Castellammare – Più che una cessione, sembra un “si salvi chi può”. Il passaggio di mano della Juve Stabia, consumatosi ufficialmente lo scorso 17 aprile a Lariano, in provincia di Roma, ha i contorni di una ritirata strategica del fondo americano Brera Holding. Davanti al notaio Guglielmo Siniscalchi, il glorioso club delle Vespe è stato ceduto per la cifra irrisoria di un euro. Ad acquisire le quote è la “Stabia Capital S.r.l.”, società con sede a Roma e un capitale sociale di appena 2.000 euro, riconducibile all’imprenditore di Torre Annunziata, Francesco Agnello.
L’ombra dell’insolvenza sul sogno Serie B
La piazza di Castellammare è in subbuglio. Il timore, suffragato dalle prime analisi sulla struttura finanziaria del nuovo proprietario, è che dietro l’annuncio non vi sia la solidità necessaria per affrontare il campionato cadetto. Agnello, già protagonista in passato di tentate scalate nel calcio rimaste senza seguito, eredita una situazione esplosiva.
Il regolamento delle Licenze Nazionali FIGC 2026/2027 non ammette deroghe: per iscriversi alla Serie B serve una fideiussione bancaria che garantisca il pagamento degli stipendi per la prossima annualità, oltre alla prova documentale del pagamento di tutti gli emolumenti, contributi e ritenute. Tradotto: senza una struttura finanziaria capace di iniettare liquidità immediata, il titolo sportivo della Juve Stabia rischia di diventare carta straccia entro poche settimane.
Il ruolo dei commissari e il “caso” fideiussioni
Nonostante il caos ai vertici, la macchina amministrativa ha finora evitato il peggio. Grazie agli amministratori giudiziari e al supporto degli sponsor storici (come la Automec di Antonio Del Gaudio), e del gruppo Guerri e Ds Glass e Givitrum, gli stipendi sono stati pagati, allontanando lo spettro di penalizzazioni per la prossima stagione. Proprio i commissari hanno diffuso una nota ufficiale per blindare il club: “Siamo l’unico riferimento per evitare strumentalizzazioni da parte di terzi”, si legge nel comunicato, un chiaro segnale di vigilanza su un’operazione che appare politicamente rumorosa ma sportivamente fragile.
Resta poi il nodo legato all’ex presidente Andrea Langella, che rischia di restare col cerino in mano: le sue fideiussioni personali sono ancora in ballo e potrebbero essere escusse per coprire i debiti lasciati dalla gestione americana.
La situazione contabile
Da un’analisi contabile è uscito fuori che ci sono 3,5 milioni di euro di debiti tributari relativi alle vecchie gestioni che sono rateizzati e che si stanno pagando. Ma ci sono. Poi c’è un debito di 1,5 milioni di euro verso i fornitori.
E poi c’è una voce di addirittura 1,4 milioni di euro verso i procuratori dei calciatori per le commissioni sui contratti e infine gli stipendi arretrati anche se quelli di gennaio e febbraio sono stati pagati n ei giorni scorsi.
Sul fonte incassi oltre ai previsti i soldi che potranno arrivare dagli incassi delle prossime gare, ci sono i contributi federali e valorizzazione dei calciatori che di certo supereranno il milione di euro.
Poi c’è una voce consistente e che al momento non è quantificabile che il valore della squadra. Insomma tra dare ed avere la situazione debitoria della Juve Stabia dovrebbe aggirarsi sui cinque milioni di euro. Non molto negativa se si pensa che si tratta di una società di serie B che dopo il terzo anno di cadetteria comincia ad avere un suo appeal e quindi il valore del brand è in. Aumento.
Alternative ignorate e corsa contro il tempo
Il quesito che agita i tifosi è uno solo: perché regalare la società ad Agnello invece di sedersi al tavolo con imprenditori seri e radicati sul territorio? Il riferimento è al gruppo messo in piedi dall’ex presidente Franco Manniello e da Antonio Del Gaudio, che avevano manifestato interesse per il club.
La vendita firmata a Lariano non è stata subordinata all’accettazione della FIGC: un “errore” che ora impedisce alle quote di rientrare automaticamente in capo al fondo americano in caso di mancata presentazione delle garanzie. L’unica speranza di salvezza risiede ora in un intervento d’urgenza del Tribunale attraverso i commissari. Il tempo, però, è il nemico numero uno: Castellammare non vuole vedere sparire il calcio per l’ennesima volta.




Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti