Santobono, stop al parcheggio dei dipendenti: lavori antisismici e fondo da 200mila euro

Interdizione per quattro mesi dell’area di sosta al Vomero. L’azienda: “Nessuna discrezionalità”. I sindacati protestano: misure insufficienti, rischio caos per il personale sanitario.
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Napoli – Chiude dal prossimo 12 gennaio il parcheggio riservato ai dipendenti dell’ospedale pediatrico Santobono, con ingresso da via Mario Fiore. La decisione, assunta dalla Direzione strategica dell’Aorn Santobono Pausilipon, è legata all’avvio di lavori di adeguamento antisismico degli edifici, programmati da tempo e ritenuti obbligatori per legge.
“Non è possibile applicare alcuna discrezionalità – fa sapere l’azienda in una nota – ma solo procedere al completamento degli interventi”. I lavori comporteranno l’inutilizzabilità dell’area di sosta per circa quattro mesi.

Per attenuare l’impatto sul personale, l’Aorn ha annunciato lo stanziamento complessivo di circa 200mila euro, dopo aver censito le richieste dei dipendenti, da destinare a contributi economici nell’ambito dei piani di mobilità sostenibile. Le risorse serviranno a coprire parte dei costi degli abbonamenti ai mezzi pubblici e ai parcheggi di interscambio.

La misura non ha però placato le proteste. Questa mattina si è svolto un sit-in davanti all’ospedale, promosso unitariamente da FP CGIL Campania, CISL FP, UIL FPL e FIALS. I sindacati denunciano gravi criticità organizzative, soprattutto in un quartiere come il Vomero, storicamente carente di spazi di sosta, e in una fase caratterizzata da un forte aumento degli accessi per l’influenza stagionale.

Secondo le sigle sindacali, i contributi annunciati non garantiscono né la continuità del servizio né condizioni di lavoro dignitose. “Dal 12 gennaio – afferma Antimo Morlando, segretario Sanità pubblica FP CGIL Campania – la chiusura del parcheggio produrrà ripercussioni pesantissime. Non si può chiedere a medici e infermieri, già sottoposti a carichi di lavoro elevati, di affrontare anche una logistica quotidiana impossibile”.

I sindacati chiedono soluzioni alternative immediate, avvertendo che le difficoltà di accesso per il personale potrebbero tradursi in disservizi per l’utenza e in un peggioramento delle condizioni assistenziali.


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