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Scossa di terremoto in serata ai Campi Flegrei

Napoli- Non si placa lo sciame sismico che tiene in allerta l’area dei Campi Flegrei. Alle 19:57 di questo sabato, 15 novembre, una nuova scossa di magnitudo 2.0 ha fatto sobbalzare i residenti, riaccendendo l’ormai costante preoccupazione nella zona flegrea.

Il sisma è stato chiaramente avvertito dalla popolazione, in particolare tra Pozzuoli e il quartiere napoletano di Bagnoli, con epicentro localizzato in mare.

Subito dopo l’evento, i social network sono stati inondati di segnalazioni e testimonianze da parte di chi ha distintamente percepito il tremore. Fortunatamente, al momento non si registrano notizie di danni a persone o cose.

L’episodio serale non è l’unico che ha caratterizzato la giornata. L’area della caldera aveva già tremato alle prime luci dell’alba: i sismografi hanno infatti registrato un sisma di magnitudo 2.1 esattamente alle 6:47 del mattino.

Il doppio evento sismico in meno di 24 ore (2.1 all’alba e 2.0 in serata) conferma l’intensificarsi dell’attività di bradisismo e alimenta il dibattito sulla sicurezza e la preparazione della popolazione in una delle aree geologicamente più attive del Mediterraneo.

Ma sia alle prime luci del giorno sia durante la mattinata erano state registrate altre scosse di magnitudo inferiore a 2.0.

Marano, disabile grave perde il posto auto sotto casa dopo 25 anni

Ha trent’anni, vive in via Marano–Pianura ed è affetta da tetraparesi spastica e sindrome di West, una malattia rara che provoca violente crisi epilettiche. Crisi che spesso si manifestano anche di notte, costringendo la famiglia a correre al Pronto Soccorso: nell’ultimo episodio è stato necessario addirittura intubarla.

Per 25 anni, davanti alla sua abitazione, la giovane ha sempre avuto un posto auto H riservato e nominativo. Un riferimento essenziale per le emergenze quotidiane.

Da due giorni, però, il comando della polizia municipale di Marano ha deciso di non rinnovare il permesso: il posto resta riservato alla disabilità, ma non più nominativo. Tradotto: chiunque abbia un contrassegno può occuparlo, lasciando la famiglia senza certezza di poter parcheggiare sotto casa.

La mobilitazione dei vicini

La decisione ha indignato l’intero palazzo. I condomini, da anni testimoni delle difficoltà quotidiane della famiglia, hanno organizzato una raccolta firme per chiedere al Comune di tornare indietro.

“La vita di mia figlia è già un inferno – scrive la madre – perché mortificarci anche così?”.
La politica interviene: “Ripristinare subito il posto nominativo”
Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli, destinatario dell’appello della famiglia:

“Mi chiedo quale possa essere la ragione per cui sia stato sospeso un permesso nominativo in una situazione così complessa. I diritti delle persone fragili sono inviolabili e devono essere garantiti. Intransigenza e rigore servono in ben altri casi. Commovente la reazione dei condomini: ora il Comune torni sui suoi passi”.

Borrelli ha assicurato che seguirà personalmente l’evolversi della vicenda, auspicando un immediato ripristino del diritto negato.

Calvi Risorta, abbandona sacchi di rifiuti nei campi: multa e denuncia

Calvi Risorta – Tolleranza zero contro l’inciviltà e l’abbandono selvaggio dei rifiuti. I Carabinieri della Stazione di Calvi Risorta hanno inferto un duro colpo al fenomeno, denunciando e sanzionando pesantemente una donna di 37 anni del posto, sorpresa in flagranza mentre scaricava sacchi di spazzatura lungo un tratto rurale di via Masseria di Giano.

L’intervento è avvenuto nella tarda mattinata di ieri, 14 novembre 2025, nel corso di un servizio mirato al contrasto dei reati ambientali, intensificato a seguito delle numerose segnalazioni dei residenti preoccupati per il degrado delle strade interpoderali.

L’appostamento e il “blitz”

Mentre la pattuglia perlustrava l’area agricola, gli occhi attenti dei militari si sono soffermati su una piccola utilitaria accostata al margine della carreggiata. La conducente, una 37enne, è stata vista prelevare due sacchi di rifiuti solidi urbani dal veicolo e depositarli con rapidità nell’erba, proprio a ridosso di un terreno coltivato.

L’immediata ispezione del contenuto ha confermato il reato: i sacchi contenevano un miscuglio eterogeneo di carta, plastica, alluminio, imballaggi e scarti organici, ovvero rifiuti domestici smaltiti illegalmente in un’area priva di autorizzazione e soggetta a tutela.

Denuncia, sequestro e patente ritirata

La flagranza del reato non ha lasciato scampo alla donna. La 37enne è stata deferita in stato di libertà per le violazioni previste dalla normativa in materia di gestione e abbandono dei rifiuti.

Le conseguenze, però, sono state molto più severe. Oltre alla denuncia, i Carabinieri hanno proceduto a:

Sequestro amministrativo immediato dell’autovettura utilizzata per l’illecito trasporto.

Ritiro immediato della patente di guida, avviando contestualmente la procedura di sospensione nei confronti della conducente, come previsto dalle severe norme vigenti.

L’operazione, coordinata dal Comando Provinciale Carabinieri di Caserta, si inserisce in un più vasto piano di controlli intensificati nelle ultime settimane, a dimostrazione della ferma volontà delle forze dell’ordine di contrastare con ogni mezzo il fenomeno del “turismo dei rifiuti” che deturpa il territorio agricolo.

Napoli, evasione lampo: 24enne arrestato a Barra per un giro in scooter senza casco

Napoli – A  Barra, un giovane di 24 anni è stato arrestato dai carabinieri per aver violato la misura degli arresti domiciliari appena impostagli.

