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Caso Domenico: sospesi due dirigenti medici dell’ospedale Monaldi

Napoli – Una svolta amministrativa segna la serata di venerdì 27 febbraio. L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato ufficialmente la sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella vicenda del piccolo Domenico, il bambino la cui scomparsa ha scosso profondamente l’opinione pubblica e la comunità sanitaria campana.

I provvedimenti disciplinari

La decisione è scattata a seguito dell’acquisizione degli atti relativi ai procedimenti disciplinari aperti per far luce sui fatti. Secondo quanto reso noto dall’Azienda in una nota ufficiale, la sospensione rappresenta un passaggio necessario all’interno di un iter più ampio: per gli altri operatori sanitari coinvolti nella vicenda, infatti, le procedure disciplinari proseguono secondo le normative vigenti.

Trasparenza e rigore

L’amministrazione ospedaliera ha tenuto a precisare la tempestività del proprio intervento, sottolineando la volontà di operare con la massima trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge. L’obiettivo dichiarato è quello di ricostruire con esattezza le dinamiche di quanto accaduto, garantendo che ogni responsabilità venga accertata nelle sedi opportune.

Vicinanza alla famiglia e tutela del personale

Oltre ai profili tecnici e sanzionatori, la nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli tocca corde umane profonde:

Cordoglio: Viene ribadita la massima vicinanza e il sostegno ai familiari del piccolo Domenico.

Difesa del Monaldi: L’azienda ha espresso gratitudine verso il personale medico e infermieristico che, nonostante il clima di tensione e il dolore per l’accaduto, ha continuato a garantire assistenza con «professionalità e umanità».

Il rapporto con l’utenza: Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai cittadini e ai pazienti che, in queste ore difficili, hanno manifestato solidarietà e fiducia nei confronti dell’ospedale Monaldi, presidio storico della sanità partenopea.

Antony foglio di via da Palermo, l’avvocato: «Era lì per lavoro, impugneremo il provvedimento»

Il cantante neomelodico Antony respinge le accuse e si prepara a dare battaglia legale dopo il provvedimento di allontanamento obbligatorio dal Comune di Palermo. Attraverso il suo legale, l’avvocato Luca Gili, l’artista ha voluto chiarire la propria posizione in merito alla vicenda che lo ha visto coinvolto, sottolineando di essersi recato sul luogo dell’evento esclusivamente in veste professionale.

Secondo quanto precisato dall’avvocato, Antony è stato contattato dai referenti del bingo palermitano per una prestazione artistica precedentemente concordata, in linea con le abituali modalità che regolano i suoi impegni per eventi privati. Una partecipazione, dunque, dettata unicamente da ragioni lavorative.

“L’artista non può identificare il pubblico”

Un punto cruciale della difesa riguarda la presunta presenza di soggetti pregiudicati all’evento. L’avvocato Gili è netto: “Un artista, nell’esercizio delle proprie funzioni, non ha né il potere né l’onere di identificare i partecipanti a un evento, né tantomeno di conoscerne i precedenti penali o la caratura morale”.

Tra la folla degli invitati, viene sottolineato, Antony non avrebbe potuto essere a conoscenza della partecipazione di persone con precedenti. Tale circostanza, secondo la difesa, non può in alcun modo essere utilizzata per dimostrare una sua presunta pericolosità sociale.

Il repertorio musicale e le irregolarità del locale

L’artista si dichiara inoltre completamente estraneo a qualsiasi irregolarità di natura amministrativa legata alla gestione del bingo o della location. Antony, si legge nella nota, si è limitato a rispondere in buona fede a un incarico professionale.

Anche sui brani proposti durante la serata è stata fatta chiarezza. Le canzoni eseguite fanno parte del consolidato repertorio dell’artista, regolarmente depositate e proposte in numerosi concerti a livello nazionale, respingendo così l’ipotesi che fossero state scelte o dedicate in relazione a specifici contesti di illegalità.

Ricorso contro il foglio di via

Considerando il foglio di via obbligatorio “del tutto sproporzionato, infondato e lesivo del diritto costituzionale al lavoro e alla libera circolazione”, l’avvocato Gili ha annunciato l’immediata impugnazione del provvedimento nelle sedi giudiziarie competenti.

L’obiettivo della difesa è ristabilire la realtà dei fatti, chiedendo all’Autorità Giudiziaria di tracciare una netta linea di demarcazione tra la figura professionale del cantante e le dinamiche relative ai soggetti che hanno richiesto la sua esibizione.

Così il clan Contini trasformò un ospedale pubblico in base operativa

Al pronto soccorso si entrava senza passare dal triage. Bastava fermarsi prima al bar, incontrare l’uomo giusto e la corsia diventava scorciatoia. Il referto arrivava già scritto, la diagnosi concordata, la pratica assicurativa avviata. Se serviva un medico, si telefonava direttamente: niente ticket, niente lista, niente attese.

Per anni — racconta il collaboratore di giustizia Pasquale Orefice — l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli è stato per il clan Contini molto più di una struttura sanitaria: una base logistica, un bacino di consenso, un centro servizi per affari e coperture.

«L’ospedale San Giovanni Bosco è un gran casino. Loro del clan entrano dappertutto là», mette a verbale. «Chiunque del clan ha bisogno, là ottiene quello che vuole».
Le sue dichiarazioni, rese tra il 2018 e il 2020, tracciano un quadro di infiltrazione sistemica: gestione del parcheggio e dei servizi, assunzioni pilotate, medici compiacenti, falsi sinistri, riunioni di camorra nei locali ospedalieri. Un ecosistema criminale incardinato in un presidio pubblico.

Il parcheggio: dal controllo abusivo all’appalto controllato

La prima cerniera tra clan e ospedale è il parcheggio. Per anni — racconta Orefice — l’area antistante la struttura è stata dominio di famiglie contigue ai Contini.

«I parcheggiatori abusivi erano tutti di una famiglia: i Del Prete e i Giglio, imparentati tra loro», dichiara. «Uno loro zio stava con noi del clan, affiliato da anni, prendeva la mesata. Avevano campo libero perché per favorire il clan nessuno si opponeva».

