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Napoli, droga e armi al Corso Umberto: 18enne arrestato dopo una colluttazione

Napoli – Non si ferma la pressione della Polizia di Stato sulle piazze dello spaccio cittadine. Nel pomeriggio di ieri, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno tratto in arresto un 18enne di origini egiziane, già noto alle forze dell’ordine, durante un servizio di controllo del territorio disposto dalla Questura di Napoli lungo Corso Umberto I.

L’intervento è scattato quando i poliziotti hanno notato il giovane impegnato in uno scambio sospetto: la consegna di un involucro in cambio di una banconota. Mentre l’acquirente riusciva a dileguarsi rapidamente tra la folla, il 18enne è stato immediatamente puntato dagli agenti.

La fuga e la colluttazione Nel tentativo di sottrarsi al controllo, il giovane ha dato vita a un breve ma concitato inseguimento a piedi. Una volta raggiunto, il ragazzo ha opposto una ferma resistenza, ingaggiando una colluttazione con i poliziotti nel tentativo di riguadagnare la libertà. La resistenza è però risultata vana: gli agenti, nonostante le difficoltà, sono riusciti a bloccarlo e metterlo in sicurezza.

Il sequestro La successiva perquisizione ha confermato i sospetti degli operanti. Il giovane è stato trovato in possesso di:

10 involucri di hashish, pronti per essere immessi sul mercato;

Un coltello a scatto con una lama di 5 centimetri;

225 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

I provvedimenti Per il 18enne sono scattate le manette con le accuse di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. Il giovane è stato inoltre denunciato a piede libero per il porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere. L’operazione rientra nel quadro dei servizi straordinari voluti dalla Questura per contrastare il degrado e il traffico di droga nelle arterie principali del capoluogo campano.

Clan Contini, riprende domani il processo: in aula il teste della Finanza sul filone riciclaggio

Riprende domani, davanti alla terza sezione collegiale (Coll. B) del Tribunale di Napoli presieduta da Primavera, il processo legato al clan Contini, storico gruppo dell’Alleanza di Secondigliano. In aula tornerà la Direzione distrettuale antimafia: il pubblico ministero Converso proseguirà l’esame testimoniale del capitano della Guardia di Finanza di Napoli, chiamato a completare la propria deposizione dopo un lungo ciclo di udienze.

La testimonianza dell’ufficiale del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria è uno dei passaggi centrali dell’istruttoria dibattimentale: per l’escussione sono state già necessarie sei udienze. La Procura ha depositato una lista testi articolata:23 testimoni complessivi, tra cui13 collaboratori di giustizia.

Il processo è iniziato nel settembre2024, dopo l’udienza preliminare celebrata in aula bunker. In quella fase sono state stralciate15 posizioni rispetto alle 48 originarie, con un calendario di udienze già serrato in ragione della mole degli atti e della complessità dell’impianto accusatorio.

Nel pool difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Arturo Cola, Claudio Davino, Andrea Imperato, Massimo Viscusi, Giacomo Manzi, Domenico Ferraro, Gambogi e Scarpato.

Il procedimento nasce come stralcio di una maxi inchiesta della Procura di Napoli coordinata dalla DDA, sviluppata dal Nucleo PEF della Guardia di Finanza in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e con i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale.

Le misure cautelari – richieste dalla DDA ed emesse dal gip del Tribunale di Napoli – si inseriscono, secondo gli inquirenti, in un presunto sistema di “ripulitura” di capitali riconducibili al clan Contini, reinvestiti in attività economiche in Campania e anche fuori regione.

Nel mirino investigativo sarebbero finiti esponenti del clan, imprenditori ritenuti compiacenti, prestanome e intermediari d’affari. L’operazione ha portato anche a sequestri per un totale di8,4 milioni di euro, nell’ambito di un impianto che gli investigatori descrivono come un circuito finanziario ad alta capacità di movimentazione.

Otto anni di indagini, per questo specifico filone (in un quadro che conterebbe altri dieci filoni), condotte attraverso analisi e riscontri su documentazione fiscale, accertamenti tributari, appostamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre alle dichiarazioni di persone offese e collaboratori di giustizia. Un mosaico ricostruito, sostengono gli inquirenti, con progressivi approfondimenti, interrogatori e nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

I reati contestati, a vario titolo, spaziano dalla falsificazione e commercializzazione di orologi con marchio contraffatto alla fittizia intestazione di beni, indebite compensazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di capitali. Contestate inoltre emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni fraudolente e infedeli, detenzione e traffico di armi da fuoco, estorsione aggravata, aggressione e tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan Contini nell’ambito dell’Alleanza di Secondigliano (Mallardo e Licciardi).

Napoli, lavori notturni in via Acton: urgenti pulizie al collettore fognario

Napoli – L’Abc, società incaricata della gestione della rete fognaria cittadina, ha disposto interventi urgenti di pulizia sul collettore pluviale di via Acton, a seguito di verifiche che hanno rilevato ostruzioni e sedimentazioni nel sistema di smaltimento delle acque meteoriche.

Per evitare disagi al traffico diurno e garantire la funzionalità idraulica, i lavori si svolgeranno esclusivamente in orario notturno, dalle 20:30 alle 6:30, interessando la corsia lato via Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga. L’operazione, programmata in dieci sessioni consecutive a partire da mercoledì 28 gennaio, è soggetta a variazioni in caso di allerte meteo o emergenze sulla rete.