Antonio Gargiulo, già noto alle forze dell’ordine, è stato sorpreso mentre girava in scooter senza indossare il casco, una violazione che da sola sarebbe bastata a far scattare una sanzione amministrativa. Ma la situazione si è complicata quando i militari hanno riconosciuto nel ragazzo proprio l’uomo sottoposto ai domiciliari da soli tre giorni.

Durante un ordinario posto di controllo, i carabinieri hanno notato il giovane in sella allo scooter, senza casco. Fermato per un controllo, Gargiulo ha opposto resistenza, tentando di sottrarsi all’accertamento.

L’identificazione ha rivelato la sua posizione cautelare, trasformando la semplice infrazione in un reato di evasione. Il 24enne è stato quindi arrestato e nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari dall’autorità giudiziaria. Ora attende il giudizio per la nuova violazione.

Anacapri, giovane bracconiere arrestato sul Monte Solaro

Anacapri – Un 19enne locale, già noto alle forze dell’ordine, finisce in manette per bracconaggio armato nel cuore verde del Monte Solaro.

Erano da poco passate le ore pomeridiane quando i Carabinieri della locale Stazione, impegnati in un pattugliamento di routine nelle zone boschive del Monte Solaro – un’oasi naturale protetta, crocevia di sentieri escursionistici e rifugio per specie rare come il Falco pellegrino e il Capriolo appenninico – incappano in una figura sospetta.

Lorenzo Van Der Host, 19 anni, originario proprio di questo borgo sospeso tra cielo e mare, imbraccia un fucile da caccia come se fosse un’estensione del suo braccio. Non un’arma qualunque: una doppietta calibro 12, con la matricola abrasa ad arte, un “fantasma” illegale che urla storie di mercati neri e trasgressioni premeditate.Il giovane, con lo sguardo da predatore colto in fallo, non ci pensa due volte: scatta la fuga.

Tra rovi e macchia mediterranea, un labirinto di lecci e corbezzoli che custodisce i segreti dell’isola, Van Der Host tenta di seminare i militari. Ma i Carabinieri, addestrati a navigare questi terreni impervi, non mollano la presa.

Un inseguimento serrato, tra salti su rocce e balzi tra gli arbusti, si conclude con un blocco netto: il 19enne, ansimante e senza più vie di scampo, si arrende spontaneamente. “Ecco, prendetelo”, mormora consegnando l’arma ai suoi inseguitori, in un gesto che sa di rassegnazione mista a spavalderia giovanile.

Per Van Der Host, non è la prima comparsa nelle cartelle investigative. Già noto alle forze dell’ordine per piccoli precedenti – furti e atti di vandalismo che gli avevano valso qualche richiamo formale – stavolta il ragazzo tocca il fondo di una china pericolosa. Dovrà rispondere di caccia di frodo, un reato che qui, nel Parco Regionale di Capri, assume contorni ambientali drammatici: l’isola, gemma del Golfo di Napoli con i suoi 10 chilometri quadrati di paradiso turistico, soffre da anni il flagello del bracconaggio.

Secondo dati del Corpo Forestale dello Stato, solo nel 2024 sono stati sequestrati oltre 50 fucili illegali nelle aree protette campane, con un danno alla biodiversità stimato in migliaia di euro per capo di selvaggina abbattuto illegalmente.

E il Monte Solaro, con i suoi 589 metri di altitudine e panorami mozzafiato sulla baia di Marina Grande, non è solo un belvedere per i vacanzieri: è un ecosistema fragile, dove ogni colpo sparato riecheggia come una ferita aperta.Trasferito immediatamente al Carcere di Napoli Poggioreale, il giovane attende il giudizio del Tribunale di Napoli.

Le indagini, coordinate dalla Procura, non si fermano qui: gli inquirenti setacciano i suoi contatti per smascherare eventuali complici o reti di distribuzione di armi clandestine, un fenomeno che, come denunciato da Legambiente, sta erodendo le radici verdi del Sud Italia.

Barra, esecuzione in pieno giorno: ucciso Salvatore Borriello. Scampò a un agguato del clan nel 2021

Un agguato feroce, nel cuore della periferia est di Napoli. È stato ucciso così Salvatore Borriello, 27 anni, originario di Marcianise ma da tempo gravitante nell’area di Barra. I killer lo hanno raggiunto mentre camminava lungo via Suor Maria della Passione Beata: esplosi diversi colpi di pistola, poi la fuga nel caos del quartiere.

Borriello, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e resistenza, è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare. È arrivato al Pronto Soccorso in condizioni disperate, intorno alle 12.30 di oggi, 15 novembre. I medici hanno tentato di rianimarlo, ma per lui non c’è stato nulla da fare: è morto pochi minuti dopo l’ingresso in ospedale.

Sul posto sono intervenuti gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e i poliziotti della Squadra Mobile, guidata dal primo dirigente Giovanni Leuci. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica dell’omicidio e il percorso seguito dai sicari. Al vaglio anche i legami del giovane con ambienti criminali della zona, dove negli anni scorsi era stato indicato come figura orbitante nella criminalità di strada locale.

Il precedente agguato del 2021

Il nome di Borriello non era nuovo agli inquirenti. Nel 2021 era già scampato a un agguato: il 17 aprile di quell’anno un commando del clan Aprea aveva aperto il fuoco in strada, nel rione, colpendo però una ragazza estranea a qualsiasi contesto criminale. La giovane, ferita al piede e alla caviglia mentre si trovava con il fidanzato, riportò lesioni giudicate guaribili in 21 giorni.

