Un’intera industria siderurgica, del valore stimato di circa un milione di euro, sorgeva nel nulla, priva di qualunque autorizzazione e nel cuore di un’area protetta. È quanto scoperto ad Avella, in provincia di Avellino, dai Carabinieri Forestali durante un’operazione mirata al contrasto dei reati ambientali e del cemento selvaggio.
L’azienda, un imponente complesso di 700 metri quadrati, è risultata essere totalmente abusiva. Secondo quanto accertato dai militari, l’opificio era stato edificato su un terreno a destinazione agricola, sottoposto a severi vincoli di interesse paesaggistico. Una violazione urbanistica totale che ha portato all’immediato sequestro preventivo dell’intera area e della struttura sovrastante.
A finire nei guai è il titolare dell’attività, un imprenditore di 45 anni residente in provincia di Napoli. Oltre alla denuncia per abusivismo edilizio, l’uomo dovrà rispondere anche di gestione illecita di rifiuti speciali e pericolosi. All’interno del capannone, infatti, i Forestali hanno rinvenuto fusti di solventi, vernici e colle stoccati senza alcuna misura di protezione o sicurezza, con il rischio concreto di sversamenti nel terreno circostante.
L’intervento dei Carabinieri rientra in una più ampia strategia di monitoraggio del territorio irpino, volta a impedire che zone di pregio naturalistico vengano trasformate in siti industriali illegali. Il valore dell’immobile e dei macchinari sequestrati testimonia l’entità di un business che operava completamente al di fuori dei radar dello Stato, ignorando le norme sulla tutela del paesaggio e sulla salute pubblica.







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