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Scampia, sequestrati oltre 1 kg di cocaina: denunciato 56enne per ricettazione

NAPOLI – Proseguono senza sosta i controlli straordinari della Polizia di Stato a Scampia per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti e le attività illecite ad esso collegate. Nella mattinata di ieri, gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato un intervento in largo Baruch de Spinoza, rinvenendo nascosti all’interno di un battiscopa sei involucri contenenti cocaina per un peso complessivo di circa 1,2 kg. La sostanza è stata sequestrata a carico di ignoti.

Nel corso della stessa operazione, la Polizia ha controllato l’abitazione di un 56enne napoletano, trovando cinque computer portatili, un modem, 41 smartphone, 1.116 sim card di vari gestori e cinque carte di debito o credito intestate a diversi soggetti. L’uomo non ha fornito alcuna giustificazione plausibile sul possesso dei dispositivi, venendo quindi denunciato per ricettazione.

L’attività rientra nel più ampio piano predisposto dalla Questura di Napoli per smantellare reti di spaccio e monitorare l’uso illecito di strumenti tecnologici, spesso utilizzati per coordinare traffici di droga e operazioni finanziarie fraudolente. Le indagini proseguono per identificare eventuali collegamenti con altri episodi criminosi sul territorio.

Sequestro e violenza in comunità minori, arrestato 17enne a Caserta

CASERTA – Momenti di terrore in una comunità per minorenni a Portico di Caserta. Un 17enne di origine egiziana ha sequestrato e picchiato un coetaneo, suo connazionale, colpendolo ripetutamente con calci e pugni all’interno di una stanza.

Dopo l’aggressione, il giovane si è dato alla fuga, cercando rifugio in un’altra struttura sempre nel casertano. Grazie a una rapida attività dei carabinieri, il 17enne è stato rintracciato e bloccato nonostante i tentativi di eludere le forze dell’ordine. Ora si trova nel Centro di prima accoglienza di Napoli.

Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: sequestro di persona, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L’episodio ha acceso i riflettori sulla gestione delle comunità per minori e sulla necessità di garantire la sicurezza dei ragazzi ospiti, spesso vulnerabili e in situazioni di fragilità.

Europei 2032, Abodi avverte Napoli: “Stadio Maradona? Il tempo sta finendo”

NAPOLI – Il conto alla rovescia per gli Europei 2032 accelera e il futuro dello stadio Diego Armando Maradona torna al centro del dibattito nazionale. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, lancia un messaggio che suona come un ultimatum: se Napoli vuole essere tra le città che ospiteranno la competizione, Comune e società azzurra devono trovare un’intesa concreta e farlo in tempi strettissimi.

A margine di un evento dedicato alla Coppa America, Abodi ha chiarito che l’iter per la nomina del commissario va avanti, ma che il suo ruolo sarà solo quello di facilitare un percorso politico e operativo che dipende unicamente da amministrazione comunale e club. “Il tempo sta scadendo”, ha ribadito il ministro, ricordando come la finestra utile si stia restringendo di settimana in settimana.

Il tema, però, non riguarda solo gli Europei. Il Maradona, secondo Abodi, è oggi un impianto che racconta più il passato che il futuro. L’esigenza di uno stadio moderno, funzionale, accessibile e capace di accogliere una squadra con ambizioni nazionali e internazionali è un passaggio inevitabile per rilanciare l’intero progetto sportivo cittadino.

Il governo – ha sottolineato il ministro – intende favorire una nuova generazione di impianti, ma la chiave resta la capacità di Comune e SSC Napoli di superare divisioni e sviluppare una visione condivisa. Le due agende, ha detto, finora corrono separate, ma dovranno convergere rapidamente se la città vuole trasformare Euro 2032 da possibilità a realtà.

Napoli, consegnati cinque nuovi alloggi nel Condominio Sociale di San Nicola a Nilo

NAPOLI – Cinque nuove famiglie entrano oggi nel Condominio Sociale di San Nicola a Nilo, il progetto di co-housing avviato nel 2022 dal Comune per offrire una risposta abitativa dignitosa ai nuclei più vulnerabili della città. Gli appartamenti consegnati segnano un passaggio decisivo, perché tra i beneficiari figurano anche persone che per oltre quarant’anni hanno vissuto in strutture dell’Asl Napoli 1 al Frullone, spazi mai pensati per essere abitazioni e diventati nel tempo simbolo di una precarietà ormai insostenibile.

Da Palazzo San Giacomo parlano di un risultato frutto di un lavoro congiunto tra Comune, Prefettura e Azienda sanitaria. La collaborazione con il prefetto Michele di Bari, il Dipartimento di Architettura della Federico II e il progetto europeo Rock the Block ha permesso di consolidare un modello sociale innovativo, che si muove oltre il semplice assegnare un tetto: l’obiettivo è costruire comunità, accompagnare le famiglie verso una piena autonomia e integrare il co-housing nelle nuove politiche urbane previste dal Puc.

