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Napoli-Chelsea, stretta del Comune: stop ad alcol e contenitori a rischio

NAPOLI – Divieto di vendita di alcolici e forti restrizioni sui contenitori per le bevande in vista della sfida di Champions League tra Napoli e Chelsea, in programma domani alle 21 allo stadio Diego Armando Maradona. Il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza, su richiesta della Questura, con l’obiettivo di garantire ordine e sicurezza pubblica in una giornata che si preannuncia ad altissima affluenza.

Il provvedimento sarà in vigore dalle 14 di mercoledì 28 gennaio fino alle 2 di giovedì 29 gennaio e interesserà sia l’area attorno all’impianto di Fuorigrotta sia diverse zone del centro cittadino tradizionalmente frequentate dai tifosi. Nelle strade intorno allo stadio sarà vietata la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, mentre in alcune aree centrali scatteranno limitazioni ancora più rigide, con il divieto di vendere bevande in bottiglie, lattine, contenitori in vetro, plastica rigida o tetrapak. Le consumazioni saranno consentite esclusivamente in bicchieri di plastica leggera o in carta.

La misura punta a ridurre i rischi legati all’abuso di alcol e all’uso improprio dei contenitori, spesso trasformati in oggetti pericolosi in contesti di grande concentrazione di persone. Il Comune e le forze dell’ordine rafforzeranno i controlli per garantire il rispetto dell’ordinanza. Per i trasgressori sono previste sanzioni amministrative che vanno da 25 a 500 euro.

La Trentatré di Scampia come un’azienda della droga: 25 arresti, 31 indagati

La Trentatré di Scampia non era una semplice piazza di spaccio. Era, come emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Lucia De Micco, una struttura criminale stabile, organizzata e gerarchizzata, capace di reggere nel tempo grazie a regole interne, ruoli ben definiti e alla copertura garantita dal clan Amato-Pagano.

Un’organizzazione che operava come un’azienda illegale, attiva nella vendita di cocaina, crack, eroina e kobret, con base tra via Enzo Striano e via Anna Maria Ortese, ma con una rete di clienti che si estendeva ben oltre Scampia, raggiungendo Chiaiano, Miano, Colli Aminei, la Zona Ospedaliera e le aree limitrofe.

La Trentatré, la piazza blindata della droga e un’organizzazione stabile

L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e firmata dai pm Lucio Giugliano e Mariangela Magariello, ha portato a 25 arresti in carcere, 3 arresti domiciliari, 3 indagati a piede libero.

Per il gip, non si tratta di episodi isolati di spaccio, ma di un sodalizio criminale vero e proprio, aggravato sia dal numero degli affiliati, superiore a dieci, sia dal metodo mafioso, con l’utilizzo della forza intimidatrice del clan.

Le indagini, partite nella primavera 2022 dalle rivelazioni dei due pentiti, Salvatore Roselli e Luigi Rignante, hanno svelato una piazza di spaccio di kobra e cocaina nel cuore della “Trentatre” di Scampia, ex lotto SC3 in via Arcangelo Ghisleri, roccaforte del clan Amato-Pagano. L’organizzazione non si limitava alla vendita al dettaglio sul posto: riforniva Chiaiano, Miano e Colli Aminei con consegne a domicilio o appuntamenti in strada.

Ruoli rigidi e gerarchia ferrea emergevano dalle intercettazioni e dai pedinamenti. In cima, due boss pluripregiudicati curavano promozione, organizzazione e finanziamenti. Sotto, custodi di droga, addetti a stoccaggio e confezionamento, rifornitori della piazza, pusher e “pali-vedette”. Tre indagati si alternavano come capi-piazza con turni orari precisi.

Il blitz: 31 indagati, la struttura smantellata

Non solo spaccio: nel mirino un episodio di guerra di camorra. Nell’agosto 2022, il clan “Abbasc Miano” (costola dei Lo Russo) lanciò una “stesa” sparando raffiche contro esponenti della Trentatre, rei di aver invaso il loro territorio. Parte dei proventi serviva a mantenere le famiglie dei detenuti affiliati.

Frutto delle indagini, sequestri massicci di eroina, cocaina, crack e kobra. Durante gli arresti – eseguiti tra Napoli, provincia e carceri come Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi, Carinola, Ascoli Piceno e Ancona – gli agenti hanno confiscato circa 100mila euro in contanti, provento delle piazze di morte.

I capi: chi decideva, chi finanziava

Al vertice del sistema, secondo l’ordinanza, sedevano Massimiliano Cafasso e Salvatore Mele, descritti come promotori, finanziatori e organizzatori dell’intera attività.

Accanto a loro operava un gruppo di direttori della piazza, incaricati di garantire il funzionamento quotidiano dello spaccio:
Mario Abbatiello, Pasquale Capano, Giovanni Conte e Salvatore Montefusco.
Erano loro a impartire ordini, decidere turni, stabilire prezzi e gestire le emergenze.

La droga, il denaro e i custodi

Il cuore logistico dell’organizzazione era affidato a figure chiave: Antonio Abbatiello, fino all’agosto 2022, custodiva droga e incassi, riforniva i pusher e, quando necessario, faceva anche da corriere; Antonio De Matteo garantiva la fornitura costante, soprattutto di crack;

Giuseppe Cacciapuoti, Gennaro Gaglione e Antonio Musto erano acquirenti abituali, con Gaglione incaricato anche di stoccare partite di stupefacente pronte per essere immesse sul mercato.

Pusher, pali e telefoni: la strada

Sulla strada, il sistema si reggeva su una fitta rete di pusher itineranti, pronti a muoversi su chiamata: Gennaro Calvino, Cesare Di Domenico e Gabriele Vallefuoco.
Quest’ultimo, fino all’estate 2022, era uno dei riferimenti principali della piazza.

Le intercettazioni raccontano una vendita continua, scandita da telefonate, appuntamenti, linguaggio in codice e staffette.
Nicoletta Mascaro trasportava le dosi, mentre altri indagati presidiavano la zona come pali-vedette, pronti a segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine.

La piazza come un fortino

A presidiare la Trentatré c’era un gruppo numeroso, con compiti intercambiabili:
Bifolchetto, Cartigiano, Coppola, D’Ambrosio, Ottaiano, Rossi, Russo e Tsevtzov.
Pusher, vedette, rifornitori: una presenza costante che rendeva la piazza operativa a ogni ora del giorno, protetta dalla reputazione criminale del clan.

La rottura: quando la clientela viene “rubata”

Il punto di svolta arriva il 12 agosto 2022.
Da quel momento, come ricostruisce il gip, la clientela della Trentatré viene strappata con la forza al gruppo di Vallefuoco.

A subentrare è il gruppo “Abbasc’ Miano”, che affida la gestione a Pasquale Luongo, detto Masaniello. Luongo si presenta ai clienti come “il compagno di Vallefuoco”, spiegando che il vecchio referente “non ci sta più”. In realtà, dietro il cambio di gestione c’è una rapina dei telefoni utilizzati per lo spaccio e l’imposizione violenta di un nuovo controllo.

Crack, inesperienza e lamentele

Le intercettazioni restituiscono anche il ritratto di Luongo: inesperto nella vendita di crack, costretto a imparare in fretta un mercato che non conosce.

I clienti si lamentano: “È detersivo, è Dash”, “Fumo da trent’anni e so riconoscere la qualità”.

Frasi che, per il giudice, raccontano più di qualsiasi perizia la qualità scadente della droga e il tentativo di Luongo di sfruttare l’avviamento commerciale dei rivali.

“Pizze” da 13 e 15 euro: il linguaggio che tradisce

Il codice è goffo e spesso inutile.
“Pizze”, “rose”, “quanti siete”: parole che dovrebbero nascondere, ma che finiscono per svelare tutto.

In una conversazione, un cliente parla apertamente di crack, costringendo Luongo a zittirlo. In un’altra emerge la distinzione tra due prodotti: 13 euro per il crack, 15 euro per la cocaina, “quella bianca”.

Per il gip, il significato è chiaro: tutte le conversazioni sono finalizzate allo spaccio, senza margini di equivoco.

Il clan sullo sfondo

A rendere possibile tutto questo è il metodo mafioso. La piazza della Trentatré prospera perché inserita nel sistema del clan Amato-Pagano, al quale vengono destinati parte dei proventi e dal quale provengono protezione, droga e intimidazione.

È questa forza criminale, scrive il giudice, a garantire il controllo del territorio e la continuità dell’attività illecita.

