. Solo dopo una strenua resistenza e con non poche difficoltà, gli operatori sono riusciti a immobilizzarlo e a condurlo presso gli uffici di polizia. Tuttavia, il trasferimento in Commissariato non è bastato a placare la sua furia. Anche davanti agli agenti in ufficio, l’indagato ha proseguito nella sua condotta violenta, rinnovando minacce e tentativi di aggressione fisica.

Il provvedimento Data la gravità del comportamento e il perdurare dell’atteggiamento ostile, per il 34enne sono scattate inevitabilmente le manette. L’arresto è stato formalizzato per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale, mettendo fine a un pomeriggio di alta tensione che ha messo a dura prova la sicurezza degli operatori intervenuti.

Far West in A14: commando assalta portavalori e sventra il blindato con l’esplosivo. Bottino da 400mila euro

Ortona – Scene da film d’azione e minuti di puro terrore questa mattina sull’autostrada A14. Un commando paramilitare, composto da almeno 4 o 5 persone, ha messo a segno un assalto spettacolare a un furgone portavalori all’altezza di Ortona, nel Chietino, riuscendo a fuggire con un bottino stimato in circa 400mila euro.

Il blitz è scattato intorno alle 6:30, sulla carreggiata in direzione nord. Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la banda ha agito con freddezza e precisione militare. I rapinatori hanno trasformato il tratto autostradale in una trappola: prima hanno cosparso l’asfalto di chiodi a tre punte per bucare gli pneumatici, poi hanno sbarrato la strada posizionando un mezzo pesante di traverso, bloccando di fatto ogni via di fuga al blindato.

Per costringere il mezzo a fermarsi, il commando non ha esitato ad aprire il fuoco. Diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi sia in aria a scopo intimidatorio, sia direttamente contro il veicolo di sicurezza. Una volta immobilizzato il portavalori, la violenza è salita di livello: i malviventi hanno utilizzato un ordigno esplosivo per scardinare le portiere e accedere alla cassaforte interna, il tutto mentre le guardie giurate si trovavano ancora, terrorizzate, all’interno dell’abitacolo. Fortunatamente, non si registrano feriti tra il personale di vigilanza, che è uscito illeso dall’inferno di fuoco e lamiere.

Consumato il colpo, i banditi si sono dati alla fuga a bordo di tre auto di grossa cilindrata, abbandonando la scena ad alta velocità. La corsa è terminata poco dopo, al chilometro 398, dove le vetture utilizzate per l’assalto sono state ritrovate: due di esse erano state date alle fiamme per cancellare ogni traccia biologica o impronta digitale.

Al momento è in corso una vasta caccia all’uomo in tutto il territorio limitrofo. Non è ancora chiaro se il gruppo criminale abbia proseguito la fuga a piedi attraverso le campagne circostanti o se, come probabile, ci fosse un quarto veicolo “pulito” con un complice ad attenderli per portarli lontano dalla zona rossa. Sul posto operano gli agenti della Polizia Stradale e la Scientifica per i rilievi del caso.

Ercolano, ingerisce acido muriatico: soccorsi in ritardo per mancanza di ambulanze

Ercolano – Un grave episodio di emergenza sanitaria si sarebbe verificato nel pomeriggio dello scorso 4 gennaio a Ercolano. Una persona, in forte stato depressivo, avrebbe tentato un gesto autolesionistico ingerendo acido muriatico. A rendere nota la vicenda è stata l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha diffuso la segnalazione attraverso i propri canali social.

Secondo quanto denunciato, al momento della richiesta di aiuto non era disponibile alcuna ambulanza sul territorio dell’ASL Napoli 3 Sud. Sul posto è intervenuta soltanto l’automedica di Ercolano, costretta a prestare le prime cure senza la possibilità di trasportare il paziente. L’ambulanza è giunta solo dopo circa venti minuti, permettendo il trasferimento dell’uomo in codice rosso all’Ospedale del Mare.