In un primo momento si era ipotizzato che si trattasse di una semplice “stesa” dimostrativa, ma le indagini successive portarono a una conclusione diversa: il vero obiettivo del commando, sostengono gli investigatori, era proprio Borriello, allora appena 21enne.

Pochi giorni dopo Borriello fu arrestato insieme con il 27enne Daniele Donadio perchè trovati in possesso di droga.

Torre Annunziata, sequestrati 1.000 mq di lido abusivo sul Lungomare

A Torre Annunziata scatta il blitz contro l’abusivismo sul demanio marittimo. Ieri, la Guardia Costiera ha sequestrato circa 1.000 metri quadrati di strutture appartenenti a un lido balneare, tra pedane, blocchi prefabbricati e aree coperte, installate illegalmente sul litorale.

Il concessionario non aveva provveduto a rimuovere le strutture entro i termini previsti, configurando il reato di occupazione abusiva del demanio marittimo.

L’operazione rientra in una serie di controlli coordinati dalla Procura Generale di Napoli e dalla Procura oplontina, che da luglio a oggi hanno portato a numerosi interventi per ripristinare la legalità sulle coste campane. L’obiettivo è tutelare il demanio pubblico e garantire la qualità delle acque, oltre alla libera fruizione degli spazi da parte dei cittadini.

Con questa nuova azione, le forze dell’ordine ribadiscono l’impegno a contrastare l’abusivismo e a ripristinare la legalità lungo il litorale, dopo una serie di avvisi e controlli serrati. Il messaggio è chiaro: sulle spiagge campane non c’è spazio per chi occupa abusivamente il demanio pubblico.

Napoli, agguato a Barra: ucciso 26enne

Napoli – Il copione, purtroppo noto nella cronaca partenopea, si è sviluppato anche in un sabato mattina, tingendo di sangue la periferia est. Un uomo di soli 26 anni è arrivato privo di conoscenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale del Mare, trasportato d’urgenza dopo essere stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco.

Nonostante gli sforzi disperati del personale medico, il giovane è deceduto poco dopo l’arrivo.

La chiamata alla Polizia di Stato è scattata intorno alle 12.30, come da prassi quando si tratta dell’arrivo di un ferito grave. Il 26enne presentava ferite compatibili con un vero e proprio agguato.

Secondo una prima, frammentaria ricostruzione dei fatti, l’agguato si sarebbe consumato poco prima in Via Suor Maria della Passione Beata.

Gli inquirenti, al momento, non escludono alcuna pista: da un regolamento di conti nel torbido mondo dello spaccio, a un agguato con matrice camorristica, fino a un litigio degenerato.

Sul posto dell’omicidio, e successivamente in ospedale, sono giunti gli specialisti della Squadra Mobile di Napoli e gli uomini dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico.

Le indagini sono affidate congiuntamente alle due unità, che stanno ora passando al setaccio la zona della sparatoria alla ricerca di bossoli, testimoni e, soprattutto, di immagini registrate da eventuali telecamere di sorveglianza.

La salma del giovane è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia, che potrà chiarire la traiettoria dei proiettili e confermare le cause esatte del decesso.

Napoli, Nunzia Cappitelli aveva denunciato due stalker

Il giallo di piazza Sant’Alfonso, nel cuore di Marianella, alla periferia nord di Napoli, si tinge dei contorni cupi dell’ennesimo dramma al femminile. Nunzia Cappitelli, 51 anni, è stata trovata morta nel pomeriggio di ieri all’interno della sua abitazione.

A dare l’allarme è stato un giovane conoscente, arrivato insieme a un amico: la donna era riversa a terra, con una ferita alla testa e una bottiglia di vetro in frantumi accanto al corpo.

La Squadra Mobile indaga senza sosta. E un dettaglio, emerso già nelle prime ore, ha fatto drizzare le antenne agli investigatori: Nunzia aveva denunciato due presunti stalker, persone che negli ultimi mesi l’avrebbero tormentata con attenzioni ossessive e comportamenti persecutori.

Uno di loro è proprio il giovane che ha scoperto il cadavere. L’altro è un uomo più maturo che, come il primo, si sarebbe invaghito di lei fino a superare i limiti.

Entrambi sono stati ascoltati in Questura per ore nella notte, insieme ad altre persone vicine alla vittima. Al momento non ci sono elementi che confermino un’aggressione: i primi accertamenti medico-legali non rilevano segni evidenti di colluttazione e la ferita potrebbe essere compatibile con una caduta.

Sul pavimento, infatti, è stata trovata una bottiglia rotta, possibile causa dell’impatto fatale.

Nunzia sarebbe morta nel pomeriggio di venerdì

Eppure, proprio quelle denunce per stalking — una richiesta d’aiuto mai completamente presa sul serio, come accade troppo spesso — mantengono viva l’ombra del femminicidio. Una pista che non può essere archiviata finché l’autopsia non avrà chiarito l’origine del colpo alla testa: incidente domestico o gesto violento?

Secondo una prima stima, la morte risalirebbe al primo pomeriggio. Ancora da ricostruire le ultime ore di vita di Nunzia, che pare non avesse riferito a nessuno di sentirsi in pericolo imminente, ma che negli ultimi tempi viveva con un’ansia crescente, proprio per quei due uomini che la sorvegliavano troppo da vicino.

In attesa dei risultati dell’esame autoptico e delle analisi della Scientifica sull’appartamento, resta il peso di una domanda che a Napoli, come altrove, riecheggia sempre più spesso: quante richieste d’aiuto devono lanciare le donne prima che qualcuno le protegga davvero?

Arrestato gestore di rifiuti pericolosi a Trentola Ducenta: sequestrati 4 metri cubi di RAEE e documenti falsi

Nel cuore della Terra dei Fuochi, i Carabinieri Forestali di Marcianise hanno arrestato un cittadino rumeno sorpreso a gestire illegalmente rifiuti pericolosi sul territorio casertano.