Un percorso importante, ma ancora incompleto. A ricordarlo è Rosario Andreozzi, consigliere comunale di Napoli (Avs), che invita a non abbassare la guardia. Per lui questa consegna rappresenta “solo un primo passo” e impone di trovare risposte stabili per tutte le famiglie che vivono negli spazi dell’Asl. Nel suo intervento richiama con forza il carattere inalienabile del diritto alla casa, denunciando una società che tende a schiacciare i più fragili e un governo che – sostiene – preferisce la logica repressiva alla costruzione di soluzioni.

Arzano, tre minorenni arrestati per rapina armata: denunciato anche un 18enne

ARZANO – È durata poco la fuga della baby–banda che, nella notte, aveva assaltato un 25enne di Casoria mentre era fermo in auto lungo corso Salvatore d’Amato. Il giovane, sotto la minaccia di una pistola e di un taser, aveva consegnato i gioielli che indossava e una sigaretta elettronica, mentre i tre aggressori si dileguavano a bordo di un veicolo.

L’allarme lanciato dalla vittima ai Carabinieri della Tenenza di Arzano ha permesso ai militari di intercettare, poche ore dopo, lo stesso mezzo descritto nel racconto. L’auto era parcheggiata in piazza Marconi e a bordo c’erano quattro ragazzi: tre minorenni, di 17, 17 e 16 anni, e un 18enne, tutti residenti ad Arzano. Durante il controllo, uno di loro aveva ancora con sé la sigaretta elettronica rubata. La vittima li ha riconosciuti senza esitazioni come gli autori dell’aggressione.

Le successive perquisizioni nelle loro abitazioni hanno permesso di trovare, nell’appartamento di uno dei minorenni, una pistola a pallini priva di tappo rosso, un rinvenimento che ha aggiunto un ulteriore elemento alle accuse a carico del gruppo.

I tre minori sono stati arrestati e portati al Centro di Prima Accoglienza di Napoli, ai Colli Aminei. Il 18enne è stato denunciato a piede libero. Gli investigatori stanno ora verificando se la banda possa essere coinvolta in altre rapine avvenute nelle ultime settimane nella stessa zona.

Scampia, due pusher catturati dalla polizia

Nel pomeriggio di ieri Scampia è tornata al centro dell’azione delle pattuglie della Polizia di Stato, impegnate in un servizio di controllo del territorio che si è trasformato in un doppio intervento antidroga concluso con l’arresto di due uomini con precedenti specifici.

Il primo episodio si è consumato in via Federico Fellini, dove gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno notato un 46enne di Pozzuoli che, alla vista della volante, ha tentato di dileguarsi correndo tra i palazzi

. La fuga è durata pochi secondi: i poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato, trovandolo in possesso di cinque bussolotti di cobret — eroina trattata chimicamente — per un peso complessivo di circa 5 grammi. Per lui è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio.

 Mini laboratorio della droga in via Labriola

La seconda operazione è scattata poco più tardi a poche strade di distanza. Una pattuglia di polizia del Commissariato Scampia ha intercettato un’auto sospetta in via Labriola: il conducente, un 33enne napoletano già noto alle forze dell’ordine, alla vista degli agenti ha premuto sull’acceleratore dando inizio a un inseguimento ad alta tensione.

Per diversi isolati l’uomo ha messo in pericolo automobilisti e pedoni con manovre azzardate, finché non è stato raggiunto e fermato in via Tancredi Galimberti.

Durante il controllo, gli agenti hanno recuperato 19 involucri di cocaina (circa 10 grammi) e altri 15 di crack (circa 6 grammi) nascosti nell’abitacolo. La perquisizione è poi proseguita nell’abitazione del 33enne, dove i poliziotti hanno rinvenuto ulteriori 20 dosi di cocaina — per circa 9 grammi — un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento della droga, elementi che confermerebbero un’attività di spaccio ben strutturata.

Per lui, oltre all’arresto per detenzione di stupefacenti, è scattata anche la contestazione del reato di resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo è stato inoltre denunciato per guida senza patente, una violazione già commessa nei due anni precedenti.

Entrambi gli indagati sono stati condotti in arresto in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Napoli, donna trovata morta in casa: si indaga per femminicidio

Una donna di 51 anni è stata trovata morta nel quartiere di Piscinola. Dovrebbe trattarsi dell’ennesimo femminicidio.

Il corpo della donna è stato triovata nella sua abitazione di piazza Sant’Alfonso, nel quartiere. Sul posto è arrivata la polizia che ha avviato le indagini. Secondo quanto si apprende potrebbe trattarsi di un femminicidio perché sul corpo ci sono segni che riconducono a una possibile morte violenta.

La dinamica di quanto accaduto è in fase di ricostruzione da parte degli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, del Commissariato Chiaiano e della Squadra Mobile. Gli esperti stanno analizzando la scena del crimine e cercando tutte le tracce utili sia a ricostruire quanto accaduto sia a risalire all’eventuale colpevole.

Carceri in Campania al collasso, l’allarme di Ciambriello: “Una bomba sociale a miccia corta”

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In Campania oltre 7.700 detenuti per 5.500 posti. Il Garante campano: “Troppa custodia cautelare e pene alternative insufficienti. Il Governo agisca come fatto in passato”

Napoli – La situazione delle carceri italiane, e in particolare di quelle campane, è un’emergenza che rischia di esplodere. A lanciare l’allarme è Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania e Portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti, che definisce il sistema penitenziario “una bomba sociale a miccia corta”. I numeri confermano un quadro critico: a fronte di una capienza reale di 5.500 posti, in Campania sono presenti 7.751 detenuti.

Il problema, secondo Ciambriello, risiede in un uso eccessivo della carcerazione preventiva. A livello nazionale, su 63.493 detenuti per 45.000 posti disponibili, quasi 10.000 (9.730) sono in attesa di primo giudizio. Di questi, 1.308 si trovano negli istituti campani. “Occorrerebbe meno custodia cautelare per reati non gravi e più misure alternative per chi ha una pena sotto i quattro anni”, sottolinea il Garante.

La denuncia si trasforma in un appello diretto al Governo. Ciambriello evidenzia come circa 8.000 detenuti in Italia, di cui 900 in Campania, debbano scontare meno di un anno. “Perché tenerli dentro?”, si chiede, proponendo una misura deflattiva. “Il Governo di centro-destra dovrebbe avere il coraggio di fare ciò che il Governo Berlusconi ha fatto nel 2003 e nel 2010, specialmente quest’anno, nell’anno del Giubileo della Misericordia”.

Il carcere, nelle parole del Garante, si manifesta sempre più come una “discarica sociale”, un “ospizio per poveri” dove si concentrano fragilità e disagio. I dati lo dimostrano: in Italia sono presenti 20.000 detenuti stranieri (959 in Campania), 17.000 tossicodipendenti (1.704 in Campania) e 4.200 persone con sofferenza psichica, spesso già in cura prima della detenzione (400 in Campania).

“Il carcere è l’emblema della disuguaglianza e la rappresentazione pratica della mancata applicazione della Costituzione”, conclude Ciambriello. La mancanza di attività lavorative e di reinserimento alimenta un ozio forzato che aggrava la tensione. Il suo ruolo, ribadisce, è quello di vigilare perché alle persone private della libertà non venga mai sottratta la dignità, promuovendo iniziative che tutelino i diritti umani e favoriscano l’umanizzazione della pena.

Processo Vassallo: “Non è più tempo di silenzi”, le accuse del pm

Salerno – Nel processo per l’omicidio di Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore di Pollica assassinato il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola, si è consumato un nuovo e drammatico capitolo.

La mattina dell’udienza, presso il Tribunale di Salerno, il Pubblico Ministero ha pronunciato parole destinate a pesare come macigni sulla credibilità delle istituzioni:“Non abbiamo trovato omertà, ma mancanza di umanità.”

Una frase che va oltre il profilo tecnico di un’inchiesta, trasformandosi in una vera e propria denuncia morale rivolta allo Stato e ai suoi apparati. Una constatazione che riapre ferite mai rimarginate e che richiama alla memoria le troppe zone d’ombra, le omissioni, i ritardi che hanno segnato la ricerca della verità sulla morte di un amministratore che aveva fatto della legalità la sua bandiera.

Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati. Si tratta del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo; l’imprenditore Giuseppe Cipriano; l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, del clan omonimo di Scafati, accusato di aver orchestrato un depistaggio coinvolgendo lo stesso Cagnazzo; l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, ritenuto vicino al clan Fucito.

La Fondazione: “Lo Stato mostri umanità, quella che è mancata per Angelo”

La reazione della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore è immediata e carica di indignazione.Il Presidente Dario Vassallo, fratello di Angelo, rompe il velo di sopportazione accumulato in quattordici anni di attesa:

“Non è più tempo di silenzi. La nostra terra, i cittadini e la memoria di Angelo meritano rispetto. Angelo è stato lasciato solo, prima e dopo la sua uccisione. Il Sistema Cilento ha imbrigliato anche le coscienze. Lo Stato dimostri umanità e responsabilità.”

Per la Fondazione, quella frase del PM non è un semplice rilievo investigativo: è il riconoscimento che la solitudine istituzionale di Angelo non è frutto del caso, ma di un clima che ha permesso che vicende gravi — come il traffico di droga che lo stesso Vassallo denunciava — potessero proseguire indisturbate.

Dario Vassallo chiede che lo Stato compia finalmente un passo deciso:“Serve un segnale concreto: accelerare le indagini e far arrivare la giustizia senza ulteriori ritardi. Inerzia e silenzi non possono più calpestare chi ha sacrificato tutto per il bene comune.”

“Il Sistema Cilento è uno Stato nello Stato”

Alle parole di Dario si aggiunge la voce del Vicepresidente della Fondazione, Massimo Vassallo, che rilancia l’allarme: “Il Sistema Cilento, come lo abbiamo definito, è uno Stato nello Stato. La Commissione Antimafia e il Comitato istituito devono proseguire il loro lavoro con rapidità. Non c’è più tempo da perdere: comunità, legalità e memoria sono in gioco.”

Una presa di posizione netta che mira a scongiurare nuovi ritardi, nuove omissioni, nuovo silenzio.La presenza in aula: non un rito, ma un atto di vigilanza civile

La Fondazione conferma che seguirà ogni singola udienza, giorno dopo giorno.
Non per un atto simbolico, ma per garantire che la giustizia non si riduca a una procedura spersonalizzata:“La giustizia è un dovere morale e civico verso la comunità. La verità non può attendere oltre.”

Una vicenda che pesa sulla coscienza del Paese

L’omicidio di Angelo Vassallo non è solo un caso giudiziario: è una ferita aperta nel rapporto tra cittadini e Stato. Un sindaco che con le sue scelte — contro l’abusivismo, contro gli interessi criminali, per la tutela della costa, per la trasparenza amministrativa — si era inimicato chi vedeva nella legalità un ostacolo alle proprie strategie.

Oggi, a distanza di anni, le parole del PM rimbalzano come un’accusa al vuoto di responsabilità che ha circondato l’intera vicenda.

Perché la verità non è soltanto un diritto dei familiari: è un debito dello Stato verso un servitore pubblico che ha pagato con la vita il suo impegno.

Furto tra i rifiuti a Salerno: scoperti mentre rovistano nei sacchetti della differenziata

Blitz notturno della Municipale: due denunce e quattro persone identificate. Recuperata refurtiva già sottratta. Il fenomeno torna a colpire dopo le segnalazioni dei residenti

Rovistare tra i sacchetti dell’immondizia in cerca di oggetti da rivendere o riutilizzare è diventato un problema che sta riemergendo nelle strade di Salerno.

Nella notte tra giovedì e venerdì, il Nucleo operativo ambientale della Polizia Municipale ha condotto un’operazione mirata che ha portato alla denuncia di due persone e all’identificazione di altre due, accompagnate in questura per ulteriori verifiche.

L’intervento ha permesso anche di sequestrare materiali già sottratti dalle buste della raccolta differenziata, destinate al ritiro da parte di Salerno Pulita. Gli agenti hanno sorpreso i responsabili mentre aprivano sistematicamente i sacchetti lasciati in strada dai cittadini, alla ricerca di oggetti di valore o rivendibili.

(h3)Il ritorno di un fenomeno già noto

L’operazione della Municipale non è casuale. Nelle ultime settimane erano aumentate le segnalazioni da parte dei residenti, che avevano notato la ripresa del fenomeno in diverse zone della città. I quartieri più colpiti risultano essere Carmine, Torrione e Mercatello, dove i sacchetti vengono regolarmente violati prima del passaggio degli operatori ecologici.

Il blitz notturno si inserisce in un più ampio piano di controllo volto a garantire la sicurezza e il decoro urbano. Le autorità puntano a contrastare non solo il danneggiamento della raccolta differenziata, ma anche possibili traffici illegali di materiali sottratti.

La Polizia Municipale ha fatto sapere che proseguiranno i controlli nelle zone più sensibili, invitando i cittadini a continuare a segnalare episodi sospetti per tutelare l’ambiente urbano e la corretta gestione dei rifiuti.

Arzano, oltre 134 cani non più in canile grazie al lavoro della Polizia locale

Arzano – É da diversi anni che si sta lavorando ad Arzano per il benessere degli animali con salvataggio di ogni specie con recuperi dalla strada e dal canile. Alla data di insediamento del comandante della polizia locale, colonnello Biagio Chiariello, la tematica “canile” passò dall’Area Ambiente dell’Ente alla Polizia Locale.

I cani presenti al rifugio erano circa 230 e grazie ad un costante censimento e monitoraggio passando a raggi x il canile, con attuazione delle regole della trasparenza negli accalappiamenti , collocazione in canile, microchippature, i risultati hanno portato ad avere, ad oggi, circa 96 cani rispetto ai precedenti 230.

Il merito è dovuto alla determinazione del comandante della polizia locale, dr. Chiariello, che oltre ad essere animalista e a monitorare con i suoi uomini gli ingressi e le uscite dei pelosi dal canile, portò ad un corposo fascicolo alla Procura della Repubblica evidenziando quanto avveniva sul tema .

Da allora una “priorità ” che si chiama “adozione” come quella effettuata con 3 cagnolini trovati in strada, ed affidati a famiglie di Arzano, proprio grazie all’attività degli agenti, a seguito di rinvenimento.

I risparmi

Ad oggi il risparmio ammonta a complessive euro 293mila all’anno considerato che secondo le tariffe regionali un cane costa al giorno complessive 6 euro .Tutto questo a vantaggio delle case comunali e delle tasche dei contribuenti arzanesi.Il messaggio che fanno pervenire dal Comando é ” Adottate, adottate, adottate!”.

 P.B.

Napoli, don Mimmo Battaglia, pranza alla mensa del Carmine nella giornata mondiale dei poveri 

Napoli, – In un mondo che corre troppo veloce, dove l’indifferenza è il vero nemico dei deboli, la IX Giornata Mondiale dei Poveri irrompe come un richiamo urgente alla fratellanza.

Domenica 16 novembre, Caritas Napoli e i padri Carmelitani aprono le porte della Basilica di Maria SS. del Carmine Maggiore per un evento che va oltre la carità: un pranzo comunitario con il cardinale don Mimmo Battaglia, pronto a sedersi a tavola con chi la vita ha relegato ai margini.