L’episodio, sottolinea l’associazione, rappresenta l’ennesima conferma delle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza. Da giorni, infatti, si segnalano situazioni di forte sofferenza nei Pronto Soccorso degli ospedali Maresca e Castellammare di Stabia, dove le ambulanze resterebbero bloccate anche per oltre 36 ore, riducendo drasticamente la copertura dei mezzi sul territorio.

Una gestione che, secondo Nessuno Tocchi Ippocrate, mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del 118, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale immediato per garantire il diritto alla salute e a soccorsi tempestivi in tutta l’area dell’ASL Napoli 3 Sud.

Lotteria Italia venduti 9,6milioni di biglietti mai così tanti in 15 anni

Roma – Conto alla rovescia per l’estrazione finale della Lotteria Italia, in onda domani su Rai 1. Boom di vendite: 9,6 milioni di biglietti staccati, il massimo da 15 anni, secondo i dati Agimeg. Un +10% rispetto all’edizione 2024-2025 (8,6 milioni), che promette più premi e sorprese.

L’abbinamento con Affari Tuoi, condotto da Stefano De Martino, ha funzionato alla grande. Con l’aumento delle vendite, si prevede un balzo dei premi totali: almeno 300 contro i 280 dello scorso anno, o premi più ricchi. Novità di quest’edizione: un Premio Speciale da 300.000 euro, assegnato in anticipo via procedura dedicata.

Il primo premio resta da 5 milioni di euro, esentasse, con 180 giorni per riscuotere dal Bollettino Ufficiale (scadenza intorno a luglio). Attenzione: dal 2002, 32 milioni di euro non reclamati! Record negativo nel 2008, con un primo premio da 5 milioni perso a Roma, che valse due superpremi l’anno dopo.

Campania sul podio: la mappa della fortuna

Lazio, Lombardia e Campania dominano le vincite dal 2000. Ecco la classifica dei primi premi (26 totali):

Lazio: 8

Lombardia: 5

Campania: 4

Emilia-Romagna e Veneto: 2 ciascuna

Marche, Piemonte, Liguria, Friuli V.G., Sicilia: 1 ciascuna

Dieci regioni a secco: Valle d’Aosta, Toscana, Basilicata, Trentino A.A., Abruzzo, Puglia, Umbria, Molise, Calabria, Sardegna.

Per i premi di prima categoria (138 totali, 265 milioni di euro), Roma guida con 26, seguita da Milano (10), Napoli e Torino (7 ciascuna). Nessun ricco premio in Valle d’Aosta, Trentino, Molise, Basilicata e Sardegna.

Napoli, distorsione a caviglia per Neres, Inter a rischio

Sospiro di sollievo per il Napoli e per David Neres. Le notizie che arrivano dopo gli esami strumentali alla clinica di Pineta Grande sono abbastanza confortanti.

“David Neres, infortunatosi nel corso del match contro la Lazio, si è sottoposto oggi a esami strumentali presso il Pineta Grande Hospital”. Lo annuncia il Napoli in una nota. La diagnosi è di trauma distorsivo alla caviglia sinistra. Il calciatore azzurro, fanno sapere dal club, ha già iniziato l’iter riabilitativo, a rischio il big match di domenica contro l’Inter.

Conte spera nel miracolo di un recupero lampo. Di certo il brasiliano non sarà in campo mercoledì al Maradona contro il fanalino di coda Verona. Sarà lui stesso a valutare insieme con lo staff medico un suo eventuale impiego domenica sera al Meazza.

29enne israeliano arrestato a San Nicola la Strada per spaccio di hashish

San Nicola la Strada – Nella prima mattinata di ieri, 4 gennaio 2026, i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in flagranza un 29enne di origini israeliane, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione illecita di sostanza stupefacente.

L’operazione è scattata nel corso di un servizio mirato al contrasto e alla prevenzione dello spaccio di droga nel comune di San Nicola la Strada. I militari hanno sottoposto l’uomo, domiciliato nel centro cittadino, a perquisizione personale e domiciliare d’iniziativa, rinvenendo nella sua disponibilità diversi elementi riconducibili all’attività di spaccio.

