Un sofisticato sistema di ingegneria finanziaria illecita, volto alla creazione di crediti d’imposta totalmente fittizi, è stato smantellato dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Varese. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, si è chiusa oggi con la notifica degli avvisi di conclusione indagini nei confronti di 11 imprenditori, operativi principalmente tra la Lombardia, la Campania, il Lazio e la Basilicata.
Il meccanismo del “finto credito”
L’attività investigativa ha permesso di ricostruire un complesso puzzle societario basato sull’acquisto e la detenzione di crediti fiscali inesistenti. Questi titoli, generati da società prive di reale operatività, erano pronti per essere utilizzati in compensazione per abbattere il versamento di tasse, imposte e contributi previdenziali.
Già nell’estate del 2025, i finanzieri della Compagnia di Gallarate avevano dato esecuzione a un massiccio sequestro preventivo per un valore di circa 200 milioni di euro. Il provvedimento aveva colpito 19 realtà aziendali che avevano beneficiato del meccanismo fraudolento.
La rete delle società “fantasma”
Il cuore dell’operazione è stata l’individuazione di 45 società “cartiere” sparse su tutto il territorio nazionale (da Milano a Napoli, da Torino a Pescara). Si trattava di soggetti economici puramente formali, privi di uffici, dipendenti o strutture produttive, il cui unico scopo era la presentazione di dichiarazioni dei redditi finalizzate esclusivamente a generare crediti d’imposta milionari.
Tra i casi più rilevanti spicca quello di una singola società che, in una sola annualità, era riuscita a rivendicare un credito fittizio per quasi 100 milioni di euro.
Recupero immediato per l’Erario
L’intervento tempestivo delle Fiamme Gialle ha prodotto risultati concreti anche sul fronte del recupero delle somme. Sentendosi braccate dagli accertamenti, otto delle società coinvolte nel provvedimento cautelare hanno scelto di fare un passo indietro: attraverso la presentazione di dichiarazioni integrative, hanno rinunciato volontariamente ai crediti contestati.
Questa mossa ha consentito alle casse dello Stato di recuperare immediatamente circa 36 milioni di euro, neutralizzando gli effetti della frode prima che potessero tradursi in un danno definitivo per la collettività. L’operazione ribadisce l’impegno costante delle autorità nel contrasto agli illeciti economico-finanziari che alterano la libera concorrenza tra le imprese.







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