Afragola, Alex Pollaro, fedelissimo dei «Panzaruttari» collabora con la giustizia: tremano i vertici del clan

Un colpo durissimo per la cosca dei Nobile, conosciuta ad Afragola con il soprannome di “’e Panzaruttari”. Alex Pollaro, 28 anni ad agosto, arrestato nelle scorse settimane nell’ambito del maxi blitz che ha portato in carcere boss, gregari e presunti affiliati del gruppo criminale, avrebbe deciso di collaborare con la giustizia.

La notizia, circolata negli ambienti giudiziari e investigativi nelle ultime ore, trova conferma nel deposito del primo verbale reso dal giovane davanti ai magistrati. L’atto è stato prodotto dal pubblico ministero Ilaria Sasso Del Verme nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame.

Una scelta destinata a produrre effetti significativi sugli equilibri dell’organizzazione criminale che, secondo gli investigatori, negli ultimi anni aveva consolidato il proprio potere nell’area nord di Napoli, raccogliendo l’eredità criminale dell’ex impero del clan Moccia.

Un uomo vicino ai vertici della cosca

Per gli inquirenti Pollaro non sarebbe stato una figura marginale. Al contrario, avrebbe ricoperto incarichi delicati all’interno del sodalizio, tra cui la consegna delle cosiddette “mesate”, i contributi economici destinati ai familiari degli affiliati detenuti.

Il suo nome compare più volte nelle indagini e nelle intercettazioni confluite nell’ordinanza cautelare che ha coinvolto 26 persone, tutte ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e detenzione illegale di armi.

Proprio per la posizione occupata all’interno dell’organizzazione, gli investigatori ritengono che il neo collaboratore possa fornire un quadro dettagliato sulle dinamiche interne del clan, sui rapporti tra gli affiliati e sulle strategie adottate per il controllo del territorio.

Le possibili rivelazioni sulla stagione di sangue

Le dichiarazioni di Pollaro potrebbero estendersi ben oltre gli episodi contestati nell’ordinanza cautelare.

Tra i fatti sui quali potrebbe essere chiamato a riferire vi è la sparatoria avvenuta nella notte del 20 ottobre 2025 in via Sportiglione, ad Afragola, culminata con il ferimento di Federico Moccia, Antonio Patriciello e Nicola Bassolino. Nell’agguato rimase ferito anche Antonio Nobile, detto “Topolone”, che tuttavia non si recò in ospedale per farsi medicare.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’escalation di violenza sarebbe stata preceduta da tensioni maturate durante un incontro chiarificatore degenerato in un acceso litigio e sfociato poi in una lunga sequenza di “stese” e azioni armate.

Gli investigatori guardano inoltre con particolare attenzione agli omicidi di Antonio Vitale, assassinato a Cardito il 10 giugno 2025, e di Pasquale Buono, ucciso ad Afragola il giorno successivo. Delitti che, secondo alcune ipotesi investigative, sarebbero maturati nell’ambito delle dinamiche criminali riconducibili al gruppo dei Nobile.

Le accuse contestate a Pollaro

Nell’ordinanza cautelare, Pollaro risponde di diversi episodi violenti aggravati dal metodo mafioso.

Uno dei capi d’imputazione riguarda l’aggressione ai danni di Gaetano Esposito. Secondo la ricostruzione accusatoria, il giovane, insieme a un minorenne, avrebbe colpito la vittima e le avrebbe sbattuto la testa contro un’autovettura, provocandole un trauma cranico con ematoma e varie lesioni.

Gli inquirenti contestano l’aggravante del metodo mafioso, ritenendo che l’azione sia stata compiuta sfruttando la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al gruppo criminale operante ad Afragola.

Il pestaggio punitivo dell’affiliato

Un secondo episodio risale al 12 febbraio 2024 e riguarda il pestaggio di Bruno Bottone.

Per la Direzione Distrettuale Antimafia, Antonio Nobile, detto “Topolone”, e Pasquale Nobile avrebbero ordinato la spedizione punitiva, affidandone l’esecuzione materiale proprio ad Alex Pollaro.

La vittima sarebbe stata punita per non aver nascosto adeguatamente droga e un bilancino di precisione rinvenuti durante una perquisizione eseguita nell’abitazione di Antonio Nobile. L’aggressione avrebbe provocato a Bottone lesioni al volto, consistite in un evidente gonfiore sul lato destro della faccia.

Anche in questo caso viene contestata l’aggravante mafiosa, ritenendo che il pestaggio fosse finalizzato a rafforzare il controllo del clan e ad accrescerne il prestigio criminale sul territorio.

Uno scenario destinato a cambiare

Se confermata ufficialmente, la collaborazione di Alex Pollaro potrebbe rappresentare uno dei passaggi più delicati per il clan dei Nobile dall’inizio dell’inchiesta. Le sue dichiarazioni, qualora trovassero riscontro negli accertamenti investigativi, potrebbero contribuire a ricostruire assetti, gerarchie, episodi di sangue e attività illecite della cosca, aprendo una nuova fase nelle indagini sulla criminalità organizzata nell’area di Afragola.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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