Ecco il calendario dettagliato degli interventi:

1°: Mercoledì 28 – Giovedì 29 gennaio

2°: Giovedì 29 – Venerdì 30 gennaio

3°: Lunedì 2 – Martedì 3 febbraio

4°: Martedì 3 – Mercoledì 4 febbraio

5°: Mercoledì 4 – Giovedì 5 febbraio

6°: Giovedì 5 – Venerdì 6 febbraio

7°: Lunedì 9 – Martedì 10 febbraio

8°: Martedì 10 – Mercoledì 11 febbraio

9°: Mercoledì 11 – Giovedì 12 febbraio

10°: Giovedì 12 – Venerdì 13 febbraio

La Polizia locale supervisionerà le operazioni, gestendo la viabilità e rimuovendo veicoli in sosta nelle aree del cantiere per consentire l’intervento di Abc e dell’impresa appaltatrice.

In ricordo di Andrea Mellone: il Cilea ospita la seconda edizione del Memorial benefico

Napoli– Trasformare il dolore in speranza, il lutto in un gesto concreto di solidarietà. È questo lo spirito che anima la seconda edizione del “Memorial Andrea Mellone”, in programma martedì 3 febbraio 2026 alle ore 20.30 presso il Teatro Cilea di Napoli. La serata è dedicata al ricordo di Andrea, il giovane di soli 17 anni che perse tragicamente la vita in un incidente stradale avvenuto il primo febbraio di due anni fa.

L’evento, nato dalla volontà del padre Gennaro Mellone, non vuole essere solo una celebrazione della memoria, ma un’occasione per ribadire l’importanza della sicurezza stradale e per sostenere chi, ogni giorno, combatte per la vita dei più piccoli. L’intero ricavato della manifestazione, al netto delle spese vive, sarà infatti devoluto alla Fondazione Santobono-Pausilipon, l’eccellenza pediatrica partenopea.

Un cast di stelle per la solidarietà

La serata, condotta da Magda Mancuso, vedrà alternarsi sul palco del Cilea numerosi protagonisti della scena artistica napoletana, tra esponenti della musica leggera, interpreti della canzone classica e volti noti del cabaret. Il coordinamento artistico è affidato a Francesco Viglietti, portavoce del progetto, affiancato da Annibale Abbazia.

Un mix di generi e stili uniti da un unico filo conduttore: l’abbraccio della città alla famiglia Mellone e il sostegno alla causa benefica.

Le istituzioni e l’impegno civile

La manifestazione vedrà una forte partecipazione istituzionale e associativa, a testimonianza di quanto il tema della sicurezza stradale sia centrale per la comunità. Saranno presenti i vertici della Fondazione Santobono-Pausilipon: il presidente Giovanni Siola, la direttrice Flavia Matrisciano e Silvia Signorelli, responsabile dell’accoglienza e del supporto alle famiglie dei pazienti.

Hanno inoltre confermato la loro presenza figure chiave nella lotta per la prevenzione degli incidenti e nel supporto ai familiari delle vittime. Tra gli ospiti attesi figurano l’onorevole Francesco Emilio Borrelli, da sempre attivo su questi temi, e i rappresentanti della sezione napoletana dell’Automobile Club Italia (ACI).

Significativa la partecipazione delle associazioni di categoria, che porteranno la loro testimonianza di dolore e resilienza: interverranno Biagio Ciaramella, vice-presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS), insieme a Elena Ronzullo e Rosa Di Bernardo, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime Della Strada (A.M.C.V.S).

Un appuntamento che unisce arte e impegno civile, per non dimenticare Andrea e per costruire, nota dopo nota, un futuro più sicuro sulle nostre strade.

Anguillara, sequestrata la villa dei genitori di Carlomagno

La notizia è arrivata ieri mattina tra le mura del carcere di Civitavecchia, come un colpo definitivo. Claudio Carlomagno, 44 anni, detenuto da otto giorni con l’accusa di aver ucciso e occultato il cadavere della moglie Federica Torzullo, ha appreso che i suoi genitori si sono tolti la vita. A comunicarglielo sono stati uno psicologo e uno psichiatra dell’amministrazione penitenziaria, chiamati a gestire una situazione di estrema fragilità emotiva.

Pasquale Carlomagno e Maria Messenio si sono suicidati sabato pomeriggio nella loro villetta di Anguillara Sabazia, impiccandosi alla stessa trave del portico. L’abitazione, ora sottoposta a sequestro, è la stessa in cui il figlio si era rifugiato lo scorso 10 gennaio, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Civitavecchia.

In quei giorni i carabinieri avevano già posto sotto sequestro l’altra casa di famiglia, in via Costantino 9, sempre ad Anguillara, teatro dell’omicidio di Federica Torzullo, delitto che Carlomagno ha ammesso nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

Dopo aver ricevuto la notizia, il 44enne è stato posto in isolamento in una cella singola ed è ora sorvegliato a vista dalla polizia penitenziaria. La direzione del carcere ha disposto la misura ritenendolo un «soggetto ad alto rischio suicida».

Secondo quanto trapela, l’uomo avrebbe urlato più volte di volerla fare finita, manifestando un grave stato di prostrazione. La consapevolezza che il gesto dei genitori sia legato direttamente all’omicidio della moglie avrebbe aggravato ulteriormente il suo quadro psicologico.

Le parole del legale

«Questa vicenda dimostra, più che mai, che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime», ha commentato l’avvocato difensore Andrea Miroli. «Vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ha alcuna responsabilità. È stata una vera e propria catabasi, una discesa agli inferi, che i signori Carlomagno non sono riusciti a sopportare».