L’elenco degli indagati

  1. ABBATIELLO Antonio, nato a Napoli il 1° gennaio 1967. CARCERE

  2. ABBATIELLO Mario, nato a Napoli il 4 settembre 1971 CARCERE

  3. BIFOLCHETTO Salvatore, nato a Napoli il 20 luglio 1987 CARCERE

  4. CACCIAPUOTI Giuseppe, nato a Giugliano in Campania il 21 maggio 1968 CARCERE

  5. CAFASSO Massimiliano, nato a Napoli il 22 marzo 1972. INDAGATO

  6. CALVINO Gennaro, nato a Napoli il 16 gennaio 1979 CARCERE

  7. CAPANO Pasquale, nato a Napoli il 5 luglio 1975 CARCERE

  8. CARBONE Luciano, nato a Napoli il 2 dicembre 1996 CARCERE

  9. CARTIGIANO Fabio, nato a Napoli il 4 agosto 1981 CARCERE

  10. CASTELNUOVO Vincenzo, nato a Napoli il 25 agosto 1989 CARCERE

  11. CASTIELLO Giovanni, nato a Villaricca il 27 settembre 1991 CARCERE

  12. CELENTANO Cristian, nato a Napoli il 30 novembre 1994 CARCERE

  13. CIOTOLA Salvatore, nato a Napoli il 10 giugno 1987 CARCERE

  14. CONTE Giovanni, nato a Napoli il 30 ottobre 1974 CARCERE

  15. COPPOLA Giuseppe, nato a Casoria il 30 agosto 1958 CARCERE

  16. D’AMBROSIO Alessio Francesco, nato a Napoli il 24 luglio 1998 CARCERE

  17. DE MATTEO Antonio, nato a Napoli il 28 settembre 1991 CARCERE

  18. DE SALVO Laura, nata a Napoli il 14 agosto 1983 CARCERE

  19. DI DOMENICO Cesare, nato a Napoli il 9 ottobre 1989 CARCERE

  20. GAGLIONE Gennaro, nato a Napoli il 30 maggio 1981 CARCERE

  21. LUONGO Pasquale, nato a Napoli il 12 luglio 1972 CARCERE

  22. MASCARO Nicoletta, nata a Napoli il 17 febbraio 1968 ARRESTI DOMICILIARI

  23. MELE Salvatore, nato a Napoli il 6 maggio 1976 CARCERE

  24. MONTEFUSCO Salvatore, nato a Napoli il 26 settembre 1979 CARCERE

  25. MUSTO Antonio, nato a Napoli il 27 aprile 1968 CARCERE

  26. MUSTO Gennaro, nato a Napoli il 24 novembre 1990. INDAGATO

  27. OTTAIANO Gennaro, generalità omissate

  28. ROSSI Michael, nato a Napoli il 29 aprile 2003 ARRESTI DOMICILIARI

  29. RUSSO Giovanni, nato a Napoli il 20 dicembre 2004 ARRESTI DOMICILIARI

  30. TSEVTZOV Dimitro, nato in Ucraina il 9 settembre 1986. CARCERE

  31. VALLEFUOCO Gabriele, nato a Mugnano di Napoli il 27 luglio 1978 CARCERE

 

Carinaro, arrestato estorsore legato ai Casalesi

Un 46enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato prelevato dai Carabinieri e condotto in carcere a Santa Maria Capua Vetere per scontare 4 anni e mezzo per reati aggravati dal metodo mafioso.

CARINARO (CE) – Nella grigia mattina di ieri, 26 gennaio 2026, i Carabinieri della Stazione di Gricignano di Aversa hanno fatto irruzione in un’abitazione di Carinaro, nell’agro aversano, per eseguire un ordine di carcerazione definitivo. Al centro delle manette c’è un uomo di 46 anni, un volto conosciuto dagli investigatori, chiamato a rispondere con la libertà di una lunga serie di crimini violenti.

Il provvedimento, emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, pone fine alla latitanza legale dell’uomo, condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza è il punto finale di un processo per una catena di illeciti gravissimi: estorsione, tentata estorsione, rapina, ricettazione e porto abusivo di armi.

Le condotte, come accertato in sede giudiziaria, sono state commesse tra il 2009 e il 2014, seminando paura e violenza nei comuni di Carinaro e Gricignano di Aversa. A rendere ancora più inquietanti i reati è l’aggravante del metodo mafioso, che secondo le indagini avrebbe caratterizzato le azioni del 46enne, inquadrandole in un contesto di pressioni e intimidazioni tipiche della criminalità organizzata.

L’operazione, coordinata dai Carabinieri della Compagnia di Marcianise e dalla Procura Generale di Napoli, si è svolta senza intoppi. Dopo le formalità del rito, l’uomo è stato scortato e rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Un epilogo che, seppur a distanza di anni dai fatti, riafferma l’azione incessante dello Stato contro chi ha insanguinato il territorio.

“L’esecuzione della pena rappresenta un segnale chiaro”, sottolinea una fonte istituzionale vicina all’indagine, “la Giustizia, anche quando il percorso è lungo, arriva a chiedere il conto, soprattutto quando i reati ledono la libertà e la sicurezza dei cittadini con modalità proprie della camorra”. Un messaggio di deterrenza in un’area, quella del Nord della provincia di Caserta, storicamente segnata dalle faide camorristiche dei clan dei “Casalesi”.

Napoli, blitz dei Carabinieri a Poggioreale: due arresti e un denunciato

Napoli – I Carabinieri della Compagnia Poggioreale hanno intensificato i servizi di controllo nella zona di Poggioreale e vie limitrofe. Durante il blitz ad alto impatto, gli uomini del Nucleo Operativo hanno identificato 91 persone – di cui 36 già note alle forze dell’ordine – e controllato 46 veicoli, elevando 17 sanzioni al Codice della Strada.

Primo arresto per Raffaele Maione, 24enne di Casoria con precedenti. Fermato in via Stadera e perquisito, nascondeva nel borsello 7 dosi di cocaina e hashish per un totale di 20 grammi, oltre a 420 euro considerati provento di spaccio. Droga e denaro sono stati sequestrati.

In manette anche Carmine Pocchia, 55enne di Ponticelli. L’uomo deve scontare 4 anni e 4 mesi di reclusione per ordine dell’Ufficio Esecuzioni Penali del Tribunale di Milano.

Denunciato per evasione un 53enne di vico Molino dell’Inferno, sorpreso fuori casa nonostante la misura restrittiva. Infine, 7 persone segnalate come assuntori di stupefacenti.

Mugnano, il sorvegliato speciale tradito dal fiuto dei cani: in casa nascondeva 14 chili di droga

Mugnano di Napoli– Un deposito di stupefacenti nascosto tra le mura domestiche, pronto a rifornire le piazze di spaccio dell’area a nord di Napoli.

È quanto hanno scoperto i Carabinieri della sezione operativa di Marano che, grazie al fiuto infallibile delle unità cinofile, hanno assestato un duro colpo al traffico di droga locale arrestando Stefano Foria, 48enne di Mugnano già noto alle forze dell’ordine.

L’operazione è scattata quasi per caso, ma si è conclusa con un sequestro ingente. Tutto è iniziato tra i banchi del mercato ortofrutticolo di Melito, dove i militari hanno intercettato Foria.

L’uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Mugnano, si trovava fuori dai confini consentiti, in palese violazione delle restrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.

Il controllo su strada, però, è stato solo l’inizio. Insospettiti dall’atteggiamento dell’uomo e dai suoi precedenti, gli investigatori hanno deciso di estendere i controlli alla sua abitazione a Mugnano, avvalendosi del supporto determinante del Nucleo Cinofili di Sarno.

Una volta nell’appartamento, i cani antidroga hanno immediatamente segnalato la presenza di sostanze illecite. L’intuizione si è rivelata fondata: nascosti in grossi bustoni di plastica sono spuntati fuori 8 chili e 300 grammi di marijuana.

Proseguendo la perquisizione, i militari hanno rinvenuto anche 6 chili di hashish, suddivisi in panetti ancora da tagliare e confezionare per la vendita al dettaglio.

In totale, oltre 14 chilogrammi di stupefacente che, se immessi sul mercato, avrebbero fruttato decine di migliaia di euro e inondato le strade della provincia. Per Foria sono scattate immediatamente le manette con l’accusa di detenzione di droga a fini di spaccio e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il 48enne è stato trasferito in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa di giudizio.

Vesuvio, Far West all’Osservatorio: coppietta rapinata e lasciata a piedi nel buio dopo l’assalto armato

Ercolano– Quella che doveva essere una serata tranquilla si è trasformata in un incubo per due giovani, un uomo di 30 anni e una donna di 26, sorpresi dai rapinatori nel cuore della notte mentre si trovavano in sosta nei pressi della zona dell’Osservatorio Vesuviano.

La dinamica dell’assalto

Intorno all’una del mattino, la coppia è stata bruscamente interrotta dall’azione violenta di due individui travisati da cappucci. I malviventi non hanno esitato a utilizzare il calcio di una pistola per mandare in frantumi il vetro anteriore destro della loro Fiat 500, intimando la consegna di ogni oggetto di valore.

Il bottino e la fuga

Sotto shock, le vittime sono state costrette a cedere una borsa contenente documenti, carte di credito e denaro contante, oltre a uno smartphone e due anelli d’oro. Prima di dileguarsi nel buio, i rapinatori hanno messo in atto un’ultima mossa per garantirsi la fuga e impedire l’inseguimento: hanno sottratto le chiavi dell’auto, lasciando i due giovani bloccati sul posto.

Sul luogo dell’aggressione sono intervenuti i Carabinieri della Tenenza di Ercolano. I militari hanno effettuato i primi rilievi e avviato le indagini per risalire all’identità dei responsabili, setacciando la zona alla ricerca di possibili testimonianze o tracce utili all’identificazione dei fuggitivi.

