Il caso rimborsi gonfiati

Torre Annunziata, truffa al Comune: il Riesame conferma il sequestro ai due ex consiglieri

La Procura stringe il cerchio su due ex consiglieri comunali: uno si dichiarava "appiedato" ma viaggiava in scooter dimezzando i tempi di viaggio, l'altro aveva simulato un'assunzione fuori regione con la complicità del padre.
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Torre Annunziata – Si aggrava la posizione degli ex amministratori finiti al centro dello scandalo che ha scosso il palazzo municipale di Torre Annunziata. Il Tribunale del Riesame di Napoli, con ordinanza datata 1° giugno 2026, ha confermato integralmente il decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale oplontino nei confronti di uno dei due ex consiglieri comunali indagati.

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L’ipotesi di reato formulata dalla locale Procura della Repubblica è pesante: truffa continuata ai danni del Comune e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, per fatti perpetrati in un arco temporale compreso tra l’ottobre 2024 e l’ottobre 2025. I due consilgieri sono Fabio Giorgio ex capogruppo del Pd e Gaetano Ruggiero, anche lui consigliere comunale del Pd.

Mentre il primo ex consigliere ha tentato la via del ricorso – vedendosela respingere dai giudici partenopei –, la posizione del secondo indagato appare altrettanto compromessa: quest’ultimo ha infatti rinunciato a opporsi al medesimo provvedimento di sequestro che lo ha colpito lo scorso 19 maggio.

L’intera inchiesta, coordinata dalla magistratura oplontina ed eseguita sul campo dai militari della Guardia di Finanza, è nata da una dettagliata segnalazione interna firmata dal Segretario Generale del Comune di Torre Annunziata, insospettito dalle anomalie riscontrate nei flussi di pagamento dei gettoni di presenza e, soprattutto, dei rimborsi datoriali.

Il trucco del finto pendolare in scooter

Il meccanismo fraudolento poggiava sulla distorsione delle tutele previste dal Testo Unico degli Enti Locali (TUEL). La legge (artt. 79 e 80 del D.lgs. 267/2000) consente infatti ai consiglieri che sono lavoratori dipendenti di assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario a partecipare alle commissioni, ponendo il rimborso delle ore di assenza a carico delle casse comunali a favore del datore di lavoro. Proprio in questa piega normativa si sarebbe inserito il primo ex consigliere, dipendente di un ufficio postale situato in un altro comune della provincia di Napoli.

L’indagato, al fine di gonfiare i rimborsi orari da far liquidare a Poste Italiane (ricevendo così lo stipendio a fronte di ore non lavorate), avrebbe attestato falsamente nelle proprie autocertificazioni di non possedere alcun mezzo di locomozione privato e di essere costretto a fare affidamento esclusivamente sui lenti e imprevedibili mezzi di trasporto pubblico. Secondo i suoi calcoli cartolari, impiegava mediamente ben 85 minuti per coprire la distanza tra l’ufficio postale e l’aula consiliare. I pedinamenti su strada e l’analisi incrociata delle telecamere di videosorveglianza effettuati dalle Fiamme Gialle hanno però svelato una realtà ben diversa: l’ex consigliere si spostava quotidianamente a bordo di un motoveicolo intestato al padre, impiegando appena trenta minuti. Un artificio che, in un solo anno, ha indotto il Comune a sborsare indebitamente 4.093,70 euro per permessi mai realmente giustificati.

L’assunzione fantasma fuori regione

Ancora più audace lo stratagemma addebitato al secondo ex consigliere comunale. Quest’ultimo, secondo le risultanze investigative, avrebbe pianificato a tavolino, in concorso con il proprio padre, la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato del tutto fittizio. Un contratto “fantasma” presso una sede lavorativa situata addirittura in un’altra regione d’Italia.

La finalità del finto impiego era evidente: la distanza geografica astronomica tra la presunta sede di lavoro e il Comune di Torre Annunziata serviva a giustificare l’assenza per l’intera giornata lavorativa in occasione di ogni singola seduta di commissione consiliare. In questo modo, le casse comunali venivano drenate per importi cospicui, formalmente destinati a rimborsare il datore di lavoro complice. Soltanto nel periodo compreso tra aprile e luglio 2025, il sodalizio familiare sarebbe riuscito a incassare indebitamente la somma di 14.162,61 euro. Il flusso illecito è stato bloccato dai magistrati, che contestano erogazioni complessive fino al novembre dello stesso anno.

.Gli inquirenti tengono a precisare che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per entrambi gli ex esponenti politici, dunque, vale pienamente il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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