Voluta da Papa Francesco, questa giornata non è solo un rituale annuale, ma un monito globale: “Fermiamoci a guardare negli occhi chi soffre”, ha ripetuto il Pontefice. A Napoli, l’appello si traduce in gesti concreti, capaci di tessere fili invisibili tra ricchi e poveri, tra chi dà e chi riceve.

Il programma è semplice, ma carico di simbologia: alle 11.30, una Celebrazione Eucaristica animerà la Basilica in Piazza Carmine, con preghiere e riflessioni che invitano a riscoprire il volto di Cristo nei più fragili. Poi, alle 13.00, il clou: un pranzo condiviso nel Chiostro della Basilica, dove ospiti della mensa, volontari di Caritas e il cardinale Battaglia romperanno il pane insieme.

Non un gesto filantropico isolato, ma un ponte verso la dignità umana, in un’epoca di disuguaglianze galoppanti.”Questa Giornata ci chiama a vedere Cristo nel fratello che busserebbe alla nostra porta”, spiega suor Marisa Pitrella, direttrice di Caritas Napoli, con la voce intrisa di passione.

“Condividere la mensa con don Mimmo non è solo un pranzo: è la Speranza che si fa carne, un’azione che parte dall’incontro e arriva dritta al cuore. In un città come Napoli, ferita ma generosa, è il modo migliore per dire che nessuno è solo”.

Mentre la data si avvicina, l’attesa cresce: saranno centinaia i partecipanti, tra fedeli, senzatetto e attivisti sociali, uniti in un coro di solidarietà. Un’opportunità per Napoli di mostrare al mondo che la povertà non è destino, ma sfida da vincere a mani nude – o, meglio, a tavola condivisa.

Napoli, dentro il clan invisibile: la nuova cupola degli Amato-Pagano

Napoli – Le recenti indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito la rete di affari che, da Melito a Dubai, ha garantito al clan Amato-Pagano un ruolo da protagonista nel mercato europeo della cocaina.

La collaborazione di Imperiale e le recenti dichiarazioni dei nuovi pentiti hanno dato un nome e un volto al potere nascosto degli Amato-Pagano.

Ma, come scrive un investigatore in una delle: “Gli Amato-Pagano non muoiono mai, cambiamo solo indirizzo“

L’arresto di Antonio Pompilio, detto ’o Cafone, ha segnato la fine di un’epoca per il clan Amato-Pagano.

Era lui, secondo tutti i collaboratori, l’uomo che aveva retto la struttura negli anni più difficili, quando le microspie negli appartamenti di Melito e Mugnano avevano svelato troppo, e la DIA era ormai dentro le stanze segrete del clan.

Ma il potere, nella galassia degli Amato, non si disperde: si sposta, cambia pelle, attraversa confini e generazioni.

L’ombra di Debora

Nella rete di racconti dei pentiti, Amato Debora resta una figura centrale. Non solo moglie di Mimmo, ma reggente effettiva: una donna capace di imporsi con lo sguardo e di tenere in pugno uomini cresciuti nella violenza.
“Era lei che decideva – raccontano – insieme al marito. Tutti la temevano.”

Dopo l’arresto di alcuni storici referenti, Debora avrebbe gestito i contatti con la Spagna, controllando il flusso di denaro e verificando i conti familiari. L’incontro di Barcellona, nell’estate 2023, resta uno dei momenti simbolo di questa fase: una trattativa dentro la diaspora del clan, tra sospetti e mediazioni, mentre la cocaina continuava a muoversi dai porti iberici fino alle piazze napoletane.

Le crepe interne

Ma la paura di Pompilio – quella di essere ucciso dai suoi stessi alleati – non era infondata.
Il collaboratore D’Ambrosio lo conferma: il Cafone era diventato scomodo, troppo potente, troppo vicino ai soldi e agli affari internazionali.

Il gruppo di Mugnano, con Bocchetti Enrico in testa, non gli perdonava la rivelazione sulla “società” di stupefacenti che aveva permesso a pochi di arricchirsi fuori dai circuiti ufficiali del clan.

Gli investigatori parlano di una frattura economica e generazionale: da un lato i vecchi uomini legati alla linea Amato-Raffaele, dall’altro i giovani affiliati cresciuti tra le nuove rotte del narcotraffico, più interessati ai contatti con i broker stranieri che alle regole del clan.

La madre del Cafone e la “cassa fantasma”

A rendere più evidente il crollo del vecchio ordine è un episodio apparentemente marginale, ma emblematico.
Poco prima dell’arresto di Pagano Rosaria, racconta il pentito Sabev Tsvetan, si presentò a lui la madre di Pompilio, chiedendo un favore: intercedere presso la Pagano perché contattasse Imperiale, che doveva restituire una somma di denaro – tra i 200 e i 300 mila euro – appartenente al figlio.

La risposta di Rosaria Pagano fu gelida:”non mi interessa della cafona” .Un rifiuto che suonava come una condanna definitiva, la rottura formale tra due famiglie un tempo inseparabili.

Un clan in trasformazione

Le dichiarazioni dei collaboratori – da Imperiale a Carbone, da D’Ambrosio a Sabev – offrono oggi agli inquirenti un mosaico completo del clan: gerarchie, flussi di denaro, canali di droga e strategie di sopravvivenza.

Dopo l’arresto di Pompilio, la leadership si è frammentata. Al vertice si alternano figure di secondo piano, reggenti “a tempo” che controllano porzioni di territorio e mantengono i contatti con i fornitori esteri.

La forza degli Amato-Pagano, tuttavia, non è mai stata solo nella violenza. È nella capacità di rigenerarsi, di spostare la base economica dove lo Stato ancora fatica a colpire: in Spagna, in Olanda, negli Emirati.

Oggi gli investigatori parlano di una “nuova cupola invisibile”, un sistema fluido in cui i vecchi nomi – Amato, Pagano, Liguori, Pompilio – lasciano spazio a figli, cognati e giovani broker digitali. Un clan meno appariscente, ma ancora dentro i circuiti del grande narcotraffico internazionale.

7.continua

San Nicola la Strada, 3 pusher arrestati nella villa comunale

I Carabinieri smantellano un’operazione di spaccio a largo Rotonda. Sequestrati hashish e denaro contante
San Nicola la Strada – Stretta dei Carabinieri sul traffico di droga nel cuore del centro cittadino. Nella serata del 13 novembre, i militari della Stazione locale hanno arrestato in flagranza tre pusher che spacciavano all’interno della villa comunale di largo Rotonda. In manette sono finiti un 48enne e un 49enne senegalesi, insieme a un 39enne originario del Mali.

L’operazione è scattata al termine di un servizio mirato di osservazione e pedinamento. Gli investigatori hanno colto sul fatto i tre uomini subito dopo la cessione di circa 1,2 grammi di hashish a due acquirenti, in due distinti episodi di spaccio. I clienti sono stati identificati e segnalati alla Prefettura come assuntori di sostanze stupefacenti.

Le perquisizioni personali effettuate dagli agenti hanno portato al sequestro di ulteriori 4,2 grammi di hashish e 30 euro in contanti, ritenuti il ricavato dell’attività illecita. Droga e denaro sono stati posti sotto sequestro come prova del reato.

I tre spacciatori, dopo essere stati trattenuti nelle camere di sicurezza della caserma, sono comparsi questa mattina davanti al giudice per il processo con rito direttissimo. L’operazione conferma l’impegno costante delle forze dell’ordine nel contrastare il fenomeno dello spaccio nelle aree pubbliche frequentate dalla cittadinanza.

Inchiesta sui fondi pubblici destinati al Comune di Cava de’ Tirreni: sequestri per 212 mila euro

Nella mattinata del 12 novembre, i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Salerno e della Compagnia di Cava de’ Tirreni hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, finalizzato alla confisca per equivalente, per un valore di 212 mila euro nei confronti dell’amministratore di fatto di una società con sede a Roma.

Contestualmente sono scattate perquisizioni personali e locali, con sequestro di documentazione, a carico dello stesso soggetto e di altre due società con sede legale e operativa a Napoli e Potenza.

L’indagine sui fondi pubblici

L’indagine, coordinata dalla Procura di Salerno e al momento avallata dal Giudice per le indagini preliminari, riguarda i reati ipotizzati di peculato, falso ideologico e autoriciclaggio, che sarebbero stati commessi in modo continuato tra il 2022 e il 2024.

Secondo la ricostruzione accusatoria, un pubblico ufficiale in servizio presso il Comune di Cava de’ Tirreni avrebbe distratto fondi pubblici in concorso con gli amministratori – di fatto e di diritto – delle società finite sotto sequestro.

Al centro dell’inchiesta, un presunto sistema di falsi mandati di pagamento. Attraverso la formazione e l’emissione di atti ritenuti fittizi, sarebbero state disposte erogazioni di denaro pubblico poi accreditate sui conti correnti di soggetti economici riconducibili agli indagati.

Le somme così ottenute sarebbero state in parte oggetto di operazioni di autoriciclaggio, con l’obiettivo, secondo l’accusa, di ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita dei fondi.

Sequestro urgente per “bloccare” i beni

La Procura sottolinea che il sequestro preventivo d’urgenza è stato disposto per neutralizzare il rischio di dispersione del patrimonio nella disponibilità degli indagati. Su tali beni, in caso di eventuale condanna definitiva, potrà scattare la confisca obbligatoria per equivalente, fino a concorrenza delle somme ritenute indebitamente sottratte alle casse comunali.

Si tratta di una misura cautelare reale, che non equivale a un accertamento di colpevolezza, ma punta a preservare risorse che, secondo l’impostazione degli inquirenti, deriverebbero dall’illecito. Le verifiche proseguiranno con l’analisi della documentazione sequestrata e con ulteriori attività investigative, anche attraverso l’ascolto di persone informate sui fatti.