Scampia, la droga torna a fare cassa: riaperte le piazze e riparte la Trentatré. 28 misure cautelari

Il segnale: dopo la crisi, di nuovo la corsa. A Scampia, dicono gli investigatori, la droga è tornata a scorrere come nei periodi di massimo “fatturato”.

Dopo una fase che in strada viene spesso letta come crisi, riorganizzazione o abbassamento dei volumi (per arresti, faide, pressioni investigative o semplici cambi di assetto), il mercato avrebbe rialzato la testa: piazze che si riaccendono, turnazioni che ripartono, rifornimenti più regolari.

È in questo quadro che si colloca il blitz di stamattina. Un’operazione che, nelle intenzioni della DDA e della Polizia, mira a colpire non il singolo pusher ma la presunta filiera: chi finanzia, chi approvvigiona, chi custodisce, chi confeziona e chi vende.

Una struttura che, se confermata, racconta un ritorno alla “normalità criminale” delle piazze: gerarchie, disciplina e controllo minuto del territorio.

Le misure: 24 in carcere, 4 ai domiciliari

Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura – Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli indagati sono 28, chiamati a rispondere — a vario titolo e secondo l’impianto accusatorio — di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal numero di partecipanti superiore a dieci e, per 5 posizioni, anche dall’aggravante del metodo mafioso. In 24 sono stati destinatari della custodia in carcere, mentre 4 sono finiti ai domiciliari.

La “Trentatré”: la piazza che torna snodo

L’inchiesta nasce nella primavera del 2022 dopo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che avrebbe indicato una piazza di spaccio attiva tra “kobret” e cocaina nella cosiddetta Trentatré di Scampia (ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri), ritenuta riconducibile al clan Amato–Pagano.

Scampia, in questo racconto, resta un luogo-mercato: non solo un quartiere, ma un nodo. Le piazze, quando funzionano, attirano clienti, piccoli spacciatori, “corrieri” e curiosi, e al tempo stesso cambiano il volto delle strade: vedette agli angoli, motorini che vanno e tornano, punti di consegna che si spostano per sfuggire ai controlli. È una pressione quotidiana che ricade sui residenti, tra paura, rassegnazione e convivenza forzata con un’economia parallela.

La macchina dello spaccio: turni, ruoli e “sicurezza”

Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe operato con una divisione netta dei compiti. Al vertice ci sarebbero stati due pluripregiudicati con precedenti specifici, indicati come promotori, organizzatori e finanziatori.

Sotto, una catena che somiglia a un’organizzazione “aziendale”: custodi della sostanza, addetti allo stoccaggio e al confezionamento, figure incaricate di rifornire la piazza e il personale addetto alla vendita.

Tre indagati, sempre secondo gli inquirenti, avrebbero fatto i capi-piazza alternandosi con turnazioni orarie precise, mentre gli altri avrebbero lavorato come pusher e pali-vedette, pronti a cambiare mansione in base all’orario, alla presenza delle forze dell’ordine, o alla necessità di coprire un “buco” in organico.

Questa presunta organizzazione non servirebbe solo a vendere di più, ma anche a ridurre i rischi: compartimentare, non far sapere troppo a nessuno, e garantire che la piazza resti operativa anche quando qualcuno viene fermato o arrestato.

Non solo Scampia: consegne e appuntamenti in città

La “novità” più significativa, nel quadro descritto dagli investigatori, è l’allargamento del raggio d’azione. Non soltanto vendita al dettaglio nella Trentatré, ma anche cessioni con consegne a domicilio o appuntamenti in strada in altri quartieri: Chiaiano, Miano, Colli Aminei.

È una dinamica tipica delle fasi di espansione: quando la piazza torna forte, prova a fidelizzare clienti e ad aggirare controlli e telecamere, spostando parte della vendita su modalità più “discrete”. Meno assembramenti fissi e più mobilità, senza rinunciare al cuore del mercato che resta la piazza.

Sequestri di droga e 100.000 euro: la cassa del sistema

Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret. Durante l’esecuzione delle misure cautelari, inoltre, è stato trovato denaro contante per circa 100.000 euro, ritenuto dagli inquirenti verosimilmente collegato all’attività illecita.

Il denaro, nelle piazze, è più di un incasso: è carburante per nuovi carichi, stipendi per chi “lavora” in strada, e anche strumento di controllo sociale. Dove gira contante, si alimenta una micro-economia criminale che sostiene ruoli, silenzi e appartenenze.

La “stesa” del 2022: quando la piazza “invade”

Le indagini avrebbero documentato anche un episodio avvenuto nell’agosto 2022: una “stesa” attribuita a esponenti del cosiddetto clan “Abbasc Miano”, indicato come costola del clan Lo Russo. Secondo la ricostruzione, sarebbero stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco contro alcuni membri di spicco della piazza della Trentatré, ritenuti responsabili di aver invaso, con il loro giro d’affari, il territorio di competenza dell’altro sodalizio.

È il punto in cui l’inchiesta incrocia la geografia delle alleanze e delle rivalità: una piazza che torna a produrre ricchezza diventa inevitabilmente un bersaglio. E il controllo del territorio, in questo contesto, non è uno slogan ma un metodo: intimidire, marcare, far capire “chi comanda”.

Il “mantenimento”: la filiera che tiene insieme il clan

Gli investigatori sostengono inoltre che parte dei proventi sarebbe stata destinata al cosiddetto mantenimento delle famiglie dei detenuti del clan. Un meccanismo che, nelle organizzazioni camorristiche, viene spesso descritto come collante: garantire sostegno a chi resta fuori mentre altri sono in carcere, e mantenere la rete di fedeltà.

Nel racconto giudiziario, è anche uno dei segnali che distinguerebbero lo spaccio “occasionale” da un sistema strutturato, capace di redistribuire risorse e assicurare continuità.

Arresti tra case e carceri: l’operazione “larga”

Le misure cautelari sono state eseguite nelle abitazioni tra Napoli e comuni della provincia, ma anche fuori regione. Alcuni indagati erano già detenuti per altri procedimenti e sono stati raggiunti nelle case circondariali di Napoli Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi (Av), Carinola (Ce), Ascoli Piceno e Ancona.

Al blitz hanno preso parte, oltre alla Squadra Mobile, anche il Commissariato “Scampia”, il Reparto Prevenzione Crimine Campania e altri reparti arrivati da fuori regione, con unità cinofile e Polizia Scientifica specializzata nella ricerca di armi e droga.

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Shoah, la Campania si fa custode della Memoria: i musei aprono le porte alle scuole

Napoli– Non solo luoghi di conservazione, ma presidi attivi di civiltà. In occasione del 27 gennaio, data che segna la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, la Direzione regionale Musei nazionali Campania scende in campo con una serie di iniziative volte a trasformare il “Giorno della Memoria” in un’occasione di partecipazione collettiva.

Al centro del progetto ci sono loro: gli studenti del territorio, chiamati a raccogliere il testimone della storia per costruire un futuro basato sull’inclusione e il rispetto.

Le ferite del Casertano e il cinema della realtà

La mattinata si è aperta a Santa Maria Capua Vetere, presso il Museo archeologico nazionale dell’antica Capua. Qui, sotto la guida di Giuseppe Angelone, i ragazzi dell’IIS “Leonardo Da Vinci” hanno ripercorso le tappe più dolorose del secondo conflitto mondiale nel Casertano.

Particolare commozione ha destato il focus sul Parco della Memoria di San Pietro Infine, borgo distrutto dai combattimenti e divenuto simbolo universale delle sofferenze civili. Attraverso la proiezione di filmati d’epoca e la lettura di brani scelti, gli studenti hanno dato voce a chi, ottant’anni fa, vide la propria vita stravolta dalla violenza bellica.

Musica e riflessione nel Sannio

Il testimone passerà nel pomeriggio (ore 17:00) al Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio. L’evento “Voci della Memoria”, organizzato in sinergia con il Comune e le associazioni locali, vedrà attori amatoriali e studenti alternarsi nella lettura di testi dedicati all’Olocausto.

A fare da tappeto sonoro, le note di un violino, per un momento di raccoglimento che intende accendere un riflettore sulle discriminazioni ancora tristemente attuali nella società contemporanea.

La “storia diversa” di Campagna e l’eroismo dei Palatucci

Le celebrazioni non si esauriscono nella giornata odierna. Il 4 febbraio, il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano ospiterà un incontro di profondo valore storico: “Memorie. La storia diversa di Campagna”.

Al centro del dibattito, la vicenda dei centri di internamento attivi nel Salernitano durante la guerra. Sarà l’occasione per ricordare le figure di Giovanni Palatucci, l’eroico funzionario della Questura di Fiume, e di suo zio Monsignor Giuseppe Maria Palatucci, allora vescovo di Campagna.

I due, operando nell’ombra e a rischio della vita, riuscirono a sottrarre migliaia di ebrei alla deportazione attraverso permessi speciali e azioni di depistaggio. Un esempio di “resistenza morale” che verrà offerto ai giovani come bussola etica per contrastare i nuovi negazionismi.