Quando arriva la gestione formale, il sistema si adatta senza perdere il controllo: «È arrivata una ditta con l’appalto del parcheggio dell’ospedale e anche quelli della Ferrovia. Ma ha assunto tutti i membri di queste famiglie. Da abusivi sono stati legalizzati. Le ditte hanno sì l’appalto, ma poi hanno l’obbligo di assumere quelli che appartengono ai Contini».

Un passaggio che, nella logica dell’organizzazione, consente di mantenere presidio e rendita: «Non so se la ditta sia anche legata ai Contini come quote», aggiunge, «ma certo ha assunto persone legate al clan».

Il bar come anticamera del pronto soccorso

Nel racconto del pentito emerge una prassi consolidata: prima di entrare in corsia si passa dal bar, luogo di contatto con la rete dei mediatori.

«Mio fratello cadde dal furgone e andò al San Giovanni Bosco col polso slogato», riferisce. «Passò per il bar, come sappiamo conviene sempre fare perché così non aspetti e ottieni quello che vuoi».

Lì avviene l’aggancio: «Incontrò Cioccotiello De Rosa che lo accompagnò al pronto soccorso. L’altro fratello si prese il referto e fece la pratica risultando falsamente incidente stradale».

Un episodio che, per l’accusa, mostra la filiera: bar–contatto–medico–referto–truffa. «Quando deve tornare in ospedale», aggiunge Orefice, «deve ricordare sempre questa versione».

Il “condominio” dei falsi sinistri

Il cuore economico del sistema è il mercato delle truffe assicurative, alimentato da certificazioni sanitarie compiacenti.

«Questi soggetti organizzano le truffe con l’appoggio dei medici di vari ospedali, Frattamaggiore, Don Bosco», dichiara. «Per noi sono come un carosello: quando siamo senza soldi andiamo da loro. Li chiamo il condominio».

Il meccanismo è stabile: lesioni vere o simulate trasformate in incidenti stradali con referti concordati. «Oggi il clan pretende mille euro al mese da ognuno di quelli che organizza le truffe».

Tra i nomi cita «uno detto Maradona» e i De Rosa: «Gestiscono i sinistri falsi e si servono dei medici del San Giovanni Bosco che gli fanno i referti che servono. Questi medici sono pagati dall’organizzazione».

E ammette: «Personalmente dall’ospedale ho avuto favori, sempre tramite i De Rosa: visite senza prenotazione, senza attesa e senza ticket; anche certificati o referti falsi, almeno due volte».

Medici e primari: la sanità parallela del clan

Le dichiarazioni descrivono una rete sanitaria parallela, disponibile per affiliati e familiari.
«De Feo ha nella rubrica i nomi dei medici del San Giovanni Bosco», afferma Orefice. «Se lui o altri di noi hanno necessità si chiama e si va direttamente senza nessuna lista. Si fanno falsi certificati e falsi referti per qualsiasi necessità. Noi del clan non paghiamo neanche il ticket».

Il pentito insiste su un punto: «I medici non sono minacciati. Non subiscono, ma ci guadagnano. Si sono perfettamente inseriti nella situazione criminale del quartiere».
Racconta anche un intervento extra-corsia: «Mia moglie aveva problemi dopo un intervento. Alfredo chiamò un primario importante del San Giovanni Bosco. Venne a fare visita privata in clinica, senza essere pagato».

Il pronto soccorso come ufficio del clan

Secondo Orefice, l’ospedale era anche luogo di riunioni e gestione operativa.
«Botta Carmine è il referente del clan per il San Giovanni Bosco», dichiara. «Il clan dispone di locali, in genere depositi, dove si effettuano riunioni di camorra e summit con altri sodalizi. Ho partecipato personalmente».

Il presidio era stabile: «Quando volevo parlare con Carmine Botta andavo proprio al pronto soccorso, dove stazionava con i camorristi suoi uomini».

La disponibilità degli spazi sarebbe stata garantita da personale interno e ditte: «Con la complicità del personale della ditta di pulizia e di vigilanza, intestate a prestanomi riconducibili al clan, e grazie alla connivenza di medici e infermieri».

Assunzioni e servizi: il lavoro dato dal clan

L’infiltrazione si estendeva ai servizi interni e all’occupazione.
«Il bar e il ristorante dell’ospedale sono gestiti da parenti di Alfredo De Feo», racconta.

«All’ospedale, in vari ruoli, lavorano parenti di affiliati o affiliati stessi».
E sulle ditte: «Nella ditta di pulizie lavora gente del quartiere e i nipoti del Patrizio. Il posto di lavoro glielo ha dato il clan. Chi non è parente deve anche pagare».

Un sistema che consolida consenso e presenza: «Molti affiliati e parenti hanno lavorato o lavorano presso il San Giovanni Bosco».

Il controllo finale: la tassa sui sinistri

Il passaggio decisivo è l’assorbimento del business dei falsi incidenti da parte del clan.
«Maradona e l’altro De Rosa erano in qualche modo autonomi», spiega Orefice. «Poi nacquero discussioni sui sinistri e si andavano a lamentare con Alfredo. A quel punto De Feo, per conto del clan, ha messo le mani anche su questo mercato. Oggi gli organizzatori pagano una quota al clan».

Un presidio “protetto”

Nelle parole del collaboratore emerge la centralità strategica dell’ospedale.
«Quando dico che i grandi non vogliono che si tocchi l’ospedale», mette a verbale, «intendo che è considerato un luogo importante per il clan. È un luogo protetto, che gli serve».
E la sintesi finale: «L’ospedale San Giovanni Bosco è un gran casino. Succede di tutto. Chiunque del clan ha bisogno, là ottiene quello che vuole».

il Lotto sorprende ancora: ecco cosa è successo nell’estrazione di oggi

C’è chi li aspetta per tradizione, chi per scaramanzia e chi invece per inseguire un’intuizione: le estrazioni del Lotto continuano a regalare curiosità e piccoli “misteri numerici” capaci di accendere la fantasia degli appassionati. Anche l’appuntamento di oggi non ha deluso, tra numeri ripetuti su più ruote, ritorni inattesi e combinazioni che hanno subito attirato l’attenzione dei giocatori più attenti.