L’operazione, scattata in seguito a una segnalazione dell’Esercito Italiano impegnato nell’ambito del contingente “Strade Sicure – Terra dei Fuochi”, si è svolta lungo la Via delle Industrie a Trentola Ducenta.

Durante il controllo di un autocarro, i militari hanno scoperto che il cassone era colmo di rifiuti speciali pericolosi, tra cui RAEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche) e altri materiali non identificati, per un totale stimato di circa 4 metri cubi.

Il conducente, già noto alle forze dell’ordine per analoghi precedenti risalenti a soli due mesi fa, ha presentato due formulari di identificazione dei rifiuti risultati falsi. Inoltre, il veicolo non era autorizzato al trasporto di rifiuti pericolosi.

I Carabinieri Forestali hanno contestato al soggetto il reato di gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e di trasporto con documenti di accompagnamento falsi, che riportavano indicazioni errate sulla natura e sulla composizione dei materiali trasportati.

L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato e, contestualmente, è stato disposto il sequestro preventivo del mezzo e dei rifiuti, oltre al sequestro probatorio dei formulari falsi.

A carico del fermato è stata applicata anche la sanzione accessoria del ritiro della patente, prevista dal testo unico ambientale, le cui pene sono state recentemente inasprite proprio per contrastare con maggiore efficacia i fenomeni criminali ambientali nell’area della Terra dei Fuochi.

Manfredi: “Comuni al limite: senza educatori e vigili urbani l’Italia rischia la paralisi”

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Roma– I Comuni italiani affrontano una delle fasi più critiche degli ultimi anni, stretti fra tagli strutturali, aumento della domanda sociale e l’impossibilità di assumere personale essenziale.

A lanciare l’allarme è Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, che in un’intervista alla Stampa delinea un quadro severo: “La situazione è molto difficile perché abbiamo meno risorse per il welfare, mentre cresce la domanda da parte della popolazione”.

Secondo Manfredi, i tagli pluriennali delle precedenti leggi di bilancio peseranno in modo decisivo: “Nel 2026 l’impatto sarà di 460 milioni”. E non è l’unico ostacolo. Gli investimenti programmati – circa 8 miliardi di euro – rischiano di restare bloccati: “Dobbiamo sbloccarli, altrimenti il giorno dopo la fine del Pnrr ci troveremo fermi”.

Invecchiamento, welfare e case: i nodi che soffocano le città

Uno dei fattori più pesanti è l’invecchiamento della popolazione, che influisce su assistenza, sanità e servizi di prossimità. Per Manfredi serve una strategia strutturata: “Occorre un piano nazionale che tenga conto di questi bisogni crescenti”.

Altro fronte critico è l’emergenza abitativa, un fenomeno trasversale che investe fasce deboli e ceto medio. “Il piano casa del governo procede lentamente. Serve un grande investimento di risorse pubbliche e va mobilitato anche l’investimento privato”, sottolinea il presidente dell’Anci. Ma le risorse per il 2026, ammette, “non sono sufficienti”. Da qui l’appello all’Europa: “Auspichiamo un intervento con fondi comunitari: lo stesso commissario Fitto ha riconosciuto che la casa è ormai un’emergenza nazionale”.

Sicurezza e scuole: “Assunzioni bloccate, situazione insostenibile”

Sul fronte della sicurezza urbana, Manfredi evidenzia come le difficoltà dei Comuni ricadano direttamente sui cittadini. “La competenza è dello Stato, ma i problemi si scaricano sui sindaci. Abbiamo chiesto risorse straordinarie per assumere vigili urbani: negli ultimi anni il Corpo si è ridotto di 12 mila unità per effetto dei vincoli sulle assunzioni”.
Non va meglio negli asili nido: “Dobbiamo garantire 150 mila nuovi posti, ma non possiamo assumere gli educatori”, denuncia. E ricorda che anche gli assistenti sociali, fondamentali nelle periferie più fragili, risultano penalizzati dalle attuali regole assunzionali. “Il tetto alle assunzioni è una norma che grida vendetta – incalza – perché impedisce di reclutare proprio le figure più necessarie”.

“Comuni vivi ma senza strumenti”: l’allarme dal territorio

Nonostante le difficoltà, Manfredi sottolinea che il sistema dei Comuni resta dinamico e attivo: “La partecipazione alla nostra assemblea dimostra che c’è grande vitalità”. Ma senza risorse adeguate il rischio è quello di non riuscire più a garantire i servizi essenziali: “I Comuni soffrono perché non hanno gli strumenti necessari per dare risposte concrete ai cittadini”.
Un grido d’allarme che arriva dal cuore delle amministrazioni locali e che chiede al governo – e all’Europa – un cambio di passo urgente.

Portici, anziani senza assistenza: 40 operatori lasciano in massa per stipendi mai pagati

Portici – Dimissioni collettive “per giusta causa” nel cuore dei servizi sociali. Gli operatori socio-sanitari del Consorzio Luna, che gestisce l’assistenza domiciliare per gli anziani di Portici, hanno abbandonato in blocco dopo mesi di stipendi mai arrivati. Nove mesi di lavoro gratuito, in alcuni casi, per chi si occupa quotidianamente delle persone più fragili.

La denuncia arriva dalla Fp CgilCampania, che ricostruisce una vicenda dalle dimensioni regionali. Non è la prima volta che il consorzio finisce sotto accusa: a fine 2024 analoghi ritardi avevano colpito il personale impegnato in un appalto a Capri, mentre poche settimane fa nell’Ambito 17 di Frattamaggiore gli operatori hanno incrociato le braccia per 24 ore.

