

Il nascondiglio dove è stato stanato Giuseppe Del Prete
Napoli- “Michele ora non ci sta ci sto io”, così aveva risposto Giuseppe Del Prete a un affiliato che chiedeva conto dei cambiamenti nella gestione delle piazze di spaccio della zona di Forcella. Per Michele si intendeva Michele Mazzarella detto o’ fenomeno, (marito di Marianna Giuliano figlia del super boss pentito Luigi Giuliano e figlio del defunto padrino Vincenzo Mazzarella ‘o pazzo).
L’intercettazione è contenuta nelle oltre mille pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Gianluigi Visco che nel marzo scorso ha colpito circa 60 affiliati del clan Mazzarella e delle famiglie federate tra cui lo stesso Giuseppe Del Prete il capo zona di Forcella e la Maddalena arrestato ieri dai carabinieri dopo sei mesi di latitanza.
E’ stato stanato nella sua abitazione: si nascondeva in un vano ricavato dietro l’armadio della stanzetta della figlia. E quando è uscito ha stretto la mano ai carabinieri e si è congratulato. Una scena che fotografa meglio di qualsiasi informativa la stoffa del capozona.
Un aplomb glaciale, lo stesso che emerge dai faldoni dell’ordinanza firmata dal gip Gianluigi Visco. Del Prete non è un gregario qualunque. È un uomo che la giustizia conosce da decenni — già condannato per associazione mafiosa e per traffico internazionale di stupefacenti al fianco dei fratelli — ma che soprattutto sa come imporre la propria legge quando gli equilibri di potere vacillano.
Dalle indagini sul clan Mazzarella e grazie alle intercettazioni e dal racconto dei pentiti emerge la figura di un boss deciso e determinato. Nella gestione degli affari del clan era aiutato dal figlio Alessandro. Prima di quello di ieri l’ultimo suo arresto risale al giugno del 2023 quando fu catturato dalla polizia in un ristorante di Ischia perchè doveva scontare una condanna a sei anni di carcere.
Per comprendere la portata dell’ascesa di Del Prete bisogna però abbandonare la superficie del cronista e calarsi nell’ascolto delle voci che popolano le migliaia di pagine dell’ordinanza cautelare. Le intercettazioni ambientali e telefoniche restituiscono l’immagine di un clan — i Mazzarella — dilaniato da una cronica incapacità di mantenere una linea comune, in balia di continui avvicendamenti che disorientano le piazze di spaccio e i vecchi affiliati.
Il 3 luglio 2023, la conversazione intercettata tra Eduardo Buonerba ed Emilia Sibillo (moglie del detenuto Giuseppe Buonerba) fotografa perfettamente questo clima di smarrimento e tensione sotterranea. Si discute di una controversia in cui si è imposto l’alt-reale: “Tu non fare niente… Perché ora sta andando a parlare Peppe”. E poco dopo, l’esplosione verbale di Ed. Buonerba svela quanto la figura di Del Prete sia ingombrante e, allo stesso tempo, l’unica capace di imporre una parvenza di ordine nella tempesta:
“Bello e buono ora l’unico che è buono è Peppe. Ora Peppe è buono? Fino a ieri sera non era buono, ora è buono. Ecco, perciò è pericoloso… non sai bene di chi fidarti.”
Il perno del contendere è la frammentazione del controllo territoriale. Gli affiliati denunciano un sistema caotico dove “oggi vieni in un modo, domani quell’altro e dobbiamo apparare” e dove persino una rapina banale costringe a render conto a venticinque persone diverse, correndo il rischio costante di subire l’infiltrazione e le estorsioni di gruppi rivali, come quelli calati da San Gaetano. In questo scenario di anarchia operativa, in cui il controllo del territorio sbanda, la figura di Peppe Del Prete emerge non come un semplice esecutore, ma come l’ancora di un comando che si riprende la scena con la forza dei fatti.
Il momento in cui il carisma e la determinazione di Del Prete travalicano la semplice fama criminale per trasformarsi in una vera e propria sfida alle gerarchie tradizionali è racchiuso nel dialogo del 19 ottobre 2023. Protagonisti del colloquio sono sempre Eduardo Buonerba e Luigi Esposito, un affiliato detenuto a Pesaro e rientrato in permesso premio.
Esposito racconta un retroscena chiave: prima di finire in manette, Salvatore Barile aveva blindato gli accordi territoriali per conto di Michele Mazzarella, garantendo che la zona di Porta San Gennaro e via Foria, sebbene sotto l’egida dei Mazzarella, avrebbe continuato a operare senza frizioni in virtù di un quieto vivere storico.
Ma il carcere, si sa, rimescola continuamente le carte e logora le alleanze. Non appena Barile viene arrestato e si verificano nuovi attriti legati agli affari personali dei familiari, a scendere in campo di persona è proprio Giuseppe Del Prete.
Il faccia a faccia tra Esposito e Del Prete è una lezione di spavalderia mafiosa. Di fronte alle proteste di Esposito, che rivendica i vecchi patti e fa leva sull’autorità di Michele Mazzarella (“il compagno detenuto”), Del Prete non arretra di un millimetro. Ridefinisce le competenze territoriali con un tratto di penna e una fermezza assoluta: “Noi stiamo dal lato basso… voi state dal lato sopra”. E quando l’interlocutore prova a ricordare la linea precedente, la risposta di Del Prete gela il sangue e demolisce ogni alibi formale:
È l’affermazione netta di un potere che non tollera intermediazioni a distanza. Del Prete sa bene che la detenzione dei capi storici crea un vuoto che va colmato immediatamente con la presenza fisica, l’intimidazione verbale e la ridistribuzione delle leve economiche. P
oco importa se le valutazioni giudiziarie successive — ponderando la brevità della parentesi e la fluidità dei contesti — abbiano definito giuridicamente ambigui i contorni di questa leadership, oscillando tra l’ipotesi di una reggenza di vertice e quella di una spregiudicata gestione autonoma di piazza. Per gli uomini sul territorio, la sostanza non cambiava: a Forcella, la legge l’aveva dettata Peppe.
Le indagini svelano inoltre come la solidità economica del gruppo si fondasse su alleanze d’alto profilo, capaci di proiettare le piazze di spaccio da una dimensione di pura sopravvivenza criminale a fatturati milionari. In un’altra conversazione chiave dell’ottobre 2023, emerge il paragone con il passato e il legame strategico intessuto con i canali del super-narcotrafficante Raffaele Imperiale.
Da una situazione in cui la manovalanza “stava nella merda e tutti carcerati”, l’apertura del gancio internazionale aveva fatto “andare in cielo” il business dello stupefacente, consentendo guadagni vertiginosi calcolati al millimetro: comprare la roba a prezzi competitivi per reinvestire e moltiplicare i margini giornalieri. E in questo ingranaggio di soldi e morte, la figura di Del Prete si muoveva con la frenetica bramosia di chi non vedeva l’ora di consolidare il controllo totale delle piazze.
La figura di Giuseppe Del Prete rimane quella di un criminale di razza. Un boss capace di imporsi non attraverso la semplice violenza cieca, ma grazie a una lucidità strategica feroce, capace di urlare in faccia ai vecchi affiliati la verità più cruda del sistema: nei vicoli di Napoli, il potere non ammette spazi vuoti.
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