Addio a Peppino di Capri: la voce di «Champagne» si spegne a 87 anni nella sua isola

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Rosaria Federico
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Capri –  Se ne va nel silenzio della sua Villa Castiglione, affacciata su quel golfo che per quasi settant’anni ha cullato le sue melodie. Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, si è spento oggi all’età di 87 anni dopo aver combattuto a lungo contro una grave malattia.

Accanto a lui, fino all’ultimo, l’affetto dei figli: Nico, nato dal primo matrimonio con Roberta Stampa, ed Edoardo e Daria, nati dal profondo e indimenticabile legame con la seconda moglie Giuliana Gagliardi, scomparsa nel 2019. Con la sua morte non si spegne solo una voce, ma cala il sipario su un’intera epoca della musica italiana, quella capace di fondere la spensieratezza del twist con l’eleganza della grande tradizione napoletana.

Dal pianoforte dei “I Rockers” al palcoscenico dei Beatles

Nato a Capri il 27 luglio 1939 in una famiglia di musicisti (il padre Bernardo aveva un negozio di dischi e suonava diversi strumenti), il giovane Giuseppe dimostra fin da bambino un talento precoce per il pianoforte. A soli quattro anni si esibisce già per le truppe americane di stanza sull’isola durante la Seconda Guerra Mondiale. La formazione classica, intrapresa sotto la guida del maestro Severino, si scontra presto con l’onda d’urto del rock’n’roll che arriva d’oltreoceano.

La svolta arriva nel 1956, quando insieme all’amico Lello di Francia fonda il duo “I Capri Boys”, che diventerà poi la storica band Peppino di Capri e i suoi Rockers. Il debutto discografico del 1958 è fulminante: brani come Malattia e Voce ‘e notte reinterpretano la canzone classica napoletana con arrangiamenti moderni, ritmati, vicini alla sensibilità dei giovani dell’epoca. È la nascita di uno stile unico.

Peppino diventa rapidamente l’idolo dei night club e il simbolo della nascente “Dolce Vita” caprese. C’è un aneddoto che fotografa perfettamente la portata del suo status in quegli anni: nel 1965, quando i Beatles sbarcano in Italia per il loro storico e unico tour italiano, è proprio Peppino di Capri, con i suoi Rockers, a fare da gruppo di spalla nei concerti di Milano, Genova e Roma, contendendo l’applauso del pubblico ai quattro di Liverpool.

L’era del Twist, “Roberta” e i trionfi di Sanremo

Gli anni ’60 consacrano Di Capri come il re indiscusso dei ritmi da ballo. Introduce in Italia il twist con Let’s Twist Again (cover del brano di Chubby Checker) e sigla tormentoni immortali come Saint Tropez Twist (1962). Ma Peppino non è solo ritmo: è un melodista sopraffino. Nel 1963 pubblica Roberta, una ballata struggente dedicata alla prima moglie Roberta Stampa, che diventa in breve tempo un successo internazionale e uno dei lenti più ballati della storia della musica italiana.

Dopo un periodo di flessione alla fine del decennio, dovuto all’avvento della musica beat e della contestazione giovanile, l’artista caprese si reinventa negli anni ’70 fondando la propria etichetta discografica, la Splash. È l’inizio di una seconda giovinezza artistica che lo consacra definitivamente sul palco del Festival di Sanremo.
Di Capri detiene un record straordinario di partecipazioni alla kermesse ligure (ben 15 volte), che ha vinto in due occasioni: nel 1973 con Un grande amore e niente più e nel 1976 con Non lo faccio più.

Il mito di “Champagne” e gli ultimi anni

Se le vittorie sanremesi ne certificano lo status istituzionale, è un brano del 1973 a consegnarlo all’eternità: Champagne. Scritta da Depsa, Jodice e Di Capri, la canzone diventa immediatamente un inno alla malinconia amorosa, un successo planetario tradotto in decine di lingue e amatissimo soprattutto in Sudamerica. Il brindisi nostalgico “per brindare a un incontro” diventa il suo marchio di fabbrica, un pezzo di cultura pop che ha attraversato le generazioni.

Negli ultimi decenni, Peppino di Capri non ha mai smesso di esibirsi, alternando grandi tour mondiali a serate intime nella sua isola, dalla quale non ha mai voluto separarsi definitivamente. Nel 2023, sul palco dell’Ariston, ha ricevuto il Premio alla Carriera Città di Sanremo, un tributo doveroso davanti a una standing ovation commossa di pubblico e colleghi.

Oggi Capri piange il suo cittadino più illustre, l’uomo che ha portato i faraglioni e la piazzetta nei teatri di tutto il mondo, lasciando in eredità un repertorio che rimarrà per sempre colonna sonora della nostra memoria collettiva. I funerali si terranno nei prossimi giorni nella ex cattedrale di Santo Stefano, proprio a pochi passi da quella piazza che lo ha visto iniziare la sua leggenda.

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