Napoli – Cunicoli lunghi centinaia di metri, falle nel sistema di sicurezza della banca e diversivi scenici con gli ostaggi per fermare le forze dell’ordine: la banda di rapinatori che ha assaltato la Crédit Agricole di Piazza Medaglie d’oro al Vomero, sognava in grande. Sognava talmente in grande che aveva l’obiettivo principale di svuotare il caveau della filiale che conteneva centinaia di cassette di sicurezza.
Alla fine, secondo una stima fornita dall’istituto di credito, le cassette svuotate dai banditi sono state ‘soltanto’ 40, qualcosa deve aver disturbato il piano della banda. Forse l’arrivo troppo tempestivo di carabinieri e polizia o forse i banditi avevano un tempo ‘prestabilito’ per rimanere all’interno dell’istituto di credito prima di fuggire passando per le fogne.
Identikit e strategia della banda
Ma queste sono solo supposizioni, al momento. Il giorno dopo l’assalto si cerca di mettere in ordine gli elementi raccolti per dare un volto e un nome ai rapinatori. Innanzitutto, attraverso le testimonianze e i filmati della videosorveglianza interna all’istituto di credito che, pare, non abbia mai smesso di funzionare si cerca di capire il numero di rapinatori entrato nella filiale della banca.
Sicuramente tre sono quelli arrivati con l’Alfa Romeo Giulietta risultata rubata e lasciata fuori dalla banca. Sono quelli che, entrati dall’ingresso principale travestiti da corrieri, si sono occupati di raggruppare clienti e dipendenti della banca – 25 in tutto – e chiuderli in una stanza a vista delle forze dell’ordine.
Gli ostaggi dovevano fare da scudo per impedire a polizia e carabinieri di fare irruzione subito nell’istituto. I tre banditi della ‘Giulietta’, secondo alcuni ostaggi avevano pantaloni con scritte di un agenzia di consegne e calze nere sul volto per camuffarsi. Marcato accento napoletano, gentili, decisi e autorevoli il giusto per intimorire, calmi e armati di pistole ‘giocattolo’ (quelle lasciate sulla scena del ‘set’ della rapina), i tre banditi sono entrati nella banca intorno alle 12, ma forse neanche 30 minuti dopo erano già spariti alla vista degli ostaggi, lasciati senza custodia in una stanza chiusa dall’esterno.
Maschere e complici nel sottosuolo
Ma i tre rapinatori non erano i soli ad attuare il colpo, c’erano i complici quelli entrati dalle fogne. Potrebbero essere stati almeno 6 i rapinatori presenti nella banca, sicuramente alcuni sono stati ripresi dalle telecamere: vestiti di nero e con calzamaglie sul volto e maschere di attori noti. Sembra un dettaglio divertente, quasi una presa in giro per chi sta indagando, eppure avere un elemento distintivo e identificativo potrebbe essere servito agli stessi rapinatori per distinguersi nel buio dei cunicoli o all’interno della banca senza bisogno di parlarsi o chiamarsi per nome.
Sicuramente ognuno di loro aveva un compito preciso da assolvere. Quando la squadra del Gis provenienti da Livorno è entrata nella banca, alcune ore dopo che anche gli ostaggi erano stati messi in salvo i banditi erano già scappati da un pezzo. Forse erano andati via ancora prima che gli ostaggi venissero liberati.
Il fattore tempo e la delusione dei correntisti
Ed è il fattore tempo che ha giocato a favore dei clienti titolari delle cassette di sicurezza. Il numero delle cassette depredate (quaranta), secondo la banca, e quelle aperte ma già vuote (dieci circa) sono poche perché i banditi si sono dati un tempo limite o sono scappati prima del previsto e dunque non sono riusciti ad aprire gli armadi blindati, per i quali sarebbe servito qualcosa di più efficace di un piede di porco o qualche cacciavite. In quelle cassette c’erano i ricordi di una vita, tesori affettivi, ori, biglietti. Cose preziose che, quasi sicuramente, non potranno essere recuperate.
I proprietari di quei tesori, stamane, all’apertura della filiale si sono messi in fila per entrare. Fuori dall’istituto bancario, questa mattina il clima appariva sospeso: c’era chi usciva esultando per il danno scampato e chi, con lo sguardo spento, già consapevole di aver perso tutto. Si è avviato il censimento dei beni contenuti nelle cassette, sconosciuti alla banca, sulla base delle dichiarazioni dei clienti, molti dei quali dovranno ancora attendere i tempi tecnici dell’inventario.
Le accuse alla sicurezza dell’istituto
“La mia cassetta veniva dalla filiale di via Scarlatti”, ha raccontato un correntista. “Anni fa ci proposero il trasferimento qui garantendoci che fosse uno dei caveau più sicuri. Invece le cassette erano a vista lungo le pareti. Hanno aperto quelle, mentre quelle protette dagli armadi blindati non sono state toccate”. La rabbia monta per una sicurezza percepita come inesistente: “Niente metal detector, una porta antipanico per il caveau.
Si entrava con una semplicità incredibile”, ha denunciato una donna. “Siamo venuti a conoscenza di un tentativo di furto già l’estate scorsa: perché non hanno fatto nulla? È una negligenza gravissima”. Per molti, il valore economico seguiva quello affettivo. “Mia moglie aveva preparato i bigliettini con gli oggetti da lasciare alle nipoti”, ha sussurrato un uomo che conservava lì i suoi averi dal 1982. “Ti senti smarrito, violato nella sfera affettiva”.
Danni strutturali e rilievi tecnici
Un furto che diventa “danno psicologico”, mentre già si teme la beffa dei rimborsi: “Le fedi di mio padre o di mio nonno per alcuni sono quattro spiccioli, per noi erano tutto. Nessun risarcimento può ricomprare il passato”. Mentre il personale provava a gestire il caos, restava l’amarezza per l’epilogo dell’assedio. “Con quello spiegamento di forze, non pensavo sparissero così nelle fogne”, ha commentato una donna guardando le pattuglie.
“Forse qualcosa nel coordinamento non ha funzionato”. Se per il sindaco Gaetano Manfredi il colpo è stato “programmato da mesi da grandi professionisti”, per chi era dentro la percezione è stata più sfumata. “Erano napoletani, con noi quasi gentili”, ha raccontato un ostaggio. “Non erano aggressivi, ma sicuri di sé: contavano sulla nostra paura”. Un assalto chirurgico fatto di ordini autorevoli e dialetto stretto: “Ci hanno rinchiusi e fatto posare i cellulari, poi non li abbiamo più visti”.
Il giorno dopo, è anche il momento di contare i danni. Quelli strutturali al palazzo. I tecnici di Abc sono scesi nel cunicolo insieme ai vigili del fuoco per valutare se il cunicolo scavato dai banditi possa provocare danni strutturali al palazzo. in caso di piogge, l’incava lungo molti metri potrebbe riempirsi di acqua e provocare cedimenti. Nell’ispezione della via di fuga gli inquirenti hanno trovato un piccolo alimentatore di energia elettrica e alcuni strumenti utilizzati per scavare il tunnel. Pare che non vi fossero oggetti preziosi o danaro perso durante la fuga. A quello i banditi hanno prestato la massima attenzione.






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