Ferimento del ristoratore tiktoker, condannate miti per il boss Orefice, figlio e complice

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Si è concluso con condanne inferiori alle richieste iniziali dell’accusa il processo per il ferimento di Luca Di Stefano, noto ristoratore e content creator di TikTok, titolare della ristopescheria “O’ sole e notte 2”. Il giudice ha infatti escluso per tutti gli imputati l’aggravante della premeditazione, riqualificando il capo d’imputazione da tentato omicidio a lesioni personali.

Michele Orefice, ritenuto dagli inquirenti una figura di spicco della criminalità organizzata locale (area nord di Napoli), è stato condannato a 4 anni di reclusione. Pene leggermente superiori per gli esecutori materiali: 5 anni e 8 mesi per il figlio ventenne Luigi Orefice, e 5 anni e 6 mesi per il complice ventitreenne Pietro D’Angelo.

Il ruolo chiave delle intercettazioni

A determinare la derubricazione del reato è stata un’intercettazione ambientale acquisita durante le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli e dal commissariato di Frattamaggiore. Una frase specifica, catturata dai microfoni degli investigatori — “Sparare giù alle gambe… e te ne vai…” — ha convinto il Tribunale del Riesame che l’intento non fosse quello di uccidere, ma di ferire la vittima.

Sempre attraverso le intercettazioni, è stato possibile ricostruire il movente dell’agguato. Un dialogo del 15 maggio 2025 tra Michele Orefice, all’epoca già detenuto, e una donna legata a lui in passato, ha rivelato come l’episodio fosse scaturito da una ritorsione di natura personale e passionale, legata a una presunta relazione tra quest’ultima e il ristoratore.

La dinamica dei fatti

I fatti risalgono alla sera del 13 maggio 2025. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Pietro D’Angelo, agendo con il volto travisato, si è introdotto all’interno della ristopescheria. Puntando l’arma verso la zona delle cucine, ha esploso due colpi che hanno raggiunto Di Stefano a una mano.

La reazione tempestiva della vittima, che ha utilizzato i tavolini del locale per difendersi e sbilanciare l’aggressore, ha impedito conseguenze peggiori. La fuga dell’esecutore è stata poi accelerata dal transito casuale di una volante della polizia a sirene spiegate, che ha messo fine a un episodio in cui dinamiche criminali si sono intrecciate a questioni private.

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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