Camorra, morta Anna Aieta: vedova del defunto padrino Ciccio Mallardo

È morta Anna Aieta, moglie di Francesco Mallardo, storico esponente di vertice del clan di Giugliano e figura di primo piano della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Aieta aveva 69 anni e si trovava detenuta nel carcere dell’Aquila. Da agosto era ricoverata in ospedale in seguito a un episodio ischemico.

La donna stava scontando un cumulo di pene pari a circa 23 anni di reclusione per diversi reati, tra i quali associazione a delinquere ed estorsione. Era assistita dall’avvocato Gian Paolo Schettino.

La sua vicenda giudiziaria era strettamente legata alla storia criminale della famiglia Mallardo e, più in generale, agli equilibri costruiti nel corso degli anni tra alcuni dei principali gruppi della camorra napoletana.

Dal matrimonio con Mallardo all’ascesa nel clan

Il nome di Anna Aieta entrò in maniera ancora più evidente nelle cronache giudiziarie il 30 novembre 2016, quando fu arrestata nell’ambito di una vasta operazione antimafia contro il clan Mallardo.

Quell’inchiesta portò a misure cautelari nei confronti di esponenti del gruppo criminale e imprenditori e a sequestri patrimoniali per circa 10 milioni di euro. Le contestazioni comprendevano, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, attività finanziaria abusiva e illecita concorrenza, con l’aggravante del metodo mafioso.

Per gli investigatori Aieta non sarebbe stata semplicemente la moglie del capoclan. Dopo la detenzione di Francesco Mallardo, avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella gestione degli interessi del gruppo, acquisendo una propria capacità decisionale.

Una ricostruzione dell’epoca riferiva, in particolare, di una sua autonomia nel settore dell’esercizio abusivo del credito, mentre altri esponenti avrebbero seguito comparti commerciali considerati funzionali al reinvestimento dei capitali.

Il legame con Contini e Bosti

La posizione di Anna Aieta assumeva un peso ulteriore anche per i rapporti familiari che la legavano ad altri due protagonisti della storia criminale napoletana.

Le sorelle Maria e Rita Aieta erano infatti sposate rispettivamente con Eduardo Contini e Patrizio Bosti. Il sistema di relazioni familiari tra le tre sorelle e i vertici dei gruppi Mallardo, Contini e Bosti fu indicato dagli investigatori come uno degli elementi che contribuivano a consolidare l’alleanza tra i clan.

Già prima dell’arresto di Aieta, alcune dichiarazioni investigative avevano attribuito alle sorelle Aieta un ruolo rilevante nella gestione dei rapporti tra i gruppi criminali. Nel 2016, ad esempio, il collaboratore di giustizia Mario Lo Russo indicò Anna e Rita Aieta come donne considerate ai vertici dell’organizzazione, riferendo agli inquirenti che le loro disposizioni avrebbero potuto incidere anche sulla gestione delle estorsioni. Si tratta, va precisato, di dichiarazioni rese nell’ambito investigativo e da valutare nel loro specifico contesto processuale.

Il denaro e le attività economiche

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta del 2016 riguardava proprio la capacità del clan di trasformare i proventi delle attività criminali in investimenti apparentemente leciti.

Nel mirino degli investigatori finirono società, immobili, conti correnti e attività commerciali. Tra i settori indicati figuravano la distribuzione del pane e dei prodotti da forno, i supermercati e altre attività imprenditoriali.

Nel dicembre dello stesso anno, un’ulteriore operazione portò al sequestro di nove società operanti nel commercio di gioielli e preziosi, per un valore di circa 25 milioni di euro. Secondo la ricostruzione investigativa, l’imprenditore destinatario del provvedimento avrebbe ricevuto ingenti somme da Francesco Mallardo e Anna Aieta, denaro che sarebbe stato poi investito nelle attività commerciali.

La parabola di Francesco Mallardo

La storia giudiziaria di Anna Aieta si intreccia inevitabilmente con quella del marito Francesco Mallardo, morto il 29 maggio 2025 in una clinica di Parma all’età di 74 anni.

“Ciccio ’e Carlantonio” era considerato uno dei principali esponenti dell’Alleanza di Secondigliano. La sua storia criminale affondava le radici nella camorra di Giugliano degli anni Settanta e Ottanta, per poi evolversi verso un modello caratterizzato anche dall’infiltrazione nell’economia e nel settore immobiliare. Fu arrestato più volte e trascorse lunghi periodi di latitanza.

La sua morte non ha però coinciso con la fine della storia giudiziaria del clan. Ancora nel settembre 2026 la Cassazione ha reso definitive le condanne all’ergastolo per Francesco Napolitano e Michele Olimpio, ritenuti rispettivamente mandante e autore materiale dell’omicidio di Mario Di Lorenzo, ucciso a Giugliano nel 1996. I due sono stati indicati come elementi di vertice del clan Mallardo.

Una storia criminale costruita anche attraverso i legami familiari

La vicenda di Anna Aieta racconta dunque anche un particolare modello di consolidamento dei rapporti tra gruppi criminali: non soltanto alleanze territoriali o economiche, ma anche legami familiari.

Il matrimonio con Francesco Mallardo e quelli delle sorelle con Eduardo Contini e Patrizio Bosti inserirono la famiglia Aieta all’interno di una rete di relazioni che gli investigatori considerarono funzionale alla tenuta dell’Alleanza di Secondigliano.

Quando i vertici dei clan furono progressivamente colpiti dagli arresti e dalle condanne, secondo le ricostruzioni investigative furono proprio alcune figure femminili a mantenere collegamenti e continuità nella gestione degli interessi criminali.

In questo quadro venne collocata anche Anna Aieta: una figura che, secondo gli inquirenti, avrebbe progressivamente superato il ruolo di semplice coniuge del boss, assumendo responsabilità proprie all’interno degli equilibri del clan Mallardo. Una parabola terminata in carcere, dopo anni di procedimenti giudiziari, con la morte a 69 anni.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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