“Mantenere viva la memoria significa promuovere l’educazione ai valori della pace e della dignità di ogni individuo”, spiegano dalla Direzione Musei. Un impegno che, partendo dalle teche dei musei, punta a parlare direttamente alla coscienza delle nuove generazioni.

Napoli, scoperto asilo nido abusivo con 14 bambini stipati in una struttura fantasma

Napoli– Quattordici bambini, tutti di età compresa tra uno e tre anni, affidati a una struttura totalmente sconosciuta al fisco e alle istituzioni. È la scoperta choc fatta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli durante un’operazione a largo raggio nell’area orientale della città, volta al controllo delle attività commerciali e alla tutela della sicurezza pubblica.

Il blitz è scattato in via Guidone, nel cuore del quartiere, dove i militari della compagnia di Poggioreale hanno individuato un asilo nido completamente abusivo. All’interno, la titolare e una socia operatrice gestivano i piccoli senza alcuna autorizzazione amministrativa né, fatto ancor più grave, il necessario titolo abilitativo alla professione educativa.

La situazione delineata dagli investigatori è allarmante: oltre all’assenza di permessi, sono emerse gravi irregolarità lavorative, con altre due operatrici impiegate completamente “in nero”.

Di fronte all’evidenza dei fatti, per le responsabili è scattata la denuncia a piede libero per esercizio abusivo della professione. La struttura è stata posta sotto sequestro immediato e chiusa, mentre per l’imprenditrice è stata comminata una maxi-sanzione di 16mila euro.

Stretta sul gioco d’azzardo

L’operazione, coordinata seguendo le direttive della Prefettura di Napoli, non si è fermata alla tutela dell’infanzia ma ha setacciato anche il settore del betting. I controlli si sono estesi ai centri scommesse di via delle Repubbliche Marinare, via Nuova Poggioreale e viale Regina Margherita.

Anche qui il bilancio è pesante: sanzioni complessive per 44mila euro. Le irregolarità riscontrate variano dalla presenza di un lavoratore in nero fino all’assenza della cartellonistica obbligatoria sui rischi del gioco d’azzardo (le targhette con i regolamenti e i consigli previsti dalla Legge Balduzzi). Per tutte e tre le attività è stata inoltrata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la richiesta ufficiale di sospensione della licenza.

Fallimento Ifil, in appello chiesti due anni per Piero De Luca

I giudici della Corte d’Appello di Salerno sono chiamati a decidere sul procedimento legato al fallimento della Ifil, società riconducibile a Mario Del Mese e attiva nella consulenza immobiliare.

Ieri mattina, in requisitoria, il sostituto procuratore generale Giovanna Lerose ha chiesto la condanna a due anni per Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd in Campania, imputato per bancarotta impropria.

Richieste di pena anche per gli altri imputati: due anni e cinque mesi per Luigi Avino ed Emilio Ferraro; un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti; e la conferma a due mesi (in continuazione con una precedente sentenza) per Giuseppe Amato junior. In primo grado, ad eccezione di Amato junior, gli imputati erano stati assolti dalle accuse di bancarotta; la Procura, ritenendo non convincenti alcuni passaggi della motivazione, ha impugnato la decisione.

Al centro della posizione di De Luca, assolto in primo grado “perché il fatto non costituisce reato”, c’è la contestazione relativa ad alcuni biglietti aerei che, secondo l’accusa, sarebbero stati pagati dalla Ifil.

Per i giudici di primo grado, De Luca non avrebbe avuto il ruolo di socio occulto della società e, soprattutto, non avrebbe avuto consapevolezza che i pagamenti anticipati da Del Mese — descritti come legati a ragioni di praticità e a rapporti di cordialità — provenissero dal patrimonio della srl poi fallita.

I viaggi e l’ipotesi di distrazione

La Procura sostiene invece che De Luca avrebbe usufruito del pagamento di viaggi verso il Lussemburgo (sede in cui lavorava prima dell’elezione in Parlamento) tra il 2009 e il 2011, per un totale indicato in 23mila euro.

Nella ricostruzione accusatoria, i rapporti con Del Mese sarebbero inoltre indicativi di una partecipazione “occulta” alla Ifil e dunque della consapevolezza dell’origine societaria delle somme, con l’ipotesi di concorso nella distrazione.

L’accusa è stata sempre respinta dall’interessato. De Luca ha sostenuto di aver saldato i biglietti acquistati da Del Mese presso un’agenzia di viaggi riconducibile alla famiglia Amato, in parte con bonifico e per il resto in contanti. Nel primo processo, è stato anche evidenziato che dalle intercettazioni telefoniche non sarebbe emerso un suo coinvolgimento in affari con Del Mese.

Le altre posizioni e la decisione attesa

Quanto agli altri imputati, in primo grado i giudici hanno ritenuto che Avino e Ferraro, pur formalmente amministratori, fossero privi di reali poteri decisionali, attribuiti di fatto a Del Mese, e che non vi fossero prove sufficienti sulla distrazione di beni; valutazione analoga per Valentina Lamberti.

Dopo le arringhe difensive — tra cui il professor Andrea Castaldo per De Luca, gli avvocati Enzo Caliendo (Lamberti), Luigi Gargiulo (Avino), Michele Tedesco (Ferraro) e Mariano Salvio (Amato) — la Corte d’Appello dovrà pronunciarsi: potrà confermare le assoluzioni di primo grado oppure riformare il verdetto.

Frode sui ticket della Circum: il Tribunale dà ragione a Eav

Napoli – Il licenziamento del bigliettaio della Circumvesuviana in servizio alla stazione di Sorrento è legittimo. Lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Napoli che, con la sentenza n. 581/2026, ha respinto integralmente il ricorso del dipendente, confermando la correttezza dell’iter disciplinare avviato da Eav e la sussistenza della giusta causa di destituzione.

La vicenda risale al maggio 2024 e riguarda l’attività svolta presso la biglietteria automatica della stazione di Sorrento, uno degli snodi più frequentati della linea vesuviana, soprattutto nei periodi di alta affluenza turistica.

Secondo quanto accertato, il dipendente addetto alla gestione delle emettitrici automatiche ASEM avrebbe alterato il funzionamento delle macchinette per ottenere biglietti “in bianco”, successivamente manomessi.

Le indagini interne hanno ricostruito un meccanismo fraudolento: i titoli di viaggio risultavano contabilmente registrati come biglietti di fascia AC1, dal valore di 1,50 euro, ma venivano materialmente stampati e venduti come biglietti NA5, dal costo di 4,60 euro. La differenza di prezzo, secondo l’accusa, finiva fuori dai canali ufficiali di incasso.

Le verifiche dell’azienda

Determinanti, per il giudice, sono stati gli esiti delle verifiche ispettive e le immagini del sistema di videosorveglianza. I filmati, richiamati in sentenza, mostrano il blocco volontario delle testine di stampa delle macchine ASEM e le successive operazioni manuali sui biglietti, oltre a movimentazioni anomale di denaro contante nella cassa della biglietteria.

Il Tribunale ha ritenuto tali controlli pienamente utilizzabili, qualificandoli come “controlli difensivi”, attivati a fronte di sospetti concreti di illeciti e svolti nel rispetto della normativa sulla privacy.

Nelle motivazioni, il giudice del lavoro ha sottolineato che Eav ha rispettato puntualmente le procedure previste dal regolamento disciplinare aziendale, inclusa la corretta costituzione del Consiglio di Disciplina, ritenuto organismo terzo e privo di profili di incompatibilità.

Richiamato anche il Manuale dell’Operatore, che impone regole stringenti sull’uso e sulla manutenzione delle emettitrici automatiche, nonché l’obbligo di segnalare tempestivamente eventuali guasti. Prescrizioni che, secondo gli accertamenti, non sarebbero state osservate, con ricadute dirette sul controllo amministrativo e contabile.

La condotta del lavoratore è stata definita «sistematicamente fraudolenta e orientata al profitto personale», tale da determinare una compromissione irreversibile del rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Da qui la conferma del licenziamento per giusta causa.

ciplinare, ritenuta necessaria a tutela del patrimonio societario e della fiducia dell’utenza.
La sentenza n. 581/2026, con Eav assistita in giudizio dal professor Marcello D’Aponte, rafforza così un principio chiave in materia di diritto del lavoro: i controlli difensivi, se fondati su sospetti concreti e svolti nel rispetto delle regole, possono costituire prova piena e giustificare anche la misura espulsiva, quando la condotta del dipendente mina il vincolo fiduciario alla base del rapporto di lavoro.

Quel salto nel buio dall’ottavo piano: Napoli piange il notaio Sabatino Santangelo

Un salto nel vuoto, all’alba. Così è morto il notaio Sabatino Santangelo, figura di primo piano della Napoli professionale e politica, spentosi a 89 anni nel suo appartamento al corso Vittorio Emanuele.

Secondo la ricostruzione, il gesto estremo si sarebbe consumato intorno alle 5 del mattino: Santangelo sarebbe salito su una sedia, per poi gettarsi dal balcone dell’abitazione situata all’ottavo piano di uno stabile in stile liberty.