A spiccare è soprattutto un protagonista assoluto: l’82, comparso su più ruote e diventato il vero “re dell’estrazione”. Ma non è l’unica curiosità emersa da una tornata che ha regalato incroci interessanti anche tra Lotto e 10eLotto.

Tutte le estrazioni del Lotto di oggi, ruota per ruota

  • Bari: 01 – 31 – 24 – 71 – 49

  • Cagliari: 56 – 23 – 44 – 84 – 39

  • Firenze: 46 – 77 – 10 – 65 – 07

  • Genova: 31 – 82 – 33 – 84 – 64

  • Milano: 58 – 41 – 28 – 82 – 18

  • Napoli: 05 – 14 – 52 – 62 – 57

  • Palermo: 82 – 31 – 08 – 38 – 39

  • Roma: 87 – 22 – 76 – 82 – 19

  • Torino: 36 – 50 – 62 – 61 – 84

  • Venezia: 21 – 20 – 52 – 14 – 71

Ruota Nazionale: 86 – 17 – 01 – 41 – 20

L’82 domina l’estrazione: quattro presenze e occhi puntati sui ritardatari

Il dato più evidente è la ripetizione del numero 82, comparso su ben quattro ruote: Genova, Milano, Palermo e Roma. Una frequenza che difficilmente passa inosservata tra gli appassionati di statistiche e sistemi di gioco.

Non meno interessante la presenza del 31, uscito sia a Bari sia a Genova e Palermo, mentre il 14 ha fatto doppietta tra Napoli e Venezia. Anche il 52 torna due volte, collegando Napoli e Venezia in una sorta di filo numerico che incuriosisce chi segue gli abbinamenti tra ruote.

Tra i numeri bassi si segnala l’01, presente sia sulla ruota di Bari sia sulla Nazionale: un dettaglio che molti giocatori leggono come possibile segnale di continuità nelle prossime estrazioni.

10eLotto: pioggia di numeri condivisi con il Lotto

L’estrazione del 10eLotto ha rafforzato alcune tendenze viste sulle ruote tradizionali.

Numeri vincenti:
01 – 05 – 10 – 14 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 31 – 36 – 41 – 44 – 46 – 50 – 56 – 58 – 77 – 82 – 87

Numero Oro: 1
Doppio Oro: 1 – 31

Qui emergono immediatamente alcune coincidenze: il 31, già protagonista su più ruote del Lotto, entra anche nel Doppio Oro insieme all’01. Una combinazione che accende inevitabilmente l’attenzione dei giocatori, considerando che entrambi i numeri hanno avuto una forte presenza nell’estrazione principale.

Molti dei numeri estratti al 10eLotto coincidono inoltre con quelli usciti sulle ruote cittadine: 14, 20, 41, 46, 50, 56, 58, 77 e soprattutto ancora lui, l’82.

Numeri caldi e suggestioni per la prossima estrazione

Ripetizioni così evidenti spesso alimentano strategie e interpretazioni personali. C’è chi punta sui numeri “caldi”, convinto che possano proseguire la serie positiva, e chi invece guarda ai grandi assenti per tentare il colpo a sorpresa.

Una cosa però è certa: tra ritorni inattesi, incroci tra ruote e un Doppio Oro fortemente legato ai protagonisti della serata, questa estrazione lascia più di qualche spunto per chi già guarda al prossimo appuntamento con la fortuna.

Casavatore fa un passo avanti sulla sicurezza

Casavatore – Un risultato importante – fa sapere il sindaco Fabrizio Celaj- , che arriva dopo il passaggio in Commissione e che oggi trova il voto compatto di tutto il Consiglio.

“Dopo anni, finalmente la nostra città si dota di un regolamento preciso, dettagliato e trasparente, che disciplina in modo puntuale l’utilizzo degli impianti di videosorveglianza, nel rispetto della legge e della privacy dei cittadini”.

“Non solo telecamere – ha spiegato Celaj- , ma regole certe. Criteri chiari di installazione, modalità di gestione e conservazione delle immagini, garanzie a tutela dei diritti dei cittadini e strumenti concreti per supportare le Forze dell’Ordine

Questo regolamento sarà fondamentale anche per contrastare con maggiore efficacia i reati ambientali, in particolare lo sversamento abusivo dei rifiuti lungo le strade della nostra città. Un fenomeno che danneggia l’ambiente, il decoro urbano e l’immagine di Casavatore, e che ora potremo affrontare con strumenti normativi chiari e più incisivi.
Ringrazio i consiglieri comunali per il senso di responsabilità dimostrato e tutti coloro che hanno lavorato alla stesura del regolamento.

Continuiamo a costruire, con serietà e determinazione, una Casavatore più sicura e al passo con i tempi”.

P.B.

Santa Maria a Vico, cocaina e bilancini in casa: denunciato 35enne

Santa Maria a Vico – Un 35enne del posto è stato denunciato in stato di libertà dai carabinieri della Stazione di Santa Maria a Vico con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’intervento risale al pomeriggio di ieri, 26 febbraio, quando l’uomo – già noto alle forze dell’ordine – è stato fermato durante un controllo su strada a causa di un atteggiamento ritenuto sospetto.

La perquisizione personale, risultata positiva, ha indotto i militari ad estendere gli accertamenti all’abitazione dell’indagato, domiciliato in città.

Droga e materiale per il confezionamento

All’interno dell’immobile i carabinieri hanno rinvenuto un involucro in cellophane sigillato contenente 13,14 grammi di cocaina. Sequestrati anche due bilancini di precisione intrisi di sostanza stupefacente, materiale per il confezionamento delle dosi, tre fogli manoscritti con annotazioni ritenute verosimilmente riconducibili all’attività di spaccio, un telefono cellulare e 390 euro in contanti suddivisi in banconote di diverso taglio.

