Perché un giornale come Cronache della Campania è obbligato ad avere pubblicità

Ogni tanto qualcuno ce lo scrive. Qualcuno si lamenta. Qualcuno protesta. Qualcuno ci invita, anche con toni piuttosto decisi, a togliere la pubblicità dal sito.

È una richiesta legittima, per carità. Nessuno ama essere interrotto mentre legge una notizia, nessuno sogna un internet pieno di banner, annunci, video e finestre da chiudere. Lo sappiamo bene anche noi, che prima di essere editori, giornalisti, tecnici o collaboratori, siamo lettori come tutti gli altri.

Però c’è una domanda che spesso facciamo a chi ci scrive: saresti disposto a sostenere economicamente il giornale per leggerlo senza pubblicità?

E lì, quasi sempre, arriva la risposta più sincera: no.

Oppure: “No, allora leggo da un’altra parte”.

Come se “da un’altra parte” non ci fosse pubblicità. Come se dietro un sito, un giornale, una redazione, un aggiornamento continuo, un server, un fotografo, un collaboratore, un tecnico, una persona che scrive, corregge, pubblica e controlla, non ci fosse un costo reale.

Il punto è esattamente questo: per troppo tempo internet ha dato l’illusione che tutto fosse gratis.

Gratis le notizie. Gratis le immagini. Gratis gli aggiornamenti in tempo reale. Gratis il lavoro di chi sta dietro uno schermo anche di notte, nei festivi, durante le emergenze, quando succede qualcosa e tutti cercano informazioni.

Ma gratis, nella realtà, non è nulla.

Un giornale indipendente  non ha grandi gruppi alle spalle. Non ha finanziatori nascosti, non ha strutture milionarie, non ha qualcuno che copre le spese a fine mese per puro spirito di beneficenza.

Ha una sola possibilità concreta per continuare a esistere: sostenersi.

E oggi, per realtà editoriali indipendenti , la pubblicità è spesso l’unica vera fonte di sostentamento.

Non è una scelta fatta per infastidire il lettore. È una necessità. È il modo con cui si pagano i costi tecnici, il lavoro, la manutenzione del sito, gli strumenti, l’informazione quotidiana. È ciò che permette  di rimanere online, aggiornare le notizie, raccontare il territorio, dare spazio a fatti che spesso altrove non trovano posto.

Il ragionamento, in fondo, è anche piuttosto semplice.

Quando si entra su un sito di informazione, bisognerebbe chiedersi sempre una cosa: chi paga?

Se una testata non ha pubblicità, le possibilità sono poche : o un sostenitore che paga le bollette a fine mese, oppure è un progetto che riesce a sopravvivere con altre modalità, spesso però con il rischio di essere meno aggiornato, meno strutturato, meno funzionale dal punto di vista tecnico. Oppure, ed è il caso più raro, si sostiene direttamente grazie ai propri lettori.

Ma anche in quel caso qualcuno sta pagando.

Perché un sito non vive da solo. Ha costi, manutenzione, lavoro, aggiornamenti, strumenti, server, assistenza tecnica, tempo umano. E quando tutto questo non viene sostenuto dagli utenti, inevitabilmente deve essere sostenuto dalla pubblicità.

Naturalmente sappiamo che la pubblicità può risultare fastidiosa. Per questo, nei limiti del possibile, abbiamo sempre cercato di adottare formati che possano essere chiusi, gestiti, superati. Non sempre è facile trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e buona esperienza di lettura, ma è un equilibrio che proviamo a cercare ogni giorno per poter pagare i conti a fine mese.

C’è però un passaggio culturale che va affrontato con onestà: l’informazione è lavoro.

Non è un hobby. Non è volontariato permanente. Non è qualcosa che si può pretendere gratis, sempre, ovunque e comunque, salvo poi arrabbiarsi se chi la produce cerca almeno di coprire i costi.

Quando si chiede a un giornale di togliere la pubblicità, in realtà gli si sta chiedendo una cosa molto semplice: rinunciare alla sua principale fonte di sopravvivenza.

E allora la domanda torna inevitabile: chi paga? In Italia, la maggior parte dei lettori digitali non ha la cultura dell’abbonamento o della donazione. Fanno eccezione solo alcune realtà di nicchia, capaci di diventare punti di riferimento su temi molto specifici. Per il resto, il risultato è vicino allo zero.

Noi stessi abbiamo introdotto gli abbonamenti sul nostro sito, ma in tre anni i ricavi sono stati minimi, del tutto insufficienti a sostituire la pubblicità. Non dobbiamo commettere l’errore di paragonare i grandi gruppi editoriali mainstream all’informazione locale: i primi possono contare su numeri enormi, mentre le piccole testate hanno un bacino troppo ridotto per convertire una percentuale significativa di lettori paganti. La maggior parte del traffico locale è composto da utenti di passaggio, lettori occasionali che attingono notizie qua e là. Inoltre, quando una testata locale pubblica uno scoop, nel giro di poche ore la notizia viene ripresa e diffusa ovunque, rendendo impossibile proteggere davvero il proprio lavoro.

Quindi alla fine del mese chi paga ?  Le bollette chi le paga ? Paga il lettore? Paga un abbonamento? Paga una comunità che decide di sostenere il proprio giornale? Oppure si pretende che tutto continui a funzionare senza che nessuno metta mano al portafoglio?

Non si può volere un’informazione indipendente, continua, gratuita, senza pubblicità e senza contribuire in alcun modo alla sua esistenza.

Per questo abbiamo deciso di avviare un servizio sperimentale, a numero chiuso, pensato proprio per quei lettori che desiderano leggere Cronache della Campania senza pubblicità.

Chi è interessato potrà contattarci via email (info@cronachedellacampania.it) o via Whatsapp al numero 334.12.78.004 e chiedere l’attivazione del servizio. Forniremo tutte le informazioni sulle modalità di pagamento e sulle credenziali di accesso. Vi daremo accesso al sito senza nessuna pubblicità o altro, una piattaforma privata dove potrete leggere tutto Cronache della Campania, archivio compreso, senza pubblicità o altro. Solo testo e immagini .
In questo modo sarà possibile leggere le nostre notizie in un ambiente riservato, senza pubblicità, contribuendo però in modo diretto al sostegno del giornale.

È una strada nuova, sperimentale, che vogliamo percorrere con trasparenza.

Chi vuole continuare a leggere gratuitamente potrà farlo, accettando la presenza della pubblicità. Chi invece preferisce un’esperienza senza annunci potrà scegliere di sostenere direttamente il giornale.

Ci sembra un patto chiaro, onesto, rispettoso.

Perché l’informazione indipendente ha un valore. E se ha un valore, prima o poi bisogna anche avere il coraggio di riconoscerlo.

RIPRODUZIONE RISERVATA
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Pubblicato da
Matteo Setaro

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