Ora l’intero organico del servizio di Portici ha gettato la spugna, lasciando un vuoto nell’assistenza agli anziani del territorio.

Fatture pagate, stipendi fantasma

Marco D’Acunto, segretario regionale Fp Cgil con delega al terzo settore, punta il dito contro le anomalie del sistema: “Le stazioni appaltanti risultano in regola con i pagamenti delle fatture, quindi è evidente che il problema sia interno al Consorzio”. Una situazione che solleva interrogativi sulla gestione delle risorse e sulla tutela dei lavoratori negli appalti sociali.

Il Consorzio Luna, intanto, ha scelto la strada del contenzioso, presentando opposizione a due decreti ingiuntivi ottenuti da altrettanti dipendenti attraverso il sindacato. “Temiamo che l’allungamento dei tempi giudiziari possa compromettere il recupero delle somme”, avverte D’Acunto, esprimendo preoccupazione sia per i diritti dei lavoratori che per la continuità dell’assistenza agli anziani porticesi.

Allarme al prefetto, il sindacato chiede controlli

La Fp Cgil ha già allertato il prefetto di Napoli e chiede un incontro urgente al Comune di Portici. La richiesta è chiara: riformare il sistema dei bandi con controlli più stringenti da parte delle stazioni appaltanti e prevedere la revoca immediata degli appalti quando il personale non viene retribuito.

“Serve una modifica strutturale per evitare che situazioni del genere si ripetano”, conclude il sindacato, denunciando le falle di un meccanismo che scarica sui più deboli – operatori e assistiti – le inefficienze gestionali.

Poggiomarino, scopre il ladro in casa: lo blocca e chiama i carabinieri

Poggiomarino – È una serata come tante, con il buio che avvolge il quartiere di via Nuova San Marzano. Sono le 21 in punto, quando i numeri rossi di una sveglia digitale sul comodino illuminano debolmente una camera da letto.

Ma quella luce non è l’unica fonte di bagliore: due torce elettriche guizzano tra i cassetti, mentre mani sconosciute arraffano denaro e gioielli, ficcandoli in un sacco improvvisato.

Il proprietario di casa, ignaro di tutto, rientra stanco dalla giornata. Infila la chiave nella serratura e, aprendo la porta, si scontra con l’incubo: due ladri in azione, proprio nel cuore del suo appartamento.

Uno dei malviventi scappa di corsa, svanendo nella notte, ma l’altro non esita. Impugna un cacciavite e lo punta minacciosamente contro l’uomo, pronto a difendere il bottino.

Qui, però, la storia prende una piega inaspettata. La vittima, un residente locale non si lascia intimorire. Con un sangue freddo ammirevole, reagisce bloccando fisicamente l’intruso, impedendogli di fuggire.

Il ladro bloccato dal proprietario rientrato anzitempo

Mentre stringe la presa, compone febbrilmente il 112 sul telefono, invocando l’aiuto dei carabinieri. “Ho un ladro in casa, venite subito!”, grida al centralino, trasformando un momento di terrore in un’azione eroica.

I militari della stazione di San Giuseppe Vesuviano accorrono in pochi minuti, irrompendo nell’abitazione. Il 52enne di Boscotrecase, già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati, viene immobilizzato e ammanettato con l’accusa di furto aggravato.

Il complice fuggiasco, invece, resta per ora irreperibile, ma le indagini sono in corso per identificarne l’identità attraverso telecamere di sorveglianza e testimonianze dei vicini.

L’episodio sottolinea ancora una volta i rischi della microcriminalità nei sobborghi vesuviani, dove i furti in appartamento sono in aumento del 15% rispetto allo scorso anno, secondo i dati provinciali. La prontezza del proprietario non solo ha salvato i suoi beni, ma ha evitato un possibile dramma: un gesto di coraggio che potrebbe ispirare altri a non cedere alla paura.

Travolto dall’albero che stava tagliando: muore a 82 anni nel suo fondo

Una mattinata di lavoro nei campi si è trasformata in tragedia in località Pagliarole, al confine tra i territori di Sessa Cilento e Omignano. Antonio Cuoco, 82 anni, residente da sempre nella zona e molto conosciuto in paese, è morto mentre stava abbattendo un albero in un terreno di sua proprietà.

Secondo una prima ricostruzione, l’anziano era impegnato da solo in alcuni lavori di manutenzione del fondo. Stava tagliando un tronco quando, per cause ancora in corso di accertamento, la pianta si è improvvisamente inclinata nella direzione opposta a quella prevista, travolgendolo e schiacciandolo.

L’allarme dei vicini e i soccorsi

A lanciare l’allarme sono stati alcuni vicini, insospettiti dal rumore della motosega rimasta accesa a lungo. Non vedendolo rientrare e non ricevendo risposta alle chiamate, hanno deciso di recarsi sul posto per verificare cosa stesse accadendo.

Giunti nel fondo, si sono trovati davanti a una scena drammatica: Cuoco era a terra, sotto il peso del tronco che stava cercando di abbattere. Immediata la chiamata ai soccorsi. Sul luogo sono intervenuti i volontari della Misericordia di Vallo della Lucania e l’automedica del 118.

I sanitari hanno tentato più volte le manovre di rianimazione. L’uomo presentava però traumi gravissimi e le sue condizioni sono apparse subito critiche. Nonostante i ripetuti tentativi, per l’82enne non c’è stato nulla da fare: il decesso è stato constatato poco dopo.

Le forze dell’ordine hanno immediatamente delimitato l’area del fondo e avviato i rilievi per ricostruire la dinamica dell’incidente. Dai primi accertamenti è emerso che Cuoco stava lavorando da solo, come era solito fare, abituato com’era a gestire in autonomia i lavori nei suoi terreni.

