Guardie giurate sospese per colpa dello Stato: il sistema dei rinnovi è al collasso

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Da Napoli parte un appello che supera i confini regionali. L’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate (A.N.G.P.G.) e la Federazione Nazionale Lavoratori Italia (F.N.L. ITALIA) lanciano un allarme che investe l’intero sistema della sicurezza privata nazionale: gli Uffici Territoriali del Governo non riescono a smaltire le pratiche di rinnovo dei titoli abilitativi, e a pagarne il prezzo sono i lavoratori che hanno rispettato ogni procedura nei tempi previsti.

Il problema non è nuovo, ma ha raggiunto un punto di rottura. Decine e decine di segnalazioni ricevute dalle organizzazioni sindacali documentano una realtà inaccettabile: guardie giurate regolarmente in servizio, con istanza di rinnovo presentata entro i 90 giorni previsti dalla normativa, si trovano sospese dal lavoro e private della retribuzione per cause imputabili esclusivamente ai ritardi degli uffici pubblici.

Il 15 maggio in piazza: flash mob a Piazza del Plebiscito

Per dare voce a questa categoria, è stato organizzato un flash mob a Napoli per giovedì 15 maggio 2026, alle ore 10:30, in Piazza del Plebiscito. L’iniziativa è promossa dal Presidente A.N.G.P.G.,  Giuseppe Alviti, e dal Segretario Cittadino F.N.L. Italia, Catello Petrone, con l’obiettivo di sensibilizzare le Istituzioni centrali e chiedere un intervento normativo immediato.

Lo slogan scelto è emblematico: “Uniti per difendere il Lavoro e la Sicurezza”. La Segretaria Nazionale A.N.G.P.G., Dott.ssa Anna Nesi, ha esteso l’invito a tutte le guardie giurate e ai lavoratori del comparto vigilanza, sicurezza e pubblica amministrazione: «Il 15 maggio daremo voce a chi non può più aspettare».

Chi rispetta la legge non può essere punito

Il paradosso denunciato dalle organizzazioni è di natura tecnico-giuridica, ma le sue conseguenze sono concrete e immediate. Chi ha presentato la domanda di rinnovo nei tempi stabiliti — ossia entro 90 giorni dalla scadenza del titolo — si trova comunque sospeso dal servizio nel momento in cui il titolo scade, indipendentemente dallo stato di avanzamento della pratica.

Secondo l’analisi diAlviti, questo meccanismo è privo di fondamento normativo solido. I requisiti morali, soggettivi e fisici possono essere verificati anche durante la pendenza del procedimento, e in caso di elementi ostativi il titolo può essere revocato in qualsiasi momento. Non esiste, quindi, alcuna ragione tecnica per sospendere automaticamente il lavoratore che ha adempiuto ai propri obblighi.

Gli effetti sul territorio e sulle famiglie

Le ricadute di questa disfunzione amministrativa si misurano su più livelli. Sul piano individuale, lavoratori in regola si ritrovano senza reddito, con famiglie improvvisamente private di sostentamento. Sul piano organizzativo, gli istituti di vigilanza sono costretti a riorganizzare turni e servizi essenziali, con evidenti ripercussioni sulla qualità della copertura del territorio. Sul piano della sicurezza pubblica, un comparto già strutturalmente fragile subisce un ulteriore indebolimento proprio a causa delle inefficienze della macchina statale che dovrebbe supportarlo.

La proposta: semplice, logica, subito applicabile

A.N.G.P.G. e F.N.L. Italia non si limitano alla protesta: avanzano una proposta normativa chiara e immediatamente applicabile. Le richieste si articolano su due livelli.

Al Ministero dell’Interno si chiede di adottare provvedimenti straordinari e urgenti per consentire agli Uffici Territoriali di operare con organici adeguati, anche attraverso assegnazioni temporanee nelle sedi più carenti.
Ai Prefetti della Repubblica si chiede di adottare misure urgenti nell’ambito delle proprie competenze, analogamente a quanto già avviene per altre tipologie documentali: il titolo deve restare valido fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, almeno nei casi in cui la domanda sia stata presentata entro i termini, non esistano provvedimenti ostativi e il ritardo sia imputabile agli uffici pubblici.

Il precedente esiste: si chiama COVID

Le organizzazioni ricordano che lo strumento della proroga non è una novità: durante l’emergenza pandemica lo Stato ha introdotto deroghe e proroghe in tempi rapidissimi per garantire la continuità operativa di numerosi settori. Lo stesso principio può e deve essere applicato ora. «Non è un favore», sottolineano i promotori dell’iniziativa, «ma un atto minimo di giustizia, razionalità e rispetto del lavoro»

A. Carlino

Collaboratore di lunga data di Cronache della Campania Da sempre attento osservatore della società e degli eventi. Segue la cronaca nera. Ha collaborato con diverse redazioni.

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A. Carlino