In particolare, sul letto dell’indagato sono stati trovati circa 18 grammi di hashish suddivisi in numerose dosi pronte per la cessione, unitamente a 16 euro in contanti, ritenuti provento di una recente vendita. Non lontano sono stati sequestrati anche un bilancino elettronico di precisione e materiale utile al confezionamento delle singole dosi.

La sostanza stupefacente, il denaro e il materiale rinvenuto sono stati posti sotto sequestro e custoditi in attesa del deposito presso gli uffici giudiziari competenti. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza dell’Arma, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto il giudizio direttissimo.

Perché la Befana porta carbone? Leggende e simbolismi partenopei

La tradizione della Befana e carbone è una delle più evocative del folklore italiano legato all’Epifania: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchina più famosa d’Italia visita le case dei bambini portando dolci o carbone nelle calze appese. Ma perché la Befana porta carbone? Più che un semplice gesto di “punizione”, questa usanza affonda le sue radici in una combinazione di simbolismi antichi, usanze popolari e significati morali.

Origine della Befana: tra Epifania e folklore

La figura della Befana ha origini complesse, intrecciando diversi fili culturali. Secondo il racconto più noto, quando i Re Magi viaggiavano alla ricerca del Bambino Gesù chiesero aiuto a una donna anziana: ella rifiutò, impegnata nei lavori domestici. Pentita, in seguito raccolse regali per il Bambino e andò a cercarlo, senza però riuscire a trovarlo. Da allora, la Befana visita ogni anno le case dei bambini per portare loro doni nella speranza di trovare il Bambino Gesù.

Il nome stesso sembra derivare da Epifania, la festa cristiana del 6 gennaio che celebra la manifestazione divina ai Re Magi; questo collegamento ha contribuito a inserire la Befana nel calendario delle festività italiane come figura simbolica della conclusione del periodo natalizio.

Il significato del carbone della Befana

Il Carbone della Befana ha un duplice significato: all’origine non era un simbolo di punizione, ma piuttosto un richiamo a usanze stagionali di rinnovamento e trasformazione.

In molte culture contadine il carbone e il fuoco, come nei falò di fine anno, rappresentano la purificazione e il passaggio da un ciclo a un altro. Bruciare residui dell’anno vecchio simboleggiava la speranza di lasciare alle spalle le difficoltà e prepararsi per un nuovo inizio. È probabile che questo elemento rituale si sia poi inserito nelle celebrazioni dell’Epifania, mescolandosi a significati religiosi e popolari.

Con l’affermazione della tradizione cristiana, il carbone si è gradualmente caricato di una simbologia morale: i bambini “cattivi” trovano carbone nella calza, mentre i “buoni” ricevono dolci e regali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi moderni il carbone non è vero carbone, ma caramelle a forma di carbone, dolci di zucchero colorati di nero, un modo giocoso di mantenere viva la tradizione senza dispiaceri reali per i più piccoli.

Carbone come simbolo morale e pedagogico

La tradizione di lasciare (o fingere di lasciare) carbone nella calza della Befana ha anche un significato educativo: serve come metafora del comportamento durante l’anno. La vecchina, figura ambivalente tra benevolenza e ammonimento, “giudica” simbolicamente i bambini: la presenza del carbone diventa uno stimolo a riflettere sulla propria condotta, un invito a migliorare.

In realtà, per moltissime famiglie italiane il carbone è ormai un elemento di gioco: i bambini discutono se il carbone sia vero o dolce, aggiungendo un pizzico di suspense e divertimento alla mattina dell’Epifania.

Simbolismi più ampi: il ciclo della vita e il tempo che passa

Al di là del semplice castigo simbolico, il carbone nella tradizione della Befana si collega anche a tematiche più profonde:

  • Cronologia del tempo: la Befana stessa, con il suo aspetto di vecchia avvolta in abiti semplici e logori, rappresenta l’anno appena trascorso: vecchio, consumato e pronto a essere lasciato indietro.
  • Rituali di purificazione: la scopa che la Befana usa per entrare nelle case e, in alcune narrazioni, per spazzare via il vecchio anno è un forte simbolo di “pulizia” e rinnovamento.
  • Fusione di tradizioni: elementi pagani (come i falò di fine anno) si mescolano con il significato cristiano dell’Epifania, creando una figura ricca di stratificazioni simboliche.