L’ipotesi principale è che l’albero, forse indebolito o già inclinato, abbia ceduto all’improvviso, cambiando direzione di caduta all’ultimo momento. Un imprevisto che potrebbe aver colto di sorpresa l’anziano, impedendogli di allontanarsi in tempo e di mettersi in salvo. Saranno ora le verifiche tecniche e le testimonianze dei vicini a chiarire con maggiore precisione tutte le fasi dell’accaduto.

Un paese in lutto per “Tonino del bar”

La notizia della morte di Antonio Cuoco ha scosso profondamente le comunità di Sessa Cilento e Omignano. In molti lo ricordano come “Tonino del bar”, dal locale che aveva gestito per anni e che era diventato un punto di ritrovo per residenti, giovani e famiglie.

Dietro il bancone, Cuoco accoglieva i clienti con discrezione e cordialità. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo mite, rispettoso, sempre pronto a scambiare una parola e a mettere a proprio agio chiunque varcasse la porta del suo bar. Con il passare degli anni aveva poi lasciato l’attività, senza però abbandonare la campagna, alla quale era profondamente legato.

Instancabile e laborioso, continuava a occuparsi dei suoi terreni con la stessa dedizione di sempre, considerando il lavoro nei campi parte della sua quotidianità. Proprio durante una di queste consuete giornate di impegno in campagna ha trovato la morte, in un incidente tanto improvviso quanto assurdo.

La data dei funerali verrà fissata nelle prossime ore. Intanto le due comunità restano unite nel dolore per la scomparsa di un uomo che, pur nella semplicità della vita di paese, aveva rappresentato per molti un punto di riferimento umano e quotidiano.

Blitz nella terra dei Fuochi: sei discariche abusive sotto sequestro tra Castel Volturno e Carinola

Prosegue senza sosta la guerra dichiarata dall’Arma dei Carabinieri contro gli illeciti ambientali che affliggono la cosiddetta Terra dei Fuochi. Nella mattinata odierna, un vasto e capillare servizio coordinato dal Comando Provinciale di Caserta ha visto in prima linea il Reparto Territoriale di Mondragone, impegnato in un’operazione mirata lungo tutto il litorale domiziano per smascherare e stroncare le attività di sversamento abusivo.

Il bilancio della massiccia offensiva è pesante: sei aree adibite a discariche abusive sono state sequestrate e quattro persone sono state deferite all’Autorità Giudiziaria, ritenute responsabili di gravi violazioni della normativa ambientale. L’obiettivo principale del servizio è stato individuare i “punti caldi” dell’abbandono di rifiuti e verificare le attività connesse alla gestione irregolare di materiali di risulta, spesso tossici o ingombranti.

Dal cortile privato al fondo agricolo: i blitz dell’Arma

L’azione dei Carabinieri ha toccato diversi comuni. A Castel Volturno, la prima denuncia ha riguardato un residente sorpreso con il cortile della propria abitazione trasformato in una discarica di circa 50 mq, piena di detriti edili, plastica, vetro e blocchi di cemento. L’intera area è stata immediatamente posta sotto sequestri.

Poco dopo, i militari della Tenenza locale hanno individuato e sequestrato un’altra discarica abusiva di rifiuti speciali in un fondo rurale di via Macedonio (circa 80 mq), affidandolo al Comune per la messa in sicurezza.

L’intervento congiunto delle Stazioni di Mondragone e Falciano del Massico è stato particolarmente significativo, portando al sequestro di ben **tre distinte discariche incontrollate:
1. Presso l’ingresso della ex cava “Iacobucci”.
2. Lungo la strada provinciale Falciano–Mondragone.
3. Sulla via comunale del Ciaurro, dove la situazione è apparsa particolarmente critica per la presenza di frigoriferi dismessi e ingombranti che rischiavano di ostruire il vicino torrente.

Tutte le aree sono state sigillate e segnalate per l’urgente bonifica.

Infine, a Carinola, la locale Stazione ha deferito tre proprietari di un fondo agricolo di oltre 3.000 mq, utilizzato per ammassare materiali ferrosi, rifiuti edili, parti meccaniche e diversi autocarri. Anche in questo caso, l’area è stata sequestrata in toto.

I numeri dell’operazione e il piano strategico

Al termine del servizio, il Reparto Territoriale di Mondragone ha fatto il punto sull’operazione:
4 persone deferite
6 siti sottoposti a sequestro
13 veicoli controllati (inclusi mezzi per trasporto rifiuti)
17 persone identificate

L’attività si inserisce nel quadro strategico di controlli anti-inquinamento disposti dal Comando Provinciale di Caserta. Solo nel mese di novembre, l’Arma ha messo a segno numerosi colpi su tutto il territorio: da Gricignano di Aversa e Cesa (rifiuti speciali, materiali oleosi e sanzioni per oltre 19.000euro) a Orta di Atella (sequestro di 10 tonnellate di pneumatici e materassi, e 450 mc di rifiuti industriali, con due denunce), fino a Frignano (13.000 mq di area agricola bloccata per rifiuti pericolosi) e Villa Literno (autocarrozzeria e fabbricati abusivi).

Il Comando Provinciale assicura che il massimo impegno nel controllo del territorio e nella prevenzione degli illeciti ambientali è confermato, con servizi mirati e una costante presenza nelle aree più a rischio. Le operazioni straordinarie continueranno anche nei prossimi giorni.

Follia a Giugliano: lite per viabilità finisce a coltellate, lo trafigge con una lama da piastrellista

Giugliano-  Una banale lite per la viabilità si è trasformata in un tentato omicidio nel tardo pomeriggio di ieri a Giugliano in Campania. In via Palumbo, un automobilista di 46 anni ha brutalmente accoltellato un ciclista dopo un’accesa discussione, utilizzando un taglierino professionale con una punta di diamante.