Sequestro e attività di contrasto

Lo stupefacente e il materiale rinvenuto sono stati sottoposti a sequestro e presi in carico in attesa del deposito presso l’ufficio corpi di reato competente.
L’operazione si inserisce nei servizi di controllo del territorio predisposti dall’Arma dei Carabinieri per il contrasto alla diffusione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Napoli, pusher arrestato dopo un inseguimento: aveva marijuana e contanti

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Proseguono i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare detenzione e traffico di sostanze stupefacenti. Nella serata di mercoledì la Polizia di Stato ha arrestato Marco Sarnelli, 38 anni, già noto alle forze dell’ordine anche per precedenti specifici, con l’accusa di detenzione illecita di stupefacenti ai fini di spaccio.

Il controllo in via Gussone e la fuga

Secondo quanto ricostruito dagli agenti del commissariato Vasto-Arenaccia, l’uomo è stato notato mentre era alla guida di un’auto in via Gussone. Alla vista della pattuglia avrebbe accelerato nel tentativo di sottrarsi al controllo, dando origine a un breve inseguimento.

Bloccato in via Arenaccia: sequestrati 10 involucri

Il veicolo è stato raggiunto e fermato in via Arenaccia. Durante la perquisizione, gli agenti avrebbero trovato 10 involucri di marijuana, per un peso complessivo di circa 18 grammi, e 110 euro in contanti suddivisi in banconote di diverso taglio. Per questi elementi il 38enne è stato arrestato.

Controlli straordinari a Ponticelli: i numeri

Nella giornata di ieri, inoltre, personale della Polizia di Stato (commissariato Ponticelli, Squadra Mobile e Reparto Prevenzione), insieme ai Carabinieri e alla Polizia Metropolitana, ha effettuato un controllo straordinario del territorio nell’area interessata. Nel corso del servizio sono state identificate 232 persone, controllati 186 veicoli e contestate 15 violazioni al Codice della Strada.

Minacce di morte a un pensionato per estorcergli denaro: arrestato 57enne

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Ha trasformato un gesto di solidarietà in un incubo durato mesi, arrivando a minacciare di morte un pensionato di 70 anni pur di continuare a ottenere denaro. Per questo un uomo di 57 anni, originario della provincia di Salerno, residente a Sestu ma di fatto senza fissa dimora, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentata estorsione.

I fatti sono avvenuti a Cagliari, dove la vittima avrebbe conosciuto il 57enne nei pressi di un supermercato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il pensionato avrebbe inizialmente deciso di aiutarlo con piccoli contributi economici.

Le richieste sempre più pressanti

Quelle che erano nate come elargizioni volontarie si sarebbero però trasformate rapidamente in pretese sempre più insistenti. «Le somme, inizialmente modeste e spontanee — spiegano i carabinieri — sarebbero diventate nel tempo una vera e propria imposizione, raggiungendo cifre considerevoli».

Dal 2024 l’anziano avrebbe consegnato all’uomo oltre 20mila euro, anche attraverso bonifici bancari, nel tentativo di evitare problemi e continue pressioni.

Le minacce di morte

Quando il pensionato ha deciso di opporsi e interrompere i pagamenti, la situazione sarebbe precipitata. Il 57enne avrebbe iniziato a minacciarlo di morte, arrivando a sostenere che avrebbe fatto del male anche ai suoi amici.

Proprio alcune persone vicine alla vittima lo avrebbero convinto a rivolgersi ai carabinieri e a formalizzare la denuncia, facendo emergere un quadro di vessazioni e intimidazioni protratte nel tempo.

Il blitz sotto casa della vittima

Dopo la denuncia, i militari hanno organizzato un servizio mirato di osservazione nei pressi dell’abitazione del pensionato, dove era previsto un nuovo incontro per la consegna del denaro.

Il 57enne si è presentato puntuale all’appuntamento: dopo aver suonato il campanello, si è introdotto nell’androne del palazzo convinto di riscuotere l’ennesima somma. Ad attenderlo, però, ha trovato i carabinieri, che lo hanno bloccato e arrestato.

Martedì l’incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico

Napoli – È fissato per martedì prossimo davanti al gip di Napoli, Sorrentino il conferimento degli incarichi ai consulenti tecnici nell’ambito dell’incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore non riuscito eseguito all’ospedale Monaldi.

La Procura di Napoli, VI sezione lavoro e colpe professionali, ha iscritto nel registro degli indagati sette medici, per i quali si ipotizza il reato di omicidio colposo in concorso. Ciascun indagato potrà nominare consulenti di parte che affiancheranno gli esperti del giudice nell’accertamento tecnico sulle cause del decesso.

La relazione della Regione: tre criticità

A fare luce sulle possibili cause dell’esito fatale è anche la relazione di 295 pagine trasmessa dalla Regione Campania al Ministero della Salute, contenente la documentazione prodotta dall’azienda ospedaliera.

Secondo il documento, tre sono i principali fattori che hanno contribuito alla compromissione dell’organo trapiantato: ghiaccio, contenitore di trasporto e comunicazione intra-operatoria.

Il primo elemento riguarda una falla procedurale nella fase di prelievo e trasporto: la partenza dal Monaldi con una quantità di ghiaccio insufficiente avrebbe reso necessario reperirne altro nella sede dell’espianto. Il successivo inserimento nel contenitore di trasporto avrebbe alterato le condizioni di conservazione del cuore durante il trasferimento verso Napoli.

Il secondo fattore riguarda invece la mancata verifica finale del contenitore da parte dell’équipe di espianto: al momento della chiusura non sarebbe stato effettuato un controllo efficace delle condizioni dell’organo, con una validazione ritenuta insufficiente.

Il nodo della comunicazione in sala operatoria

Il terzo profilo critico, indicato come decisivo, concerne un deficit comunicativo e procedurale all’interno dell’équipe chirurgica, soprattutto nella fase più delicata tra l’espianto del cuore del ricevente e l’impianto di quello del donatore.

Dagli audit interni emerge che, nella concitazione delle manovre, non vi sarebbe stata una comunicazione chiara tra il personale incaricato di estrarre l’organo dal contenitore e il chirurgo responsabile dell’impianto.