 

Emergenza Rifiuti a Sant’Arpino: i Carabinieri mettono i sigilli a una “montagna” di 10 tonnellate

Sant’Arpino– Una discarica abusiva di proporzioni gigantesche, un vero e proprio scempio ambientale di dieci tonnellate, è stata scoperta e sequestrata dai Carabinieri della Stazione di Sant’Arpino. Il bottino dell’operazione di controllo del territorio non è stato droga o armi, ma un mostro di gomma e immondizia: un cumulo alto come un edificio di due piani, composto da pneumatici fuori uso, rifiuti solidi urbani e materassi, abbandonato con spregiudicatezza lungo via Astragata.

L’intervento dei militari, di routine solo in apparenza, ha riportato alla luce un’area devastata. I 25 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi, sebbene privi di sostanze tossiche, rappresentano un colpo durissimo al decoro urbano e un insulto alla legalità. L’intera zona, infatti, è stata immediatamente posta sotto sequestro penale, sigillata come una scena del crimine, che in questo caso è un crimine contro l’ambiente.

La documentazione è stata notificata all’Ufficio Tecnico comunale, mentre contro ignoti è già stata contestata la pesante accusa di gestione non autorizzata di rifiuti. Un reato che, ai sensi del codice ambientale, prevede pene severe. Ma la caccia ai responsabili è solo all’inizio. Le indagini dei Carabinieri sono ora concentrate su un obiettivo primario: risalire a chi, nell’oscurità della notte, ha scaricato quel pesante fardello, cercando di far sparire nel nulla, o in un terreno di periferia, il costo dello smaltimento legale.

L’episodio di via Astragata non è un caso isolato, ma l’ultimo, allarmante tassello di un fenomeno dilagante: l’abbandono illegale di rifiuti speciali, un business illecito che avvelena il territorio e sfida le istituzioni. La Provincia di Caserta, da tempo in prima linea nella lotta agli ecoreati, si ritrova così a fare i conti con un nuovo, ennesimo, sversamento che riaccende i riflettori sull’emergenza rifiuti e sulla necessità di un giro di vite contro i predoni dell’ambiente.

Processo Carcere SMCV, colpo di scena: via il giudice a un passo dalla sentenza. Avvocati in rivolta.

Santa Maria Capua Vetere – Un colpo di scena giudiziario rischia di far deragliare le fasi finali del maxi-processo per le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. A pochi mesi dalla possibile conclusione di un dibattimento durato tre anni, il presidente del collegio giudicante, Roberto Donatiello, è stato trasferito e la sua proroga per concludere il processo non è stata concessa.

La reazione della Camera Penale locale è stata immediata e durissima.

L’avvocato Alberto Martucci, presidente dei penalisti sammaritani, ha annunciato un’istanza formale indirizzata direttamente alla presidente della Corte di Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli. L’obiettivo è netto: ottenere la revoca immediata del provvedimento.

Contestualmente, per dare forza alla protesta, gli avvocati hanno proclamato uno sciopero dall’attività per il 24 novembre, data in cui era prevista la prossima udienza del processo.

Un processo “orfano”

Il caso è di una delicatezza estrema. Il processo, iniziato nel novembre 2022, vede sul banco degli imputati 105 persone – tra agenti della Polizia Penitenziaria, funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e medici dell’Asl di Caserta – accusate delle brutali violenze ai danni dei detenuti avvenute il 6 aprile 2020.

Il giudice Donatiello, che ha gestito l’intero, complesso dibattimento nell’aula bunker del carcere, si è già insediato presso la Corte di Appello di Napoli. Al suo posto è stata designata una nuova presidente, la dottoressa Claudia Picciotti.

“Impossibile studiare gli atti”

Ed è proprio questo cambio in corsa, a così breve distanza dalla conclusione, a scatenare la reazione dei legali. La preoccupazione, condivisa dalle difese dei 105 imputati, è palpabile.

Come sottolineato dalla Camera Penale, la scelta è avvenuta “a pochi mesi dalla fine del processo”. Il timore, concreto, è che la nuova presidente Picciotti “non conosca ovviamente l’andamento del processo” e, soprattutto, “non avrebbe il tempo per studiarsi le carte del dibattimento”. Si parla di un fascicolo imponente, frutto di tre anni di udienze, testimonianze e perizie.

L’istanza alla presidente Covelli, spiega Martucci, serve anche a “capire le motivazioni” che hanno portato alla revoca dell’applicazione temporanea concessa a Donatiello oltre un anno fa, proprio per garantire la continuità di questo processo. La richiesta è una sola: che la Corte d’Appello ci ripensi e che il giudice Donatiello possa tornare al suo posto per portare a termine il processo.

Spreco e sporcizia nella zona dello shopping: multati 12 esercizi commerciali

Napoli– Stretta della Polizia Locale e degli ispettori ASIA contro il degrado urbano nel cuore pulsante di Napoli. L’operazione, mirata a tutelare il decoro delle aree più frequentate dai cittadini e dai turisti, ha rivelato un quadro preoccupante di inosservanza delle regole sulla raccolta differenziata da parte di numerose attività commerciali e strutture ricettive.

Il blitz è scattato lungo arterie nevralgiche come via Speranzella, via Montecalvario, via Toledo, via Ponte di Tappia e l’area di Piazza Cavour. Gli agenti dell’unità operativa Avvocata, affiancati dagli ispettori ASIA (l’azienda per l’igiene urbana), hanno riscontrato ben 12 violazioni in pochissimo tempo.