Il penalista ha confermato che le motivazioni del gesto sono contenute in una lettera lasciata al secondogenito Davide. «Su quel contenuto è doveroso mantenere rispetto e privacy», ha precisato, denunciando al tempo stesso il clima di violenza verbale che si è sviluppato attorno alla vicenda.

«Ancora ieri sui social si leggevano messaggi come “quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro”. Di fronte a questo, e sapendo quanto la pressione mediatica possa devastare le coscienze, dovremmo tutti esercitare una pedagogia collettiva, affinché simili tragedie non straripino dai confini giuridici».

Secondo quanto riferito anche dal fratello di Claudio, i genitori si sentivano ormai accerchiati dalla gogna mediatica e dall’ostilità del paese che li aveva accolti: «Volevano andare via da Anguillara», avrebbe confidato. Un isolamento sociale che, unito al peso insostenibile della vicenda giudiziaria, avrebbe contribuito alla decisione estrema.

«Il mio pensiero ora va non solo al mio assistito, che è sorvegliato a vista, ma anche a suo figlio», ha concluso Miroli. «In pochi giorni ha perso la madre, i nonni e, di fatto, il padre. È una tragedia nella tragedia». L’avvocato farà visita oggi a Carlomagno in carcere per verificarne le condizioni psicologiche.

Sicurezza a Napoli: Armato, «Priorità per cittadini e turisti»

Napoli – La sicurezza di cittadini e turisti è una priorità assoluta per l’amministrazione comunale guidata da Gaetano Manfredi. Lo ribadisce l’assessora al Turismo e alle Attività produttive, Teresa Armato, in una nota che fa il punto sulle azioni intraprese dal Comune negli ultimi mesi per rafforzare il controllo e la prevenzione sul territorio.

Da quando la giunta si è insediata, sono state lanciate campagne di sensibilizzazione, create nuove figure di controllo e approvate delibere specifiche sul tema sicurezza. In particolare, la campagna rivolta alle strutture extra-alberghiere ha portato alla regolarizzazione di 400 attività che hanno ottenuto il Codice Identificativo Nazionale (CIN). A questo risultato si aggiunge l’effetto regolarizzazione derivante dal CUSR, il certificato unico di sicurezza e regolarità.

Parallelamente, il lavoro della Polizia turistica, figura istituita di recente, ha permesso la chiusura di numerose strutture che non rispettavano i requisiti di abitabilità e sicurezza previsti dalla legge. Per rafforzare la presenza sul territorio, sono state incrementate le unità della Polizia municipale, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di maggiore affluenza turistica.

Tra le misure adottate, anche una delibera che regolamenta la somministrazione di alcolici entro determinati orari. L’assessora Armato sottolinea la volontà di proseguire la collaborazione con gli altri enti preposti alla sicurezza e lancia un appello ai commercianti e agli imprenditori, soprattutto a chi gestisce locali legati alla movida: “Chiediamo di collaborare attivamente, adottando tutte le misure necessarie per tutelare i giovani e le ragazze che frequentano i locali, a partire dalle uscite di sicurezza fino all’applicazione delle norme a tutela della loro salute”.

Napoli, ancora emergenza: elongazione alla coscia per Milinkovic-Savic: è il 17esimo infortunato

Non si arresta l’emergenza infortuni in casa Napoli. Vanja Milinkovic-Savic, rimasto fuori nella sfida contro la Juventus, si è sottoposto a esami strumentali presso il Pineta Grande Hospital: gli accertamenti hanno evidenziato un’elongazione al bicipite femorale della coscia sinistra.

Il club ha fatto sapere che il portiere serbo ha già iniziato il percorso riabilitativo, con tempi di recupero che verranno valutati in base all’evoluzione del quadro clinico.

Nel frattempo, prosegue il periodo complicato anche per David Neres: l’esterno azzurro è stato operato alla caviglia sinistra a Londra. Secondo quanto comunicato dalla società, l’intervento è perfettamente riuscito; il calciatore osserverà alcuni giorni di riposo prima di avviare la riabilitazione.

17 calciatori infortunati ma gli episodi di infortuni sono 24

Lukaku è il primo grande stop dell’annata, con infortunio in amichevole e accertamenti medici a metà agosto.
​Il Napoli arriva a 17 episodi complessivi (infortuni/problemi fisici) nella stagione in corso. Ma lo studio aggiornato al 25 gennaio 2026 riporta invece 24 infortuni stagionali complessivi vistoi che ci sono stati alcuni calciatori che si sono inrotunati due volte.

Questo l’elenco dei calciatori del Napoli che sono stati o sono ancora inrortunati

Romelu Lukaku.

Kevin De Bruyne.

Amir Rrahmani.

Frank Anguissa.

Stanislav Lobotka

David Neres

Alessandro Buongiorno.

Pasquale Mazzocchi.

Mathías Olivera.

Rasmus Hojlund.

Billy Gilmour

Nikita Contini

Leonardo Spinazzola.

Alex Meret

Gutiérrez

Matteo Politano .

Vanja Milinkovic-Savic

Casoria, torna l’allarme in via Padre Ludovico: sgomberate 13 famiglie per verifiche di sicurezza

Nuovo sgombero a Casoria, in via Padre Ludovico (Vico VII, civico 9), dove 13 famiglie sono state allontanate dalle proprie abitazioni per consentire accertamenti sulla stabilità e sulla sicurezza dei fabbricati.

