

L'arenile di Castellammare
Il «mare ritrovato» di Castellammare rischia di finire inquinato da passi falsi, bugie e sprechi. È l’atto d’accusa di Democratici e Progressisti, che sulla balneabilità riconquistata vedono «molta propaganda e poca programmazione» e chiedono un progetto di valorizzazione, chiarezza e fermezza.
Tre i punti da bloccare, secondo la nota: improvvisazioni e sprechi sulle spiagge libere, nuove proroghe delle concessioni balneari, ambiguità sulla spiaggia affidata a Marina di Stabia. La «girandola di atti, decisioni, ripensamenti e soluzioni dell’ultimo minuto» rischia di spegnere l’entusiasmo che la città ha provato quando il mare è tornato balneabile e Castellammare, agli occhi di tutti, è diventata più bella.
Nei giorni scorsi sono state smantellate le attrezzature installate sul lungomare, in Villa Comunale, compresi gli spogliatoi. Per quelle strutture, scrivono, in due anni sono stati spesi circa 600 mila euro. Oggi non si riesce nemmeno a garantire una cabina per i servizi igienici. La domanda è se il prossimo anno si ripeterà lo stesso schema. Per evitarlo, nelle prossime settimane servono un progetto e una gara che dal 2027 assicurino costi minori e strutture migliori.
Sulle concessioni il gruppo contesta una proroga tecnica motivata dal mancato atto di indirizzo comunale. Nella delibera della Commissione straordinaria si ricorda che con la deliberazione di Giunta n. 168 del 18 giugno 2025 erano state approvate le prime linee per l’applicazione della legge 118/2022, modificata dalla 166/2024, differendo l’efficacia delle concessioni in essere al 30 settembre 2026 e rinviando a un ulteriore atto il programma attuativo. «In un anno non è stato fatto», scrivono.
La stessa delibera ritiene «fondamentale» un chiaro indirizzo al dirigente del settore, perché predisponga gli elaborati tecnici e amministrativi per le gare e un cronoprogramma che punti alla scadenza dei vecchi titoli, fissata dalla legge al 30 settembre 2027. Toccherà alla Commissione prefettizia assumere quell’indirizzo e rimediare a una situazione che il gruppo definisce confusa.
A prescindere dalla sentenza del Tar su Capri e dagli altri pronunciamenti, per Castellammare pesano l’assenza dell’atto di indirizzo e il mancato avvio delle gare: aspetti usati, secondo la nota, anche da commissari e uffici per una nuova proroga. Democratici e Progressisti non condividono la scelta. Mancano nove mesi al termine per concludere i nuovi affidamenti, giugno 2027: un tempo che giudicano sufficiente a evitare «immotivate proroghe tecniche». Manca anche un cronoprogramma che le giustifichi. Chiedono alla Commissione straordinaria di revocare gli atti.
Da tempo il gruppo insiste perché vengano restituiti oltre 12 mila metri quadrati di arenile affidati a Marina di Stabia, destinati a una scuola di vela che, al di là dei ritardi sulle opere a terra, non è mai nata. La richiesta va ribadita a Regione e agli altri enti. Nel Puad approvato, segnalano, manca una riflessione su quel tratto di corso De Gasperi e sul lato di Pozzano. L’unico atto ha riguardato la revoca delle concessioni per le spiagge attrezzate.
Il mare restituito nel 2024, dopo anni di lavori ma anche di ritardi ed errori, dovrebbe spingere a lavorare con Regione e Città metropolitana, anche dopo la notizia dell’investimento sul Sarno, a un progetto di valorizzazione del fronte mare. «Il mare di Castellammare merita molto di più della propaganda.
Merita un progetto serio, trasparente e duraturo». Non può ridursi, concludono, a un’iniziativa simbolica, a un tuffo collettivo in costume e a qualche fotografia. Un progetto serio avrebbe dovuto significare programmazione, servizi, strutture, sicurezza, accessibilità e una gestione capace di durare.
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