

Palazzo Farnese, sede del comune di Castellammare
Riceviamo e pubblichiamo dall’avvocato Luigi De Vita:
“Mi riferisce la sig.ra Libera Parmentola, nella sua qualità di legale
rappresentante della società “G.L.M. Ristorazioni srl” che il 2 agosto scorso
questa testata giornalistica online ha pubblicato un articolo a firma del sig.
Giuseppe Del Gaudio dal titolo “CASTELLAMMARE, APPALTO MENSA
USATO PER «SISTEMARE» I PARENTI DEI BOSS”.
Nel corpo dello scritto si è fatto esplicito riferimento sia alla società
rappresentata dalla sig.ra Parmentola che a quest’ultima in relazione al
presunto contenuto del provvedimento con il quale il comune di Castellammare
di Stabia è stato commissariato. Documento che non è stato possibile reperire
attraverso il web e, quindi, non pubblico.
In particolare, è stato scritto: “La vicenda . . . rivela come la spesa
pubblica di Castellammare di Stabia sia stata colonizzata e piegata a bacino
assistenziale per i quadri della malavita organizzata, è quella relativa
all’affidamento del grande appalto della refezione scolastica alla G.L.M.
Ristorazione s.r.l.. Un contratto dal valore a base d’asta di euro 9.135.000,00,
pubblicato sul portale Tuttogare il 05 marzo del 2025 ed inserito in una cornice
finanziaria complessiva di circa 12 milioni di euro. Una torta milionaria
destinata a preparare ed imbandire i pasti quotidiani per le scuole dell’infanzia
e primarie della città, finita nelle mani di una società, con sede in via Schito, e
dotata di 34 unità. Un’azienda i cui vertici formali nascondono
retroscena giudiziari pesantissimi e le cui liste di assunzione si
sovrappongono in modo perfetto agli organigrammi dei clan
camorristici dominanti tra Castellammare di Stabia e Torre
A n n u n z i a t a ‘ .
Considerazione dalla connotazione evidentemente diffamatoria che
è stata specificata nel prosieguo dell’articolo, amplificandone la natura
offensiva.
Ed infatti, nel successivo paragrafo dal titolo: “LA TORTA DA 9,1
MILIONI E IL PASSAGGIO DI TESTIMONE COI CONDANNATI” si è
sostenuto: “L’assetto societario della G.L.M. Ristorazione s.r.l.” vede come
amministratore Unico e Preposto due delle figlie (detentrici del 35% delle
quote). Il restante pacchetto azionario è diviso in quote paritetiche del 32,5%
da altri due figli.
La vera storia della societa emerge ricostruendo la catena di
conferimenti ed atti di compravendita notarili. La G.L.M. è l’erede diretta della
ditta individuale Parmentola Ferdinando (c. 59), padre dell’attuale
amminiStratrice Libera Parmentola. Attraverso progressivi conferimenti
d’azienda e compravendite, la gestione dell’attività è passata formalmente
dalle mani del padre a quelle dei figli.
Il motivo di questa “trasformazione” familiare e societaria
è un preciso fatto di cronaca giudiziaria. Il 12 febbraio 2012,
Ferdinando Parmentola fu arrestato per un’ordinanza di custodia
cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Avellino. Le
indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale e dell’Ispettorato del Lavoro
svelarono un sistema sfrontato di estorsione continuata ai danni dei suoi stessi
dipendenti. Parmentola inseriva in busta paga le cifre contrattuali, ma
consegnava agli operai somme decurtate e notevolmente inferiori, trattenendo
indennità e quote.
Chi osava protestare veniva minacciato di immediato
licenziamento. E le minacce venivano attuate puntualmente nei
confronti di chi non si piegava al sistema.
Considerazioni chiaramente denigratorie che sono state
ulteriormente sviluppate nel paragrafo dal titolo: “L’ESPEDIENTE
DELL’ESTORSIONE PER VINCERE LE GARE PUBBLICHE”.
Nello specifico, sempre richiamandosi al contenuto del
provvedimento di commissariamento, l’autore dell’articolo ha evidenziato che
“l’illecito comportamento di Ferdinando Parmentola non serviva solo ad
arricchirsi alle spalle degli operai. Riducendo drasticamente il costo del lavoro
con l’estorsione, l’imprenditore riusciva a presentare nelle gare d’appalto
pubbliche offerte al ribasso imbattibili, spiazzando ed estromettendo le ditte
concorrenti che operavano nel rispetto della legge”.
Inoltre, al fine di enfatizzare presunte collusioni con ambienti della
criminalità organizzata nonché l’effettiva titolarità dell’impresa in capo al sig.
Ferdinando Parmentola, è stato riportato anche “un episodio di sangue e
piombo avvenuto in piena gara d’appalto”. In particolare, si è fatto
riferimento ad un fatto avvenuto “nella mattinata dell’8 novembre 2024”
allorché “nella sede della società, in via Traversa Schito n. 33, un commando di
ignoti pistoleri esplodeva 8 colpi di arma da fuoco e sulle “vetrate veniva
lasciata una scritta inequivocabile verniciata con lo spray: «POSA I SOLDI
SPORCO».