L’operazione, avviata nella giornata di oggi, rientra in una misura cautelativa disposta in raccordo con l’ufficio comunale competente, con l’obiettivo di verificare le condizioni delle strutture abitative e degli immobili adiacenti. I controlli sono in corso e riguardano, in particolare, l’eventuale presenza di criticità che possano rappresentare un rischio per residenti e passanti.

La vicenda riporta l’attenzione su una situazione già emersa in precedenza nella stessa zona: il precedente sgombero, disposto proprio per prevenire pericoli legati alla tenuta degli edifici, consentì di mettere in sicurezza l’area e – come evidenziato allora – contribuì a scongiurare conseguenze gravi per le persone.

Al momento non risultano feriti, mentre si attendono gli esiti delle verifiche tecniche per capire se e quando potrà essere consentito il rientro nelle abitazioni oppure se saranno necessari ulteriori provvedimenti.

Blitz contro il traffico di animali a Ercolano: la Regione annuncia il pugno di ferro

Ercolano– Una risposta decisa delle istituzioni contro il mercato nero degli animali da compagnia. Dopo il recente sequestro di un allevamento abusivo di cani a Ercolano, l’assessora regionale alla Tutela degli animali, Fiorella Zabatta, ha espresso una ferma condanna, definendo l’episodio “un fatto di estrema gravità che colpisce la coscienza civile”.

L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza con il supporto tecnico dell’Asl Napoli 3 Sud, ha fatto luce su un sistema che trasforma la vita dei cuccioli in una merce altamente redditizia, spesso a scapito delle norme sanitarie e della legalità.

Un business criminale sulla pelle degli animali

Secondo quanto dichiarato dall’esponente della giunta campana, il commercio illecito di animali non è solo un crimine contro il benessere delle creature coinvolte, ma rappresenta un vero e proprio circuito economico sotterraneo.

“Ogni cucciolo avviato alla vendita può alimentare un sistema difficile da intercettare che elude le regole e mette a rischio la salute pubblica”, ha sottolineato Zabatta. L’assessora ha poi rivolto un plauso alle Fiamme Gialle e al personale sanitario per l’efficacia dell’intervento, auspicando che il quadro sanzionatorio venga applicato con il massimo rigore.

La strategia regionale: microchip e monitoraggio web

Per contrastare il fenomeno, la Regione Campania punta su una strategia integrata che fa perno su tre pilastri fondamentali:

Tracciabilità: Potenziamento dei controlli sulla registrazione e sull’obbligo del microchip.

Monitoraggio digitale: Contrasto alle vendite irregolari che viaggiano sempre più spesso attraverso i canali web e i social media.

Consapevolezza: Campagne informative per i cittadini per ridurre la domanda di animali di provenienza dubbia.

L’impegno dell’Assessorato si estenderà anche al sostegno delle strutture e delle associazioni che accolgono gli esemplari sottratti ai sequestri. “La tutela degli animali”, ha concluso l’assessora, “è parte integrante di una strategia più ampia di legalità e sicurezza delle nostre comunità”.

Latte di bufala: senza tracciabilità crollano i prezzi e la qualità, a rimetterci allevatori e consumatori

Caserta – Il latte di bufala italiano sta perdendo valore e centralità sul mercato. Non si tratta di una semplice oscillazione congiunturale, ma di un problema strutturale che sta mettendo in ginocchio gli allevatori e rischia di compromettere la fiducia dei consumatori.

Negli ultimi mesi il prezzo riconosciuto alla stalla è in costante discesa, schiacciato da un sistema che non distingue più il latte fresco di qualità da quello di provenienza incerta o ottenuto con pratiche al ribasso.

Il prodotto, una volta lasciato l’allevamento, entra in un “buco nero” privo di tracciabilità reale: il mercato non premia chi produce con standard elevati e sacrifica chi punta solo al risparmio

.A peggiorare la situazione è arrivata la recente sentenza del TAR Campania (n. 7291/2025 e altre correlate del novembre 2025), che ha chiarito l’inapplicabilità alla filiera bufalina della legge 138/1974 sul divieto di utilizzo di latte in polvere, concentrato o congelato per i prodotti non DOP.

Una decisione che, secondo molti operatori, apre le porte a materie prime di minor pregio e a una concorrenza sleale che deprime ulteriormente le quotazioni.«Oggi il prezzo alla stalla crolla per tutti» denuncia Salvatore Foglia, allevatore e Presidente della Consulta Bufalina di Altragricoltura.

«Rivendicare controlli rigorosi e tracciabilità non è una battaglia di categoria: serve a tutelare il reddito degli allevatori, ma soprattutto a garantire ai consumatori salubrità, autenticità e veridicità di un prodotto iconico della nostra tradizione».La mancanza di trasparenza ha anche conseguenze dirette sulla sicurezza: quando i margini si azzerano, le aziende tagliano sulla manutenzione, sulla sicurezza delle strutture e sull’aggiornamento dei mezzi, esponendo chi lavora in stalla a rischi crescenti.

«Non si può pretendere eccellenza alimentare costringendo i produttori a operare in condizioni di emergenza perenne», aggiunge Foglia.Per la Consulta Bufalina di Altragricoltura la soluzione passa da un intervento normativo urgente: sbloccare in Parlamento il Disegno di Legge sulla tracciabilità (tra cui misure come il DDL 1519-A e proposte collegate discusse nel 2025), che introduce obblighi di tracciabilità digitale del latte di bufala e controlli rafforzati.

