Gragnano, la confessione choc e l’incendio in casa: «Ho sentito delle voci, poi ho appiccato il fuoco»

Gragnano – «Ho sentito delle voci che mi dicevano di compiere un gesto estremo». Con queste parole ha iniziato a cedere il muro di reticenza di Francesca Buonopane, rinchiusa da ieri nel carcere di Secondigliano con la pesante accusa di omicidio volontario ai danni della madre, la 75enne Genoveffa Totaro, detta Gena.

Un dramma familiare consumatosi tra le mura dell’appartamento di via Vittorio Veneto e culminato in un’esplosione di violenza devastante, su cui ora la magistratura sta stringendo il cerchio.

La trappola di fuoco e il tubo del gas tagliato

La ricostruzione dei Carabinieri e dei magistrati disegna uno scenario lucido e drammatico. Secondo i rilievi tecnici effettuati dalla scientifica, l’indagata avrebbe deliberatamente reciso con una forbice il tubo di gomma che collegava la bombola del gas al piano cottura della cucina. Una volta saturate le stanze, avrebbe innescato la scintilla, trasformando l’abitazione in una trappola mortale.

L’anziana madre, nel disperato tentativo di salvarsi o di domare l’incendio, si sarebbe diretta verso la finestra del balcone. Un gesto d’istinto che si è rivelato fatale: l’apertura dell’infisso ha provocato una violentissima fiammata di ritorno (backdraft) che ha investito in pieno l’anziana, facendole perdere immediatamente i sensi e facendola crollare a terra.

L’accusa del PM: «La fissava senza prestare aiuto»

I passaggi più agghiaccianti dell’impianto accusatorio emergono direttamente dalle pagine del decreto di fermo firmato dal Pubblico Ministero. Nel provvedimento, il magistrato inquirente sottolinea la condotta spietata tenuta dalla donna subito dopo l’innesco del rogo.

«L’indagata non ha prestato alcun soccorso alla madre a terra dopo che questa aveva perso i sensi, limitandosi a osservare la povera donna svenuta mentre veniva divorata dalle fiamme», scrive il PM nel decreto.

Secondo la Procura, la donna avrebbe avuto la «possibilità materiale di trascinare la vittima lontana dalle fiamme e prestarle i dovuti soccorsi», ma invece di agire «prima restava a fissarla per alcuni minuti e poi decideva di allontanarsi dall’abitazione», lasciando che il fuoco completasse la sua opera.

I segni della lite e il freddo distacco all’esterno

Sulle braccia e sul corpo dell’indagata i militari dell’Arma hanno refertato evidenti segni di strattonamento, elemento sintomatico di una violenta colluttazione fisica avvenuta poco prima che le fiamme avvolgessero l’appartamento.

Nel corso del lungo interrogatorio notturno davanti al magistrato, la donna ha ammesso i frequenti contrasti con la madre, confermando che l’ennesimo litigio si era consumato proprio la mattina del delitto.

Ad aggravare il quadro indiziario si aggiungono le testimonianze di un vicino e di un passante, i primi ad accorgersi del fumo e a salire di corsa le scale fino al secondo piano nel tentativo disperato di salvare la 75enne. Entrambi i testimoni hanno riferito agli inquirenti che la figlia, incrociata all’esterno della palazzina mentre la casa bruciava, «non appariva particolarmente preoccupata della fine che aveva fatto la madre», mostrando un marcato e anomalo distacco emotivo.

Il nodo della perizia psichiatrica e l’autopsia

Oggi la donna è guardata a vista nel carcere di Secondigliano per il timore di gesti autolesionistici. In vista dell’interrogatorio di garanzia davanti al GIP, la difesa è pronta a depositare formale richiesta di perizia psichiatrica per accertare la capacità di intendere e di volere della 53enne al momento dei fatti, alla luce dei presunti disturbi psichici emersi durante le prime fasi investigative.

Nel frattempo, la Procura ha disposto l’esame autoptico sul corpo di Genoveffa Totaro: i rilievi medico-legali dovranno chiarire se l’anziana sia deceduta per asfissia da fumo, per l’effetto diretto delle ustioni o per il trauma provocato dalla vampata di calore.

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Giuseppe Del Gaudio

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