

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
Caserta— Sarà la Corte di Cassazione a decidere il prossimo 9 settembre sul futuro giudiziario di Nicola Cosentino. La Suprema Corte è chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Procura generale di Napoli contro la riduzione della pena concessa all’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, detenuto nel carcere di Spoleto per due condanne definitive: dieci anni per concorso esterno in associazione camorristica e quattro per corruzione.
La Corte d’Appello di Napoli ha recentemente accolto l’istanza del difensore Dario Vannetiello, riconoscendo la continuazione tra i due reati contestati e riducendo la pena complessiva di un anno e due mesi. Una decisione immediatamente esecutiva che abbassa il residuo di pena sotto la soglia dei quattro anni, consentendo già ora a Cosentino di chiedere misure alternative al carcere, tra cui l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Parallelamente, la Procura generale ha impugnato la decisione davanti alla Cassazione, mentre lo stesso legale dell’ex politico ha presentato un ulteriore ricorso per ottenere una nuova riduzione della pena.
In attesa del pronunciamento definitivo della Cassazione, il fascicolo relativo all’eventuale affidamento ai servizi sociali sarà esaminato dal Tribunale di sorveglianza di Perugia. Per Cosentino potrebbe quindi aprirsi a breve una nuova fase giudiziaria, dopo oltre sette anni trascorsi tra custodia cautelare, arresti domiciliari e detenzione definitiva.
Intanto, mentre prosegue la vicenda processuale dell’ex parlamentare di Casal di Principe, la famiglia Cosentino torna a far parlare di sé anche sul piano imprenditoriale. L’Aversana Petroli, storica azienda di carburanti riconducibile alla famiglia, è stata ammessa recentemente in Confindustria Caserta.
Una scelta che avrebbe provocato un confronto interno all’associazione guidata dal presidente Luigi Della Gatta. Non tutti gli associati, infatti, erano favorevoli all’ingresso della società storicamente legata ai fratelli Cosentino.
Alla fine avrebbe prevalso la linea favorevole a riconoscere una discontinuità gestionale rispetto al passato, puntando sulle nuove generazioni della famiglia. L’azienda, storicamente riferibile a Giovanni Cosentino, sarebbe oggi gestita dai figli.
A pesare nella decisione anche le assoluzioni definitive ottenute da Giovanni, Nicola e Antonio Cosentino nel processo “Carburanti”, l’inchiesta che aveva coinvolto proprio l’attività dell’Aversana Petroli.