Quest’ultimo, il direttore della cardiochirurgia Oppido, avrebbe riferito in una riunione del 21 gennaio di aver chiesto, prima della cardiectomia del paziente, se il cuore del donatore fosse già in sala operatoria e se fosse stata avviata la cardioplegia “al banco”. Il chirurgo ha dichiarato di aver percepito un assenso da parte del personale presente.

Tuttavia, durante l’audit, nessuno dei componenti dell’équipe — cardiochirurghi, coordinatore infermieristico, perfusionista e infermieri di sala — ha confermato di aver fornito una risposta affermativa esplicita. Ne emerge, secondo la relazione, una discrepanza tra la percezione del responsabile e le dichiarazioni degli operatori, collocata temporalmente nei momenti immediatamente precedenti la rimozione del cuore del ricevente.

Verso l’accertamento tecnico

Sarà ora l’incidente probatorio a cristallizzare gli elementi tecnici sulle cause del decesso e sulle eventuali responsabilità professionali. L’accertamento, disposto in fase di indagine preliminare, consentirà di acquisire in contraddittorio tra le parti le valutazioni medico-legali sull’intera catena del trapianto: prelievo, conservazione, trasporto e impianto dell’organo.

Avellino, inchiesta Dolce Vita, il gip archivia 22 indagati: prosciolta anche l’ex sindaca Nargi

Avellino– Nessun elemento sufficiente per sostenere l’accusa in giudizio: il gip del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, ha disposto l’archiviazione per 22 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Dolce Vita”, coordinata dalla Procura di Avellino e legata alle presunte sponsorizzazioni di eventi e ad affidamenti diretti ritenuti collegati all’allora sindaco Gianluca Festa.

Il provvedimento riguarda anche Laura Nargi, ex vicesindaca (ed ex sindaca secondo quanto riportato nel testo d’origine), per la quale il giudice evidenzia l’assenza di una “ragionevole previsione di condanna”.

Le ragioni dell’archiviazione

Nel decreto il gip spiega che, dalle conversazioni intercettate, emergerebbe che Nargi veniva informata da Festa, ma senza assumere ruoli decisionali o operativi riconducibili alle ipotesi di reato contestate. Da qui la conclusione sull’insufficienza degli elementi per arrivare a una condanna.

Archiviate anche altre posizioni

Tra gli indagati per i quali è stata disposta l’archiviazione figurano anche il segretario generale del Comune di Avellino, Vincenzo Lissa, e il vicecomandante della Polizia municipale, Domenico Sullo, oltre a imprenditori e organizzatori di eventi.

Secondo quanto riportato, per alcuni soggetti sarebbe venuto meno anche il presupposto dell’accordo illecito, poiché avrebbero rifiutato la richiesta di sponsorizzazione avanzata da Festa.

La difesa di Nargi: “Vittima della macchina del fango”

Soddisfazione è stata espressa dal difensore di Laura Nargi, l’avvocato Costantino Sabatino: “Definita una volta per tutte la sua assoluta estraneità – ha dichiarato – va ricordato che Nargi ha sempre avuto un comportamento collaborativo con gli inquirenti”, sottolineando però come in questi anni sarebbe stata “vittima di una vera e propria macchina del fango”.

Il calendario: processo al via il 24 aprile

L’archiviazione non chiude l’intero procedimento. Il processo relativo al filone principale dell’inchiesta, che coinvolge 26 indagati, tra cui l’ex sindaco Gianluca Festa (arrestato il 18 aprile 2024, dopo essersi dimesso pochi giorni prima), inizierà il prossimo 24 aprile davanti al Tribunale di Avellino.

Napoli, omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte: in semilibertà uno degli assassini

Il Tribunale per i minorenni di Napoli, in funzione di tribunale di sorveglianza, ha concesso il regime di semilibertà a uno dei giovani condannati per l’omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte, aggredita brutalmente la sera del 3 marzo 2018 nei pressi della stazione della metropolitana di Piscinola mentre era in servizio.

Il detenuto, oggi 24enne ma minorenne all’epoca dei fatti — aveva 17 anni — potrà lasciare il carcere esclusivamente per recarsi al lavoro. Nei giorni festivi, invece, dovrà rimanere in istituto penitenziario. Il giudice ha inoltre disposto frequenti controlli delle forze dell’ordine sul posto di impiego.

L’omicidio per rubargli la pistola

La vicenda risale a una delle aggressioni più violente degli ultimi anni ai danni di un lavoratore della sicurezza privata in città. Secondo quanto accertato nelle sentenze, tre giovanissimi assalirono il vigilante con l’obiettivo di impossessarsi dell’arma di ordinanza.

Durante l’azione colpirono ripetutamente alla testa la guardia giurata, provocandogli ferite gravissime. Trasportato d’urgenza in ospedale, il 51enne morì dopo dieci giorni di agonia a causa delle lesioni riportate.

Il percorso detentivo e i controlli

Il giovane, assistito dall’avvocato Nicola Pomponio, sta scontando una condanna con fine pena fissato a maggio 2031. La misura della semilibertà rappresenta un passaggio del percorso trattamentale previsto dall’ordinamento penitenziario minorile e consente l’uscita dal carcere solo per attività lavorative.

Proprio per garantire il rispetto delle prescrizioni imposte, il tribunale ha stabilito controlli periodici da parte della polizia sul luogo di lavoro, con l’obiettivo di monitorare il corretto svolgimento della misura alternativa alla detenzione.

Gragnano, falsi crediti d’imposta: sequestro beni a società di cantieristica

Gragnano– Un castello di carta fatto di corsi di formazione mai seguiti e progetti di ricerca “copiati” dal web per saccheggiare le casse dello Stato. È quanto scoperto dai finanzieri della Compagnia di Monfalcone che, su delega della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per un valore di circa 1,8 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta, una società attiva nel settore della cantieristica navale con sede a Gragnano.

Il miraggio della “Transizione 4.0”

L’inchiesta è nata da una verifica fiscale mirata. Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, tra il 2019 e il 2023 l’azienda avrebbe compensato ingenti debiti tributari utilizzando crediti d’imposta totalmente inesistenti.

Questi fondi rientravano nelle misure finanziate dal PNRR per la cosiddetta “Transizione 4.0”, incentivi creati per sostenere l’innovazione digitale e la formazione specialistica nelle imprese.

In realtà, dietro i documenti contabili si nascondeva il vuoto. I corsi di formazione professionale, sulla carta finanziati dallo Stato, non sarebbero infatti mai stati erogati.

Ricerca e sviluppo “copia-incolla”

Ancora più sorprendente quanto emerso dall’analisi delle attività di ricerca e sviluppo. Invece di investire in nuovi prototipi o tecnologie industriali avanzate, la società presentava elaborati puramente teorici. In diversi casi, i finanzieri hanno accertato che i progetti erano stati semplicemente copiati da tesi di laurea disponibili gratuitamente online.

Grazie a questo stratagemma, l’azienda è riuscita a generare crediti fittizi per oltre 2 milioni di euro, utilizzandone 1,8 milioni per non pagare le tasse dovute e ottenendo così un indebito quanto massiccio risparmio d’imposta.

Sigilli a yacht e orologi di lusso

Considerato il superamento delle soglie di punibilità penale, il G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata ha disposto il sequestro dei beni per garantire il recupero delle somme sottratte all’Erario. I militari hanno messo i sigilli a conti correnti, quote societarie e immobili.

Tra i beni di lusso finiti sotto sequestro spiccano un’imbarcazione del valore di circa 160.000 euro e due orologi Rolex, tutti riconducibili alla società e alla sua legale rappresentante. L’operazione ribadisce la linea dura della Guardia di Finanza contro le frodi legate ai fondi pubblici, una piaga che sottrae risorse vitali alla crescita reale del Paese.

Napoli, l’Ospedale del Mare conquista l’oro europeo: è Diamond per la lotta all’ictus

Napoli – C’è un angolo di eccellenza sanitaria internazionale a Napoli, e si trova all’interno dell’Ospedale del Mare. La sua Stroke Unit, il reparto specializzato nella cura dell’ictus, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento “Diamond” dall’European Stroke Organization (ESO) per il terzo trimestre del 2025. Si tratta del livello più alto del premio ESO-Angels Award, un sigillo di qualità che va a cacciatori di tempo e specialisti della neurorapidità.

I numeri della sfida contro il tempo

Per capire il valore di questo traguardo, basta un dato: in Italia si registrano ogni anno tra le 150mila e le 200mila nuovi casi di ictus. Una patologia che rappresenta la terza causa di morte e la principale fonte di invalidità nel paese. In questo scenario, la variabile decisiva è il tempo. Ogni minuto che passa senza cure, infatti, significa la perdita di milioni di neuroni.

Il segreto del successo: sinergia e velocità

Il premio “Diamond” è stato assegnato alle équipe di Neuroradiologia, diretta da Vincenzo D’Agostino, e di Neurologia, guidata da Mauro Idone. Il loro merito? Aver dimostrato una gestione dell’ictus ai massimi livelli europei, con particolare eccellenza nella tempestività dei trattamenti (come la trombolisi) e nell’ottimizzazione dei percorsi di cura. Un meccanismo perfetto che, riducendo i tempi, salva vite e limita le disabilità. Un lavoro reso possibile dall’attività h24 delle due unità operative complesse, che accolgono pazienti da tutta Napoli e provincia.

La voce dei protagonisti: “Un orgoglio per la città”

“Questo premio rappresenta motivo di orgoglio e soddisfazione per tutti noi”, commenta il direttore sanitario Maria Corvino. “Conferma il ruolo strategico dell’Ospedale del Mare nella rete stroke regionale e ci rende un modello di riferimento per l’organizzazione dell’emergenza-ictus in Campania”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore generale Gaetano Gubitosa, che chiude con un ringraziamento e uno sguardo al futuro: “Ringrazio tutto il personale per l’impegno e la professionalità. La tempestività e la qualità delle cure sono fondamentali. Siamo onorati di offrire ai nostri pazienti un trattamento d’alta qualità e di vedere riconosciuta la nostra eccellenza a livello internazionale”.

Blitz nel carcere di Secondigliano, recuperata droga e microtelefono

Circa 170 grammi di hashish e un microtelefono cellulare sono stati sequestrati nel carcere di Secondigliano, nell’ambito di un’operazione mirata ad impedire l’ingresso di stupefacenti e strumenti di comunicazione illegali all’interno del penitenziario.

L’intervento è stato portato a termine dalla Polizia Penitenziaria, che ha agito in seguito a indicazioni del coordinatore di reparto e del personale in servizio.

Il blitz nel Reparto S.A.I.

Il sequestro è avvenuto nel corso di una perquisizione ordinaria effettuata nel Reparto S.A.I. (Servizio Assistenza Intensiva), nelle ore pomeridiane di ieri. Gli agenti hanno individuato la droga e il microtelefono nascosti in un’area comune, pronti per essere immessi nel circuito interno del carcere.

L’operazione, definita di “straordinaria efficacia” dal sindacato, conferma il livello di attenzione e professionalità del personale di Polizia Penitenziaria in Campania.

Le parole di Raffaele Munno

Raffaele Munno, vicesegretario regionale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, ha sottolineato l’importanza dell’intervento:
“Ancora una volta – ha dichiarato Munno – il personale di Polizia Penitenziaria ha dimostrato senso dello stato, spirito di sacrificio e altissima competenza operativa. Il sequestro di un quantitativo così rilevante di sostanza stupefacente e di un microtelefono conferma quanto sia costante e insidioso il tentativo di introdurre droga e strumenti di comunicazione illegali negli istituti penitenziari.”

Droga e microtelefono, un fenomeno ricorrente

La scoperta del microtelefono e degli 170 grammi di hashish segnala l’esistenza di una rete di approvvigionamento che continua a tentare di aggirare i controlli all’interno del carcere.