Le violazioni: dai sacchetti fuori orario ai carrellati “selvaggi”

Le infrazioni più comuni, che contribuiscono a creare micro-discariche a cielo aperto e un’immagine sgradevole della città, sono state:

Esposizione dei sacchi al di fuori dei contenitori e in orari non consentiti.

Errata separazione dei rifiuti, vanificando gli sforzi della differenziata.

Collocazione dei carrellati all’esterno dei locali in giorni o fasce orarie non permessi dal regolamento comunale.

Oltre alle infrazioni riscontrate negli esercizi, l’attività di vigilanza ha portato a un intervento tempestivo in Piazza Cavour, dove gli agenti hanno bloccato e immediatamente sanzionato un uomo colto in flagrante mentre abbandonava illegalmente rifiuti di vario genere, inclusi vetro, plastica e persino piccoli frammenti di scarti edili. Il materiale è stato rimosso sul momento dagli operatori ambientali.

L’attività congiunta della Polizia Locale e di ASIA – che si avvale di una preziosa collaborazione con gli operatori ambientali – riafferma la linea dura del Comando. L’attenzione resta alta sul decoro degli spazi pubblici, con l’obiettivo di contrastare l’inciviltà attraverso una costante e mirata azione di vigilanza e prevenzione degli illeciti.

Arzano, blitz dei carabinieri: sgominata banda di baby rapinatori

Arzano -Nella zona industriale, teatro di una rapina audace, finisce in manette un gruppo di baby rapinatori figli d’arte.

L’ operazione anticrimine ha consentito ai militari dell’Arma della locale tenenza, coordinati dal luogotenente Marco Bidetti, di trarre in arresto un gruppo di minorenni capeggiato da una maggiorenne tutti di Arzano, dopo una rapina portata a termine nella zona industriale di Arzano. Alcuni di loro sarebbero legati a note famiglie malavitose locali.

P.B.

 

Poggioreale, scoperto un chilo di droga nei sotterranei al “Connolo”

Sembra la sceneggiatura di un film crime, invece è il bilancio di una sola giornata di controlli a largo raggio dei Carabinieri della compagnia di Poggioreale. Un quartiere setacciato da cima a fondo, dove su 128 persone identificate ben 46 sono risultate con precedenti penali.

Un’operazione che ha prodotto 36 sanzioni al codice della strada e segnalato nove giovani alla Prefettura come assuntori di stupefacenti. Ma è nelle singole storie che emerge un quadro di illegalità diffusa e multiforme.

A chiudere la giornata, un colpo significativo al mercato dello spaccio. I militari hanno setacciato le cantine di un complesso residenziale nel rione Sant’Alfonso, il “Connolo”. Nascosto in un sotterraneo, è stato rinvenuto quasi un chilo di droga già suddivisa in dosi: hashish, marijuana, cocaina e crack. Un piccolo arsenale dello spaccio che, una volta immesso sul mercato, avrebbe fruttato circa 7.000 euro.

Il racket dei POS internazionali

La prima rete si tende su una coppia sospetta: un 45enne romeno, già noto alle forze dell’ordine, e una 25enne irlandese incensurata. Fermati per un controllo, vengono trovati in possesso di 2.700 euro in contanti e 11 carte di credito. La scusa di una semplice vacanza a Napoli non convince i militari, che decidono di perquisire la loro camera d’albergo in via vicinale Galeoncello.

Dentro, la sorpresa: cinque dispositivi POS per pagamenti elettronici e quattro smartphone. Solo uno dei terminali risulta legalmente intestato a una società di Roccadaspide, in provincia di Salerno. Le indagini svelano un patto preciso: l’amministratore della società avrebbe messo a disposizione il conto corrente per le transazioni in cambio di una parte del denaro. Un meccanismo di riciclaggio ingegnoso e ancora da decifrare nei dettagli. Per tutti e tre è scattata la denuncia per riciclaggio in concorso.

Follia in ospedale

Poco dopo, la tensione si sposta al pronto soccorso dell’Ospedale del Mare. Al 112 arriva una richiesta d’aiuto: un 31enne, armato di forbici, sta minacciando un medico, colpevole a suo dire di non averlo visitato con la dovuta rapidità. Una gazzella, già in zona, interviene in pochi istanti. L’uomo viene bloccato e denunciato per minaccia aggravata a personale sanitario.

I “furbetti” della strada

I controlli stradali, nel frattempo, smascherano un altro trucco. Un 25enne viene fermato senza documenti, ma esibisce un permesso di guida provvisorio, ottenuto dopo aver denunciato lo smarrimento della patente. I Carabinieri non si fidano e approfondiscono. La verità è un’altra: la patente non è mai stata smarrita, ma sospesa dalla Prefettura. Per il giovane scatta una denuncia per falsità ideologica, oltre alla multa per guida senza patente. A completare il quadro, altri quattro automobilisti sono stati sorpresi alla guida senza aver mai conseguito la patente, con recidiva nel biennio.

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