

Il parco primavera a Melito
Un vero e proprio impero economico, edificato nel corso di oltre tre lustri e ritenuto frutto di strette contiguità con i clan della camorra, è finito sotto i sigilli della Magistratura. Le Fiamme Gialle dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna, insieme agli specialisti dello Scico, hanno eseguito un decreto di sequestro beni del valore complessivo di circa 220 milioni di euro a carico dell’imprenditore campano Carmine Chianese e dei suoi familiari.
Il provvedimento di prevenzione è stato firmato dalla Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, su richiesta formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.
Il blitz della Finanza ha colpito al cuore le attività finanziarie e immobiliari della famiglia Chianese. Il sequestro comprende le quote e i complessi aziendali di tre società operanti nei settori immobiliare e sanitario, oltre a 394 unità immobiliari dislocate tra le province di Napoli e Roma: tra queste figurano appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, garage, terreni ed edifìci ancora in fase di costruzione.
A completare il quadro dei beni posti sotto vincolo figurano 12 veicoli e 28 rapporti finanziari, comprensivi di conti correnti bancari, strumenti di investimento e polizze assicurative.
Al centro degli approfondimenti investigativi ci sono i rapporti stretti che l’imprenditore avrebbe mantenuto nel tempo con esponenti di spicco della criminalità organizzata locale. A confermare le ipotesi degli inquirenti sono giunte le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, che hanno ricostruito le presunte dinamiche e gli accordi stretti per la realizzazione di importanti complessi immobiliari, tra cui il noto complesso residenziale “Parco Primavera” a Melito di Napoli, oggetto del provvedimento.
Accanto al quadro delineato dai pentiti, a far scattare la misura di prevenzione patrimoniale è stata l’analisi finanziaria condotta dagli investigatori. Gli accertamenti sulle posizioni fiscali e patrimoniali relative al periodo compreso tra il 999 e il 2016 hanno evidenziato una netta e marcata sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati al fisco e l’effettivo tenore di vita e le disponibilità patrimoniali accumulate dall’imprenditore e dai suoi familiari.
La figura di Carmine Chianese (imprenditore originario dell’area a nord di Napoli, attivo prevalentemente a Melito e nei comuni limitrofi) si intreccia da diversi anni con le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia della Campania:
1.Il legame con il mattone e il clan della speculazione (Melito e interland nord)
L’imprenditore è stato più volte additato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia come figura di snodo tra il mondo dell’imprenditoria edile e le organizzazioni camorristiche dell’area nord napoletana (tra cui fazioni legate ai clan Mallardo, Puca, Verde e Scissionisti). Al centro di queste inchieste si collocano progetti edilizi di ampia portata, come la costruzione del residence “Parco Primavera” a Melito di Napoli.
2. Vicende giudiziarie ed estorsioni con il metodo mafioso:
Nel corso degli anni il suo nome è emerso in diverse ordinanze di custodia cautelare e inchieste antimafia aventi ad oggetto l’infiltrazione dei clan nel tessuto economico, riciclaggio, truffe ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Tra i contatti e i profili investigativi sono emerse anche vicende familiari d’impresa (come la parentela con Cipriano Chianese, noto per inchieste sul settore dei rifiuti).
3. L’evoluzione delle inchieste e le assoluzioni:
Sebbene esposto a diversi filoni d’indagine legati ai condizionamenti della camorra nel settore assicurativo, bancario ed edilizio, il percorso processuale di Carmine Chianese ha registrato alterne vicende. Tra le più recenti pronunce si segnalano provvedimenti di assoluzione in processi relativi a presunte collusioni tra apparati bancari e criminalità a Sant’Antimo.
4. I sequestri di prevenzione antimafia:
Sul piano delle misure personali e patrimoniali, la posizione di Carmine Chianese resta al centro di periodici interventi da parte della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli. La normativa antimafia consente l’aggressione dei beni qualora emerga il doppio binario della “pericolosità sociale” dell’imprenditore contiguo ai clan e della marcata sproporzione tra redditi leciti e patrimonio accumulato negli anni.
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