La vittima ora lotta tra la vita e la morte, mentre l’aggressore è stato rintracciato e arrestato dai Carabinieri grazie alle immagini di un sistema di videosorveglianza.

La ricostruzione dell’aggressione

Sono da poco passate le 18 quando una scena di ordinaria quotidianità urbana si trasforma in un incubo. Un’auto e una bicicletta elettrica percorrono via Palumbo nella stessa direzione. All’altezza del civico 24, i due veicoli si fermano. Ne scaturisce una discussione, forse per una mancata precedenza o una manovra azzardata. Le parole si fanno grosse, i toni si alzano.

Secondo quanto immortalato dalle telecamere, il ciclista sembra cercare qualcosa nelle tasche, ma è l’automobilista a essere più rapido e letale. Estrae un taglierino da piastrellista e sferra due fendenti violenti: uno al braccio, l’altro, terribile, all’addome.

La vittima crolla a terra, accanto alla sua bici. L’aggressore non mostra pietà: risale in auto e fugge, lasciandolo agonizzante sull’asfalto.

Le indagini lampo

L’allarme scatta immediatamente e sul posto arrivano i Carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano. Il loro lavoro parte proprio da quelle immagini, tanto nitide quanto agghiaccianti. Un’analisi meticolosa dei fotogrammi permette di risalire al numero di targa del veicolo in fuga e, di conseguenza, all’identità del proprietario.

In poche ore, i militari hanno bussato alla porta di Pasquale Sequino, 46enne del posto e già noto alle forze dell’ordine. Durante la perquisizione domiciliare, è stata rinvenuta e sequestrata anche l’arma del delitto, prova schiacciante della sua colpevolezza.

Arresto e prognosi riservata

Per Pasquale Sequino sono scattate le manette con l’accusa di tentato omicidio ed è stato tradotto presso la casa circondariale di Poggioreale. Nel frattempo, la vittima dell’aggressione è stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Giuliano, dove si trova ricoverata in prognosi riservata.

I medici mantengono il massimo riserbo sulle sue condizioni. Resta da chiarire il movente esatto della lite, degenerata in una violenza inaudita.

Omicidio Vassallo, Cagnazzo: “Sono innocente e chiedo giustizia”

Napoli – Un grido di innocenza e un appello al rispetto della presunzione di innocenza. È l’intervento di Fabio Cagnazzo, colonnello dei Carabinieri per il quale la Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito della complessa e decennale inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica (Salerno) assassinato ad Acciaroli la sera del 5 settembre 2010.

In un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, Cagnazzo ha respinto con forza le accuse, dichiarando: “Io sono innocente e lo dimostrerò”. L’ufficiale ha espresso amarezza per il clamore mediatico che, a suo dire, lo avrebbe già condannato: “Ad oggi non sono stato neanche rinviato a giudizio, ma sembra di ascoltare e leggere sentenze definitive sul mio conto”. Un trattamento che, secondo il colonnello, violerebbe il principio cardine del diritto: “Vorrei che questo principio [la presunzione di innocenza] venisse rispettato anche per me”.

La lunga ombra dell’inchiesta

L’inchiesta, che si protrae da oltre un decennio, ha recentemente subito una significativa accelerazione, puntando i riflettori su un presunto traffico di droga scoperto dal Sindaco Vassallo come possibile movente del delitto. La Procura di Salerno ritiene che Vassallo sia stato ucciso perché si preparava a denunciare un vasto giro di spaccio che coinvolgeva esponenti della criminalità organizzata e, secondo l’ipotesi accusatoria, anche ufficiali dell’Arma de iCarabinieri.

Le accuse nei confronti di Cagnazzo (attualmente rinviato a giudizio insieme ad altre persone, inclusi un suo collaboratore e un ex boss) riguarderebbero non solo il coinvolgimento nel traffico di stupefacenti ma anche presunte attività di depistaggio delle indagini immediatamente successive al delitto.

La sofferenza e la richiesta di chiarezza

Cagnazzo non ha nascosto la propria rabbia per la dolorosa vicenda, che lo ha visto subire perquisizioni in casa e in ufficio e trascorrere sette mesi nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Un periodo di detenzione terminato con la scarcerazione ottenuta grazie a una sentenza della Corte di Cassazione.

Il colonnello ha espresso il desiderio che l’iter giudiziario prosegua il più rapidamente possibile: si augura di “essere rinviato a giudizio affinché nella sede opportuna, il Tribunale, si ponga fine a questa vicenda”. Un epilogo, ha concluso, che si aspetta porti giustizia “per me e per lui [Angelo Vassallo]”.

La sua posizione ha trovato un’eco di solidarietà: proprio ieri, dinanzi al tribunale di Salerno, dove era in corso l’udienza preliminare, tantissime persone si sono ritrovate per esprimere vicinanza all’ufficiale.

L’ufficiale ha drammaticamente concluso il suo sfogo con un paragone amaro: “Sembra di vivere in una fiction all’ombra del Vesuvio”. La giustizia, ora, ha il compito di trasformare questa dolorosa “fiction” in verità processuale.

Salerno, tragedia sulla Provinciale: ciclista travolto e ucciso sulla strada di casa

San Cipriano – Un tranquillo pomeriggio di ritorno verso casa si è trasformato in un dramma incancellabile. È accaduto ieri, intorno alle 14:00, sulla strada provinciale che da Salerno conduce a Giffoni Valle Piana, teatro di un incidente mortale che ha spezzato la vita di Pietro Salzano, 75 anni, noto e stimato residente di Giffoni.