Affermazioni che di fatto hanno rappresentato la premessa ad
un’ulteriore accusa, davvero ingiustificata ed infamate, accusa che è stata
riportata come fatto provato.
Ed infatti, nell’ultima parte dell’articolo si è scritto che “i registri
contributivi dell’INPS riguarda l’elenco dei dipendenti assunti dalla
G.L.M. Ristorazione s.r.l.” per gestire il servizio refezione. Più che la
pianta organica di un’azienda privata, il libro matricola appare come
un vero e proprio “welfare di sostegno” destinato ai familiari ed agli
affiliati di prima fascia della camorra stabiese e vesuviana”.
Secondo l’articolista la “G.L.M. Ristorazioni” si sarebbe
sistematicamente prestata a garantire assunzioni a non meglio identificati figli
e mogli di elementi di spicco della camorra di Castellammare e Torre
A n n u n z i a t a .
Affermazione il cui riscontro, a leggere l’articolo, è rappresentato
unicamente dalla presunta assunzione di tale “figlia di Antonio Elefante (alias
Muzzarella), elemento apicale del clan D’Alessandro e cugino di primo grado
del padre dell’ex consigliere comunale dimissionario Gennaro Oscurato. La
donna è sorella di Carmela Elefante, considerata organica al clan D’Alessandro
e colpita da ordinanza di custodia cautelare in carcere nel maggio 2025 per
associazione mafiosa insieme al marito Vincenzo D’Alessandro, reggente del
clan e figlio di Michele D’Alessandro”.
A fronte della assoluta genericità di questa gravissima insinuazione,
nel prosieguo dello scritto si è ulteriormente evidenziato che: “L’inquinamento
della pianta organica della G.L.M. Ristorazione non si ferma ai confini di
Castellammare di Stabia, ma si salda con le più pericolose famiglie della
criminalità organizzata di Torre Annunziata. Anche in questo caso ci sono figlie
e moglie di pregiudicati di primo piano dei clan Gionta e dei clan Gallo-Cavalieri.
Ma anche una donna condannata con sentenza irrevocabile della Corte
d’Appello di Napoli per lesioni personali in concorso”.
Ebbene, quanto riportato dal vostro giornale non è corrispondente
al vero e, pertanto, gravemente diffamatorio per la “G.L.M. Ristorazioni srl” e
la sig.ra Libera Parmentola.
Connotazione offensiva che non sarebbe esclusa anche laddove
quanto scritto fosse corrispondente al contenuto della relazione di
commissariamento – documento che non risulta essere a disposizione del
pubblico – in quanto i fatti attribuiti alla famiglia Parmentola sono stati
ingiustamente riportati nell’articolo come accertati.
D’altronde, la finalità meramente denigratoria dello scritto e
l’ingiustificato accanimento verso la famiglia della legale rappresentante della
GLM Ristorazione trova chiaro riscontro nelle modalità attraverso le quali si è
inteso veicolare le informazioni rese, tali da lasciar pensare che le ragioni del
commissariamento del comune di Castellammare di Stabia fossero da imputare
esclusivamente ai rapporti con la società amministrata dalla sig.ra Parmentola.
Eppure, come risulta dalle informazioni giornalistiche diffuse, è
notorio che sono stati ben altri i presupposti che hanno determinato il Consiglio
dei Ministri a decidere per il commissariamento del Comune di Castellammare
di Stabia.
Pur volendo prescindere della circostanza che la “G.L.M, Ristorazioni
sri” è da anni iscritta nella “white list” della Prefettura di Napoli e che i fatti
richiamati in ordine all’arresto del sig. Ferdinando Parmentola sono risalenti a
circa 15 anni fa, nell’articolo si è omesso di segnalare che il padre della sig.ra
Libera, è stato assolto dalle imputazioni formulate a suo carico perché il fatto
non sussiste con sentenza irrevocabile emessa dal Tribunale di Avellino il 12
gennaio del 2022, ovvero oltre quattro anni fa. Presupposto in base al
quale il sig. Ferdinando Parmentola ha anche formulato richiesta di indennizzo
per la ingiusta detenzione subita, peraltro non in carcere come erroneamente
riportato ma agli arresti domiciliari.
Condizione che consente di escludere le ingiuste ed ingiustificate
affermazioni riportate su suo conto e, soprattutto, che abbia potuto godere in
funzione dei fatti che gli sono stati attribuiti di vantaggi illegittimi nella
partecipazione alle gare di appalto.
Anche le ragioni per le quali la “G.L.M. Ristorazione” sarebbe
subentrata alla impresa individuale svolta per anni dal sig. Ferdinando
Parmentola rappresentano mere congetture del tutto dissonanti dalle realtà dei
fatti.