La Befana nella cultura popolare e partenopea

Seppure oggi la tradizione sia nazionale, in molte regioni la Befana assume sfumature locali: dalle celebrazioni a Urbania, indicata come la “città natale” della Befana con eventi pubblici e mercati, alle filastrocche e canti che accompagnano la vigilia dell’Epifania.

In contesti partenopei e meridionali, così come nel resto d’Italia, l’attesa per la Befana è anche un momento di condivisione familiare: la preparazione delle calze, la scelta dei doni, il dialogo con i bambini sul significato di ciò che troveranno la mattina dell’Epifania intrecciano folklore e vita quotidiana.

Napoli, la protesta corre (piano) sulla Tangenziale: «Stop ai rincari, non siamo un bancomat»

Napoli– Un lungo serpentone di auto e moto a passo d’uomo per dire “no” all’ennesimo rincaro. La Tangenziale di Napoli è tornata teatro di protesta questa mattina, quando un corteo lento ha attraversato l’arteria cittadina per contestare l’adeguamento tariffario previsto per il 1° gennaio 2026, che porterebbe il costo del pedaggio a 1,05 euro.

La mobilitazione, partita alle 10.15 da Fuorigrotta, ha visto convergere esponenti politici, legali e figure simbolo del civismo napoletano. In testa al corteo, i motociclisti RaNaples – con l’immancabile maschera da ranocchia – e Ducati Bunny, seguiti da decine di cittadini che chiedono la liberalizzazione della tratta.

Una città penalizzata

«I cittadini sono stanchi di pagare per non avere servizi in cambio», ha dichiarato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, promotore dell’iniziativa. «Dal 2026 pagheremo di più per l’inflazione, ma sulla Tangenziale restano le code, i cantieri infiniti e la carenza di manutenzione. È inaccettabile che l’unica autostrada urbana d’Europa ancora a pagamento continui a gravare sulle tasche dei napoletani senza un reale miglioramento della qualità».

Al fianco di Borrelli erano presenti il consigliere regionale Carlo Ceparano, i consiglieri municipali Rino Nasti e Gianni Caselli, e il consigliere comunale di Portici Aldo Agnello.

La proposta: pedaggi solo ai confini della città

Non solo protesta, ma anche una proposta tecnica per alleggerire il carico sui residenti. Durante la manifestazione è stata rilanciata l’idea di una raccolta firme per eliminare i caselli interni. «L’obiettivo è far pagare solo chi accede dall’esterno della città», ha spiegato Borrelli. «Chi si sposta tra i quartieri di Napoli non deve essere tassato. È una soluzione già adottata in altre metropoli italiane che permetterebbe di decongestionare il traffico urbano».

Dello stesso avviso l’avvocato Angelo Pisani, da anni in prima linea per i diritti degli automobilisti: «La Tangenziale è, a tutti gli effetti, una strada urbana. Far pagare un pedaggio per spostarsi all’interno del proprio comune è una violazione del diritto alla mobilità che penalizza famiglie e lavoratori».

Lo scontro con il Governo

La battaglia di Napoli si sposta ora sul piano nazionale. Borrelli ha duramente attaccato l’esecutivo: «Mentre per i grandi gruppi concessionari e le assicurazioni le soluzioni si trovano sempre, per i cittadini si risponde con l’impotenza. Napoli non può essere trattata come un bancomat».

La mobilitazione di oggi promette di non restare un caso isolato. Gli organizzatori hanno già annunciato nuove iniziative se non arriveranno segnali concreti da parte del Governo e della società di gestione.

Oltre ogni barriera, Andrea Visciano si laurea a 26 anni grazie al comunicatore oculare

Torre del Greco – Ci sono lauree che valgono più del pezzo di carta appeso al muro, più del voto finale, più della festa con i parenti. Sono traguardi che riscrivono le regole del possibile, spostando l’asticella un po’ più in alto per tutti.