Solo così si può ristabilire equilibrio nella filiera, valorizzare il lavoro degli allevatori e restituire ai consumatori un prodotto autentico e pienamente garantito.La crisi del comparto bufalino campano non è più rinviabile: senza interventi concreti, a perdere non saranno solo gli allevatori, ma l’intera filiera e la qualità che ha reso famosa la mozzarella di bufala nel mondo.

Pianura, il paradosso di La Trencia: scale mobili fuorilegge e stallo infinito

Napoli – Doveva essere un intoppo di poche settimane, si è trasformato nell’ennesimo monumento all’inefficienza urbana. Alla stazione della Circumflegrea di La Trencia, nel cuore del quartiere Pianura, il tempo sembra essersi fermato all’estate scorsa. Da quando le scale mobili sono state sigillate perché ritenute non a norma, il diritto alla mobilità per centinaia di utenti è diventato un miraggio.

Il caso solleva interrogativi inquietanti: come è possibile che impianti in funzione da anni vengano scoperti “non conformi” solo ora? Una domanda che tormenta i pendolari e che resta senza risposta ufficiale, mentre i dipendenti confermano lo stop forzato. Se la sicurezza è la priorità, l’assenza di interventi riparatori da settembre a oggi racconta una storia di immobilismo burocratico che viaggia molto più lentamente dei (già sofferenti) convogli ferroviari.

Una stazione “off-limits”

La fotografia attuale di La Trencia è quella di un degrado strutturale diffuso:

Barriere architettoniche: Con scale mobili e ascensori fuori uso, la stazione è di fatto interdetta a disabili, anziani e genitori con passeggini.

Incuria: Infiltrazioni d’acqua piovana e manutenzione assente rendono i locali insalubri e insicuri.

Incompiute storiche: Sullo sfondo resta il fantasma del secondo binario, un progetto vecchio di cinquant’anni e mai ultimato.

La politica attacca: «Rimpalli inaccettabili»

Sulla vicenda sono intervenuti duramente il deputato Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale Carlo Ceparano (Alleanza Verdi-Sinistra), facendosi portavoce delle segnalazioni dei residenti.

«Spegnere impianti dopo anni di utilizzo senza fornire tempi certi per il ripristino è un fatto gravissimo — denunciano i due esponenti di AVS —. A La Trencia i cittadini pagano il prezzo di omissioni e rimpalli di responsabilità. Non si chiedono favori, ma il rispetto dei diritti fondamentali: sicurezza e accessibilità».

Mercoledì la protesta

L’esasperazione della piazza è pronta a esplodere. Per mercoledì 28 gennaio 2026 è stata annunciata una manifestazione di protesta proprio all’esterno dello scalo. L’obiettivo è chiaro: scuotere i vertici del trasporto regionale e ottenere un cronoprogramma certo per la fine di quello che molti, ormai, definiscono “l’esilio dai binari” del quartiere Pianura.

Napoli, Neres si è operato alla caviglia: intervento riuscito, stop di circa due mesi

David Neres guarda già avanti, nonostante la stagione subisca una brusca frenata. L’esterno offensivo del Napoli è stato operato alla caviglia sinistra nelle scorse ore: un intervento necessario dopo l’infortunio che lo aveva costretto a fermarsi, limitandone l’impiego e l’incisività nel momento cruciale dell’annata.

A comunicare l’esito dell’operazione è stato lo stesso calciatore brasiliano, affidandosi ai social. Una foto dal lettino d’ospedale, la gamba sinistra fasciata e immobilizzata, e un messaggio che ha subito rassicurato tifosi e ambiente: «È andato tutto bene! Grazie a mia moglie, che non era solo mia moglie, ma anche il mio medico e la mia fisioterapista», ha scritto Neres, strappando anche un sorriso.

L’ex Benfica dovrà ora osservare un periodo di stop stimato in circa due mesi. Un’assenza pesante per il Napoli, che perde un’alternativa importante sulle corsie offensive, soprattutto per strappi, fantasia e imprevedibilità. Lo staff medico azzurro seguirà passo dopo passo il percorso di recupero, con l’obiettivo di restituire a Calzona (o al tecnico in carica) un Neres pronto nella fase finale della stagione.

Per ora conta una sola notizia: l’operazione è riuscita. Il resto sarà una corsa contro il tempo, tra riabilitazione e voglia di tornare protagonista

Pomigliano, ladri in casa mentre coppia di anziani dorme. L’allarme del prefetto: «Intensificati controlli»

Pomigliano – Un risveglio amaro, nella casa messa a soqquadro. Nella notte, mentre dormivano, una coppia di pensionati è stata derubata nella propria villetta al centro di Pomigliano d’Arco, nell’hinterland napoletano.

I malviventi, ancora latitanti, sono entrati da una porta-finestra al piano terra, per poi agire indisturbati, facendo razzia di oggetti di valore e lasciando il segno del loro passaggio.

L’episodio, che ha riacceso i riflettori sul fenomeno della criminalità predatoria nell’area, ha provocato l’immediata reazione delle istituzioni. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha già disposto «l’immediata intensificazione dei servizi di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine» nell’area di Pomigliano, con particolare riguardo alla prevenzione di questo tipo di reati.

