Mugnano, assolta la badante accusata di maltrattamenti e appropriazione

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Mugnano – Accusata di maltrattamenti ad un’anziana e alla figlia disabile e di appropriazione indebita è stata assolta con formula pienadopo quattro anni di indagini e processo.

E’ la storia di P. C., una signora figlia di un medico, che nel 2018, ottenne un lavoro come badante presso un’anziana ultraottantenne e la figlia disabile.

Sembrava un idillio quello tra la donna e le sue assistite, tant’è che dopo due anni l’anziana nel 2020, durante la pandemia, isolata dai parenti, affida a P. C. le deleghe ad operare sui conti correnti.

La fiducia nella donna era tale che l’anziana decide addirittura di donarle l’immobile di sua proprietà a Mugnano di Napoli, a condizione che dopo la morte la bandante avrebbe continuato a prendersi cura della figlia disabile, visto che gli altri familiari si erano rifiutati di farlo.

Ma quello che sembrava un idillio con l’anziana e la figlia disabile accudite e seguite, presto si è trasformato in un incubo per la badante e la storia si capovolge .

L’assistenza è continuato senza problemi, fino a quando si rese necessario il ricovero presso una casa di riposo di Mugnano prima della madre, ad agosto 2021, e poi della figlia in casa di riposo di Castel Volturno, a maggio 2022. In considerazione di difficoltà insormontabili nella gestione domestica e con il subentrare di problemi personali della badante. La donna, infatti, per gravi problemi familiari, doveva accudire la nipotina di 4 anni affetta da seri problemi di salute, decide di non potersi occupare più a tempo pieno delle due donne.

Il mutare delle condizioni e forse la perdita di una figura costante e sicura, spinge l’anziana a presentare nel giugno del 2022 una denuncia nei confronti di P. C..

Le gravi accuse dell’anziana e della figlia

L’anziana racconta che nei quattro anni in cui la badante è stata al suo servizio, è stata privata della libertà. E’ stata maltrattata e addirittura le veniva impedito di avere rapporti con l’esterno. Denuncia che  lei e la figlia non potevano uscire sul balcone e telefonare ai parenti e di aver subito maltrattamenti fisici e verbali, oltre a imposizioni di abitudini alimentari. Insomma, secondo la denunciante, avrebbero vissuto una vita infernale, conclusasi con il furto di preziosi e l’appropriazione di danaro dai conti correnti.

Il processo per maltrattamenti e appropriazione indebita

Dalla denuncia querela nasce un processo che si è concluso, dopo quattro anni, dinanzi ai giudici della prima Sezione Penale  Collegio C Presidente Pacchiarini del Tribunale di Napoli Nord.

Dopo una serie di udienze in cui sono stati sentiti vicini di casa, operatori delle forze dell’ordine e il responsabile della struttura in cui era stata collocata la ragazza disabile, all’udienza del due febbraio 2026 in aula viene ascoltata l’imputata che decide, col suo difensore, di rendere l’esame.

Le foto e il racconto dei testimoni scagionano la badante

Durante l’esame l’avvocato Giovanni Ciscognetti, difensore dell’imputata, ha prodotto al tribunale una serie di fotografie relative al periodo 2019/2022 contestato all’imputata: le foto raccontano di una realtà diametralmente opposta rispetto a quella raccontata fino a quel momento, considerato che dalle stesse di evinceva la possibilità delle due donne di utilizzare il telefono di casa e parlare con l’esterno, uscire sul balcone senza nessun impedimento, festeggiamenti di compleanni e altre ricorrenze sempre in compagnia, centinaia di piatti caldi  preparati con cura.

All’udienza conclusiva del 7 maggio scorso destinata alle discussioni di PM, parte civile e difesa, il difensore della Criscuolo prima della chiusura dell’istruttoria dibattimentale ha prodotto al Collegio un pendrive contente ulteriori foto e video da cui emerge con maggior robustezza una versione dei fatti completamente diversa da quella contestata.

P. C., infatti, era solita scattare foto e video ai propri assistiti al fine di documentare il proprio lavoro a familiari e tenerli in costante aggiornamento, e tale modus operandi era stato ripetuto anche stavolta.

I giudici riconoscono l’innocenza della badante e la assolvono con formula piena

Nella sua arringa conclusiva, l’avvocato Ciscognetti ha sostenuto con forza che la narrazione distorta che ha portato a processo la propria assistita è stata frutto di risentimento da parte dei familiari delle due donne rispetto alle scelte di natura economica, soprattutto rispetto all’atto di donazione della casa sita in Mugnano.

Secondo la difesa, lo stravolgimento dei fatti ha trovato terreno fertile in due persone oggettivamente vulnerabili, che poi hanno presentato querela per fatti mai avvenuti.

Le contraddizioni emerse nel corso del processo, gli accertamenti nel corso delle indagini da parte delle forze dell’ordine che hanno dimostrato come la badante abbia agito sempre nell’interesse delle due donne, ha spinto i giudici del Tribunale ad assolvere l’imputata da tutte le accuse con formula piena.

Gli stessi carabinieri di Magnano, nel corso delle indagini, avevano accertato che dall’abitazione dell’anziana non era stato trafugato nulla e che la badante si era anche occupata di risolvere delle situazioni debitorie antecedenti al suo arrivo nella casa.

E così dopo 4 anni di accuse P. C. è stata assolta perchè il fatto non sussiste. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni.

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Rosaria Federico

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