Il corpo è stato trovato poco dopo, riverso nel giardino interno del condominio. A dare l’allarme è stato un addetto di una ditta di pulizie. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che nel corso della mattinata hanno effettuato un sopralluogo nell’appartamento, informando il pubblico ministero di turno.

L’indagine e la lettera d’addio

Nessun mistero sulla dinamica. Il notaio ha lasciato una lettera indirizzata ai familiari, poche righe cariche di tensione emotiva, ora acquisite agli atti del fascicolo aperto in Procura. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Alessandro Milita ed è affidata al pm Fabio De Cristoforo. Disposta anche l’autopsia, fissata per questa mattina alle 12.30. Verranno formalizzate le testimonianze relative alle ultime ore di vita di Santangelo.

La sera precedente appariva tranquilla. Aveva però manifestato turbamento per una vicenda di cronaca nazionale — il dramma di Anguillara — che lo aveva profondamente colpito. Poche ore dopo, l’epilogo.

Una vita tra professione e politica

Per tutti era “Tino”. Maestro di generazioni di notai, Santangelo era considerato un punto di riferimento nel mondo forense e notarile napoletano. Accanto alla lunga carriera professionale, anche un impegno politico di primo piano: fu vicesindaco di Napoli dal 2006 al 2011, nella seconda giunta guidata da Rosa Russo Iervolino.

La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente la città. In molti, tra colleghi, allievi e amici, hanno ricordato la sua figura sottolineando un concetto ricorrente: «La sua innocenza», al termine di un procedimento giudiziario che durava da 17 anni.

Il processo infinito

Santangelo era infatti imputato nel procedimento sulla gestione di Bagnolifutura, la società partecipata del Comune di Napoli. Condannato in primo grado, era stato assolto due volte in appello. In entrambe le occasioni, la Cassazione aveva annullato le sentenze rinviando gli atti a Napoli. Il prossimo appuntamento era fissato per il 6 marzo, davanti alla Corte d’Appello, per quello che sarebbe stato il quinto round processuale.

Difeso dall’avvocato Giuseppe Fusco, penalista di fiducia, Santangelo aveva sempre rivendicato la correttezza del proprio operato sia come vicesindaco sia nella gestione della ex municipalizzata. Proprio l’avvocato Fusco, ieri mattina, è rimasto accanto alla moglie e ai figli mentre i carabinieri della scientifica completavano i rilievi nell’abitazione.

Il peso degli anni e dell’attesa

Nessuno potrà mai stabilire un nesso di causalità tra il gesto estremo e il processo, ipotesi peraltro esclusa dagli stessi familiari, che negano «qualsiasi collegamento con gli ultimissimi sviluppi delle vicende giudiziarie». Eppure, il ritorno in aula continuava a pesare. Pochi giorni prima di Natale, il notaio aveva confidato l’amarezza per l’ennesima ripartenza di un procedimento che sembrava non avere fine.

A gravare sul suo stato d’animo anche l’età avanzata, alcuni problemi di salute — una recente polmonite lo aveva costretto a letto per giorni — e l’avvicinarsi del novantesimo compleanno.

Un gesto che scuote non solo Napoli, ma anche il dibattito politico e giudiziario, in una fase segnata dalla discussione sul referendum per la riforma Nordio e sulla separazione delle carriere.

Una fine dolorosa per un uomo che ha attraversato decenni di vita pubblica, lasciando un segno profondo nella città.

Oroscopo del 27 gennaio 2026, le previsioni di Paolo Tedesco

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Le stelle oggi disegnano una giornata di transizione e riflessione, con un forte accento sulla necessità di bilanciare emozione e razionalità. La Luna in fase crescente incoraggia nuovi inizi, specialmente in amore e lavoro, ma l’influsso di Saturno suggerisce cautela nelle decisioni finanziarie.

ARIETE

Amore: Giornata di passione e iniziativa. Se sei single, potresti incontrare qualcuno in modo inaspettato. In coppia, prendi l’iniziativa per una serata speciale.
Lavoro: Energia marziana ti spinge a concludere progetti in sospeso. Attenzione agli attriti con colleghi: mantieni la calma.
Salute: Sei pieno di vitalità, ma non sottovalutare il riposo. Una camminata all’aria aperta ti ricaricherà.
Finanze: Evita spese impulsive. Potrebbe arrivare un piccolo guadagno extra.
Consiglio di Paolo Tedesco: “L’entusiasmo ti spinge, ma la pazienza ti coronerà. Aspetta il momento giusto per le decisioni importanti.”

TORO

Amore: Cerca stabilità emotiva. In coppia, un gesto di cura rafforzerà il legame. Se single, l’amore potrebbe nascondersi nell’ambiente di lavoro.
Lavoro: Giornata produttiva, ma potresti sentirti sotto pressione. Delegare è la chiave.
Salute: Attenzione a tensioni muscolari, specialmente al collo. Un massaggio ti aiuterà.
Finanze: Situazione stabile. Ottimo momento per pianificare risparmi a lungo termine.
Consiglio di Paolo Tedesco: “La costanza è la tua forza, ma oggi lascia spazio alla flessibilità. Il cambiamento può portare vantaggi inaspettati.”

GEMELLI

Amore: Comunicazione chiarificatrice con il partner. Se single, le parole saranno il tuo biglietto da visita: usale con sincerità.
Lavoro: Idee brillanti emergono, ma potresti distrarti facilmente. Fissa priorità e prendi appunti.
Salute: La mente è iperattiva. Ritrova l’equilibrio con una pausa meditativa.
Finanze: Possibili spese per viaggi o formazione. Valuta con attenzione prima di impegnarti.
Consiglio di Paolo Tedesco: “Le tue parole hanno il potere di aprire porte. Sii chiaro e diretto, ma sempre con gentilezza.”

CANCRO

Amore: Emozioni in primo piano. Condividi i tuoi sentimenti con il partner. Se single, un’amicizia potrebbe trasformarsi in qualcosa di più.
Lavoro: Collaborazione proficua, soprattutto con colleghi fidati. Un progetto del passato potrebbe tornare utile.
Salute: Giornata emotivamente intensa. Cura l’alimentazione e concediti momenti di tranquillità.
Finanze: Attenzione a spese legate alla casa o alla famiglia. Meglio rimandare acquisti importanti.
Consiglio di Paolo Tedesco: “Ascolta il tuo cuore, ma non lasciare che le emozioni offuschino la ragione. Trova un equilibrio tra sentimento e logica.”

LEONE

Amore: Romantico e generoso, attirerai sguardi ammirati. In coppia, una sorpresa farà scintille.
Lavoro: Mettiti in luce, ma senza sopraffare gli altri. La leadership si esercita con umiltà.
Salute: Energia alta. Perfetto per attività sportive o creative.
Finanze: Possibili entrate legate a un talento personale. Attenzione a spese per lusso.
Consiglio di Paolo Tedesco: “Il tuo calore illumina gli altri, ma ricorda di riservarne un po’ per te stesso. La generosità non deve svuotarti.”

VERGINE

Amore: Cerca connessioni autentiche. In coppia, la complicità si costruisce nei dettagli. Se single, valuta con pragmatismo.
Lavoro: Eccelli nell’organizzazione. Attenzione al perfezionismo: a volte “bene” è già abbastanza.
Salute: Attenzione a disturbi digestivi da stress. Ritmi più lenti ti faranno bene.
Finanze: Ottima giornata per rivedere budget e investimenti. La prudenza paga.
Consiglio di Paolo Tedesco: “La ricerca della perfezione può diventare una gabbia. Accogli anche l’imperfetto: a volte è lì che si nasconde la bellezza.”

BILANCIA

Amore: Armonia e desiderio di equilibrio. In coppia, cercate momenti di complicità. Se single, l’incontro potrebbe avvenire in un contesto sociale.
Lavoro: Mediazione e diplomazia saranno fondamentali. Ottimo per negoziati o lavori di squadra.
Salute: Benessere generale buono. Attenzione alla postura se stai seduto a lungo.
Finanze: Situazione stabile. Evita prestiti o investimenti rischiosi oggi.
Consiglio di Paolo Tedesco: “L’armonia che cerchi nasce prima dentro di te. Riconcilia le tue contraddizioni e il resto verrà da sé.”

SCORPIONE

Amore: Passione intensa e desiderio di profondità. In coppia, un dialogo onesto vi avvicinerà. Se single, l’intuito ti guiderà.
Lavoro: Potresti scoprire informazioni utili per avanzare. Fidati del tuo istinto, ma verifica i fatti.
Salute: Energia trasformazionale. Ideale per iniziare un nuovo regime salutare.
Finanze: Attenzione a spese nascoste o debiti. Meglio essere trasparenti con sé stessi.
Consiglio di Paolo Tedesco: “La tua profondità è un dono, ma non trasformarla in sospetto. Apri porte, non muri.”

SAGITTARIO

Amore: Ottimismo e avventura. In coppia, pianificate un viaggio. Se single, l’amore potrebbe arrivare da lontano.
Lavoro: Idee innovative viaggiano veloci. Attenzione a promettere più del possibile.
Salute: Voglia di movimento e libertà. Una passeggiata nella natura ti rigenererà.
Finanze: Possibili spese per viaggi o cultura. Goditele senza sensi di colpa, ma con moderazione.
Consiglio di Paolo Tedesco: “Il tuo orizzonte è vasto, ma non dimenticare il passo che stai compiendo oggi. Il futuro si costruisce nel presente.”

