Firme false alle comunali di Giugliano, indagati due parlamentari e sei esponenti politici

La Procura della Repubblica di Napoli Nord ha vibrato un colpo durissimo ai vertici della politica regionale, chiudendo il cerchio sulle presunte irregolarità che hanno macchiato le elezioni comunali di Giugliano in Campania del maggio 2025. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal sostituto procuratore Patrizia Dongiacomo, colpisce nomi di primissimo piano, tra cui il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa e la deputata di Forza Italia Annarita Patriarca. Insieme a loro, nell’elenco degli indagati figurano l’ex consigliere regionale Pasquale Di Fenza, i consiglieri regionali Massimo Pelliccia e Francesco Iovino, oltre agli avvocati Giuseppe Maiello e Rosa Cecere e al consigliere metropolitano Giuseppe Nocerino.

Al centro del fascicolo investigativo vi è il sistema di autenticazione delle sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste elettorali. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero attestato falsamente che le firme fossero state apposte in loro presenza, quando in realtà – secondo gli accertamenti dei magistrati – i firmatari non si sarebbero mai presentati davanti ai pubblici ufficiali. In totale, gli inquirenti contestano 113 episodi illeciti per un ammontare complessivo di 206 firme ritenute false o comunque non regolarmente autenticate, minando alla base la trasparenza del procedimento democratico che ha portato all’elezione del sindaco Diego Nicola D’Alterio.

L’inchiesta non risparmia nessuno schieramento, coinvolgendo trasversalmente tutte le 14 liste che parteciparono alla competizione elettorale: dalle 6 formazioni di centrosinistra alle 7 di centrodestra a sostegno di D’Alterio e Giovanni Pianese, fino alla lista civica del candidato sindaco Pezzella. Le indagini puntano a dimostrare come la violazione delle norme elettorali sia stata una pratica diffusa per garantire la partecipazione alla tornata amministrativa nonostante la mancanza dei requisiti formali minimi.

Ora si apre la fase cruciale del procedimento. Gli indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero per fornire la propria versione dei fatti. Una volta scaduto questo termine, la Procura dovrà sciogliere la riserva e decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per i parlamentari e i consiglieri coinvolti o se optare per l’archiviazione delle singole posizioni, in un clima di forte tensione politica che attende di conoscere le sorti dei vertici campani dei partiti di governo.

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Vincenzo Scarpa

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