È il caso di Andrea Visciano, 26enne di Torre del Greco, che nei giorni scorsi ha discusso la sua tesi diventando dottore in Scienze della Comunicazione, indirizzo Digital Marketing.

Andrea non ha usato la voce per esporre il frutto dei suoi studi, ma i suoi occhi. Affetto fin dalla nascita da una grave disabilità motoria che gli impedisce l’uso della parola convenzionale, il neo-dottore ha superato ogni barriera fisica e culturale comunicando attraverso un dispositivo oculare ad alta tecnologia.

Uno strumento sofisticato che traduce i movimenti delle pupille in frasi, pensieri e concetti, diventando il ponte tra la sua mente brillante e il mondo esterno.

Un percorso di studi e di vita

L’aula universitaria si è caricata di un’emozione palpabile quando Andrea ha preso “la parola”. Il suo percorso accademico non è stato solo una sfida intellettuale, ma una prova di resistenza fisica e psicologica affrontata con disciplina ferrea.

Dietro questo successo non c’è solo la tecnologia, ma una rete umana indispensabile: la famiglia, pilastro fondamentale, e il supporto costante delle istituzioni sanitarie.

Andrea, infatti, è seguito dall’Unità Operativa Complessa Cure Domiciliari dell’Asl Napoli 3 Sud, diretta dalla dottoressa Maria Galdi. È qui che il concetto di “cura” ha superato la semplice assistenza medica per abbracciare il progetto di vita del paziente. L’integrazione tra supporto sanitario, assistenza psicologica domiciliare e ausili tecnologici ha creato l’ecosistema necessario affinché Andrea potesse concentrarsi sul suo obiettivo: studiare e laurearsi.

Il modello di sanità integrata

La storia di Andrea Visciano diventa così un manifesto per la sanità pubblica campana, dimostrando cosa succede quando le risorse vengono indirizzate verso l’autonomia del paziente.

«La laurea di Andrea è un successo che va oltre il singolo risultato accademico», ha commentato con orgoglio Giuseppe Russo, direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud. «È la dimostrazione di come la sanità pubblica, quando lavora in sinergia con le famiglie e i professionisti, possa sostenere progetti di vita autentici. Andrea ci ricorda che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano da tradurre in opportunità concrete».

Oggi Torre del Greco festeggia non solo un nuovo esperto in Digital Marketing, ma un esempio vivente di come la determinazione, supportata dalla giusta tecnologia e da un welfare attento, possa abbattere quei muri che sembrano invalicabili.

Volla, scomparsa Salvatore Grimaldi: nessuna notizia dal 30 dicembre

Sono giorni di apprensione a Volla per la scomparsa di Salvatore Grimaldi, 45 anni, di cui non si hanno più notizie dal pomeriggio di lunedì 30 dicembre. L’uomo, secondo quanto riferito dai familiari, si è allontanato da casa intorno alle 13 a bordo di una Fiat Punto di colore rosso scuro, targata CE378PK, senza più fare rientro. Da quel momento il suo telefono cellulare risulta spento e ogni tentativo di contatto è risultato vano.

Grimaldi è alto circa 1 metro e 73, pesa 60 chili e presenta numerosi tatuaggi visibili sulle braccia. Al momento della scomparsa indossava una felpa, jeans e un giubbino nero. Le caratteristiche fisiche e il veicolo potrebbero essere utili per chiunque lo abbia notato in zona.

Un episodio simile si era già verificato nel 2018, quando l’uomo era scomparso per alcuni giorni e poi ritrovato a Castellammare di Stabia. Questo precedente aumenta la preoccupazione dei familiari, che hanno lanciato appelli anche attraverso i social network, chiedendo aiuto alla comunità.

Chiunque abbia informazioni utili o abbia visto Salvatore Grimaldi o la sua auto è invitato a contattare immediatamente le forze dell’ordine o il comando dei carabinieri di Volla.