CAPRICORNO

Amore: Più razionale che passionale. In coppia, dimostra affetto con gesti concreti. Se single, valuta la compatibilità a lungo termine.
Lavoro: Determinazione al top. Obiettivi chiari ti porteranno risultati tangibili.
Salute: Attenzione a dolori articolari. Stretching e posture corrette ti aiuteranno.
Finanze: Ottima giornata per pianificare. La disciplina finanziaria darà frutti.
Consiglio di Paolo Tedesco: “La perseveranza è la tua virtù, ma oggi concediti un attimo di dolcezza. Anche le montagne hanno sentieri fioriti.”

ACQUARIO

Amore: Desiderio di libertà e connessione mentale. In coppia, cercate nuovi stimoli insieme. Se single, un’amicizia potrebbe sorprenderti.
Lavoro: Creatività e innovazione vincono. Collabora con menti originali.
Salute: Benessere mentale fondamentale. Stacca dalla tecnologia per qualche ora.
Finanze: Possibili spese per tecnologia o progetti futuri. Investi in ciò che ti appassiona.
Consiglio di Paolo Tedesco: “La tua visione del futuro è affascinante, ma non dimenticare di radicarti nel presente. Il genio si realizza anche nei dettagli pratici.”

PESCI

Amore: Sogni e romanticismo. In coppia, create un’atmosfera magica. Se single, l’immaginazione potrebbe superare la realtà.
Lavoro: Intuizione forte, ma confusione possibile. Chiedi chiarimenti prima di agire.
Salute: Sensibilità accentuata. Ritagliati momenti di solitudine per ricaricarti.
Finanze: Situazione nebulosa. Evita decisioni finanziarie oggi.
Consiglio di Paolo Tedesco: “I tuoi sogni sono mappe per l’anima, ma per navigare nella realtà servono anche coordinate solide. Trova il punto d’incontro.”

 Cosa ci riservano le stelle martedì 27 gennaio 2026?

L’amore richiede autenticità e coraggio, il lavoro pragmatismo e collaborazione, la salute ascolto del corpo, le finanze pianificazione.
Paolo Tedesco ci ricorda che le stelle influenzano, ma non determinano: siamo noi, con le nostre scelte, a scrivere il destino quotidiano. Ognuno di noi ha la possibilità di usare queste energie cosmiche per crescere, amare e costruire con saggezza.
Buona giornata sotto le stelle!

Sistema Sorrento, il cerchio si chiude: giudizio immediato per l’ex sindaco Coppola e «Lello il sensitivo»

Torre Annunziata – Si delinea definitivamente il quadro processuale del cosiddetto «Sistema Sorrento». Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Maria Concetta Criscuolo, ha disposto il secondo giudizio immediato per l’ex primo cittadino Massimo Coppola, attualmente agli arresti domiciliari a Valmontone.

A partire dal prossimo 17 aprile 2026, dinanzi al Collegio A del Tribunale oplontino, Coppola dovrà rispondere delle accuse relative al filone principale dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza: un impianto accusatorio monumentale, fondato su oltre ventimila pagine di verbali e riscontri documentali che hanno scoperchiato un presunto meccanismo di gestione illecita della cosa pubblica.

Gli imputati e le accuse

Insieme all’ex fascia tricolore, andranno a giudizio altre due figure chiave dell’inchiesta: l’architetto Vincenzo Rescigno e, soprattutto, Raffaele Guida, noto alle cronache come «Lello il Sensitivo».

Quest’ultimo, attualmente ai domiciliari in Lombardia, è considerato dagli inquirenti una sorta di eminenza grigia capace di orientare le scelte amministrative e politiche di Coppola attraverso la lettura delle carte e suggestioni esoteriche.

La Procura di Torre Annunziata, nella richiesta firmata dal pm Giuliano Schioppi e vistata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso, contesta agli indagati, a vario titolo, i reati di corruzione, turbativa d’asta e peculato.

Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, confermata in sede di Riesame, dal 2021 in poi il Comune sarebbe stato gestito secondo logiche spartitorie, con decine di affidamenti, nomine e appalti pilotati per favorire cerchie ristrette.

Il nodo dei due processi

La posizione di Coppola si fa ora processualmente complessa. A novembre, infatti, l’ex sindaco era già stato rinviato a giudizio con rito immediato per un filone parallelo: quello relativo alla cooperativa «Prisma» e al monopolio del servizio di refezione scolastica.

Per questa vicenda, in cui l’accusa si basa anche sulle ammissioni dell’ex staffista Francesco Di Maio e del dominus della coop Michele De Angelis (che hanno parlato di tangenti concordate durante cene e pranzi), la prima udienza è fissata per il 20 febbraio 2026.

Mentre Di Maio, assistito dall’avvocato Alessandro Orsi, ha scelto la strada del rito abbreviato per ottenere lo sconto di pena in caso di condanna, la strategia difensiva di Coppola – rappresentato da un pool legale composto dagli avvocati Gianni Pane, Bruno Larosa, Valerio Stravino, Giuseppe Stellato e Claudio Sgambato – appare ora a un bivio.

L’ex sindaco, dimessosi il 26 maggio scorso a pochi giorni dall’arresto in flagranza, non ha ancora formalizzato richieste di riti alternativi. Con la notifica di questo secondo decreto di giudizio immediato, è probabile che la difesa punti a un accorpamento dei procedimenti, data la connessione probatoria e soggettiva tra i due filoni d’indagine che hanno portato allo scioglimento dell’amministrazione comunale.

Milano, 20enne ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia a San Donato

Milano– Un pomeriggio di sangue al confine tra il quartiere Rogoredo e San Donato Milanese. Intorno alle 18:00 di oggi, 26 gennaio, in via Giuseppe Impastato, un giovane di 20 anni è rimasto ucciso a seguito di uno scontro a fuoco con una pattuglia di agenti in borghese.

La dinamica dei fatti

Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti della Polizia di Stato erano impegnati in un servizio mirato al contrasto dello spaccio di stupefacenti quando il 20enne, un giovane di origini nordafricane con precedenti penali, si sarebbe avvicinato ai poliziotti mentre questi stavano identificando altre persone.

L’incontro è degenerato in pochi istanti: il giovane avrebbe estratto una pistola — identificata come una Beretta 92 — puntandola contro gli operatori. A quel punto è scattata la reazione degli agenti, che hanno aperto il fuoco colpendolo mortalmente. Sul posto è intervenuta la scientifica per i rilievi balistici: il nodo centrale dell’inchiesta riguarda ora la natura dell’arma impugnata dal ragazzo, per stabilire se si trattasse di un’arma vera o di una scacciacani priva del tappo rosso.

Il fronte politico: Salvini e la “linea dura”

La tragedia ha immediatamente innescato una forte reazione politica. La Lega, attraverso una nota ufficiale, ha espresso piena solidarietà alle forze dell’ordine: “L’auspicio è che nessun agente finisca ingiustamente nel tritacarne per aver fatto il proprio dovere”.

Ancora più netto il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che ha blindato l’operato degli agenti coinvolti: “Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”, ha dichiarato, ribadendo la necessità di accelerare sull’approvazione del nuovo pacchetto sicurezza.

Il Viminale: “Nessun pregiudizio, ma accertamenti necessari”

Di tono differente l’intervento del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha scelto la via della prudenza istituzionale. Pur non mettendo in discussione, allo stato attuale, la legittimità dell’intervento, il titolare del Viminale ha chiarito che non ci saranno sconti procedurali.

“Non diamo scudi immunitari a nessuno: le autorità competenti vaglieranno il caso. Chiedo di non fare presunzioni di colpevolezza, ma ci rimetteremo serenamente alla valutazione dei fatti in un contesto che resta molto complicato”.

Quando calcio e cultura si incontrano

Sabato scorso “Il Giardino d’Autore” ha presentato presso la sala dell’ANEI il libro “Careca. L’angelo col n.9” scritto da Anna Calì, giovane giornalista e scrittrice napoletana presente in sala.

Una presentazione semplice e piacevole, accompagnata anche dall’esibizione, a cura dell’Associazione Napoli Cultura Viva, di Brasilian Jiu Jitsu e di Capoeira di cui ha parlato la Presidente Antonia Baiano spiegando come ogni calciatore brasiliano pratica questa disciplina che unisce danza e acrobazia.

E Careca lo faceva regolarmente. Il libro e’ appunto dedicato, attraverso gli occhi di una giovane protagonista, al centravanti del Napoli maradoniano. Il libro celebra il campione che seppe trovare spazio nel cuore dei napoletani al di la’ della presenza di Maradona, con le sue prodezze, la sua umanita’.

Ecco la celebrazione del Calcio, umano, a misura delle folle, degli esempi da dare ai ragazzini. Bellissimi i due brani del libro letti da Teresa De Giulio, che unitamente a Grazia Vernillo porta avanti con grande passione l’attivita’ culturale del Giardino d’Autore.