La questione della sicurezza a Pomigliano non è affatto nuova e questo furto notturno giunge in un contesto già caldo. Proprio per contrastare il degrado e la microcriminalità, nel comune sono già state istituite tre “zone rosse” nei quartieri considerati a maggior rischio. Un tema, quello delle misure di sicurezza, che è stato al centro di recenti tavoli tecnici: prima presso il Comune di Pomigliano il 9 gennaio scorso, e successivamente al Palazzo di Governo il 23 gennaio.

«L’obiettivo – come ricordato dalla Prefettura – è aumentare la sicurezza e la vivibilità del contesto e contribuire in maniera tangibile alla percezione di sicurezza dei cittadini». Una percezione che episodi come l’ultimo furto rischiano di erodere, colpendo fasce vulnerabili della popolazione.

La partita non è chiusa. La situazione a Pomigliano d’Arco e le strategie da adottare, a partire proprio dal potenziamento del dispositivo delle zone rosse, saranno nuovamente al centro di un prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, già in programma presso la Prefettura. Nel frattempo, le indagini per identificare e catturare i ladri della notte sono in corso, mentre la paura tra gli anziani del quartiere cresce.

Gesti scaramantici napoletani: significato e origini della scaramanzia napoletana

La scaramanzia napoletana non è solo un insieme di rituali folkloristici: è una vera e propria lingua non parlata che accompagna la vita quotidiana dei napoletani. In città, dove la storia si intreccia con la superstizione, certi gesti apotropaici, ossia volti ad allontanare la sfortuna, sono profondamente radicati nella cultura popolare e spesso usati senza nemmeno pensarci. In questo viaggio dentro i principali gesti scaramantici napoletani, scopriremo il perché di gesti come fare le corna, toccare ferro e altri rituali che molti ripetono per attirare fortuna o scacciare la malasorte.

Fare le corna: scacciare la jella con un gesto simbolico

Il gesto di fare le corna è probabilmente il più celebre tra i gesti scaramantici napoletani. Consiste nell’alzare il mignolo e l’indice tenendo chiuse le altre dita, spesso accompagnato da uno sguardo deciso o da un leggero movimento verso il basso. Questo gesto viene fatto per proteggersi dalla jettatura, ovvero la malasorte o il malocchio, soprattutto quando si parla di qualcosa di positivo per paura che venga “rovinato”.

Le origini di questo gesto sono antiche e, nel contesto della scaramanzia napoletana, le corna rivolte verso il basso servono esplicitamente come protezione, mentre direzioni o significati diversi possono trasformarlo in un insulto all’interno di altri contesti culturali europei.

Toccare ferro: la protezione immediata contro la sfortuna

Un altro gesto molto diffuso è quello di toccare ferro (o un oggetto metallico) con l’intento di “bloccare” un possibile evento sfortunato o scaricare le energie negative. Questo rituale è così radicato nella quotidianità che lo si compie spesso senza pensarci, ad esempio dopo aver pronunciato una frase in cui si invoca la buona sorte o si teme la malasorte.

Questo gesto scaramantico non è solo un atto fisico, ma anche un modo simbolico per richiamare una sorta di protezione quasi istintiva, riflettendo come la scaramanzia si manifesti nel comportamento quotidiano dei napoletani.

Il gobbetto e lo scartellato: toccare la fortuna quando la incontri

Tra i molti gesti più curiosi della scaramanzia napoletana c’è quello legato alla figura del cosiddetto “‘O scartellat’”, ossia una persona con una gobba. Secondo la tradizione popolare napoletana, incontrare uno scartellato può portare fortuna solo se si tocca o si sfiora la sua gobba.

Questo gesto, che può sembrare strano a chi non è immerso nella cultura partenopea, è un esempio di come credenze antiche e superstizione convivano nelle strade di Napoli, dove il confine tra buffoneria e protezione spirituale è molto sottile.

Spargere sale e altri gesti minori ma significativi

Oltre ai grandi classici, ci sono numerosi altri gesti scaramantici napoletani legati a gesti semplici ma ricchi di significato. Tra questi spiccano:

  • Spargere sale dietro le spalle per allontanare la sfortuna, un rituale che deriva dalla credenza antica del sale come simbolo di purezza e protezione.
  • Evitare di passare sotto una scala o incrociare un gatto nero, comportamenti che in molte culture italiane, e particolarmente a Napoli, indicano possibili disgrazie da evitare.
  • Formule vocali e scongiuri, spesso pronunciati sottovoce, che accompagnano gesti fisici per potenziare la protezione contro malocchio e malasorte.

Questi piccoli gesti completano il mosaico della scaramanzia partenopea, dimostrando quanto sia profonda e stratificata la tradizione popolare legata alla fortuna e alla sfortuna

gesti scaramantici napoletani

scaramanzia napoletana

 

Pompei, l’eccellenza è certificata: primo Parco archeologico in Italia per qualità e gestione

Pompei– Il Parco Archeologico di Pompei consolida il suo ruolo di modello nazionale, non solo per la ricchezza del suo patrimonio, ma anche per l’efficienza della sua macchina amministrativa.

Il sito è infatti il primo parco archeologico in Italia a ottenere il prestigioso Certificato di Qualità per l’intero processo di gestione dei lavori, inclusa la delicata fase di verifica della progettazione.

Un primato nazionale nella gestione del patrimonio

Già qualificato come Stazione Appaltante di prima fascia, il Parco ha visto riconosciuta la piena conformità dei suoi processi agli standard ISO 9001:2015. La certificazione copre l’intero ciclo del cosiddetto procurement — ovvero l’acquisizione di beni, servizi e lavori — e, per la prima volta nel panorama dei parchi archeologici nazionali, anche l’attività di verifica dei progetti condotta dall’Ufficio Tecnico interno.

Questo riconoscimento garantisce che ogni intervento di tutela, conservazione e fruizione pubblica avvenga secondo i più alti standard di affidabilità procedurale e competenza tecnica. Un passo avanti decisivo che assicura una gestione responsabile delle risorse economiche, sia quelle derivanti dal bilancio ordinario che i numerosi finanziamenti nazionali ed europei intercettati dal sito.

Le parole del Direttore

Soddisfatto il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, che ha voluto sottolineare come il risultato sia il frutto di un lavoro corale:

«Il merito è dei funzionari tecnici e amministrativi del Parco, espressione della altissima professionalità che abbiamo a Pompei e nel Ministero della Cultura e in cui continueremo a investire. Competenze e formazione della squadra sono fondamentali per il futuro del patrimonio».

Impatto e prospettive

La certificazione non è un semplice “bollino” burocratico, ma una garanzia di qualità che si riflette direttamente sul territorio. Le attività certificate riguardano infatti tutti gli interventi nell’ambito della tutela e della valorizzazione non solo dell’area urbana di Pompei, ma anche dei siti periferici del Parco, assicurando che ogni cantiere e ogni restauro siano gestiti con trasparenza, rapidità e rigore scientifico.

Casal di Principe: incidente in via Vaticale: un morto e un ferito

Casal di Principe– Uno scontro frontale tra due autovetture si è trasformato in tragedia ieri sera, 25 gennaio, sulla via Vaticale, la strada che collega Casal di Principe a Villa di Briano. A perdere la vita, nonostante i soccorsi immediati, è stato Domenico Catapano, 50enne di Grazzanise.

L’incidente, di violenza estrema, ha visto coinvolte una Ford Fiesta, guidata proprio da Catapano, e una Volkswagen Golf, al cui volante c’era Amerigo Nobile, 27enne, anch’egli residente a Grazzanise. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe.

Le condizioni di Catapano, rimasto gravemente ferito nell’impatto, sono apparse da subito disperate. Trasportato d’urgenza in ospedale, il 50enne è deceduto poco dopo il suo accesso al Pronto Soccorso a causa delle gravissime lesioni riportate.

Anche il giovane conducente della Golf, Amerigo Nobile, ha riportato ferite significative, tra cui una frattura al bacino. È stato trasportato in codice giallo per le cure del caso e le sue condizioni, al momento, non apparirebbero critiche.

La dinamica precisa del sinistro è ora al centro delle indagini dei Carabinieri, impegnati nelle consuete operazioni di rilievo e nella ricostruzione dei fatti. Si cercherà di accertare le cause che hanno portato allo scontro, anche attraverso eventuali testimonianze e l’esame della viabilità. La via Vaticale è stata parzialmente chiusa al traffico per consentire i lavori delle forze dell’ordine e il ripristino della sicurezza.

La comunità di Grazzanise, e in particolare i due nuclei familiari coinvolti, piangono oggi la scomparsa di un uomo e la grave disgrazia che ha colpito un altro giovane concittadino.

Inseguimento da film sull’A1: arrestati due truffatori dopo la fuga contromano

Un inseguimento lungo e ad altissimo rischio, culminato con la fuga a piedi nelle campagne e il successivo arresto. È quanto accaduto lungo l’autostrada A1, dove il personale della Polizia Stradale di Caserta Nord, in collaborazione con la Polstrada di Cassino, ha arrestato due cittadini di origine napoletana con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e truffa aggravata.

I fatti hanno avuto inizio durante un normale servizio di vigilanza stradale all’altezza del chilometro 670 sud dell’A1, quando una pattuglia della Sottosezione di Cassino ha intimato l’alt a un’Alfa Romeo Junior che procedeva a velocità sostenuta nonostante l’intenso traffico.

Alla vista degli agenti, però, i due occupanti hanno accelerato dando il via a un lungo e rocambolesco inseguimento.

La fuga si è protratta per diversi chilometri, fino allo svincolo autostradale di Capua, dove i fuggitivi hanno imboccato l’uscita contromano, mettendo seriamente a rischio l’incolumità degli automobilisti in transito. Dopo aver abbattuto la sbarra del casello e percorso ulteriori tratti in senso opposto di marcia, l’auto è stata abbandonata nella zona industriale di Pignataro Maggiore, nel Casertano.

Da lì è iniziata una fuga a piedi nelle campagne circostanti, conclusasi poco dopo quando i due hanno tentato invano di nascondersi tra la fitta vegetazione. Bloccati dagli agenti, sono stati sottoposti a perquisizione: addosso avevano 3.450 euro in contanti e diversi monili in oro, occultati all’interno di un borsello.

Condotti negli uffici della Polstrada di Caserta Nord, gli investigatori – in collaborazione con i Carabinieri della Stazione di Passo Corese (Rieti) – hanno accertato, nella fase iniziale delle indagini, che il denaro e i preziosi erano il provento di una truffa aggravata commessa poche ore prima a Fara in Sabina ai danni di una donna di 80 anni.

Secondo quanto ricostruito, la vittima sarebbe stata contattata telefonicamente da un soggetto che si era spacciato per il nipote, lamentando presunte difficoltà economiche. Poco dopo, un complice si era presentato alla sua abitazione fingendosi un addetto delle poste, riuscendo a farsi consegnare denaro e gioielli per un valore complessivo superiore ai 20 mila euro.