Serie A, le designazioni arbitrali della 19ª giornata: Marchetti dirige Napoli-Verona

Non c’è pausa per la Serie A, che archivia il 18° turno e riparte subito con la 19ª giornata, ultima del girone d’andata. Un’Epifania tutta in campo anche per gli arbitri, con l’Aia che ha reso note le designazioni per un turno fitto di impegni distribuiti tra il 6 e l’8 gennaio.

Si parte domani con tre anticipi che aprono ufficialmente il programma. Nel pomeriggio spazio a Pisa-Como, mentre in serata riflettori puntati prima su Lecce-Roma e poi su Sassuolo-Juventus, affidata alla direzione di Luca Zufferli. Mercoledì il calendario entra nel vivo con cinque partite che coinvolgono squadre in lotta per l’Europa e per la salvezza. Al Dall’Ara Bologna ospita l’Atalanta, mentre al Maradona il Napoli affronta il Verona. In serata si giocano Lazio-Fiorentina, Parma-Inter e Torino-Udinese, con Andrea Colombo designato per il delicato incrocio del Tardini.

Il turno si chiude giovedì con le ultime due gare, Cremonese-Cagliari nel tardo pomeriggio e Milan-Genoa in prima serata a San Siro. Una giornata che promette equilibrio e tensione, con la classe arbitrale chiamata a gestire partite pesanti sia in chiave classifica che emotiva, in un momento cruciale della stagione.

Campi Flegrei, nuova sequenza di scosse: sciame sismico in corso. Pozzuoli in allerta

Pozzuoli– La terra torna a tremare nei Campi Flegrei. Un nuovo sciame sismico è stato registrato questa mattina a partire dalle ore 10.33, come comunicato dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV al Comune di Pozzuoli.

In base ai dati preliminari, sono state rilevate quattro scosse con magnitudo uguale o superiore a 0.0, la più intensa delle quali ha raggiunto un valore di 1.7 (± 0.3). Tutti gli eventi sono stati localizzati. Le autorità sottolineano che si tratta di fenomeni di lieve entità e al momento non risultano danni a persone o cose.

Tuttavia, l’amministrazione comunale di Pozzuoli ha immediatamente diffuso un avviso alla popolazione, invitando alla massima attenzione. Nel comunicato pubblicato sui canali social, l’ente ha reso noti i numeri di riferimento per eventuali segnalazioni: la Centrale Operativa della Polizia Municipale (081/8551891) e la Protezione Civile (081/18894400).

L’area flegrea, un vasto territorio a vulcanismo attivo, è costantemente monitorata per la sua dinamicità. Episodi di sciami sismici, sebbene di bassa energia, mantengono alta la vigilanza delle istituzioni e della ricerca scientifica, pronta a valutare qualsiasi evoluzione del fenomeno.

Addio ad Anna Falcone, la sorella maggiore del giudice ucciso a Capaci

Palermo – Si è spenta a Palermo Anna Falcone, sorella maggiore del magistrato Giovanni Falcone, il giudice assassinato dalla mafia nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Aveva 95 anni ed era la primogenita dei tre figli di Arturo Falcone e Luisa Bentivegna.

Riservata per scelta, lontana dai riflettori, Anna ha dedicato la vita a custodire con straordinaria dignità la memoria del fratello, scegliendo la discrezione come forma di impegno antimafia.

Insieme alla sorella Maria – da sempre più esposta in prima linea come presidente della Fondazione Falcone – ha dato un contributo fondamentale alla nascita e allo sviluppo dell’istituzione che porta il nome di Giovanni, oggi punto di riferimento nazionale per l’educazione alla legalità e la promozione della cultura della giustizia.Pochi, rarissimi i suoi interventi pubblici.

Tra questi, l’incontro recente con l’ex calciatore Fabrizio Miccoli, che le aveva chiesto perdono per le frasi offensive pronunciate anni prima nei confronti del giudice Falcone in una conversazione intercettata. Un gesto di riconciliazione che aveva commosso l’opinione pubblica siciliana.La notizia della scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in città.

Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha espresso il sentimento collettivo con un messaggio di vicinanza alla famiglia:«La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, Anna Falcone ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni.

Insieme alla sorella Maria ha contribuito alla nascita della Fondazione Falcone, offrendo un sostegno silenzioso ma fondamentale alla diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone ha incarnato.

A nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimo il più sentito cordoglio alla sorella Maria e a tutta la famiglia Falcone, stringendoci con rispetto e riconoscenza a un nome che resta patrimonio morale della nostra comunità».

Con la morte di Anna Falcone si chiude un altro capitolo della famiglia che, da oltre trent’anni, rappresenta un simbolo di resistenza civile e di fedeltà ai valori dello Stato di diritto contro la mafia.

Capello contro i direttori di gara: “Gli arbitri? Sono una mafia, il Var è in mano agli incompetenti”

Fabio Capello non usa mezzi termini. L’ex tecnico di Milan, Juventus e Real Madrid, noto per la sua schiettezza, ha lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro la classe arbitrale internazionale.

In una lunga intervista concessa al quotidiano spagnolo Marca, “Don Fabio” ha smantellato l’attuale gestione del Var e la mentalità dei direttori di gara, arrivando a definire la categoria con un termine pesantissimo: “mafia”.

La casta e il rifiuto della competenza tecnica

Al centro della critica di Capello non c’è solo l’errore umano, ma una questione strutturale fatta di “poca competenza, tanta gelosia e moltissima voglia di protagonismo”. Quando il cronista spagnolo tocca il tasto del Video Assistant Referee, la reazione dell’allenatore friulano è veemente.

«Gli arbitri sono una mafia», dichiara letteralmente Capello. L’accusa principale riguarda l’ostracismo della categoria verso chi il calcio lo ha giocato davvero. «Non vogliono usare ex giocatori per il Var, gente che conosce i dettagli del campo, i movimenti che un atleta fa per fermarsi o per prendere posizione».

Secondo Capello, la mancanza di esperienza di campo porta a decisioni surreali: «Molte volte sbagliano perché non hanno giocato. Se un giocatore viene toccato in faccia e cade, loro fischiano. Ma perché? Se io sono alto 1,90 e il mio avversario 1,75, il movimento naturale del braccio impatta sul suo viso. Questa cecità tecnica mi fa impazzire».

Il dossier Uefa: i numeri del fallimento

A supporto della sua tesi, Capello non si limita alle sensazioni, ma cita dati precisi derivanti da un tavolo tecnico condiviso con i vertici del calcio europeo. Il dato svelato è impietoso e certifica, secondo l’ex tecnico, l’inadeguatezza dell’attuale protocollo.

«Insieme alla Uefa abbiamo analizzato 20 situazioni in cui sono stati assegnati calci di rigore», spiega Capello. «Questi episodi sono stati riesaminati da una commissione di ex giocatori e allenatori.

Il verdetto? Di quei 20 rigori concessi dagli arbitri, solo 6 erano corretti. Gli altri 14 non c’erano». Un margine di errore superiore al 70% che mette in discussione l’efficacia della tecnologia quando questa è mediata da chi non conosce le dinamiche di gioco.

Tra Negreira e Calciopoli: la stoccata alla Spagna

L’intervista ha toccato anche i nervi scoperti degli scandali calcistici, mettendo a confronto il caso Negreira — che ha travolto il Barcellona per i pagamenti all’ex vicepresidente degli arbitri — e la Calciopoli italiana.

Capello liquida il tentativo di corruzione spagnolo con ironia e orgoglio madridista: «Pensate quanto eravamo forti, ci volevano fermare così e non ci sono riusciti». Tuttavia, il tono si fa serio quando si parla di giustizia sportiva.

L’ex allenatore difende la “sua” Juventus, sottolineando una differenza sostanziale: «In Calciopoli non c’erano soldi di mezzo, eppure la Juve ha pagato con la retrocessione. Siete voi spagnoli che non sapete prendere provvedimenti», conclude amaro, evidenziando la disparità di trattamento tra i due sistemi giudiziari sportivi.

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