La Polizia Penitenziaria, in collaborazione con le altre forze di polizia, ha intensificato i controlli e le verifiche, con l’obiettivo di interrompere il flusso di stupefacenti e di dispositivi illegali, che rappresentano un rischio per l’ordine pubblico interno e per la sicurezza degli operatori e degli operatori penitenziari.

Spaccio a Porta Capuana, pusher tenta la fuga in un rudere: arrestato 29enne

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Napoli-  Spaccio no stop nell’area di Porta Capuana, da tempo sotto la lente delle forze dell’ordine. Nella mattinata di mercoledì la polizia di Stato ha arrestato un 29enne originario del Salernitano, Rosario Visconti, con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Il controllo in vico Santa Caterina a Formiello

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, impegnati in un servizio di controllo del territorio, stavano transitando in vico Santa Caterina a Formiello quando hanno notato il giovane con un atteggiamento ritenuto sospetto. Alla vista della pattuglia, l’uomo ha tentato di dileguarsi rifugiandosi in un locale in stato di abbandono, nel chiaro intento di eludere il controllo.

La perquisizione e il sequestro di crack

I poliziotti lo hanno immediatamente seguito all’interno dello stabile, raggiungendolo e bloccandolo dopo pochi istanti. Sottoposto a perquisizione, il 29enne è stato trovato in possesso di 13 involucri contenenti crack e di una banconota da 10 euro, ritenuta provento dell’attività di spaccio. Per lui sono così scattate le manette e il conseguente arresto.

Porta Capuana sotto pressione delle forze dell’ordine

L’area di Porta Capuana, considerata una delle più “calde” della città per quanto riguarda lo smercio di stupefacenti, continua a essere oggetto di servizi mirati. La polizia di Stato ha fatto sapere che i controlli nella zona proseguiranno con la stessa intensità anche nei prossimi giorni, nel tentativo di arginare il fenomeno dello spaccio al dettaglio.

Monaldi, il Tg1 anticipa: la Procura di Napoli indaga su altre due morti sospette

Napoli— Potrebbe allargarsi a macchia d’olio l’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto a seguito di un trapianto di cuore fallito. Quello che inizialmente sembrava un tragico, seppur isolato, caso di malasanità, rischia ora di assumere contorni ben più ampi. Secondo quanto trapela da fonti investigative, e anticipato dal Tg1 delle 13,30, i magistrati partenopei hanno infatti acceso i riflettori su altri due interventi sospetti avvenuti in precedenza.

La presunta catena di negligenze

Gli inquirenti sono al lavoro per incrociare le testimonianze e ricostruire l’esatta sequenza di quella che appare, allo stato delle indagini, come una drammatica catena di errori e leggerezze. Al centro del fascicolo c’è la fase, delicatissima, del trasporto dell’organo: un cuore che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato viaggiato immerso nel ghiaccio secco, all’interno di un box non sterile. Una procedura obsoleta e rischiosa, per la quale l’equipe medica napoletana avrebbe incautamente dato il proprio assenso.

Il giallo dei dispositivi “Paragonix”

Ma a pesare come un macigno sulla posizione dei sanitari è ora un documento ufficiale. Si tratta di una corposa relazione di 295 pagine, inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute, che contiene le carte fornite dai vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli (di cui fa parte il Monaldi). Dal dossier, firmato dal direttore generale Anna Iervolino e dal direttore sanitario Angela Annechiarico, emerge un dettaglio sconcertante: l’ospedale era perfettamente equipaggiato per evitare la tragedia.

Nel mese di dicembre, infatti, al Monaldi erano disponibili ben tre “Paragonix”, i sofisticati dispositivi di ultima generazione progettati specificamente per il trasporto e la conservazione ottimale degli organi da trapianto.

“Non ne eravamo a conoscenza”

“Fin dal 2023 – si legge nei documenti inviati a Roma – l’Azienda dei Colli si è dotata di un sistema di trasporto organi conforme alla normativa vigente […]. È emerso che invece l’equipe prelievo non abbia utilizzato questo dispositivo medico che invece è regolarmente usato in eventi simili in Azienda”. La direzione precisa inoltre che la sala operatoria deputata ai trapianti dispone di almeno due dispositivi, a cui se ne aggiunge sempre un terzo di scorta in farmacia.

Di fronte alle formali richieste di chiarimento da parte del direttore sanitario sul perché si sia scelto di utilizzare il ghiaccio anziché le macchine a disposizione, la risposta dell’equipe che ha operato Domenico è stata laconica: i medici hanno messo a verbale “di non essere stati a conoscenza della disponibilità di tale dispositivo in azienda”. Una giustificazione che ora passerà al vaglio degli inquirenti, chiamati a stabilire se l’ignoranza delle dotazioni del proprio reparto possa giustificare l’uso di procedure di ripiego costate la vita a un bambino.

Dall’uniforme alla zappa: 20 detenuti militari diventano giardinieri professionisti

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Venti detenuti del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere hanno concluso con successo un percorso formativo che potrebbe cambiare il corso della loro vita. Alla “Caserma Ezio Andolfato” — unico istituto penitenziario militare ancora attivo in Italia dal 2005 — si è tenuta la cerimonia di consegna degli attestati di formazione professionale come manutentori del verde, al termine degli esami conclusivi del corso organizzato dall’Università Popolare di Caserta.

Il programma GOL entra in cella

Il corso, condotto direttamente all’interno della struttura penitenziaria dai docenti dell’ateneo casertano, rientra tra quelli finanziati dal programma nazionale GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori) e rappresenta un unicum nel suo genere. L’Università Popolare di Caserta si è distinta tra le prime in Italia ad aver portato la formazione professionale all’interno delle carceri, puntando su un modello che coniuga rieducazione e occupabilità concreta.

Competenze spendibili per spezzare il ciclo della recidiva

«Il reinserimento in società passa obbligatoriamente per un’alternativa — afferma Nicola Troisi, presidente dell’Ateneo —. Fornire competenze spendibili è uno dei modi che abbiamo per dare una seconda opportunità efficace, evitare la recidiva e trasformare la detenzione in una reale occasione di riscatto.»