Tutto il materiale recuperato è stato posto sotto sequestro penale, in attesa della restituzione alla legittima proprietaria. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per uno degli indagati e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per l’altro.

Si precisa che il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Le misure cautelari sono state adottate con contraddittorio limitato e ogni responsabilità sarà valutata dal giudice competente nelle successive fasi processuali.

Emofilia A, il D’Agostino Prize premia la ricerca italiana sulle nuove tecniche di editing genetico

PALERMO – La ricerca ematologica italiana segna una tappa storica. Il D’Agostino Prize for Innovative Research in Hematological Rare Diseases 2025 è stato assegnato al professor Dario Balestra, docente di Biologia Molecolare all’Università di Ferrara, e al suo team di ricerca, per uno studio rivoluzionario che apre nuove prospettive nella cura dell’Emofilia A.

Il lavoro, intitolato Base and Prime Editing: Precise DNA Tools Opening New Paths for Treating Hemophilia A, ha dimostrato per la prima volta l’efficacia delle tecniche di “Base Editing” e “Prime Editing” nel correggere con precisione le mutazioni genetiche responsabili della malattia. Queste cosiddette “forbici molecolari” hanno riparato fino al 20% dei difetti in modelli cellulari, ripristinando la produzione del fattore VIII coagulante mancante e superando i limiti delle terapie attuali, che richiedono infusioni a vita.

Il premio, assegnato da un comitato internazionale di esperti di malattie rare ematologiche, ha riconosciuto il valore scientifico e l’innovazione di una strategia che potrebbe trasformare radicalmente l’approccio terapeutico all’emofilia e ad altre malattie genetiche del sangue. “Ricevere questo riconoscimento è un incoraggiamento fondamentale per proseguire verso l’obiettivo di una terapia curativa”, ha dichiarato il professor Balestra.

La ricerca proseguirà ora verso la sperimentazione preclinica su cellule endoteliali derivate da pazienti e modelli animali, passaggi cruciali per avvicinarsi a una possibile applicazione clinica. La Fondazione Cutino, promotrice del premio, conferma così la sua missione di sostenere la scienza d’avanguardia e di offrire nuove speranze concrete ai pazienti con malattie ematologiche rare.

«Scacco alla camorra», a Napoli la presentazione del libro di Ciro Formisano

Napoli si prepara ad accogliere un appuntamento dedicato alla memoria, alla giustizia e all’impegno civile. Giovedì 29 gennaio alle 18, alla Libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri, sarà presentato “Scacco alla camorra”, il nuovo libro del giornalista de “Il Mattino” Ciro Formisano, pubblicato da Guida Editori.

L’incontro sarà l’occasione per riflettere su una delle stagioni più drammatiche e complesse vissute in Campania, attraverso il racconto di una comunità che ha deciso di ribellarsi al dominio della criminalità organizzata. Insieme all’autore interverranno il magistrato Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto a Napoli e autore della prefazione, e il consigliere regionale ed ex sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, che firma la postfazione del volume.

Il libro ripercorre la storia di Ercolano, città a lungo soffocata dalla presenza dei clan e teatro di una delle più violente guerre di camorra mai registrate in Italia, con un bilancio di circa cento vittime in poco più di vent’anni. Una scia di sangue che sembrava destinata a non finire mai, finché una rete di cittadini, imprenditori, amministratori, sacerdoti, forze dell’ordine e magistrati non ha iniziato a reagire, costruendo giorno dopo giorno un fronte civile capace di spezzare il sistema di potere dei boss.

“Scacco alla camorra non è un libro sulla camorra né sull’anti-camorra. È un libro sui sogni. Sul sogno di libertà che ha unito una città”, spiega Formisano. “È la storia di persone normali che, unite, hanno cambiato il destino di un territorio. Ha dimostrato che anche i boss più spietati e sanguinari non sono invincibili”.

Tra cronaca, atti giudiziari, immagini e testimonianze dirette, il volume intreccia memoria collettiva e ricostruzione storica, arrivando a toccare anche pagine oscure della storia italiana come la strage di via D’Amelio. Un racconto che va oltre la denuncia e prova a restituire il senso di una riscossa civile nata dal basso, capace di trasformare un territorio segnato dalla paura in un simbolo di resistenza e dignità.

Aggredisce l’ex compagna a Capodanno, 47enne ai domiciliari nel Salernitano

La notte di Capodanno si è trasformata in un incubo per una donna del Salernitano, aggredita dall’ex compagno all’interno della propria abitazione. Un uomo di 47 anni, residente a Moio della Civitella, è stato arrestato dai Carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dall’autorità giudiziaria di Vallo di Lucania.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’episodio risale alla notte del 31 dicembre scorso, quando i militari intervennero nell’abitazione della coppia a seguito di una richiesta di aiuto. In quell’occasione sarebbe emerso un quadro di violenza: l’uomo avrebbe aggredito fisicamente la donna, arrivando a stringerle le mani al collo, per poi sottrarle il telefono cellulare.

Le indagini avviate dopo l’intervento dei Carabinieri hanno portato a delineare gravi indizi di reato a carico del 47enne, ora indagato per maltrattamenti contro familiari e conviventi, lesioni aggravate e tentata rapina. Alla luce degli elementi raccolti, la Procura ha chiesto e ottenuto dal giudice l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Un provvedimento che mira a tutelare la vittima e a interrompere una situazione ritenuta di particolare pericolosità.

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