L’uomo era in sella alla sua bicicletta quando, in località Campigliano, nel comune di San Cipriano, è stato violentemente travolto da un’automobile. L’impatto è stato fatale: il ciclista, secondo le prime ricostruzioni, ha battuto violentemente il capo prima contro il veicolo e poi sull’asfalto, morendo praticamente sul colpo pochi minuti dopo lo schianto.

Alla guida dell’auto c’era un uomo di 64 anni, residente a Salerno, che si è immediatamente fermato per prestare i primi soccorsi e allertare la macchina della giustizia.

Sul posto si sono precipitate un’ambulanza del 118 e un’unità della Croce Rossa di Giffoni Valle Piana. Purtroppo, per il 75enne non c’era già più nulla da fare: i sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

Contestualmente sono intervenute le pattuglie dei Carabinieri della Compagnia di Salerno, agli ordini del maggiore Antonio Corvino. I militari hanno immediatamente chiuso al traffico l’arteria stradale per consentire i rilievi del caso, necessari a ricostruire l’esatta dinamica del sinistro e accertare le eventuali responsabilità.

L’automobilista, come da prassi in questi casi, è stato sottoposto ai test tossicologici e alcolemici per verificare il suo stato psicofisico al momento dell’incidente. I risultati sono attesi nelle prossime ore.

Secondo le prime informazioni trapelate, ancora al vaglio degli investigatori, l’automobile si trovava in fase di sorpasso quando ha colpito il ciclista. Una delle ipotesi è che il 75enne possa essersi spostato leggermente proprio mentre il veicolo sopraggiungeva, rendendo inevitabile l’impatto. L’automobilista, come atto dovuto, potrebbe essere a breve indagato per omicidio stradale.

L’auto e la bicicletta della vittima sono state poste sotto sequestro giudiziario. Il magistrato di turno della Procura di Salerno, informato dell’accaduto, ha disposto il sequestro della salma e il suo trasferimento all’obitorio dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno.

Nei prossimi giorni verrà molto probabilmente effettuato l’esame autoptico. Non si esclude, inoltre, che l’autorità giudiziaria nomini un pool di periti tecnici per effettuare ulteriori approfondimenti sulla dinamica, in particolare per stabilire con precisione la velocità tenuta dal veicolo al momento dell’investimento.

Annunziata lascia la Giunta di Casavatore: “Obiettivi raggiunti con il lavoro di squadra”

Casavatore – “Grato di aver fatto parte della Giunta Celaj”. Parla l’ex assessore Gianluca Annunziata. Pochi mesi ma tanto impegno e costanza hanno contraddistinto le attività di Annunziata che ha dovuto lasciare l’incarico di assessore del Comune di Casavatore per motivi di carattere personale e lavorativi.

Annunziata, figura di primissimo piano del Partito Democratico cittadino e già segretario cittadino, era stato designato in giunta all’indomani della vittoria elettorale della coalizione guidata dal sindaco Fabrizio Celaj. Tuttavia, pur se breve la sua permanenza nell’esecutivo aveva messo in campo una serie di attività in procinto di partire e concludersi nell’arco di almeno un anno.

“C’è l’abbiamo fatta grazie alla collaborazione di tutti i dipendenti coinvolti ed al grande lavoro del comandante Francesco Perrella – ha tenuto a precisare Annunziata-, tutto ciò nonostante le enormi difficoltà nell’ufficio economico e le carenze di personale. Quando si lavora di squadra si possono raggiungere tutti gli obiettivi.

Tuttavia bisogna fare in modo che attività del genere ( segnaletica stradale) diventi ordinaria e che si faccia con la giusta frequenza per garantire sempre la massima sicurezza dei cittadini”. Annunziata, da molti definito giovane talentuoso, porge i suoi ringraziamenti al Pd. “I miei ringraziamenti vanno anche al mio partito e all’attuale reggente Domenico Panella per il supporto ed il riconoscimento del grande lavoro avviato”.

Giugliano, lite per la viabilità finisce nel sangue

Momenti di tensione e paura nel tardo pomeriggio di ieri a Giugliano in Campania, dove una banale discussione per motivi di viabilità è degenerata in un accoltellamento. Un giovane è rimasto ferito in via Aniello Palumbo, nel cuore della città, sotto gli occhi atterriti di residenti e passanti.

Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo stava percorrendo la strada in sella alla sua bicicletta quando avrebbe avuto un alterco con un automobilista, probabilmente per una manovra ritenuta azzardata o per una precedenza non rispettata. La discussione, inizialmente verbale, si sarebbe rapidamente trasformata in uno scontro sempre più acceso.

L’uomo sarebbe sceso dall’auto e, al culmine della lite, avrebbe estratto un coltello colpendo il giovane con almeno un fendente. Il ragazzo è caduto a terra ferito, mentre la scena ha richiamato l’attenzione di diversi testimoni presenti nella zona, molto frequentata a quell’ora.

Alcuni passanti sono immediatamente intervenuti per prestare i primi soccorsi e per cercare di calmare gli animi. Nel frattempo è stato allertato il 118: un’ambulanza è giunta sul posto dopo pochi minuti e il ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giuliano. Le sue condizioni, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, non sarebbero gravi e il giovane non sarebbe in pericolo di vita.

Sul luogo dell’aggressione sono arrivati i carabinieri della compagnia di Giugliano, che hanno effettuato i rilievi e avviato le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Gli inquirenti stanno raccogliendo le testimonianze dei presenti e verificando l’eventuale presenza di telecamere di videosorveglianza nella zona, che potrebbero aver ripreso le fasi della lite e dell’aggressione.

Al momento non è ancora chiaro se l’aggressore sia stato subito identificato o fermato, né se tra i due vi fossero stati contrasti pregressi. La pista principale resta quella della lite improvvisa per motivi di traffico, l’ennesimo episodio di violenza scaturito da una discussione nata per strada.

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