Ed infatti, come si avrà modo di dimostrare presso le competenti
sedi giudiziarie, la costituzione della “G.L.M. Ristorazione” fu determinata
unicamente dalla necessità di separare le attività che il sig. Parmentola aveva
svolto per anni in associazione d’impresa con il fratello. Peraltro, l’attuale
gestione della società da parte della figlia è la naturale conseguenza di una
evoluzione generazionale della famiglia rispetto ad un’attività d’impresa che
evidentemente trova le sue radici nell’impegno lavorativo del sig. Ferdinando
Parmentola.
Circostanze che avrebbero potuto essere agevolmente verificate e
che dimostrano che il vostro giornale ha sostanzialmente abdicato al sano
spirito di ricerca della verità che deve sempre animare l’opera di un giornalista
rispetto al più comodo interesse a pubblicare comunque una “notizia”, anche
se falsa.
Anche in relazione all’ “episodio di sangue e piombo avvenuto in
piena gara d’appalto” (locuzione chiaramente finalizzata a suggestionare il
lettore) si è omesso di specificare che tale vile aggressione fu immediatamente
denunciata dalla sig.ra Libera Parmentola con la indicazione di ogni dettaglio
utile a ricostruire le ragioni dell’attentato. Iniziativa che, al contrario di quanto
si è lasciato ipotizzare, non solo costituisce chiara dimostrazione del senso di
responsabilità e del rispetto per le istituzioni che ha sempre caratterizzato la
sua vita ed il suo lavoro, ma consenti di far conoscere alle forze dell’ordine un
episodio che altrimenti sarebbe rimasto ignoto.
D’altronde, ad ulteriore riscontro della ingiustificata superficialità
che ha caratterizzato la pubblicazione del 2 agosto, tale da esporre una società
seria e solida quale è la “G.L.M. Ristorazione” a serissimi rischi, anche
l’indicazione dell’importo della gara d’appalto relativa all’affidamento del
servizio di refezione scolastica presso il Comune di Castellammare di Stabia
è stata riportata in maniera del tutto malevola in € 9.000.000,00. Ed infatti,
l’appalto fu aggiudicato per un importo di gran lunga inferiore, pari ad €
3.535.875,00.
Da ultimo, si ha davvero difficoltà a comprendere sulla base di quali
presupposti sia stato possibile scrivere che “il libro matricola (della GLM
Ristorazioni) appare come un vero e proprio “welfare di sostegno”
destinato ai familiari ed agli affiliati di prima fascia della camorra
stabiese e vesuviana”.
Affermazione che è stata sostanzialmente fondata sulla sola
presunta assunzione di una non meglio specificata figlia di tale Antonio
Elerante.
Ebbene, presso la “G.L.M. Ristorazioni” lavora una sola donna che
ha come cognome Elefante. Il relativo rapporto di lavoro è iniziato nel
2023 con un contratto a tempo determinato che è stato rinnovato, in
considerazione dell’impegno profuso dalla dipendente nel compito svolto, per
ciascun anno scolastico successivo fino al mese di giugno 2026.
L’assunzione della sig.ra Elefante è avvenuta a seguito della
costante ricerca del personale necessario a sopperire alle sistematiche carenza
di organico per la mansione di refezionista/addetto allo scodellamento.
Attività che prevede il riconoscimento di uno stipendio netto di appena €
200/250 mensili in relazione ad un lavoro che viene svolto dal lunedì al venerdì
per 1 e mezza al giorno. Importi cosi modesti da essere del tutto dissonanti
con l’affermazione che è stata riportata nel vostro articolo.
D’altro canto, se aveste avuto lo scrupolo di approfondire la notizia,
avreste potuto verificare che durante l’anno scolastico lavorano alle
dipendenze della “G.L.M. Ristorazioni”, soprattutto nelle modalità indicate,
circa 500 persone. Condizione che evidentemente rende impossibile verificare
se taluno di essi abbia subito condanna o sia lontanamente imparentato con
soggetti pregiudicati. Verifica che, come è noto, non è richiesta dalla legge.
Inoltre, avreste potuto constatare che nella maggior parte dei casi
il personale viene assunto attraverso il c.d. passaggio di cantiere con l’impresa
alla quale si subentra.
Per tali ragioni, con espressa riserva di valutare le più opportune
azioni a tutela della “G.L.M. Ristorazioni sr!” e della sig.ra Libera Parmentola
nelle competenti sedi giudiziarie, si chiede che la presente lettera sia pubblicata
nei termini previsti dall’art. 8 della legge sulla stampa in testa di pagina e con
le medesime caratteristiche tipografiche dell’articolo in contestazione”.
In merito alla richiesta di rettifica dell’avvocato Luigi De Vita per conto della signora Liberata Parmentola, specifichiamo che l’articolo al quale si fa riferimento si basa sui contenuti della relazione sullo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare. Fatti, circostanze e dati specifici non sono frutto di una “fantasiosa” ricostruzione giornalistica ma sono contenuti e riportati dalla relazione che ha portato allo scioglimento.
I fatti raccontati attengono esclusivamente al diritto di cronaca esercitato dalla nostra testata nell’ambito della più ampia informazione possibile sui motivi che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale stabiese.
Il direttore
Giuseppe Del Gaudio
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