IL DRAMMA

Anche a Giugliano la «famiglia del bosco»: da 3 anni in una baracca con il figlio disabile

L'allarme degli avvocati Angelo e Sergio Pisani per un nucleo familiare abbandonato al degrado
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Giugliano – Da oltre tre anni vivono confinati in una precaria casetta di legno esposta alle intemperie, in una situazione di totale isolamento e in condizioni incompatibili con qualsiasi standard minimo di dignità. È il dramma della cosiddetta “famiglia nel bosco napoletana”, un nucleo residente a Giugliano.

A denunciare questa grave emergenza umana, sanitaria e sociale sono gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, che attraverso una nota ufficiale hanno deciso di accendere i riflettori su una vicenda che non può più passare inosservata.

Un quadro clinico allarmante

A rendere la permanenza nella baracca ancora più pericolosa è il fragile stato di salute dell’intero nucleo familiare. Il figlio è affetto da un disturbo dello spettro autistico con comorbidità psichiatrica e da idrosadenite suppurativa. Si tratta di un quadro medico delicatissimo che gli stessi specialisti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese avevano già giudicato del tutto incompatibile con l’attuale sistemazione abitativa, evidenziando la necessità imprescindibile di un ambiente stabile, idoneo e protetto. A questo si aggiungono le gravi fragilità dei genitori: il padre combatte con una sindrome dolorosa cronica, mentre la madre è portatrice sana di epatite B.

L’ultimatum alle istituzioni

Nonostante i chiari pareri medici e l’evidente stato di necessità, per la famiglia giuglianese nulla di concreto è stato fatto finora. I due legali chiedono con forza l’attivazione urgente dei servizi sociali e sanitari territoriali, affinché si proceda al trasferimento immediato in una struttura abitativa sicura per tutelare il giovane disabile. “Non è più tollerabile che una famiglia viva in condizioni primitive e che un soggetto debole veda compromessa ogni possibilità di cura”, tuonano gli avvocati Pisani, lanciando un appello disperato: “Lo Stato intervenga ora, prima che sia troppo tardi”.

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