Verde pubblico, futuro e lavoro

La scelta di puntare sulla manutenzione del verde non è casuale. Troisi la definisce «un segnale fortissimo»: la gestione del verde pubblico e privato è sempre più un asset strategico per lo sviluppo urbano sostenibile. Formare figure specializzate significa rispondere a una domanda di mercato in crescita, in un settore in cui la gestione pubblica mostra spesso lacune strutturali. Per i venti ex detenuti, il foglio di carta consegnato al termine degli esami non è solo un attestato: è la mappa di un percorso possibile verso la libertà.

Truffa online da 60 euro per un paio di scarpe di moda: due 30enni denunciati dai Carabinieri

Lauro– Un annuncio apparentemente imperdibile su un noto sito di compravendita si è trasformato in una classica truffa: promessa di scarpe griffate a prezzo stracciato, pagamento anticipato e poi sparizione del venditore.

I Carabinieri della Stazione di Lauro hanno individuato e denunciato due complici trentenni residenti in provincia di Barletta.Una donna residente nel laurino, attratta da un’offerta particolarmente vantaggiosa, ha contattato il presunto venditore tramite un popolare portale di annunci online.

L’inserzione pubblicizzava un paio di scarpe di marca a un prezzo molto conveniente rispetto ai valori di mercato. Convinta della bontà dell’affare, la vittima ha effettuato un bonifico – o comunque un pagamento anticipato – di 60 euro, concordando la spedizione della merce.

Una volta incassato l’importo, però, il “venditore” ha interrotto ogni contatto, rendendosi irreperibile e senza mai inviare il prodotto promesso.

I Carabinieri della Stazione di Lauro, ricevuta la denuncia della donna truffata, hanno avviato gli accertamenti del caso. Grazie a una serie di verifiche incrociate – tra dati bancari, tracce informatiche e elementi emersi dall’annuncio – i militari sono riusciti a ricostruire il meccanismo fraudolento e a identificare i due presunti autori.

Si tratta di due uomini di circa 30 anni, entrambi residenti nella provincia di Barletta-Andria-Trani, deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica competente per il reato di truffa aggravata (art. 640 c.p., con le eventuali aggravanti connesse alla modalità telematica).

Episodi come questo si ripetono con preoccupante frequenza su piattaforme di annunci e marketplace: prezzi irrealisticamente bassi, richiesta di pagamento anticipato integrale e assenza di qualsiasi garanzia.

Le forze dell’ordine ricordano di diffidare sempre da offerte troppo vantaggiose e di privilegiare metodi di pagamento tracciabili che consentano il recupero in caso di problemi (come PayPal con protezione acquirente o bonifici solo dopo verifica dell’identità del venditore).In questo caso, l’importo contenuto (60 euro) non ha scoraggiato i truffatori, che hanno comunque portato a termine il raggiro, finendo però per essere individuati grazie al lavoro investigativo dei Carabinieri di Lauro. La vittima potrà ora costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale.

Rifiuti abbandonati, nasce la task force Boscoreale-Terzigno: controlli congiunti alle porte

Parte da Boscoreale una task force intercomunale per contrastare lo smaltimento illecito dei rifiuti nelle aree di confine. Nella mattinata di giovedì si è tenuto un incontro istituzionale tra Pasquale Di Lauro e Francesco Ranieri, rispettivamente sindaci di Boscoreale e Terzigno. Alla riunione hanno partecipato i comandanti delle Polizie Locali, i responsabili degli Uffici Tecnici e i consiglieri comunali dei due Enti.

 Piano d’azione congiunto

L’obiettivo è mettere in campo un’azione comune, coordinata e strutturata per fermare l’abbandono dei rifiuti che da tempo interessa le zone al confine tra i due territori. Nelle prossime settimane sono previsti controlli congiunti, interventi straordinari di pulizia, attività di prevenzione e informazione, oltre al rafforzamento degli strumenti repressivi. L’azione sarà estesa anche al Comune di Poggiomarino.

Di Lauro: “Solo unendo le forze si incide davvero”

“Abbiamo deciso di fare squadra perché solo unendo forze e risorse possiamo incidere davvero. La tutela della salute pubblica e del decoro urbano è una priorità assoluta. Rafforzeremo i controlli e non esiteremo ad applicare sanzioni nei confronti dei responsabili. Desidero inoltre ringraziare Francesco Ranieri per la disponibilità e lo spirito di collaborazione dimostrati fin dal primo momento” – ha dichiarato il sindaco di Boscoreale Pasquale Di Lauro.

De Falco: “Una risposta concreta ai cittadini”

L’incontro è stato fortemente voluto dalla consigliera comunale di Boscoreale Adriana De Falco: “Era necessario attivare un coordinamento tra Comuni per dare una risposta concreta ai cittadini e difendere il nostro territorio con azioni mirate e condivise. La task force rappresenta il primo passo di questo percorso contro la lotta agli sversamenti illegali” – ha affermato.

Lite per il biglietto sull’autobus: minorenne denunciato a Castel Volturno

Nel pomeriggio di ieri, 26 febbraio 2026, la Tenenza dei Carabinieri di Castel Volturno ha deferito in stato di libertà un minorenne del posto per un alterco avvenuto nei giorni scorsi su un autobus di linea. Il giovane si è presentato spontaneamente in caserma accompagnato dai genitori, dove è stato identificato e ha riferito i dettagli dell’episodio.

La lite con l’autista per mancanza del biglietto

Secondo il racconto del minore, il diverbio si è consumato il 23 febbraio 2026 a bordo di un mezzo della società Air Campania. Alla base della discussione, la mancanza del titolo di viaggio, che ha degenerato in un contrasto con l’autista. I fatti sono ora al vaglio degli inquirenti.

Deferimento per lesioni personali aggravate

I Carabinieri hanno proceduto agli adempimenti di rito e contestato il reato di lesioni personali aggravate, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. L’Autorità giudiziaria minorile è stata prontamente informata dalla Tenenza di Castel Volturno.

Accertamenti in corso sulla dinamica

La posizione del giovane è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria minorile, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’episodio e chiarire eventuali responsabilità.