Napoli, caccia alla banda del diamante: task force in campo dopo il colpo a Posillipo

La precisione con cui i malviventi si sono mossi all’interno dell’appartamento di via Orazio suggerisce una conoscenza dettagliata non solo della planimetria, ma anche delle abitudini dei residenti. Gli inquirenti della Squadra Mobile stanno verificando i contatti recenti della famiglia e del personale, ipotizzando che la banda possa aver beneficiato di una “talpa”. L’obiettivo era chiaro: il diamante da 26 carati, un pezzo unico la cui posizione era nota a pochissimi.

Identikit di una banda specializzata

Non si è trattato di un’incursione improvvisata. Il metodo utilizzato — l’eventuale uso di narcotici e la rimozione fisica dei supporti digitali delle telecamere (DVR) — delinea il profilo di un commando di professionisti. Sapevano esattamente dove si trovava il server delle immagini e come neutralizzare i sistemi di protezione senza far scattare segnalazioni immediate.

La caccia all’uomo e i varchi stradali

Mentre si attendono i risultati dei test tossicologici sulle vittime, la “caccia all’uomo” si estende oltre i confini del quartiere. La Polizia sta analizzando i transiti di tutti i veicoli sospetti registrati dalle telecamere di sicurezza urbana e dai lettori di targhe installati lungo i principali varchi d’accesso a Posillipo e nelle vie di fuga verso la tangenziale. L’obiettivo è individuare il veicolo d’appoggio utilizzato per la fuga dopo il colpo.

Un’operazione pianificata con estrema precisione ha colpito nel fine settimana il quartiere Posillipo, una delle aree più esclusive di Napoli. Nel mirino dei malviventi è finita l’abitazione di un noto imprenditore tessile in pensione situata in via Orazio. Secondo le prime ricostruzioni, il colpo avrebbe fruttato un bottino complessivo che sfiora il mezzo milione di euro, lasciando gli inquirenti di fronte a un caso di elevata complessità tecnica.

Il “tesoro” e il diamante da 26 carati

Il dettaglio più rilevante della refurtiva riguarda un diamante da 26 carati, il cui valore commerciale preliminare è stato stimato intorno ai 300.000 euro. Oltre alla preziosa gemma, i ladri sono riusciti a sottrarre contanti e diversi gioielli di famiglia. La quantificazione definitiva del danno è ancora al vaglio delle autorità, in attesa delle perizie ufficiali sui beni dichiarati nel verbale dalle vittime.

L’ipotesi del narcotico e il silenzio inspiegabile

L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda la dinamica dell’intrusione. Al momento dell’azione dei malviventi, nell’appartamento erano presenti l’imprenditore, la moglie e una collaboratrice domestica. Tutti e tre hanno dichiarato di non essersi accorti di nulla fino al risveglio, avanzando il forte sospetto di essere stati narcotizzati tramite sostanze diffuse nell’aria o per contatto. La Procura di Napoli ha già disposto esami tossicologici mirati per confermare o smentire questa ipotesi, un elemento che trasformerebbe il furto in un ben più grave reato.

Professionisti in azione: telecamere oscurate

Le indagini, condotte dal Commissariato di Posillipo e dalla Squadra Mobile guidata da Mario Grassia, puntano verso un gruppo di professionisti. A confermare l’alto profilo della banda è il furto del dispositivo di registrazione delle telecamere di sicurezza (DVR): i malviventi hanno asportato i supporti digitali per eliminare ogni traccia video del loro passaggio, rendendo più difficile l’identificazione.

Il coordinamento della Procura di Napoli mira ora a incrociare le immagini delle telecamere di sorveglianza pubblica presenti lungo via Orazio e nelle vie limitrofe per tracciare la via di fuga della banda, composta presumibilmente da almeno tre elementi esperti. Resta alta l’attenzione sulla possibile presenza di basisti che potrebbero aver fornito dettagli cruciali sulla planimetria della casa e sulla posizione dei beni di valore.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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