Napoli – Non è solo un passatempo, ma una trasgressione che rischia di diventare dipendenza. A Napoli, il 34% dei minori ha dichiarato di aver scommesso o giocato con vincita in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi. È questo il dato più d’impatto che emerge dalla ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile”, condotta dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, che verrà presentata domani, 16 aprile, presso il chiostro dei Santi Marcellino e Festo.
I numeri del rischio: tra azzardo e trasgressione
Lo studio, diretto scientificamente dal professor Luigi Caramiello e supportato dall’Istituto Noto Sondaggi, ha analizzato i comportamenti non solo dei giovanissimi sotto i 18 anni, ma anche della fascia d’età 18-24. Ne emerge un quadro in cui il gioco d’azzardo viene vissuto come una forma di superamento dei limiti normativi. Nonostante i divieti legali, l’azzardo si insinua nelle maglie della quotidianità giovanile, spesso alimentato da una percezione distorta del rischio e da una ricerca di affermazione personale.
Il peso del contesto sociale ed economico
Secondo il team di ricercatori – che vede coinvolti esperti come Bifulco, Calia, De Feo, Flauto e Pecchinenda – il fenomeno non è isolato, ma strettamente connesso alle disuguaglianze educative e reddituali. L’analisi incrocia il quadro legislativo (come la Legge Regionale 2/2020) con la realtà dei quartieri: la vulnerabilità sociale e modelli educativi fragili agiscono come acceleratori per i comportamenti a rischio. In questo scenario, il ruolo della famiglia e del gruppo dei pari si conferma determinante nel favorire o contrastare l’approccio alle scommesse.
Una “Rete Multilivello” per proteggere i minori
La ricerca non si limita alla denuncia, ma avanza una proposta operativa concreta: la creazione di una “Rete multilivello di protezione”. L’obiettivo è superare gli interventi frammentari per costruire un coordinamento strutturato che coinvolga scuola, famiglia, istituzioni e persino la rete dei punti di gioco legale.
Il modello proposto si fonda su azioni coordinate di natura educativa e formativa, con l’intento di promuovere una vera cultura della legalità. Solo attraverso un’azione sinergica e multidimensionale si può sperare di contrastare un fenomeno che colpisce le fasce più fragili della popolazione, trasformando l’azzardo da “normale” trasgressione a consapevolezza dei pericoli reali.







Lo stu dio pare interessante ma non spiega ben come intervenire,ci sono tante ipotesi ma poche soluzioni pratiche. La rete multilivello suona bene ma nella realtá del quartiere spesso manca coordinament o e responsabilitá ; i genitori non sanno cosa fare e i ragazz i continuano a gi0ca come se nulla fosse.
Lo ricerca pare importante,ma lascia tante domande aperte,il 34% dei minori è allarmante ma i numeri non spiegano tuttoo i contesti,la famglia e il gruppo dei pari sono fondamentali ma spesso non viene considerato,una rete multilivello può aiutare,ma servono soldii e politiche reali. I’ dati mostrano che i giovanili è vulnerabile,ma nonè detto che tutto sia colpa solo degli adulti.