Ma ovviamente, vista anche la presenza dell’Assessore della giunta comunale Emanuela Ferrante, il dibattito sollecitato sia dal Direttore del Corriere di Pianura Di MaIo sia dal pubblico, ha anche affrontato la situazione nella quale sono costrette ad operare le numerose societa’ sportive del quartiere Pianura.

La mancanza di strutture attrezzatre a norma costituisce ormai un tallone d’achille alla possibilita’ di ottenere risultati ancora piu’ prestigiosi per gli operatori del settore. L’assessora Ferrante non si e’ tirata indietro spiegando con parole chiare che i fondi del PNRR per quel che riguardo il finanziamento delle strutture sportive e’ minimale rispetto ad altre categorie.

E comunque il Napoli ha ottenuto il massimo disponibile pari a 11 milioni di euro. Con questa cifra si puo’ fare ben poco, e quindi sono stati finanziati i recuperi di due strutture polivalenti in due quartieri a rischio come Ponticelli e Piscinola. Per Pianura e’ previsto il recupero di un’area scoperta adiacentre la scuola Russo di via Napoli.

Rispetto a cio’ che una volta era stato deciso e finanziato per il quartiere, il Palazzetto dello Sport, Pianura, ha detto l’Assessora Ferrante, non ha spazi, per la sua struttura urbanistica. Risale in gola il veleno dell’abusivismo edilizio che fece male al quartiere tanti anni fa, fino alle costruzioni del dopoterremoto, che finì di violentarlo.

Una bella mattinata, nonostante tutto.

G.M.

Giada D’Antonio alle Olimpiadi: prima sciatrice campana nella storia dei Giochi

Napoli – Una giornata destinata a entrare negli annali dello sport regionale. Per la prima volta nella storia, una sciatrice campana è stata convocata ai Giochi Olimpici Invernali. Si tratta di Giada D’Antonio, sedici anni, la più giovane atleta del team azzurro, che rappresenterà l’Italia nello slalom alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Nata a San Sebastiano al Vesuvio, in provincia di Napoli, padre napoletano e madre colombiana, D’Antonio compare nell’elenco ufficiale delle convocate della Federazione Italiana Sport Invernali tra le undici atlete della squadra di sci alpino, accanto a nomi simbolo come Sofia Goggia e Federica Brignone. Un risultato che fino a otto mesi fa sembrava impensabile, quando la giovane sciatrice era stata inserita nella squadra giovanile FISI.

Il suo percorso ha bruciato le tappe con una rapidità senza precedenti. Talento cristallino, personalità forte e maturità sorprendente: Giada, soprannominata “Black Panther” per il carattere deciso che accompagna uno sguardo apparentemente delicato, ha stupito addetti ai lavori e appassionati ben oltre i risultati. Dopo l’esordio in Coppa del Mondo, avvenuto meno di un mese fa, il salto diretto dal circuito giovanile al Circo Bianco e ora l’approdo al palcoscenico più ambito: i Giochi Olimpici.

«Grazie alla nostra Giada lo sci campano ha finalmente un’olimpionica – dichiara Antonio Barulli, presidente del Comitato campano FISI –. Oggi scriviamo una pagina di storia per il movimento regionale. Siamo orgogliosi di averla vista crescere nel nostro Comitato e nelle file dello Sci Club Vesuvio. Da anni sosteniamo il suo percorso e continueremo a farlo. Sempre forza Black Panther».

Entusiasmo anche nelle parole di Stefano Romano, presidente dello Sci Club Vesuvio, con cui D’Antonio è tesserata fin dai primi passi sugli sci: «Un’emozione che cresce di giorno in giorno, dopo l’esordio del 28 dicembre. Questa convocazione è il coronamento del lavoro svolto dal club e la conferma delle straordinarie qualità di Giada. Le sue doti principali restano l’umiltà e la normalità, valori che hanno sempre guidato il nostro progetto sportivo».

Giada D’Antonio sarà al cancelletto di partenza il 18 febbraio a Cortina. Con lei, idealmente, ci sarà tutta la Campania: a tifare, a sognare e a celebrare una storia che, comunque vada, è già stata scritta.

Indagini su Crans Montana, pressioni dell’Italia: richiamato l’ambasciatore

Crans-Montana. Strage in Svizzera, pressioni diplomatiche dell’Italia per collaborare nelle indagini: richiamato l’ambasciatore. Intanto, la magistratura italiana prepara una task force da inviare a Crans-Montana.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha richiamato a Roma l’ambasciatore italiano, il suo rientro è subordinato ad una collaborazione tra le autorità giudiziarie per accertare le responsabilità del rogo avvenuto a Crans-Montana.

Dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, decisa dal Tribunale delle Misure coercitive di Sion, l’Italia procede per via diplomatica per spingere la Svizzera ad una effettiva collaborazione nelle indagini per la strage di Capodanno.

In una nota diffusa da Palazzo Chigi si spiegano i motivi del gesto.

La Presidente Giorgia Meloni ”ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi l’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma, d’intesa con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla luce della decisione del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti”.

“All’incontro, cui hanno anche partecipato il Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e l’Avvocato Generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, – si legge nella nota – è stato deciso di subordinare il rientro in Svizzera dell’Ambasciatore all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le Autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans- Montana del 1° gennaio 2026”.

La Procura di Roma invia la rogatoria: pronta una task force di investigatori

Intanto, la Procura Roma, nell’ambito dell’indagine avviata sulla strage è pronta ad inviare un team di investigatori – composto da agenti della Squadra Mobile – che affiancheranno gli omologhi svizzeri nell’attività di indagine. La richiesta è presente nella rogatoria trasmessa alcuni giorni fa ai magistrati di Sion che stanno indagando sul rogo che ha provocato 40 morti, di cui 6 italiani. I pm di Roma entro il mese di febbraio dovrebbero, inoltre, recarsi in Svizzera per avere un incontro con i magistrati locali.

Nella rogatoria gli inquirenti chiedono la trasmissione di tutta l’attività istruttoria svolta fino ad oggi compresa anche la documentazione relativa alle autorizzazioni ottenute in passato dal locale Costellation, dai controlli delle autorità locali e lo stato di attuazione delle normative antinfortunistica e sulla sicurezza.

Al momento il fascicolo aperto a piazzale Clodio, in cui si ipotizzano anche i reati di omicidio colposo e disastro colposo, è contro ignoti. Nel momento in cui arriveranno gli incartamenti dalla Svizzera si procederà con l’iscrizione dei primi indagati, tra cui i gestori Jaques Moretti e la moglie Jessica.

L’avvocato dei familiari delle vittime: “Moretti scarcerato, c’è il rischio di inquinamento delle prove”

Sulla reale partecipazione delle autorità italiane alle indagini è scettico l’avvocato dei familiari di alcune vittime, Nicolas Mattenberger.

“Il codice di procedura penale svizzero non consente che l’Italia sia parte civile nella procedure e che possa seguire l’inchiesta. Questo i magistrati non possono farlo” ha detto Mattenberger. Il legale auspica tuttavia un cambio di passo della procura di Sion nelle indagini: “Il Cantone del Vallese ha gli strumenti per indagare su questa catastofe? Per il momento io sono perplesso. Credo che ci siano delle misure che avrebbero dovuto essere prese, mi riferisco per esempio alle perquisizioni”, spiega.

Quanto alla liberazione di Jacques Moretti, proprietario con la moglie Jessica Maric del Constellation dove sono morte 40 persone, di cui 6 ragazzi italiani e 116 sono rimaste ferite, Mattenberger spiega: “Sono stupito per il fatto che Moretti sia stato messo in libertà, anche per il rischio di inquinamento delle prove e di collusione: potrebbe avere dei contatti diretti con testimoni per fargli cambiare di versione. Sono stupito che questo rischio non sia stato evocato dalla procura, oltre che quello di fuga”.

Il delitto annunciato di Pasquale Tortora: la vendetta degli Avventurato, i killer in affitto

Il tempo della vendetta: sei mesi di attesa, una vendetta che non poteva fallire. Per la famiglia Avventurato, l’omicidio di Pasquale Tortora non è mai stato una reazione impulsiva. È stato, piuttosto, un delitto covato a lungo, cresciuto nell’ossessione e nella convinzione di dover riequilibrare il sangue versato con altro sangue.

Secondo i collaboratori di giustizia, per almeno sei mesi Bruno e Giancarlo Avventurato hanno cercato chiudere il cerchio attorno a colui che ritenevano il vero regista dell’omicidio di Giuseppe Avventurato. Un cerchio che si stringe lentamente, senza clamore, perché – come emerge dai verbali – la vendetta non doveva riportare direttamente il marchio della famiglia.

I verbali dei pentiti che fanno luce sul cruento delitto sono contenuti nelle oltre 500 pagine del fermo chiesto ed ottenuto dal pm Henry John Woodcock della Dda di Napoli nei confronti di 8 persone del clan Lungo-Aloia-Covone per l’omicidio di Ottavio Colalongo avvenuto a Scisciano nel dicembre dello scorso anno.

La vendetta che matura nel tempo

L’omicidio di Pasquale Tortora non nasce in strada e non esplode sull’onda dell’emotività.
Secondo quanto raccontato ai magistrati da Cosimo Nicolì e dallo stesso Giancarlo Avventurato, collaboratori di giustizia, quel delitto matura lentamente, nell’arco di almeno sei mesi, all’interno del gruppo camorristico guidato dalla famiglia Avventurato.

Dopo l’uccisione di Giuseppe Avventurato, la reazione non è immediata. Bruno e Giancarlo Avventurato incassano il colpo, osservano, raccolgono informazioni. La convinzione che si consolida, però, è netta: Pasquale Tortora viene indicato come l’organizzatore dell’omicidio del fratello, l’uomo che avrebbe agito dietro le quinte, senza esporsi direttamente.

È Giancarlo Avventurato a dirlo senza esitazioni ai pm: «Bruno aveva capito che ad ammazzare Giuseppe erano stati Pasquale Tortora e il cognato Salvatore Cannavacciulo. Da quel momento aveva deciso che Tortora doveva morire».

Ma la vendetta, spiegano entrambi i collaboratori, doveva essere consumata senza che la famiglia Avventurato comparisse in prima persona. Tortora, infatti, viene descritto come legato da rapporti indiretti di parentela agli Avventurato: un dettaglio che rende l’operazione ancora più delicata.

Le riunioni segrete e il veto sugli “acerrani”

Le prime riunioni operative si tengono tra Afragola e Acerra. A raccontarle è soprattutto Cosimo Nicolì, che diventa uno snodo fondamentale nella vicenda.

Nel verbale del 28 giugno 2022 Nicolì ricorda l’arrivo, a casa sua, dei fratelli Bruno e Giancarlo Avventurato, accompagnati da Andrea Aloia e da Gennaro detto ’o biondo. Il clima è carico di rabbia e frustrazione. Si parla apertamente della morte di Giuseppe Avventurato e della necessità di vendicarsi.

«Tutti manifestarono la voglia di vendicarsi», mette a verbale Nicolì. A un certo punto, Andrea Aloia si offre di compiere l’omicidio. Ma Bruno Avventurato lo ferma:«È troppo giovane per rovinarsi la vita», è la frase che Nicolì attribuisce al capo del gruppo.

Anche Gennaro ’o biondo si dice pronto a sparare, ma viene bloccato a sua volta. Il motivo è chiaro e viene ripetuto più volte: «Non voleva che l’omicidio fosse ricollegato direttamente agli acerrani», spiega Nicolì.

La linea è ferrea: Tortora deve morire, ma non per mano di uomini direttamente riconducibili alla famiglia.

L’offerta di Galdiero e la scelta dei killer

È in questo contesto che entra in scena Alessio Galdiero. È lui a proporsi come esecutore materiale dell’omicidio. Secondo Nicolì, Galdiero vede nel delitto una possibilità di rientro ad Acerra, dopo essere stato allontanato in passato. «Per lui poteva essere un’occasione per ritornare ad Acerra», racconta Nicolì.

Non viene stabilito alcun compenso economico. Nessuna cifra, nessun accordo scritto. Gli Avventurato accettano l’offerta di Galdiero, impegnandosi a garantire armi, appoggi e coperture. Con Galdiero viene coinvolto anche Angelo Di Palma, che accetta di affiancarlo.

Giancarlo Avventurato conferma questo passaggio: «Fu Nicoli a indicare Di Palma e Galdiero come possibili killer. Le armi le abbiamo messe a disposizione noi come gruppo Avventurato».

I sopralluoghi e lo studio della vittima

Definiti i ruoli, parte la fase operativa. Galdiero e Di Palma, accompagnati da Giancarlo Avventurato e Andrea Aloia, effettuano numerosi sopralluoghi ad Acerra.

«Erano tre i luoghi frequentati dal Tortora in cui si poteva fare l’omicidio», spiega Nicolì. Un bar a Casalnuovo, una rivendita di gas, l’area nei pressi di una concessionaria. Tortora viene seguito, osservato, studiato nelle sue abitudini quotidiane.

Durante una delle riunioni organizzative, Gennaro ’o biondo indica quella che diventerà la soluzione definitiva: «Il modo migliore era sotto casa sua, all’ora di pranzo, quando rientrava per mangiare».

La proposta convince tutti, anche perché il luogo individuato è vicino all’appoggio dei killer.

L’appoggio e l’attesa che logora

I killer vengono ospitati per giorni in un appartamento di appoggio ad Acerra. Secondo quanto riferito da Nicolì, restano nascosti, appoggiati da una donna anziana. L’ordine di colpire, però, tarda ad arrivare.

Bruno Avventurato impone una regola precisa: «Bisognava sparare il giorno successivo a quello in cui i killer erano entrati nell’appoggio».

Per una serie di rinvii, l’omicidio viene posticipato più volte. L’attesa crea tensione. Galdiero si lamenta apertamente e arriva a lasciare l’appoggio per protestare.

«Si lamentò di questa attesa prolungata», racconta Nicolì. Vengono inviati emissari a chiedere spiegazioni. Arrivano rassicurazioni: “Si farà domani”. Ma il “domani” continua a slittare.

Le armi e la preparazione finale

La svolta arriva con la consegna delle armi. Due pistole calibro 38, una nera e una cromata, vengono portate ad Afragola da Andrea Aloia e Gennaro ’o biondo. «Immediatamente ci mettemmo a pulire le armi», mette a verbale Nicolì, indicando le persone presenti.

Le pistole vengono ripulite con attenzione, poi riportate ad Acerra e consegnate ai killer presso l’appoggio. A quel punto, secondo i collaboratori, la decisione è definitiva.

Il 20 maggio 2020

La mattina del 20 maggio 2020, l’organizzazione entra in azione. Diversi soggetti svolgono il ruolo di specchiettisti, incaricati di segnalare gli spostamenti della vittima.

Giancarlo Avventurato racconta: «Lo specchietto lo abbiamo fatto io, Andrea Aloia e Pasquale Di Balsamo». Quando Pasquale Tortora viene incrociato alla guida della sua Mercedes mentre rientra a casa, parte la segnalazione. Pochi minuti dopo arriva la conferma. «Alessio richiamò dicendo che era tutto a posto: Tortora era stato ammazzato».

A sparare è Alessio Galdiero. Secondo Nicolì, Di Palma non spara perché “strafatto di cocaina”. Il recupero dei killer avviene immediatamente dopo, grazie a un’auto messa a disposizione dal gruppo Avventurato.

La regia dell’omicidio

Entrambi i collaboratori indicano Bruno Avventurato come la mente dell’omicidio. «È la vera mente dell’assassinio», dice Nicolì ai magistrati, «si è occupato di tutta l’organizzazione e di tutta la logistica».

Secondo i racconti, Bruno Avventurato avrebbe gestito ogni fase: dal reperimento delle armi alle auto, dall’individuazione dell’appoggio alla scelta dei killer, delegando i compiti operativi ma mantenendo sempre il controllo.

Un delitto di sistema

L’omicidio di Pasquale Tortora, così come emerge dalle dichiarazioni di Cosimo Nicolì e Giancarlo Avventurato, non appare come un gesto isolato. È un delitto di sistema, maturato all’interno di una struttura criminale che ragiona, attende e colpisce solo quando ritiene che il momento sia quello giusto.

Un omicidio che racconta, insomma, ancora una volta, una camorra capace di decidere la morte di un uomo attorno a un tavolo, molto prima che qualcuno prema il grilletto. Una camorra capace di attendere, organizzare e colpire senza fretta, quando ritiene che il momento sia quello giusto.

(Nella foto il luogo dell’omicidio e nei riquadri da sinistra in alto Giancarlo Avventurato, Bruno Avventurato e Cosimo Nicolì; in basso sempre da sinistra la vittima Pasquale Tortora e il killer Alessio Galdiero e Angelo Di Palma)

Napoli, smantellate le baracche dei clochard alle Torri Aragonesi

Napoli – Le forze dell’ordine hanno bonificato l’area delle Torri Aragonesi in via Marina, smantellando le baracche abusive erette da gruppi di clochard, soprattutto stranieri, e rimuovendo 26 quintali di rifiuti accumulati.

L’operazione, scattata stamattina su impulso della Questura di Napoli, ha coinvolto agenti dei commissariati Vicaria-Mercato, San Giovanni-Barra e Pianura, l’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Metropolitana, Polizia Locale, Napoli Servizi, Asia e Asl Napoli 1. L’obiettivo: contrastare il degrado nelle zone limitrofe a via Marina e restituire decoro all’area pubblica antistante il monumento storico.

Durante i controlli, gli operatori hanno sgomberato i ricoveri di fortuna, eliminando masserizie che rappresentavano un rischio concreto per la sicurezza dei cittadini. Per assistere i senzatetto, sul posto sono intervenute le cooperative sociali “Camper Udec” e “Unità Strada Lotto 5”, che li hanno presi in carico.

La zona rimane sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine per prevenire ricadute e garantire il mantenimento dei risultati ottenuti. Si tratta di uno dei servizi straordinari disposti dalla Questura per arginare fenomeni di abbandono e microcriminalità nell’area.

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